Pile di urne a Wuhan pongono nuove domande sul bilancio delle vittime

BLOOMBERG

Lunghe file di parenti e le pile di urne cinerarie, salutate dai familiari dei defunti, presso le agenzie di pompe funebri di Wuhan, stanno rinnovano i dubbi sulla reale entità dei decessi per coronavirus in Cina e sulla veridicità della narrazione ufficiale sulla lotta all’epidemia diffusa dalle autorità di Pechino.

Le famiglie delle vittime del virus nella metropoli della Cina centrale, dove la malattia sarebbe apparsa a dicembre (se non prima), sono state autorizzate a raccogliere le ceneri in otto crematori locali. E mentre lunghissime file si snodavano di fronte ai siti funerari, le foto e i video dei camion su cui venivano trasportate migliaia di urne hanno cominciato a circolare sui social media cinesi.

Il media cinese Caixin è stato il primo a pubblicare le immagini delle lunghe code all’esterno delle agenzie. Sia mercoledì che giovedì i camion avrebbero spedito circa 2.500 urne, mentre un’altra immagine pubblicata sempre da Caixin mostra altre 3.500 urne accatastate all’interno, anche se finora non si è potuto verificare se fossero piene.

Gli addetti di sei delle otto imprese funebri di Wuhan interpellati dal sito hanno affermato di non avere dati su quante urne fossero in attesa di venire raccolte o di non essere autorizzati a rivelare i numeri. Le altre due imprese non hanno risposto alle chiamate. Malgrado la strettissima censura cinese, le foto però hanno cominciato comunque a circolare sui social, sotto la spinta emotiva delle informazioni circa l’enorme aumento dei casi e dei decessi in tutto l’Occidente.

Alcune famiglie hanno affermato di essere state costrette ad aspettare diverse ore per raccogliere le ceneri. Le foto sono circolate mentre le morti di massa causate dal virus sono aumentate nelle città di tutto l’ovest, tra cui Milano, Madrid e New York, dove gli ospedali stavano costruendo tende per gestire l’emergenza, mentre le infezioni globali si alzavano oltre le 500.000, con 24.000 morti.

Secondo le autorità di Pechino, a Wuhan ci sarebbero stati in tutto 2.535 decessi, numeri contestati subito da molti media indipendenti fin dall’inizio dell’epidemia e che appaiono incredibilmente bassi anche solo se rapportati a quelli di altri paesi duramente colpiti.

Questo mentre il governo annunciava che il blocco in atto da gennaio nella regione più colpita, l’Hubei, verrà gradualmente revocato, visto che la conta dei nuovi casi avrebbe ormai raggiunto lo zero. Contestualmente Pechino ha intensificato sia gli sforzi della propaganda, sia quelli della diplomazia, inviando aiuti e forniture mediche in molti Paesi.

Ma i dubbi sulla veridicità delle cifre ufficiali aumentano, alimentati dai tentativi delle autorità di coprire l’epidemia nelle sue fasi iniziali. Anche molti residenti di Wuhan e della regione, inondando i social media di post indignati, hanno richiesto un’azione disciplinare contro i massimi funzionari locali.

I casi degli asintomatici tenuti nascosti in Cina significano che l’epidemia non è finita

Sempre secondo le informazioni raccolte da Caixin, molte persone che sono morte hanno avuto sintomi di Covid-19, ma non sono state testate ed escluse dal conteggio dei casi ufficiali. Ci sono stati anche pazienti che sono morti per altre malattie a causa della mancanza di cure adeguate, mentre gli ospedali erano sopraffatti dall’urgenza coronavirus.

Ci sono state 56.007 cremazioni a Wuhan nel quarto trimestre del 2019, secondo i dati dell’agenzia per gli affari civili della città. Il numero di cremazioni era superiore di 1.583 a quelle del quarto trimestre del 2018 e 2.231 in più rispetto al quarto del 2017.

Restrizioni al lutto

Le famiglie dei defunti potrebbero non essere in grado di dare un addio adeguato ai loro cari. Giovedì il governo di Wuhan ha emesso un’ordinanza che vietava alle persone in città di recarsi nei cimiterio sulle tombe dei loro cari fino al 30 aprile, il che significa che non potranno osservare il tradizionale Ching Ming Festival (la festa dei morti in Cina) del 4 aprile, che prevede fra l’altro la rituale pulizia delle tombe ed è infatti anche detta Giorno degli Antenati. Anche altre province, tra cui il Guangxi e loZhejiang, hanno annunciato restrizioni simili.

Intanto due cittadini di Wuhan, che hanno perso membri della famiglia a causa del virus, hanno raccontato di avere avuto l’ordine di farsi accompagnare dai loro datori di lavoro o dai funzionari dei comitati di quartiere a raccogliere le urne, motivando la disposizione come «misura contro le riunioni pubbliche». «Mi è stato detto dal governo del distretto di aspettare fino a quando non potrò raccogliere le ceneri di mio padre», ha scritto su Weibo un residente di Wuhan usando lo pseudonimo Xue Zai Shou Zhong, che significa “neve in mano”.

Un’altra utente di Weibo, nick name Adagier, ha dichiarato di aver perso suo marito a causa del coronavirus e di essere stata contattata dalla polizia che l’ha «caldamente invitata» a non essere «troppo emotiva», chiedendole poi chiaramente di interrompere la pubblicazione di post online. Prima di fare quello che le è stato ordinato, la donna ha scritto però un ultimo messaggio: «Ho solo una richiesta. Voglio dare a mio marito una sepoltura degna, il prima possibile»

– Con l’assistenza di Sharon Chen, Dandan Li e Claire Che

 

Bloomberg

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27.03.2020