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Il grasso da tagliare

DI ALCESTE
pauperclass.myblog.it

La novella del grasso Matteo

Dopo la morte di Carlo Azeglio Ciampi, l’unico politico che abbia pronunciato una frase degna di una mia (modesta) approvazione è Matteo Salvini: “Al di là del cordoglio … è stato uno dei traditori dell’Italia e degli Italiani … al pari di Napolitano e Prodi come gli altri si porta sulla coscienza il disastro … sulle spalle di 50 milioni italiani … Politicamente parlando, è stato uno dei complici della svendita dell’Italia ai poteri forti, ai massoni, ai banchieri e ai vecchi finanzieri … quindi … lontanissimo da quello era l’interesse dei cittadini”.
Ineccepibile.
Tanto ineccepibile che la dichiarazione ha subito fatto insorgere i pasciuti difensori dello status quo, da Grasso (nomen omen) a Letta, da Fiano a Zanda sino a Maurizio Lupi e al seduttore Casini. Lo sdegno di disapprovazione sincrona ca-cantato da questi satolli eunuchi dell’harem italico (che fanno volentieri entrare cani e porci per fottere le ultime nostre bellezze) ha raggiunto vertici di compiacimento mistico.
Il M5S non ha partecipato. Se queste cose le pensa (come la maggior parte del loro elettorato), però non le dice. E perché? Per il solito motivo: la paura. Sì, il potere fa paura e allora è meglio non prenderlo per le corna. Ragionano gli stellati: i tempi non sono maturi, meglio aspettare, far decantare e usare altri toni. È così, non c’è niente da fare. È già tanto che abbiano trovato il coraggio di gettare nel ventilatore la merda del “no” alle Olimpiadi, anche se l’hanno dichiarato dopo mille cautele e tentennamenti. Sì, il potere fa paura, i linciaggi ti rovinano la vita e aspettare il cadavere del nemico sul fiume è la scusa buona per chi il coraggio politico non ce l’ha. Peccato che nella realtà il cadavere del nemico non arrivi mai; più probabile che il detto nemico sia dietro di te, con un randello in mano.
Ma torniamo a Salvini, unico spetezzo dissonante nel coro angelicato di elogi al Salmone Ottimo Massimo.
Lo condivido, tale spetezzo, ma riconosco che non è una cosa seria.
E perché? Perché Salvini è grasso.
Calma.
Non intendo sovrappeso, per carità. È che lo trovo soddisfatto di sé, pacioso, senza preoccupazioni di sorta. Egli dice certe cose solo per compiacere le rabbie del proprio elettorato e nulla più. La sua è una battuta, da gettare nel teatro del prendingiro nazionale chiamato democrazia liberale. Grasso, Zanda, Mattarella e compagnia, inclusi i sedicenti destri all’opposizione come Lupi, sono altrettanti attori d’una farsa ignominiosa.
Loro lo sanno, conoscono le battute e le compitano oramai a memoria.
I leccapiedi telegiornalistici le amplificano adeguatamente.
Una volta esaurite le facce truci, le vociferazioni e le rodomontate, tutto si dimentica, tutto si scorda.
Il beota democratico, anzi, dimentica più in fretta di loro.
Salvini è solo l’attor giovane di destra, così come Vendola, prima di cadere in disgrazia, era l’attor giovane di sinistra.
Voci recitanti, nulla di serio.
Inutile aspettarsi conseguenze pratiche e materiali da ciò che essi dicono.
Su Salvini (e tipi a lui affini) la penso come Giulio Cesare (William Shakespeare, Julius Caesar, atto I, scena seconda):

Cesare: Vorrei che attorno a me ci fossero degli uomini piuttosto grassi, e con la testa ben pettinata, e tali, insomma, che dormano la notte. Quel Cassio laggiù ha un aspetto troppo magro e affamato: pensa troppo, e uomini del genere sono pericolosi.

Antonio: Non aver paura di lui, Cesare: egli non è pericoloso. È un nobile romano e si dice che sia persona di fama specchiata. Ed è anche ben disposto.

Cesare: Vorrei soltanto che fosse un poco più grasso! … se il mio nome fosse suscettibile d’una qualche paura starei tanto attento a evitare quanto quello sparuto Cassio. Egli legge molto e si guarda sempre in giro con occhio intento, e penetra del suo sguardo le azioni degli uomini fino al loro più intimo segreto. E non gli piace andare a teatro come pure a te piace, Antonio; né gli piace ascoltare la musica. Sorride raramente e quando lo fa sembra che egli derida piuttosto se stesso e si prenda giuoco del proprio animo, che può essere indotto a sorridere di cose senza importanza. Uomini come lui non son buoni a trovar pace, quando vedono qualcuno che sia più grande di loro; ed è per questo che sono molto pericolosi”

Insomma il despota Cesare teme lo sparuto Cassio. Sparuto, magro, febbricitante, scettico, irridente e gonfio di odio e di logica politica. Un lucido fanatico, pronto a sacrificare sé stesso sull’altare azteco della propria idea.
Il contrario esatto del Matteo legaiuolo.
Chiedo scusa a chi ancora crede alla boutade della democrazia. In fondo anch’io, a tratti, ci credo ancora.
Una cosa è sicura: se dovessi puntare le mie ultime fiches non lo farei su Salvini.
Anche perché la roulette è truccata.

Il grasso degli italiani

Uno dei miei primi articoli su pauperclass s’intitolava: “L’italiano ribelle? Forse quello in mutande“.
Gli Italiani non si ribellano? È perché c’è ancora grasso da tagliare.
Ma è un grasso costruito sul debito, sull’aspettativa, sulla speranza.
Gli usurai potrebbero accampare quando vogliono diritti su quel grasso, così come Shylock accampava diritti sulla libbra di carne del buon Antonio, ne Il mercante di Venezia.
Anche il grasso (le ricchezze) di Antonio riposavano sulla speranza, sui futures. Egli, infatti, era ricco di tremila ducati. Purtroppo la sua fortuna, il suo grasso, come quello degli italiani, c’è e, allo stesso tempo, non c’è.
Dice Shylock (atto I, scena 3):

La sua fortuna [di Antonio] è alquanto ipotetica. Egli ha una ragusea in rotta per Tripoli, un’altra per le Indie … una terza in Messico e una quarta diretta in Inghilterra: e altre mercanzie alla ventura sparse qua e là per il mondo. Ora le navi non sono che tavole e i marinai non sono altro che uomini. Vi sono topi di terra e topi d’acqua, ladri d’acqua e ladri di terra, voglio dire pirati, e poi c’è il pericolo delle onde, dei venti, degli scogli …”.

Se vivesse oggi Shylock presterebbe denaro a usura in una banca.
E direbbe, cauto, fra sé e sé:

Le fortune degli Italiani sono alquanto ipotetiche. Un investimento a nord, uno a sud, un conto qui, uno lì, una speranza nel fondo sotto, un’aspettativa dei BOT sopra … ma sono fortune disseminate per il mondo e che soggiacciono tutte alle nostre regole … le potremmo avere in qualsiasi momento … ma noi siamo vampiri spietati e cauti e godiamo a dissanguare le gole pian piano, senza farci accorgere … sì, in realtà gli Italiani son seduti sulla nostra benevolenza a doppio taglio … hanno voltato i loro risparmi in numeri digitali. Tutto sotto controllo. Lo stillicidio si addice a noi … però, però … guai a farci inquietare, potremmo volere tutto indietro, all’improvviso, come una libbra di carne da tagliare all’istante …

Nella tragedia shakesperiana Antonio, garante di un prestito, vede le proprie ipotetiche fortune inabissarsi una dietro l’altra (le navi che, teoricamente, gli avrebbero assicurato un guadagno nove volte superiore all’investimento, fanno naufragio).
Rimane in mutande, insomma, ricco solo della sua obbligazione verso lo strozzino: pagare una somma che non può più pagare o farsi tagliare una libbra di carne nella parte del corpo che più aggrada al sanguinario creditore.
Si salverà Antonio dal laccio mortale del debito i cui capi sono tenuti da Shylock, un uomo “duro come un macigno … un essere disumano, incapace di pietà, completamente privo del più piccolo senso di compassione“? Da uno strozzino che lo odia perché, a differenza di lui, “nella sua sciocca umiltà [Antonio] presta il denaro gratis e fa diminuire … il saggio dell’interesse“? (Chi ha orecchie per intendere, intenda).
Nella tragedia Antonio si salverà; grazie alle leggi di Venezia, al Doge e alle dolci macchinazioni di Porzia.
E oggi, si salveranno gli Italiani?
No, perché le leggi di Venezia le scrivono gli usurai stessi, il Doge è il primo dei venduti e Porzia è una battona.
Shylock è intorno a noi, nelle note a pie’ di pagina delle cartelle Equitalia e nei regolamenti di cento pagine dei fondi d’investimento, negli arzigogoli del mercato libero dei servizi e via discorrendo.
Chi si illude di avere ancora grasso vedrà affondare le proprie navi al largo del neocapitalismo e, una volta in mutande, scorgerà la sagoma del macellaio che chiede indietro la sua libbra di carne.
Tutto a norma di legge!
E allora vai con strilli e urla!
Peccato: sarà troppo tardi.

Il grasso dei clientes 

Chi è libero (o si è liberato) dagli orpelli ideologici del dopoguerra può guardare la scena italiana con occhi nuovi e apprezzarla per ciò che è.
Una nazione che deperisce a vista d’occhio, ostaggio di una casta e dei suoi clientes.
Per casta non intendo, nell’accezione furbesca di Rizzo e Stella, una classe politica o partitocratica.
Voglio significare una costellazione di individui ai più alti piani dello Stato e di estese corporazioni (industriali, militari, sindacali, impiegatizie) il cui unico intento è depredare le proprietà pubbliche e durare – durare oltre misura, tramite la vendita e l’accaparramento d’ingiuste prebende e la cooptazione al potere di altri sé stessi.
Va da sé che tale organizzazione criminale possiede due proprietà essenziali.
1. L’immobilismo totale, pur nella finzione della dinamicità
2. La trasversalità
L’Italia è, infatti, una nazione bloccata. In senso letterale. Ogni iniziativa indipendente o creativa subisce da subito uno stop: il potere non tollera la novità. I modi per soffocare sul nascere le alternative sono molteplici.
1. La cooptazione al potere, come detto, tramite raccomandazioni di massa, finanziamenti statali o locali, franchigie, piccole immunità, privilegi (funziona sempre).
2. La minaccia, ottenuta grazie all’apparato statale nelle sue articolazioni repressive (fisco, servizi segreti, polizia, delazioni giornalistiche … funziona sempre anch’essa).
Un’associazione variegata di circa 5-10 milioni di italiani, insomma, organizzatissima, inscalfibile e usufruttuaria di privilegi e sinecure, viene usata come arma pretoriana e clientelare contro il resto dei cittadini.
Il risultato è la paralisi economica, morale e civile del paese che, ogni giorno, decade sempre più in indifferenza e impotente risentimento.
Questo è il grasso rancido da tagliare, la libbra di carne che, però, al governo, nessuno ha mai avuto la minima intenzione di asportare; e mai lo farà (anche Monti ha girato al largo: rischiava la pelle).
Chi si assumerà il coraggio di impugnare questo coltello?
Servirebbe un fanatico, un regicida, uno sparuto Cassio.
Ma non c’è.
Sono tutti troppo grassi, soddisfatti, pasciuti.
Ho detto sono?
Siamo.
Io sono.
Che decadenza, che vitello (grasso) da tastiera.

 

Alceste

Fonte: http://pauperclass.myblog.it/

Link: http://pauperclass.myblog.it/2016/09/22/il-grasso-tagliare-alceste/

22.09.2016

Pubblicato da Davide

  • Adriano Pilotto

    Alceste non ha mai letto il Cato Maior de senectute di Cicerone e dovrebbe leggerlo.

  • ottavino

    Ma ora siamo su disqus?

    • Arcadia

      • Leo_Pistone

        Bello schifo. Pare di stare su FQ.

        • Tonguessy

          Face Qus? Fan Qul? Fai Questo? Non capisco…:(

          • clack

            Ma come, non conosci il sito del giornale del Grande Travaglio o fai finta?

          • Tonguessy

            Oh beh, se la metti così…

  • Apollonio

    spiace ma se si continua con disqus io non commento più

    • Arcadia

      scusa, sl per capire: in cosa consiste qst tua “difficoltà”?

      • Apollonio

        non mi piace condividere le mie idee sui social e i loro fini.

        • WM

          Ciao Apollonio, fammi capire, chi condividerebbe cosa?
          Qui commenti con il tuo utente di CDC. Per condividere devi cliccare sugli appositi tasti, come su tutti i moderni sistemi di commenti, altrimenti non condividi niente.
          Forse ti riferisci al fatto che Disqus ha dei canali di news, ma non lo abbiamo aperto, quindi quello che è qui resta qui.
          Se è una tua paura, è una cosa, se invece vedi da qualche parte che le discussioni che si fanno qui finiscono in qualche altro social, ti prego di farlo presente, l’indirizzo lo sai.
          Stiamo testando Disqus, come ti ho scritto, per alleggerire il carico di traffico sul server e dare un servizio migliore. Ora che anche il forum è riaperto, con l’aumento di traffico che c’è stato, rischiamo seriamente di raggiungere i limiti del server e poi bisognerebbe prenderne uno più performante, spendendo più soldi, quindi cerchiamo prima di ottimizzare quello che abbiamo.
          Come ti ho scritto, siamo in fase di test, tra un paio di settimane, con dati alla mano, tireremo le somme.
          A parte ciò, non è questo lo spazio per discutere di queste cose, i commenti devono essere relativi agli articoli.
          Il forum è riaperto, ho iniziato due threads appositi, cerchiamo di intervenire lì, per favore e lasciamo i commenti alla loro funzione.
          Grazie

          • Apollonio

            Quello che viene scritto ora va nei server disqus a suo uso e consumo ed interessi, scrivevo tempo fa su un sito finanaziario il quale avendo i vostri problemi , si affidò a disqus, stranamente subito dopo venni contattato ed inondato di mail, dopo aver chiuso il mio account sia sul sito e su disqus a distanza di qualche anno mi sono ritrovato in discussione su quel sito sempre tramite disqus.

          • Apollonio, abbiamo capito. Ti ha risposto il webmaster spiegandoti alcune cose .Quindi se non te la senti di continuare a commentare con Disquis lascia perdere. Il tuo punto di vista l’abbiamo presente . Grazie

          • Apollonio

            Mod, io ho già lasciato perdere..!
            ho solo risposto a WM che voleva capire ?

        • WM

          Le discussioni su Disqus e tutti gli altri aspetti del sito continuano sull’apposito thread del forum http://comedonchisciotte.org/forum-cdc/#/discussion/95067/il-nuovo-comedonchisciotte e ti esorto a inserire lì ogni critica, rimostranza, suggerimento in materia.
          In questa sezione si commenta l’articolo di Alceste e i commenti non inerenti saranno cancellati al più presto, come da regole http://comedonchisciotte.org/condizioni-uso/ .
          Grazie

  • GioCo

    Effettivamente scoprire di scrivere per un centralizzatore di commenti di proprietà di una azienda privata fa sorgere il dubbio che i commenti siano di fatto esautorati, ma è ciò che già accade con faccelibro e di fatto il web nasce per rubare proprietà intellettuale. Lo ha scoperto a sue spese il figlio dei fiori Stallman, da cui poi è partita l’idea di “software libero” da cui poi è nata l’iniziativa del copyleft. Tutte cose molto belle, come il cibo bio, la natura saltellante dell’abbraccio ridente e del vogliamoci bene e tutte le altre sciocchezze sui generis. Sciocchezze non perchè siano sciocche, ma perché sono pezze, paliativi che non aggrediscono minimamente le questioni alla radice. Come diquis, che nasce per offrire una piattaforma di commenti “più protetta”, capace di gestire spam e altre aggressioni al privato virtuale sempre meno gestibile privatamente. Bisognerebbe chiedersi perché la protezione dev’essere pedissequamente proposta (cioè senza alternativa) da privati a privati. Come dire: abbiamo dei polli, ci servono per vivere le uova, dato che faine e volpi amano le galline e non le uova è logico che se ne occupino loro perchè a noi servono solo le uova. Riusciete anche voi a vedere quello che non va? Beh, complimenti, la massa pare non ci riesca. Bisognerebbe poi chiedersi perché ci mancano sempre le indicazioni chiare. Come dire che se cerco di capire bene che fregatura c’è in disquis, è come chiedere a un fruttivendolo i segreti per capire qual’è la sua frutta migliore. Ce li spiega? Certo, con entusiasmo pure, peccato che la fregatura stia proprio nella spiega. C’è poi il popolo del “buono perché ovvio”, sempre pronto a dire all’avversario cinicamente che non gli va mai bene niente, che ha sempre un motivo per brontolare, che è meglio un sorriso che il broncio (o la critica positiva a quella negativa). Sono degenarzioni dei figli dei fiori, aberrazioni cosmiche in grado di guardare un disperato cassitegrato e dichiarare che è il suo pessimismo quantico ad aver attratto la sfiga nella sua vita. Basta guardare quanto sono fortunati quelli che invece sono graniticamente ottimisti e attirano per la legge quantica ogni fortuna. Che poi corrisponde ad avere qui ed ora fortuna economica, cioè disponibilità illimitata di sanque vampirizzato ai poveracci ai “già cadaveri” cui nessuno frega niente. Perchè non esistono, non si vedono, non sono misurati, conteggiati, ma nemmeno vogliono data la ferocia della esistenza sociale che vedono.
    Si, Alceste ha ragione. Gli invisibili passano il confine e vedono chiaro quello che i confinati al macello non vedono. Diventano reietti perché se fossero considerati in qualsiasi modo dai confinati, questi ultimi corrono il rischio di sapere e capire la verità. Cioè che sono solo sacchi di carne allevati per il loro sfruttamento e che (più importante di tutto) devono chiedere d’essere succhiati dall’interno con impaziende delirio come un amante impaziente. Fosse l’acquisto dell’Iphone o di un altro giocattolo econofrenico, fosse l’opportunità di arricchirsi all’enalotto o un posto di lavoro desiderabile.

    Allora bisogna odiare, detestare i reietti in qualsiasi modo, oppure (peggio, infinitamente peggio) averne pietà e guidarli affinchè possano tornare nel recinto, buoni buoni a farsi succhiare dall’interno a riconsiderare il Parassita come un Dio.
    Di tutto questo si può cianciare e scrivere a volontà. Tanto i vecchi sapevano che le ciance rimancono ciance e più se ne parla meno si agisce. L’azione di cui qui si ciancia non è però fisica, non è la lotta politica o la rivoluzione armata (altre pie illusioni) ma una rivoluzione cognitiva che richiede straordinario coraggio: corrisponde a ruotare i propri significati specularmente per sapere e vedere la verità cruda e imparare a sostenerla.

    Per ciò stiano buoni i padroni, che di questo non vedo il minimo segno vi sia pericolo. L’unico pericolo è la brama del padrone: è tanto vasta che riesce da sola a cadere per inerzia come la merda messa in pila.

  • Primadellesabbie

    Alceste, in conclusione dice:

    “Servirebbe un fanatico, un regicida, uno sparuto Cassio. …”

    Mi ero permesso, alcuni giorni fa di scrivere, qui in un commento :

    “Certo, si avverte la mancanza di un ramazza sul modello di quella imbracciata dai puritani…”

    avevo anche cercato di mettere un’immagine esplicativa:
    http://www.bilder-geschichte.de/bilder/delaroche-cromwell-charles.htm

    Cromwell, se ci sei batti un colpo.

  • fuffolo

    Siamo tutti complici, abbiamo scelto il consumo come ragione del nostro vivere e siamo ridotti a mendicanti.
    Tastiere libere e cannabis per tutti e così le vacche stanno buone nei loro recinti.

  • Tizio.8020

    Caso strano, dopo aver gettato le basi per un decadimento del tenore di vita (moneta unica, liberalizzazione, svendita del patrimonio pubblico etc.) , adesso che se ne cominciano a vedere le conseguenze, hanno trovato anche il capro espiatorio.
    Prima hanno fatto in modo di farci impoverire.

    Negli anni ’90 eravamo in 5 in famiglia, tolto il piccolo che andava a scuola, in 4 lavoravamo.
    Chiaro, lavori all’Italiana (contratti “Formazione & Lavoro” ed altre truffe), ma si lavorava.
    Casa di prorpietà, pochi grilli, SE ne avevi voglia potevi lavorare e fare qualcosa.
    SE avessimo avuto problemi di salute, l’Assistenza Sanitaria era gratis.
    Tutta.
    Non c’erano nemmeno i tickets da pagare.

    Adesso?
    In famiglia siamo in 8, tolti i 4 piccoli che studiano, lavoro solo io.
    Da artigiano, quindi senza Assegni Familiari, Malattia, ferie, Pensione, diritti etc.
    Nemeno puoi avvicinarti ad un CUP; non hai nememno diritto alle visite.
    Nessun aiuto dallo Stato, infinite iscrizioni ad Uffici di Collocamento, colloqui, curricula, periodi di prova e lavoretti in nero quasi mai pagati.

    Ma a rigor di logica, dovremo lavorare in 4.
    Casa in affitto (quella che abbiamo comprato, era una fregatura, ABUSIVA, nove anni e non abbiamo trovato un avvocato!).

    Eh, ma c’è la crisi.

    Dicevo, prima ci hanno impoveriti.
    Ora ci hanno trovato i sostituti su cui sfogarsi.

    Hanno fatto entrare migliaia di migranti, facendoti capire che adesso il lavoro verrà paagto ancora meno, perchè ci saranno concorrenti con ancora più fame di te…

    E credete che qualcuno se la prenda con i “padroni” ?

    No, la colpa è dei migranti.

    Spero per i signori “padroni” (camerieri che siano di altre entità o meno) che la mia fame non arrivi mai a certi livelli, o scorrerà del sangue.
    Ma tanto.
    Meglio morire ribellandosi che di fame , lentamente.

    • Antiparassitario

      I padroni hanno ordinato agli sbirri di favorire l’ingresso e la regolarizzazione dei milioni di stranieri che vivono ora in Italia.

      Quindi lo straniero é problema quanto politici, sbirri e i padroni.

      Io me la prendo con lo straniero esattamente come me la prendo con sbirri e politici-padroni…..tu, rincoglionito dalla propaganda siniatroide-grullina, giustifichi gli stranieri e di conseguenza giustifichi politici, padroni e sbirri.

      P.S.: essendo entrati tutti clandestini, o con finti visti sul passaporto, o spacciandosi per profughi (falsi profughi balordi veri) gli stranieri presenti in Italia devono essere trattati per ciò che sono cioè DELINQUENTI…..e solo i delinquenti difendono altri delinquenti……tu sei ancora cosi sicuro della tua posizione pro stranieri? Lo chiedo solo per capire quanto sei delinquente tu.

      • ga950

        Concordo.

      • Tizio8020

        Ma ti informi prima di scrivere o le sogni la notte?

        Come applicheresti una ammenda far i 5 ed i 10mila euri a gente che non ha nulla?
        Visto che la galera per debiti non esiste, è una Legge inutile.

        Come si può essere “rincoglioniti dalla propaganda sinistroide/grillina”?
        delle due, l’una.
        Data la distanza delle loro posizioni, è praticamente impossibile.

        Tu te la prendi con “lo straniero”, il cui reato comporta, come già detto, una ammenda fra i 5 ed i 10mila euri, “inapplicabile”, E allo stesso tempo con “sbirri & padroni.
        IN che modo, se è lecito chiedere?
        Fai loro la posta nei vicoli bui?
        Tieni presente che sono stranieri anche tutto i militari USA e Nato presenti in Italia, e quelli sì secondo la Costituzione NON potrebebro starci.
        Aggredisci anche loro?
        Ti do una dritta: ad Aviano ce ne sono tantissimi!

        Se leggi i miei commenti in giro hai già capito le mie posizioni.
        Però insisti.
        Ma con i ragionamenti a piano inclinato non vai molto in là….

  • FBF

    Se leggiamo Idi di Marzo il gruppo di senatori guidati da Marco Giunio Bruto e Gaio Cassio Longino che aggredirono e uccisero a pugnalate Cesare sui gradini del Senato sicuramente non sarebbero riusciti senza il segnale per cui il tradimento di Lucius Cimbrus Tillius – Lucio Cimbro Tillio.
    Idi di Marzo (15 Marzo 44 A.C.) – Ora Sesta (Mezzogiorno) – L’assassinio
    Cesare siede al suo posto. Lucius Cimbrus Tillius – Lucio Cimbro Tillio – comincia a parlare, è una petizione in favore di suo cognato, Cesare gli fa cenno di posporre la discussione, Cimbro afferra Cesare per la toga: è il segnale per l’assassinio! Un congiurato, Servilio Casca, sfodera il suo coltello e colpisce Cesare al collo, ma il colpo è superficiale, Cesare si gira di scatto, afferra Casca per un braccio, prende uno stilo e lo colpisce a sua volta dicendo: “Vile Casca, cosa fai?”. Casca chiede aiuto, tutti i congiurati balzano su Cesare, tra di essi c’è Bruto, Cesare lo vede, comprende il tradimento e dice: “Anche tu, Bruto, figlio mio..” poi si copre con la toga e non si muove più. Colpito 23 volte, Giulio Cesare muore all’età di 56 anni.
    Comunque sia i senatori pensavano che fosse sufficiente eliminare il dittatore per ripristinare la vecchia repubblica così com’era, ma non si resero conto che, così facendo, avrebbero innescato una nuova guerra civile, alla quale nessuno di loro sarebbe sopravvissuto.