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QUANDO LA MELMA ARRIVA ALLE LABBRA, S’INVOCA LA PRIVACY

DI CARLO BERTANI
carlobertani.blogspot.com

“Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente.”
Bertolt Brecht

E’ di oggi la notizia che il Tribunale di Milano ha condannato Google per aver pubblicato un video girato in una scuola, nel quale si vedeva un giovane affetto da autismo vessato da alcuni compagni di classe [1].
Il fattaccio avvenne nel 2006 in un Istituto Tecnico di Torino: la notizia ed il video fecero il “giro” del Web e, solo dopo, delle redazioni dei giornali.
Ricordiamo che quel video fu importante, per comprendere il livello di “bullismo” nel quale erano precipitate alcune scuole: seguirono quelli con le “pruderie”, le “attenzioni sessuali” – vere, false, presunte, poco importa, questo è la Magistratura a doverlo accertare – da parte d’allievi ed insegnanti.
La condanna, di per sé mite – 6 mesi con la condizionale – è stata inflitta a tre dirigenti di Google per non aver rispettato la privacy del ragazzo vessato, mentre non è stata riconosciuta la diffamazione dello stesso.
Lasciamo la vicenda processuale – i genitori del ragazzo avevano già ritirato la querela nei confronti degli imputati, mentre l’associazione ViviDown proseguirà in Appello per il reato di diffamazione – e scendiamo nel mondo di tutti i giorni, quello dove le botte sono botte e gli sputi pure.
Caliamoci nella parte del ragazzo: solo, impaurito, abbandonato, mentre i suoi aguzzini lo spintonano, lo picchiano, inframmezzando il tutto con saluti nazisti mentre vergano sulla lavagna il simbolo delle SS.

Prima di procedere, vediamo quali possono essere state le responsabilità della scuola, perché – come s’appurò in seguito – quel comportamento era abituale.
Fenomeni sporadici di violenza (contro se stessi, altri, ecc) possono avvenire ovunque ed è molto difficile essere presenti nell’attimo “fuggente”.
Ovvio che durante una lezione è responsabile il docente e, se non è addormentato o in trance, nulla avviene, poiché il docente ha tutti i mezzi per intervenire. Se non ha sufficiente carisma per affrontare la situazione, può sempre avvertire il Dirigente, che a sua volta dovrà prendere provvedimenti, fino a chiamare la Polizia.

E’ invece più difficile controllare i tempi di pausa, ossia l’intervallo oppure i cambi d’ora, poiché in quegli istanti i docenti si spostano da una classe all’altra, lasciandola “scoperta”. Pochi sapranno, però, che la sorveglianza dei corridoi è assegnata ai Collaboratori Scolastici (i bidelli) i quali non sono soltanto dei “frati scopini”.
Chi svilisce i bidelli di fronte agli allievi (purtroppo, talvolta avviene) commette dunque un grave errore, poiché mina l’autorità di chi ha un compito da portare a termine, ossia “supplire” nella sorveglianza mentre i docenti cambiano classe.

Il momento più pericoloso è sempre l’intervallo, perché i corridoi s’affollano e, qualora avvenga un’improvvisa colluttazione – pur mantenendo il proprio posto di sorveglianza in corridoio (ci sono appositi turni) – quando si riesce ad arrivare è sempre tardi.
Capitò molti anni fa nella mia scuola, quando due allievi si presero a botte per una questione di femmine: un dente rotto ed una mano sanguinante. Quel giorno non ero in servizio, ma mi raccontarono che tutto avvenne così fulmineamente che nulla si riuscì a fare.

Un caso più grave avvenne in una scuola non lontana – non citerò il luogo, perché la storia fu assai triste – quello di un ragazzo che, durante l’intervallo, attraversò di corsa la classe e si gettò nel vuoto dalla finestra aperta, uccidendosi. Il tutto, sotto gli occhi dell’insegnante che era seduta alla cattedra, che dovettero poi portare via, anch’ella, in ambulanza per lo choc subito.
La docente fu ovviamente assolta da qualsiasi responsabilità, poiché non si poteva assolutamente prevedere una cosa del genere. Se mai, sarebbe stato necessario ascoltare prima quel ragazzo, capire cosa lo agitava, ma si sa: voti ed interrogazioni hanno sempre la precedenza, con tanto di tabelle esplicative per la valutazione, mentre ascoltare qualsiasi cosa che non sia ripetere la lezione è un optional, che pochi praticano.

Tornando a bomba sul caso di Torino, si scoprì che quei comportamenti erano abituali: il poveretto, chissà da quanto tempo subiva botte ed angherie.
Chi interviene a salvarlo? Il docente? Il Preside? Un ispettore del Ministero? Miss Gelmini in persona? “Papi”?
No, chi lo salva è la colossale ignoranza e la spavalderia dei suoi aguzzini, i quali – non contenti – pubblicano il “frutto”, la prova provata della loro “virilità” nei confronti di una persona inerme. E, se non ci fosse stato Google (o chi per esso, nel senso dell’informazione), oggi quel povero ragazzo sarebbe ancora là a prender botte e sputi.
Ma, l’informazione, cos’è?

E’ una roba che se la prende, da un lato, con il Presidente del Consiglio – e non a torto – e dall’altro con la Magistratura e la “cattiva stampa”. Per noi, gente comune, bisogna perlomeno che ci passi sopra un camion e che dopo faccia retromarcia, per “fare notizia”.
Se non ci fosse stato quel filmato reso pubblico da Google – diamoci una sveglia, signori miei – nessuno si sarebbe accorto di niente: tante belle chiacchiere sul “bullismo”, fiumi di parole con l’autorevole intervento degli strizzacervelli e dei pedagogisti. Quel video, a differenza delle chiacchiere, inchioda.

Mi piacerebbe chiedere a quel ragazzo se quel filmato – indubbiamente difficile da “digerire”, poiché essere filmati alla berlina non fa piacere a nessuno – non ha cambiato la sua vita, almeno per quanto riguarda la sua vita scolastica.
Se così non fosse – ossia se le cose fossero continuate come prima – allora sarebbe la scuola a doversi giustificare ed, eventualmente, a pagare.
Invece, s’invoca la “privacy”.
Ma quale privacy? Quella di prender botte e star zitti?

I giornalisti che fotografarono i bambini vietnamiti che scappavano, con il napalm americano che mordeva loro la carne, rispettarono la “privacy” di quei poveretti, oppure ritennero che fosse di primaria importanza mostrare la mostruosità di quei bombardamenti?
Chi riesce, oggi, in Afghanistan, a raggiungere un villaggio appena “bonificato” dalle forze occidentali – nel quale si notano gli inequivocabili segni delle bombe a caduta libera o di quelle a grappolo – e filma l’orrore dei corpi straziati, dovrebbe forse porsi il dilemma di rispettare la “privacy” di quei cadaveri e dei loro congiunti?
Ci viene il sospetto che questo “richiamo alla privacy” sia il prodromo sin troppo acclarato di un rinnovato “me ne frego!”, di lontana memoria.

Mentre il Paese sta sprofondando nella melma, mentre non c’è più angolo della vita politica che non emetta soffocanti miasmi, il Presidente del Consiglio lancia invettive contro le intercettazioni, che mettono a nudo il groviglio d’interessi corrotti che stanno strangolando il Paese: noi, la gente italiana.
Il problema non è chi dà le botte oppure chi ruba sulla Sanità, non è neppure scoprire se ci sono persone che sono state probabilmente elette al Parlamento grazie alle “soffiate” dei mafiosi.
Il problema è che qualcuno possa scoprirlo.
Che qualcuno pubblichi, smascheri le “bordate mediatiche”, mostri il centro dell’Aquila ancora ridotto in macerie. Che ci sia qualcuno che fotografa il viso di una madre sanguinante, perché i pretoriani romani sono saliti lassù, in Val di Susa, per far rispettare l’ordine imperiale.

Nella società dell’apparire, nessuna voce dissidente deve giungere all’udito delle persone: un mieloso, mellifluo cantico di benemerenze deve tutto circondare, quello dei “paladini del bene e della libertà”, l’ultimo miracoloso ritrovato del capataz di Arcore – probabilmente una costola di Mediaset – che dovranno contrastare il “pessimismo” degli italiani.
E, qualora i “paladini” si trovassero di fronte a filmati imbarazzanti – oggi un ragazzo picchiato, domani un assessore che intasca una mazzetta, dopodomani una telefonata dove si concorda un voto di scambio – s’invocherà la “privacy”.

Non dimenticherò mai che, sul cadavere d’Alfredino Rampi, si giocarono le fortune della P2 e, ahimè, le nostre simmetriche disgrazie.

Carlo Bertani
Fonte: http://carlobertani.blogspot.com
Link: http://carlobertani.blogspot.com/2010/02/quando-la-melma-arriva-alle-labbra.html
24.02.2010

[1] Fonte: http://www.repubblica.it/cronaca/2010/02/24/news/condanna-video-2409480/

Articolo liberamente riproducibile nella sua interezza, ovvia la citazione della fonte.

Pubblicato da Davide

  • mistermister

    Egr. Carlo Bertani
    Si però…
    in Vietnam c’era la guerra ed in Afghanistan c’è ora….
    Intendo dire che il contesto, in cui avviene un fatto, debba avere una sua importanza.
    Ho sempre avuto difficoltà a capire cosa significara fa il giornalista
    e cosa deve essere una notizia.
    Ora
    se per far capire gli orrori di una guerra è stato, sarà necessario, mostrare le foto citate probabilmente questa è/sarà notizia.
    Penso che esistano, oramai, due modelli-meccanismi che vigono nella società moderna.
    “Legifera sugli effetti”
    “Upload first, control after” …carica prima e controlla dopo

    Leo Strauss
    http://it.wikipedia.org/wiki/Leo_Strauss
    mi pare scrivesse che il politico o “filosofo legislatore” deve divenire un paladino bla, bla… quindi se si legifera sulle cause i problemi scompaiono.
    Legiferando,invece sugli “effetti” invece si colgie il sentimento del popolo.
    Quindi è meglio legiferare sulla “pillola del giorno dopo”, sull’aborto, che fare Programmi Scolastici sulla Sessualità, per preparare le nuove generazioni.
    Meglio legiferare quanti spinelli devi avere in tasca, che spiegare a scuola gli effetti delle droghe.
    Etc etc etc
    I giornali, TV non devono educare la gente, ma solo evidenziare la notizia.
    Domanda :
    La reiterazione delle immagini, di un evento, non è una forma di educazione forzata ed inconscia ?
    Quando i giornali/TG danno la notizia di un video e aggiunge
    “spopola in rete” “guarda le foto” etc etc fanno informazione o “educazione forzata” ?
    Il problema, in realtà, sono gli imbecilli.
    Tutti diranno che ci sono sempre stati… si però adesso hanno in mano la tecnologia…percui sono divenuti pericolosi
    Ieri, sul Corriere della Sera, tra i commenti sul problema del gruppo, che su Facebook aprì un account controbambini Down, un lettore ha scritto: …ma questi sono dei Troll
    Il nuovo linguaggio mediatico fa si che dando nomi così “fiabeschi” agli imbecilli ed ad altre categorie si disensibilizza la parola e di conseguenza anche l’evento.
    Basterebbe citare l’on. Bersani che disse “Morgan ha sbagliato, occorre dargli un’altra possibiltà”
    e Bruno Vespa, con il suo confessionale, al “povero depresso” ha pure dato la parola
    … ma per cortesia !!!!!
    Quando arriverà il “citizen journalism” saremo fritti.
    Per farla breve … la TV (TG, Reality,MTV Jackass), YouTube e vari sono la nuova”squola”
    Lei potrà rispondere che è d’accordo o non è daccordo, e chiedermi OK ma :
    facciamo qualcosa o lasciamo perdere ?
    Ho paura che oramai sia troppo tardi

    La ringrazio dei suoi articoli che sono sempre “acqua limpida” in cui immergere la nostra mente e coscienza.

  • Tonguessy

    Fittest to survive: il più adatto alla sopravvivenza. Quel ragazzo down era molto meno adatto alla sopravvivenza dei suoi nazisti “amici”. I quali invece avevano (e molto probabilmente ancora hanno) una necessità impellente: dimostrare il loro spirito di “adattamento” alla sopravvivenza. Figli, mi ci gioco lo stipendio, cresciuti in famiglie “bene” dove si mangia guardando il tiggì, a otto anni si ha il cellulare, a quattordici il motorino ed è tutto un’ostentazione (o più correttamente ostensione) di reliquie postmoderne che fanno da contraltare alla miseria culturale e all’appiattimento comportamentale e relazionale. Si tace, si obbedisce e ci si ribella non contro i mandanti di tale miseria ed appiattimento ma contro gli stessi che la subiscono ma hanno la sfortuna di mostrare qualche differenza (tipo curva nord e curva sud) ed essere a portata di telefonino.
    Già, il telefonino. La reliquia touchscreen di ultima generazione che certifica l’appartenenza ai fittest to survive. Non serve più a telefonare (che direbbero poi i fittest? Hanno mai avuto argomenti?) ma a scrivere in bimbominkiesco, cioè ancora a sottolineare la propria appartenenza.
    Personaggi senza nome nè gloria rivendicano il diritto di far emergere dalla palude della piattezza culturale nome e gloria attraverso la medialità, step successivo per i fittest. “Ostento ergo sum”, questa la tesi principale. L’ostensione, fateci caso, è un fatto che deve essere percepito dal più ampio numero possibile di “fedeli”. Non esiste ostensione in forma privata, modesta, meditativa, senza troppe persone attorno.
    Quindi web (o tv). Visibile da milioni di persone. Hai fatto qualcosa di “importante” e adesso sei in rete, tutti possono finalmente notarti. Finalmente puoi uscire, novello Corona, dall’insulsaggine che ti è propria e cominciare a scalare la classifica dei fittest. Ce la puoi fare. Finalmente non più una vita vitrea, un’esistenza diafana, ma la porta di accesso.
    Hai imparato il metodo, adesso devi applicarlo con scienza. Trova un socialista che faccia da garante presso le banche svizzere e costruisci Milano2.

  • osva

    Completamente d’accordo. Lo scopo è limitare la nostra libertà di informarci, aumentare la censura a tutti i livelli cominciando da un episodio che “commuove”. Questo è il sistema migliore. Domani non si potranno far vedere foto e filmati di aggressioni e reati commessi da chicchessia, utili magari a fare giustizia, invocando il diritto alla privacy. La fine delle intercettazioni telefoniche.

  • AlbertoConti

    In un mondo di ladri la privacy dovrebbe essere circoscritta al sesso tra chi si ama veramente. Ogni altro abuso della privacy è strumentale a nascondere comportamenti antisociali, la cui sommatoria corrisponde esattamente al mondo di merda in cui viviamo.

  • qzu

    non ho letto un rigo sulle sanzioni inflitte ai criminali che hanno umiliato il ragazzo. QUALCUNO NE SA QUALCOSA?

  • SempreIo

    Di Google e dei suoi dirigenti mi importa poco, hanno risorse ampiamente sufficienti per potersi difendere.

    Della scuola c’è poco da preoccuparsi, penso che solo il crack potrà cambiarla. Già ai miei tempi la differenza la facevano gli “ultimi” nella gerarchia, che con la propria passione, voglia e capacità supplivano alle – sempre presenti – mancanze: di fondi, strutture e materiali.

    Ma, caro Carlo, chi stava vicino a quel giovane? E chi, oggi, adesso, sta vicino ad altri come lui?
    Gli altri 20 compagni di classe che vedono e gli altri 50 compagni di scuola che sanno? Possibile che nessuno senta dai loro genitori qualcosa come “è cosa brutta, la prossima volta che accade aiuta quel ragazzo” e agisca?
    Tu, che vivi queste situazioni, mi sai dire sugli altri: deboli, menefreghisti, spettatori, partecipi o cos’altro?

  • marzian

    La scuola non serve certo per educare all’empatia e alla solidarietá (perlomeno non quella universale: é incoraggiata selettivamente per le vittime dell’Olocausto o del “terrorismo islamico”, oppure per i “nostri soldati” morti in “missione di pace”).

    Cosa ci si puó aspettare quando si toglie ai giovani l’autonomia di gestire la propria vita, obbligandoli a passare buona parte delle loro giornate seduti ad ascoltare la santa veritá dalla bocca della “figura di autoritá” di turno, stando fermi, zitti, e imparando a chinare la testa?

    Oggi il suicidio é la prima causa di morte giovanile in Europa (http://www.corriere.it/Rubriche/Salute/Medicina/2006/09_Settembre/11/suicidio.shtml).

    Mi viene da vomitare quando sento di professori che si lamentano per “riforme scolastiche”, “mancanza di fondi” o simili. Il problema é la scuola stessa – ossia questa struttura autoritaria, violenta e repressiva – al cui sostentamento in questi termini partecipa attivamente la quasi totalitá degli insegnanti.

    Per fortuna, c’é anche chi lavora alle alternative: http://www.educazionelibertaria.org/

  • Altrove

    Spesso non sono d’accordo con te, ma questa volta hai colto nel segno.
    Aggiungo alcune riflessioni: fittest to survive destinati a soccombere di fronte ad un fittest to survive più avanzato. Ovvero, ci si limita a rifarsela su i più deboli dato che i FTS sono incapaci di fronteggiare qualcuno più adatto di loro.
    Essi saranno i più deboli di domani, i dawn del futuro. Mentre per i ragazzi che la sindrome la hanno davvero ci sarà l’amore e l’aiuto da parte di parenti, amici e conoscenti, per gli altri ci sarà solitudine dovuta all’ allontanamento dei più deboli, gli unici che avrebbero potuto dargli quel poco di affetto che nella loro vita mai conosceranno. La specializzazione porta all’estinzione nel lungo termine dato che l’ambiente non è costante. Essi saranno quindi i fittest to decay. Quindi “ostento ergo sum” per me si trasforma in “ostento quindi non sono”. Evoluzionisticamente parlando essi sono l’anello debole, la mutazione genetica adatta solo all’ambiente del madagascar. Portandoli fuori essi soccombono in poco tempo. Ma le teorie di Darwin sono solo congetture utili al pensiero neoliberale filonazista delle elites borghesi. Il mondo gira e noi rimaniamo fermi, immobili a farci dire chi o cosa siamo. Quanto potremmo imparare da questi “ragazzi deboli” con un cromosoma in più che in realtà sono i fittest to be alive…

  • nautilus55

    Per quel che ricordo, furono sospesi dalle lezioni per un lungo periodo, forse bocciati: di più non so. Ciao

  • Tao

    Dopo la sentenza di ieri, che bolla Google come penalmente responsabile per contenuti caricati dagli utenti sul Web, siamo tutti più cinesi. Il mondo su Internet si chiede come mai in Italia si attacchino i principi fondamentali di libertà sui quali è stata costruita Internet. E come mai ci si metta di traverso alla legge europea, che mette i fornitori al riparo dalla responsabilità se rimuovono i contenuti illeciti non appena informati della loro esistenza (come ha fatto Google). Questo meccanismo ha contribuito a far fiorire la libertà di espressione in Rete proteggendo al contempo la privacy di ognuno. Se YouTube o Facebook sono ritenuti responsabili del controllo di ogni singolo contenuto caricato sulle loro piattaforme, il Web come lo conosciamo cesserà di esistere, assieme a molti benefici connessi.

    La pretesa che Google si doti di un sistema di censura per filtrare i filmati in rete è come incriminare la Società Autostrade per mancato controllo degli automobilisti al casello. E’ vero che Google, che pure è a fini di lucro e mette il casello dove vuole, deve dotarsi della migliore tecnologia possibile per evitare gli abusi. E’ quello che sta facendo, grazie a quell’etica di impresa («we shall do no evil») che ha contribuito a determinare il suo successo. Ma il possesso della patente deve essere controllato dal poliziotto, non dal casellante. Ed è ora di prendere atto dell’inapplicabilità tecnologica di certe misure. I guai di Google non sono solo in Italia, perchè questo nuovo intermediario fa paura ai concorrenti, ma finora solo la Cina l’ha censurata.

    Dal New York Times ci chiedono: «L’accanimento contro Internet in Italia è perchè è una rete di comunicazione libera alternativa alle tv berlusconiane?». Risponde Luciano Floridi, Cattedra Unesco in Etica Informatica: «Non credo in un complotto, ma mille fiocchi di neve formano una slavina». La decisione dei giudici si aggiunge alle proposte di legge per imbrigliare Internet, contribuendo a un’atmosfera illiberale e demagogica che influisce anche sulla competitività del Sistema Italia: siamo al 78° posto del World Bank Group per facilità nel condurre gli affari. Oggi siamo tutti più cinesi.

    Anna Masera
    Fonte: http://www.lastampa.it
    Link: http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=7025&ID_sezione=&sezione=
    25.02.2010

  • SempreIo

    La scuola non serve certo per educare all’empatia e alla solidarietá
    D’accordo, quel compito spetta ai genitori. Eventualmente assieme agli insegnanti.

    A me sembra, in generale, che si tenda a delegare troppo e, nel caso di insuccessi, a scaricare troppo, senza prima controllare “in casa”.
    La mia esperienza, limitata, è che “l’insegnante non sa insegnare”, “ce l’ha con mio figlio”, “fa preferenze”, mai che qualcuno ammetta “mio figlio ha cazzeggiato tutto il giorno e non è arrivato preparato al compito”, sempre tutti bravi. I figli e ancor di più i genitori.

    Ma, di più, se le preferenze ci fossero davvero? Risponderei: esperienza di vita. La stessa che si rivivrà con qualche anno in più sulle spalle e in contesti differenti.
    E’ compito di chi ama quel bambino/giovane di fargli comprendere gli episodi che lo scuotono e di dargli i mezzi per affrontane altri. Compito che non va delegato. Oltre ovviamente ad incontrare l’insegnante e chiarire (che spesso da buoni risultati).

    “Nostri soldati”, dici. Magari, io ho sentito e letto di peggio: “nostri ragazzi”.

  • marzian

    Si parlava di scuola, ma non avrei da dire tanto di meglio sulle famiglie.

    Sarebbe interessante esplorare il concetto di “cazzeggiare”, visto che secondo gli “adulti” qui vi rientra sostanzialmente tutto quello che esula da quanto lo Stato ha decretato che un giovane debba fare e sapere, senza contare quanto sia produttivista e religiosa la logica per cui da una parte c’é il Lavoro (sacro), a cui bisognerebbe dedicare (consacrare) la propria vita, e dall’altra il Cazzeggio (profano), che al piú dovrebbe servire per rimettersi di nuovo al Lavoro. Anche qui, sono sempre di piú le persone che stanno mettendo in discussione questa idea: http://www.simoneperotti.com/wp/?p=806

    Incompetenza e preferenze sono il minimo. Ben piú grave é l’assoluta quotidianitá dell’abuso psicologico mediante quella sottile violenza che gioca sulla distruzione dell’auto-stima, il ricatto, la violenza verbale e la costrizione fisica nel grigiore delle aule.

  • babau

    Io penso che la questione è complessa:
    In linea generale è sbagliato pubblicare un video del genere, comunque non credo che si possa incolpare un webmaster (o in qusto caso dei dirigenti d’azienda )per aver permesso che un video del genere venisse pubblicato, controllare tutto il materiale che viene caricato su certi siti è un impresa titanica e molte volte puo risultare anche molto difficile distinguere cio che è buono da cio che è cattivo.

    Io penso comunque che la maggior parte delle persone vedendo un video del genere si immedesima nella vittima e prova rabbia e frustrazione nei confronti degli assalitori quindi anche se il video è stato caricato dagli assalitori in realtà poi puo essere usato contro di loro, anche per provare un evidenza che altrimenti sarebbe stata difficle da dimostrare.

    insomma non penso che in questo caso youtube o internet sia da biasimare o da lodare trovo molto sbagliata la condanna dei dirigenti di google comunque col potere informativo che hanno possono benissimo difendersi da soli

  • SempreIo

    Marzian, non so, ma le imposizioni e categorizzazioni mi piacciono poco, se poi sono sono imposizioni dello Stato, ancor meno, avulso com’è dall’umanità di chi lo subisce.
    Quindi, sul cazzeggio – per me e non in assoluto – dipende: se creativo ben venga, altrimenti, non riuscirei ad accettarlo.
    E con creativo intendo che permetta di conoscere, crescere, cambiare, migliorare, … un dedicarsi a qualcosa che sfrutti o alleni le proprie capacità: fisiche, mentali, psichiche o spirituali.
    L’ammissione “ha cazzeggiato tutto il giorno” non deve essere vissuta necessariamente come una vergogna o letta come un rimprovero. O non dovrebbe.

    Sul lavoro, invece, sono realista: serve. Ma qui non faccio testo, ho la fortuna di fare ciò che mi piace e di farlo il meno possibile.

  • Tonguessy

    Quoto. Ci si dimentica troppo spesso che negli anni ’60 c’era la venerazione del maestro anche se questo bacchettava e prendeva a sberle gli alunni. La famiglia credeva di essere sempre “insufficiente” . Beata modernità. Nella postmodernità invece la famiglia non tollera la critica e in puro sistema mafioso la reprimenda viene vista come uno sgarro. Evidentemente i sistemi di valori si sono aggiornati.
    Sul cazzeggiare: significa non produrre nulla. Per una società votata alla produzione non è ammissibile, a meno che non significhi ingrossare gli introiti delle multinazionali. Cazzeggiare con la playstation oppure davanti alla tivù sono prassi normali, socialmente consolidate.

  • Terrestre

    Sono daccordo con il sig Bertani, la privacy oggi è diventata solo “alibi per i furbi” non più una sensibile difesa sulla vita privata del singolo!
    ….ma quello che mi domando è:
    Ma nessun genitore oggi paga per i suoi figli?
    Neanche chi ha generato una mal’Educazione oggi merita il carcere?
    E dovremmo anche essere contro l’aborto dei loro bambini……perchè mai?
    Di questo si dovrebbe discutere in TV, altro che Morgan e “le sue dipendenze” da Italiano Benestante…anzi…se posso aggiungere un mio parere da expraticante: la principale controindicazione della cocaina è la DEPRESSIONE a lungo termine, quindi non ci giriamo intorno che ci si arricchiscono solo le case farmaceutiche!
    Per quanto rigurda Google si chiudetelo pure!!Ma non toccate Youtube che già di rado ospita ottimi video informativi poichè rimossi da direttive superiori!!

  • myone

    Se ci fosse un potere mondiale, o usando solamente il potere interno di uno stato come l’ italia,
    internet andrebbe usato e messo in accesso, solamente a chi si registra dalla fonte della connessione,
    all’ email, alla gestione dei siti, con computer e sistema per legge posto nominalmente,
    dove tutto quello che fai o dici, deve avere nome e cognome.
    Io scrivo un’ email com la mail del mio nome e cognome, posso postare blog, siti e forum, con nome e cognome, posso far visualizzare video o altro, con nome e cognome.
    La liberta’ comuncia quando TE SEI LIBERO DI ESPOSRTI, E NON DI NASCONDERTI

  • nautilus55

    Concordo con te sul principio. Ma, non ti viene un dubbio? Ossia che, dopo, ci sarebbero i “sempre colpiti” ed i “sempre ignorati”? Ciao

  • Diapason

    …Non è un “prodromo sin troppo acclarato di un rinnovato “me ne frego!”, di lontana memoria”.
    E’ più semplicemente un contemporaneissimo meccanismo: omertà.

  • Diapason

    Sarebbe la fine della libera protesta.
    Te la sentiresti te di andare a dire peste e corna del governante di turno (e se lo fai, è perché il governante di turno non solo non ti piace, ma sospetti anche che sia mafioso, corrotto, autoritario) spiattellando nome e cognome?
    La libertà comincia e CONTINUA solo se un cittadino è libero di esprimere dissenso.
    Ma se è in condizioni di poter subire intimidazioni o ritorsioni, nessun cittadino esprimerà dissenso.
    …Ossia: omertà forzata, ossia dittatura strisciante.