Home / ComeDonChisciotte / RICHARD HEINBERG: LA CRESCITA MONDIALE HA RAGGIUNTO IL LIMITE

RICHARD HEINBERG: LA CRESCITA MONDIALE HA RAGGIUNTO IL LIMITE

FONTE: RESEAU VOLTAIRE

Un anno dopo il picco petrolifero. Intervista a Richard Heinberg

Un anno fa, il barile di petrolio raggiungeva il prezzo record di 147 dollari. Il mondo intero si volse allora verso l’Arabia Saudita – tradizionale produttore supplementare – chiedendole di aumentare la produzione per rispondere alla domanda, stabilizzando i prezzi. Ma il regno non ne fu capace, dato che i suoi pozzi si prosciugano. Questo fatto segna la fine di un’epoca. Come in una spirale drammatica, la presa di coscienza che la crescita economica sarebbe ormai limitata a causa della scarsità dell’energia fossile, ha fatto crollare gli investimenti, la domanda di petrolio e il suo prezzo.
Richard Heinberg, autore affermato per i suoi lavori sulla diminuzione delle risorse, esamina questo fatto storico, le sue conseguenze per l’attività umana e le prospettive per il futuro, in un’intervista esclusiva concessa al Réseau Voltaire.

Réseau Voltaire: Secondo la maggior parte dei media bisogna cercare l’origine della crisi finanziaria all’interno del sistema finanziario. Questa spiegazione vi soddisfa, oppure, come avete suggerito in modo premonitore in La festa è finita, anche la mancanza di fiducia nella ripresa della crescita, basandosi quest’ultima su una produzione di petrolio a buon mercato, sarebbe un fattore essenziale?

Richard Heinberg: Nel 2008 abbiamo avuto la più importante impennata dei prezzi dell’energia mai conosciuta. Storicamente, le impennate del prezzo dell’energia hanno sempre portato a una recessione. Da quel momento, era sensato prevedere una grave recessione per il primo trimestre del 2008. In realtà, la recessione è cominciata prima e si è rivelata essere più profonda e persistente di qualsiasi altra recessione degli ultimi decenni. Questo deriva dal fatto che un crac finanziario era diventato più o meno inevitabile per via della miriade di bolle nell’immobiliare e nei mercati finanziari.

L’impatto della crisi sull’industria aeronautica e sui costruttori di automobili e mezzi pesanti, è ampiamente dovuta ai prezzi dell’energia. Il crollo dei valori immobiliari e l’aumento del numero di ipoteche non sono poi così legati al petrolio.

Tuttavia, a un livello di analisi avanzato, l’aspirazione della nostra società a una crescita economica perpetua si basa sull’ipotesi che avremo sempre a disposizione quantità crescenti d’energia a basso costo per alimentare le macchine di produzione e distribuzione. Quest’aspirazione alla crescita si è istituzionalizzata attraverso livelli di debito e supervalutazione crescenti. Ecco come, quando le quantità d’energia disponibili hanno cominciato a stagnare o a declinare, il castello di carta del mondo finanziario è completamente crollato.

Purtroppo i dirigenti di tutto il mondo continuano a non capire la crisi. Sostengono che ha un’origine solo economica; sostengono anche che è transitoria. Credono che, se sosteniamo sufficientemente le banche, la crescita economica tornerà positiva e tutto andrà bene. In realtà, non si può far funzionare il sistema finanziario moderno in un mondo in cui le risorse energetiche diminuiscono. Abbiamo bisogno di un’economia che possa provvedere ai bisogni primari dell’umanità senza aumentare il ritmo della consumazione delle risorse. Per fare tutto ciò sarà necessaria la creazione di sistemi monetari e istituzioni finanziarie basate su cose diverse dal debito, gli interessi e la cartolarizzazione.

Réseau Voltaire: Pensa che la speculazione sui mercati dell’energia accelererà nonostante l’episodio dello scorso anno? E se così fosse, quale sarebbe secondo lei la migliore soluzione affinché il serpente non si morda più la coda?

Richard Heinberg: In tempi di combustibili fossili a basso costo, la speculazione dei contratti a termine dell’energia, è inefficace nello sforzo collettivo di adattamento ai cali caotici dei mercati. Senza la creazione di controlli dei contratti a termine, non eviteremo le differenze sempre più grandi tra i costi degli idrocarburi: l’abbiamo visto negli ultimi diciotto mesi. Quando il prezzo degli idrocarburi vola alle stelle, l’economia è duramente colpita. Quando il prezzo crolla, gli investimenti nella produzione d’energia vengono trascurati.

L’OPEC si è sforzata di aiutare ad ammortizzare le differenze di prezzo aumentando o diminuendo la produzione e di mantenere così il prezzo del barile più stabile di quanto non sarebbe stato senza il suo intervento. Ma l’OPEC sta perdendo la capacità, già limitata, di agire in questo modo, poiché tutte le nazioni che riunisce vedono la propria produzione diminuire e hanno una minima o nessuna capacità di produzione supplementare. L’Arabia Saudita è l’unico produttore supplementare importante, e da solo, uno Stato non può più equilibrare i tassi di tutto il mondo ancora a lungo.

L’unica soluzione valida è quella di un accordo internazionale per il razionamento della produzione e della consumazione, come ho proposto nel mio The Oil Depletion Protocol.

Réseau Voltaire: Che ne pensa del numero crescente di scienziati che rimettono in discussione la responsabilità dell’Uomo nel cambiamento climatico? All’interno dell’ASPO (Associazione per lo studio del picco del petrolio, del gas e delle materie prime) qualcuno, come Jean Laherre, è abbastanza scettico…

Richard Heinberg: Non penso che il numero degli scienziati che rimettono in questione la responsabilità umana nel riscaldamento climatico aumenti; anzi, secondo me succede proprio il contrario. Sì, lo so che Jean Laherre, che stimo molto, ha sollevato molte questioni in proposito. Come geologo, la sua riflessione si snoda in milioni di anni, e effettivamente, il clima della Terra è assai variabile su scale di tempo di questo tipo. Ecco perché posso capire che possa chiedersi se, ciò che constatiamo oggi, sia dovuto o meno a processi climatici che derivano da modificazioni delle radiazioni solari, dall’eccentricità dell’orbita terrestre (i famosi parametri di Milankovitch) e delle correnti oceaniche. Tuttavia, i climatologi sono andati ancora più lontani sugli effetti possibili di cause diverse dal carbone e sono giunti alla conclusione che non potevano, da soli, spiegare l’attuale riscaldamento climatico.

In sostanza, mi schiero con la maggior parte dei climatologi, che sostengono che noi umani esercitiamo una pressione su un sistema instabile per natura (l’atmosfera, il clima) e che lo spingiamo al punto di rottura gettandovi ulteriori enormi quantità di gas effetto serra.

Réseau Voltaire: Cosa vi ispira quest’ipotesi: il progetto internazionale della borsa del carbonio non sarebbe altro che un modo, per l’élite finanziaria, di tenersi a galla, e per i paesi ricchi finanziariamente ma poveri in risorse naturali quello di arrogarsi il diritto di consumare le riserve ancora disponibili di combustibili fossili in cambio di denaro, privando nel frattempo gli Stati poveri finanziariamente ma ricchi di risorse del loro diritto allo sviluppo. In altri termini, il problema di fondo non è “Consumeremo le ultime riserve di idrocarburi?” (senza dubbio questo avverrà, a meno di non affidarsi più alla crescita economica), ma bensì “Chi le consumerà?”.

Richard Heinberg: Per quanto riguarda i programmi internazionali di borsa del carbonio, sono diffidente per diversi motivi, tra cui il fatto che produrranno la creazione di un enorme mercato di contratti derivati che avrà bisogno di una dura regolamentazione, se vogliamo evitare le bolle e i crac finanziari di grandi dimensioni. Mettere un limite alle emissioni di carbonio è necessario, ma forse esistono modi migliori per instaurare queste limitazioni, invece di creare nuovi tipi di prodotti derivati. Ciò che potrebbe funzionare è, per esempio, un sistema di razionamento che riguardi tutti i cittadini, come le percentuali di emissioni di carbonio (TEQ, Tradeable Energy Quotas).

Una volta arrivata la fine degli idrocarburi, questi saranno usati solo da chi potrà comprarli. A volte, questo succede indirettamente: per produrre e esportare le proprie merci a basso costo, la Cina brucia il carbone per conto dell’America del Nord e dell’Europa.

In ogni caso, lo sviluppo basato sulla consumazione di combustibili fossili non è più una strada verso la ricchezza e la sicurezza, come fu all’inizio del ventesimo secolo. Oggi è diventato una trappola. Crea solo una dipendenza da risorse sempre più rare e costose. L’economia dei paesi poveri andrà molto meglio, se riusciranno a tenersi lontani da questo tranello.

Mi rendo conto che è più facile dire la sua per un giornalista che per un capo di Stato i cui cittadini si vedono rifiutati i profitti dell’era moderna. Eppure, è una delle dure realtà di questo secolo ancora giovane.

Réseau Voltaire: Quale dovrebbe essere la priorità di una decisione ufficiale? Prepararsi alla crisi energetica o al cambiamento climatico?

Richard Heinberg: Sotto diversi aspetti, le soluzioni ai due problemi sono le stesse: ridurre la dipendenza dalle energie fossili e aumentare la produzione di energie alternative.

Nonostante tutto, alcune proposte per risolvere la crisi climatica sono assurde rispetto ai limiti di approvvigionamento in combustibili fossili. Prendiamo l’esempio del recupero e dello stoccaggio del carbonio emesso dalle centrali termoelettriche che funzionano a carbone. È un progetto che avrà bisogno di investimenti enormi e di alcuni decenni per essere sviluppato; nel frattempo, il prezzo del carbone salirà alle stelle; è un aspetto del problema che non è stato molto preso in considerazione nei preventivi di questo “carbone pulito”. A priori, mancano solo una ventina d’anni al picco della produzione mondiale di carbone, come spiego nel mio ultimo libro, Blackout. Sarebbe quindi più sensato investire capitali più moderati per sviluppare la produzione di energie rinnovabili, invece di creare un’infrastruttura ampia e costosa desinata a mantenere una consumazione ininterrotta di un combustibile sempre più limitato, con un costo sempre più alto e che emette grandi quantità di carbonio.

Réseau Voltaire: Prevede un aumento del numero dei conflitti intorno alle risorse energetiche? E se sì, come lo spiega?

Richard Heinberg: C’è da aspettarselo. Gli uomini si sono sempre battuti per le risorse essenziali. Oggi, mentre le risorse energetiche di idrocarburi che hanno sostenuto la società moderna diventano rare e costose, si può prevedere che il numero di conflitti per queste risorse aumenti. Sapendo ciò, i leader politici a livello nazionale devono prevedere i luoghi dove potrebbero scoppiare questi conflitti e cercare di evitarli. Innanzitutto, il solo modo per riuscirci è di evitare la competizione per l’accesso a queste risorse, diminuendo la dipendenza laddove è possibile (alcune risorse, come l’acqua, sono indispensabili) e perfezionando gli accordi sulla limitazione della produzione e della consumazione di energie fossili con l’aiuto di protocolli concordati di gestione della scarsità di materie.

Certo, per fare ciò sarà necessario un cambiamento radicale delle posizioni dei capi di Stato. Al momento si interessano solo alla questione del vantaggio della competitività; insomma, cercano soprattutto a uscire vittoriosi dai conflitti energetici, invece di evitarli. Questo modo di pensare diventa sempre più pericoloso man mano che la popolazione cresce e le risorse diminuiscono.

Réseau Voltaire: Secondo lei, che ruolo gioca l’aumento dei prezzi delle energie fossili, dei fertilizzanti e dei pesticidi nella crisi alimentare attuale?

Richard Heinebrg: A prima vista, alcuni aspetti della crisi alimentare non sembrano direttamente legati alla dipendenza dalle energie fossili. Ad esempio, le carenze d’acqua si moltiplicano per via dell’irrigazione; eppure, la maggior parte delle volte, sono la conseguenza del cambiamento climatico, a sua volta dovuto alle emissioni di carbonio derivate dai combustibili fossili. C’è poi l’erosione del suolo, molto spesso causata dai metodi moderni di produzione agricola intensiva, che implicano l’uso di trattori e altri macchinari agricoli che funzionano a gasolio. L’uniformità genetica dei semi costituisce un altro fattore: le piante diventano sempre più vulnerabili ai parassiti, e hanno quindi bisogno di molti più pesticidi contenenti idrocarburi. Se seguiamo le catene della causalità che portano a queste diverse minacce al nostro sistema alimentare, hanno quasi tutte la stessa origine.

In generale, il nostro sistema alimentare moderno, basato sulla consumazione di energie fossili, soffre di una grave vulnerabilità a diversi livelli, e l’origine di questa vulnerabilità si trova innanzitutto nella nostra dipendenza da queste energie. L’inevitabile riduzione del rifornimento di carburante per i trattori sarà nefasto per gli agricoltori; inoltre, i composti chimici usati per l’agricoltura saranno sempre più cari. Gli alti costi del petrolio renderanno sempre più oneroso lo scambio a grande distanza di prodotti alimentari. Il cambiamento climatico e la siccità diminuiranno le capacità di rendimento delle semenze.

Ci troviamo di fronte a una crisi alimentare completamente prevedibile, le cui cause sono evidenti: dobbiamo cominciare la riforma di TUTTO il nostro sistema alimentare, in modo da ridurre la nostra dipendenza dalle energie fossili.

Réseau Voltaire: Potrebbe spiegarci in poche parole quali sono gli obiettivi del lavoro che voi e i vostri colleghi state facendo al Post Carbon Institute (Istituto del Dopo Carbonio) e che impatto ha avuto fino ad oggi?

Richard Heinberg: Al momento riuniamo un gruppo cospicuo di ricercatori che condividono la stessa visione della crisi mondiale e che mostrano un interesse nel lavorare in collaborazione con i programmi di educazione. Pensiamo di star vivendo un momento storico che impone di ripensare i nostri postulati in merito alla crescita economica, la consumazione di energia, il sistema alimentare, il cambiamento climatico e la demografia; questioni che si intrecciano ma che vengono raramente trattate dai leader politici.

Allo stesso tempo, il Post Carbon Institute lavora in stretta collaborazione con le Iniziative di Transizione (Transition Initiatives, transitiontowns.org) : una rete di comunità cittadine che promuove l’economia del post-petrolio. Finché le riforme politiche necessarie non saranno immaginate, adottate, sperimentate e promosse dagli individui e le comunità, i capi di Stato continueranno a trascinare i piedi.

Pensiamo che la crisi economica attuale costituisca una svolta fondamentale nella nostra storia. L’economia mondiale ha incontestabilmente raggiunto i suoi limiti di crescita. Adesso tutto dipende dalla nostra volontà a collaborare e ad adattarci a questi limiti.

Condividiamo l’idea che in definitiva è possibile una vita migliore senza energie fossili e senza crescita continua a livello demografico e di consumazione. Ma la transizione tra il paradigma attuale di una crescita basata sui combustibili fossili, e quello di una società stabile basata sulle energie alternative, ha buone possibilità di essere una parentesi difficile. L’umanità ci riuscirà, in un modo o nell’altro: la diminuzione delle risorse ne è la garanzia. Ciò che speriamo è semplicemente di rendere questa transizione più facile, equa e sopportabile per tutti coloro che ne saranno toccati.

Fonte: www.voltairenet.org
Link: http://www.voltairenet.org/article161598.html
14.08.2009

Traduzione a cura di MARINA GERENZANI per www.comedonchisciotte.org

Pubblicato da Davide

  • Sassicaia

    La frase “e’ possibile una vita migliore senza crescita continua a livello demografico” e’ piuttosto inquietante,fa venire in mente che le teorie recenti
    sulla pandemia e sulla vaccinazione imposta dall’oms non sono poi cosi’
    lontane dal vero.

  • vic

    Controesempio

    Una piccola, civile e democratica nazione s’e’ incamminata verso l’uso di energie alternative. Ma vien fatta fallire dal sistema finanziario. Si tratta dell’Islanda. E’ un caso? E’ casuale che nessuno le dia una mano?

    Si noti che le risorse energetiche islandesi sono assai slegate dal petrolio, per cui l’analisi di cui sopra non dovrebbe valere, almeno in prima approssimazione. Eppure e’ successo! Non mi pare nemmeno che l’Islanda stia aumentando di popolazione in modo catastrofico. Facciamola breve: li’ il colpevole e’ la finanza e non l’energia.

    Se ne deduce che anche se il mondo trovasse delle alternative energetiche, gli azzardi del mondo finanziario sarebbero sempre in grado di mettere tutti in ginocchio. Quindi i problemi da risolvere sono almeno due:

    1) come transitare verso un mondo post-petrolio
    2) come riorganizzare ex-nihilo la finanza mondiale, cioe’ come transitare verso un mondo post-GoldmanSachs

    Non disperiamo, si puo’ fare, a patto che non siano ne’ i petrolieri ne’ Goldfman Sachs a farlo. Obama, lo capisci vero? Coi migliori auguri di successo e di buona salute!

  • myone

    Fino ad ora si e’ sempre detto che la crisi e’ speculativa, e di interesse,
    ora non so l’ islanda, ma l’ irlanda, anche se e’ stata oggetto di pseculaizoni bancarie,
    viene mesa sotto torchio per non votare il trattato di barcellona.
    Se il cappio e’ al collo del prendi finche’ ce n’e’, bisogna arrivare fino all’ ultima goccia di petrolio,
    prima di pensare che e’ finito, e che fare.
    Obama? See, quello e’ in giro a fare passerelle.

  • myone

    Se il “mondo” avesse di base e di fondamento, avuto rispetto per la vita,
    la gente, la terra, questi problemi non se li sarebbe ne posti ne trovati.
    Vedo che perseverano, come se quello che ci troviamo e che hanno seminato,
    non arrivera’ mai. Sono la peggiore razza malata che esista.

  • sickboy

    Se fossimo veramente “un anno dopo il picco petrolifero”, vorrebbe dire che i prezzi del petrolio, da un anno a questa parte, sono cresciuti esponenzialmente. Invece e` accaduto il contrario, come volevasi dimostrare. “Fermare la crescita” o “decrescita” vuol dire “totalitarismo feroce”, questo dopo aver fatto un bel lavaggio del cervello sul concetto di libero scambio. In modo che nessuno possa rendersi conto che le migliori informazioni sulle risorse, sulla loro qualita` e il loro eventuale esaurimento non ce le danno “autori qualificati”, mai prezzi. Cazzo.

    Platone, Malthus, Pannella, sto stronzo qui sopra, tutti con la stessa menata.

  • sickboy

    Non “mai prezzi” bensi`”ma i prezzi”.

  • edo

    147 dollari e 147 milioni di euro al superenalotto! Scusate 🙂

  • vic

    Eh gia’, la famosa democrazia dell’Unione Europea!

    Quando una nazione si legge per benino quella frittata di pseudocostituzione chiamata trattato e poi dice, non ci sto, che fanno? Le dicono: su’ dai ripensaci che ci stai.

    Se invece sei fuori, appunto come l’Islanda, che non si riscalda di certo col petrolio, cosa fa’ il sistema? Lo strozzino, nel senso che proprio la strozza.

    E mi sa’ che c’e’ sotto dell’altro che noi non sappiamo, magari dei giacimenti sottomarini nelle acque territoriali o vattelapesca. Si sta aprendo il grande nord alla navigazione mercantile, non dimentichiamolo. La corsa alle risorse lassu’ e’ gia’ partita. Dei cittadini Islandesi non gliene importa un fico secco a nessuno, ovviamente, sono un’entita’ collaterale trascurabile.

    Poi, stiamo tranquilli, l’era del petrolio non finira’ perche’ finisce il petrolio. Di energie alternative ce ne sono a bizzeffe, perfino non inquinanti, per non parlare di quelle che ci nascondono a noi della societa’ civile. Stan solo lavorando per trovare il modo di spillare il massimo dalla transizione e poi il massimo dal dopo transizione. Quindi tutto cio’ che sa’ di energia “fatta in casa” va’ combattuto a meno che non si trovi una scappatoia centralizzante.

    Che fa’ paura e’ la mentalita’ di questi pochi onnipotenti ombrosi tirafili. Oltre ad essere assurda, zeppa d’ingordigia, di superbia, sembra pazzescamente disumana. Ci vogliamo render conto che la seconda guerra mondiale e’ stata vinta dalla mentalita’ nazista? Anche in senso tecnologico. Quanto sta succedendo sotto la guida globalista lascia allibiti a dir poco. Basta osservare come agiscono la’ dove hanno chiaramente e legalmente in mano il governo mondiale. Salute compresa.

    Salute a tutti

  • vic

    Enalotto
    Leggi a proposito il lucidissimo commento di Carlo Bertani qui sotto. Ragionamenti che sui media tradizionali non troverai mai, nemmeno per sbaglio!

  • Zret

    Pessimo articolo. Ha ragione Vic.

  • adriano_53

    Il continuo riferimento a leader politici, a capi di stato, come decisori del destino globale, spinge a leggere l’intervista come una richiesta di riconoscimento istituzionale del Post Carbon Institute. Richiesta legittima, ma che inficia ogni validità argomentativa.

  • vic

    Al contrario, lo trovo assai stimolante. La pluralita’ di punti di vista in generale e’ un bene, per non prendere cantonate pericolose. Ovvio che un singolo non puo’ disporre della mole d’ informazione di cui dispone un’organizzazione ad hoc.

    Prima o poi tirero’ fuori il discorso delle teconologie che ci stan nascondendo, in quanto sono monopolizzate dal cosiddetto complesso militare-industriale. E, fatto gravissimo se c’illudiamo di vivere in un mondo democratico, ci stanno nascondendo non solo nuove tecnologie, ma principi scientifici assolutamente sconvolgenti. Resta da capire se c’e’ un nesso diretto con l’elite finanziaria o no. Puo’ anche essere una forma di deviazione subgovernativa, ormai prigioniera di certi modi di pensare e di agire, da cui non riesce piu’ a liberarsi.

    Col cambio di generazione, qualche scienziato o ingegnere viene allo scoperto, a suo gravissimo rischio e pericolo (questi qua ammazzano senza pensarci su due volte) e racconta qualcosina. Qualcun altro afferrato in materia cerca di ricostruire cosa e’ stato sviluppato a nostra insaputa, diciamo a partire dal secolo scorso. Pian piano, se siamo pazienti, ci vedremo piu’ chiaro.

    Amichevolmente

  • MrAsh

    Infatti non riuscivo proprio a capire collegamento : pessimo articolo=ha ragione vic…….

    l’articolo e interessante , naturalmente il ricercatore in questione parla del suo campo di ricerca ..

  • MrAsh

    Queste, sono cose di cui si parla da anni , in efetti gia la crisi degli anni settanta ,(pur essendo indotta dalla guerra) aveva mostrato alcuni limiti fondamentali , che hanno portato alla formulazione della teoria del picco di Hubbert .La questione non è mai stata ( a mio avviso) se? ma piuttosto quando?Gli economisti “anti-picco” hanno sempre argomentato che quando fosse arrivato il problema lo avremmo risolto grazie al mercato che avrebbe creato una nuova forma di energia compatibile con la crescita(fatalisti del mercato ?! O_o)
    Questa tranzazione fisiologica necessita anche di una tranzizione culturale questo a mio avviso e il grande rischio, la forbice si allarga a dismisura perpetuando il vecchio sistema , se non abbandoniamo completamente l’attuale concezione sul nostro ruolo nel mondo , se non abbandoniamo la competizione per la cooperazione i prossimi anni saranno ricordati per le guerre e la miseria di molti.

  • MrAsh

    e achi dovrebbe riferirsi ?

    i governanti non hanno avviato un processo transitivo , semplicemente continuano a buttare benzina in un motore grippato adesso il problema non e se il motore sbiella , ma quanto male ci faremo quando ciò accadrà.

  • Jack-Ben

    Guarda che la miseria di molti e le guerre esistono già solo che non li vedi perche siamo “Tutti” noi occidentali (18% della popolazione mondiale iper ipnotizzati dai medium di massa) viviamo nel mondo di Alice …
    ogni 6-10 secondi in questo pianeta muore un essere umano per mancanza di cibo o effetti collaterali alla denutrizione, il resto per aborto… e il resto per medicamenti sbagliati o non necessari.
    Poi ci sono milioni di persone che muoiono ogni santo mese per guerre non dichiarate (droga, etnie ecc…)
    viviamo quotidianamente nell’Apocalisse bibblica e non c’è ne accorgiamo neanche … perchè siamo meccanizzati (a correre dietro alla nuova siliconata o e-mailina di turno) e domani faremo cose e diremo cose che fra 3-4 giorni ci saremo dimenticati, come se quello che faremo domani non fosse mai esistito… questo è il regalo della meccanizzazione .
    Quest’articolo non dice nulla di nuovo già 12 anni fà Jeremy Rifkin diceva le stesse cose e non è un profeta, è solo Realista.
    Questo cammino che “Tutti” stiamo facendo lo abbiamo costruito tutti noi; questa Matrix illusoria ci sta portando tutti nessuno escluso verso un nuovo sconvolgente futuro ma solo per il 18% della popolazione gli altri l’Apocalisse non hanno bisogno di studiarla nei Libro …. basta la loro pelle

  • Zret

    Articolo ultrapessimo.

  • vic

    Su dai, repetita juvant, anche se ‘stufant’ !

    Per quel che riguarda le guerre in continuazione, purtroppo e’ sempre stato cosi’!
    Forse che la storia dell’occidente non e’ sempre stata una forma di Apocalisse?
    Non vorrei rivivere i tempi dell’inquisizione, o delle varie pesti. Gia’ solo l’igiene ci ha fatto fare un bel passo avanti. Certo che fa’ ridere parlare d’igiene quando si fomentano guerre e guerricciole dove uranio impoverito e sostanze chimiche varie vengono sparse con grande generosita’.
    Il grosso guaio e’ che oggi certa gente maneggia ordigni pazzeschi, in grado di distruggerci tutti quanti ipso facto. E noi li lasciam fare.

    L’umanita’ di oggi, volendo, saprebbe nutrire tutti senza troppi problemi, e saprebbe pure curare le malattie piu’ devastanti, tipo colera, malaria, ecc. Volendo. Ma non vuole, evidentemente!

    Mi correggo, non proprio sempre ci furono guerre in continuazione.
    In tempi antichissimi, pare ci furono addirittura millenni di pace. La piramide piu’ antica (per ora) del mondo e’ stata scoperta in Peru’ a Caral. Precede di qualche millennio le famose piramidi d’Egitto, dicono gli archeologi. Stranamente per noi, le costruzioni tutto attorno sono completamente sprovviste delle usuali infrastrutture difensive. Lapalissiano che probabilmente non avevano nemici da temere. Altrettanto lapalissiano che quella civilta’ sia scomparsa, sebbene non abbiamo idea del perche’.

    Comunque consola immaginarceli in un mondo senza guerre continue.
    Fa’ bene sapere che forse c’e’ stato un tempo in cui verosimilmente gli uomini vivevano in pace. Vuol dire che ne son capaci.

    Pace e bene e buona salute!

  • rocks

    Non so se ti riferisce al traffico di CO2… E’ questo il Post Carbon Institute? Credo che coloro che parlano di Idrocarburi, CO2 e cambiamenti climatici poi richiamando la decrescita, anche demografica ignorano che la decrescita democratica si è storicamente attuata con il benessere, cioé un minor numero di persone che consuma di più. Altrimenti bisogna appunto creare un governo autoritario mondiale che ci dica cosa è bene e cosa è male e ci costringa con la forza al bene.

  • LucaV

    QUOTO

  • myone

    Si che e’ assurda l’ affermazione.
    Dalla mentalita’ che si ha o hanno, che speculano sui soldi prodotti dalla gente,
    la popolazione mondiale deve crescere, cosi fra elemosine varie imposte, il guadagno aumenta.
    Non riescono a incrementare la produzione e il cosi detto – progresso-
    facendo funzionare al melgio i paesi entranti dell’ est, e quelli del sud america,
    mentre il rimanente del mondo, e’ fuori da questo contesto, e se c’e’, c’e’ solo nello sfruttamento
    e nel farlo esistere a livelli alri, per ovvie ragioni di interessi vari.

  • myone

    Dicono che hanno chiesto aiuto alla produzione araba per abbassare il presso alle stelle del petrolio,
    quando in borsa, il petrolio scresceva, perche’ acquistato sulla carta a distanza di anni.
    Se una lobbi o societa’ affari, si rifiutasse nel tempo di acquistare l’ ordinato, perderebbe qualche percentuale di valore, nel mentre, a rivenderlo o a specularci su rivendite varie, avra’ guadagnato sopra di piu’.
    Il prezzo non si fa’ sul corto periodo, ma come sempre, sull’ ipotetico teorico,
    ed e’ una mossa che specula piu’ del prodotto e del suo valore.
    Di petrolio ce n’e’ a iosa, sopratutto in russia, e pure ora nell’ artico,
    ma sono cosi affacendati a mangiarsi e a finire quello che c’e’ in tavola,
    che nemmeno hanno tempo, voglia, e possibilita’ di investire per estrarlo.
    E’ come se i granai fossero pieni, le tavole piene di mangiare da vendere,
    e si aspetta che tutto sia finito, perche’ la massa che consuma, deve finire non tanto le scorte e la produzione giornaliera,
    ma loro devono finire di trovare tutti gli espedienti possibili per mangiarci sopra, soldi facili.
    Investire e’ perderci, perche’ esce dalla logica della speculazione.
    E finche’ c’e’ da specularci, tutto continua.
    L’ immagine che danno della realta’, e’ tragica e doverosa per la massa,
    ma e’ calcolata e ancora funzionante per loro.
    Le alternative per una riconversione nel nome del tutto, e’ un concetto che non e’ stato ancora coniato, per chi ha ancora in mano queste regole e possibilita’.

  • Sassicaia

    Fino a quando potra’ crescere il pil mondiale?

  • collepiana

    Sickboy, il concetto di “Picco del petrolio” non ha nulla a che fare con i prezzi! Se scende la produzione, ma la domanda scende in modo più che proporzionale a causa della contrazione della produzione industriale, è logico che i prezzi scendono (legge della domanda e dell’offerta).
    Informati meglio prima di mettere le mani sulla tastiera!
    Zret, complimenti per la tua capacità argomentativa!

  • Sassicaia

    Proprio cosi’.

  • MrAsh

    sono pienamente in accordo con te (apparte le sfumature religiose) , mi sono espresso male (molte cose ormai tendo a darle per scontato per chi legge qua) , intendo guerre su larga scala (atomica?) , intendo miseria per chi no nla mai conosciuta (probabilmente morte perchi gia la conosce), si parla di diminuzione dtrastica della popolazione , quello che intendevo e l’amplificazione esponenziale dello stato attuale delle cose ……

  • MrAsh

    caro vic , le tue considerazioni sono eccellenti.(la nostra società e l’uomo non sono cambiati da migliaia di anni , la differenza tecnica rende la brutalità che ci appartiene molto piùpericolosa di quanto sia stato in passato)
    si abbiamo vissuto in pace , l’agricoltura il sedentarsidmo hanno portato alla proprietà , alla necessità di difenderla , all’arrichimento più del necessario e quindi all’avarizia , egoismo, ambizione , individualismo.

    Credo necessario trasporre latteggiamento coperativo delle piccole comunità tribali in qualcosa di più vicino alle necessità odierne….ovvero alla concezione di una comunità all’argata e coperativa che comprende l’umanità in toto , in fondo da cosa e definita una comunità se non dalla possibilità di interazione e comunicazione e quindi cooperazione ? non e forse oggi il mondo piccolo quanto una piccola porsione di steppa/bosco/foresta/valle etc.. 20 mila anni fa ?

  • collepiana

    Sickboy, il concetto di “Picco del petrolio” non ha nulla a che fare con i prezzi! Se scende la produzione, ma la domanda scende in modo più che proporzionale a causa della contrazione della produzione industriale, è logico che i prezzi scendono (legge della domanda e dell’offerta). Informati meglio prima di mettere le mani sulla tastiera!