SPIGOLATURE POST-ELETTORALI

SPIGOLATURE POST-ELETTORALISPIGOLATURE POST-ELETTORALI

Di Michele Rallo

Alcune riflessioni al volo sui primi risultati elettorali.

IL FATTORE REDDITO DI CITTADINANZA”

Come previsto, il centro-destra ha vinto sul centro-sinistra con larghissimo distacco. E – anche qui come previsto – all’interno del centro-destra Fratelli d’Italia ha fatto la parte del leone: il 26% contro il 9% della Lega, l’8% di Forza Italia, e lo zero virgola di tutti i “Noi Moderati” messi insieme (Toti, Brugnaro, Lupi e chi piú ne ha piú ne metta).

Risultato che avrebbe potuto essere ancóra piú clamoroso (almeno un 30% tondo) senza lo scivolone della Meloni sul reddito di cittadinanza; scivolone che ha penalizzato fortemente FdI al sud, offrendo – di converso – una insperata ciambella di salvataggio ad un Movimento Cinque Stelle che sembrava serenamente incamminato sul viale del tramonto.

Ora, in una Italia dove il 9,4% della popolazione é in stato di “povertá assoluta” e l’11,1% in stato di “povertá relativa” (dati ISTAT del 2021) avrebbe dovuto esser chiaro che non era (e non é) possibile teorizzare lo smantellamento del reddito di cittadinanza. Se ne puó certamente ipotizzare una revisione radicale, in modo da eliminare le tante storture che vi fanno corona e da evitare che diventi un comodo marchingegno per percepire un reddito senza lavorare. Certo, la Meloni ha ragione quando dice che lo Stato deve dare lavoro e non assistenza. Ma é anche vero che, fino a quando non riesce a dare il lavoro, lo Stato ha il dovere di dare almeno l’assistenza.

Certe ricette “conservatrici” vanno bene per i ricchi paesi anglosassoni, non per l’Italia, specie per l’Italia meridionale, dove di lavoro se ne trova davvero poco.

Spero che la Meloni non dimentichi la lezione di Giorgio Almirante: «Se parliamo di Dio-Patria-Famiglia, non c’é nessuno piú a destra di noi. Se parliamo di Stato Sociale, non c’é nessuno piú a sinistra di noi.»

POVERO LETTA: LA PREGIUDIZIALE ANTIFASCISTA NON FUNZIONA

Il tracollo del PD era giá scritto. Anzi é arrivato con molto ritardo. L’elettorato italiano di sinistra ha faticato non poco a capire che di sinistra nel PD c’é rimasto ben poco, ma alla fine qualcuno se ne é reso conto.

Adesso il PD é tutto Agenda Draghi, Spending review di Cottarelli e Ius Soli di George Soros. Ovvero, largo ai miliardari, alle banche americane e ai teorizzatori del rigorismo reazionario. Con tanti saluti al popolo, ai lavoratori e a tutte le parole d’ordine dei bei tempi andati

Letta, poverino, ha fatto quel che ha potuto per affossare un po’ di piú il povero PD. Patetico il suo appello all’antifascismo, quando il fascismo non c’é piú da quasi ottant’anni. Non c’é piú non soltanto in Italia, come regime; ma non c’é piú nel mondo, perché é finita la sua “epoca”, il momento storico – cioé – in cui le sue teorie, le sue realizzazioni, le sue proposte potevano trovare attuazione. Uno che insegna all’Istituto di Scienze Politiche di Parigi dovrebbe capirlo. In ogni caso, lo hanno capito gli elettori: e non solo quanti non hanno avuto difficoltá a votare il simbolo della Fiamma almirantinana (un italiano su quattro), ma probabilmente anche molti altri fra coloro che hanno fatto scelte elettorali diverse.

Ne prendano atto i nostalgici del 1945.

POVERA URSULA: É FINITA LA PACCHIA

A lutto, a lutto stretto anche la nomenklatura dell’Unione Europea, dalla donnetta di Bruxelles all’ultimo Gentiloni. La Meloni non avrá verso l’Unione Europea i riguardi che – purtroppo – riserverá alla NATO. Il fatto é che gli amici della Giorgia (in primo luogo gli americani e gli inglesi) non amano affatto questa UE paravento di una Germania che, oggi come ieri, fa paura agli anglosassoni. La guerra americana contro la Russia (travestita da guerra in Ukraina) é stata anche una guerra mossa contro la Germania e contro l’Europa a guida tedesca; anche se la Germania e l’Europa non l’hanno capito. Gli USA hanno voluto impedire che potesse nascere un monolite economico euroasiatico che faceva loro paura.

Ma torniamo ai fatti di casa nostra. La Meloni sará molto decisa nel difendere gli interessi italiani in sede europea («é finita la pacchia» ha minacciato). E questa é certamente una buona notizia. Speriamo che ci prenda gusto, e che riesca poi a fare qualcosa di simile in sede atlantica.

LE PENE DI SALVINI: AFFONDATO DA GIORGETTI

Tra i grandi sconfitti del 25 settembre c’é anche Matteo Salvini. Anche questo era fatale. Gli hanno smantellato la Lega barricadera e populista (che prendeva i voti), costringendolo a benedire il nuovo corso draghista di Giorgetti e compagni (che voti non ne prende). E questo é il risultato inevitabile. Lo avevo detto e ridetto da queste stesse colonne, e sono stato facile profeta.

Spero che il leader leghista si liberi della palla al piede giorgettiana e torni sulla ruspa. E spero che torni a fare quello che sa fare molto bene: il Ministro degli Interni.

IL “TERZO POLO” ARRIVA SESTO

Il terzo polo é arrivato sesto. Lo sapevano tutti che sarebbe finita cosí, ma giornali e televisioni hanno fatto a gara nel pompare l’artefatto calendiano, lasciando passare il messaggio subliminale di una forza che avrebbe potuto essere “terza” fra centro-destra e centro-sinistra.

Invece é stata sesta. E grazie, soltanto, all’apporto del “nemico” Renzi. Se Calenda fosse andato da solo, il risultato sarebbe stato ben piú misero.

Spero che Renzi gli presenti il conto.

DI MAIO TORNA AL SAN PAOLO

E, adesso, spazio alla goduria. Di Maio ha fatto la fine che meritava, degno coronamento di una serie infinita di giri di valzer, salti della quaglia e complottini da marciapiede. Ha pagato tutto in un sol colpo, ed ha pagato soprattutto il ruolo di mansueto esecutore d’ordini di Mario Draghi.

Un giorno, forse, si fará la storia delle ultime elezioni presidenziali, della congiura per sbarrare la strada ad una donna con le palle, come la Belloni, e per mantenere al suo posto Sergio Mattarella. E, forse, troverá riscontro quello che oggi si sussurra a mezza bocca nei palazzi romani. E cioé che la manovra – chiamiamola cosí – avrebbe avuto quattro protagonisti. Unico del quartetto a venire allo scoperto sarebbe stato Matteo Renzi, ma ce ne sarebbero stati altri tre piú defilati: Mario Draghi, il mattarelliano di ferro Ministro della Difesa e, per l’appunto, Giggino ‘O Guaglione. Cosí, almeno, si sussurra. E questo, un paio di giorni fa, si é lasciato scappare in diretta un notissimo giornalista televisivo.

Secondo questa versione, Draghi sarebbe stato il dante causa – diciamo cosí – di Giggino durante la tornata del bis mattarelliano. E, secondo analoghe voci di corridoio, sarebbe stato sempre lui – il superbanchiere – l’ispiratore di Giggino nell’operazione che ha portato alla scissione dal Movimento Cinque Stelle.

Voci, soltanto voci...

ITALEXIT SCALDA I MOTORI

Italexit non ce l’ha fatta a superare la soglia di sbarramento. Peccato, peccato davvero, perché avrebbe svolto un ruolo assai importante nelle nuove Camere.

Ma Paragone non demorde, ed é giá al lavoro per le elezioni regionali in Lazio e in Lombardia. Elezioni che dovrebbero svolgersi, se non vado errato, fra sei mesi circa. Allora – e spero con tutto il cuore di sbagliarmi – la situazione sará ben piú complessa rispetto a quella di oggi, e Italexit sará un punto di riferimento essenziale nel panorama politico italiano.

Di Michele Rallo

Michele Rallo è storico e saggista, ex parlamentare della Repubblica Italiana

Commenti (13)

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Mostra commenti 13 caricati
    1. rossinimauro 8 ottobre 2022

      Direi 6 mesi massimi di sopravvivenza per il Governo della Pescivendola. Per quanto si sforzerà di obbedire a qualsiasi ordine da UE/USA/NATO non la lasceranno in piedi più di tanto. Governo di unità nazionale sostenuto come prima da tutti quanti.

    1. fabjo 6 ottobre 2022

      Italexit😄 ...più probabile invasione aliena

    1. BrunoWald 5 ottobre 2022

      "Ne prendano atto i nostalgici del 1945."

      Come no, hai voglia prima che smettano di aggrapparsi ai loro feticci...
      Questi poveretti non capiscono più il mondo in cui vivono, ammesso che ci abbiamo mai capito qualcosa, e per non sentirsi perduti devono metterci dentro fascisti e nazisti d'appertutto. Ad minkiam, come si usa dire con pregnante neologismo...

      "Spero che la Meloni non dimentichi la lezione di Giorgio Almirante".

      Temo che la speranza sia vana. Pur con tutte le riserve che mi ispirava il personaggio, Almirante era uomo di statura incomparabile con gli attuali figuri. Intervistato da Minoli, che lo interrogava sul senso di dichiararsi ancora fascista, rispose: "Se mi dicevo fascista ai tempi belli in cui era conveniente, sarebbe indegno non farlo adesso che non conviene più".

    1. Arian Van Heisen 5 ottobre 2022

      Italexit , probabilmente dopo F.I. , Lega, M5S, F.d.I. sarà la prossima tappa
      del percorso del Pifferaio magico.

    2. mago 5 ottobre 2022

      Una storia infinita..ma il buon Abramo alla fine le sparava grosse anke lui.
      "Potete ingannare tutti per qualche tempo e alcuni per tutto il tempo, ma non potete ingannare tutti per tutto il tempo" Cit.

    1. cruzaros 5 ottobre 2022

      italexit :giusto una spigolatura...

    1. mago 5 ottobre 2022

      La Spigolatrice di Sapri..

    1. Astronauta 5 ottobre 2022

      Si e' scordato l articolista che sono passati cento anni dalla marcia su Roma ma qui il fascismo sta ancora marciando.
      E la sora Meloni sta marciando verso il disastro Italia
      mentre i veri fascisti marciavano per altro.

    2. mago 5 ottobre 2022

      E come dicono i ragazzi su Twitter manco la luce in fondo al tunnel vedra` visto quel che costa oggi,la sora Meloni dovrebbe riportare con le buone o cattive Enel e Eni in Italia e nazionalizzarle come ai bei tempi.

    3. JHON 5 ottobre 2022

      Se le parole che ha pronunciato il Senatur fossero veramente sue, si prefigura uno scenario inquietante in casa della Lega. IL serbatoio tradizionale di voti si è sciolto come neve al sole e solamente una forte Autonomia pùò ridare fiducia al Capitone in chiave governativa. Ma i fidati amici di Draghi hanno già ingranato la retromarcia. Uhe va che in pianura Padana il gas c'è per davvero e sarebbe ora di diminuire le bollette come in Basilicata. L'Eni resti pure in Olanda (prima restituisca il maltorto agli Italiani).

    4. mago 5 ottobre 2022

      Gli zaia fedriga sono pronti alla rottamazione o al tutorato e scalpitano in pankina..il capitone lo tengono per le palle con la sceneggiata del processo..scopriamo il gas a 4000 metri sotto gli altri mari e non siamo capaci ( sempre che ci sia una volontà) di trovarlo nell orto di casa nostra..il Senatur poteva ottenere la tanto attesa autonomia ma ha tradito lui e la sua banda la nostra generazione,sai che ci fanno i giovani della autonomia mica sono cresciuti ai nostri tempi...un caro saluto Mago

    5. Astronauta 5 ottobre 2022

      Anche Zaia ha fatto un referendum per l autonomia del Veneto.
      Risultato? Adesso vuole aumentare l irpef. Ragioniamoci sopra.
      Alla lega devono aver fatto una fattura.Non appena hanno un consenso grande non fanno nulla e per una sciocchezza tipo papeete finiscono la corsa.

    1. AlbertoConti 5 ottobre 2022

      "il fascismo non c’é piú da quasi ottant’anni. Non c’é piú non soltanto in Italia, come regime; ma non c’é piú nel mondo, perché é finita la sua “epoca”, il momento storico – cioé – in cui le sue teorie, le sue realizzazioni, le sue proposte potevano trovare attuazione."

      E il nazismo 2.0?

      Mi sa che Michele Rallo si è scordato della CIA, della NATO, dell'Ucraina, dei baltici e della Polonia, di Israele, delle quote USA, dell'operazione O.D.E.S.S.A., del governo Draghi e chi più ne ha più ne metta.

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