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QUATTRO INSEGNAMENTI DALLE ELEZIONI IN IRLANDA

DI BRIAN KALLER
restoringmayberry.blogspot.com

Il fine settimana scorso sono apparsi i risultati delle elezioni in Irlanda, le più turbolente dal tempo della guerra civile. Gli elettori che hanno visto il boom economico del loro paese trasformato in bancarotta in appena una manciata di anni, hanno punito il partito al potere – che ha dominato l’Irlanda per 85 anni – facendone d’un tratto il terzo partito. Alcuni piccoli partiti che ottenevano percentuali minime si sono ritrovati d’improvviso a giocare un ruolo importante, mentre altri sono stati spazzati via dal quadro politico.

Nell’articolo di copertina del mese scorso della rivista The American Conservative, ho scritto sul boom e sul fallimento dell’Irlanda e del significato di questo fatto per gli Stati Uniti. Qualche mese fa ho descritto la tesa settimana della bancarotta irlandese e del salvataggio internazionale e mesi prima ancora, avevo scritto in Big Questions Online del perché gli irlandesi potrebbero affrontare la austerity meglio degli americani. Queste elezioni danno inizio al prossimo capitolo, che potrebbe offrire più di una lezione per chi è politicamente attivo dalle nostre parti. Per esempio:

1.) Cambiare il sistema

Suona come uno slogan da campagna elettorale e di solito così viene utilizzato da chi non ha le idee chiare su come funziona il sistema o su quali sono le alternative esistenti. Nelle scuole americane, per esempio, ci insegnano che la democrazia consiste nel votare e che vince chi prende più voti. Molti miei connazionali non capiscono che la maggior parte delle democrazie ha sistemi migliori di questo.

Nella maggior parte dei paesi europei gli elettori hanno varie scelte a disposizione – il dibattito qui in Irlanda si svolge tra i rappresentanti di sei partiti. Gli elettori possono indicare due scelte per una data carica, la prima e la seconda scelta. Oltre a questo, i distretti non eleggono solo un individuo come rappresentante, bensì 3, 4, 5 o di più, a seconda della popolazione. Nel nostro caso, l’insieme dei rappresentanti costituisce il Dail e il partito che vince le elezioni sceglie il Taoiseach, il primo ministro. Il presidente irlandese ha un ruolo meramente formale.

Questo significa che possono esistere più partiti e nessuno teme che quello minore possa “rovinare” i risultati del candidato del partito maggiore visto come male minore – e l’Irlanda ha avuto due grandi partiti tradizionali e parecchi partiti minori. Molti individui locali di diversi partiti ci rappresentano e se uno non fa bene ci si può rivolgere ad un altro.

Sebbene il sistema americano rimanga avanzato rispetto al 1780, tuttavia esso permette ai partiti di ignorare la maggioranza degli elettori nella maggior parte degli stati. E questo non include nemmeno il ridicolo Electoral College, che in realtà elegge il presidente e i cui membri – come ho già segnalato in un articolo anni fa – non sono obbligati dalla legge a fare la volontà della gente che vive nella loro zona. In altre parole, la maggior parte degli irlandesi vota, mentre la maggioranza degli americani non lo fa – infatti sanno che non serve a nulla.

Questo sistema americano funziona contro tutti i partiti tranne due, dal momento che il voto per un terzo partito sarebbe come un voto contro il partito maggiore che si disprezza di meno. Significa che ogni partito maggiore deve disperatamente soddisfare i propri sostenitori nella finanza, coltivare l’immagine di essere ideologicamente combattivi e allo stesso tempo trovare accordi sulle grandi problematiche. Comparato ad altri, è un sistema non democratico nel quale la maggioranza dei voti non conta, ma è anche un sistema anticapitalistico, nel quale ogni rappresentante di una data area esercita un totale monopolio dei suoi elettori.

Gli Stati Uniti non devono per forza adottare un sistema pienamente parlamentare per rendere il sistema più giusto – gli americani potrebbero ritornare al voto di preferenza, in vigore nella maggior parte degli stati nel diciannovesimo secolo – più di un partito può incaricare lo stesso candidato, quindi i candidati devono sollecitare il sostegno di svariati gruppi indipendenti. Potremmo aver scelto il voto nel quale si sceglie la propria preferenza. Se il vostro stato ha una Camera e un Senato, uno dei due potrebbe essere costituito da rappresentanti eletti a livello locale, mentre l’altro potrebbe avere rappresentanti scelti col proporzionale a livello nazionale, in questo modo gli elettori potrebbero ottenere il meglio dai due sistemi.

Conosco gente del Tea Party, Libertari, Repubblicani tradizionali, paleo-cons, crunchy-cons, i distribuzionisti, gli anarchici, gli evangelisti, i Verdi, i liberali, socialisti e ogni sorta di fanatici, e dico a tutti loro la stessa cosa. Se volete il cambiamento, unitevi per cambiare il sistema elettorale, meritate di meglio di una sola scelta in più rispetto ai nord coreani.

Questo paese, l’Irlanda, ha altre abitudini elettorali che i miei connazionali dovrebbero considerare. La campagna elettorale dura alcune settimane – la legge permette l’affissione dei manifesti elettorali solo in vicinanza delle elezioni, e i manifesti devono essere rimossi subito dopo il voto. La pubblicità televisiva è illegale. I candidati appaiono in programmi e interviste ed evitando di cadere nella retorica vuota e nei luoghi comuni, si occupano piuttosto di temi di economia e di come creare più impiego o dicono quali impiegati del settore pubblico saranno licenziati.

Le notizie di cui si occupano i media sono i candidati per cui si vota e non dei dettagli delle loro vite private – a meno che questi interferiscano sulla loro vita pubblica, come quando il Primo Ministro sembrò essere ubriaco in un’intervista. Il fatto più vicino a uno scandalo apparve qualche anno fa, quando una giovane candidata della nostra zona comparve ubriaca in qualche foto di feste su Facebook. Lo scandalo rimase limitato a qualche divertita osservazione da parte dei giornalisti e, per la candidata, a un sostanzioso numero di proposte di matrimonio.

2.) Attenzione al contraccolpo

Da quando l’Irlanda ha vinto la sua guerra rivoluzionaria contro l’Inghilterra, essa ha avuto due partiti maggiori – Fianna Fail e Fine Gael – derivanti dalle due parti della guerra civile. Fianna Fail è rimasta al potere per 61 anni sugli ultimi 79 e quasi ininterrottamente per gli ultimi 25, cavalcando per anni la Tigre Celtica del boom.
Quando l’economia globale ha iniziato a crollare verso la fine del 2008, l’Irlanda aveva una bolla speculativa immobiliare tre volte quella americana e le sei banche erano già pesantemente indebitate. I leader di Fianna Fail hanno avuto la faccia tosta di garantire tutti i depositi bancari della nazione – non solo quelli fino a una certa quantità, non solo i prestiti a basso rischio né solo i risparmi individuali. Tutto.

I due anni seguenti hanno visto la situazione economica peggiorare e finalmente, verso la fine del 2010, i leader di Fianna Fail sono stati costretti a chiedere alla UE e al FMI di salvare il loro paese. Circa 100 mila persone manifestarono a Dublino, come ho già scritto qui; questa cifra equivale negli Stati Uniti a una manifestazione con l’intera popolazione della Virginia. Il Primo Ministro era così impopolare che ha dovuto lasciare la leadership del suo partito prima delle elezioni.

I sondaggi preelettorali non indicavano solo una forte crescita del Fine Gael ma il crescente appoggio per due partiti minori, che tradizionalmente hanno ricevuto solo piccole percentuali di voto – immaginate se nelle elezioni negli Stati Uniti i sondaggi dessero Ralph Nader davanti ai Democratici. Il Partito Laburista si è trovato in un testa a testa con Fine Gael per un certo tempo, fino al punto che hanno deciso di candidare il loro leader come Primo Ministro.

L’impennata del Sinn Fein è stata ancora più notevole – essendo il partito associato all’Irish Republican Army, esso porta un considerevole bagaglio alle elezioni. Bisogna ammettere che i media irlandesi non hanno dato vita facile al leader Gerry Adams, con molte domande sui passati crimini dell’IRA e chiedendo se un uomo presumibilmente coinvolto nell’uccisione di poliziotti, potrebbe mai controllare la polizia. Allo stesso tempo, il suo partito ha avuto uno spazio equo nei dibattiti nazionali e probabilmente a giusta ragione; eccetto per qualche incidente occasionale, entrambe le parti hanno mantenuto la pace e la parola data nell’Irlanda del Nord per dodici anni e tutti vogliono lasciarsi i problemi alle spalle.

Alla fine, Fianna Fail è arrivato terzo, con appena il 12% delle preferenze – un quarto del loro risultato abituale. Fine Gael ha preso circa il 45% e guiderà il nuovo governo. Il Labour ha preso il 22% e dovrebbe essere parte della coalizione, anche se bisogna capire come il voto laburista-sindacale potrà conciliarsi con la piattaforma di centro destra di Fine Gael – alcuni irlandesi dicono, scherzando ma non troppo, che non si aspettano che il matrimonio duri molto. Sinn Fein ha triplicato i propri numeri, arrivando al 9%. Il punto da notare qui è che questi gruppi hanno ricevuto forte slancio, nonostante i loro programmi siano molto diversi, perché gli elettori infuriati con Fianna Fail hanno dato il voto a chiunque pur di ottenere il cambiamento.

Gli americani iniziano a vivere un trend simile. Negli ultimi anni si sono viste gigantesche manifestazioni contro la guerra, è stato eletto un presidente nero dal nome improbabile, le proteste del Tea Party e i conflitti lavorativi del Wisconsin. Ognuno di questi eventi ha origini complicate e sorgono in circostanze varie ma tutti rappresentano ciò che noi chiamiamo, a proposito dei paesi del terzo mondo, uno stato di “irrequietezza”. Con la crescente scarsezza di combustibili fossili e il continuo rallentamento del boom della nostra vecchia economia, gli anni a venire sembrano dover apportare novità nel bene o nel male dal momento che gli elettori sempre più frustrati trovano sempre meno convenienti le antiche scelte.

3.) Essere nel giusto non può bastare

Qui in Irlanda ho fatto un po’ di volontariato per il Green Party, che conta tra i propri membri molti agricoltori e piccoli uomini di affari, e che è stato risparmiato dagli eccentrici personaggi che hanno afflitto il partito omologo in America. Tuttavia, come tutti i partiti verdi in più di 100 paesi, hanno dovuto decidere se continuare con la comoda purezza degli outsider o di “tradire” e cambiare procedendo a piccoli passi. Sono rimasti indipendenti per un quarto di secolo, costruendo lentamente la loro base finché hanno ottenuto diversi seggi al Dail.

Nel 2007 arriva la prima elezione cioè quando problemi come la scarsezza petrolifera e il cambiamento climatico, a lungo derisi come problemi marginali, sono arrivati alla ribalta e i Verdi hanno sperato di sfondare. In principio, l’elezione non comporta quasi nessun cambiamento. Fianna Fail mantiene il controllo col 45% , mentre i Verdi sono fermi al 4%. L’unico cambiamento consiste nella perdita da parte del partner di coalizione di Fianna Fail della maggioranza dei seggi, e Fianna Fail è dovuto ricorrere a un nuovo alleato per ottenere la maggioranza. I politicanti da salotto mettono assieme i partiti minori come tessere di un puzzle per creare nuove alleanze, ma FF si è avvicinato ai Verdi.

Una coalizione controversa fin dall’inizio, con qualche dirigente eletto che lascia il partito in segno di protesta. Tre verdi diventano ministri o vice – come i segretari di governo degli Usa – e ottengono qualche riforma.

Una volta saliti al potere, non sono mancati dalle nostre chiese e dai gruppi di quartiere, discutendo in maniera schietta di scarsezza petrolifera, localizzazione, agricoltura comunitaria diversamente da molti leader nazionali. D’altro canto, hanno dovuto rinunciare a opporsi ad alcune misure prese dal governo a lungo osteggiate dallo zoccolo duro del partito, come i “rendition flights” del governo americano sull’aeroporto di Shannon e l’oleodotto della Shell Oil nella costa occidentale.

Tuttavia, poco dopo essere saliti al potere, l’economia è crollata e negli anni a seguire si sono sempre più opposti alla gestione della crisi da parte di Fianna Fail. Così come tanti altri, i Verdi hanno condiviso l’accusa delle misure governative. Alla fine, dopo il salvataggio, i Verdi annunciano la rottura della coalizione con relative nuove elezioni, una mossa che si dimostrerà piuttosto tardiva. Hanno perso tutti i seggi e potrebbero sciogliersi.

Nel 2007, ero cautamente ottimista sui Verdi al potere e ho sostenuto la loro decisione di lavorare con altri partiti. Se avessero rifiutato una coalizione al tempo ora sarebbero un partito molto più vitale. Certe decisioni sembrano ovvie col senno di poi.

4.) Seguire obiettivi realistici

Il governo irlandese ha firmato più di un accordo vincolante – anzitutto quello di coprire le enormi perdite delle banche e poi di restituire il prestito per il salvataggio d’emergenza – e nessuno sa se sia possibile slegarsi da questi accordi. Se un nuovo governo rimane legato ad essi, non avrà molte opzioni a disposizione.

Di nuovo, le caratteristiche dell’Irlanda sono uniche ma gli Stati Uniti e tanti altri governi hanno impegni che vanno oltre gli accordi internazionali. Per esempio, la maggior parte degli americani vive nelle costruzioni post belliche di sobborghi, mercati, asfalto e magazzini e non si sposteranno presto. Con i soldi e il tempo che ci rimangono non possiamo semplicemente rendere tutte le nostre macchine elettriche, sostituire le nostre strade con sistemi di Trasporto Personale Automatico o ridisegnare le nostre città. Molti di noi vivono vicino alla famiglia e agli amici, hanno mutui, forse legati con accordi di associazioni di quartiere. Siamo molto limitati su vari livelli.

Questo non significa che non abbiamo il controllo, dobbiamo semplicemente capire che opzioni abbiamo. Molti di noi non potranno costruire una eco-casa domani ma molti di noi possono isolare le proprie case, trasformare i nostri giardini in orti e le recinzioni di filo spinato in siepi, i capannoni in stie per le galline, se riusciamo a fermare i comitati di quartiere. Noi e i nostri vicini non saremo in grado di abbattere in piena sicurezza il Wal-Mart abbandonato, ma possiamo riempirlo di bestiame, coprirlo con rovi di more e costruire orti sollevati da terra nel parcheggio.

Possiamo prepararci a cambiare la nostra posizione, per esempio risparmiando per comprarci una piccola fattoria. Ma questa mossa richiede tempo per risparmiare denaro, abilità non facili da acquisire nel tempo libero e anni di impegno che non torneranno indietro. I cambiamenti radicali diventeranno via via più difficili con l’avanzare del tempo.

Nei prossimi anni, l’Irlanda probabilmente dovrà tornare ai suoi limiti tradizionali, probabilmente le piccole fattorie, gli affari e la comunità che gli irlandesi non hanno mai del tutto abbandonato durante gli anni del boom. Il nuovo governo può dare una mano a determinare quanto sarà dura la vita nel frattempo e se gli elettori lo considereranno perdente allora si può essere certi che questa non sarà stata l’ultima scossa politica qui e nemmeno da altre parti.

Brian Kaller
Fonte: http://restoringmayberry.blogspot.com
Link;: http://restoringmayberry.blogspot.com/2011/03/four-lessons-from-irelands-election.html
4.03.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di RENATO MONTINI

Pubblicato da Davide

  • alecale

    L’Irlanda non ha vinto la sua guerra contro gli inglesi ma è dovuta scendere a compromessi , land lords banche etc. etc.
    Dei rendintion flights penso che gli americani non ne abbiano piu bisogno soprattutto dopo la chiusura di guantanamo , ma sta di fatto che l’aeroporto di Shannon è un aereoporto Americano miltare e civile in irlanda dove l’unico obbligo che i solders hanno è quello di non uscire in divisa dall’ aereoporto .

    poi ci sono ancora gli olandesi a rompere i coioni e a comprare terreni “protetti” che guarda caso si trasformano in miniere d’oro , o meglio di GAS che cè nè piu bisogno , e senza dare una lira allo stato di Irlanda .

    Ma non è tutto ce ne ancora un’ altra risorsa irlandese è l’acqua che guarda caso questo nuovo governo vuole privatizzare in una terra dove e sufficiente scavare qualche metro per trovare acqua potabile .
    Ed infine la ciliegina sulla torta e la vendita o svendita di una vasta aerea protetta e boschiva ( una delle poche non bruciate dagli inglesi ) dove chissa quale altra risorsa potrebbe nascondersi e trovata dopo la sua vendita .

    Si brian ha ragione che gli irlandesi possono tornare indietro di pochi anni e tornare a vivere come facevano prima solamente perche deprivati delle loro uniche e ultime risorse.

  • Tao

    Dopo lo scoppio della bolla immobiliare e la crisi dei mutui, la periferia della capitale irlandese è piena di case appena costruite e abbandonate. E di architetti senza tetto costretti a rivolgersi alla mensa dei poveri. Paradossi del neoliberismo al collasso in un paese europeo a rischio bancarotta. Viaggio tra la «middle class homeless»

    «Sono 8 mesi che sono senza una sistemazione. Facevo l’architetto in uno studio qui a Dublino. E vivevo con la mia ragazza a Ranelagh. Purtroppo quando è cominciata la crisi nel settore costruzioni mi hanno licenziato assieme a diversi colleghi. E nel frattempo è finita la relazione con la mia ragazza. L’affitto era troppo alto per pagarlo da solo. Ho cominciato a stare a corto di soldi. Ho dovuto lasciare la casa. È così che sono diventato homeless».

    Tom O’ Kelly ha 32 anni e porta una giacca di tweed grigia di buona fattura e abbastanza ben tenuta se non fosse per gli orli consumati. Non è difficile immaginarselo ben rasato e con la camicia pulita e stirata, mentre di mattina aspetta il tram per andare in ufficio, come faceva ogni giorno durante gli anni del boom immobiliare. Come facevano tanti altri barboni di classe media (middle class homeless) che cercano di sopravvivere sulle strade di Dublino. In un paese se negli anni buoni era noto come la “tigre celtica” per la sua crescita rampante, dopo la crisi dei mutui tossici si è ritrovato imprigionato nella gabbia del Fondo Monetario e Banca Centrale Europea a cui l’Irlanda deve un prestito da 85 miliardi di euro. E interessi.

    Alla mensa di frate Kevin

    Tom lo incontro in coda per prendere il biglietto gratuito da consegnare alle cuoche del Capuchin Day Centre, la più grande mensa per i poveri di Dublino, gestita dall’anziano frate cappuccino Kevin Crowley. Ogni giorno qui viene servita una media di mille pasti a chi non ha soldi per sfamarsi: numero più che raddoppiato rispetto agli anni prima della crisi quando ne servivano un massimo di quattrocento. Simili aumenti ci sono stati anche per le colazioni, e i sacchetti di provviste che il centro distribuisce una volta alla settimana.

    È la terza volta che negli ultimi anni vado a visitare la mensa di frate Kevin. E ogni volta che vengo il salone sembra essere sempre più gremito e la coda fuori più lunga, anche se per fortuna dall’altro lato ci sembrano anche essere sempre più cuoche in azione e cibo a sufficienza. «Da quando vengo qui il numero di persone è aumentato considerevolmente», conferma Simona, una ragazza siciliana che lavora come maestra di tango e fa la volontaria al Capuchin Centre. Testimonianze che sembrano contraddire la Homeless People Unit, ente per l’assistenza ai poveri della città di Dublino, secondo cui il numero di senzatetto sarebbe invariato rispetto ai censimenti fatti prima della crisi.

    Frate Kevin, che ha aperto il centro alla fine degli anni ’60, invece non ha dubbi. «Nella mia vita non avevo mai visto un periodo più nero di questo, con più angoscia e disperazione sulle strade di Dublino. Con più persone che avessero bisogno di aiuto e con tante persone benestanti cadute in disgrazia». E se chiedi a frate Kevin chi siano le persone che si siedono alla sua mensa, lui risponde: «Noi non facciamo domande alle persone che vengono qui perché pensiamo che sia già abbastanza difficile la situazione in cui si trovano. Però talvolta le persone ci raccontano le loro storie e da quello si può vedere che questa crisi non ha risparmiato nessuno». Insomma non solo i «soliti sospetti» come disoccupati e operai poco qualificati, o persone con problemi di droga, alcolismo e malattia mentale, ma pure «architetti, ingegneri, avvocati». «Noi li chiamiamo i nuovi poveri».

    Classe media allo sbando

    La crisi dei mutui spazzatura non è la prima crisi ne sarà l’ultima che si abbatte sulle coste dell’Irlanda. I più anziani ricordano ancora con amarezza quella «terribile» degli anni ’80, quando tanti irlandesi si trovarono costretti a emigrare a frotte. Come ai vecchi tempi. La differenza è che se in quel caso a essere colpiti furono soprattutto operai e minatori, vittime della de-industrializzazione, questa crisi è arrivata dappertutto, colpendo pesantemente la classe media di impiegati e liberi professionisti. Neppure gli «eroi economici» degli anni del boom immobiliare, gli architetti e ingegneri impegnati nei progetti infrastrutturali e residenziali che fino a pochi anni disseminavano di gru il paesaggio urbano, sono stati risparmiati dal tritacarne.

    Il settore delle costruzioni è uscito dalla crisi pressoché dimezzato, con decine di migliaia di muratori finite nelle liste di disoccupazione che hanno superato quota 400.000. Tra le fila dei progettisti, architetti ed ingegneri, addirittura un terzo è finito licenziato tra il 2008 e il 2009. La perdita del lavoro ha colto molti tra questi professionisti (specie i più giovani) senza risparmi e con il peso di mutui contratti nel periodo di massima espansione della bolla immobiliare, con rate che sono diventate di colpo insostenibili anche per lavoratori altamente qualificati per cui ormai non c’era prospettiva di trovare lavoro. C’è chi è riuscito a salvarsi facendo affidamento a parenti e amici o emigrando all’estero come hanno fatto 200.000 irlandesi dall’inizio della crisi. Ma in tanti, specie quelli rimasti senza reti sociali a cui aggrapparsi, si sono ritrovati di colpo poveri. Talvolta senza neppure un posto dove dormire al riparo dalla pioggia e dal freddo.

    Seduto ad uno dei tavoli del Capuchin Day Centre trovo Nick, un uomo di 35 anni con i capelli castani un po’ imbiancati. Originario di Cork, lavorava come ingegnere civile, occupandosi di gestione del cantiere per una compagnia edilizia di Dublino. «Ho fatto male i calcoli con i soldi che avevo e con il costo della vita. Quando ho perso il lavoro mi sono reso conto che non riuscivo a pagare le rate del mutuo e ho cominciato a vivere dove capitava, in case abbandonate. A volte pure per strada. Gli ostelli per i poveri non mi piacciono», racconta tenendo stretta la forchetta con cui si porta alla bocca roastbeef e purè di patate. Poi mi spiega con puntiglio da buon ingegnere come ci si arrangia nella vita per strada. «Bisogna mettere diversi strati di cartone sotto il sacco a pelo per dormire bene. Perché se no ti entra il freddo del marciapiede. E bisogna cercare un posto dove non ci sia vento e dove la gente non vada a pisciare. Dopo un po’ ci si abitua anche a quello».

    «Sentiamo tante storie di gente che prima stava bene e adesso non sanno come la cavarsela e come fare a pagare le rate del mutuo», spiega frate Kevin. Secondo gli ultimi dati 45.000 famiglie irlandesi si trovano in arretrato di 3 mesi sulle rate del mutuo, per un valore complessivo di 8,5 miliardi di euro di «mutui tossici». Si tratta spesso di persone che stavano relativamente bene prima della crisi, ma che non hanno messo da parte «il penny per il giorno di pioggia» come consiglia un proverbio popolare. E che ora devono fare fronte alla minaccia di sfratti di massa. Specie se come temono in molti nei prossimi mesi le banche irlandesi che fino ad ora hanno ricorso limitatamente agli sfratti contro le famiglie in arretrato, decidano di andarsi a prendere le case che nel frattempo hanno perso più un terzo del valore che avevano prima della crisi. Per cercare di venderle e recuperare il possibile.

    La casa: da sogno a incubo

    Gli «architetti senza tetto» che si incontrano alla mensa di padre Kevin sono la dimostrazione che il sogno del neoliberalismo del mattone made in Ireland si è trasformato in un incubo. Un incubo che ha sullo sfondo l’immagine delle lunghe file di case appena costruite e già abbandonate nella periferia di Dublino, Cork, Galway e tante altre città. E in primo piano l’immagine di un uomo impiccato alla casetta di legno del suo giardino. «Un mio collega era andato a fare visita ad un signore che era in arretrato sulle rate del mutuo. La moglie gli ha detto che non c’era e di tornare tra due ore», racconta Andrew, un ragazzo che lavora in una banca immobiliare a Dublino. Prima della crisi siglava mutui. Adesso è stato spostato insieme a molti colleghi al reparto recupero crediti. «Quando il mio collega è tornato lo ha trovato morto. Nei prossimi mesi la mia banca potrebbe chiedermi di essere più aggressivo con le persone che sono in arretrato sui pagamenti. E io non so se ne sono capace».

    La casa da formidabile fonte di speculazione si è trasformata in una dannazione per le banche dei mutui a go-go, e in una meta irraggiungibile per tante persone, come quelle che ogni giorno fanno la fila alla mensa di padre Kevin. «Quello che vorrei è avere una casa e non avere più bisogno della droga. Non chiedo tanto», afferma sorridendo Stuart, 42 anni, americano d’origine, con 3 anni passati nell’esercito. Adesso dorme in un ostello per i poveri del comune di Dublino. Di lavoro fino a un anno fa faceva l’avvocato ed era sposato con una donna irlandese con cui viveva in una casa spaziosa nel Nord di Dublino. Dopo problemi di alcolismo e la separazione con la moglie, anche lui si è trovato senza risparmi. Ha avuto problemi ad ottenere il sussidio di disoccupazione e per l’abitazione, «perché per avere il sussidio devi risiedere da qualche parte», e si è trovato anche lui assieme come tanti altri professionisti, un tempo stimati e ben pagati, a dormire dove capita e a mangiare alla mensa per i poveri.

    «Io spero vivamente che la situazione migliori – afferma frate Kevin – ma a vedere quello che sta succedendo temo che nei prossimi mesi possano aumentare ancora le persone che hanno bisogno di aiuto. E potrebbe diventare difficile dare da mangiare a tutti quelli che hanno bisogno». Il Capuchin Day Centre spende ogni anno 1,3 milioni euro, di cui 430.000 sono coperti dallo stato e il resto da offerte. Il timore è che il nuovo governo della coalizione Fine Gael e Labour che ha vinto le elezioni di fine febbraio possa tagliare quei fondi come minacciava già di farlo il precedente governo liberista del Fianna Fail. «Dobbiamo amare il nuovo governo, sperando che ci continui ad aiutare» sospira frate Kevin con una vena di amarezza prima di tornare a supervisionare il traffico di piatti e pentole dell’indaffaratissima cucina.

    Paolo Gerbaudo
    Fonte: http://www.ilmanifesto.it
    9.03.2011

  • alecale

    architetti che fanno la fila alla mensa dei poveri ?????

    Il dol in irlanda e di 216.00 euri alla settimana
    piu il rent allowance che di media gira sulle 120.00 euri se vivi da solo , che sommati fanno 336.00 alla SETTIMANA , e che perfino un polacco che ha fatto il lavapiatti per un anno ne usufruisce e ne ha il diritto . IL 99% degli homeless in irlanda sono persone mentalmente malate e con problemi di alcool .

    Secondo me la tigre eire continua a ruggire ….