Home / Attualità / Perché l’Occidente sta aiutando l’ISIS a diffondere l’isterismo post-attentato di Berlino
christmas market attack truck 1024x576

Perché l’Occidente sta aiutando l’ISIS a diffondere l’isterismo post-attentato di Berlino

DI TONY CARTALUCCI

journal-neo.org

Il Washington Post – insieme ad altri – si è gettato con slancio nella scia di un presunto attacco terroristico nella capitale tedesca prima che fosse stata diffusa alcuna prova e perfino prima che la polizia tedesca arrestasse un sospetto.

Un camion è piombato su un affollato mercatino di Natale, uccidendo 12 persone e ferendone molte altre in un attacco molto simile a quello di Nizza, in Francia, dove un camion ha falciato la folla uccidendo 86 persone e ferendone diverse centinaia.

Divulgare la propaganda dell’ISIS

L’articolo del Washington Post e altri simili ad esso hanno seguito la linea secondo cui l’auto-proclamato “Stato Islamico” (ISIS) è stato il presunto responsabile dell’attentato. Senza lasciarsi scoraggiare dalla mancanza di prove, il Washington Post e altre fonti di informazione – desiderosi di capitalizzare l’attacco per dare seguito alla narrativa occidentale [sul terrorismo] – sono saltati alla conclusione che l’attacco avesse l’obiettivo di “inasprire la divisione tra i musulmani e tutti coloro che non lo sono”.

L’articolo del Washington Post “L’attacco con il camion potrebbe rientrare nella strategia dell’ISIS di acuire il divario tra i musulmani e gli altri afferma:
La rivendicazione dell’agenzia di stampa ufficiale Amaq è stata breve e penosamente familiare: un “soldato dello Stato Islamico” è stato l’artefice di un nuovo attacco ai danni di civili in Europa, questa volta ad un festoso mercatino di Natale a Berlino.

La fondatezza della rivendicazione è stata sollevata martedì, mentre le autorità tedesche erano alla ricerca tanto di un sospetto quanto di una motivazione alla base dell’attacco contro le persone che festeggiavano l’arrivo delle vacanze natalizie. Ma sembra che l’attentato avesse già raggiunto uno degli obiettivi dichiarati dello stato Islamico: diffondere la paura e il caos in un paese occidentale, nella speranza di rendere più marcato il divario tra i musulmani e tutti gli altri.

L’“analisi” del Washington Post non spiega il motivo per cui l’ISIS dovrebbe colpire una nazione che finora ha giocato solo un ruolo minore nelle operazioni anti-ISIS, né la logica che starebbe dietro al provocare una frattura ancora più ampia tra i musulmani e l’Occidente. Ad un certo punto, il Washington Post suggerisce che l’ISIS starebbe cercando di bloccare il flusso di rifugiati dai loro territori d’origine verso nazioni come la Germania che hanno una politica di porte aperte ad accoglierli.
In realtà, il Washington Post e gli “esperti” che ha intervistato stanno solo cercando di perpetuare il mito di ciò che ISIS è e quali sono i suoi obiettivi e le sue motivazioni.
Comprendere cos’è veramente l’ISIS e quale scopo sta davvero servendo, va oltre lo spiegare perché l’accaduto sia stato così impazientemente etichettato come “attacco terroristico” e perché è probabile che si verifichino altri episodi del genere.

L’ISIS è stato creato da e per il cambio di regime in Siria e altrove

Il governo degli Stati Uniti, in un memorandum della Defense Intelligence Agency (DIA) datato 2012 e rivelato grazie a una fuga di notizie, avrebbe ammesso che “alcune potenze”, incluso “l’Occidente” supportavano la nascita di ciò che a quel tempo veniva chiamato un “regno salafita” nell’est della Siria, esattamente dove l’ISIS ha oggi la propria base.

Il report del 2012 trapelato (.pdf) dichiara (grassetto aggiunto):

Se la situazione si sviluppa c’è la possibilità di stabilire un dichiarato o non dichiarato regno salafita nell’est della Siria (Hasaka e Der Zor), e questo è esattamente ciò che le potenze che supportano l’opposizione vogliono, in modo tale da isolare il regime siriano, che è considerato il fulcro strategico dell’espansione sciita (Iraq e Iran).

Giusto per chiarire chi fossero le “potenze che supportavano” la creazione di un regno (Stato) salafita (Islamico), il report della DIA spiega:
L’Occidente, i Paesi del Golfo e la Turchia supportano l’opposizione, mentre Russia, Cina e Iran supportano il regime.
Nel 2014, in un’email tra il Consigliere USA del Presidente, John Podesta, e il precedente Segretario di Stato americano Hillary Clinton, essi avrebbero ammesso che due dei maggiori alleati americani nella regione – Arabia Saudita e Qatar – stavano fornendo supporto finanziario e logistico all’ISIS.

L’ email, rivelata al pubblico grazie a Wikileaks, affermava…dobbiamo usare i nostri mezzi diplomatici e l’intelligence più tradizionale per fare pressioni sui governi di Qatar e Arabia Saudita, che stanno fornendo sostegno finanziario e logistico all’ISIS e ad altri gruppi radicali sunniti della regione in modo clandestino.
Mentre l’email ritrae gli Stati Uniti impegnati in una lotta proprio contro quel regno (Stato) salafita (Islamico) che hanno contribuito a creare e ad usare come asset strategico nel 2012, il fatto che Arabia Saudita e Qatar siano entrambi riconosciuti come stati che supportano le organizzazioni terroristiche – e che entrambi godano ancora di un enorme sostegno militare, economico e politico da parte degli Stati Uniti e dei loro alleati europei – rivela quanto la “guerra” all’ISIS sia in realtà ipocrita.

L’attacco relativamente recente alla città siriana orientale di Palmira ha avuto luogo lungo un fronte di 10 chilometri e ha visto in campo armamenti pesanti, centinaia di combattenti, ed è stato possibile solo grazie ad un gigantesco e continuativo appoggio statale, come è stato per ogni conquista dell’ISIS nella regione.
L’ISIS e gli “altri gruppi radicali sunniti” rimangono l’unica opposizione armata di un certo rilievo in campo contro il governo siriano.

Già nel 2007, come rivelato dal giornalista vincitore del Premio Pulitzer Seymour Hersh nel suo articolo del 2007, “Il Cambio di Rotta: la nuova politica del governo sta avvantaggiando i nostri nemici nella guerra al terrorismo?,” era chiaro che gli Stati Uniti fossero intenzionati ad armare e sostenere i militanti collegati ad Al Qaeda per rovesciare i governi di Siria e Iran, e a farlo attraverso il riciclaggio di armi, denaro e altre forme di supporto, servendosi di intermediari tra cui l’Arabia Saudita.
L’ISIS non è altro che la piena manifestazione di questa cospirazione documentata ormai da molto tempo.

Quindi cosa mirava davvero a raggiungere l’attacco di Berlino?

Se aggiriamo le false narrative facilmente verificabili che circondano il mito delle origini e delle motivazioni che guidano l’ISIS, e riconosciamo che l’Occidente ha creato tutto di sana pianta per raggiungere i propri obiettivi geopolitici, intravvediamo come gli attacchi di Nizza, in Francia, e a quanto pare anche quello di Berlino, in Germania, siano volti ad alimentare una vantaggiosa strategia della tensione in cui i musulmani sono sempre più presi di mira e isolati in Occidente, prontamente ingaggiati da terroristi a cui viene permesso di operare proprio sotto il naso delle agenzie di sicurezza e di intelligence occidentali, e inviati a combattere le guerre per procura dell’Occidente in Siria, Iraq e, prima o poi, in Iran.

Mentre le spiegazioni intessute da quotidiani come il Washington Post cambiano con il mutare del vento e danno ogni giorno un’interpretazione diversa alla creazione e alle azioni dell’ISIS, il calcolo dell’Occidente – messo in luce da Seymour Hersh nel 2007, documentato in un memorandum della DIA nel 2012, ammesso in un’email trapelata nel 2014, nonché evidente nelle attuali operazioni su vasta scala dell’ISIS in Siria, possibili solo con un supporto statale sostanziale – è unico nella sua natura e ormai palese da anni – perfino prima che il conflitto in Siria avesse inizio.

Fino a quando Washington e i suoi alleati riterranno conveniente dal punto di vista geopolitico mantenere l’ISIS in vita – da usare sia come una forza mercenaria nelle guerre per procura sia come pretesto per un intervento militare diretto dell’Occidente ovunque le organizzazioni terroristiche opportunamente “appaiono”, attacchi come quelli di Bruxelles, Parigi, Nizza, e ora – come sembra – Berlino, continueranno a verificarsi.

In qualsiasi momento Washington e Bruxelles lo decidessero, potrebbero smascherare il ruolo di sostegno all’ISIS di Arabia Saudita e Qatar. In qualsiasi momento lo decidessero, potrebbero anche denunciare e smantellare la rete globale di madrasa che entrambe le nazioni – con la collaborazione delle agenzie di intelligence occidentali – usano per ingrossare i ranghi di organizzazioni terroristiche come ISIS e Al Qaeda.
Invece, l’Occidente aiuta segretamente l’Arabia Saudita e il Qatar ad espandere e indirizzare queste reti terroristiche – utilizzandole come forze mercenarie nelle guerre per procura e come un pretesto pronto all’uso per giustificare interventi militari in territori stranieri e come strumenti per dividere e distrarre costantemente l’opinione pubblica nazionale.

Se gli stati che sponsorizzano il terrorismo venissero smascherati e tolti dall’equazione, gli Stati Uniti e i loro alleati europei si ritroverebbero impegnati sul campo di battaglia ai quattro angoli del mondo, coinvolti in rovesciamenti di regimi, invasioni e occupazioni senza alcun credibile casus belli.
Con gli Stati Uniti e i loro alleati determinati a ribadire e mantenere l’egemonia globale ovunque dal Medio Oriente e Nord Africa all’Asia centrale e orientale, la minaccia prefabbricata del terrorismo sponsorizzato dallo stato – cioè sponsorizzato dai più antichi e maggiori alleati arabi dell’Occidente e dall’Occidente stesso – persisterà negli anni a venire.

Tony Cartalucci è un ricercatore di geopolitica e scrittore che vive a Bangkok e scrive in particolare per la rivista online New Eastern Outlook”

Fonte: http://journal-neo.org

Link: http://journal-neo.org/2016/12/29/why-the-west-is-helping-isis-spread-hysteria-post-berlin-attack/

29.12.2016

 

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ELEONORA FORNARA

 

 

Pubblicato da Davide

  • Scimmia

    una riflessione.
    ma per tanti che compiono attentati non vi pare che ve ne siano pochi arrestati e interrogati?
    qualcosa non torna. è impossibile che siano così bravi e ben organizzati.
    a pensar male…

    • Gino

      Vedi, certo che qualcosa non torna. La storia è troppo da film di hollywood o da fumetto marvel. Secondo la “teoria” mainstream, quella che se la rifiuti sei un complottista, l’ISIS formato da fondamentalisti islamici radicali vuole conquistare il mondo. Qui siamo di fronte a una palla di proporzioni galattiche! Siamo di fronte a un manipolo di uomini armati di razzetti contro i piu grossi ed avanzati eserciti del mondo. DUnque la loro strategia sarebbe di fare attentati. A che pro? BOH, così tanto per rompere le palle! Per “distruggere il modo di vita occidentale”. IN pratica la versione mainstream non ha senso, non si regge nemmeno con la buona volontà! GLi attentati, compiuti da kamikaze pronti alla morte per la causa di Allah, ammazzzano sempre gente innocente nei mercati o discoteche. Mai che un kamikazae si lanciasse contro un palazzo del potere, un’auto bliindata con un politico o qualcosa del genere. Mai che si piazzassero come cecchini su un palazzo a freddare qualcuno in “alto” durante manifestazioni o parate. Quindi la strategia dell’ISIS non è una strategia. E ribadisco: che strategia dovrebbe avere, per far cosa? Per conquistare il mondo? Ci rendiamo conto della sciocchezza? GLi attentati potrebbero essere dei ricatti ai governi degli stati colpiti. Cosa chiedono? BOH! Si sa? no. CI sono richieste? BOH. Quindi sono attentati gratuiti inutili. Quindi questa gente mega organizzata e con un fine altissimo pronta alla morte…semplicemente muore per nulla e ne trovano sempre pronti a morire per allah! Poi quando uno fa l’attentato però, non ha una rete di protezione non ha una fuga organizzata (quello che non si martirizzano, come l’utimo in germania), ma semplicemente scappa per l’Europa come un criminale qualsiasi, anzi peggio visto che si fa anche beccare prooprio vicino a dove avevano preso il camion.

      Sono evidentemente panzane. CI sarà del vero ma nella sostanza sono panzane. La storia dell’ISIS alla conquista del mondo fa ridere anche il mio cane ma non i piu grossi commentatori (uuuh che sono grossi) che non si vergognano affatto di dire ingenuità e fesserie così palesi per qualche migliaio di euro!

      L’isis è il cattivo dei film americani,quello duro che mangia anche i bambini cattivo anche mentre fa colazione e prende a calci i gatti in strada, cosi, perchè è cattivo, e che ha sempre un ideale alt e mette poi una bomba sempre a newyork e poi BruceWillis alla fine quando il timer sta scadendo riesce a salvare il mondo.

  • Toussaint

    Divago un po’, ma solo in parte. La notizia del giorno è che l’attentatore di Istanbul è un cinese di etnia Uiguri (Xinjiang), popolazione cinese di religione musulmana. Forse sto partendo per la tangente, ma tutto questo potrebbe significare l’inizio del tentativo di destabilizzare la Cina spingendo sul terrorismo interno. ISIS/CIA anche in Cina, utilizzando la popolazione di religione musulmana adeguatamente addestrata. Poi forse organizzeranno qualcosa anche nel Tibet. Staremo a vedere, ma non è escluso che si stia aprendo un altro fronte. Ma il clan Trump cosa ne pensa? A saperlo ….

    • Umberto

      Probabile. Si comincia sempre così, con una notizia “trapelata”. Poi due. E si torna in scena.

  • PietroGE

    -La classica arrampicata sugli specchi. Cosa c’entra il supporto all’ISIS da parte dell’occidente con gli attentati terroristici in Europa? L’ISIS è nato per destabilizzare e poi smembrare la Siria, non per destabilizzare la Germania e la Francia dove ci sono regimi favorevolissimi a Washington. Dalla divisione della Siria si sarebbero ottenuti diversi vantaggi per la lobby che decide la politica estera americana 1. La distruzione di uno stato nemico di Israele, 2. L’isolamento dell’Iran e 3. L’annessione definitiva delle alture del Golan. E, come bonus, uno stato fondamentalista che con la sua influenza sul Caucaso poteva dare filo da torcere ai russi.
    -Gli islamici fanno in occidente, ed in Europa in particolare, quello che si fa normalmente con le esercitazioni vicino alle postazioni nemiche : si sonda il terreno e si misurano le capacità e le velocità di reazione. Non sono marionette di Washington, si sono messi in proprio. Hanno fonti di guadagno proprie derivate non solo dagli stati come Quatar e Arabia Saudita ma da tutta la galassia dell’islam, fondamentalisa o no, che ha ormai deciso di conquistare l’Europa.
    Se anche gli USA isolassero i due stati arabi, gli attacchi in Europa ci sarebbero lo stesso.

    • Cataldo

      Non comprendo la logica del tuo discorso. Cartalucci scrive con cautela, in quanto non chiude il cerchio, se I Saud ed il Quatar appoggiano l’ISIS non lo fanno in proprio, ma in quanto elementi di un consolidato sistema geopolitico che perdura dagli anni 50, lo smascheramento necessario è tutto interno a NATO ed Israele, che devono chiarire ai loro cittadini il loro operato.

      Se questo ISIS genera degli attentatori, fatta la tara di eventuali cani sciolti di cui aspettiamo ancora evidenze provate, è evidente che è una strategia che non può essere perseguita in barba a chi a la mano nella marionetta. Questo “mettersi in proprio” è tutto da dimostrare.

      Sembra che l’attacco a Palmyra, volto a alleggerire la disfatta strategica e storica di Aleppo, è stato condotto con visori notturni e radar di controbatteria modernissimi, che hanno permesso all”ISIS” di sfruttare appieno le previsioni meteo, la tormenta seguente, e l’impossibilità di operazioni aeree di CAS. Queste sono operazioni che prevedono una totale e completa assistenza multidimensionale, siamo al C4I, altro che ciabattari del deserto e cani sciolti.

      E poi all’Onu è stata presentata una lista di nominativi di agenti turchi, inglesi, americani, sauditi etc etc che stavano proprio in quei bunker da dove dovrebbero partire questi che “si sono messi in proprio” si vede che in una stanza addestrano e comunicano con gli attentatori, ma senza farsi sentire dal maresciallo britannico nella stanza a fianco.