Scienza postmoderna

Tonguessy

 

Il patto sociale chiamato Modernità è morto ed è stato sepolto assieme alle clausole che ne identificavano i contorni: si trattava di traghettare l’occidente da sistemi agricoli a industriali con tutta la pletora di retorica e promesse associate, alcune delle quali mantenute.

Oggi stiamo assistendo, in occidente, ad una graduale ma costante deindustrializzazione a favore della speculazione finanziaria, ovvero allo svuotamento del principio cardine della Modernità: siamo così entrati nella Postmodernità. O, più in generale, nell’era del postqualcosa come scrivevo qualche tempo fa [1].

Così la democrazia, grazie a Colin Crouch, è diventata postdemocrazia. Secondo le sue definizioni: “La democrazia sfida i privilegi di classe in nome delle classi subordinate; la postdemocrazia nega l’esistenza di entrambi, privilegi e subordinazione” [2]. Ovviamente nega anche l’esistenza delle classi, mantra irrinunciabile delle politiche neocon: “Come sapete, la società non esiste. Esistono gli individui” affermava la Thatcher. Questo però pone dei problemi: se la società deve essere abolita per dare spazio alle volontà individuali, lo Stato non ha più ragione di esistere. La società diventa liquida mentre le volontà individuali si solidificano. Lo Stato smette di gestire e subappalta le proprie funzioni (sanità, istruzione, gestione dei bisogni primari). Smette di essere garante del popolo e diventa portavoce dei poteri forti tagliando spazi sempre maggiori alla cittadinanza.

Nel frattempo lasciare piena libertà agli individui espone la società ad una deriva dittatoriale: chi meglio del dittatore nega l’esistenza delle società a lui estranee o peggio avverse?

 

Questo fatto pone alcuni problemi: quale tra i tanti dittatori possibili avrà il sopravvento? Ci stiamo avvicinando pericolosamente a dichiarazioni di guerra aperta. Se la Modernità era un patto sociale basato sulla comunanza di intenti, la Postmodernità si basa sulla conflittualità. Venuta meno l’arte del compromesso si è instaurata la filosofia del “niente prigionieri” via via che gli avversari venivano dichiarati nemici.

 

La conflittualità più evidente è oggi rappresentata dalla lotta intestina tra capitale produttivo e speculativo, motivo per cui Trump è stato eletto. Le politiche di deindustrializzazione nazionale dovute alla delocalizzazione e, più in generale, alla saturazione dei mercati con conseguente caduta del saggio di profitto a cui il capitale tenta di rispondere adottando il dumping salariale, trova forti dissensi all’interno della cittadinanza che si vede ridurre via via il proprio potere di acquisto salariale ed il proprio tenore di vita. Purtroppo, come ho detto, lo Stato ormai non rappresenta più i cittadini ma garantisce ai gruppi di potere di continuare ad operare indisturbati.

Il conflitto tra capitale produttivo e speculativo non è un episodio unico, rappresenta piuttosto il modus operandi della Postmodernità: chi detiene un qualche potere non ha alcuna intenzione di condividerlo, né tanto meno di cederlo. Il dialogo si polarizza al punto di diventare un costante casus belli: tutto ciò che è “altro” diventa nemico mortale, con buona pace di Lacan. Una pietra miliare di questo atteggiamento intransigente l’ha posta Bush jr con la sua War on Terror a seguito dei fatti dell’11 settembre 2001. Il suo “o siete con noi oppure siete con i terroristi” non lasciava margini di errore: i terroristi erano quelli che avevano fatto crollare le torri, anche quella mai colpita da alcun aereo, rendendo esplicita l’associazione tra negazionisti delle verità governative ed i terroristi.

Polarizzare il dialogo fino a farlo sfociare nel conflitto aperto è segno di forte degrado democratico, ovvero di conclamata difficoltà nel gestire le varie anime di una società. Certo che se non esiste la società non esistono neanche le sue anime. Drammaticamente semplice.

 

Sono sicuro che nei tempi bui del Covid ognuno di noi abbia avuto modo di verificare il livello mostruoso di polarizzazione e di conflittualità. Nei supermercati come nelle stanze importanti piccoli gesti di dissenso sono visti come atti terroristici che minano alla base l’intera società. Che non esiste se non come alibi per i deliri individuali, ma pazienza. Ieri la lotta di classe minacciava il capitale, oggi i vari dr. Stranamore minacciano tutti noi.

Il conflitto nasce e si sviluppa ad ogni livello: questa modalità è la cifra della postmodernità. Avevamo assistito ai duri confronti Berlinguer-Almirante, e alla fine Almirante fu scortato da Pajetta alle esequie di Berlinguer e Pajetta presenziò le esequie di Almirante. Avversari nella Modernità non significava nemici. Oggi gli avversari sono spariti e ci sono solo nemici come fenomeno strutturale. Il conflitto, dicevo, si sviluppa ad ogni livello e non ha risparmiato la scienza. Prendiamo i vaccini, ad esempio. Non è stata raggiunto alcun compromesso sulle diverse posizioni, dato che nella Postmodernità il compromesso non è una prassi accettabile. La scienza si divide così in scienza ufficiale (quella sostenuta dagli ambienti governativi e più in generale dalle multinazionali) e quella sperimentale che ancora ragiona sui dati e sulle verifiche.

Lo scandalo IPCC sui cambiamenti climatici è sicuramente una prova esaustiva di come funzionano le cose in ambito scientifico. Oggi la parola d’ordine è il Covid-19 e anche su questa tematica si sviluppano le stesse dinamiche che hanno investito la società ed il potere. Gli schieramenti ormai sono stati formati: da una parte il Patto per la scienza di Burioni e soci e dall’altra l’Associazione L’Eretico di Tarro e soci. I due sono arrivati ai ferri corti grazie al clima polarizzato instaurato da Bush jr. E siccome noi abbiamo gli USA come modello non potevamo sottrarci al diktat “o con me o contro di me”. Insomma anche la scienza è stata polarizzata, e tutto ciò che garantiva la sua autonomia nel nome della ricerca è oggi fortemente compromesso. I vaccini sono diventati quindi quella “precauzione inutile ma assolutamente necessaria” descritta alcuni decenni fa da Jonesco. C’è chi li vede come inutili o peggio dannosi e chi li vede invece necessari. Il tavolo su cui sedersi e discutere di questi temi deve ancora essere inventato. Intanto gli schieramenti si ingrossano, e la percezione popolare della supposta-pandemia varia al variare del processo di secolarizzazione, che è un processo autonomo che poco ha a che vedere con la verifica dei dati, ovvero con la ricerca della verità.

Nell’epoca della postverità le vecchie tecniche di analisi dati e verifica sono diventate orpelli obsoleti.

Post-truth è la parola dell’anno 2016 scelta dall’Oxford English Dictionary, e indica “quella condizione secondo cui, in una discussione relativa a un fatto o una notizia, la verità viene considerata una questione di secondaria importanza.” (wiki)

Questo ci riporta ai fatti del WTC. Analisti, pompieri, ingegneri, saggisti e commentatori si sono dati da fare per smontare pezzo per pezzo le verità all’origine della War on Terror di Bush. Risultati? Siamo ancora in piena postverità. È solo cambiata un po’ la valutazione del pubblico americano verso quell’episodio: oggi più del 50% dei cittadini non crede alla verità ufficiale [3].

Al punto che un terzo di americani tra i 18 ed i 24 anni pensa che la terra sia piatta [4]. Ecco cosa significa mettere la posticcia verità governativa davanti a qualsiasi verifica ragionata: se il potere inganna, ogni sua affermazione è potenzialmente ingannevole. Burioni qui taglia corto: la scienza non è democratica, inutile discutere. Tarro è evidentemente un terrapiattista. A tanto siamo arrivati.

Non è che la scienza sia stata esente da scontri epocali, vedi l’interpretazione di Copenhagen che vedeva contrapposti giganti come Einstein contro Heisenberg. Ma la cosa restava all’interno dei dialoghi tra specialisti. Oggi la guerra degli specialisti non è più un affare interno ma coinvolge tutta la cittadinanza, e la cosa drammatica è che non c’è più verità con cui verificare le posizioni grazie alla post-truth inaugurata da Bush.

 

Non nutro quindi molte speranze sugli esiti della querelle sul Covid-19. È pur vero che a distanza di quasi vent’anni la maggioranza degli americani si è schierata contro la versione ufficiale, ma nonostante questo, non mi risulta ci siano stati risultati adeguati per ristabilire la verità in base ai dati scientifici. Insomma sono convinto che terrapiattisti e critici della versione ufficiale del 911 o del Covid-19 siano stati messi da parte dell’establishment politico e scientifico nel sottoscala riservato ai deboli di osservanza e agli obiettori (cioè i non-kapò). La ratio è semplice: le prove e le verifiche non servono più e, dopo il crollo delle ideologie, ci stiamo incamminando verso quell’universo metafisico che il secolo dei lumi aveva tentato di scongiurare e che la scienza postmoderna ha invece rimesso in primo piano per compiacere quei potenti che una volta si chiamavano Bellarmino.

Povero Galileo.

 

Il riassunto di quanto esposto è semplice: introdurre la postverità per dare spazio alle bufale di sistema (che a sua volta vuole ridurre a zero le fake news altrui anche se dopo verifica fake non sono) nello spazio sociale e comunicativo implica che tutte le varie anime (scienza compresa) siano soggette a questa forza centrifuga che getta verità e verifica oltre i bordi dell’indispensabile. Burioni afferma che la scienza non è democratica, indicando lo scollamento esistente tra esigenze dei popoli e criteri di gestione dell’establishment da una parte, e affinità di intenti e comportamenti con il mondo finanziario dall’altra. Ci stiamo quindi avviando a grandi passi verso il neofeudalesimo, regime autoreferente che considera persone e cose (anche immateriali come la verità dei fatti) proprietà privata di qualcuno. D’altronde questo ha sempre fatto la scienza: allearsi con la borghesia nel Rinascimento per scalzare la nobiltà anche ecclesiastica, e ancora oggi allearsi alla borghesia per scalzare la democrazia.

 

“L’uomo primitivo ha una teoria differente, la teoria della stregoneria e degli spiriti. Secondo me è una teoria molto interessante e ragionevole, in realtà più ragionevole delle concezioni accademiche della scienza moderna”

C.G.Jung -L’inconscio

 

 

 

[1]https://comedonchisciotte.org/lera-postqualcosa/

[2]Colin Crouch “Postedmocrazia” pag.61

[3]https://www.livescience.com/56479-americans-believe-conspiracy-theories.html

[4]https://www.unilad.co.uk/science/a-third-of-millennials-believe-the-earth-is-flat/