Home / ComeDonChisciotte / NAPOLI, CITTA' DELLA SCIENZA ANDATA IN FUMO. PER FORTUNA
11491-thumb.jpg

NAPOLI, CITTA' DELLA SCIENZA ANDATA IN FUMO. PER FORTUNA

DI MARCO FRANCESCO DE MARCO
ilribelle.com

Riflessioni non omologate su un evento che (tutti) gli altri condannano senza se e senza ma

È andata in fumo l’ideologia della distruzione…

L’Italia piange la Città della Scienza distrutta dalle fiamme, senza sapere che è stata costruita in un’area destinata a diventare, secondo alcuni progetti, oasi ecologica in uno dei distretti naturali ed archeologici più interessanti del mondo. Un’opera che ha messo la parola fine alla possibilità che i Campi Flegrei potessero diventare una eccellenza del turismo balneare, archeologico, eno gastronomico, artistico, paesaggistico, di fronte al quale la stessa penisola sorrentina e la costiera amalfitana non possono replicare, al di là dei paesaggi meravigliosi, non avendo altrettante valenze e motivi di interesse turistici da offrire. Non sarà inutile ricordare che coloro i quali hanno pensato di riconvertire quest’area alla “cultura”, progettando la Città della Scienza, sono della stessa scuola di pensiero operaista, marxista, progressista, con una componente giacobina e radical chic (col tempo diventata maggioritaria) che, decenni or sono, pensò bene, in uno dei posti più belli del mondo, con chiara vocazione turistica e naturalistica, di costruire una delle acciaierie più grandi ed inquinanti del mondo. Mi permetto di ricordare che identico destino infausto fu deciso per un’altra meravigliosa città del sud Italia, la splendida Taranto dei due mari e dalla storia nobile e millenaria, la cui vocazione turistico archeologica fu mortificata per decenni (ed ancora oggi lo è), oltre che pagata con la moneta sonante dello sterminio cancerogeno. Voi avreste mai costruito un’acciaieria, e poi dei capannoni industriali, a Villa Borghese? Ebbene, considerando che la domanda è retorica e può avere solo una risposta, sappiate che Coroglio ed i Campi Flegrei napoletani, così come Taranto, non sono meno belli ed interessanti del parco di Villa Borghese.

“Di fuoco il mondo noi avvolgerem…”

I veri mafiosi sono quelli che hanno concepito e creato la Città della Scienza. È la servitù giacobina che vive sulle spalle di Napoli come un cancro lento che si nutre della lunga agonia del corpo che sta devastando. Le donne giacobin-progressiste di questa forma tumorale portano foulard di seta su abbigliamento finto trasandato; gli uomini hanno le consuete barbe di tre quattro giorni, e Repubblica piegato in due nella tasca della giacca di velluto. Parlano con la saccenza di Cacciari (ed anche con la sua antipatia) di un mondo corrotto e decadente. Generalmente queste conversazioni radical chic avvengono sulle terrazze di Capri o Positano, nelle case costose che di norma pagano grazie ad i loro finti incarichi, le consulenze strapagate, al danaro facile tipico della mafia. Questa è una mafia diversa da quella che siamo abituati a conoscere, che generalmente non viene definita così, si chiama società civile (ovvero loro così si definiscono), ma in pratica è tutt’uno con la mafia o camorra che dir si voglia, perché il principio dal quale essa è stata generata è lo stesso della delinquenza comune. Se Napoli potesse rinascere ed esprimere tutto il suo repertorio di bellezze naturali, artistiche, archeologiche, di colpo scomparirebbe la delinquenza “di strada” ed anche quella dei salotti. Oggi siamo felici che gli Dei abbiano ridotto in cenere quell’idiozia clientelare chiamata Città della Scienza, una orribile struttura post moderna piena di nullità pseudo scientifiche. Un monumento alla demenza giacobina, che però si trasforma in furbizia quando diventa orticello privato dei succitati parassiti, nel quale fioccano gli stipendi, le consulenze, gli incarichi a tema. “Ti posso pvesentave il dottov Capocchia, è il divettove del compavto di futuvologia della Città della Scienza. Sai, i suoi studi sulla incidenza del sale mavino sulla pvessione avteviosa degli anziani delle popolazioni meditevvanee, sono all’avanguavdia. Domani c’è un’incontvo con una equipe della Berkeley University per compavave i dati con quelli del clima della Califovnia”. Branchi non controllati di questi deficienti occupano con dei capannoni osceni uno degli scenari più belli del mondo. A sinistra il Capo di Posillipo e poi Partenope e Neapolis fino a Sorrento. Di fronte Capri. A destra Pozzuoli/Decearcheia il litorale flegreo di Lucrino, fino al Castello di Baia e poi Capo Miseno. E, sull’orizzonte ad ovest, nei tramonti indescrivibili, la tenera Procida e la verde Ischia… Questi criminali, nemici dell’umanità in quanto sub umani, cosa pensano di costruire in uno scenario come quello descritto? Dei capannoni di cemento e ferro arrugginito dove il nulla trionfa diabolicamente sul bello. Il distretto turistico archeologico e marinaro potenzialmente più bello del mondo, nel quale i padri di questi dementi già costruirono un’acciaieria, ridotto a laboratorio pseudo culturale dalle orride fattezze. Gli Dei avranno notato l’estremo orrore, e l’hanno ridotto in cenere. Aspettiamoci altri interventi sostanziali…

La camorra è il loro alibi, la camorra sono loro.

A pochi minuti dall’incendio della Città della Scienza, Saviano ha scritto: “sono stati i clan”. Aveva il tweet già pronto. Banale e scontato, il Vate della lotta alla camorra per noi è come la prova del nove. Saviano dice che c’è la mano della camorra? Allora sarà stato sicuramente altro. Adesso si scopriranno gli altarini: alcuni non prendevano lo stipendio da undici mesi, altri parlano di scarsità di fondi, altri ancora di imminenti licenziamenti. Tutto sembra convergere verso il solito coacervo di interessi privati e pubblici di stampo clientelare. Facile nominare la camorra ad ogni piè sospinto. Per i rifiuti, gli incendi, la camorra è l’alibi “prêt-à-porter” di una classe politica che non riesce a dare sostanza alle roboanti dichiarazioni rivoluzionarie giacobine che perennemente il salvatore di turno, si chiami esso Bassolino piuttosto che De Magistris, ci dispensa in campagna elettorale, salvo poi scontrarsi contro degli assetti geopolitici e geoeconomici che prevedono che Napoli non debba assolutamente risorgere. E loro, da bravi servi del Sistema, invece di denunciare la volontà precisa di certi ambienti finanziari, industriali e politici, di tenere Napoli ed il Sud d’Italia in queste condizioni di degrado, ripetono fino all’ossessione il mantra “camorra” e “mafia”. Come se non fosse chiaro che lo sviluppo dell’Italia mediterranea, potenziale guida economica di riferimento nel mediterraneo, è da secoli invisa ai poteri finanziari britannici ed ora anche statunitensi. Un ruolo guida dell’Italia sia a sud che ad est, che con un Sud stabile, ricco, ospitale e passibile di politiche di sviluppo ed investimenti, vedrebbe retrocesse le egemonie di colori i quali si trovano al vertice della piramide del comando, alla base della quale ci sono i cani da guardia pagati, alla maniera di Saviano, oppure i finti capi popolo rivoluzionari che vanno allo stadio a vedere il Napoli, pur tifando Inter, come Giggino chiacchiere e distintivo, anzi solo chiacchiere.

Marco Francesco De Marco
www.ilribelle.com
7.03.2013

Per gentile concessione de “La Voce del Ribelle”

La Voce del Ribelle è un mensile – registrato presso il Tribunale di Roma,
autorizzazione N° 316 del 18 settembre 2008 – edito da Maxangelo
s.r.l., via Trionfale 8489, 00135 Roma. Partita Iva 06061431000
Direttore Responsabile: Valerio Lo Monaco
All rights reserved 2005 – 2008, – ilRibelle.com – RadioAlzoZero.net
Licenza SIAE per RadioAlzoZero n° 472/I/06-599
Privacy Iscrizione ROC – Registro Operatori della Comunicazione – numero 17509 del 6/10/2008

Pubblicato da Davide

  • Cgueye

    Mi sembra altrettanto radical chic questo commento. Perché in ogni caso, una volta fatta, una sua utilità l’aveva, per la gente. Se si dovesse sempre ravanare nelle pecche d’origine, dovremmo pure …radere al suolo Napoli.

  • Caleb367

    Va bene. Aspettiamo tuoi commenti entusiastici quando si affogherà tutto in un mare di cemento, palazzine, lidi privati e moli per riccastri. Già, ha messo la parola fine alla possibilità che i Campi flegrei diventassero un polo d’eccellenza nell’edilizia selvaggia e nello scempio del pubblico a favore del privato. Ora, per fortuna, grazie a fini pensatori come te, si potrà tornare a devastare una zona già ridotta in macerie.

    (Ora, capisco la necessità di farsi notare a qualsiasi costo, ma uno che spari meno stronzate e magari abbia una minima conoscenza di ciò su cui blatera no?)

  • Suntsu

    Mah, non so se fu la stessa corrente giacobina e radical chic a costruire l’acciaieria a Bagnoli, visto che il primo impianto Ilva risale al 1905. In quel periodo la sensibilità paesaggistica, archeologica e naturalistica era zero. Ma non riesco a capire oggi, in che modo il recupero architettonico di un frammento industriale di quell’area e l’insediamento di una struttura di divulgazione scientifica (seppur qualitativamente un po’ insufficiente…) abbia distrutto la valorizzazione del luogo. A meno che per valorizzazione non si intenda la selvaggia privatizzazione e i cancelli all’ingresso col relativo biglietto… Argomentazioni farneticanti, prive di qualsiasi fondamento…

  • terzaposizione

    Turismo archeologico e gastronomia, abbiamo esempi come Pompei – Ercolano e quel museo aperto 2 volte l’anno ( solo per festività ) e come non indicare che il percorso Napoli Sotterranea inizia da una botola nel salotto di una simpatica pensionata.
    Che dire del mare del Golfo di Napoli, pulitissimo quando vanno i depuratori.
    Tecnologia innovazione ricerca? Ma meglio gelatai-chitarristi-pizzaioli-camerieri-guide-venditori di souvenir-parcheggiatori.
    Articolo scritto da un 71 ( chi è napoletano traduca )

  • pasqui

    Io invece credo che era proprio il contrario perchè la città della sienza aveva dato spessore alla città di Bagnoli. Anche se non mi spiego una cosa, perchè mai la camorra avrebbe dovuto raderla al suolo?? Non gli pagavano più il pizzo??

  • MarBianco

    Forse perché non si fa riferimento alla camorra che chiede il pizzo, ma a quella che costruisce le città intere, ricevendo appalti e soldi dalle istituzioni pubbliche. Ovviamente la logica è la stessa, mentre le proporzioni cambiano. E gli attori coinvolti. Ma forse lo sapevi già e la tua era solo una domanda retorica. Comunque non si sa ancora nulla e chissà se si saprà.

  • TitusI

    Fare Città della scienza li è stato un crimine, vero. Ora è distrutta, che fare?

    1) Impedire che venga ricostruita nello stesso posto.
    2) Rimuovere la colmata a mare di Bagnoli che intossica il mare.
    3) Ripristinare la linea di costa e vincolare tutta l’area a livelli di cementificazione 0 o poco più.
    4) Affrontare il problema di napoli ovest nel suo insieme: Zoo, Edenlandia, parco, Robinson,Cinodromo,Costanzo Ciano (NATO), parco dello sport, porta del parco, ex italsider, cementir…e tante tante altre cose.

    5)Bloccare la vendita dei suoli di Bagnoli futura, l’incendio è doloso, su questo nessun dubbio, o c’è un interesse a riscuotere premi assicurativi, o c’è un tentativo di speculazione immobiliare. Prevenire è meglio che curare.

    Ricordate che buona parte delle strutture citate sono roba NOSTRA dei cittadini, tutta Roba che sta dietro un muro altissimo, per entrare, se ti fanno entrare…paghi!

    Basta! A Napoli c’è una città sana e meravigliosa che lotta per la dignità ed ora siamo stanchi.

  • franciros

    commento di parte opposta ai sostenitori di Città dell Scienza….lo scrivevi su Corriere dove scrivi di solito, era più serio da parte tua…

  • Aloisio

    non riesco a fare a meno di sorridere quando sento nominare con prosopopea italiota ” la città della cultura” di Napoli. Forse pochi sappranno che era inservibile inutile degradata e idrovora di finanziamenti ad usum piddini. Il fatto che sia bruciata mi ha fatto venire in mente uno dei tanti falò dei rifiuti di Napoli gestiti dalla camorra . As usual.

  • RicBo

    Mah, a me l’operazione di Napoli sembrava che avesse una qualche utilità, di recupero, di archeologia industriale (quella che quando la vediamo in Germania ad es. diciamo: oooooh che bello) ed anche per i cittadini.
    L’autore si scaglia con rabbia contro la borghesia radical-chic che frequentava e sosteneva la Città della Scienza, ma si scorda che è la stessa borghesia che frequenterebbe gli agriturismi eco-bio-logici di lusso che propone…
    O forse è solo invidia..

  • Caleb367

    C’è di mezzo un maxi-affare edilizio. E’ da parecchio che l’imprenditoria edilizia di grosso taglio – componente essenziale dell’attività dei clan camorristi – ha messo gli occhi su Bagnoli per una costruzione di aree residenziali, alberghi e almeno 400 attracchi privati per barche. Il mattone porta grossissimi profitti, soprattutto se si ottiene il terreno a due soldi, si tiran su case al risparmio e si vendono come ville di lusso in barba a qualsiasi regolamentazione.
    E’ lo stesso principio che si applicava (e talvolta si applica ancora) ai campi. Il criminale ti avvelena il terreno con la candeggina, perdi tutto il raccolto, vai in rovina, il criminale ti compra (legalmente) il terreno per un boccone di pane. E poi ci tira su sei palazzine abusive.