Home / ComeDonChisciotte / SINISTRA ECOLOGIA
12449-thumb.jpg

SINISTRA ECOLOGIA

DI ALEXIK
carmillaonline.com

Non potete lamentarvi. Se siete rimasti delusi dalla politica ambientale di Nichi Vendola la colpa è di un vostro fraintendimento grammaticale. Lui una “sinistra ecologia” ve l’ha promessa fin dalla scelta del nome del partito. Se poi non sapete l’italiano e confondete gli aggettivi con i sostantivi, non gliene potrete mica imputare la colpa.

Magari vi eravate illusi quando, nel novembre 2008, lo vedeste sfilare per le vie di Taranto nel corteo contro l’inquinamento industriale, promosso dalle associazioni ambientaliste.

Nel caso, la telefonata del governatore a Girolamo Archinà, rilanciata ieri dai telegiornali della sera, infrange contro un muro di cinismo qualsiasi residuo di illusione.

A seguito, “Svendola” (Marco Travaglio, ilfattoquotidiano,it);Potete giudicare voi stessi il video che riprende Archinà, all’epoca responsabile dei rapporti istituzionali dell’Ilva, mentre strappa il microfono ad un giornalista reo di chiedere conto a patron Riva dei tumori di Taranto. Potete giudicare voi stessi i commenti di Vendola a riguardo. E’ strano: la scena che diverte tanto il governatore poeta a me fa vomitare. Sarà che le sensibilità sono diverse. Io sono prosaica.

Non posso fare a meno, inoltre, di notare una certa differenza fra i contenuti squallidi di quella conversazione privata,  la piaggeria leccosa verso l’emissario dei Riva, a confronto con le figure retoriche a cui il governatore poeta ci ha abituati all’interno del suo discorso pubblico.

Solo qualche anno fa l’ascesa di Nichi Vendola alla guida della Regione Puglia aveva creato molte speranze e forti aspettative, alimentate dai suoi primi atti. Era il governatore che aveva avuto il coraggio di bloccare le esercitazioni militari in regione, misurato (per la prima volta dopo 50 anni) i livelli di diossina prodotti dall’Ilva, promosso una legge per contenerne le emissioni.

Era partito bene, insomma, il presidente che prometteva ai bambini di Taranto di brindare, con un bicchiere di latte «quando verificheremo se sul fronte delle emissioni, tutte le emissioni, di tutte le aziende, avremo compiuto significativi passi in avanti. Se non sarà così, vorrà dire che metteremo un marchio su tutte le fabbriche ammazzabambini. E faremo le barricate, con i piccoli e i loro papà. Operai al mio fianco».

Sapeva parlare, il governatore poeta, al cuore dei tarantini avvelenati dall’Ilva. Sapeva evocare immagini potenti: la vita, la morte, il futuro.

Nascosta sotto la retorica, più che una progettualità, una contraddizione in termini: la pretesa di ottenere risultati credibili sull’inquinamento di Taranto attraverso un percorso di contrattazione con Riva.  Era un progetto piuttosto velleitario, quello di convincere uno dei maggiori artefici del disastro ambientale della città a cambiare rotta, anche perché le motivazioni di patron Riva in senso contrario erano molto più consistenti delle chiacchere, tanto quanto lo possono essere svariati miliardi di euro sottratti negli anni agli investimenti ambientali e dirottati nei paradiso fiscale del Lussemburgo.

Insomma, il governatore pretendeva di conciliare l’inconciliabile: il capitale con la salute e l’ambiente, gli interessi dei poteri forti con quelli della gente.  O forse l’unica cosa complessa da conciliare erano le forti aspettative della sua base elettorale con la sua scarsa propensione verso uno scontro serio con il  potere industriale.

Se questo era il problema, occorreva almeno far finta di intervenire, ostentando  un intenso lavorio, fatto di protocolli di intesa, trattative, accordi, completamente inutili ma mediaticamente spendibili.  Insomma “vendere fumo”, come disse Girolamo Archinà con una definizione sintetica e ficcante.

Per accreditare i Riva come interlocutori credibili, bisognava  intanto dimenticarne il passato.  Quello di Emilio Riva condannato per mobbing per il reparto confino della palazzina LAF, dove chi si opponeva alla ristrutturazione del siderurgico veniva annientato psicologicamente. Le voci dall’interno dello stabilimento dicevano che i rapporti di potere, l’arroganza dei capi e i livelli di pericolo e nocività, da allora, non erano affatto cambiati. Lo stillicidio di morti operaie continuava a ritmi regolari.  Ma che importa. I Riva erano credibili.

Bisognava inoltre ridimensionarne le responsabilità, tanto per cominciare negando, dall’altare della “evidenza scientifica”,  che a Taranto vi fosse un disastro ambientale in corso. Riconoscerlo, ratificarlo avrebbe automaticamente chiuso lo spazio ai temporeggiamenti e ai compromessi.

Nell’ottobre 2007 il governatore dichiarava: “Per la prima volta in quarant’anni, abbiamo imposto all’Ilva il monitoraggio della diossina. Finalmente cominciamo a discutere, grazie al preziosissimo lavoro svolto dall’Arpa, con dati scientifici secondo i quali la condizione non è quella del disastro ambientale”.

Eppure i dati scientifici in questione non erano particolarmente benevoli: “dai campionamenti di metà giugno, realizzati in condizioni idilliache, da “Mulino Bianco”, con visibili difformità rispetto alla gestione abituale dell’impianto siderurgico…emergono valori di diossina 27 volte più alti del limite vigente in Friuli Venezia Giulia”.

Comunque, qualche sospetto sulla gravità della situazione a Vendola sarebbe potuto pure venire consultando i dati (pubblici) dell’ European Pollutant Release and Transfer Register, che riportavano gli inquinanti dichiarati dalla stessa Ilva nel 2004:

EMISSIONS TO AIR  Benzene 183 t, Cadmium and compounds 305 kg, Methane 468 t, Chlorine and inorganic comp. 754 t, Carbon monoxide 446.000 t , Carbon dioxide 9.560.000 t, Chromium and comp. 3,16 t, PCDD + PCDF (dioxins + furans) 76,2 g, Sulphur oxides 40.600 t, Zinc and comp. 13,7 t, Copper and comp. 1,52 t, Fluorine and inorganic comp. 434 t, Hydrogen cyanide 3,04 t, Mercury and comp. 1,14 t Ammonia 25,9 t, Nickel and comp. 461 kg, Non-methane volatile organic comp. 1.500 t, Nitrogen oxides 27.800 t, Polycyclic Aromatic Hydrocarbons 25,8 t, Lead and compounds 61,1 t.

EMISSIONS TO WATER: Arsenic and compounds 1,09 t, Cadmium and compounds 384 kg, Chromium and compounds 26,2 t, Copper and compounds 12,2 t, Cyanides 32,0 t, Mercury and compounds 640 kg, Nickel and compounds 4,38 t, Polycyclic Aromatic Hydrocarbons 2,56 t,  Lead and compounds 4,09 t,  Phenols 15,2 t, Total nitrogen2.150 t, Total phosphorus 26,5 t, Total organic carbon 979 t, Zinc and compounds 57,9 t.

Anche
tenendo conto della probabile sottostima dei dati di fonte aziendale, si trattava comunque di agenti cancerogeni, mutageni, teratogeni, allergizzanti, tossici per il sistema nervoso, per il sistema immunitario, per quello endocrino e per i filtri del corpo (fegato, reni), sparsi ogni anno a tonnellate nell’aria e nell’acqua della città.  Non era abbastanza come disastro ambientale ?  Cazzo voleva Vendola di più, la bomba atomica ?

Il contenuto di questi dati non era forse sufficiente per procedere ad attivare un immediato monitoraggio epidemiologico di tutte le patologie correlate ai singoli inquinanti,  i campionamenti in aria e acqua di tutte le sostanze dichiarate, oltre alle misure sanitarie necessarie a fronteggiare l’emergenza ?  Stiamo parlando delle funzioni istituzionali proprie delle Asl e delle Arpa, attivabili direttamente dalla Regione senza tanti clamori, e soprattutto senza dover contrattare alcunché con i ministeri o con i padroni dell’acciaieria.

La prima giunta Vendola (2005/2010) perseguì questi obiettivi in maniera molto limitata, concentrandosi sulle emissioni in aria di due inquinanti, le diossine e il benzo(a)pirene, sicuramente fra i più micidiali, ma trascurando tutti gli altri. Quanto all’epidemiologia, la giunta  aspettò cinque anni prima di finanziare il registro tumori, e i primi risultati vennero resi pubblici solo nel 2013. Sicuramente, meglio tardi che mai, anche se nel 2013 già molto si sapeva comunque, grazie alle perizie disposte dalla Procura di Taranto, al progetto Sentieri dell’Istituto Superiore di Sanità, alle statistiche dell’Inail, ad indagini del Policlinico di Bari .

Si sapeva già che:

Mancano ancora i  numeri di ciò che non è stato ancora indagato, ma che l’epidemiologia dal basso dei comitati e delle associazioni già sa, vale a dire l’eccesso di tiroiditi autoimmuni, dermatiti, endometriosi, forme infiammatorie artritiche o vascolari, allergie di ogni tipo, sindrome MCS (sensibilità chimica multipla), disturbi bipolari, malattie neurodegenerative, SLA, patologie genetiche, malformazioni alla nascita.  L’infinita varietà di forme che a Taranto può assumere il dolore, che segue l’infinita varietà degli inquinanti chimici prodotti da Ilva.  Gli effetti di un disastro ambientale.

Si diceva, una volta, che “chi non ha fatto l’inchiesta non ha diritto di parola”. Indagare da subito la realtà per poterla svelare, avrebbe forse permesso al governatore poeta di nominare la vita e la morte con più cognizione di causa, magari con termini più appropriati, quali lesioni gravi e gravissime, omicidio, strage. Termini però più consoni al linguaggio giuridico di una denuncia alla Procura che al discorso poetico.  Sicuramente imbarazzanti
nell’ambito di una trattativa coi Riva. 
(Continua)

Alexik
Fonte: www.carmillaonline.com
Link: http://www.carmillaonline.com/2013/11/16/sinistra-ecologia/
16.11.2013

Pubblicato da Davide

  • Tao


    DI MARCO TRAVAGLIO
    ilfattoquotidiano.it

    Ci sono tanti modi per finire una carriera politica. Quello che la sorte ha riservato a Nichi Vendola è uno dei peggiori, proprio perché Nichi Vendola non era tra i politici peggiori. Aveva iniziato bene, con un impegno sincero contro le mafie e l’illegalità. Aveva pagato dei prezzi, ancor più cari di quelli che si pagano di solito mettendosi contro certi poteri, perché faceva politica da gay dichiarato in un paese sostanzialmente omofobo e da uomo di estrema sinistra in una regione sostanzialmente di destra.

    Ancora nel 2005, quando vinse per la prima volta le primarie del centrosinistra e poi le elezioni regionali in Puglia, attirava vastissimi consensi e altrettanti entusiasmi e speranze. E forse li meritava davvero. Poi però è accaduto qualcosa: forse il potere gli ha dato alla testa, forse la coda di paglia dell’ex giovane comunista ha avuto il sopravvento, o forse quel delirio di onnipotenza che talvolta obnubila le menti degli onesti l’ha portato a pensare che ogni compromesso al ribasso gli fosse lecito, perché lui era Nichi Vendola. S’è messo al fianco, come assessore alla Sanità (il più importante di ogni giunta regionale) un personaggio in palese e quasi dichiarato conflitto d’interessi, come Alberto Tedesco. S’è lasciato imporre come vicepresidente un dalemiano come Alberto Frisullo, poi finito nella Bicamerale del sesso di Gianpi Tarantini, a mezzadria con Berlusconi. Ha appaltato al gruppo Marcegaglia l’intero ciclo dei rifiuti, gratificato da imbarazzanti elogi del Sole 24 Ore quando la signora Emma ne era l’editore. Ha attaccato, con una lettera di chiaro stampo berlusconiano, il pm Desirée Di Geronimo che indagava su di lui. Ha incassato un’archiviazione da un gip risultata poi in rapporti amichevoli con lui e la sua famiglia. Ha stretto un patto col diavolo del San Raffaele, il famigerato e non compianto don Luigi Verzé, consegnandogli le chiavi di un nuovo ospedale a Taranto da centinaia di milioni. E si è genuflesso dinanzi al potere sconfinato della famiglia Riva, chiudendo un occhio o forse tutti e due sulle stragi dell’Ilva.

    Il fatto che, come ripete con troppa enfasi, non abbia mai preso un soldo dai Riva (diversamente da Berlusconi e Bersani), non è un’attenuante, anzi un’aggravante. Non c’è una sola ragione plausibile che giustifichi il rapporto di complicità “pappa e ciccia” che emerge dalla telefonata pubblicata sul sito del Fatto fra lui e lo spicciafaccende-tuttofare dei Riva: quell’Archinà che tutti sapevano essere un grande corruttore di politici, giornalisti, funzionari, persino prelati. Un signore che non si faceva scrupoli di mettere le mani addosso ai pochi giornalisti non asserviti. In quella telefonata gratuitamente volgare, fatta dal governatore per complimentarsi ridacchiando con il faccendiere della bravata contro il cronista importuno, non c’è nulla di istituzionale: nemmeno nel senso più deteriore del termine, nel più vieto luogo comune del politico scafato che deve tener conto dei poteri forti e delle esigenze occupazionali.

    C’è solo un rapporto ancillare e servile fra l’ex rivoluzionario che si è finalmente seduto a tavola e il potente che a tavola ha sempre seduto e spadroneggia nel vuoto della politica e dei controlli indipendenti, addomesticati a suon di mazzette. Il darsi di gomito fra gli eterni marchesi del Grillo, “io so’ io e voi nun siete un cazzo”.

    Questo ovviamente in privato, mentre in pubblico proseguivano le “narrazioni” e le “fabbriche di Nichi”. La poesia sulla scena, la prosa dietro le quinte. La telefonata con Archinà è peggio di qualunque avviso di garanzia, persino di un’eventuale condanna. Perché offende centinaia di migliaia di elettori che ci avevano creduto, migliaia di vittime dell’Ilva e i pochi politici che hanno pagato prezzi altissimi per combattere quel potere malavitoso. Perché cancella quello che di buono (capirai, in otto anni) è stato fatto in Puglia. Perché diffonde il qualunquismo del “sono tutti uguali”. Perché smaschera la doppia faccia di Nichi. Perché chi ha due facce non ce l’ha più, una faccia.

    Marco Travaglio
    Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it
    16.11.2013

  • mimmogranoduro

    Da alcuni anni,qualcuno và dicendo che sono tutti UGUALI,puntualmente viene attaccato e tacciato di populismo-

    Sarà,ma a mè pare che sia proprio cosi-siii,sono tutti uguale e anche di più-

  • Eshin

    Fondi Ue, Vendola: Superati da Regione Puglia tutti i target previsti….

    http://www.primapaginanews.it/dettaglio_articolo.asp?id=197880&ctg=3

  • Eshin

    Fondi Ue, Vendola: Superati da Regione Puglia tutti i target previsti
    Roma – 31 ott (Prima Pagina News) “La Puglia, come tutte le regioni d’italia, aveva un target di spesa, un obiettivo di spesa al 31 ottobre del 2013, che supera, percentualmente e dal punto di vista delle risorse economiche, in maniera sorprendente. Per quanto riguarda il Programma Operativo Fesr Puglia 2007/2014, il target di spesa da raggiungere ad ottobre, pari ad € 1.920.217.523, è stato raggiunto e superato di oltre 359 milioni di euro, ossia del 19%. Per quanto riguarda invece il Fondo sociale europeo, il target di spesa da raggiungere, sempre al 31 ottobre, pari ad € 337.824.268,24, e’ stato raggiunto e superato di oltre 1 milione di euro, ossia del quasi 3%”. Ad annunciarlo il Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola nel corso di una conferenza stampa, svoltasi questo pomeriggio in Presidenza, insieme con il capo di Gabinetto Davide Pellegrino e il Direttore dello Sviluppo economico Antonella Bisceglia. “Questa conferenza stampa – ha aggiunto Vendola – e’ molto importante perche’ oggi e’ la data indicata per il penultimo target di spesa che ci e’ stato indicato dal governo. Entro oggi ci saranno i rendiconti di quanto hanno speso tutte le regioni d’Italia. Per me e’ una piccola soddisfazione poterli presentare subito. Io penso infatti che ci siano molte cose che non vanno nel Sud e in tutta Italia dal punto di vista della capacita’ di spendere e di come si spende, per i risultati che ci sono, concreti, sul territorio. Ecco perche’ la nostra richiesta al Governo e’che ogni regione debba essere valutata singolarmente, per quello che fa e per quello che non fa. Ognuno vorra’ essere guardato e giudicato in prima persona e non all’interno di un generico calderone”. Per Vendola “il risultato raggiunto e’ di tutto rispetto e proprio in virtu’ di questo risultato, chiediamo al Governo e al ministro Trigilia di essere aiutati a non avere piu’ il freno a mano perche’ in questi ultimi due mesi la Regione Puglia sarebbe in grado di spendere tanto se solo non ci fossero i vincoli del patto di stabilita’”. “Chiediamo al Governo di essere destinatari di quelle quote del patto di stabilita’ che oggi appartengono alle regioni che non stanno spendendo – ha specificato il Presidente – e se non spendono le altre regioni, consentite a noi di spendere. Ogni euro liberato significa un seme per fare cantiere. Fesr e Fse sono acronimi che per noi significano cantieri, significano lavoro, significano opere che migliorano la qualità della vita. Questa è la richiesta accorata, non polemica ma con il cuore, che faccio al Governo: consentiteci di raggiungere i nostri traguardi”. Sulla futura programmazione dei fondi comunitari 2014/2020, Vendola ha detto che “è una partita molto delicata”. Vendola ha annunciato che “è in corso un negoziato col ministro Trigilia sulle scelte della futura programmazione comunitaria e noi siamo a quel tavolo con l’obiettivo di non perdere neanche un euro rispetto alla vecchia programmazione 2007/2014. Un rischio che si corre perché ci saranno meno risorse ma più inquilini”. Infine il Presidente ha voluto fare un ringraziamento non solo alle strutture, all’autorità di gestione e alle tante squadre di lavoro impegnate nella spesa e nella rendicontazione della Regione Puglia, ma anche e soprattutto ai giovani precari che lavorano nell’Amministrazione regionale. “E’ un ringraziamento particolare che contiene un elemento di polemica e di dolore – ha detto Vendola – ed è il ringraziamento nei confronti di tutti i giovani precari che lavorano per la spesa e per la rendicontazione e che si aspettavano dal decreto sulla Pubblica Amministrazione del governo in carica, uno spiraglio per poter intravedere una prospettiva di stabilizzazione”. Per Vendola “le passioni di questi ragazzi sono una delle chiavi fondamentali per capire il successo della nostra operazione. Io non so come si può immaginare di far correre la macchina pubblica senza la benzina e la benzina è proprio la competenza e la passione dei giovani. La benzina – ha concluso Vendola – è l’ingresso nella pubblica amministrazione di quelle generazioni che hanno più dimestichezza con cose fondamentali come la rete informatica, come le lingue e come il diritto comunitario. Senza di loro così maltrattati dallo Stato, noi non potremmo raggiungere i risultati che raggiungiamo”.

  • castigo

    dunque l’ilva fino al 1995 è stata di proprietà dello stato italiano.
    mi chiedo: ma fino al 1995 al posto dei fumi emetteva chanel n°5 e sversava acqua di rose??
    perché sembra che il problema dell’inquinamento e dei tumori sia nato con l’acquisizione dell’azienda da parte della famiglia riva.
    ora, mentre non si discute il fatto che questa sia una famiglia di pirati, i responsabili dell’azienda PRIMA della nuova gestione non hanno le loro stesse responsabilità??
    e la magistratura, così solerte nel perseguire gli inquinatori odierni, DOVE CAZZO E’ STATA fino ad oggi??

  • yakoviev

    Ho visto pochi mesi fa una inchiesta TV mi pare nel programma di Iacona. A quella fabbrica non si tratta di mettere dei filtri o simili più potenti alla ciminiere e la cosa è risolta, il fatto è che è tutta marcia fino in fondo. In quella inchiesta si vedevano vetri marroni fumées alle abitazioni, con mezzo centimetro di polvere di lavorazione appiccicata sopra, fumi che escono abbondanti non solo dalle ciminiere, ma direttamente dalle porte, tipo esplosione, materiali pericolosi e nocivi tranquillamente lasciati a marcire e a diffondere i propri effluvi depositati nei piazzali senza alcuna protezione, operai che lavorano senza tute o scafandri ma in canottiera e altrecose eclatanti. Altro che centraline e nanogrammi di questo o quell’altro, qui siamo all’evidenza più clamorosa e non fare nulla di urgente è criminale.

  • karson

    Quoto, hai pienamente ragione!

  • Tetris1917

    Si parla di Vendola, ma di Landini? Vendola con quei toni ammiccanti verso il padrone Riva dimostra, se ce ne fosse bisogno, quali sono i reali rapporti di classe ora. Landini invece con la vicenda FIAT, unica, si e’ autoeletto paladino della classe marginale-operaia. Ma basta andare al ministero del lavoro o dello sviluppo economico e vedere cosa si firma giornalmente, ai danni operai, e con quale collaborazionismo ci si prosta nei confronti dei padroncini o amministratori delegati delle multinazionali. Vendola e la Rangieri andrebbero messi a produzione nell’ ilva e ad abitare nei tamburi. Una sinistra loffia e borghesissima degna della peggiore storia, da far vomitare un pur sepolto e irrilevante Berlinguer.

  • andyconti

    Se mi dicono populista o qualunquista, in Italia, lo prendo come un complimento.

  • andyconti

    Molto piu’ facile sarebbe fin dall’inizio guardare i modi di fare di un politico, l’istinto visuale ci azzecca sempre, quando vidi Vendola la prima volta non mi convinse per niente anche se come sempre in questo paese si valutano le belle parole e gli elettori di sinistra pendevano dalle sue labbra solo perche’ era un gay di sinistra in una regione maschilista di destra………………..

  • grillone

    non so perche ma, ii politici italiani, da un pò di tenpo a questa parte, fanno di tutto per deluderci…..

  • alvise

    Il problema sono i molti vendola in arrivo, uno di questi, esattamente sulla falsariga di vendola è renzi, altro imbonitore dalle belle parole, dai propositi umanitari, peccato però che alle sue spalle ci siano i convitati di pietra che nel caso drammatico arrivasse alla presidenza del consiglio o comunque ad un ministero, gli chiederebbero il conto….

  • karson

    Hai ragione! io sento molta gente dire (anche chi ha votato pdl) che voterebbero volentieri x Renzi perché è la persona giusta… quella di cui il paese ha veramente bisogno… caro alvise dobbiamo rassegnarci questa è l’Italia!
    D’altronde il pd li conosce benissimo gli Italiani… x questo nn vuole tagliare la spesa pubblica… la politica del pd (ma anche del pdl) è quella di cetto la qualunque: un forestale x ogni albero… a 500 euro al mese, ma devono essere amici e dimostrarlo quando ci sono le elezioni…
    e nn si può spiegare altrimenti perché la gente continua a votarli, nn si può spiegare

  • Ercole

    Ariscuotere le tangenti…