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LA SCIENZA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA

L’USO INDUSTRIALE DELLA SCIENZA

DI NOLWENN WEILER
Bastamag

Studi di parte, pseudo-perizie, finanziamenti occulti: a partire dagli anni ’50 gli industriali hanno iniziato a manipolare la scienza a loro beneficio. Le tecniche di depistaggio della scienza, inaugurate dai giganti della sigaretta, sono oggi utilizzate dai produttori di pesticidi e dagli scettici del riscaldamento globale. La decimazione delle api è diventata un “mistero” e il cambiamento climatico “relativo”. Strategie decifrate da Stéphane Foucart, giornalista scientifico, nella sua opera “La fabbrica della menzogna, in che maniera gli industriali ci mentono mettendoci in pericolo”. Basta!: Gli industriali hanno scelto di storcere la scienza, voi dite, per neutralizzare quello che potrebbe nuocere alle loro attività. Per esempio le rivelazioni sui disastrosi effetti sanitari di alcuni prodotti. Come fanno?

Stèphane Foucart: La tecnica “d’utilizzo della scienza” fu teorizzata da John Hill, un grande comunicatore americano. Gli industriali della sigaretta lo chiamarono a soccorso nel 1953, nel momento in cui venivano pubblicati i primi lavori scientifici sulla relazione tra sigaretta e cancro. A seguito di una riunione d’emergenza (1), John Hill stese un breve testo dove sosteneva, in sostanza: “La scienza è uno strumento molto potente, nel quale le persone hanno fiducia. Non la si può attaccare direttamente. Bisogna procedere diversamente. Bisogna quindi appropriarsi della scienza stessa, orientarla, metterla nelle nostre mani”. John Hill propose in particolare di creare un organo comune ai giganti della sigaretta, per finanziare la ricerca accademica, condotta in seno a laboratori universitari, per esempio. Centinaia di milioni di dollari saranno quindi introdotti nella ricerca tramite quest’organo. Per finanziare gli studi che conducono all’assenza di pericolo nel tabacco, ma non solamente. Hanno per esempio finanziato la ricerca genetica funzionale, che analizza i meccanismi molecolari allo scatenarsi delle malattie.

B: Questo tipo di ricerca è benefico per gli industriali: le origini ambientali delle malattie, e specialmente del cancro, sono “dimenticate” e occultate….

SF: Robert Proctor, storico delle malattie, americano, ha passato molto tempo a spulciare i famosi “documenti del tabacco”, milioni di documenti dell’industria del tabacco, resi pubblici dalla giustizia – messaggi interni, rapporti confidenziali e resoconti delle ricerche (2). I produttori di sigarette americani avevano capito che ogni disciplina scientifica produce una maniera di vedere il mondo. E che avevano interesse a influenzare certi punti di vista piuttosto che altri. Quando qualcuno si ammala, ci si può chiedere con cosa è entrato in relazione nel suo ambiente, o interessarsi ai meccanismi molecolari che hanno permesso alla malattia di scatenarsi. L’interesse dei produttori si situa piuttosto dalla parte dei meccanismi molecolari: hanno quindi sovvenzionato fortemente la genetica funzionale.

In sostanza questo significa che, se vi ammalate, è perché qualche cosa, in voi, ne è la causa. L’ambiente è privato di valore. Questa maniera di vedere le cose è ancora molto comune. Si sente parlare frequentemente di predisposizione genetica al cancro del seno. O predisposizione genetica all’obesità. I geni giocano senz’altro un ruolo importante nelle patologie evocate, ma questo occulta completamente altri parametri, specialmente le cause ambientali delle grandi malattie metaboliche. Una strategia riscoperta e ripresa nel corso degli anni da numerosi industriali, messi a confronto con pubblicazioni scientifiche imbarazzanti per loro. Per gli industriali, anche la scienza è uno strumento di propaganda.

B: Il comitato permanente amianto, in Francia, ha adottato la stessa strategia?

SF: Ci sono diversi modi per strumentalizzare la scienza: si può finanziare la ricerca, come fanno gli industriali del tabacco o del settore agro-chimico. Ma si possono influenzare le perizie in maniera da distorcere la percezione di una problematica da parte dei decisori e del grande pubblico. Il comitato permanente amianto (CPA), che ha diretto la politica sanitaria francese su questa questione, si è posizionato su questa seconda strategia. Non ha mai iniettato denaro negli studi ma si è posto come esperto. Non c’era quindi nessun ricercatore specialista degli effetti sulla salute a seguito dell’esposizione a piccole dosi di amianto in questa assemblea. Questa era infatti composta da rappresentanti dell’industria e da alti funzionari. Creato all’inizio degli anni ’80, il CPA ha sostenuto la tesi secondo cui si potrebbe fare un utilizzo controllato dell’amianto. Consultato da politici e giornalisti, forniva dei pareri contrari a ciò che si sapeva. Il primo studio epidemiologico che ha messo in evidenza gli effetti dell’amianto sulla salute di persone che non lavoravano a contatto con la fibra risalgono agli anni ’60. Nel 1980, si sapeva quindi da 20 anni che anche in dosi “ridotte”, l’amianto provocava dei mesoteliomi. Le CPA fornivano in realtà delle pseudo-perizie. Che hanno permesso agli industriali di commercializzare l’amianto fino al 1996!

B: Anche negli Stati Uniti, si ha a che vedere con gli scettici circa il riscaldamento globale…

SF: Negli Stati Uniti, gli scettici del clima procedono nella stessa maniera che usò a suo tempo il CPA. Il Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC – Intergovernmental Panel on Climate Change ) è molto aperto, lavora con l’insieme della comunità scientifica. Siamo dentro un processo di produzione delle conoscenze molto democratico e trasparente. Gli esperti di Exxon Mobil, di Greenpeace o del governo cinese possono esprimersi e interrogare i dati su soggetti che stanno loro a cuore. Il processo è molto difficile da distorcere. Gli scettici circa il riscaldamento globale hanno quindi iniziato ad appoggiarsi ai media e ai politici. Negli Stati Uniti esistono dei gruppi di lavoro finanziati apertamente dagli industriali, i cui membri scrivono libri e diventano esperti “legittimi” sull’argomento, senza avere competenze effettive. Sono costantemente sollecitati dai media. Ci sono anche delle manovre di intimidazione verso i ricercatori che pubblicano risultati dannosi alle industrie, fino ad arrivare a campagne discriminatorie. Tutto ciò disturba la realtà.

B: Ciò partecipa alla “fabbricazione del dubbio” che additate come parte integrante di questa deviazione della scienza da parte degli industriali, per il solo loro profitto.

SF: L’enorme numero di controversie che ritardano la presa di coscienza è una tecnica effettivamente provata, e largamente utilizzata. Ciò passa solitamente per il fatto di pregiudicare il corpus scientifico. Come procedono gli industriali? Attaccando gli studi che sono loro sfavorevoli. Con un metodo scientifico, per vedere se funziona, se è solido, si riproduce un’esperienza di cui i risultati sembrano poco convincenti. Se i dubbi sono confermati, si fanno subito dei commenti tecnici, che sopraffanno i colleghi. Un po’ sul modello del diritto di risposta nell’ambito della stampa. E’ un processo normale e corrente nella procedura scientifica. Gli industriali conoscono questa procedura di scetticismo. Cercano quindi di attaccare gli studi che a loro non convengono. Il problema, è che non procedono sempre a viso scoperto.

B: E’ questo il caso degli studi che mettono in evidenza l’impatto dei pesticidi sulle api…

SF: Nel 2012, per esempio, la rivista Science ha pubblicato i risultati di uno studio condotto da alcuni ricercatori dell’Istituto Nazionale della ricerca agronoma (Inra) sugli effetti dei neonicotinoidi (una classe di insetticidi) sulle api. Con un’esposizione a delle dosi straordinariamente basse (dell’ordine del miliardesimo di grammo) di thiamethoxam, la molecola attiva del Cruiser commercializzato da Syngenta, il tasso di ritorno delle api all’alveare era largamente diminuito. Lo studio metteva dunque chiaramente in evidenza che gli insetticidi partecipano all’ecatombe di api che osserviamo da una quindicina d’anni. Qualche mese dopo, lo studio è stato contestato da un ricercatore tramite un commento tecnico, basato su delle argomentazioni facilmente opinabili, pubblicato su Science. Ma l’autore del commento ha taciuto i suoi legami con Syngenta, che finanziava il suo laboratorio, a partire dal giorno della pubblicazione. Altro fatto inquietante: la redazione di un comunicato stampa, per pubblicizzare tale commento. Cosa molto rara! Gli argomenti utilizzati non sono molto convincenti! E la procedura disonesta. Ma ciò che importa è che tutti gli scienziati non sono d’accordo, e che gli effetti della molecola sono finalmente sotto stretta osservazione. Allora, perché inquietarsi?

B: Gli industriali hanno inoltre il controllo sulla valutazione dei loro prodotti, specialmente nel settore agro-chimico…

SF: Le industrie agro-chimiche controllano l’insieme della catena regolamentare di prodotti che vende. In Europa, tutto il processo al termine del quale si autorizza l’uscita sul mercato dei prodotti è elaborata dagli industriali stessi. Sono gli industriali che valutano i prodotti che desiderano mettere sul mercato. Ed è sulla base dei risultati che pubblicano che si autorizza o meno la vendita del prodotto! Anche se sappiamo che l’origine di un finanziamento ha un impatto sui dati ai quali portano le perizie: è ciò che si chiama il Funding effect. E’ un’assurdità che anche un bambino è in grado di capire! In più, gli industriali eseguono essi stessi i test e, quel che è peggio, definiscono il protocollo sperimentale stesso che sarà utilizzato. Ora, la definizione del protocollo è evidentemente essenziale, definendo l’acutezza di uno studio. Se io decido che il mio studio avrà luogo nello spazio di un metro quadrato con due api e che una di esse non rientra all’alveare a causa di un’esposizione di prodotto di cui chiedo la messa sul mercato, potrò concludere che il mio prodotto non pone alcun problema. Una sola ape non rappresenta una quantità “inquietante”. Ma il metodo mancherebbe in serietà…

B: Cosa ne è dei protocolli di valutazione dei pesticidi riversati in miliardi di tonnellate nelle campagne?

SF: I protocolli attivati dalle industrie a livello europeo per ottenere la loro autorizzazione dell’immissione sul mercato sono detti “ciechi”. Per esempio, i test in laboratorio si limitano a determinare la dose letale acuta delle sostanze: cerchiamo di sapere in che quantità il prodotto è capace di uccidere un’ape immediatamente, o quasi. Non si cerca di conoscere gli effetti di deboli esposizioni ripetute sull’insetto. Altro esempio: i test all’aria aperta consistono dello disporre una colonia molto piccola in 2500 mq di campo trattato… il che rappresenta meno dello 0,5% della superficie visitata da un’ape attorno al suo alveare. Ciò significa che l’esposizione al prodotto durante i test è potenzialmente miliardi di volte inferiore a quello che può essere in natura, in zone di grandi culture. L’autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa – European Food Safety Authority), interrogata dalla Commissione Europea a tal proposito, ha convenuto nell’aprile 2012 che i protocolli erano totalmente inadeguati. Lo si sa da almeno 10 anni, ma bisognava che fosse un’autorità ufficiale a dirlo perché ciò facesse effetto. A seguito di questa dichiarazione, l’Efsa è stata nuovamente chiamata in causa, con l’obbligo di ritestare i prodotti incriminati. Nello specifico, i neonicotinoidi (3). Ciò ha causato dei risultati negativi e la sospensione dal commercio di questi prodotti, a partire da dicembre 2013. L’Efsa sta lavorando ora a nuovi protocolli per i test. Ma le industrie hanno guadagnato più di 10 anni, durante i quali hanno fatto scorrere enormi quantità di prodotti.

B: I responsabili politici non potrebbero accelerare le cose e fare un po’ di chiarezza?

SF: La letteratura scientifica ci fornisce molte informazioni sulle conseguenze sanitarie gravi legate al perturbamento endocrino: perché l’incidenza del cancro al seno è triplicata dopo il dopoguerra? Perché quella del cancro alla prostata è quintuplicata? Perché il numero dei tumori alla tiroide o al testicolo non smette di aumentare? L’agenzia nazionale francese per la sicurezza sanitaria dell’alimentazione, dell’ambiente e del lavoro (Anses) ha appena pubblicato una perizia collettiva sul Bisfenolo A, una molecola onnipresente, utilizzata in numerose plastiche o resine alimentari. Vi si può leggere che circa un quarto delle donne incinte sono probabilmente esposte a delle dosi di Bisfenolo A capaci di accrescere il rischio di cancro al seno per il feto! E’ un’informazione incredibile! Ancor più considerando che i pericoli riconosciuti dagli esperti sono spesso al di sotto del rischio reale. Il Bisfenolo A appartiene a una categoria di molecole – i perturbatori endocrini – dei quali i ricercatori sanno che hanno degli effetti deleteri in dosi più deboli che quelle considerate come senza pericolo dalla maggior parte delle agenzie di sicurezza sanitaria. Rimane ancora un numero enorme di cose che si ignorano, sui meccanismi di assimilazione delle popolazioni e sulla tossicità di queste molecole. Ma si dispone comunque, per il Bisfenolo A, di più di 300 studi che documentano degli effetti a piccole dosi, per i tumori, la metabolizzazione dei grassi e degli zuccheri, l’espressione di certi geni nel cervello… la potenza pubblica può aspettare che si sia capito tutto circa le piccole dosi, prima di agire. Oppure fare riferimento a questo enorme corpus di conoscenze. In Francia, sul Bisfenolo A, la politica è stata un importante acceleratore, poiché la proposta di legge sulla proibizione di tale prodotto è stata depositata dal deputato Gérard Bapt (PS), prima che il rapporto degli esperti venisse presentato. Ma purtroppo questo genere di procedure è raro.

Da leggere: La fabrique du mensonge : Comment les industriels manipulent la science et nous mettent en danger. Stéphane Foucart. Editions Denoël

Note:
1. Conosciamo la data e il contenuto di questa riunione grazie ai “tobacco documents”, declassificati nel 1998
2. Questi documenti sono stati resi pubblici grazie al Master Settlement Agreement, che raggruppa le accuse avanzate da 46 stati americani contro i produttori di sigarette, nel 1998. Leggere “Les cospirateurs du tabac”, Le Monde, 25/02/2012
3. Queste nuove generazioni di insetticidi, che si presentano sotto forma di granuli o rivestimento di semi, sono concepite da Bayer, Syngenta o BASF per penetrare nel cuore del sistema vascolare della pianta, la quale secerne il prodotto tossico per tutta la durata della sua crescita.

NOLWENN WEILER
Fonte: www.bastamag.net
Link: http://www.bastamag.net/article3182.html
08.07.2013

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di BARBARA SIMONA LEVA

Pubblicato da Truman

  • vic

    La linea del ragionamento e’ corretta. Un po’ meno i dettagli.

    Prendiamo il paragrafo sul riscaldamento globale, Da qualche anno si sta misurando invero un raffreddamento, per cui lo slogan e’ diventato “cambiamenti climatici”. Dunque il nostro afferma:

    “SF: Negli Stati Uniti, gli scettici del clima procedono nella stessa maniera che usò a suo tempo il CPA. Il Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC – Intergovernmental Panel on Climate Change ) è molto aperto, lavora con l’insieme della comunità scientifica. Siamo dentro un processo di produzione delle conoscenze molto democratico e trasparente. Gli esperti di Exxon Mobil, di Greenpeace o del governo cinese possono esprimersi e interrogare i dati su soggetti che stanno loro a cuore. Il processo è molto difficile da distorcere. Gli scettici circa il riscaldamento globale hanno quindi iniziato ad appoggiarsi ai media e ai politici. Negli Stati Uniti esistono dei gruppi di lavoro finanziati apertamente dagli industriali, i cui membri scrivono libri e diventano esperti “legittimi” sull’argomento, senza avere competenze effettive. Sono costantemente sollecitati dai media. Ci sono anche delle manovre di intimidazione verso i ricercatori che pubblicano risultati dannosi alle industrie, fino ad arrivare a campagne discriminatorie. Tutto ciò disturba la realtà.”

    A me sembra che questo paragrafo citi mezza verita’ e mezza falsita’.
    L’IPCC e’ tutt’altro che aperto, infatti mette alla berlina chi non aderisce alla linea politico-scientifica. La verita’ e’ che la maggioranza degll esperti di climatologia non condivide affatto le conclusioni dell’IPCC. I modelli numerici dell’IPCC non ne hanno azzeccata mezza quando si trattava di metterli alla prova sui dati reali.
    Se e’ vero che ci sono critici dell’IPCC legati a certe industrie ce ne sono molti fra loro che sono indipendenti da esse.
    Il tono del paragrafo e’ comunque totalmente fuorviante, in quanto spaccia per realta’ un’ipotesi, quella dell’IPCC, nel frattempo smentita clamorosamente dai fatti: le temperature globali sono in discesa da decenni. Inoltre si dimentica di menzionare i gravissimi scandali noti come climategate che hanno coinvolto il laboratorio guida dell’IPCC, l’universita’ dell’East Anglia.

    Peccato infine che il nostro non menzioni l’industria delle telecom e gli studi pilotatissimi sulla presunta innocuita’ dell’elettrosmog causato dai loro prodotti, in primis telefonini e telefoni senza fili.

    Anche la questione delle api non e’ affatto risolta. I neonicotinoidi sono certamente responsabili laddove ci sono nelle vicinanze ampi appezzamenti agricoli che vengono irrorati. Come la mettiamo in zone molto lontane, sulle Alpi per esempio? Quindi le cause sono probabilmente molteplici, da indagare ulteriormente.

  • MrStewie

    condivido il tuo scetticismo. potresti mettere qualche link sul discorso delle Alpi?

  • vic

    Sulla moria delle api si trovano interviste con esperti statunitensi nel sito di Linda Moulton Howe:
    http://www.earthfiles.com

    Per la questione della api, in Svizzera il governo ha incaricato un gruppo di specialisti di studiare la questione. Le prime dichiarazioni pubbliche di questo gremio accennano a diverse concause principali, tutt’ora in fase di approfondimento: l’acaro varroa (risposta scontata, qualunque apicoltore lo conosce) ed i neonicotinoidi. Scettica che questa sia l’unica spiegazione e’ l’esperta cantonale del Canton Ticino, Cristina Marazzi, la quale rileva che le api spariscono anche dove gli alveari sono ben lontani da qualunque campo che possa essere irrorato da neonicotinoidi. Lei si riferisce agli apicoltori di montagna ticinesi, ovviamente.
    La RSI ha dedicato diverse trasmissioni alla questione delle api, sia alla TV che alla radio.

    E’ un problema sempre aperto quello della moria delle api. Pian piano, qualcosa comincia a focalizzarsi. Spero solo che non gli salti in mente di produrre un’ape geneticamente modificata per resistere ai neonicotinoidi. Sarebbero capaci di escogitarla.

    Mi lascia perplesso che non si approfondisca se le api sono disturbate dall’elettrosmog. Inoltre sarei curioso di sapere se per caso anche le formiche sentono la presenza delle sostanze nocive come le api. Circa l’elettrosmog mi piacerebbe sapere se sono stati fatti esperimenti con i piccioni viaggiatori.
    Poche settimane fa avevo postato qui su CDC un esperimento molto semplice effettuato da una scuola danese: osservarono la crescita di semi di crescione. Quelli sottoposti al WiFi di fatto non si sviluppavano. Cio’ la dice lunga sull’effetto delle onde emg sulla crescita cellulare. Anche se le potenze sono considerate tollerabili dagli esperti.

    Per tornare alle api, non sarebbe male anche un esperimento con sostanze tipicamente contenute nelle famigerate scie chimiche. Giusto per analizzare tutte le concause immaginabili.

    Siccome le api osservano la polarizzazione della luce solare per orientarsi ci si puo’ anche chiedere se essa sia cambiata (sia meno netta) per cause artificiali, negli ultimi anni (per esempio a causa di nanoparticelle riflettenti nell’atmosfera). Comunque cio’ non spiega il semitramortimento delle api, ridotte a camminare semiubriache per terra, apparentemente incapaci di rialzarsi in volo.

  • vic

    Metto qui sotto un link della trasmissione radio Modem di RSI/Rete1, dedicata alla questione delle api, in diretta dal parlamento di Berna. Intervengono politici di tutti gli schieramenti, il presidente degli apicoltori ticinesi e la portavoce dell’industria chimico-farmaceutica:

    http://podcast.rsi.ch/ReteUno/Modem/MODEM1930-19-06-2013.mp3

  • federasta

    “…gli effetti dell’amianto sulla salute di persone che non lavoravano a contatto con la fibra risalgono agli anni ’60. Nel 1980, si sapeva quindi da 20 anni che anche in dosi “ridotte”, l’amianto provocava dei mesoteliomi….”
    qualcuno aveva cercato di dircelo
    http://www.youtube.com/watch?v=aycwxHB5d6I

  • daveross

    Vic, scusa ma sono le tue frasi sull’IPCC ad essere completamente fallate.

    1- L’IPCC è un’organizzazione apertissima. Chiunque con esperienza accademica comprovata può chiedere di partecipare ai vari studi. Certo, bisogna appartenere alla comunità scientifica che è basata su processi di peer-review e un certo grado (mai assoluto) di indipendenza. Nell’IPCC ci sono eccome scienziati che contrastano anche in modo radicale le posizioni finali. Solo che sono minoritarie – ma tanto minoritarie – e quindi non vengono inserite nei rapporti finali.

    2- Su “la maggioranza degll esperti di climatologia non condivide affatto le conclusioni dell’IPCC”, vedi su. E’ una fandonia.

    3- Su ” I modelli numerici dell’IPCC non ne hanno azzeccata mezza quando si trattava di metterli alla prova sui dati reali.” Anche questo non è vero. L’IPCC produce rapporti (AR) ogni 5 anni e, ad ogni rapporto, più o meno i dati sembrano rientrare nei modelli e scenari proposti.