I PAESI COMUNISTI

DI TONGUESSY

comedonchisciotte.org

“Caro amico ti scrivo” cantava un profetico Lucio Dalla “così mi distraggo un po’. E siccome sei molto lontano più forte ti scriverò”.
“Oggi ti parlo dei Paesi del blocco comunista, quando ancora c’era il muro di Berlino e Kennedy urlava “Ich bin ein Berliner” per dire quanto scemi sono quelli che vivono in quei Paesi. Io ci sono stato qualche volta, e poi ci sono tutte le storie degli amici del Bar Sport (BS, che in inglese significa altro).
Tu ci credi che c’erano code per comprare generi alimentari? Roba da non credere, file di persone ordinate che si passavano le giornate aspettando di comprare qualcosa da mangiare. Incomprensibile, noi abbiamo così tanti supermercati che solo al sabato pomeriggio trovi un po’ di coda alle casse.
Non parliamo poi degli scaffali vuoti che trovavi, una volta fatta la fila per entrare. Ma che società sarebbe quella che ti fa aspettare ore per poi non farti neanche trovare la roba che cerchi? Peggio del terzo mondo, questo è il comunismo.

Lì non si discuteva, si eseguiva soltanto, avevano leggi tanto ferree quanto stupide per i nostri standard democratici. E nessuno si ribellava, perché se qualcuno lo faceva andava incontro a problemi seri.
I delatori, quelli che mettevano in mostra le foto di chi trasgrediva le leggi, sono roba della STASI, roba tutta comunista, mentre da noi si collabora per costruire una società dinamica dove ognuno ha la possibilità di emergere, e dove il sistema democratico aborre gli ordini calati dall’alto come nei Paesi comunisti.

Lì succedeva poco o nulla e la noia era una costante mentre da noi, nella nostra variopinta e caotica società, non c’è un minuto per annoiarci.
Nei paesi comunisti poi la gente per spostarsi aveva bisogno di un permesso speciale, mica come da noi che andiamo dove vogliamo e quando vogliamo.

Lì ti impedivano di viaggiare perché avevano paura che tu vedessi come stiamo bene noi. Da noi invece ogni tre negozi c’è un’agenzia viaggi.

Lì se qualcuno ti vedeva allontanare troppo ti urlava di tornartene a casa e chiamava anche la polizia. E allora erano guai seri.

Lì la nomenklatura aveva posti ben protetti e ben pagati, mica come la classe dirigente nostra che rischia in proprio sempre per il nostro bene. La gente poi aveva un reddito ridicolo mentre qui la gente comune sta bene, ha anche il telefonino.
E poi le auto: lì se ne vedevano pochissime, la maggior parte dei veicoli circolanti erano camion che trasportavano quelle poche merci necessarie al comunismo, mentre da noi le strade sono un brulicare di veicoli di tutti i tipi perché la gente ama spostarsi.

Lì vigeva uno stato di polizia: i poliziotti ti fermavano per strada anche se non stavi facendo niente, mica come da noi che c’è molta libertà e anche i poliziotti sono simpatici e non rompono.

Lì era come con il coprifuoco: alla sera non si vedeva più nessuno per strada, mica come da noi che è tutto una andirivieni di persone che se la spassano.

Lì al sabato sera era proibito organizzare cene con gli amici. Se lo facevi i delatori ti denunciavano alla STASI. Se facessero una cosa del genere qui da noi salterebbe il governo.

Lì accettavano ogni ordine supinamente perché c’era una propaganda martellante: c’era solo la TV di Stato che trasmetteva sempre le stesse notizie. Mica come da noi che abbiamo centinaia di televisioni private e le notizie cambiano ogni giorno.

Lì potevano anche impedire i funerali, se il governo lo decideva. Qui ci sono i preti ed il Vaticano è una potenza: impossibile che se ne stiano zitti in casi come questi. Seguire il feretro ed essere presenti alla sepoltura dei propri cari è un atto sacro di carità cristiana, ma lì erano tutti atei.
Lì proprio perché erano atei potevano anche fare delle leggi che impedivano ai fedeli di andare a messa. Tu immagina le scomuniche che volano qui se succede qualcosa del genere. Mezzo parlamento scomunicato. I preti coi forconi in piazza. Poi come rimedierebbero alle mancate donazioni domenicali?

Lì la propaganda era così martellante che quei governi potevano istruire le persone come se fossero dei robot. Sono sicuro che se li avessero obbligati a portare una mascherina (giusto per fare un esempio stupido) nessuno avrebbe disobbedito, e se qualcuno avesse osato farlo sarebbe stato denunciato alla STASI. Da noi invece esiste la libertà e ognuno fa come crede.

Lì c’erano poche fabbriche che sembravano in disuso da quante poche persone vi lavoravano. Da noi invece è un proliferare di attività produttive e c’è un sacco di richiesta di personale.

Lì si vedevano un sacco di negozi sfitti, segno che c’era poca attività commerciale; mica come da noi che è sempre più difficile trovare un negozio in affitto perché ci sono troppi imprenditori che vogliono inserirsi in un mercato in continua espansione.

Lì c’erano i piani programmatici quinquennali dove si realizzavano programmi a medio termine, mica come qui che abbiamo manager bravissimi che non hanno bisogno di piani a lungo termine dato che ci azzeccano sempre tutto.

Lì poi alle università si potevano iscrivere tutti, mica come da noi che c’è il numero chiuso per evitare che ci possano essere troppi medici. E poi i lavori umili chi li farebbe?

Lì poi il capo comunista (non so come si chiami) andava in televisione a reti statali unificate per incitare i comunisti a fare il proprio dovere ogni due per tre; da noi chi l’ha mai visto, dato che ognuno fa il proprio dovere senza bisogno di incitamenti?

Lì la burocrazia era pazzesca e di una complicazione mortale, mica come da noi che è tutto semplice al punto che ti basta un’autocertificazione e sei a posto.

Lì poi i posti erano tutti statali e nessuno aveva voglia di lavorare, e se stavi male e telefonavi all’ospedale prima che ti rispondessero passava anche un’ora mentre da noi in cinque minuti ti hanno già fatto gli esami e ti rimettono in sesto subito.

Lì gli ospedali erano il perfetto simbolo dello statalismo comunista: uno spreco da schifo, mica come da noi che si ottimizza tutto e se un reparto non serve mica lo mantieni. Noi non sprechiamo come loro, la nostra è una società meritocratica.

Lì agli anziani arrivava una pensione da fame, mica come da noi che anche se non hai mai lavorato ti arriva una bella pensione che ti puoi comprare anche un telefonino.
E poi lì le strade erano malandate, mica come le nostre che sono come dei biliardi.
E anche i ponti si vede che erano stati fatti male, mica come i nostri belli solidi che dureranno in eterno.

Lì c’erano sempre sconti e saldi: si vede che alla fine si stufavano di quelle quattro robe invendute da anni e cercavano di rifilartele, mica come da noi che è un turbinio di nuovi modelli che cambiano ogni giorno e non c’è neanche il tempo per metterli in vetrina che sono già andati venduti tutti.
Eppoi lì la gente si faceva ancora il pane in casa come i miserabili, mentre noi abbiamo dei forni industriali dove l’igiene regna sovrana e cucinano ogni giorno tonnellate di pane buonissimo che non c’è proprio paragone.

Lì se eri una di quelle rare persone che lavorava in proprio e lo Stato faceva una legge che ti impediva di lavorare alla fine ti davano un rimborso da fame. Da noi è impossibile che succeda una cosa del genere: l’esercito delle Partite IVA si mobiliterebbe e sarebbe la rivoluzione.

Lì non capivano una mazza di economia: sarebbero stati capaci di far fallire la compagnia di bandiera, mica come da noi che la nostra tra un po’ si compra anche le altre.

E cosa dire di quanto poco curate erano quelle campagne? Era tutto selvatico, tutto disordinato, lepri di qui, fagiani di lì, mica come qui che i cacciatori si sparano tra di loro da quanto hanno fatto pulizia di quegli stupidi animali selvatici.
Anche la gente: ma come facevano ad essere ridotti così? Come si fa ad accettare quel niente che lo Stato impone loro ed essere anche contenti? Noi non siamo mai contenti e ce ne vantiamo. Siamo stati abituati alla crescita infinita. Vogliamo sempre di più e questo rende impossibile uno stato poliziesco come il loro. Per noi è impossibile che un giorno arrivi uno e ci dica: “restate a casa” ed è finita lì. Impossibile, ci sarebbe una rivoluzione perché se oggi abbiamo cento, domani vogliamo centodieci, mica novanta. Figurati zero. No, mica li capisco io quelli dei Paesi comunisti.”

 

Tonguessy

Fonte: www.comedonchisciotte.org

8.04.2020

Pubblicato da Davide

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