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PAOLO SAVONA

UE: Un Nazismo Senza Militarismo

DI PAOLO SAVONA

sollevazione.blogspot.it

«L’Italia è in una nuova condizione coloniale…. siamo in presenza di un fascismo senza dittatura e, in economia, di un nazismo senza militarismo».
(Paolo Savona)

Presentiamo ai lettori alcuni significativi stralci del libro di Paolo Savona “Come un incubo come un sogno” (Rubbettino) in libreria nei prossimi giorni. Sarà chiaro perché gli euroinomani lo detestano e Mattarella non vuole nominarlo ministro.

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COME CI FICCAMMO NEI GUAI…

«Il mancato perseguimento degli obiettivi conduce a uno stato permanente di tensione all’interno dell’Europa per le ingiustizie che implica: i cittadini non sono tutti uguali nei diritti, ma solo nei doveri. L’esprit d’Europe si attenua e vengono meno le componenti sociali della pace, la vera forza che ha
trainato all’inizio l’idea di Europa. I motivi di questa situazione sono due: l’unione non era ancora maturata nella coscienza dei popoli europei finendo con il peggiorarla per le cattive performance registrate nei momenti di crisi e perché le istituzioni create confliggevano con gli obiettivi. La scelta fu decisa da un’élite che procedette illudendo il popolo con le promesse contenute nell’articolo 3 riportato. Per l’euro, invece, la volontà delle élite divergeva e fu necessario un compromesso che assegnò compiti limitati all’eurosistema e condusse a una sua nascita prematura rispetto all’indispensabile unione politica. Le preoccupazioni erano dovute al fatto che l’assegnazione di poteri più ampi alla Banca centrale europea non avrebbe garantito un’inflazione contenuta e poteva condurre a una mutualizzazione dei debiti pubblici, entrambi aspetti che la Germania non intendeva accettare. Fu un atto di debolezza dovuto alla fretta».

ITALIA COLONIA (TEDESCA)…

«Al di là dei difetti in materia “economica”, i modi in cui l’Ue è nata, con poca preparazione dei cittadini europei e in assenza di un referendum in molti dei paesi firmatari, sono la manifestazione più chiara della filosofia politica più ingiusta e pericolosa per l’affermarsi della democrazia: quella che gli elettori non sanno scegliere, mentre sarebbero capaci di farlo per loro conto solo gruppi dirigenti “illuminati” che, guarda caso, coincidono con quelli al potere. Tra questi Paesi vi è l’Italia, dove la Costituzione decisa dai padri della Repubblica contiene la più chiara violazione del principio democratico, quello che i trattati internazionali non possono essere oggetto di referendum. Conosciamo le origini di questa grave
limitazione, ma esse non valgono più dalla caduta del comunismo sovietico; torna comodo tenersi la proibizione per imporre la volontà dei gruppi dirigenti economici e politici. Posso testimoniare personalmente che i sostenitori del Trattato di Maastricht, in particolare per quanto riguarda la cessione della sovranità monetaria, erano coscienti dei difetti insiti negli accordi firmati, ma la sfiducia che essi avevano maturato sulla possibilità di collocare l’Italia nel nuovo contesto geopolitico hanno indotto il Parlamento a seguire i loro consigli, compiendo un atto che sarebbe potuto essere favorevole al Paese se l’assetto istituzionale dell’Ue avesse condotto a un’unione politica vera e propria e non avesse i gravi difetti di architettura istituzione e di politeia indicati…Poiché l’unione commerciale e monetaria non ha condotto all’unione politica come sperato, questi gruppi dirigenti ci hanno lasciato un’eredità negativa che, sommandosi ai difetti culturali e politici del Paese, fa scivolare l’Italia in una nuova condizione coloniale, quella stessa sperimentata dalla Grecia».

FASCISMO SENZA DITTATURA…

«L’Italia era impreparata nel 1992 ed è ancor più impreparata oggi, per le difficoltà che si sono accumulate e perché ha capito con quali compagni di strada si è messa. Non accuso la sola dirigenza italiana della scelta errata, ma anche quella europea, che era ben conscia, anche spingendosi oltre la realtà fattuale, che l’Italia non fosse preparata per stare nella moneta unica così come era stata concepita. Nella riunione del 24 marzo 1997, tenutasi a Francoforte, l’Italia era fuori dall’euro, nonostante Ciampi, ministro del Tesoro del governo Prodi, avesse varato il 30 dicembre precedente una manovra fiscale di 4.300 miliardi di lire, imponendo quella che è ricordata come “eurotassa” per rientrare nei parametri fiscali concordati. L’Italia aveva chiesto inutilmente di prorogare l’avvio dell’euro, ma la Germania si oppose. Un anno dopo, il 28 marzo, l’Italia venne accettata nel gruppo di testa dei Paesi aderenti all’euro. Non si conosce che cosa sia esattamente successo nel corso di quell’anno; forse ha contato l’impegno della diplomazia monetaria, dove la Banca d’Italia svolgeva un ruolo importante, o forse il fatto che, fatti bene i calcoli, i Paesi-membri hanno compreso che, tenendoci fuori, avrebbero patito la nostra concorrenza sul cambio e, accettandoci, avrebbero bardato il nostro sviluppo. Ora la nuova sovranità da espugnare è quella fiscale con le stesse modalità che hanno ispirato la cessione della sovranità monetaria, ossia secondo una visione di parte, pregiudiziale, del suo funzionamento, accompagnata dalla solita dichiarazione che servirebbe a migliorare il benessere generale. Essa non sarebbe un passo verso un’unione dove i cittadini godono degli stessi diritti ma per consentire una buona performance dell’euro e del mercato unico che causa una divisione tra essi. L’uomo al servizio delle istituzioni e non viceversa, una concezione sovietica dietro il paravento della liberaldemocrazia. Semmai si decidesse di farlo — e i gruppi dirigenti italiani, la stessa cultura accademica prevalente sono pronti ad accettarlo — si rafforzerebbero ancor più le forme di coordinamento obbligatorio, di tipo burocratico, diminuendo quello spontaneo garantito dal mercato unico creato con gli Accordi di Roma del 1957. Il problema dell’Ue non è l’autonomia delle sovranità fiscali nazionali, peraltro già vincolate dai parametri di Maastricht e rafforzate con il fiscal compact, ma l’assenza di un’unione politica in una delle forme conosciute di Stato. Spiace doverlo evidenziare, ma, cavalcando l’ideale elevato di porre fine alle guerre tra Paesi europei, non potendo procedere per via politica, i gruppi dirigenti hanno deciso di seguire una soluzione dove i principi democratici non hanno accoglienza. La conseguenza di questa scelta ha i contenuti di un fascismo senza dittatura e, in economia, di un nazismo senza militarismo».

SE QUALCOSA NON FUNZIONA SI CAMBIA…

I gruppi dirigenti apprezzano l’inversione dei rapporti di forza favorevole che l’Ue stabilisce tra loro e il popolo, in particolare i lavoratori, con i media che esaltano quasi quotidianamente “le magnifiche e progressive sorti” dell’Unione europea per il Paese, anche se esse non emergono dalla realtà. L’enigma (peraltro di facile soluzione) è a quale parte del Paese si riferiscono? Purtroppo la risposta è quella parte che già sta bene e sa difendersi, essendo in larga maggioranza. Siamo tornati indietro di secoli nelle conquiste raggiunte nella convivenza civile democratica. Poiché una politica monetaria comune non si adatta a tutte le esigenze o condizioni di fatto dei Paesi che aderiscono alla moneta unica, l’aggiustamento dovrebbe essere attuato con adeguate politiche fiscali, le quali, come si è ricordato, sono restate nelle mani dei singoli Paesi, ma sono vincolate da limiti ben precisi posti ai deficit del bilancio pubblico e al livello del debito sovrano sul Pil. Soprattutto per i Paesi, come l’Italia, che fin dall’inizio avevano una posizione squilibrata rispetto a questi due parametri fiscali (oltre il 7% nel deficit di bilancio e oltre il 100% nel rapporto debito pubblico/Pil), gli spazi per queste politiche sono di fatto attribuiti in modo asimmetrico, positivi per chi rientra nei parametri concordati, negativi per gli altri. L’ingiustizia è innata negli accordi (…) Non c’è verso di convincere i leader dell’Unione europea di seguire il principio di Franklin Delano Roosevelt che se qualcosa non funziona, si cambia. Ma il cambiamento richiede preparazione scientifica, fantasia creatrice e coraggio per intraprenderlo. Nell’Ue le forze della conservazione prevalgono. La storia economica brevemente percorsa suggerisce che è necessario mutare le politiche riguardanti gli investimenti, soprattutto pubblici, e la tutela del risparmio operando sui tassi dell’interesse e sul rischio, nonché il funzionamento del sistema monetario internazionale ed europeo, affrontando con adeguate politiche i divari di produttività tra aree geografiche, settori produttivi e dimensioni di impresa. Se non lo fa, la società prima o dopo si vendicherà, seguendo i movimenti di protesta non perché siano preparati ad affrontare il problema, ma solo perché insoddisfatti delle politiche seguite dai partiti tradizionali».

IL RISCHIO CHE ARRIVI LA TROIKA…

«Non ho mai chiesto di uscire dall’euro, ma di essere preparati a farlo se, per una qualsiasi ragione, fossimo costretti volenti o nolenti (il piano B da me invocato). Ritengo che uscire dall’euro comporti difficoltà altrettanto gravi di quelle che abbiamo sperimentato e sperimenteremo per restare. Il problema consiste nel fatto che non abbiamo né piano A, né B. Il piano A dell’Italia è quello della Ue con le conseguenze indicate. Ho il timore che il piano B sia quello di consegnare la sovranità fiscale alla “triade” (Fmi-Bce-Commissione) se le cose peggiorano, infilandoci nella soluzione greca. Il Paese è in un vicolo cieco. Le autorità hanno il dovere di approntare e attuare due diversi piani, quello necessario per restare nell’Ue e nell’euro, e quello per uscire se gli accordi non cambiano e i danni crescono. Invece si insiste nella loro inutilità essendo l’euro irreversibile e si è disposti a pagare qualsiasi costo pur di stare nell’eurosistema. La prima dichiarazione viene fatta a voce alta, la seconda raramente, ma viene comunque pensata dagli ideologi dell’Ue e dell’euro, ben sapendo che questo costo non verrebbe pagato da loro, ma da una minoranza, sia pure di dimensione significativa».

Paolo Savona
Fonte: http://sollevazione.blogspot.it
Link: http://sollevazione.blogspot.it/2018/05/un-nazismo-senza-militarismo-di-paolo.html
26.05.2018

Pubblicato da Davide

11 Commenti

  1. E te credo che mattarella non vuol nominare ministro economico uno che scrive cose del genere! significherebbe far crollare tutta la baracca Ue…almeno così com’è stata pensata e realizzata.
    Comunque, fermo restando che è giusto incazzarsi con la germania, resta il fatto che i principali responsabili delle nostre disgrazie sono gli Usa che questo mostro hanno voluto creare per i loro sporchi giochi di dominio e di guerra.
    Ora, con trump, sembra che al di là dell’oceano ci siano dei ripensamenti e credo che sotto sotto parteggino per 5s e savona e, in minore misura, per la lega (pesa negativamente la posizione di salvini sulle sanzioni alla russia che vorrebbe eliminare).
    C’è il rischio che il governo abortisca prima di nascere e c’è anche chi sospetta che ci sarebbe un qualche patto occulto tra salvini e Berlusconi per farlo saltare per cui tutti gli apparenti attriti tra salvini e la sua coalizione sarebbero solo una sceneggiata.
    L’ipotesi mi sembra davvero fantasiosa anche perché non si capirebbe cosa ci andrebbe a guadagnare salvini nel prestarsi a una sceneggiata del genere.
    Direi che è preferibile attenersi ai fatti e questi dicono che salvini voleva un governo col 5s ma di fronte al gioco al rialzo degli eurocrati e dei suoi terminali italiani, forse s’è scocciato ed è deciso a far saltare tutto se qualcuno al quirinale s’impunta sul veto a Savona.
    Un po’ sospetto, invece, è il sostanziale silenzio dei 5s….sebbene alleati (pardon, contraenti) sembra che stiano alla finestra a guardare come finisce il braccio di ferro tra salvini e quirinale (fatte le dovute proporzioni, sembra di vedere Putin che pur essendo alleato di siria e Iran, gira la faccia da un’altra parte quando gli israeliani sparano missili su siriani e iraniani).
    Qualche utente un po’ provocatoriamente incita 5s e lega a manifestare sotto al quirinale.
    Ma ve li immaginate un di maio e i suoi alla tonnarelli e company che manifestano in piazza del quirinale? Roba dell’altro mondo! Quelli sono capaci solo di organizzare spettacoli sotto il palco di qualche comico che sciorina barzellette.
    Forse salvini avrebbe un po’ più di testosterone ma sono sicuro che anche lui preferisce farsi immortalare mentre guida qualche ruspa.
    Siamo messi proprio male e temo che male finiremo.

    • Se non sbaglio, eri tu che affermavi che Savona era un servo dell’Europa della Troika in quanto appartenente all’establishment? Se eri tu a dirlo ti rendi conto che sei stato sbugiardato alla grande? E ti rendi conto che la tua opinione (dato che non ci azzecchi) è totalmente inaffidabile?
      Quindi se Savona è come la peste nera per gli europeisti genuflessi, chi lo propone a ministro dell’economia può essere un servo dell’Europa? Cominci a renderti conto o ti serve altro tempo?

  2. Grandissimo dott Savona!

  3. A dire il vero il Professor Savona, quando parla di “Piano B”, dice semplicemente cose di Buon Senso. Quel Buon Senso che, ovviamente, non è mai rientrato né rientrerà mai in qualsivoglia Ideologia passata, presente e futura perché altrimenti non staremmo parlando di “Ideologia”. E l’Unione Europea non è né più né meno che una Ideologia che, come tutte le altre, sarà comunque destinata a crollare: ma il Modo in cui crollerà non sarà di poca importanza per i destini di tante persone…

  4. La Merkel ci decide il governo e intanto gli italiani fanno a gara a chi paga prima le tasse. Non mi meraviglio se poi i ricconi sovranazionali ci camminano in testa.
    Invece di sostenere questo governo (l’unico fino ad ora che non piace all’Europa) e i partiti che lo propongono, gli italopitechi si preoccupano più dei congiuntivi di Di Maio che degli imperativi assoluti di una tedesca che sui nostri governi nazionali non dovrebbe proprio azzardarsi ad aprire la fogna. Ma tutto ciò agli italopitechi non suscita nessuna reazione se non le solite inutili lamentele da bar, tipico atteggiamento dei codardi. Gli italiani preferiscono sfogarsi azzuffandosi fra fascisti e comunisti (entrambi vittime della stessa situazione), o ammazzando mogli e figli, piuttosto che andando a casa dei veri responsabili della loro infelicità a farli pentire di essere nati.
    In Italia c’è un certo Renzi, un certo Berlusconi, un certo Napolitano, un certo Mattarella, che ancora camminano con le loro gambe dopo il modo in cui ci hanno trattato.

  5. Il Presidente della Repubblica non può porre veti su un governo che gode dell’appoggio della maggioranza dei Parlamentari e ha anche il supporto del 60% degli italiani, come rilevato da recenti sondaggi. Se continuasse ad opporsi non gli resta che sciogliere le camere e tornare al voto, dove Lega e M5S andrebbero come coalizione e prenderebbero il 70% dei voti… non penso gli meriti…

    Mi fanno poi inkatzare i giornalisti RAI che continuano impunemente a fare disinformazione dicendo che l’aumento dello Spread si riverserà sul tasso dei mutui… spero che la commissione di vigilanza che si insedierà facci una bella pulizia di questi venduti!

    Forza ragazzi che forse per una volta avremo un governo serio, almeno composto da gente non comprata già prima di partire!

  6. Io al posto di Salvini o Di Maio non arretrerei di un millimetro su Savona, al massimo potrei accettare un compromesso su una figura con identico orientamento. Un cedimento su questo fronte renderebbe inutile ed insensata l’avventura governativa, esponendo a rischi di erosione rapida e rovinosa del consenso ottenuto dalle due compagini politiche. Se l’impuntamento del Quirinale dovesse continuare porterei il gioco alle estreme conseguenze rovesciando il tavolo per andare alle urne e tentare la carta della crescita elettorale. Andare al governo con un ministro eurista non avrebbe alcun senso, se non quello della spartizione di poltrone e potere.

  7. Di troppe cose siamo all’oscuro.
    Per es.: quante probabilità ci sono che un personaggio di tale background non abbia nulla a che fare con la massoneria? Quando l’appartenere alla massoneria , nel contratto Di Maio – Salvini, è motivo di esclusione dagli incarichi governativi?
    Per quale eventuale loggia correrebbe quindi il nostro? E quali ne sarebbero i disegni?
    Seguono poi interrogativi quali : Salvini, in verità, vuole le lelezioni? Di Maio pure? Mattarella anche? E mr. B? La posizione della Germania? la posizione degli USA? E gli Inglesi? E gli israeliani?
    Ognuno ha una sua ipotesi e probabilmente, ma non sicuramente, qualcuno finirà per prenderci.
    Personalmente, rendendomi conto della mia pressoché totale ignoranza dei fattori che contano, non azzardo ipotesi, ma di una cosa sono certo e cioè che illudersi di cambiare realmente lo stato delle cose con la sola espressione del voto democratico – appunto viste tutte le variabili in gioco – è purtroppo vana speranza.

  8. Penso che M5S / Lega / primo ministro, dovrebbero essere irremovibili su Savona.
    In caso contrario si torni al voto e gli italiani ricordino CHI ha impedito la nascita del “loro”governo.

  9. Italia colonia anglo-sion! I tedeschi eseguono solo il programma a loro imposto dagli UK-Sion! In questo i tedeschi sono bravi, i nr. 1 al mondo!