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Festival di Sanremo, se Gramsci fosse vivo cosa ne penserebbe?

DI DIEGO FUSARO

fanpage.it

Immaginiamo che Antonio Gramsci tornasse in vita e potesse assistere al Festival di Sanremo. Sicuramente gli dedicherebbe una sezione dei “Quaderni del carcere” come fenomeno di massa. In termini gramsciani, la questione è la seguente: vi sono due modi di “andare al popolo” E quello del festival è il peggiore.

“Lasciatemi cantare”: così cantava nel 1983, proprio sul palco di Sanremo, Toto Cutugno, con un successo destinato a diventare subito internazionale. Richiamandomi a Cutugno, vorrei che lasciaste per un attimo cantare anche me. Fuori dal coro, s’intende. Per prendere posizione sul festival di Sanremo. Per prendere posizione non sulla qualità della musica, degli arrangiamenti e delle sfilate (ché, del resto, non ne avrei gli strumenti), bensì sul fenomeno sociale festivaliero.

Immaginiamo, per un attimo, che Antonio Gramsci tornasse in vita e potesse assistere al festival condotto dalla De Filippi e dal signor Conti. Sicuramente una sezioncina – piccola piccola – dei “Quaderni del carcere” la dedicherebbe al festival della canzone italiana come fenomeno di massa. In termini gramsciani, credo che la questione fondamentale da porre in relazione al festival sia la seguente, che così vorrei impostare: vi sono due modi di “andare al popolo”.

V’è un primo modo, che è poi quello prospettato e valorizzato da Gramsci, e consiste nel tentativo di innalzare il popolo italiano, di trarlo dalla propria atavica passività e dalla propria secolare ignoranza: di modo che possa attuarsi una “riforma intellettuale e morale” – parola di Gramsci – tesa a produrre un progresso sociale collettivo.

Si dà, poi, un secondo modo di andare al popolo, ed è quello che i “Quaderni del carcere” attribuiscono alla Chiesa cattolica: è il modo di chi va al popolo non per innalzarlo, bensì per mantenerlo programmaticamente nella sua condizione di arretratezza patologica. In modo che il popolo mai si ridesti e possa maturare propositi poco coerenti rispetto all’ordine stabilito. Insomma, una funzione ad alto tasso conservativo, il cui fine ultimo – ci suggerisce Gramsci – è il mantenimento della condizione data, fondata sulla passività e sull’ignoranza delle masse popolari. È, in fondo, lo stesso risultato ottenuto, sia pure per via diversa, da chi non va per nulla al popolo, lasciandolo nella propria condizione.

Ora, credo si possa ragionevolmente sostenere che il festival di Sanremo assolva alla seconda e non alla prima funzione: il suo andare al popolo – a milioni di italiani, letteralmente – non genera “progresso intellettuale di massa”, ma “morfinismo politico”, ebete adattamento, distrazione rispetto alle contraddizioni reali, spettacolarizzazione virtuale e anestetizzazione delle coscienze. Dirotta la rabbia gravida di buone ragioni degli oppressi verso lo spettacolo edulcorante televisivo. Per questo – un consiglio non richiesto – suggerisco a tutti di spegnere la televisione.

Diego Fusaro

Fonte: www.fanpage.it

Link_ http://www.fanpage.it/se-gramsci-fosse-vivo-cosa-penserebbe-del-festival-di-sanremo/

11.02.2017

Pubblicato da Davide

  • Fulminato1975

    Fusaro ti ho sempre stimato, ma questa funzionalità del festival al rincoglionimento generale è cosa risaputa.

  • antifemminismoragusa

    orgoglioso di non averlo visto

  • Toussaint

    Non solo Fusaro, è interessante citare anche l’ironia di D’Agostino: “”non c’è comunicazione sociale, né cultura (alta o bassa che sia), che non nasca o proliferi sul racconto dei cazzi (sic) degli altri. Il pettegolezzo è il fondamento della società civile”.

    Il festival non lo vedo da decenni. Detto questo, da bravo lettore di Dagospia, mi sembra che sui media si sia parlato più che altro dello spacco della Leotta, dei baci alla De Filippi, del “pacco” del vincitore e della predominante presenza degli artisti gay.

    L’unica cosa su cui farei qualche riflessione, se avessi una cultura adeguata, è che esiste anche l’intrattenimento, che può essere “intelligente”, ma anche meramente di pancia. La comicità di Totò (ma la comicità in generale) veniva considerata di bassa lega, oggi l’hanno tutti largamente rivalutata. Adesso è diventata “culturale”. Dove starebbe Totò, secondo Fusaro? Nel primo o nel secondo gruppo? Insomma, ci faceva acquisire una coscienza di classe, o ci intorpidiva le menti, come la Chiesa e San Remo? Boh.

    Leggerò volentieri i commenti di qualche lettore più acculturato di quanto lo sia io. Secondo me Gramsci avrebbe detto che si trattava di uno spettacolo nazional-popolare di cui non glie ne fregava niente, reprimendo a stento uno sbadiglio. Quando si parla di ribaltamento di un’egemonia culturale, credo che ci si debba riferire ad altro. Mi sembra che a formare un certo tipo di società siano più le piccole cose che penetrano nel nostro cervello quotidianamente, come un martello, che quattro stronzi che si agitano una volta l’anno su un palco con l’obbiettivo (fallito) di farci divertire un po’. Ma m’inchino alle opinioni di Fusaro.

  • disqus_VKUtLIms5T

    Il festival a mio modesto parere va interpretato come un momento di puro relax…

  • gilberto6666

    Fusaro perde tempo ad ipotizzare cosa direbbe Gramsci su Sanremo, fatte le debite proporzioni, sarebbe più efficace se lo chiedesse ad un contemporaneo pensatore politico che l’ha visto e pure fatto.

  • ant85

    Mettiamola in questo modo, il festival di Sanremo è una cagata pazzesca ma di puro intrattenimento si tratta. Qualcuno dovrebbe informare Fusaro che il problema di questo paese si chiama menefreghismo, dove l’Italiano medio, storicamente parlando, non ha mai fatto una sola rivoluzione utile a migliorare questo paese; menefreghismo che evidentemente esisteva anche prima dell’arrivo della tv. Francia o Spagna purchè se magna, signori miei.

  • Enrico S.

    In effetti, il Festival rientra nella seconda definizione di “andare al popolo”. Un po’ come questo post rientra nella terza: né innalzamento né mantenimento, ma scappellamento a destra come se fosse antani.
    Una supercazzola che neanche la buonanima della Mannoia…

  • furibondius

    “Tutti tuttologi col web
    Coca dei popoli
    Oppio dei poveri.”

    il brano è interessante, anche se, non so se volontariamente, prende una posizione contro una possibile “coscienza web”, facendo di tante erbe un “fascio”

    in realtà non si tratta solo di occidentalis, l’universalis web karma sta contagiando personaggi “fuori dal coro” come l’in questo caso tuttologo inconsapevole Fusaro…

    con tutto il rispetto, Diego

    • Gino

      il problema é che nel mare di fuffa la massa un po’ meno acefala nn sa distinguere la fuffa e la nn fuffa e prende abbagli giganteschi generalmente aiutati dai media che propongo sempre e solo modelli fuffa ai quali però la massa crede

  • SanPap

    “Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada potrà tagliare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare.La fatalità che sembra dominare la storia non è altro appunto che apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo.”
    A. Gramsci – Odio gli indifferenti -1917

    • ADANOS

      Tragicamente vero. Grazie per averlo postato!

  • SanPap

    Rapper Clementino.
    Clementino si differenzia dagli altri rapper del panorama italiano per il fatto di non contenere semi.
    da Spinoza

  • Tonguessy

    IN effetti il festival non l’ho mai seguito, giusto per evitare la fine di Nichetti di “Ho fatto splash”. Ma uno zapping impietoso mi ha catapultato nel girone auditel. Ho osservato sgomento il parto extraeterino dei 24 vizi capitali (7×3). Una strana catalessi tentava di impadronirsi di me, l’accidia cominciava a salirmi. Ma la mia personale idiosincrasia verso i taroccati, gli insulsi, i presuntuosi e quelli che cantano sempre nel coro convinti di essere unici ed irripetibili mi ha repentinamente riportato nella retta via. Alle volte basta il click di un telecomando a salvarti la psiche.
    C’est facile…..
    Fusaro deve essere a corto di argomenti se si abbassa a far negoziare Gramsci con la De Filippi (il marito di Costanzo). Nel bene e nel male, pur che NON se ne parli. Alle volte il silenzio è da preferirsi. Chiedete conferma a Nichetti.

  • Alberto Capece Minutolo

    Ma che cazzate e che banalità, comincio a pensare che i detrattori di Fusaro, abbiano pienamente ragione

  • Ronte

    E a proposito di Gramsci…..’Odio gli indifferenti anche per ciò che mi dà noia il loro piagnisteo di eterni innocenti. Domando conto a ognuno di essi del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime….’.
    Mi pare il caso di dover mettere in evidenza il fatto che in Italia l’80% delle violenze si consumano all’interno della famiglia, probabilmente a suon di musica sanremese: Poveracci…

  • Pyter

    Allora, gli italiani sono 60 milioni. 12 milioni hanno guardato Sanremo. Sono il 20%.
    Il 20% costituisce il patriziato italiano, gli altri la massa.
    Quindi Sanremo non è un fenomeno di massa.
    E’ un fenomeno di cassa.

  • Maria Di Monti

    Fusaro scomoda Gramsci e propone un post sul festival? Mmmmmmm…..

  • mystes

    A mio vedere il problema non è “se Gramsci fosse vivo…” ma semplicemente uno: questo tipo di spettacoli sono il tempio delle vanità e delle apparenze, senza talenti nè contenuti. Perchè piace alle masse? Perchè le masse si manipolano facilmente e si manipolano proprio con spettacoli come questo. Recentemente la RAI ha trasmesso uno spettacolo con Gigi Proietti dove si poteva vedere e gustare il talento teatrale, musicale e soprattutto la grande qualità deell’artista vero e completo. Ma Gigi Proietti è un uomo d’altri tempi e d’altra formazione….

  • Germano Freni

    Al tempo di Gramsci c’era il festival di Napoli e l’Italia combatteva l’impero.
    Insomma epoche differenti per problemi analoghi irrisolti.
    La costante è la distrazione delle masse.