Home / ComeDonChisciotte / STIMOLI PER IL COMPLEANNO CINESE

STIMOLI PER IL COMPLEANNO CINESE

DI CARL FINAMORE
Counterpunch

Sessanta anni fa, il 1˚ ottobre del 1949, Mao Zedong, leader della vittoriosa Armata Rossa e presidente della Repubblica Popolare Cinese, si trovava all’entrata della Città Proibita e dichiarava solennemente la fondazione della Repubblica Popolare Cinese. Di fronte a lui stava in celebrazione una moltitudine di 300.000 persone, radunatesi nella gigantesca piazza Tiananmen di Pechino. La grande ed iconica foto di Mao è appesa oggi esattamente alla stessa entrata a muro alto come testimonianza di quel giorno.

Il governo cinese, naturalmente, sta programmando festeggiamenti spettacolari per l’imminente Giornata Nazionale—e a buon vedere, dato che c’è molto da celebrare. Nel 1949 la Cina era un Paese sottosviluppato, fatto a pezzi dall’invasione giapponese del 1937 e da una guerra civile molto dura indotta da divergenti interessi coloniali stranieri esistenti da almeno un secolo.

Oggi la Cina è la terza più grande economia al mondo. È anche appena rimbalzata dalla caduta globale per segnare più del 7% di crescita a questo punto dell’anno. Davvero impressionante, anche se al di sotto del solito valore di espansione a doppia cifra del decennio passato.

Questa ripresa è ancor più notevole se consideriamo il calo del 20% nelle esportazioni, un tempo forza motrice della macchina economica cinese. Qual è, quindi, la spiegazione?

Diversamente dal tentativo dispersivo del Congresso statunitense di salvare le banche dalla bancarotta, che ha sperperato miliardi per compensare i banchieri e gli investitori per le loro perdite, il governo centrale cinese non-capitalista, battendo ogni record, ha stanziato nel tardo 2008 ben 586 miliardi di dollari concentrandoli con precisione chirurgica nella costruzione di infrastrutture e nello stimolo dei consumi.

Se paragonato, è lo stimolo più grande tra tutti i programmi di recupero economico. Costituisce già il 13% del PIL cinese e altri soldi sono stati promessi se saranno necessari.

Per esempio, ulteriori spese sono state giusto annunciate nel maggio 2009. Sono stati messi da parte 290 miliardi di dollari per sovvenzionare gli acquisti di vari elettrodemestici da cucina moderni e altri 733 milioni per gli acquisti di automobili più efficienti.

Il “barattare il nuovo per il vecchio”, come è stato soprannominato il piano, rappresenta una versione più ampia del programmaCash for Clunkers (“soldi per rottami”, programma federale di rottamazione, ndt) del preseidente Obama. Sebbene limitato alle automobili, “Cash for Clunkers” è stato annunciato come una delle poche storie di successo del piano di stimolo economico degli Stati Uniti. Fatto stà che, fra critiche di un’eccessiva spesa governativa, “Cash for Clunkers” è stato recentemente terminato, mentre la Cina sta discutendo di estendere anche al 2010 il suo più ampio programmo di scambio, “nuovo per vecchio”.

Nella sua edizione del 7 settembre 2009, il Businees Week ha chiesto una valutazione del piano di stimolo economico americano al guru della finanza John Gutfreund, lo stesso uomo che vent’anni fa incoronarono “Re di Wall Street”. “Gli Stati Uniti hanno ottenuto qualche successo, ma fondamentalmente,” ha osservato Gutfreund in modo franco, “sono riusciti a salvare le grandi banche. Non hanno concesso prestiti al pubblico. Il più grande prestito al settore pubblico è quello dell’auto, che adesso sta per finire”.

Apparentemente, la Cina è più seria per quanto riguarda stimolare la spesa domestica per riportare l’industria in movimento sullo sfondo di un mercato globale in grave depressione.

Per esempio, un’enorme rete ferroviaria che raggiungerà praticamente ogni città e paese è in fase di costruzione. La Cina sta spendendo nelle ferrovie assai più degli Stati Uniti grazie allo sviluppo di questo vasto, ecologico e ultramoderno sistema di trasporti nazionale che comprende linee pesanti per le merci, linee pendolari per i residenti in aree urbane, linee leggere per le brevi distanze e linee veloci per quelle lunghe.

Ciò procede mano nella mano con il monumentale sforzo della Cina di ridurre le emissioni di gas serra. Il presidente Obama, recentemente, lo ha descritto al Congresso come “il più grande tentativo nella storia di rendere la loro economia efficiente dal punto di vista energetico”.

Negli Stati Uniti, questi enormi programmi di investimenti verrebbero derisi in quanto coinvolgerebbero troppo il governo e causerebbero un eccessivo aumento del debito pubblico. Ma in Cina, vengono visti come l’organizzazione di progetti edilizi di fondamentale importanza, che producono servizi preziosi per la società nell’educazione e nella sanità, e rinvigoriscono i depressi consumi interni.

Naturalmente, tutto ciò ha il vantaggio ulteriore di dare occupazione a milioni di persone. Da questo punto di vista, l’approccio cinese è marcatamente diverso da quello statunitense e sembra avere assai più successo.

In un mondo afflitto da bassa produzione industriale, la resa indus
triale della Cina è cresciuta
del 9,1% nel secondo trimestre rispetto ad un anno prima, secondo RTE Business (16 luglio 2009). A giugno, la resa industriale è cresciuta del 10,7%. Il che dimostra uno stato di intensa attività nelle milioni di fabbriche e officine della nazione.

Il progresso ad un prezzo

Lo sviluppo economico del Paese è stato particolarmente accelerato a partire dal luglio del 2001, quando il governo seppe che avrebbe ospitato i Giochi Olimpici del 2008. Ma il ritmo frenetico di crescita economica ha lasciato alcune evidenti lacune, sia sociali che economiche.

Per quanto riguarda l’economia, c’erano già notevoli squilibri nella strategia del governo perfino prima del recente crollo del mercato globale. Per troppo tempo, l’importanza data dalla Cina agli investimenti nell’acciaio, nei macchinari pesanti, nei tessuti, nell’abbigliamento e nei prodotti elettronici destinati all’esportazione ha superato la produzione domestica che avrebbe favoritov i consumatori nella sanità, nell’educazione, nell’edilizia residenziale, nell’ambiente e nei servizi sociali.

Questa sbilenca strategia di investimenti ha determinato due fenomeni interconnessi. Il concentrarsi su un’economia d’esportazione spiega l’enorme surplus nei commerci che nel 2008 ha raggiunto il valore storico di 2 bilioni di dollari. Allo stesso tempo, i bassi investimenti nei beni finalizzati al consumo domestico sono risultati in considerevoli risparmi tra i disagiati lavoratori cinesi.            

La Cina, quindi, è un Paese pieno di miliardi di dollari non ancora spesi, e ciò spiega perché investitori tra i migliori al mondo stiano costruendo negozi nelle campagne cinesi.

Queste imprese straniere fanno enormi guadagni impiegando una manodopera istruita e a basso costo rappresentata da un sindacato dei lavoratori alquanto accondiscendente (ACFTU). Questo sindacato da 200 milioni di membri è stato, fino a poco fa, restio a sfidare gli “ospiti” investitori delle multinazionali che sono stati trattati più come partner che come avversari nelle contrattazioni collettive di lavoro.

Oltre a queste distorsioni di natura economica, ci sono annesse disuguaglianze sociali derivanti dalla passata concentrazione sulla produzione finalizzata all’esportazione.

Hanno ragione i critici che sostengono che la rapida modernizzazione del Paese nasconda notevoli ingiustizie di fondo, particolarmente gravi nelle zone rurali dove risiede la metà dei 1,3 miliardi di persone della nazione. Nonostante l’attuale spesa per lo stimolo dell’economia, le campagne rimangono in fermento dal discontento.

Secondo le statistiche del Ministero del Lavoro del 2007, ci sono 100 milioni di contadini disoccuppati e altri 26 milioni di lavoratori emigranti che stanno ritornando dopo essere stati recentemente dislocati dai lavori urbani.

È una crescente preoccupazione per le autorità, specialmente se associata alla palese differenza di reddito tra i lavoratori urbani e quelli rurali. Secondo l’Accademia cinese delle scienze sociali “il rapporto medio reddito urbano: reddito rurale era all’incirca 5 [su 1] nel 2008, in contrasto con il 2000, quando il rapporto era di 2,79 [su 1].

Enormi investimenti interni da parte del governo sono un tentativo di risolvere queste contraddizioni, ma questi interventi potrebbero essere ormai troppo poco e troppo tardivi.

Modernizzazione nonostante gli errori

Comunque sia, comprendendo quasi il 20% della popolazione mondiale, la Cina moderna registra alcune incredibili statistiche che impressionerebbero anche l’occidentale più scettico. Per esempio, la nazione ha 670 milioni di utenti di telefoni cellulari, 298 milioni di utenti internet, 50 milioni di blogger e 184 milioni di automobilisti. [ChinaToday.com]

Negli anni, l’esempio cinese ha consistentemente dimostrato gli enormi vantaggi di una pianificazione centralizzata, sebbene, come per i suo corrotti ex-alleati sovietici, il suo progresso sia seriamente ostacolato e distrorto dal ben radicato assetto burocratico e dall’orientamento estremamente antidemocratico del gruppo dirigente.

Enormi inefficienze e sprechi conseguono dalla mancata democratizzazione dell’economia burocraticamente pianificata. Inoltre, ogni volta che il popolo non viene consultato diventa assai meno comprensivo dei sacrifici che gli vengono chiesti quando questi errori interferiscono con la sua vita.

Tuttavia, lo storico balzo della Cina dal dimenticatoio al suo status di potenza economica del 21° secolo e gli impressionanti risultati delle recenti iniziative di stimolo all’economia illustrano in modo chiaro la superiorità di base di un piano di investimenti razionali centralizzato, perfino di uno così intrinsecamente difettoso, su un piano dettato unicamente dalla corsa caotica e insensata al guadagno individuale.

Questa fondamentale differenza spiega perché, negli Stati Uniti, osserviamo ancora che solo i pochi ricchi, piuttosto che il resto della popolazione, sono in fase di recupero.        

Carl Finamore vive a San Francisco e può essere raggiunto a [email protected] 

Titolo originale: “China’s Birthday Stimulation”             

Carl Finamore

Fonte: http://www.counterpunch.org/

Link: http://www.counterpunch.org/finamore09072009.html

07.09.2009


Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ALBERTO TADDEI

Pubblicato da God

  • Hamas

    IL SEGRETO DEL MIRACOLO ECONOMICO CINESE: IL GOVERNO POSSIEDE LE BANCHE ANZICHE’ IL CONTRARIO.

  • Sassicaia

    Il segreto del miracolo economico cinese:bambini che lavorano in condizioni
    disumane per 20 ore al giorno,lavoratori sottopagati,produzione di merci
    di bassissima qualita’ addirittura dannose per l’organismo in certi casi,condizioni igieniche da terzo mondo,mancanza dei diritti civili piu’ elementari:il tutto per un sistema che ha prodotto 200 milioni di super ricchi
    e quasi un miliardo di pezzenti che vivono al limite della sopravvivenza umana:benvenuti nel paradiso dei lavoratori

  • Tonguessy

    Il PIL, ci informa wiki, “è il valore complessivo dei beni e servizi
    prodotti all’interno di un Paese in un certo intervallo di tempo
    (solitamente l’anno)”. Quindi il giro di affari all’interno delle
    frontiere nazionali: qualsiasi movimento di denaro nazionale ne
    aumenta il valore, che sia l’acquisto di un bene di consumo, la
    riparazione di una autovettura causa incidente, i costi di un ricovero
    ospedaliero o le spese di un funerale.
    Questo il commento di R.Kennedy sul PIL
    http://www.decrescita.it/modules/xoopstube/singlevideo.php?cid=3&lid=5

    Chi conosce le analisi della decrescita (Latouche o il nostrano
    Pallante) sa che una microcomunità è poco significativa dal punto di
    vista del PIL ma molto significativa dal punto di vista della
    sostenibilità ambientale. Nelle microcomunità i prodotti sono locali,
    con scarsissimo contributo al PIL, e l’esatto contrario nelle
    macrocomunità. Quindi smembrare le microcomunità e ingrossare le
    macrocomunità è un grosso affare per il PIL. Le megalopoli sono degli
    splendidi volani del PIL: chi fino a ieri viveva in campagna e
    consumava i prodotti della propria terra, una volta inurbato sarà
    costretto all’uso della moneta per procurarsi cibo e servizi,
    incrementando così il PIL.

    La Storia ci insegna che in ogni società che si trasforma da agricola
    ad industriale il PIL ha un’impennata. E’ stato così anche in Italia:
    tra il 58 ed il 63 il PIL aumenta al ritmo del 6,3% annuo, e quegli
    anni del boom economico ci regalano anche i quartieri dormitorio,
    l’abusivismo, lo scempio del territorio, l’inquinamento.

    Parliamo ora della Cina: il sogno del China Daily (quotidiano
    ufficiale di stato) è il «Big Farming» cinese meccanizzato su vasta
    scala grazie alle grandi compagnie dell’agrobusiness. Questo
    “libererebbe” centinaia di milioni di cinesi dalla “schiavitù” del
    lavoro dei campi che possono così raggiungere le città e «dare impeto
    all’urbanizzazione cinese». Quindi grossi miglioramenti del PIL in
    vista.
    Come portare a termine il progetto di inurbamento/aumento del PIL?
    Tramite la svalutazione del lavoro agricolo e la rivalutazione di
    quello urbano.

    “I contadini ricordano che le vacche grasse durarono appena fino al
    1985, dopo di che la discesa dei loro introiti fu fu costante mentre
    quelli urbani presero a salire. Tra l’85 e il ’95 ci fu il grande
    esodo, i primi 100 milioni presero la strada delle fabbriche. Mentre
    gli operai «veri» venivano licenziati dalle aziende di stato, le
    aziende aprivano le braccia a questa popolazione in movimento che si
    accontentava di poco e non aveva alcuna coscienza dei propri diritti.
    Anche l’entrata nel Wto fu pagata solo dalle campagne: i sussidi
    agricoli furono i soli offerti in sacrificio, con un abbattimento dal
    54 al 15% (laddove la media mondiale era al 62%). Per i coltivatori
    di soia, cotone, canna da zucchero fu la fine. Intanto, la riforma
    fiscale del 1994 dava ai governi locali gli strumenti per tartassare
    gli agricoltori con balzelli insostenibili.”

    “Era anche cominciata la confisca brutale delle terre da parte di
    governi locali corrotti che, in accordo col governo provinciale, si
    alleavano con immobiliaristi e investitori privati e usavano come
    braccio armato bande criminali delle Triadi, così potenti da diventare
    «un secondo governo», secondo la definizione usata dall’economista He
    Qinglian. Per i contadini erano invece «la forza nera».
    Tra il 1994 e il 2004 le terre arabili diminuirono di 120 milioni di
    mu (1 ettaro=15 mu). Un «movimento delle recinzioni» senza precedenti.
    Secondo cifre ufficiali entro il 2005 oltre 40 milioni di famiglie
    avevano perso la propria terra.”

    http://www.infoaut.org/articolo/campagna-di-cina

    Il compito dichiarato del governo cinese è portare il 70 % della
    popolazione cinese in aree urbane entro il 2015 (il 75 % della
    popolazione cinese abitava in aree rurali all’inizio degli anni 80).
    Nel frattempo la crisi finanziaria (che alcuni analisti dicono sia
    stata provocata proprio dall’abbondanza di dollari in mano a
    investitori cinesi, con le banche USA disposte a scendere a patti con
    il diavolo pur di tenerseli buoni e offrire loro ampi margini di
    guadagno) bussa alle porte e nonostante la macchina industriale cinese
    sia lanciatissima la recessione si fa sentire anche lì. Il capitalismo
    di stato si era avvantaggiato di alcuni fattori molto vantaggiosi
    rispetto l’occidente quali manovalanza a basso costo e livelli di
    sfruttamento quasi illimitati. La creazione di infrastrutture (il 50%
    delle gru del mondo sono in Cina, il 20 % delle gru e il 10 % della
    nuova edilizia commerciale del mondo sono a Shangai) subisce una
    battuta di arresto. E così l’industria. Ma il PIL non si deve fermare
    ed il governo cerca di correre ai ripari.

    “Il presidente della Commissione economica, massimo organo del partito
    comunista nel settore, ha chiesto alle imprese di stato di non
    licenziare nessuno nel corso del nuovo anno, le imprese “dovranno
    mantenere la stabilità dei propri effettivi”. Gli ha fatto eco il
    presidente della Commissione per le riforme: “Se non gestiremo al
    meglio le difficoltà attuali, potremmo correre dei seri rischi”.
    È la situazione dell’occupazione che si fa grave, ed in modo
    paradossale. Il tasso di sviluppo per il 2009 è previsto all’8%,
    straordinario rispetto agli altri paesi industrializzati ma in netto
    calo rispetto alle due cifre cui era abituata la Cina. Questo non
    permetterebbe al sistema economico di svilupparsi per assorbire tutti
    i lavoratori di cui avrebbe bisogno e che potenzialmente potrebbe
    impiegare. E i nodi vengono al pettine tutti insieme. Le imprese
    lamentano i lacci anti-inquinamento dovuti alle riforme ambientali che
    non erano più rinviabili (sette delle dieci città più inquinate
    del mondo sono nella Repubblica Popolare Cinese e l’inquinamento
    idrico è forse il problema di maggiore gravità ndr) e l’export frena
    perché lo yuan si sta apprezzando sul dollaro come richiesto dal Fondo
    Monetario Internazionale.”
    http://mercatoliberonews.blogspot.com/2009/01/la-crisi-in-cina-e-il-n

    Difficile pensare quindi che il PIL cinese possa essere inferiore ai
    valori attuali: l’inurbamento è ancora in piena fase espansiva ed è in
    atto un blocco dei licenziamenti. Ne riparleremo quando il flusso
    migratorio si sarà stabilizzato, le istanze ecologiche saranno più
    pressanti e cominceranno a farsi sentire le rivendicazioni sindacali. In Italia il miracolo economico ci ha regalato l’auto
    (rapporto più elevato abitante/autovettura in europa), la tivù con
    tutti gli annessi cavalieri dell’etere, le PM10, ma ci ha tolto i
    fiumi balneabili ed i mari pescosi. Queste ultime non sono esigenze
    del PIL, al massimo sono necessità umane. Con il turbocapitalismo di
    stato siamo arrivati anche al problema dell’acqua da bere.
    Ah, il bel sol dell’avvenire!
    http://groups.google.it/group/approfondimenti/browse_thread/thread/6fabe7677a2af384?hl=it

  • robertoquaglia

    @sassicaia:

    non so se tu abbia mai viaggiato in Cina. Forse piu’ che leggere i giornaletti o guardare la lavacervelli (tv) conviene farsi qualche viaggetto, osservare le cose con i propri occhi.
    Negli ultimi 12 anni sono stato diverse volte in Cina, sia per lavoro che per turismo (a giugno ho portato anche i miei due figli di 17 e 15 anni). Ho girato dal nord al sud (senza agenzie turistiche, ma sempre con amici locali, che mi hanno fatto vedere la “vera” Cina….interno Yunnan, Shanxi….) e ho visto tanta gente dignitosa (anche nella poverta’), laboriosa (sono sempre in movimento, sempre intenti a commerciare qualcosa), giovane e vogliosa (vai a Xian, citta’ di 8 milioni di abitanti di cui 1 MILIONE studenti universitari…ragazzi di 20/25 anni che vivono da soli lontano da casa, studiano e poi vanno a fare stage all’estero).
    Gente incuriosita dallo “straniero” ma assolutamente scevra di ogni atteggiamento fuori dal normale (non c’e’ gente che viene a piagnucolare per avere qualche moneta, e neanche gente che ti odia in quanto “diverso”!)

    Ho visto un’attenzione al cittadino che noi ce la sognamo (le banche sono aperte 7 giorni su 7 dalle 9 alle 17 per i Privati, mentre sono chiuse al sabato e domenica per le aziende), gli uffici postali hanno decine di sportelli…. il prezzo base di una corsa di 15 minuti in taxi e’ di circa 1 euro/ 1 euro e mezzo.

    Conosco ragazzi italiani che vivono a Pechino (chi da vent’anni chi da cinque) e tutti mi dicono che stanno benissimo, che possono inventarsi qualsiasi attivita’ (sempre nel rispetto delle norme e del mercato) e poi metterla in pratica con investimenti accessibili (peraltro le banche concedono finanziamenti abbastanza facilmente, mi dicevano). Costoro, di tornare in Italia, non ci pensano proprio, credimi!

    Ciao.
    Roberto

  • Sassicaia

    Nemmeno le centinaia di migliaia di cinesi che vivono in Italia si sognano
    di tornare a vivere in Cina:una volta assaggiata la droga del capitalismo
    occidentale e’ dura tornare ai metodi del socialismo.

  • nuunciaafamo

    Ti quoto in tutto.
    Io ho vissuto a Shanghai per 14 anni, e confermo che è molto difficile immaginare la Cina da qui se non attraverso gli stereotipi promossi dall’informazione.

    Avete mai visto dei cinesi che lavano vetri ai semafori ?

    La risposta è no. Perchè non è dignitoso. In Cina tutti hanno diritto ad un pezzo di pane e nessuno si sognerebbe di cacciare un povero che chiede qualcosa – di solito da mangiare – avere fame perchè si ha meno degli altri non è lesivo della dignità: in Cina!

    Qui nel mondo occidentale invece………

  • Tonguessy

    Curioso come tu stia prendendo le difese di una posizione che non conosci. A meno che tu non sia cinese, e trovi problematico il ritorno nella madre patria. Se così non fosse (come sospetto) allora potresti portare qualche statistica a sostegno della tesi. Infine se non fossi cinese nè potessi portare statistiche direi che questo è un’ottimo esempio di antropocentrismo.
    “Patriotism is your conviction that this country is superior to all others because you were born in it.”
    — George Bernard Shaw

    Si può tranquillamente sostituire patriottismo con culturalismo e patria con cultura, nel qual caso:
    “Culturalismo è la convinzione che la propria cultura sia superiore a tutte le altre perchè ci si trova bene.”

  • Eli

    Attenzione. Sassicaia è un troll. Le argomentazioni e lo stile sono gli stessi di virgo_sine_macula.

  • Boero

    Ma sono molto dubbioso su questo articolo,i cinesi stessi sanno di essere in bolla e sono scettici riguardo all’espansione del loro mercato interno.In Cina le banche prestano a man bassa ed è questo che gli permette di ”sostenere” la loro crescita.Hanno provato a chiudere i rubinetti del credito ma è subito venuto giù lo Shangai index di brutto,allora a quel punto li hanno riaperti.No,non ritoricheggiamo,una crescita economica indotta dall’espansione di credito si risolverà sempre in una depressione,che le banche siano o meno dello stato.
    I capitali prestati dalle banche cinesi infatti stanno seguendo la via della speculazione,non perchè ”anche i cinesi sono cattivi speculatori” ma semplicemente perchè questo è il risultato di una politica di tassi bassi e credito facile.

    Cosa Dicono i Cinesi
    19:52 07/09/09
    Ieri da Ambrosetti sul lago di Como c’era uno dei capi cinesi che ha spiegato candidamente tutto quello che c’è da sapere.

    “…se l’America continua a stampare moneta per comprare bonds avrà inflazione e crollerà il dollaro…bisogna che cambi appena possibile politica…

    in Cina c’è una bolla speculativa in borsa e negli immobili e può franare…ma abbiamo perso 20 milioni di posti lavoro (!!!) e anche noi dobbiamo pompare credito per ora anche se è pericoloso…. vorremmo comprare altre valute invece che dollaro ma in modo graduale.. l’oro sarebbe bello ma appena compriamo un poco il prezzo sale subito e dobbiamo farlo piano piano…”

    Notare la finezza della citazione di Benjamin Franklyn “He who goes borrowing, goes sorrowing,” (traduzione: chi va a indebitarsi, va a soffrire)

    —————————-
    ….Cheng Siwei, former vice-chairman of the Standing Committee and now head of China’s green energy drive, said Beijing was dismayed by the Fed’s recourse to “credit easing”.

    “We hope there will be a change in monetary policy as soon as they have positive growth again,” he said at the Ambrosetti Workshop, a policy gathering on Lake Como.

    “If they keep printing money to buy bonds it will lead to inflation, and after a year or two the dollar will fall hard. Most of our foreign reserves are in US bonds and this is very difficult to change, so we will diversify incremental reserves into euros, yen, and other currencies,” he said.

    China’s reserves are more than – $2 trillion, the world’s largest.

    “Gold is definitely an alternative, but when we buy, the price goes up. We have to do it carefully so as not to stimulate the markets,” he added.

    Mr Cheng said the Fed’s loose monetary policy was stoking an unstable asset boom in China. “If we raise interest rates, we will be flooded with hot money. We have to wait for them. If they raise, we raise.

    “Credit in China is too loose. We have a bubble in the housing market and in stocks so we have to be very careful, because this could fall down.”

    Mr Cheng said China had learned from the West that it is a mistake for central banks to target retail price inflation and take their eye off assets.

    “This is where Greenspan went wrong from 2000 to 2004,” he said. “He thought everything was alright because inflation was low, but assets absorbed the liquidity.”

    Mr Cheng said China had lost 20m jobs as a result of the crisis and advised the West not to over-estimate the role that his country can play in global recovery.

    China’s task is to switch from export dependency to internal consumption, but that requires a “change in the ideology of the Chinese people” to discourage excess saving. “This is very difficult”.

    Mr Cheng said the root cause of global imbalances is spending patterns in US (and UK) and China.

    “The US spends tomorrow’s money today,” he said. “We Chinese spend today’s money tomorrow. That’s why we have this financial crisis.”

    Yet the consequences are not symmetric.

    “He who goes borrowing, goes sorrowing,” said Mr Cheng, a quote from US founding father Benjamin Franklin

  • Boero

    Come vedete da questo grafico http://intermarketandmore.investireoggi.it/files/2009/08/china-debiti-crediti-consumo.jpg è evidente l’aumento dei prestiti, avuto nell’ultimo anno: sono praticamente triplicati. L’aumento di questi prestiti ha certamente influenzato la ripresa del PIL (non dimentichiamo anche gli stimoli attuati in questa direzione), un ritorno al mercato immobiliare e, nocciolo della questione, un incremento del mercato azionario. Si signori, mercato azionario, in quanto sembra proprio che i cinesi ultimamente abbiano ripreso (vista la costanza e la semplicità di fare soldi) ad indebitarsi per acquistare azioni.
    In effetti, in una fase recessiva, ritrovarsi con lo Shanghai Index a quasi +90% da inizio anno, beh, non è proprio normale, come non è normale che circa 1.100 miliardi chiesti in prestito, sia finito in Borsa anziché in attività produttive.
    Anche perché, oggi, è più facile guadagnare in un borsa “fatta col righello” che investendo in azienda, con tutti i problemi macro a livello globale.

    Morale, il Governo vuole intervenire, ha capito l’anomalia e vuole fare qualcosa. Intanto ultimamente i NUOVi prestiti sono scesi un pochino, ripeto sono scesi, ma continuano ad aumentare considerevolmente.

    La domanda che dobbiamo porci è la seguente: se il Governo cinese interverrà in modo deciso, riuscirà il mercato ciense a reggere e non registrare un tonfo epico, con una fuggi-fuggi di vendite che potrebbe essere devastante non solo per lo Shanghai index, ma anche per Hong Kong (Hang Seng) e gli altri indici, con ripercussioni a livello globale?

    Questa crescita dell’indice, che oggi naviga a P/E pari a 37, ovviamente, non è sostenibile, in quanto poggia su basi poco solide.

    Grafico Shanghai Index

    Tendenza chiara. Addirittura siamo usciti dal canale rialzista. E questo per certi versi mi mette ulteriori sospetti. Il MACD “è un righello”, l’RSI diverge ma dal punto di vista tecnico occorre ammettere un’assoluta serenità del trend rialzista. Quindi, in virtù di quanto detto sopra, mettiamo le cinture di sicurezza e alziamo gli stop profit: eccellente, a mio parere, l’utilizzo della MM 21 giorni come livello di “supporto naturale”.

    Conclusioni
    Tutto questi ci fa ragionare intermini di massima prudenza, e quantomeno ci indice ad iniziare a sottopesare, in attesa di una bella correzione, la Cina in primis, ma anche i Mercati Emergenti, da sempre molto ben voluti e stimati anche dal sottoscritto.
    Quindi io da oggi inizio a prendere profitto.
    E credo che la performance accumulata possa comunque dirsi, fona ad oggi, più che soddisfacente in un mercato che, come sapete, fa acqua da tutte le parti.

  • Boero

    Credo che l’articolo migliore sulla situazione cinese finora l’abbia fatto Andrea Mazzalai,ritengo che la sua comparazione della Cina di adesso con il Giappone degli anni 80 sia azzeccata.
    DRAGHI DI CARTA!

    Ormai chiunque abbia solcato gli oceani finanziari ed economici in compagnia di Icebergfinanza in questi mesi, sa che la nostra stella polare è la storia, una storia che non si ripete secondo alcuni, ma che spesso si diverte a fare rima.

    Mark Twain amava ricordare che la gente di solito usa le statistiche come un ubriaco i lampioni: più per sostegno che per illuminazione. Io ribadisco che le mie analisi e le mie sensazioni propendono sempre più per un recupero esclusivamente statistico dell’economia, un’economia che guarda sempre più ai paesi asitici ed in particolare alla Cina.

    ” China today is where Japan was in the late ’80s, except with the greater political instability that comes with a semi-controlled economy and the lack of a social safety net (read: jobless, hungry people don’t write angry letters, they riot)…Today China projects to the world a similar image as Japan did in the 1980s… (seekingalpha)

    Certo, perchè no, oggi la Cina assomiglia al Giappone della fine anni ’80, eccetto una grande istabilità politica che proviene da un semi controllato sistema economico e dalla mancanza di una rete di protezione sociale. Oggi agli occhi del mondo, la Cina appare un po come l’immagine del Giappone degli anni ’80. Ultimamente la Cina ci ha impressionato con la sua crescita, ma la sua struttura economica, non è superiore a quella occidentale, i cinesi possono “manovrare” i numeri del PIL e controllare la loro economia in modo più efficace attraverso il prestito forzato e la spesa.

    Nei primi 6 mesi del 2009 le banche hanno erogato finanziamenti per oltre 1000 miliardi di dollari Usa. Pare che buona parte della somma sia stata usata per pure operazioni speculative. Ora Pechino sembra voler porre un limite al fenomeno. I possibili contraccolpi.

    Shanghai (AsiaNews/Agenzie) – La Cina vuole diminuire l’erogazione di finanziamenti che le banche hanno concesso con larghezza negli ultimi mesi. Esperti osservano che la gran mole di prestiti rischia di aver creato una bolla speculativa e discutono le possibili conseguenze sull’economia.

    Stime ufficiali indicano che le banche hanno concesso finanziamenti eccedenti i 1000 miliardi di dollari nei primi 6 mesi del 2009. Questo flusso continuo di liquidità ha certo aiutato l’economia in crisi, ma è sempre più pressante la domanda su quale parte di questi finanziamenti rischi di non essere recuperabile e quali possano essere le conseguenze per le banche.

    Secondo fonti dell’agenzia Bloomberg, il 19 agosto la China Banking Regulatory Commission ha informato le banche che sono all’esame nuove regole, che richiederanno loro di dedurre tutti i pacchetti di debiti subordinati e ibridi ceduti da altri enti finanziatori a partire dal loro patrimonio supplementare. Queste regole vogliono consentire di verificare se le banche rispettano il prescritto rapporto tra capitale effettivo e prestiti erogati. Come risultato, esperti ritengono che parecchi istituti di credito dovranno diminuire il flusso dei prestiti. Le banche hanno tempo solo fino al 25 agosto per le loro deduzioni.

    Le banche cinesi nel 2009 hanno già operato cessioni di crediti, garantiti da terzi, per 236,7 miliardi di yuan (circa 23,6 miliardi di euro), 3 volte di più che nell’intero 2008. Le autorità di controllo stimano che una buona metà di questi titoli siano crediti incrociati, garantiti dalle stesse banche che li scambiano tra loro e che così creano una parvenza di ricchezza in realtà esistente solo sulla carta. Pare che Pechino voglia limitare l’utilizzo di questo espediente adoperato dalle banche per aumentare in modo artificioso la loro ricchezza e, quindi, l’entità dei finanziamenti erogabili. Come conseguenza, si prevede che molte banche cinesi dovranno reperire nuovo capitale o, con più probabilità, ridurre l’utilizzo di questi crediti incrociati, magari operando compensazioni reciproche.

    Secondo Wei Jianing, vicedirettore del Centro Ricerca e sviluppo del Consiglio di Stato, citato dal China Business News, già nei primi 5 mesi del 2009 circa 1160 miliardi di yuan dei finanziamenti così erogati sono stati impiegati nell’acquisto di azioni. Ovvero in un puro fenomeno speculativo, del tutto avulso dalle ragioni del finanziamento e peraltro comportante un alto rischio, collegato alla volatilità del mercato azionario.

    Questo flusso di liquidità ha fatto crescere il valore della borsa di Shanghai di circa il doppio dal gennaio al 4 agosto 2009, dopo che nel 2008 era diminuita del 65%. Ma dal 4 al 19 agosto Shanghai ha perso il 19,8%, prima di recuperare oltre il 5% tra ieri e oggi (+1,7% oggi).

    Esperti osservano che si è così creata una vera bolla speculativa, molto vulnerabile perché in parte fondata su investimenti volatili e poco prevedibili come il mercato azionario. Essi si interrogano riguardo all’effettività dell’affermata ripresa dell’economia cinese (+7,9% nel secondo trimestre 2009, secondi i dati ufficiali). Alcuni osservano che le esportazioni cinesi hanno avuto una ripresa parziale verso gli altri Paesi asiatici, ma rimangono a bassi livelli verso Stati Uniti ed Europa, e che i consumi interni non mostrano grandi incrementi, mentre il recente aumento dei prezzi di petrolio e metalli non può che avere effetti negativi sulla produzione. Da ciò si ipotizza che tale ripresa sia in buona parte esito della massiccia liquidità immessa nel mercato, che, tuttavia, deve sfociare in una reale maggiore produzione, per essere proficua. Viene pure rilevato che gli investimenti fissi esteri hanno avuto, invece, una progressiva contrazione durante l’intero 2009. ( ASIANEWS )

    Tuttavia questi vantaggi di breve termine, richiederanno un prezzo a lungo termine.

    Ora non vorrei anticipare la parte del mio libro dedicata all’ormai leggendario decennio perduto, ma tra le righe riconoscerete senza ombra di dubbio la “sinistra similitudine” tra la grande bolla cinese e quella giapponese.

    Inutile che vi ricordi il significato della parola “jusen” sorella gemella della parola “subprime”, ma ogni giorno che passa guardo alla Cina e mi interrogo su quella che sarà la terza parola magica della grande bolla immobiliare cinese.

    Negli ultimi giorni, violenti sciami sismici riportano alla realtà la grande speculazione giapponese, stendendo ombre inquitanti anche su mercati occidentali.

    “ Nella primavera del 1984 le autorità giapponesi consentirono alle banche straniere di operare sulle obbligazioni pubbliche giapponesi e di entrare nel settore del credito bancario. Contemporaneamente furono rimossi i controlli sugli scambi azionari stranieri. (…) Queste riforme ebbero l’effetto di riempire rapidamente i mercati di capitali giapponesi con i detriti della rivoluzione finanziaria. Anche i derivati finanziari arrivarono a Tokyo con l’apertura del mercato dei future sulle obbligazioni giapponesi e le azioni. “ ( Edward Chancellor )

    Fu cosi che, all’improvviso, il Giappone conobbe l’onda speculativa che ogni innovazione porta con se, zaitech, questo era il nome della nuova ingegneria finanziaria.
    Parallelamente all’ingegneria finanziaria, non poteva non svilupparsi anche una sorta di gigantesca bolla dei terreni e nell’immobiliare…..

    Ebbene mi fermo qui perchè da qualche giorno continuano a fischiarmi le orecchie, si è la brezza della Storia che ritorna implacabile, anche se la Cina oggi è un pò come la terra della nebbia eterna, chi sa quale è in realtà, la situazione reale del paese.

    Certo è quella che ci raccontano le statistiche, quelle che gli astemi utilizzano per illuminazione, lucciole per lanterne, ma come dice il nostro amico Gianluca Bocchi…..

    ….in parole semplici non credo che si possa analizzare questa crisi usando gli stessi parametri del recente passato, nè utilizzando quali fonti informative e formative la televisione o le dichiarazioni dei politici. Dobbiamo provare a spremere i nostri cervelli.

    Gianluca ha perfettamente ragione, dobbiamo far lavorare la nostra consapevolezza, al di la dell’acquario che ci tiene prigionieri, per esplorare nuovi orizzonti, per cercare di comprendere la realtà anche se è diversa da quella che è la nostra effettiva percezione.

    Provate a dare un’occhiata alla creatività contabile cinese espressa in Chinas-artificial-growth-is-creating-an-energy-and-industrial-stock-bubble-2009.

    Gianluca inoltre ci ha segnalato questo post apparso alcuni giorni fa su REPUBBLICA, La Cina scopre la disoccupazione venti milioni tornano nelle campagne, un’analisi dal corrispondente a Pechino, Giampaolo Visetti, uno che si è sempre ” scottato ” le mani per scendere negli inferni globali, un uomo che ….

    …… possiede un registro unico, fedele alla sua visione del mondo in cui le persone violate, gli sconfitti e gli emarginati sono i soli che «possono avvicinarci alla verità»: dal bambino allevato dai cani nella sconfinata periferia moscovita, ai morti e ai sopravvissuti all’assalto alla scuola di Beslan, dalla famiglia che ha deciso di tornare a vivere a Chernobyl, alla cuoca sudafricana vittima del «nuovo apartheid», fino al popolo inuit che si sta lasciando morire tra i ghiacci. Storie di questo nostro mondo, storie di persone che non hanno mai ricevuto una carezza.

    PECHINO – Il primo a vedere la fessura nella diga occupazionale cinese è stato Jin Jiangbo. Ha 36 anni. Non è un economista. Fa il fotografo. Un anno fa, quando ancora Pechino macinava record produttivi, è sceso lungo il delta del fiume delle Perle. Nel Guadong, epicentro mondiale delle esportazioni, ha ripreso fabbriche chiuse, dormitori vuoti, capannoni abbandonati. Un deserto sconosciuto, che lui stesso non capiva. Le sue immagini, all’inizio, sono state censurate. Un anno dopo, ora che la crisi dell’Occidente è maturata anche ad Oriente, quegli scatti profetici sono diventati il simbolo della Cina. Il Paese che produce tutto, a sessant’anni dalla rivoluzione comunista, è minato dalla prima, grande crisi del suo capitalismo.

    Un esercito di nuovi disoccupati, in fuga dalle città costiere dove stanno chiudendo fino a sette aziende su dieci, torna nei villaggi contadini lasciati negli ultimi vent’anni. Per la terza economia del mondo, che ha appena annunciato il prossimo sorpasso sul Giappone, è uno choc. Oltre venti milioni di ex contadini, emigrati e trasformati in operai, rientrano in famiglia. Il controesodo dei nuovi disoccupati, vittime del più impressionante boom industriale della storia, cambia anche il profilo del paesaggio.

    Si spopolano, e cadono in rovina, avveniristiche e sconfinate periferie urbane, appena costruite. Le campagne antiche dell’interno, rimaste prive di servizi, popolate di vecchi, scoppiano e si gonfiano di baracche. I dati ufficiali fissano la disoccupazione al 4,1%. Gli esperti spostano però il livello reale poco sotto il 20. Dietro il cortocircuito cinese, la recessione in America ed Europa. Le esportazioni, a luglio, sono calate del 22,9%. Le importazioni segnano un meno 14,9%. Migliaia di aziende dipendono dall’export fino all’80%. Su 6 milioni di nuovi laureati, 3 milioni sono senza lavoro.

    I 586 miliardi stanziati dal governo sostengono credito e investimenti. Non bastano però per arrestare i licenziamenti. Nelle fabbriche, in questi giorni, si attendevano gli ordini per i regali di Natale di tutto il mondo. L’ultima spiaggia del 2009: giocattoli, hi-tech, moda. Invece niente. Il consumatore globale aspetta e l’ex coltivatore di riso cinese, che nel frattempo ha ceduto la sua terra, perde il posto. Gli specialisti di flussi migratori si dicono certi: nel sudest asiatico, ma anche in Europa e Africa, con l’autunno la Cina non spedirà merce, ma nuovamente braccia.

    Nessuno, tra Shanghai e Shenzhen, era preparato a contrastare i tagli delle imprese, privatizzate per il 95% in trent’anni. Le conseguenze sono drammatiche. Milioni di persone, che hanno perso tutto, coprono due o tremila chilometri per rientrare, da sconfitti, in irriconoscibili luoghi d’origine. Nelle fabbriche la tensione sale. Senza straordinari, la paga crolla da 250 a 40 euro al mese. Gli operai non riescono più a spedire soldi a casa, o a pagare gli studi ai figli. Gli anziani, privi di pensione e assistenza medica, perdono la sola fonte per la sussistenza.

    Entro il 2030, secondo le proiezioni, 320 milioni di ultra sessantacinquenni faranno saltare il nascente welfare made in China. Chiamata dagli Usa a “salvare il mondo”, questa nuova Cina dominante inizia così a temere di non riuscire a salvare nemmeno se stessa. Centinaia di sommosse, sfociate in conflitti e omicidi, hanno sconvolto nelle ultime settimane la vita delle aziende. I manager, che fino all’ultimo tacciono fallimenti o fusioni, scelgono la notte per scappare.

    Per conservare il posto, o per ottenerne uno, i lavoratori sono costretti a pagare i dirigenti che restano. Le assunzioni, ha rivelato ieri il governativo China Daily preannunciando arresti, finiscono anche all’asta per 10 mila yuan. In alcuni casi le imprese chiedono “anticipi retributivi” ai dipendenti, con la promessa di restituirli entro quattro anni. Nelle università, comprese quelle di Pechino, migliaia di laureandi fingono di essere stati assunti per poter discutere la tesi e non essere retrocessi in atenei di provincia. L’ordine del governo è perentorio: le previsioni occupazionali, assai ottimistiche, devono avverarsi.

    Tra allievi e professori, da gennaio, si registra un boom di suicidi. Liu Wei, laureanda in informatica nello Hebei, ha lasciato un diario. La sua testimonianza, diffusa in internet, è diventata lo specchio del dramma nascosto dalle autorità. “Mi vergogno – si legge – perché i miei hanno fatto grandi sacrifici per non ridurmi a seguire la loro fine. Ora non possono più pagare la mia retta e io non troverò un lavoro per mantenerli”. Si è uccisa per 70 euro al mese.

    Milioni di falsi contratti sarebbero stati scritti con la complicità dei dirigenti comunisti di numerose province. Secondo il partito centrale, la crescita cinese resta all’8%, la produzione industriale di luglio segna un più 11% e l’occupazione nel primo semestre 2009 avrebbe segnato un più 0,13%. Nessuno si fida più di nessuno. La popolazione assiste infatti alla rotta di quella che stava diventando la classe media e al ritorno nel Medioevo agricolo della metropolitanizzata “generazione Ikea”.

    “Non sorprende – dice il Tao Li, docente alla School of Business di Shenzhen – che i dati ufficiali sulla disoccupazione siano ampiamente sottovalutati. Chi perde il lavoro si registra solo per ottenere sussidi pubblici. Ma questi sono limitati, o soggetti a corruzione e clientele politiche. I disoccupati-fantasma sono l’effetto della nuova sfiducia interna cinese”. L’incertezza taciuta, del resto, è chiara. Milioni di cause per insolvenza assediano i tribunali. Le banche faticano a recuperare i crediti per immobili e arredi a basso costo. I venti milioni di “nuovi disoccupati cinesi made in Usa” si sommano ai 140 milioni di migranti che lavorano spostandosi di provincia in provincia. Il consumo di energia industriale, in sei mesi, è diminuito del 48%.

    Anche nella capitale la spesa alimentare, da gennaio, è stata tagliata del 32%. Lo stesso Global Times, voce indiretta del partito comunista, ha riferito ieri che la gente ha reagito “con ironia” alla notizia che i salari urbani sarebbero cresciuti del 13%, fino a 2142 dollari al mese. Alti funzionari pubblici, coperti dall’anonimato, riferiscono di un governo “in forte fibrillazione”. Le ondate di disoccupati, per la prima volta, scuotono il potere. Da settimane seminano insoddisfazione e rabbia nella pancia della nazione.

    Alla vigilia del sessantesimo anniversario dalla rivoluzione di Mao, il primo ottobre, Pechino teme che le sommosse davanti ai cancelli chiusi si saldino con le rivolte etniche finora represse nel sangue. I nuovi disoccupati dello Guangdong, fanno però più paura di uiguri e tibetani. Gli “incidenti di massa”, in un anno, sono stati oltre 80 mila.

    Da minoranza, gli ex operai possono infatti diventare maggioranza e incrinare il trionfante nazionalismo capitalista degli han. Con i colletti bianchi rispediti nei campi, gli intellettuali appesi a “rimborsi spese” a termine, i braccianti affamati dal crollo dei prezzi e i separatisti sempre più infiltrati dall’integralismo religioso, possono formare un blocco sociale difficile da contrastare. “E’ il lavoro – dice Shi Xiao, direttore dell’Osservatorio sociale di Shanghai – il vero nervo scoperto di questo potere. Ha puntato tutto sul denaro, facendo dimenticare al Paese i suoi diritti. Se fallisce sull’occupazione, il partito potrebbe presto sentirsi rivolgere domande sulla democrazia”.

    Preoccupato da ogni forma di contestazione, il generale Meng Guoping ha annunciato un piano per “gestire in modo più efficace sommosse, emergenze e scontri etnici”. E’ il primo, a 82 anni dalla fondazione dell’Armata popolare di liberazione. “Viene presentato come lotta al terrorismo – dice l’economista Eric Fishwick – ma la cerchia del presidente Hu Jintao pensa a come gestire i milioni di cinesi che stanno perdendo tutto”.

    Pechino sa che “il futuro è incerto” e che l’economia finanziaria è sfuggita anche dalle sue mani. Per ordine dell’Ufficio nazionale delle statistiche, garante estremo della crescita cinese, si rifugia così nella tradizione poetica. “Sono fiero di essere un mattone nell’edificio occupazionale della repubblica”, ha scritto ieri Guo Zhenglan, licenziato di Changping, aderendo alla “campagna di Stato per il lavoro”. L’ha superato Yan Qiao, che fino a giugno costruiva sfere con la neve finta per il mercato europeo.

    “Grazie alla statistica – ha dichiarato – posso riordinare le mie stelle nel cielo della fabbrica”.
    Certo grazie alla statistica, milioni di esseri umani stanno raccogliendo migliaia di stelle, nelle stalle della loro realtà, nel cielo della loro sofferenza, grazie alla statistica e a magici numeri del PIL avremo la nuova crescita infinita, che tanto amiamo ricordare tra le pagine dei giornali e nelle notizie del piccolo, grande schermo.

    Si speculazione, il branco selvaggio del capitalismo odierno, quelli che stanno sempre sotto gli elicotteri delle banche centrali, quelli che fanno girare la loro economia, speculazione giapponese ieri, americana oggi e chissà cinese domani, un denominatore comune che la storia continua a sussurrare in una nemesi infinita.

    Il 20 maggio Fitch si domandava in un report se non fosse strano questa accelerazione della speculazione legata al credito facile esponenziale, mentre i profitti delle imprese cinesi si stanno restringendo.

    Ecco in anteprima un passo del mio libro…..

    Sembra, che più della metà dei profitti delle maggiori imprese giapponesi, derivasse dalla speculazione, mentre i profitti delle attività produttive stavano calando; una sorta di economia cattiva che scaccia quella buona.

    ….di solito sostiene Fitch, la caduta dei profitti è associata ad una sorta di rarefazione del credito, ma in Cina evidentemente avviene il contrario.

    No nessuna sorpresa, ciò avvenne anche in Giappone e alcune migliaia di mutuatari faranno fatica a ripagare i loro debiti.

    La tabella qui sotto riporta la realtà cinese……non credo vi sia bisogno di riportare quella giapponese e americana, ormai le abbiamo viste mille volte insieme.

    “Examining, first, the track of Chinese bank lending and, second, the trend in Chinese nonperforming loans, the seasoned reader will remember … Drexel Burnham Lambert.

    Nella seconda metà degli anni ’80, il mercato americano dei junk bond, titoli spazzatura combinò un crescita esponenziale esplosiva con un tasso di default pressoche disattivato.

    The secret, fully revealed during the subsequent bear market, was that the default rates were a direct product of the issuance rates.

    Il segreto pienamente rivelato nel corso del successivo mercato orso è che i tassi di default sono la diretta conseguenza dei tassi di emissione.

    Come ricorda Katsenelson, sin dal 2005 la Cina ha generato il 73 % della crescita mondiale del petrolio e il 77 % della crescita di consumo del carbone, il propulsore principe della crescita mondiale, basato in via quasi esclusiva sul debito e quindi insostenibile, nessuno a visto all’orizzonte l’uragano della Lost Decade, nessuno ha scorto l’uragano della Grande Recessione americana, chissà se qualcuno riuscirà ad intravvedere quello cinese, forse il più colossale di tutti.

    La “filosofia” di Icebergfinanza resta e resterà sempre gratuitamente a disposizione di tutti nella sua “forma artigianale”, un momento di condivisione nella tempesta di questi tempi, lascio alla Vostra libertà, il compito di valutare se Icebergfinanza va sostenuto nella sua navigazione attraverso le onde di questo cambiamento epocale!

    Per sostenere ICEBERGFINANZA clicca qui sotto

  • vic

    Ci credo che non vogliano tornare. Per conoscere un paese cosi’ ci vogliono parecchie vite. Un mio amico e’ rimasto la’ anche per motivi sentimentali. Ma prima di partire ha sudato 10 anni 10 per studiare un minimo di cinese! La solita trappola linguistica.

    Dimmi un po’, tu che sei disincantato e del ramo, che dicono i Cinesi del 1421? L’han scoperta l’America (e mezzo mondo) allora si’ o no?

    Con stima e divertimento

  • vic

    Ahah, loro rimangono qui per mille motivi. Uno e’ quello riproduttivo.

    Conosco una sorridente coppietta che ha scodellato due (1+1) vispi pargoletti. Era la scusa buona per far venir qui anche il nonno, felice di far da baby sitter. Adesso sono in 5 a sorridere.

    Un altro motivo comprensibile e’ quello dell’immortalita’!
    I Cinesi in Italia non muoiono mai!

    Le solite malelingue invidiose dicono che fanno il gioco di prestigio del morto che sparisce e poi rispunta ringiovanito con lo stesso passaporto.

    Riconosciamolo che son pieni di risorse!

    Cin cin ciao (salutino italo-cinese)

  • marsal

    ehi Boero, ………Federico Rampini ti fa una sega a te…………

  • vic

    Io sto investendo nell’acqua e nei metalli. Ho tirato fuori la bouillotte di ferro di mia bisnonna. Devo dire che funziona proprio bene, e’ silenziosa e dura nel tempo. Tecnicamente perfetta.

    Prendero’ profitto quest’inverno.

    😉

  • mikaela

    Che sia un troll o uno del mossad o una donna non cambia niente, tanto non e´ l’ nico su CDC.

  • maumau1

    ma quale bolla…..

    tutt’al più magari un eccesso di emissione di moneta che potrebbe creare inflazione,ma questo è nulla rispetto alla creazione del debito che affligge i paesi occidentali…pregresso e quello dovuto alla nuova emissione che appena riparte di un pelo l’economia i prezzi risalgono di botto e crolla il potere d’acquisto..
    ma dico io perchè non si usa il cervello prima di partire con gli schemini,bolla non bolla..chi è seduto sopra una enorme bolla quella dei derivati siamo noi..ed il governo cinese ha dato ordine a tutte le banche cinesi di non pagare tutti i contratti derivati(quindi esteri)che dovessero rappresentare una perdita per loro.
    Do you understand?E noi che aspettiamo a farlo visto che lo prevede anche la nostra legge?Ma nessuno lo ricorda..essendo i media delle banche….
    Se c’è un pericolo per la Cina non è certo la bolla ma l’aver incamerato una enorme quantità di dollari che non sa più cosa farci e se sta liberando in silenzio acquistando 400tonnellate di dollari l’anno.. che sono circa 15miliardi di dollari l’anno,ma hanno 1trilione di dollari di depositi..quindi non c’e’ verso di esaurirli in oro…visto che se ne producono solo 2300tonnellate e siamo in calo.. verso i 1500… dovrebbero acquistare per 10anni tutto l’oro prodotto all’anno e questo è francamente impossibile anche per loro,immagino compreranno terreni in Africa,petrolio per le scorte scorte di metano ogni tipo di minerale prezioso (anche argento,Uranio,Platino,Palladio cadmio e tellurio per i nuovi pannelli solari ad alta efficenza con cui contano di liberarsi del petrolio per l’energia elettrica) ferro titanio etc.. ed armi in primis..

  • maumau1

    ..
    Cosa sarebbe dell’occidente se quei 3trilioni spesi dagli USA e gli altri 3 spesi in silenzio dalla BCE fossero andati alla ricostruzione dell’economia tramite il lancio di una vasta serie di iniziative di lavori pubblici e di ammodernamento?
    Avremmo gli stessi tassi di crescita Cinese e le banche private fallite..
    Ma gli stati sarebbero meno indebitati cosi’ come lo è oggi ,prima sarebbero fallite le banche oggi fallirebbero gli stati… (e noi che voliamo al 121% ci chiederanno per rientrare ,la finanza internazionale,con a capo i soliti Goldman Sachs e Draghi o chi per lui,Citygroup e company magari l’ENI per diminuire il debito italiano che per il 60% è in mano straniera..
    come fecero in passato con le privatizzazioni dove privatizzarono la BNL ,parte dell’ENI(il 63% ed i beni immobili che andarono a Goldmann Sachs) IRI e IMI e tante altre..tutte comprate per pochi soldi.. )
    quest’anno il debito è stato di 100miliardi di euro ed è falso che l’Italia non abbia salvato le banche in quanto la BCE solo a giugno ha emesso 445miliardi di euro..e altre tranche ne aveva emesse e consegnati alle banche..a quelle italiane sono andate l’equivalente di 150miliardi di euro per essere salvate..ma quei denari (come per la FED)saranno messi a debito degli stati europei e di chi se no?
    In USA almeno agli americani lo hanno detto…ed invece agli europei gliela hanno fatta sotto al naso…

    La soluzione perfetta e riformatrice sarebbe stato farle fallire,se i governi non fossero espressioni delle banche tanto le banche private non le finanziano ma le strozzano da sempre le aziende e ne hanno fatte fallire per sbuentrare nel capitale e consiglio di amministrazione a migliaia solo in Italia…
    quindi l’economia reale non ci avrebbe rimesso ci avrebbero però rimesso tutti quelli che avevano investimenti(i potenti!) e quelli che avevano soldi depositati…pazienza per questi ultimi…male hanno fatto a fidarsi delle banche.

    Non si capisce perchè chi non ha depositi bancari e preferisce tenerseli a casa o comprare terre o case debba ritrovarsi a dover pagare i debiti o a garantire chi ha messo i soldi in banca..
    Mi chiedo ma quando ci sono bolle che scoppiano sulle case o sui terreni o che dovessero scoppiare mica chi ha i depositi in banca ci viene a salvare?

    E poi a ben vedere manco i banchieri sarebbero falliti visto l’enorme quantità di denaro e titoli nascosti nei paradisi fiscali ad oggi stimati a circa 7trilioni di dollari..e si immagina per difetto…ovviamente nessun creditore piccolo avrebbe rivisto i proprii denari sicuramente non in Italia dove il fondo di garanzia interbancario(come detto anche da Banchitalia)è vuoto..ossia è un fondo ex post che esiste ma i soldi ci vengono messi solo a crollo avvenuto di una banca,dalle altre banche…ma questo va bene se la banca che crolla è piccola,ma se crollasse Unicredit o Intesa che da sole rappresentano il 60% del capitale bancario italiano,chi mai potrebbe coprirle?Nessuno ,quindi è solo teorico ed anche lo stesso Berlusconi quando ha detto copre lo stato ,bluffava,cosa deve coprire lo stato con quell’indebitamento?E’ stata solo una copertura psicologica che ha funzionato per un pò ed evitato a corsa agli sportelli,il vedo del poker..
    In Europa invece qualcosa ti ridanno perchè il fondo interbancario è ex ante ossia il fondo esiste ed ogni hanno le banche mettono la quota che garantisce tutti i depositi (in qualche nazione per 20mila euro altre 50mila altre 100mila) quindi almeno quella parte verrebbe coperta..
    Da noi è il fondo interbancario è un segreto di Pulcinella..tutti fanno finta di non sapere ma se succede qualcosa..chi deve scappare ha già la residenza all’estero con annessa villa..

    SI è deciso di non far fallire le banche e che i cittadini a debito coprissero debiti troppo alti per essere coperti e siamo solo all’inizio…sospesi…una specie di quiete prima della tempesta, carica di tensione dove varie opzioni sono possibili per alzare un polverone su latrocinio perpretrato dalle banche e dagli stati al loro servizio…ma soprattutto per non far intravedere la soluzione che c’è…

  • maumau1

    la soluzione sarebbe fin troppo semplice se ci fosse qualcuno che la volesse applicare:

    1)dichiarare illegali le banche centrali private come è secondo costituzione
    2)arrestare tutti i banchieri centrali(e relativi azionisti)
    3)ripristinare l’ergastolo per tutti quelli che hanno usurpato(banchieri)o ceduto(politici) la sovranità monetaria commettendo alto tradimento punibile fino al 2006,prima della depenalizzazione in sanzione pecuniaria di poche migliaia di euro da parte di Castelli(tempismo perfetto quindi qualcuno ha sempre saputo che stava per succedere qualcosa e che qualcuno poteva tirar fuori la questione,poi però fanno gli gnorri!!)
    4)Sequestrare tutti i beni e denari estorti dalle banche centrali e relativi azionisti(tramite usurpazione della sovranità monetaria ,signoraggio ed evasione fiscale allegata)
    5)riprendersi la sovranità monetaria
    6)annullare quindi il debito che gli stati hanno con le banche centrali ossia il debito pubblico.
    7)regolare la nuova emissione di moneta rispetto al PIL potendo sforare di un massimo(max inflazione consentita)o in negativo rispetto al PIL (massima deflazione consentita)

    ciao

  • maumau1

    per sassicaia:
    il boom cinese è dovuto agli operai sottopagati?
    E’ una analisi superficiale e falsa.
    Perchè mi si dire dove si producono il 70% delle merci USA se non in Cina?
    Ed in Messico cosa ci fanno gli americani se non produzione a bassissimo costo?E in tutte le altri stati sudamericani come il Perù ,la Colombia etc..
    E dove è il boom Americano…io l’unico boom che sento è quello sordo
    del botto finale…

    Siamo seri…i primi a sfruttare la Cina per il basso costo sono state le aziende occidentali…per 30anni poi i cinesi mica sono fessi,hanno imparato si sono messi in proprio e si sono messi a vendere da soli…
    ma ancora oggi la maggior parte delle merci che girano nel mondo sono di origine cinese…ossia marchio europeo o USA ma fatto in Cina.

    quindi visto che sia l’occidente che la Cina usa manodopera a basso costo..il boom doveva esserci anche in occidente ed invece c’è stato il botto..questa è una semplice dimostrazione per assurdo (ossia falsificando quello che hai affermato)che dimostra come la tua tesi è falsa.

    buon vino rosso..

    ciao

  • nuunciaafamo

    hahhahahaha……………..un “previdentissimo investimento sui “metalli leggeri” ………. hahahahahahaha

    ….grande Vic ……

  • Tonguessy

    Mr Cheng said China had lost 20m jobs as a result of the crisis and advised the West not to over-estimate the role that his country can play in global recovery.
    Una frase che da sola illumina lo scenario cinese. Con buona pace della crescita del PIL cinese

  • Boero

    è sufficiente aspettare,alla fine solo il mercato ha sempre ragione.Io comunque ritengo che se è pur giusto puntare sugli emergenti,preferisco Brasile e India,la Cina ha immesso un volume di liquidità sul mercato praticamente enorme,facendo coppia con gli Usa con cui oramai fa coppia da un pò.Io ritengo che la Cina sia talmente legata agli Usa che se questi saltano,salta anche lei.Ora tentano come possono di rendersi indipendenti,ma ci riusciranno?Secondo me no.Come ha detto uno dei loro leader il problema è che per usare le parole di Mr Cheng ”negli Stati Uniti spendono oggi il denaro di domani,i cinesi spendono domani i soldi di oggi”,ovvero CREARE UN MERCATO INTERNO E’ IL REALE ENORME PROBLEMA CHE DIFFICILMENTE SARA’ RISOLVIBILE,CERTO GLI INCENTIVI AIUTANO,MA IL RISCHIO DI TROVARSI CON UN GROSSO STOCK DI MERCI NON COMPRATE IN CINA E’ NOTEVOLE.Poi nessuno ha la sfera di cristallo,se non altro non metterei sul piedistallo un paese che alla fine sta pagando la crisi economica come tutti gli altri.La crescita segnalata dal governo cinese secondo me è fittizia,con l’arresto della globalizzazione anche la Cina si è fermata.

  • Boero

    Comunque anch’io penso che diversificheranno,ma questo non vuol dire che non siano in crisi.

  • Boero

    Se guardi anche Nouriel Roubini non crede ai numeri di crescita del pil forniti dal governo cinese. Per Roubini anche la Cina è in recessione. The Chinese Devil Wears Prada: Why 0% Growth is the New Size 6.8% PrintShare Delicious Digg Facebook reddit Technorati Nouriel Roubini | Jan 22, 2009 The Chinese came out today with their 6.8% estimate of Q4 2008 growth. China publishes its quarterly GDP figure on a year over year basis, differently from the U.S. and most other countries that publish their GDP growth figure on a quarter on quarter annualized seasonally adjusted (SAAR) basis. When growth is slowing down sharply the Chinese way to measure GDP is highly misleading as quarter on quarter growth may be negative while the year over year figure is positive and high because of the momentum of the previous quarters’ positive growth. Indeed if one were to convert the 6.8% y-o-y figure in the more standard quarter over quarter annualized figure Chinese growth in Q4 would be close to zero if not negative. Other data confirm that China was in a borderline recession in Q4 and that it may be in an outright recession in Q1: production of electricity plunged 7.9% in y-o-y basis; the Chinese PMI has been below 50 and close to 40 for five months now. And with manufacturing being about 40% of GDP , manufacturing is certainly in a sharp recession (negative growth) and the overall economy may be close to a recession So the 6.8% growth was actually a 0% growth – or possibly negative growth – in Q4; and the Q1 figures look even worse. So China is in a recession regardless of what the highly massaged official numbers claim.

  • Boero

    Anche Nouriel Roubini non crede ai numeri di crescita del pil forniti dal governo cinese. Per Roubini anche la Cina è in recessione. The Chinese Devil Wears Prada: Why 0% Growth is the New Size 6.8% PrintShare Delicious Digg Facebook reddit Technorati Nouriel Roubini | Jan 22, 2009 The Chinese came out today with their 6.8% estimate of Q4 2008 growth. China publishes its quarterly GDP figure on a year over year basis, differently from the U.S. and most other countries that publish their GDP growth figure on a quarter on quarter annualized seasonally adjusted (SAAR) basis. When growth is slowing down sharply the Chinese way to measure GDP is highly misleading as quarter on quarter growth may be negative while the year over year figure is positive and high because of the momentum of the previous quarters’ positive growth. Indeed if one were to convert the 6.8% y-o-y figure in the more standard quarter over quarter annualized figure Chinese growth in Q4 would be close to zero if not negative. Other data confirm that China was in a borderline recession in Q4 and that it may be in an outright recession in Q1: production of electricity plunged 7.9% in y-o-y basis; the Chinese PMI has been below 50 and close to 40 for five months now. And with manufacturing being about 40% of GDP , manufacturing is certainly in a sharp recession (negative growth) and the overall economy may be close to a recession So the 6.8% growth was actually a 0% growth – or possibly negative growth – in Q4; and the Q1 figures look even worse. So China is in a recession regardless of what the highly massaged official numbers claim.

    Io direi di andarci cauti perchè non necessariamente i numeri forniti dal governo cinese siano veri.La mia impressione è che la crisi ha impattato in maniera forte anche lì.

  • Eli

    Vero! Ciao Mikaela!

  • ericvonmaan

    D’accordo al 100%… ma vallo a far capire a quelli che ancora Berlusconi, Prodi ecc ecc
    E’ così semplice eppure non lo vuol capire nessuno! Il nocciolo è solo quello… levategli i soldi e non avranno più il potere.

  • Matt-e-Tatty

    Daccordo… ma dovrebbe essere un movimento a livello mondiale perchè realisticamente parlando, se anche satasse fuori un movimento politico onesto (hahaha) e a cui interessa “l’interesse” del popolo (uhauhauha), supponendo pure che ottenesse la maggioranza dei voti e andasse al governo (e già a questo punto stiamo sguazzando a largo nel mare della fantapolitica… ho più possibilità di fare 6 al superenalotto che di vedere una cosa del genere), poi interverebbero delle forze che rimetterebbero “a posto” nell'”ordine” le cose… il problema è sempre lo stesso: tutti hanno un prezzo e se per caso salta fuori un incorruttibile si trovano sempre gli argomenti giusti anche per lui… ci sono dei precedenti di “cambiamento radicale” ma sono andati tutti a finir male in un modo o nell’altro… NON abbiamo alcuna speranza secondo mè…