Home / ComeDonChisciotte / SPINGERE PER LA GUERRA “PER SALVARE L’ECONOMIA AMERICANA” ?

SPINGERE PER LA GUERRA “PER SALVARE L’ECONOMIA AMERICANA” ?

FONTE: WASHINGTONBLOG.COM

L’ ex analista di Goldman Sachs, Charles Nenner, si unisce alle predizioni di una grande guerra di Marc Faber e Gerald Celente

Nel 2009 ho scritto che:

Affermare che l’ America si sarebbe lanciata in varie guerre per aiutare l’economia è oltraggioso, vero?

Certamente.

Eppure l’ illustre economista Marc Faber ha detto ripetutamente che il governo americano comincerà nuove guerre in risposta alla crisi economica:

Faber è pazzo?

Forse, ma uno dei migliori futurologhi (trend forecaster), Gerald Celente, è d’accordo.

Justin Raimondo scrive così su Antiwar:


Come ha detto l’altro giorno Gerald Celente, uno dei pochi forecaster economici che ha predetto la crisi del 2008, “i governi sembrano incoraggiati dai loro fallimenti”. Quello che, alla fine, il Generale William E. Odom ha descritto come “il peggior disastro strategico nella storia militare americana” – l’ invasione dell’ Iraq – sta per essere seguito da una operazione militare ancora maggiore, che andrà a gravare su di noi per molti anni. Questo sembra certamente una prova a supporto della tesi di Celente. Celente ha predetto il crollo dei mercati del ’87, la caduta dell’ Unione Sovietica, lo scoppio delle dot-com, il mercato rialzista dell’oro, la recessione del 2001, la bolla immobiliare, il panico del 2008, ora
sta parlando di un’ inevitabile scoppio della “bolla di salvataggio”, ed ha altre cattive notizie:

“Dato lo stile che i governi hanno di trasformare i fallimenti notevoli in mega-fallimenti, quando tutto fallisce, il classico trend che seguono è quello di portare il loro paese in guerra”.

Mentre la crisi economica aumenta e il sistema delle banche centrali basato sul debito mostra che non può rigonfiare le bolle finanziarie creando asset dal nulla, è facile trovare una giustificazione politica ed economica per la guerra; perchè se è vera la dottrina keynesiana dove la spesa pubblica è l’unica via per poter riemergere da una depressione economica, allora le spese militari sono sicuramente il modo più veloce per iniettare “vita” in un sistema che fa acqua. Economicamente, così non funziona, dal momento che la crisi è soltanto mascherata da atmosfera di emergenza-guerra e da privazioni “temporanee”. Politicamente, comunque, è una salvezza per la nostra elite dirigente, che si affatica nello scaricare le colpe su un bersaglio “straniero”.

E’ il trucco più vecchio del mondo, e ce lo stanno facendo sotto il naso, dato che gli Stati Uniti si preparano addirittura a mandare più truppe sul fronte aghano e minacciano l’ Iran con sanzioni economiche draconiane; siamo ad un passo o due dalla guerra.

Una depressione economica incombente e la terribile prospettiva di un’altra grande guerra – il peggior scenario sembra svelarsi, come un incubo ricorrente…

Il forecaster Celente ha identificato diverse bolle, l’ ultima è la “bailout bubble” (la bolla delle iniezioni di capitali), che può esplodere in qualsiasi momento, ma ci può essere un’ altra bolla a seguire, quella che Celente chiama “la madre di tutte le bolle”, che imploderà con un tonfo sentito in tutto il mondo – la bolla dell’ impero.

La nostra attuale politica estera di egemonia globale e aggressività sfrenata è semplicemente insostenibile, non quando siamo sul punto di diventare quello che chiamiamo un paese del Terzo Mondo, un paese in bancarotta, che affronta la prospettiva di un abbassamento radicale del tenore di vita. A meno che, di sicuro, l’ atmosfera di “crisi” possa essere sostenuta
quasi all’ infinito.

George W. Bush ha ripiegato sull’ 11 settembre, ma la cantilena invecchia ogni volta che si sente. Il nostro nuovo presidente ha bisogno di trovare qualcosa di equivalente, qualcosa che distolga la nostra attenzione lontano da Goldman Sachs, verso qualche nemico oltreoceano che in qualche modo può essere ritenuto il responsabile della nostra cattiva situazione attuale.

Si dice che non fu il New Deal di F.D. Roosevelt a farci uscire dalla Grande Depressione ma la Seconda Guerra Mondiale. La verità è che, in tempo di guerra, quando la gente si aspetta di sacrificarsi per la durata dell’ “emergenza”, i problemi economici vengono anestetizzati da dosi liberali di nazionalisti esaltati e rettitudine morale. Carenze e un tenore di vita che precipita vengono mascherati da un sistema di razionamento tipico dei tempi di guerra e da un abbassamento delle aspettative. E proprio come la Seconda Guerra Mondiale ci ha abituati alle davastazioni economiche elaborate dalle nostre elite di ladri, così la Terza Guerra Mondiale provvederà a gran parte della copertura per un virtuale acquisto di tutta l’ industria da parte dello stato e alla demonizzazione di ogni avversario politico come “terrorista”.

Un impossibile scenario fanta-scientifico? Oppure una ragionevole proiezione delle tendenze attuali? Celente, il cui record di previsioni è impressionante, per non dire altro, vede la guerra all’ Iran come la 3GM, con ripercussioni economiche, sociali, e politiche che manderanno al collasso quel che resta del nostro impero. Questa è l’ esplosione della bolla dell’ iperpotere, noi – ultima superpotenza rimasta – in qualche modo, abbiamo la presunzione di opporci alla storia e al senso comune, e ci dimentichiamo il destino di tutti gli imperi: declino e caduta.

Certamente spero che Faber e Celente si sbaglino, ma loro sono dei ragazzi molto intelligenti, per decenni hanno avuto ragione su molte delle loro previsioni. Anche quando all’ epoca le loro stime erano viste come estremamente controverse, molte si sono rivelate esatte.

Ieri, l’ ex analista tecnico di Goldman Sachs, Charles Nenner – molto ricercato, conta tra i suoi clienti grandi fondi di investimento, banche, gruppi di brokeraggio, ed un ampio giro di individui facoltosi – ha detto a Fox News che ci sarà “una grande guerra tra il 2012 e il 2013”, che porterà il DowJones a 5000.

Perciò, Nenner dice:

Ho detto ai miei clienti, ai fondi pensione, alle grandi ditte, e ai fondi speculativi di andare praticamente fuori dal mercato, uscire quasi del tutto dal mercato.

Come ho più volte documentato, americani influenti stanno facendo pressione per entrare in guerra, al fine di salvare l’ economia americana – questo viene chiamato “keynesismo militare”. Ma come hanno mostrato molti economisti, la guerra è in realtà un male per l’ economia – il contrario del mito comunemente accettato.

Sicuramente, qualcun altro al posto degli Stati Uniti potrebbe dare il via alla guerra.

Dato che le cattive politiche economiche stanno portando a disordini globali, è impossibile prevedere dove una scintilla possa attecchire e diventare un grande incendio.

Fonte: www.washingtonsblog.com
Link: http://www.washingtonsblog.com/2011/03/former-goldman-sachs-analyst-joins-marc.html
10.03.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di REIO

Pubblicato da Davide

  • nettuno

    Per il momento no! se non interviene in Libia significa che è a corto di briscole.

  • Jack-Ben

    la Libia ti sembra uno stato…. qui si parla di guerre la Libia e in mano a un giudeo di nome Gedaffi il quale fa gli interessi dei bankers … per quello nessuno la tocca e poi con tre aerei F16 la metti al tappeto… in questo articolo invece si parla di guerre che fanno consumare tanto materiale sia umano che fisico; per questo devono trovare un peso massimo tipo Cina o Russia … per loro sarebbe meglio Iran o Pakistan ma in ogni caso deve durare molto per distrarre quello che rimane del popolo bue.
    In ogni caso l’impero Usa e’ finito con il picco del petrolio.. non puo’ piu’ mantere viva la sua illusione di crescita infinita quindi prima di una entropia tentano l’ultimo colpetto; un giorno molti si sveglieranno e capiranno quello che hanno provato le varie popolazioni innocenti che in questi anni sono stati martellati dalle briscoline.
    E’ solo questione di Karma… soltanto Karma, quindi ognuno si prenda un pochino di tempo per una riflessione.

  • neutrino

    Non sarà il caso, per l’Italia, che da almeno 20 anni è diventata un paese periferico rispetto all’impero, di cominciare a smarcarsi dalla politica USA?
    Da tempo non godiamo più della rendita di posizione americana (e questo è evidente quando confrontiamo la situazione economica italiana con quella ad esempio del Regno Unito), ma ci ostiniamo a fare i seguaci fedeli di un paese ormai in ovvia difficoltà.
    Intorno a noi, paesi che culturalmente forse ci assomigliano anche di più, come il nord Africa, la Turchia, hanno ritmi di crescita economica favolosi.
    Una politica estera e commerciale un po’ più indipendente, anche approfittando della perdita di prestigio delle istituzioni europee a causa dell’ultima bolla finanziaria, potrebbe risollevare l’Italia dalla palude economica in cui si dibatte da quasi una generazione.

  • lucamartinelli

    non possiamo. E’ sancito che siamo loro servi. E la maggior parte degli italioti è contenta.