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Il 70% degli italiani è analfabeta strutturale, cioè: legge, guarda, ascolta, ma non capisce

DI MIMMO CANDITO

lastampa.it

Non è affatto un titolo sparato, per impressionare; anzi, è un titolo riduttivo rispetto alla realtà, che avvicina la cifra autentica all’80 per cento. E questo vuol dire che tra la gente che abbiamo attorno a noi, al caffè, negli uffici, nella metropolitana, nel bar, nel negozio sotto casa, più di 3 di loro su 4 sono analfabeti: sembrano “normali” anch’essi, discutono con noi, fanno il loro lavoro, parlano di politica e di sport, sbrigano le loro faccende senza apparenti difficoltà, non li distinguiamo con alcuna evidenza da quell’unico di loro che non è analfabeta, e però sono “diversi”.

Qual é questa loro diversità? Che sono incapaci di ricostruire ciò che hanno appena ascoltato, o letto, o guardato in tv e sul computer. Sono incapaci! La (relativa) complessità della realtà gli sfugge, colgono soltanto barlumi, segni netti ma semplici, lampi di parole e di significati privi tuttavia di organizzazione logica, razionale, riflessiva.

Non sono certamente analfabeti “strumentali”, bene o male sanno leggere anch’essi e – più o meno – sanno tuttora far di conto (comunque c’è un 5 per cento della popolazione italiana che ancora oggi è analfabeta strutturale, “incapace di decifrare qualsivoglia lettera o cifra”); ma essi sono analfabeti “funzionali”, si trovano cioè in un’area che sta al di sotto del livello minimo di comprensione nella lettura o nell’ascolto di un testo di media difficoltà. Hanno perduto la funzione del comprendere, e spesso – quasi sempre – non se ne rendono nemmeno conto.

Quando si dice che quella di oggi non è più la civiltà della ragione ma la civiltà della emozione, si dice anche di questo. E quando Bauman (morto l’altro giorno, grazie a lui per ciò che ci ha dato) diceva che, indipendentemente da qualsiasi nostro comportamento, ogni cosa é intessuta in un discorso, anche l’”analfabetismo” sta nel “discorso”. Cioè disegna un profilo di società nella quale la competenza minima per individuare una capacità di articolazione del proprio ruolo di “cittadino” – di soggetto consapevole del proprio ruolo sociale, disponibile a usare questo ruolo nel pieno controllo della interrelazione con ogni atto pubblico e privato – questa competenza appartiene soltanto al 20 per cento dei nostri connazionali.

E’ sconcertante, e facciamo fatica ad accettarlo. Ma gli strumenti scientifici di cui la linguistica si serve per analizzare il rapporto tra “messaggio” e “comprensione” hanno una evidenza drammatica.

Non é un problema soltanto italiano. L’evoluzione delle tecnologie elettroniche e la sostituzione del messaggio letterale con quello iconico stanno modificando un po’ dovunque il livello di comprensione; ma se le percentuali attribuibili ad altre societá (anche Francia, Germania, Inghilterra, o anche gli Usa, che non sono affatto il modello metropolitano del nostro immaginario ma piuttosto un’ampia America profonda, incolta, ignorante, estremamente provinciale) se anche quelle societá denunciano incoerenze e ritardi, mai si avvicinano a queste angosciose latitudini, che appartengono soltanto all’Italia, e alla Spagna.

Il “discorso” è complesso, e ha radici profonde, sociali e politiche.  Se prendiamo in mano i numeri, con il loro peso che non ammette ambiguità e approssimazioni, dobbiamo ricordare che nel nostro paese più di 23 milioni di italiani – circa il 40 per cento – non ha alcun titolo di studio o ha, al massimo, la licenza della scuola elementare. Non é che la scuola renda intelligenti, e però fornisce strumenti sempre più raffinati – quanto più avanti si vada nello studio – per realizzare pienamente le proprie qualità individuali.

Vi sono anche laureati e diplomati che sono autentiche bestie, e però è molto più probabile trovare “bestie” tra coloro che laurea e diploma non sanno nemmeno che cosa siano. (La percentuale dei laureati in Italia, poi, é poco più della metà dei paesi più sviluppati.)

Diceva Tullio De Mauro, il più noto linguista italiano, ministro anche della Pubblica Istruzione (incarico che siamo capaci di assegnare perfino a chi non ha né laurea né diploma – e questo dato rientra sempre nel “discorso”), che più del 50 per cento degli italiani si informa (o non si informa), vota (o non vota), lavora (o non lavora), seguendo soltanto una capacità di analisi elementare: una capacità di analisi, quindi, che non solo sfugge le complessità, ma che anche davanti a un evento complesso (la crisi economica, le guerre, la politica nazionale o internazionale) é capace di una comprensione appena basilare.

Un dato impressionante ce l’ha fatto conoscere ieri l’Istat: il 18,6 per cento degli italiani – cioè quasi uno su 5 – lo scorso anno non ha mai aperto un libro o un giornale, non é mai andato al cinema o al teatro o a un concerto, e neppure allo stadio, o a ballare. Ha vissuto prevalentemente per la televisione come strumento informativo fondamentale, e non é azzardato credere – visti i dati di riferimento della scolarizzazione – che la sua comprensione della realtà lo piazzi a pieno titolo in quell’80 per cento di analfabeti funzionali (che riguarda comunque un universo sociale drammaticamente molto più ampio di questa pur amara marginalità).

E da qui, poi, il livello e il grado della partecipazione alla vita della società, le scelte e gli stili di vita, il voto elettorale, la reazione solo di pancia – mai riflessiva – ai messaggi dove la realtà si copre spesso con la passione, l’informazione e la sua contaminazione con la pubblicità e tant’altro che ben si comprende. E’ il “discorso”.

Il “discorso” ha al centro la scuola, il sistema educativo del paese, le scelte e gli investimenti per la costruzione di un modello funzionale che superi il ritardo con cui dobbiamo misurarci in un mondo sempre più aperto e sempre più competitivo. Se noi destiniamo alla ricerca la metà di un paese come la Bulgaria, evidentemente c’é un “discorso” da riconsiderare.

(Questo testo é un omaggio a Tullio De Mauro, morto nei giorni scorsi, che ha portato la linguistica fuori dalle aule dell’accademia, e l’ha resa uno degli strumenti fondamentali di analisi di una società)

Mimmo Càndito
Fonte: http://www.lastampa.it

Link; http://www.lastampa.it/Page/Id/6.1.3041042016
11.01-2017

Pubblicato da Davide

71 Commenti

  1. io non credo affatto che… ehm… l’analfabeta… tismo… ehm… ma di cosa parla l’articolo? boh. forza roma

    a parte gli scherzi (forse) consiglio a chi non lo conoscesse il film Idiocracy.

  2. Tutto probabilmente vero. Ma manca la fonte.
    Chi ha detto che il 76% degli Italiani è analfabeta funzionale? Qual è la ricerca?
    In tutto l’articolo manca questo dato essenziale. Istat, Doxa, Coesis, Ipsos? Dov’è la fonte?
    Un bel 5- per Mimmo Candito. All’esame per giornalista lo avrebbero bocciato all’istante.
    E poi il titolo è sbagliato: qui si parla di analfabeti funzionali e non strutturali…

  3. saranno le polveri di allumio spruzzate dalle scie chimiche che danneggiano il cervello ??

  4. ….e quindi non potendo esprimersi a livello intellettuale cosa fanno queste persone? Stanno attaccati ai sensi e alle emozioni, sensazioni e sentimenti sono la loro fonte di conoscenza… E qui nasce “l’italiano” in tutto il suo fulgore: mangia, gode dei buoni pasti e poi si commuove….

    • La famiglia della mia ex del basso mantovano.
      Un televisore per stanza, gli mancava solo al cesso e in garage.
      Metà dei membri con qualche problema psicologico anche grave.
      E la casa sembrava un canile comunale con familiari che si abbaiavano contro per cose futili come nei talk show televisivi.
      E credo che quelle persone siano proprio il prodotto di 40 anni di televisione spazzatura.

    • vedi ignorans, se fossero attaccati ai sensi e alle mozioni davvero, diverrebbero “saggi” in poco tempo.
      Il fatto è che sono attaccati alla interpretazione “psicologica dei sensi e delle emozioni.
      La tv, per esempio, distacca dalla realtà e ci immerge in una virtualità che allontana dai propri sensi ed emozioni e li rimpiazza con un circo dove sensi ed emozioni sono indotti.
      Proprio questo è “il male” della televisione, distrarci dalle nostre “pure” sensazioni ed emozioni.

  5. Credo ,semmai, che un buon numero di persone si informa o comunque legge i titoli degli articoli dei giornali, le notizie i cui titoli scorrono durante i tg, ma non approfondisce. Quanto a dialogare o esporre un ragionamento, a difendere un’opinione, a saper argomentare, è difficile da capire ,almeno per me , dato che le persone vanno sempre di fretta, e vogliono che tu gli parli in fretta e non c’è mai ,o quasi mai, tempo per spiegarsi.
    Se la tv è uno specchio della società, lo è di certo di questa: tutto è frantumato e ridotto ai minimi termini. Un intervento per spiegare qualcosa, si riduce a 30 secondi di parlato.
    Ricordo che un’amica ,quando avevo il blog su leonardo.it, blog allora seguito da un buon numero di persone, mi disse che i post erano troppo lunghi, e le persone non hanno voglia né tempo di leggere. I miei post erano barbosi, anche se talvolta erano quelli che Blondet, allora, mi permetteva di riportare. Non so, e concludo, se siano gli individui che non hanno più parole da spendere, o se siano i cervelli che non hanno voglia di esprimersi (a parole) e preferiscono fare altro.

  6. Deve essere vero quel che dice l’articolista de La Stampa.
    Per poter campare, lui e quelli come lui, del mainstream, per intenderci, hanno bisogno di un sacco di anaidioti che si bevano senza troppo discutere e tanto meno capire, le loro BUFALE quotidiane.
    Capisscci a mmè..

  7. L’ignoranza di prima, ovvero quella ‘classica’, e mi riferisco al periodo del pre’ e post’ ultima guerra, aveva un confine. Chi non sapeva leggere e scrivere, ma anche quelli che lo sapevano fare e comunque senza titoli di studio, si erano costruiti un bagaglio ‘culturale di riserva’ dovuto alle tante esperienze vissute. Come si dice ‘di necessità virtù’. Per cui, se i banchi di scuola indirizzano verso un obbiettivo(la formazione è un altra cosa), la sperimentazione apre al ragionamento: ho conosciuto tantissime persone analfabete integrali che avevano una capacità di analisi spaventosa, sapevano un sacco di cose ed era meraviglioso ascoltarle. Un libro non scritto ma senz’altro più vero e godibile. Del resto la formazione di un uomo(fermo restando l’incidenza ambientale) incomincia sin da quando è bimbo, e i giochi rappresentano l’alfabeto essenziale nel percorso della vita. Col gioco si impara a osservare, ragionare, analizzare, muoversi nello spazio-tempo, calcolare, dedurre, e il fondamentale esercizio del socializzare. Più tardi arrivano altre faccende ad arricchire attitudini cognitive. Perciò non c’è da meravigliarsi dell’analfabetismo attuale. Quali esperienze fanno i bimbi di oggi? Quali racconti ascoltano? E quali sperimentazioni dirette o indirette agiscono su di loro ai fini dell’acquisizione di un ingegno analitico?
    Nella nota si fa cenno alla sostituzione di una civiltà della ragione sostituita da quella dell’emozione. Non sono per nulla d’accordo…ma il discorso sarebbe troppo lungo…

    • l’ignoranza “classica”, proprio come dici, era ignoranza da libro ma profonda conoscenza della vita, delle stagioni, della terra.
      Ma la saggezza è sempre stata prerogativa di una ristrettissima minoranza, da che questa civiltà esiste (partendo dai Sumeri), mentre la massa è sempre stata la massa.

      • Infatti, la Storia dell’uomo è sempre stato un racconto di conflitti (Marx). Ragion per cui in una condizione di potere dominante poi diventato capitalistico e quindi di sfruttamento ‘naturalizzato’, anche e soprattutto l’ordine sociale ne subisce la contestualità. Ivi compresa la cultura. Ma la massa non sempre è stata passiva e, in alcune fasi storiche ha dato segno di sè. Il problema degli ultimi decenni è stato quello di aver dato per scontato che tutto debba rimanere così. Quando si renderà finalmente conto (l’esigenza fisiologica non è lontana) che non esiste nulla di eterno, allora ne vedremo ‘delle belle’, e probabilmente scomparirà anche quel 70% di analfabetismo.

  8. Ah ecco! Finalmente abbiammo capito perchè la gggente ha votato Trump e la Brexit! (E voterà Le Pen quest’anno). Grazie Mimmo! Grazie Busiarda!

  9. Brutto, brutto, ma proprio brutto segnale. Premesso che se quasi il 20% degli italiani l’altro anno non ha letto un libro o non è andato al cinema o al teatro, il fatto è forse dovuto, oltre che all’analfabetismo strutturale, anche al fatto che queste persone non avevano un euro in tasca (il dato coincide con la povertà assoluta in Italia), a me viene in mente di ampliare il discorso, per farlo coincidere con quanto già da diverse parti abbiamo letto. E cioè l’insofferenza degli oligarchi verso la democrazia ed in particolare verso le elezioni, soprattutto quando arrivano risultati a loro poco graditi.

    Ripropongo un brano, allora, tratto dal “miglior” Benito Mussolini (B. Mussolini, Dottrina del Fascismo, 1932):

    “”Voi sapete che non adoro la nuova divinità: la massa. Soltanto perché sono molti debbono avere ragione? Niente affatto. Si verifica spesso l’opposto, cioè che il numero è contrario alla ragione. In ogni caso la storia dimostra che sempre delle minoranze, esigue da principio, hanno prodotto profondi sconvolgimenti nelle società umane.

    [L’idea di popolo] è stata travisata del tutto. Le nobili parole con le quali Cicerone definì il popolo nel De Republica sono state dimenticate dagli araldi della democrazia. Per essi popolo non è più un concetto politico, l’unità ideale di tutti coloro che compongono una nazione, uno stato, ma è una quantità bruta, è la folla delle piazze, la massa incomposta che si trascina demagogicamente alle urne.

    […] Cotesta specie di popolo è stata idolatrata ed incensata spesso a soli scopi elettorali. […]

    Si tratta, nella pratica, spesso di masse di politicanti o di esaltati, che nulla hanno a che vedere col popolo vero. La democrazia ha lusingato, adulato queste masse. Ma può da esse venir davvero una indicazione, una espressione di volontà politica? Non occorre aprir le pagine dei psicologi della politica per apprendere a quali suggestioni, a quali istinti ubbidiscono quelle masse.

    E perciò il fascismo è contro la democrazia che ragguaglia il popolo al maggior numero abbassandolo al livello dei più; ma è la forma più schietta di democrazia se il popolo è concepito, come dev’essere, qualitativamente e non quantitativamente, come l’idea più potente perché più morale, più coerente, più vera””.

    Un legame con Mimmo Candito e La Stampa io ce lo vedo (a pensar male …). E chi sono io per rispondere a cotanta gente? Lo faccio fare ad Antonio Gramsci:

    “Non è certo vero che il numero sia legge suprema, né che il peso dell’opinione di ogni elettore sia “esattamente” uguale. I numeri, anche in questo caso, sono un semplice valore strumentale, che danno una misura e un rapporto e niente di più. E che cosa si misura?

    Si misura proprio l’efficacia e la capacità di espansione e di persuasione delle opinioni di pochi, delle minoranze attive, delle élites, delle avanguardie ecc. ecc., cioè la loro razionalità o storicità o funzionalità concreta. Ciò vuol dire anche che non è vero che il peso delle opinioni dei singoli sia esattamente uguale”…

    “La numerazione dei “voti” è la manifestazione terminale di un lungo processo in cui l’influsso massimo appartiene proprio a quelli che “dedicano allo Stato e alla Nazione le loro migliori forze” (quando lo sono).

    Se questi presunti ottimati, nonostante le forze materiali sterminate che possiedono, non hanno il consenso della maggioranze, saranno da giudicare inetti e non rappresentanti gli ‘interessi “nazionali”, che non possono non essere prevalenti nell’indurre la volontà in un senso piuttosto che nell’altro”.

    “Disgraziatamente” ognuno è portato a confondere il proprio particolare con l’interesse nazionale e quindi a trovare orribile ecc. che sia la “legge del numero” a decidere.
    Non si tratta quindi di chi “ha molto” che si sente ridotto al livello di uno qualsiasi, ma proprio di chi “ha molto” che vuole togliere a ogni qualsiasi anche quella frazione infinitesima di potere che questo possiede di decidere sul corso della vita dello Stato”.

    Scusate la lunghezza. Ma quando ci vuole, ci vuole.

    • Sono idee condivisibili ma abbastanza pericolose.
      Perché oggi sappiamo con certezza che il voto è ignorante e viene sempre dato “di pancia”.
      Quelle idee sono pericolose perché quando le masse agiscono di pancia arriverà sempre qualcuno che una volta salito al potere proprio grazie a quelle pance, poi le vorrà esautorare proprio come scrive Mussolini.

      Alla fine gli ignoranti il loro despota e carnefice se lo vanno e cercare e se lo votano pure.

      • Perdoni Giuffré, ma dal suo commento mi è venuto il dubbio se con il mio precedente mi sia o meno ben espresso. Intendevo dire (semplificando un po’) che si parte con il dire che il popolo non capisce niente, come sostiene La Stampa, per poi concludere per deduzione logica che allora è meglio non farlo votare (da qui la citazione di Mussolini e la risposta da parte di Gramsci), come in effetti poi fece il fascismo. Ecco, l’articolo de La Stampa, giunto ad altri interventi simili (Monti, Junker etc.), mi preoccupa un po’. Speriamo a vuoto.

        • Ed io ho capito. Ma prima i dittatori se li sono votati in molte nazioni, e quando questi sono andati al potere per rimanerci in modo perpetuo hanno ripudiato i propri elettori dicendo che farli votare è pericoloso per la democrazia stessa.

          D’altronde in Italia il voto di pancia che ha portato al potere personaggi come Berlusconi, c’è sempre stato.
          Per questo i governi successivi come quello Monti non sono stati più eletti.

          Stranamente anche oggi si sente dire che la democrazia non è adeguata. Fino alle critiche alle costituzioni di molti paesi.

          • ogni secolo ha la sua scoperta sensazionale, noi abbiamo la DEMOCRAZIA. Questo tipo di governo e’ fatto per diluire le masse, l’istruzione che tanto vantate e’ l’istruzione che il potere vi vuol dare, quella che serve. La verita’ va cercata, nessuno vi dara’ la verita’,
            nei vangeli non c’era scritto che abbisognavamo di un pontefice, eppure c’e’ ed anche infallibile, quando blondet sparla di liberta’ di espressione dimentica che la sua chiesa ha sempre abborrito la voce fuori dal coro. Quindi non esiste che il potere vi conceda la liberta’ di pensare, se pensate diventate pericolosi, anche dio e’
            indifeso davanti alla verita’ tanto che geloso ha condannato l’uomo all’ignoranza, se lo fa dio perche’ non deve farlo la democrazia?

  10. Dal 90 al 94 ho lavorato in televisioni private come computer grafico.
    Ogni tanto facevano dei corsi di marketing e comunicazione a cui partecipavo anch’io, e questi “espertoni” che tenevano i corsi dicevano chiaramente che le figure con maggiore propensione ad agire di impulso (di pancia) erano i bambini e gli adolescenti.
    Che quindi la televisione se voleva vendere i prodotti pubblicizzati o fare audiens doveva tenere un linguaggio ed un target più simile a questo tipo di persone.
    Ed in parole non proprio identiche alle mie facevano intendere che la gente doveva essere tenuta in quello stato di coscienza. Ossia adolescenziale, proprio al limite del ritardo mentale. Con trasmissioni studiate appositamente con quello scopo.
    Perché questo stato permette il consumo compulsivo spinto dal lavoro di marketing.

    Io sono fermamente convinto che oltre 30 anni di questo tipo di televisione abbia prodotto questo tipo di italiani.
    Motivo per cui ho smesso da allora di guardarla, e le poche volte in cui la guardavo usavo occhio molto critico proprio in virtù di ciò che mi avevano “insegnato”.

  11. Non direi che tutto dipende dall’emotività e dall’ignoranza delle persone, e non mi fermerei ad un discorso solo italiano. Certo, come ha detto qualcuno, in qualunque contesto comunicativo, per stabilire almeno un contatto è determinante il fattore emozionale. L’attenzione di ognuno di noi, senza distinzioni, si cattura principalmente con stimoli emozionali, ed è una cosa fisiologica, non certo segno di ignoranza o scarsa intelligenza. Il problema è che ormai l’attenzione della gente è catturata e tenuta in vita quasi esclusivamente con stimoli e comunicazioni di tipo emozionale, quando invece dopo un primo approccio dovrebbe subentrare in ognuno di noi una riflessione, una valutazione più approfondita e ragionata. Per acquisire queste doti normali può anche non servire l’istruzione, ma è determinante l’esperienza di vita, che può rendere un uomo colto, come qualcuno ha detto. Ma oggi le grandi masse non hanno nemmeno più questa possibilità, l’esperienza di vita l’hanno delegata alla televisione o a strumenti tecnologici che comunque non sostituiscono per niente gli apprendimenti che si fanno direttamente; l’esperienza finisce per essere quella di modelli di vita che spesso sono distanti anni luce dal proprio contesto sociale. Riguardo all’articolo io non mi preoccuperei più di tanto del fatto che molta gente non abbia il titolo di studio, cosa questa che si può rilevare facilmente a livello statistico. Mi preoccuperei di più se fosse vero che i 3/4 degli italiani non sono in grado di fare un ragionamento elementare su nulla, ma non credo che sia così, anche se i segni di una consistente abulia della popolazione indubbiamente ci sono.

  12. Naturalmente l’articolista si colloca all’interno dell’insieme degli alfabeti. Tra quelli che riescono a leggere la complessità della realtà e agiscono di conseguenza! Cioè tra quelli che leggendo la complessità hanno anche gli strumenti e il potere per intervenire: i giornalisti mainstream, gli economisti Fmi, Bce, banche centrali, i partiti e i governi. Se 80% non capisce è anche vero che non conta niente, mentre all’interno del 20% che capisce ci sono quelli che possono decidere e decidono per tutti. Purtroppo queste decisioni non fanno altro che accentuare la complessità della situazione, dove complessità sta per peggioramento della vita per i più. Che sono naturalmente più dell’80%, diciamo vicini al 99,9% pur con ancora grandi variazioni tra chi stai in fondo e chi è prossimo alla vetta. La cosa sconvolgente è proprio questa, chi ha gli strumenti strutturali per leggere la realtà e intervenire di conseguenza è abbacinato dal discorso del mondo sempre più aperto e sempre più competitivo e offre la propria alfabetizzazione della complessità per peggiorare la propria e altrui esistenza. Come ultima osservazione, noto come questo articolo si collochi all’indomani del referendum, nella vulgata che il risultato del voto è dovuto al l’incapacità dell’80% analfabeta di capire quale sia il proprio interesse (sic!), quando invece l’aveva capito benissimo.

  13. Se ci pensa, non è poi cambiato molto dal Medioevo.
    Nel Medioevo la fonte di tutto era la Bibbia letta durante la messa; il tutto si svolgeva in latino, lingua sconosciuta ai fedeli, che quindi andavano a messa ma capivano poco o niente di ciò che era detto (motivo per cui si sviluppò la pittura cosicchè gli analfabeti e non conoscitori del latino vedessero, ma questo è un altro discorso).

    La situazione oggi non è molto differente. Ascoltiamo i telegiornali, andiamo su internet ecc. ecc. ma le nostre capacità di comprensione sono quasi le stesse del Medioevo. Il motivo è che il mondo moderno è troppo vasto e complesso perchè ognuno di noi abbia le conoscenze per analizzarlo e comprenderlo in minima parte. Dovremmo essere tutti laureati in più materia (economia,storia, diritto, scienze ecc. ecc.), ma questo non è possibile.

    Forse un giorno i robot aboliranno il lavoro (dico la prima cosa che mi viene in mente) e avremo tutti tempo di studiare (sempre che se ne abbia la voglia), ma per il momento non vedo soluzioni.

  14. Pero’ al referendum costituzionale il 60% (dei votanti) ha votato in un certo modo.
    Come mai?

  15. Salve, quello che penso io a proposito di quest’argomento è che ovviamente alla base di tutto c’è la responsabilità del contesto sociale, lo si può identificare in ridotte risorse per una corretta istruzione, oppure se vogliamo anche un errato frazionamento delle stesse….procedura secondo me voluta a monte, ma questo è un’altro discorso…Sappiamo tutti che l’analfabeta funzionale ha un utilità basilare in una “società consumistica” lo descrive la parola stessa “funzionale”( cioè avente funzione di ..) ed è creato ad arte e mantenuto tale per avere l’unico scopo di essere asservito all’ingranaggio produttivo societario attualmente in uso…però c’è un ragionamento secondo me importante da fare al di fuori del condizionamento voluto o imposto e cioè che l’individuo deve avere una predisposizione innata a diventare il soggetto da noi citato…in conclusione una persona se ha veramente voglia di capire, approfondire, informarsi, i mezzi al giorno d’oggi li ha, per cui le attenuanti si riducono e te lo dice uno come me che ha la licenza media inferiore conseguita anche a fatica!

  16. Tra le righe di questo articolo si legge chiaramente “chi ha votato Brexit, Trump o No al referendum costituzionale è un analfabeta funzionale”.
    Storie di ordinaria propaganda.

  17. E come la mettiamo con i clic del m5s? Intendo il modo in cui funziona, non funziona il m5s? Io ho calcolato che con un opportuno messaggio emozionale si può far votare e far passare qualsiasi riforma o voto si voglia… Ciò che hanno fatto passare e approvare in ottobre, peraltro senza avere la maggioranza legale necessaria, è assolutamente bestiale!

  18. Proprio ieri per strada incontro un vecchio compagno del liceo, è professore da quasi quindici anni, grande testa e preparazione, so che svolge da sempre il suo lavoro con impegno ma mi dice che si è fatto trasferire in un liceo artistico vicino casa riducendo le ore e implementando con quelle di sostegno. “Sostegno?” chiedo spontaneamente, probabilmente uno dei migliori insegnanti in circolazione che fa il professore di sostegno? Allora penso al nostro liceo e a quanti ragazzi usufruissero di questi professori di sostegno… Non ne ricordo nemmeno uno e chiedo conferma al mio amico che scuote la testa e dice che no, a scuola nostra, all’epoca nostra, non c’erano molti ragazzi con difficoltà più o meno gravi come oggi. Non so se questa riflessione può fare statistica ma ho rabbrividito al pensiero che molti giovani non presenterebbero uno sviluppo cognitivo e relazionale sufficiente a stare al mondo autonomamente.

  19. Solo il vero scambio di opinioni sincero e la capacità di ascoltare, frutto di crescita e maturità, creano i presupposti per la lettura e la volontà di approfondimento intellettuale. Quali crescita e maturità sono possibili quando, la precarietà e l’incertezza sono i terreni su cui crescono i nostri giovani e sempre più spesso le loro famiglie? Nella nostra società non esiste nessuna vera iniziativa volta a togliere questi ostacoli, ma solo tamponi, diaframmi, idee in progres, alla stregua dell’indennizzo di cittadinanza. Molto si fa però per l’incentivazione di consumi , di desideri indotti, del debito. Una società morente in cui il contante assume la misura del tutto , al punto da poter essere tolto dalla circolazione e usato virtualmente. Una società che non tollera né divergenti, né comunità. Una società che viene ben rappresentata dai suoi narratori ufficiali, i quali usano gli spauracchi della competitività e tutti gli altri delle statistiche e delle percentuali, al fine di “portare sulla retta via ” i recalcitranti cittadini che non leggono i bollettini parrocchiali, continuano a votare, e per di più votano in modo intermittente, ben si è visto con quali risultati . Gli italiani fanno impressione proprio perché non leggono e sempre meno si laureeranno, continuando a saper fare in mezzo a tutta la tecnologia, continuando a tenere la partita IVA nella giungla di leggi fatte dagli alfabeti, ostinandosi ad amare la famiglia, il territorio, il lavoro. Gente pericolosa.

  20. Beh, i primi analfabeti funzionali sono i lettori della stampa mainstream,. di cui La Stampa è fulgido esempio. Credono di saper leggere la realtà, confondendola con la rappresentazione faziosa oltre ogni limite che ne danno i loro giornali e le loro tv…

  21. 120 anni di giornalismo informativo e guarda come siamo messi.
    120 anni fa quando hanno inventato i giornali e poi il diritto all’informazione e il dovere di informare pensavano di metterci molti ma molti anni di più per ridurci in questo stato.

    Beh, la notizia vera è che non ci sono riusciti ecco perché la fonte è solo giornalistica e non supportata da dati certi, come da tradizione.

    In base ai dati che ho io, risulta che sia il 70% dei giornalisti a soffrire di analfabetismo strutturale di tipo cognitivo della lingua italiana. Che sia questo il motivo per cui noi non li capiamo? Non parlano l’italiano corrente e lo modificano di continuo a nostra insaputa.

    Ecco due esempi di oggi del cattivo uso della lingua:

    1) Cinque anni dal disastro del Concordia. Una tragedia che ha fatto il giro del mondo.
    2) Donna sfregiata con acido: rischia la vista.

    Se la statistica dell’articolo è vera, tre su dieci dovrebbero capire dove stanno gli inghippi.

  22. E questo vuol dire che tra la gente che abbiamo attorno a noi, al caffè, negli uffici, nella metropolitana, nel bar, nel negozio sotto casa, più di 3 di loro su 4 sono analfabeti: sembrano “normali” anch’essi, discutono con noi, fanno il loro lavoro, parlano di politica e di sport, sbrigano le loro faccende senza apparenti difficoltà, non li distinguiamo con alcuna evidenza da quell’unico di loro che non è analfabeta, e però sono “diversi”.
    Nella redazione de “la Stampa”, 3 su 4 sono diversi;
    Nella redazione de “Il Corriere della sera”, 3 su 4 sono diversi;
    Nella redazione de “La Repubblica”, 3 su 4 sono diversi;
    In Parlamento, nei consigli regionali, comunali 3 su 4 sono diversi; nei consigli provinciali 4 su 4 sono diversi;
    In RAI, in Mediaset, nel bosco dell’emittenti televisive 3 su 4 sono diversi;
    nei consigli di amministrazione 3 su 4 sono diversi;
    e si potrebbe andare avanti per molto.
    Ma due questioni per concludere:
    la prima. Il presidente della repubblica è per 3/4 “diverso”?;
    la seconda. Mimmo Càndito è “diverso”?

    Arthur Koestler I Gladiatori Cap. 3 Il cratere
    Il vecchio si alzò, lanciando un’ultima occhiata al campo del pretore Clodio Glabro; e vi lanciò uno sputo. – Ti auguro un pasto eccellente – disse.
    – Li odi dunque tanto? – gli chiese Enomao mentre cominciavano a discendere lungo il fianco interno del cratere. – A volte sì – rispose il vecchio. – Mentre loro ci odiano sempre, in qualunque momento. E questo è il nostro svantaggio. –

  23. Sarebbe interessante capire con quale criterio ‘scientifico’ si è ottenuta questa statistica e come si sono tratte tali conclusioni.
    Inoltre non è chiaro se l’autore voglia attribuire la colpa di questa situazione ai singoli esseri umani che non curano il proprio stato psichico e un opportuno livello di conoscenza oppure se magari intenda prendersela con le istituzioni perché non curano questa piaga.

    Comunque a me sembra che sia stata costruita una società troppo complicata per gran parte degli uomini normali (in senso statistico) e quindi è inevitabile che molti ne rimangano tagliati fuori.
    Oltre al ‘diritto allo studio’ bisognerebbe cominciare a considerare un ‘diritto all’ignoranza’, perché non tutti possono per natura arrivare ai livelli di comprensione della realtà necessari per vivere dignitosamente integrati in questa società.

  24. Dunque, articolo abbastanza imbarazzante da lasciarmi il dubbio su dove cominciare. Iniziamo dall’Istat che wilkicoipiedi (in questo caso fonte più che sufficiente) dalla pagina relativa (marchiata ad oggi come “La neutralità di questa voce o sezione sull’argomento diritto è stata messa in dubbio” … perchè adesso somiglia a un delpliant) e ci accontentiamo del “depliant” esattamente com’è, trovandoci scritto alla voce “Ruolo”: “L’Istat è il produttore di statistica ufficiale a supporto dei cittadini e dei decisori pubblici”. Potremmo fermarci, ma è divertente, quindi andiamo avanti (per ridere).

    L’Istat sarebbe cioè una specie di “Gazzetta Ufficiale delle Minchiate”, cioè dei tarocchi Napoletani. Un tempo infatti le previsioni si facevano con la palla di vetro e le famose carte, prima ancora nell’antichità si guardavano interiora di animali appositamente ammazzati allo scopo. Ogni tempo al suo metodo di lettura delle faccende misteriose. Noi oggi abbiamo la statistica, quindi va da se che bisogna avere un istituzione ufficiale che ci elargisca il dono della “luce” entro le cose misteriose.

    Ad esempio, perché l’erba del vicino è sempre più verde? Bene, invito i lettori del mio post a tirare fuori un mazzo di tarocchi e vedere cosa nasconde questo “mistero”.

    Ma veniamo allora al contestato “dato” che ci relega di nuovo nel sottoscala dell’ignoranza globale. Qualcuno ha notato che che ritmo e foga questo accada nel tempo? Ma bando alle ciance e veniamo ai dati: un indagine statistica è la cosa più manipolabile di questo pianeta. A un gruppo di militari che voglia decidere una certa tattica può andare bene per fare un sunto dei rapporti, ma fare valutazioni generali in ambito umano e civile, c’è da andare coi piedi di piombo. Noi non viviamo in un periodo storico dove un Governo ci garantisca qualsivoglia cosa (oltre la sua tendenza criminale). Il che non ci dice che tutti i governanti sono criminali, ma che l’unica conferma che abbiamo è la tendenza del potere di essere criminale. Per ciò quanto meno l’indagine dell’Istat andrebbe indagata con particolare attenzione: quali campioni hanno preso, con quali domande hanno condotto l’indagine, quali confronti sono stati fatti nel tempo e nello spazio, etc.

    Una minia alterazione di queste componenti può variare drammaticamente un dato statistico e di conseguenza le conclusioni a cui porta.

    Però vorrei focalizzare l’attenzione sul fatto (più importante) che se un articolo vuole dirci qualcosa, può darci una notizia di cronaca oppure dire qualcosa che dice qualcosa che si ritiene “creativo”. Nel primo caso la precisione (che qui e tutta apparente) è fondamentale, nel secondo può essere parziale. Se per esempio volessi sollevare un ipotesi interpretativa nuova su un romanzo classico, non ho bisogno di essere preciso, il materiale cognitivo è il mio e tanto basta.

    In questo articolo vengono formulate una serie di illazioni, una dietro l’altra, parte di una collezione sistemica di illazioni del tutto gratuite “auto-rimandanti una all’altra”, che ci vengono ribadite acriticamente: l’istruzione rende intelligenti, il basso grado di partecipazione sociale è frutto di ignoranza, gli italiani (e per tenergli compagnia gli spagnoli, “guarda caso” nostro specchio economico preferenziale) sono peggio degli altri, l’analfabetismo, la scuola. Per dire che non riusciamo a connettere strutturalmente le idee?!

    Da quel che osservo, ovunque metto il naso a casaccio, ho la presunzione di accorgermi semmai che c’è un insofferenza crescente dovuta proprio al fatto che politicamente i puntini disegnano un quadro complessivo chiaro alla mente degli Italiani. Cioè che sono governati da figure indecenti e da un tempo tanto lungo da renderci assuefatti.

    L’istruzione non ha mai comunque toccato proprio e solo l’intelligenza strutturale italica, semmai tocca il feedback, cioè la capacità di verificare le proprie conclusioni. Ma l’ignorante è abituato a sapersi ignorante (dato che gli viene rinfacciato in ogni caso da questa società) ed è proprio per questo che tende a non affermarsi. Dei tanti “analfabeti” che ho conosciuto e ascoltato, non ne ho trovato uno lucidamente consapevole dell’indecenza strutturale di questa società: dovrei quindi saperli incoscienti “strutturali”? Il dato è per ciò sommerso e credo davvero sia dura dimostrare una continuità tra analfabetismo generico e strutturale. Mentre è vero il dato caotico, la compresenza massiccia di dati contraddittori propria della modernità dell’ultima ora, ad esempio in interdet ma anche nei media “tradizionali”, capace di stordire anche i vari pico-de-paparis (e non solo gli ignoranti). Ma questo ci mette tutti abbastanza sullo stesso piano: più uno sa cose, meno ci sguazza dentro l’informazione caotica. Sarebbe come pretendere di assegnare all’Istat il rigoroso conteggio delle mucche ancora vive che svolazzano dentro un uragano che sta portando via noi, la casa e la fattoria insieme.

    Per capire il comportamento rinunciatario (che viene spesso indicato come “il male italico”) basta il principio di “impotenza appresa” (qui: https://piedeamaroworld.wordpress.com/2015/10/05/impotenza-appresa/). Per capire perché certi fenomeni sociali tendono a essere memi-stupidaggine basta l’esperimento di Milgram (qui: https://it.wikipedia.org/wiki/Esperimento_di_Milgram) e per capire perchè si tenda a non reagire socialmente, basta “l’effetto spettatore” di Darley e Latane (qui un video efficace: https://www.youtube.com/watch?v=ZLFI9S5hAQU).
    Si noti che sono tutti esperimenti che hanno più di quarant’anni …

    Il giornalista invece ci faccia un favore: vada nella scuola più vicina, chieda un cappello con orecchie d’asino e si metta dietro la lavagna per il resto della giornata. Così forse capirà (muovendo il culo per fare il “giornalista” -vero-) che forse il problema sta nel fatto che la scuola è disfunzionale a livello strutturale e disincentivata sia dall’alto che dalla penuria, che economicamente colpisce molto duro. Sempre che (ovviamente) lui stesso non sia (come sembra dal suo articolo) un “analfabeta strutturale”.

    • Da buon analfabeta funzionale e disfunzionale non ho capito nulla del tuo commento (come spesso mi succede leggendoli).
      Invece ho capito bene l’articolo che non è né cronaca né “creativo”.
      Riporta dei dati statistici certamente discutibili ma anche no, essendo anche banalmente ovvi.

      ” il 18,6 per cento degli italiani – cioè quasi uno su 5 – lo scorso anno non ha mai aperto un libro o un giornale, non é mai andato al cinema o al teatro o a un concerto, e neppure allo stadio, o a ballare. Ha vissuto prevalentemente per la televisione come strumento informativo fondamentale,”

      credo dica tutto.
      Aggiungerei per completezza Facebook.
      La maggiorparte della gente che conosco accede a internet da poco tempo e accede per stare quasi esclusivamente su facebook.

  25. se l’articolo non fosse prolisso, forse io, che faccio parte dei 3 su 4, sarei riuscito a leggerlo tutto. Qual è il messaggio? Perchè se manca del messaggio cosa si scrive a fare?

  26. Io sono un’ignorante strutturale ed anche funzionale di bassa scolarizzazione. E infatti non ho capito il corsivo.

  27. Ammesso che questi dati siano veri, è molto probabile che siano sempre stati veri. Non c’è stato un peggioramento nel corso degli anni come si legge tra le righe di questo articolo. Il problema qui è che sempre più spesso queste argomentazioni autorazziste e svalutanti vengono poi utilizzate per attaccare la democrazia. Più volte l’autore pare scandalizzato che questi analfabeti funzionali possano votare…

  28. Si potrebbe classificare come analfabeta funzionale anche chi ha un approccio fideistico alla realtà ossia i credenti di qualsiasi religione rivelata?

    Perché allora le percentuali si innalzano di parecchio. Secondo me chi è credente lo è semplicemente perché essere seguaci di una religione implica l’adesione a ciò che è scritto nei libri “sacri” che, com’è noto, sono dei libri di favole più o meno come quelli di Perrault o dei Grimm.

    • signorina lei confonde la Verità con la Realtà.
      La realtà è una illusione mentre la Verità si Crede e quindi è la unica cosa tangibile.

      • Appunto. La verità si crede su delle basi, ossia che un corpo cade verso il basso per la forza di gravità o che l’acqua bolle a 100° al livello del mare. Questa è una verità. L’unica cosa tangibile. Cosa sarebbe invece per lei l’illusione?

    • Sarebbe facile se fosse così. Ma, giusto per fare un esempio, io ho a portata di mano “Il sistema tecnico” di Ellul, credente che ha scritto le migliori riflessioni che ho potuto trovare sulla tecnica. E ci sarebbe anche Girard, con il suo “Capro espiatorio” che smonta e rimonta miti e fornisce un interessante approccio alla nascita della politica. Anche lui credente. Nelle vicinanze c’è un certo Gramsci, che credeva nella rivoluzione proletaria, una forma diversa di credenza, ma sapeva scavare a fondo.
      Ecco forse non è importante avere credenze, ma sapere quali sono e saper scavare.

      • Non mi dica che lei mette sullo stesso piano la rivoluzione proletaria e il cristianesimo perché altrimenti si inserisce da sé tra gli analfabeti strutturali… Il filosofo credente, in genere (non è forse il caso di Girard che scomponendo le mitologie e vivisezionandole le svuota dei significati mistici, per mostrare come sono usate strumentalmente, gliene va dato atto), a un certo punto diventa insopportabile per la presenza assai ingombrante e irrisolta della divinità e della fede, che sono SEMPRE un punto di arresto, non si va oltre. Le rivelazioni bloccano la ragione colle favole che, si badi bene, non sono trattate come favole dai più ma come cose realmente accadute. L’analfabetismo strutturale è in agguatissimo.
        Jacques Ellul butta via il bambino coll’acqua sporca, perché la Tecnica è vista unicamente come distruttrice, anche se in un primo momento è trattata come ambivalente. Ma quando disprezza il sistema come “cieco” personalizza la Tecnica come se fosse una dea bendata e non è affatto così. Grazie alla Tecnica invece io e lei possiamo chiacchierare qui, io posso portare protesi dentarie e milioni di persone possono vivere meglio.
        Alla fine c’è sempre lo spettro dell’Età Aurea, il tempo perfetto e perduto, che avviluppa tutto. E, guarda caso, per i credenti, generalmente, l’Età Aurea coincide colla fede. Ce n’è di materiale per la superstizione…

  29. IDEONA!
    La patente di voto!
    Come la patente di guida, si fanno degli esami per valutare un potenziale elettore attento e informato.
    Se si superano gli esami si da la tessera elettorale, che diviene un vero e proprio patentino di voto si spera consapevole.

  30. Il “discorso” è tutto qui: “l’ignoranza è forza la guerra è pace la libertà è schiavitù” (Orwell lo chiamava bipensiero).

    Ragione per cui i “Grandi Fratteli” hanno sempre fatto della formazione (manipolandola) la forza dei veri mezzi adatti ai fini corrispondenti. Il marketing della cultura, dell’arte, del design e, a fortiori, anche della critica e dei dibattiti da talk show televisivi hanno una forza performativa enorme. Generano interesse, polarizzano l’attenzione, a tal punto da disorientare e ri-orientare sentimenti e consumi delle masse di utenti.

    Le facoltà cognitive degli utenti di oggi è giunta a un livello di totale “dissonanza” che i “Grandi Fratelli” possono fare possono fare quello che vogliono, perché la decadenza dell’utenza costituisce il presupposto, logico e cronologico della loro permanenza al Potere.

    D’altro canto, sanno bene che “chi semina vento raccoglie tempesta”. E ciò non sarebbe loro tollerabile.

  31. Ah Mimmo…. Noi saremo pure ‘nalfabeti ma tu non sai nemmeno la geografia. .. l’Inghilterra non è una “società” gli scozzesi e i gallesi dove li mettiamo? Volevi dire Regno Unito? Gran Bretagna?…

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