Una misura cosmetica

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Come vanno strombazzando in pompa magna le varie agenzie di regime, da domani, per gentile concessione del governo, decadrebbe l’obbligo di indossare la mascherina all’aperto, imposizione che, ragionando in punta di diritto, non è mai sussistita. Al chiuso, invece, e in caso di “assembramento”, il bavaglio di Stato resta sacro: sono follie che ormai sono entrate sottopelle. Nel territorio governato da Don Vicienzo De Luca, invece, la coercizione all’umiliazione permarrà. All’atto pratico, questo ennesimo e fantomatico obbligo ha avuto la funzione di alimentare la nuova fase di terrore paranoico legata all’introduzione della tessera verde per entrare nei negozi. Per chi è abituato a camminare a testa alta e a bocca nuda, invece, questa “quarta ondata” (o era la terza? o la quinta?) di mascherinamento di massa ha prodotto un’ulteriore overdose di ribrezzo, fra passanti che scappano, strabuzzano gli occhi, si calcano bene sul naso il mascherone ffp2, 3 o 4: il consueto campionario a cui ci hanno abituati gli adepti del covidismo, ma con qualcosa in più, un moto aggiuntivo di apprensione legato sì alle letali potenzialità di Omicron e Deltacron, ma soprattutto ai no vax che se ne vanno in giro indisturbati, come martella dalla mattina alla sera la televisione. A parte queste considerazioni, e mentre il redento Bassetti, fra un’invito all’adunata ed un’arringa rivoluzionaria, dice delle mascherine che “servono a poco” e che sono state “una misura cosmetica”, le possibili interpretazioni di questa “svolta” smascherinista del governo sono due: o ci toccherà rivivere la storiaccia del 2020 e del 2021, con allentamenti delle restrizioni concepiti in modo tale da avere poi il pretesto per nuovi e più insolenti abusi, oppure, come da più parti si sottolinea, sta prendendo corpo la strategia d’uscita dei vari farabutti che si sono prestati a questo Grande Gioco, i quali vanno riposizionandosi per uscirsene illibati dalla fogna in cui hanno sguazzato e pasteggiare infine a tarallucci e vino alla faccia nostra. In ogni caso, è evidente che la marcia indietro sul Green Pass non è prevista (o non ancora, direbbero i più ottimisti), pertanto bisogna aspettarsi che si inventino qualcosa a mo’ di spauracchio e giustificazione: la “emergenza climatica” è lì che scalpita per sostituire quella “pandemica”. Intanto, è sperabile almeno che, da domani, il panorama delle strade si presenti meno squallido e avvilente del solito, ma anche in questo caso ci sarà da restar delusi. Pregliasco, infatti, continua a raccomandare “attenzione e prudenza”.

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