Prendere di mira l'inflazione causata dai venditori

Gli economisti e i leader politici delle istituzioni multilaterali ed europee hanno finalmente accettato il fatto che i profitti delle imprese sono oggi il principale motore dell'inflazione. Ma l'analisi corretta è solo il primo passo; ora abbiamo bisogno di un cambiamento fondamentale nel modo in cui affrontiamo il pr

christine_lagarde

Vi proponiamo un articolo che, parlando in tema di livello dei prezzi, mostra come le principali istituzioni preposte a dare risposte sul fenomeno inflattivo in corso, abbiano ormai abbandonato la classica teoria monetarista del printing money, come causa dello stesso, per concentrarsi sui colossali profitti conseguiti dalle aziende in determinati settori.

E' un passo avanti, ma sempre all'interno di quella che è la naturale esigenza di non far comprendere le cose fino in fondo, attraverso l'uso della frode a livello dottrinale.

Dal momento che il livello dei prezzi (inflazione), in una certa valuta, è direttamente determinato dal monopolista di quella stessa valuta, è chiaro che analizzare il fenomeno inflattivo in corso a livello planetario, è totalmente errato!

E di conseguenza, ogni tipo di analisi che le istituzioni appena menzionate pongono in essere a livello globale, è affetto da questo errore di base. Che le cose stiano così, lo dimostrano i numeri, ovvero le diverse percentuali del grado di inflazione presenti nei vari paesi.

Non solo, anche nelle unioni monetarie, come ad esempio l'Unione Europea, i dati che certificano l'inflazione sono diversi tra paese e paese. Questo perché, l'inflazione non è mai guidata dalla politica monetaria delle banche centrali, ma bensì dalla politica fiscale dei singoli governi.

Quindi, siamo in presenza di un fenomeno certamente non naturale, che ha cause diverse e che si manifesta con effetti differenti, direttamente causato da una azione e/o non azione da parte dei governi. E quindi, anche le soluzioni ed i rimedi non possono essere gli stessi per tutti e devono essere imprescindibilmente demandati ai governi ed alla loro funzione di politica fiscale.

Puntare il dito sui colossali profitti in alcuni settori come driver del fenomeno inflattivo in corso - secondo le parole di Madame Lagarde riportate nell'articolo - è un voler invertire l'onere della prova per non trovare il colpevole.

I profitti delle aziende in questione (per lo più agenti nei settori monopolistici), non sono stati conseguiti per volontà di Dio, ma solo e soltanto perché governi distratti quanto compiacenti, hanno permesso loro di conseguirli. Ed il fatto, come in Italia, che non hanno permesso loro di farlo attraverso deficit governativi imponenti, ma attraverso il sangue finanziario di imprese e famiglie, rende ancora più grave la responsabilità da parte dei nostri governi.

Questo perché il fenomeno inflattivo in corso in Italia, caratterizzato da un aumento dei prezzi in stato recessivo (stagflazione), ha fatto sì che tale azione del governo, abbia aggravato ulteriormente la situazione, portando alla chiusura di molte imprese, che si sono viste - oltre all'aumento dei costi energetici - ridurre drasticamente le loro entrate in conseguenza del dirottamento delle stesse verso i sopracitati settori.

La giustificazione della Lagarde attraverso questa dichiarazione lascia veramente senza parole:

"Non abbiamo tanti e buoni dati sui profitti come quelli sui salari" - ed allora aumentiamo i salari se vogliamo far finta che a Francoforte non sappiano quanto ha incassato ENI dalla speculazione sul prezzo del gas, con i governi immobili a guardare!

La Lagarde, contrariamente a quanto ci dice, mostra piena coscienza dei colossali profitti in certi settori (40% dell'inflazione rileva l'FMI) e della stagnazione dei salari: "I lavoratori hanno finora perso dallo shock inflazionistico, ... che sta innescando un processo di 'recupero' salariale sostenuto" -

Magari il governatore della Bce, dovrebbe anche spiegarci con qualche dato, dove sta questo supposto recupero salariale sostenuto in Italia!

Nonostante tutta questa comprensione e quanto spiegato, a Francoforte si continua a voler combattere l'inflazione con la classica ricetta neoliberal che, come sappiamo, prevede di aumentare i tassi.

Tale ed unica ricetta a disposizione dei banchieri centrali non va bene ne per l'inverno ne per l'estate! Intendo che non va bene, sia in caso di inflazione da domanda poiché aggiungendo capacità di spesa contribuisce ad acuire quello che si intende combattere (l'inflazione); e non va bene nemmeno in caso di inflazione esogena con economia in stato recessivo (stagflazione), poiché aumentando i costi finanziari per cittadini ed imprese, si va a minare quella che è la loro capacità di spesa, con il conseguente aggravio dello stato recessivo e del dato occupazionale. Soprattutto se la misura è messa in atto all'interno di uno status del risparmio privato concentrato in poche mani, come è il nostro attualmente. Ma non solo: stante la struttura fallace del sistema monetario costruito intorno alla moneta Euro, alzare i tassi, accresce anche il rischio di instabilità finanziaria per i paesi membri, compromettendone la capacità di spesa per l'economia reale.

Nell'ultima decade, le banche centrali mai sono riuscite a centrare il loro target di inflazione del 2%. Lo hanno sempre fallito al ribasso. E quindi cosa può farci pensare che oggi possano fare qualcosa contro l'inflazione?!

La realtà dei fatti e della dottrina economica, ci dice che le banche centrali niente possono fare nei confronti dell'inflazione proprio perché, come spiegato all'inizio, solo i governi attraverso la politica fiscale hanno gli strumenti per intervenire.

Nei paesi come il nostro, dove il fenomeno ha il carattere della stagflazione, esso può essere ricondotto alla normalità solo attraverso una politica fiscale che mira ad incentivare gli investimenti, aumentare la produttività ed incoraggiare le imprese a fare soldi alla vecchia maniera: vendendo più prodotti a prezzi equi; ma soprattutto adeguando i salari in modo che i profitti per le aziende arrivino dall'aumento dei volumi e non dei prezzi.

di Megas Alexandros - CDC Economia e Lavoro

Prendere di mira l'inflazione causata dai venditori
Di Isabella M. Weber – Project Syindicate - 13 luglio 2023

I principali funzionari hanno riconosciuto che i profitti sono stati una delle principali fonti di inflazione in Europa - una posizione realistica basata sui fatti, piuttosto che sull'economia degli anni Settanta. Ora che hanno definito una nuova analisi di ciò che sta guidando l'inflazione, anche la risposta politica dovrebbe cambiare.

Negli ultimi mesi, la Banca Centrale Europea, l'OCSE, la Banca per i Regolamenti Internazionali (BRI) e la Commissione Europea hanno tutte pubblicato studi che dimostrano come i profitti hanno contribuito in larga misura all'inflazione. Ma il colpo di grazia per i dubbiosi è arrivato il 26 giugno, quando il Fondo Monetario Internazionale ha twittato:

"L'aumento dei profitti societari è stato il maggior responsabile dell'inflazione in Europa negli ultimi due anni, in quanto le aziende hanno aumentato i prezzi più dei costi dell'energia importata".

Perché ci è voluto così tanto? Come ha detto la Presidente della BCE Christine Lagarde al Parlamento europeo il 5 giugno, "il contributo dei profitti all'inflazione... è andato un po' perso", perché "non abbiamo tanti e buoni dati sui profitti come quelli sui salari". I responsabili politici non sono riusciti a comprendere appieno la "trasmissione della spinta dei costi subita da molti settori aziendali ai prezzi finali". Ma ora il problema è emerso chiaramente. Mentre alcuni settori "hanno approfittato per spingere i costi interamente senza comprimere i margini", ha spiegato Lagarde, altri si sono spinti oltre per "spingere i prezzi più in alto della semplice spinta dei costi".

Secondo Lagarde, le aziende hanno potuto aumentare i prezzi per due motivi: lo squilibrio tra domanda e offerta, dove hanno prevalso le strozzature, e l'effetto di coordinamento prodotto dai recenti mega-shock. Come ha detto Lagarde: "tutti sono nella stessa posizione, tutti aumenteranno i prezzi".

Questa "inflazione dei venditori" si verifica quando il settore delle imprese riesce a trasferire un forte shock dei costi ai consumatori aumentando i prezzi al fine di proteggere o migliorare i propri margini di profitto. Naturalmente, non tutte le imprese hanno guadagnato allo stesso modo. Il punto è che l'inflazione dei venditori si traduce in un aumento dei profitti totali. La stessa semplice verità ha portato Adam Smith ad avvertire, 250 anni fa, che i profitti possono portare ad una pressione sui prezzi.

Qualcuno potrebbe obiettare che proteggere i margini dagli shock dei costi è un normale comportamento aziendale, che non lascia alcuna ragione per ripensare l'inflazione odierna. Ma nessuno nega che le imprese mirino a proteggere o addirittura a espandere i propri margini (quindi, "avidità di inflazione" è un’espressione fuorviante). Il punto è piuttosto che, per gli standard storici, le aziende di oggi hanno avuto un successo spettacolare nel farlo. Isabel Schnabel è stata la pioniera di questo tipo di analisi dell'inflazione presso la BCE e, quando di recente le è stato chiesto se l'inflazione odierna fosse davvero guidata dai profitti, non ha usato mezzi termini: "Se si fa la macro-scomposizione, una parte [dell'inflazione] è causata dai profitti, punto e basta. È un dato di fatto".

Facciamo il confronto con il primo shock petrolifero del 1973. All'epoca, come mostra il FMI, fu il lavoro a proteggersi e a respingere lo shock; al di là del petrolio stesso, l'aumento dei prezzi fu quasi esclusivamente determinato dall'aumento del costo unitario del lavoro, e i profitti diminuirono. Oggi, invece, il FMI rileva che i profitti rappresentano il 40% dell'inflazione e, insieme ai prezzi delle importazioni, hanno sostituito il costo del lavoro come motore principale. Inoltre, come conferma la BRI, i salari reali sono diminuiti più di quanto non abbiano fatto nei passati episodi di inflazione. "I lavoratori hanno finora perso dallo shock inflazionistico, ... che sta innescando un processo di 'recupero' salariale sostenuto", spiega Lagarde.

Da dove traggono queste idee la BCE, il FMI, la BRI e altre importanti istituzioni? Di certo non provengono da vecchie ipotesi basate sulla curva di Phillips, sull'output gap e sull'allentamento quantitativo. Forse il mio lavoro, ampiamente divulgato, ha avuto un qualche ruolo, oppure le persone stanno semplicemente guardando ai fatti in modo nuovo.

Quale che sia il caso, è poco utile avere una diagnosi corretta se la terapia rimane inefficace o addirittura dannosa. Allo stato attuale, la ricetta standard per affrontare l'inflazione è ancora quella di aumentare i tassi di interesse, . Il FMI suggerisce che "le prospettive di inflazione dell'Europa dipendono da come i profitti delle imprese assorbiranno gli aumenti salariali". Ma non esiste un canale diretto tra l'aumento dei tassi di interesse e la compressione dei margini. Un aumento dei costi di finanziamento ha già aumentato i rischi finanziari e, semmai, riduce la capacità delle imprese di assorbire gli aumenti salariali.

Come hanno osservato alcuni analisti di Wall Street, il "price over volume" è ormai una strategia aziendale diffusa. Invece di abbassare i prezzi e aumentare i volumi, molte aziende stanno compensando la riduzione dei volumi con un aumento dei prezzi; in questo contesto, è improbabile che puntare su una domanda più bassa possa arrestare l'inflazione.

Le grandi aziende hanno imparato che non sono costrette a pagare il conto di grandi shock di costo come la pandemia o la guerra della Russia in Ucraina. E non devono nemmeno adattarsi. Come le grandi banche durante la crisi finanziaria del 2008, sono state inglobate nella cultura dei salvataggi e dello "scaricabarile". Ma questo comportamento non renderà l'economia più resistente. Dovremmo riconoscere il ricorso a tassi di interesse più elevati per quello che è: una strategia per scaricare i costi dell'inflazione sul lavoro (sopprimendo i salari), sui programmi sociali (attraverso l'austerità) e sulle generazioni future (scoraggiando gli investimenti).

Gita Gopinath, vice direttore generale del FMI, aveva certamente ragione il mese scorso quando sostenne che "se l'inflazione deve scendere rapidamente, le imprese devono permettere ai loro margini di profitto... di diminuire". Ma per raggiungere questo risultato è necessaria una nuova strategia volta a disciplinare i profitti fuori controllo, incentivare gli investimenti, aumentare la produttività e incoraggiare le imprese a fare soldi alla vecchia maniera: vendendo più prodotti a prezzi equi.

Il primo ministro britannico Margaret Thatcher dichiarò, come è noto, che "non c'è alternativa" all'economia di mercato senza vincoli. In realtà, lo scorso anno ha insegnato ai politici che esistono molte alternative. In Spagna, ad esempio, un approccio creativo "tutto quanto sopra" ha prodotto un tasso d'inflazione inferiore all'obiettivo della BCE, mentre la crescita dei profitti unitari è stata più in linea con il costo unitario del lavoro rispetto ad altri Paesi OCSE; e negli Stati Uniti, il petrolio immesso in circolo dalla Strategic Petroleum Reserve ha contribuito a contrastare le pressioni inflazionistiche.

Un’analisi corretta è il primo passo fondamentale. Gli economisti tecnici e i leader politici delle istituzioni internazionali ed europee devono ora fare il passo successivo. Abbiamo bisogno di politiche che seguano le loro nuove conoscenze. In mancanza di ciò, sarebbe più sicuro sospendere i rialzi dei tassi e non fare nulla, piuttosto che lanciare un'altra serie di inasprimenti monetari. A volte fare un passo indietro è il modo migliore per andare avanti.

Di Isabella M. Weber, Project Syindicate

isabella_weberIsabella M. Weber, professore assistente di economia presso l'Università del Massachusetts ad Amherst, è autrice di “How China Escaped Shock Therapy: The Market Reform Debate

Link: https://www.project-syndicate.org/commentary/sellers-inflation-diagnosis-accepted-but-old-interest-rate-policies-remain-by-isabella-m-weber-2023-07

Tradotto (IMC) da CptHook per ComeDonChisciotte - CDC Esteri

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Commenti (18)

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Mostra commenti 18 caricati
    1. maghi 20 settembre 2023

      hanno svuotato le riserve strategiche di petrolio per tenere bassi i prezzi dei carburanti, ma questo artefizio per tamponare il dirompente aumento dei prezzi dei carburanti è finito. Ora con il loro aumento (gasolio e benzina sui e oltre i 2 euro)arriveranno nuovi aumenti inflattivi. Tutti i discorsi alchemici sull'inflazione vanno bene al bar (o al forum), ma la realtà è sempre la vecchia regola della domanda e dell'offerta. Certo che i venditori speculano sul prezzo delle merci, fa parte del loro mestiere, allora starebbe ai compratori fare un cartello contrario a quello messo su dai venditori, ma il cartello vien da sè. Basta guardare con l'aumento dei prezzi, la rarefazione di acquirenti e merci acquistate. E' stata messa su una società consumistica sprecona, inquinante e deleteria grazie all'abbondanza di materie prime, ora con l'esaurimento, bisognerebbe passare ad un cambio di paradigma, ma questo è impossibile, perchè non accettato. Il cambio verrà da sè, perchè alla penuria di petrolio e altre materie prime non c'è soluzione. La stampa di denaro serve solo a procrastinare il problema e a renderlo più acuto, ma non può essere diversamente, perchè non può esistere un accordo condiviso su questi problemi. Quel che deve accadere, accadrà, come è sempre stato.

    1. Deheb 19 settembre 2023

      Mah, sembra lo schema che hanno utilizzato a seguito della recessione del 2008_09.

      Ad un periodo di crisi del settore finanziario è seguito, giustamente, un intervento massiccio degli stati per sostenere l’economia. Subito dopo si sono accorti che l’intervento degli stati ha aumentato i debiti pubblici perciò è seguito un periodo di austerità feroce.
      Attualmente l’intervento degli stati per sostenere l’economia durante e dopo la “pandemia-19” ha determinato un aumento del risparmio privato che ha sostenuto i consumi (quindi la produzione). A questo fenomeno si è affiancato il rincaro delle principali materie prime, soprattutto gli energetici e soprattutto in Europa, come conseguenza delle sanzioni alla Russia.
      L’aumento dei costi per le aziende (le grandi aziende, non le piccole) è stato scaricato sui consumatori con un ricarico, tutto ciò però non ha ridotto i consumi per via del risparmio accumulato in precedenza.
      Ma il risparmio privato in eccesso e la capacità di spesa della gente è stata anche determinata dagli aiuti degli stati dal 2020, in special modo dagli americani con il CARES ace e l’American Rescue Plan con circa 5 trilioni di dollari immessi in circolo in vari modi, significa che una fetta di questa inflazione è stata “esportata” dagli USA.

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    2. Deheb 19 settembre 2023

      Quindi le misure messe in atto per frenare l’inflazione sono la “prassi” in questi casi (la famosa stretta sui tassi) ma non risolvono molto visto che ci sono notevoli differenze sull’origine dell’inflazione e sugli effetti in base alle particolarità dei paesi.

      2/2

    1. A.P. 19 settembre 2023

      a destra, quando non si hanno più argomenti ci si affida all'esoterismo.
      sono rimasto di stucco che megas abbia dato credito alle fantasie di arthur.......
      Inutile girare il mastello nella solita polenta; il liberismo o cade per una presa di coscienza da parte degli sfruttati, cosa che ritengo ancora remota, oppure per una espansione dei brics, cosa che ritengo molto più prossima. La Cina è il nuovo faro economico mondiale ed è certo non liberista in economia ma prevalentemente marxista. Quindi con buona pace del mago arthur, rimetta nella valigia della storia il peronismo e tutto le pittoresche opinioni e osservi l'espansione dei brics, che forse riusciranno a salvarci. Noi occidentali non ci possiamo salvare da soli e le politiche fiscali osservate da megas, che in teoria sono assolutamente corrette, semplicemente non potranno venire innescate perché non esiste cultura politica in occidente che potrà fare sì che avvengano. Ripeto: a mio avviso il salvataggio non può che provenire dall'esterno al modo occidentale.

    1. absitiniuriaverbis 19 settembre 2023

      Come forse ricordi, sono un fantastico pressapochista in materia economica (e non solo).

      Però penso di aver ragionevolmente compreso questo tuo articolo.
      Peccato però: mi sentivo meglio prima!

      " Non so quale parola nella lingua inglese (non riesco a trovarne una) si applichi a persone disposte a sacrificare l'esistenza letterale della vita umana organizzata in modo da poter mettere qualche dollaro in più in tasche stracolme.

      La parola 'male' non si avvicina nemmeno lontanamente ad essa."

      Noam Chomsky

    1. Arthur 18 settembre 2023

      Questi problemi (inflazione, tassi, etc.) sono destinati a dissolversi.
      Il Liberismo ha tirato la corda, che si spezzerà.
      E adesso lo si sta capendo.
      Draghi dice che non c'è più molto tempo...

      Oggi sul sussudiario.net è comparso un articolo in cui Sapelli ha annunciato che è in arrivo una tempesta perfetta che scatenerà un ciclo di neo peronismo internazionale (ovviamente riattualizzato).
      Il Peronismo è caratterizzato da anti-capitalismo di destra, politica economica mista pubblico-privato di stampo keynesiano, nazionalismo-patriottismo e conservatorismo sociale in materia di valori e ideali.

      In sostanza, una reazione al sistema liberista e alla sinistra del socialismo internazionale riformista, che insieme hanno costituito un sistema dispiegatosi negli Usa, e poi in Europa, dopo il periodo dei Kennedy.
      Una reazione contro il liberismo assoluto incarnato da uno "Stato che afferma sia il mercato che i diritti dell’uomo", ma "senza limiti dettati da principi morali regolatori".

      Da circa un ventennio ci sarebbe infatti in tutto il mondo una "ondata di risentimento contro le élites e l’establishment del capitalismo centralizzato del liberismo dispiegato".

      "Il ghigno liberista ha il volto dei potenti. Il mondo si è capovolto."

      "La tempesta si avvicina. E solo Dio ci può salvare."

    2. Arthur 18 settembre 2023

      E invece sono convinto che Dio non salverà l'attuale bestia a due teste (il Liberismo-Neomarxismo, cioè il Liberismo economico unito al Neomarxismo dei valori).

      Dio, se esiste, in questo momento è peronista.

      E se Draghi dice che non hanno più molto tempo a disposizione e anche Sapelli se ne esce con un discorso sulla tempesta perfetta seguita da Peronismo globale, vuol dire che assai probabilmente sono in arrivo eventi epocali.
      Non sono l'unico ad aver subdorato un rovesciamento di sistema in Occidente.

    3. mago 19 settembre 2023

      Sapelli e Cottarelli fanno anche rima...

    4. Megas Alexandros 19 settembre 2023

      Speriamo

    1. sim 18 settembre 2023

      Inizialmente il rialzo dei tassi aumenta i profitti delle banche a danno di imprese, privati con mutui, fidi ecc. Equivale a scaricare il costo della crisi su chiunque sia indebitato (compresi gli stati). Oltre una certa soglia invece i fallimenti non compensano più (finanziariamente) la 'mungitura' dei pochi debitori che ancora riescono a pagare gli interessi. In tal caso però è sempre la grande finanza a vincere: si rilevano a prezzi di saldo le imprese fallite e si distrugge la concorrenza che le PMI fanno alle multinazionali (pure controllate dalla grande finanza). Oltre questa soglia invece non conviene stringere ulteriormente il cappio, altrimenti si rischiano rivolte di massa e l'instabilità del sistema stesso. Ora siamo ancora nella fase 1: mungitura 'sostenibile' e trasferimento di ricchezza da stati, imprese, privati alle banche. Le multinazionali possono permettersi di produrre in perdita: il loro debito viene sempre rifinanziato e possono fare salire o scendere i prezzi di prodotti e servizi a seconda di ciò che fa più comodo ai loro proprietari. Anche se non vendono nulla possono tenere i prezzi alti, insomma, mentre le imprese 'normali' a un certo punto sono costrette ad abbassare i prezzi per venire incontro alla domanda sempre più scarsa e cercare di fare cassa. Un rialzo dei tassi è come togliere una sedia nel 'gioco delle sedie': si ferma la musica e uno finisce fuori, poi un altro, poi un altro... purtroppo in questo caso si gioca sulla pelle della gente

    2. Megas Alexandros 18 settembre 2023

      In pratica è così.... e come detto nel commento all'articolo, alzare i tassi è sempre un errore se l'intento è di combattere il fenomeno inflattivo di qualsiasi forma sia.

    3. sim 19 settembre 2023

      Su questo non sono d'accordo: il rialzo dei tassi 'drena' liquidità dall'economia reale a quella finanziaria, quindi crea una 'fame' sempre maggiore di soldi per chi ha contratto dei debiti, fame che viene direttamente o indirettamente trasmessa al resto della società. Es.: se mi hai prestato 100 euro e te ne devo restituire 101 è relativamente facile farcela, ma se te ne devo restituire 180 in pratica (per onorare lo stesso debito, a parità di stipendio) devo lavorare (e risparmiare) molto di più. Quei 79 euro che coi tassi bassi spenderei per vivere con più agio coi tassi alti invece li devo dare a te. Se poi i soldi in più che ti do li investi in azioni, obbligazioni, derivati, titoli di stato ecc. (come spesso fanno le banche) non tornano velocemente nell'economia reale (pagare stipendi, beni e servizi, ecc.), ma finanziano debito a interesse (che poi drenerà ulteriore liquidità) o la speculazione finanziaria, usando soldi per fare soldi senza sostenere l'economia reale. Le imprese insolventi falliscono, la disoccupazione cresce, miliardi di persone sono costrette a lavorare di più per pagare debiti e spese, la competizione per il denaro si fa più agguerrita: si lotta per sopravvivere. Questa 'guerra tra poveri' per spartirsi una 'coperta' sempre più artificialmente 'corta' rende più necessario il denaro, quindi l'inflazione scende assieme agli standard di vita perché molti accettano di lavorare di più per meno soldi; al contempo la forbice tra ricchi e poveri si divarica

    4. absitiniuriaverbis 19 settembre 2023

      Commento cancellato.

    5. Megas Alexandros 19 settembre 2023

      Non sei d'accordo su cosa??? mai hai letto quello che ho scritto ed il perché la soluzione ai fenomeni inflattivi di qualsiasi genere non può mai essere il rialzo dei tassi???!!!!
      Se poi per te la soluzione, ad un problema creato dalla politica fiscale dei governi (non da Dio), ha come obbiettivo schiavizzare i popoli allora... è la soluzione perfetta!!!!
      PS: io sempre più spesso mi chiedo se quando scrivete, prima ci pensate oppure basta dire qualcosa pur che serva a contraddire Megas.
      Questo tuo post è allucinante nella sua correttezza tecnica per come le élite hanno programmato l'inflazione per raggiungere il loro obbiettivo.... e tu lo hai descritto alla perfezione!!!! Ma hai descritto l'obbiettivo diabolico delle élite.... che loro stesse hanno creato attraverso una inflazione programmata....PERCHE' RIPETO L'INFLAZIONE NON E' UN EVENTO DIVINO!!!!!

    6. sim 19 settembre 2023

      Sul fatto che l'inflazione non è un evento divino sono perfettamente d'accordo con te. È anche vero che il rialzo dei tassi non si traduce necessariamente in un calo generalizzato dell'inflazione, perché se le banche, le multinazionali (o i governi centrali tramite le aziende statali, nel caso di Russia, Cina ecc.) piuttosto che 'finanziarizzare' i profitti fanno grossi acquisti in settori specifici dell'economia reale causano comunque un aumento dei prezzi in quei settori. Es.: se tutti acquistano microchip e la domanda supera l'offerta questo farà salire il prezzo dei microchip; intanto la maggior parte della gente faticherà a mettere assieme il pranzo con la cena e sarà costretta a lavorare per due soldi. Non è un caso che i più grossi business mondiali siano quelli delle armi, della droga e dei farmaci: in pratica si investe nella distruzione di salute e ricchezza per far 'quadrare i conti' riducendo la domanda (piano di sterminio), accaparrandosi l'offerta (aziende fallite) poi procedendo all'esproprio dei sopravvissuti divisi, malaticci e impoveriti, quindi più ricattabili. Più che di 'economia' sarebbe più appropriato parlare di terrorismo... Lo stato 'in nome del popolo sovrano' partecipa a questo gioco al massacro imponendo tasse, confische, pareggio di bilancio, tagliando sanità e istruzione, privatizzando, finanziando guerre, campagne 'vaccinali' e migratorie, digitalizzando, disinformando per rendere i popoli sempre più controllabili ecc. Che Dio ci aiuti!

    7. Megas Alexandros 19 settembre 2023

      Non ho capito???

    8. absitiniuriaverbis 20 settembre 2023

      Avevo postato erroneamente un commento sotto al tuo. Quindi l ho cancellato.
      Devo smetterla di scrivere quando uso il taxi...

    9. Megas Alexandros 20 settembre 2023

      Ok no problem

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