UOMINI E DONNE SEMPRE PIU’ UGUALI

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DI MASSIMO FINI
Il gazzettino

«La specie umana si va evolvendo verso un modello unico. Le differenze fra uomo e donna si attenuano. L’uomo non dovendo più lottare come una volta per la sopravvivenza, produce meno ormoni androgeni, la donna, anche lei messa di fronte a nuovi ruoli, meno estrogeni e gli organi della riproduzione si atrofizzano. Questo, unito al fatto che, fra fecondazione artificiale e clonazione, il sesso non è più l’unica via per procreare, finirà per privare del tutto l’atto sessuale del suo fine riproduttivo. Il sesso resterà, ma solo come gesto di affetto, dunque non sarà più così importante se sceglieremo di praticarlo con un partner del nostro stesso sesso».

Queste le dichiarazioni, di qualche giorno fa, di Umberto Veronesi. Fin qui l’oncologo non fa che delle constatazioni. Lo vediamo tutti che il mondo sta girando in questo senso. Ma Veronesi, che è uno scientista a tutto tondo, un impresario della sanità più che un medico, molto alla moda, vede, al pari del resto di molti suoi colleghi scienziati, in questo panorama agghiacciante un fatto positivo. «Perchè nasce dalla ricerca della parità dei sessi e porta verso una maggior libertà dagli stereotipi e dai pregiudizi».

Ma a parte il fatto che per esser pari, nei diritti e nei doveri, non è necessario essere uguali, quella che prospetta Veronesi più che “un’evoluzione naturale della specie” è la estinzione. L’uguaglianza antropologica porterà, come già sta avvenendo, anche a un’uguaglianza psicologica, mentre è proprio la diversità della sensibilità maschile e femminile, oltre, e forse più, di quella fisica, l’eterno motivo di attrazione, e di tensione, fra i sessi. A questo punto tanto varrebbe masturbarsi da soli dietro una siepe, ricordando i tempi felici in cui gli uomini e le donne erano diversi. E voglio vedere la fecondazione in vitro e la clonazione del professor Veronesi sostituire, numericamente, il normale atto sessuale e permettere la riproduzione e la continuazione della specie.

La cultura, la scienza, la tecnica, l’economia occidentali stanno marciando, col sole in fronte e le certezze in tasca, verso l’appiattimento, l’omologazione, la standardizzazione universali. Ciò è funzionale all’economia, e ai deliri di onnipotenza di qualcuno, ma è mortale per l’uomo. La diversità non è solo, come dice la saggezza popolare, il sale della vita, ciò che la rende interessante, ma è la vita stessa. Eraclito afferma che è la tensione fra gli opposti a creare quell’energia che sostiene il mondo, che fa il mondo e, polemizzando con Omero (altri tempi, altri polemisti, altre teste pensanti) che aveva detto “possa la discordia sparire fra gli Dei e fra gli uomini “, replica: “Omero non si accorge che egli prega per la distruzione dell’universo, se la sua preghiera fosse esaudita tutte le cose perirebbero”.

I Greci, che avevano una teoria della meccanica (Archimede, Filolao) che avrebbe permesso di costruire macchine molto simili alle nostre, ma anche il senso del limite, non lo fecero perchè intuivano che è pericoloso manipolare in modo massivo la Natura. Noi non facciamo altro da tre secoli, che attaccare la Natura in ogni suo aspetto. Ora, la natura non va divinizzata, ma ha elaborato le sue leggi in milioni di anni, noi mettiamo in circolo innovazione di cui neanche il più potente dei computer può valutare, a medio e lungo termine, le varianti e gli “effetti collaterali”.

Con l’ottuso ottimismo di tutti i Veronesi trionfanti si va, dritto e di filato, verso la catastrofe. L’uomo, cellula impazzita, è diventato una sorta di tumore del pianeta. E, prima o poi, farà una brutta fine. O per autoestinzione. O perchè la Natura ci spazzerà via con un qualche scrollone. O perchè, proprio come un tumore, finirà per distruggere il corpo che gli ha dato e gli consente la vita.

Massimo Fini
Fonte: www.massimofini.it
Uscito su “Il gazzettino” il 24/08/2007

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