Per un nuovo esistenzialismo

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Di Alberto Conti, ComeDonChisciotte.org

Tra l’essere passeggeri di terza classe del Titanic prima della catastrofe e l’essere naufraghi su una scialuppa di salvataggio del Titanic dopo la catastrofe, c’è una bella differenza!

Nel secondo caso è molto più facile il poter dire “siamo tutti sulla stessa barca”, almeno fino al salvataggio che riporta al mondo di prima.

Oggi le classi reddituali sono molto più distanziate tra loro rispetto ai secoli precedenti, ed il trend in corso è inequivoco: si tende a consolidare un Olimpo elitario di padroni universali, di un mondo popolato dal 99% di schiavi, compresa la minoranza stratificata dei collaborazionisti privilegiati.

L’esperienza covid se non è ancora stata una catastrofe totale poco ci manca, quel poco che ci separa dalle peggiori previsioni di medio-lungo termine.

In sintesi abbiamo assistito alla diffusione di un virus artificiale, voluto e creato per nuocere al mondo intero, ad opera di una piccolissima comunità di tecnici e militari, che rispondono ai vertici della grande finanza predatoria globale. La gestione delle conseguenze sanitarie e politiche è invece stata gestita, e lo è tuttora, da una ben più popolosa classe dirigente selezionata dal sistema, gerarchizzata a tutti i livelli, dai più bassi a quelli apicali, sia nel pubblico che nel privato. Una categoria di personaggi variegati che alla luce del Sole si arrogano e si autodistribuiscono frammenti di potere, in rappresentanza di fatto del suddetto sistema finanziario globale, mafioso e totalizzante, che ha invaso da tempo tutte le sfere di competenza utili per orientare e governare i Popoli che abitano l’unico pianeta di cui disponiamo come razza umana, o di ciò che resterà dell’uomo se tragicamente dovesse avere successo la trasformazione antropologica, già avviata su base tecnologica e mediatica, tendente ad un distopico transumanesimo forzato a piacimento dagli agglomerati industriali oligopolistici in tutti i settori produttivi.

L’analisi economica di questo fenomeno storico, cioè il punto di vista chiave per comprenderne la genesi, il significato e le dinamiche attuative, è riconducibile in estrema sintesi ai princìpi ideologici giustificativi del sistema organizzativo imperante, che tutti ben conosciamo come “ordine mondiale”, che ci riguarda e ci coinvolge tutti quotidianamente: primazia dello scopo di lucro, massimizzazione dei profitti, “libero” mercato, consumismo estremo autoreferenziale, assoluta libertà d’impresa, assenza di limiti lucrativi e di accumulazione di ricchezze private, odio e avversione per gli interventi pubblici, apologia delle privatizzazioni, ecc. ecc. Ovvero l’impianto “culturale” del neoliberismo che ha stravinto sulle esperienze comuniste e socialiste sporadicamente sperimentate a partire dalla prima rivoluzione industriale.

A tutto ciò, che riguarda essenzialmente l’economia reale, si è imposta una ipertrofica sovrastruttura finanziaria virtuale, che dominando il sottostante in un illimitato gioco speculativo, ne accelera enormemente l’evoluzione nel senso distopico di cui sopra. Una sovrastruttura creata nei secoli dai banchieri e sfociata nell’era attuale delle grandi banche centrali “indipendenti”, con mandati espliciti di controllo e guida del sistema economico-monetario.

Il tutto in dichiarata funzione anticiclica, ma in realtà forza motrice di crisi cicliche sempre più profonde e devastanti per la base della piramide sociale. Paradosso che non deve meravigliare, se pensiamo che l’intero linguaggio mainstream si è modificato in senso orwelliano, ove ogni termine rilevante definisce e descrive una realtà opposta a quella del significato originale del termine stesso, ma da questo ancora ipocritamente mascherata.

Tutto ciò premesso e dimostrato da innumerevoli fonti ben più autorevoli del sottoscritto, veniamo finalmente all’imperativo morale che impone di rifiutare questo status quo, per poterlo trasformare in direzione utopica all’interno dell’esperienza individuale e collettiva, pur transitorie ed in continua evoluzione. Ovvero per ritrovare il senso umano della propria vita, orientato al bene condiviso, per come il bene può essere percepito nel profondo e sentito spiritualmente.

Troppe prove di troppi crimini e troppi moventi che li rendono inevitabili portano alla medesima evidenza, che il sistema non siamo noi, che non è realmente finalizzato al nostro bene, ma anzi ci è ostile e nemico. Ma ciò che frena le conclusioni e intorpidisce i cuori e le menti è la risposta sbagliata alla domanda conseguente, che rimane perlopiù sottintesa e perennemente sospesa: noi chi? Io chi?

Che è poi la questione basilare posta fin dalle origini delle nostre culture, in particolare nell’antica Grecia, esemplificata dall’esortazione: “Conosci te stesso”.

A livello filosofico i vari esistenzialismi del ‘900 hanno ripreso la questione cercandone anche un qualche fondamento ontologico, come da tradizione. Ricerche affascinanti e spesso rivelatrici, ma evidentemente infruttifere a giudicare dall’impatto e dall’esito sulle masse, rimaste sempre più vittime del sistema, e degradate dal sistema, come già detto sopra.

A questo punto dell’involuzione storica nell’era della tecnologia è giunto il momento di “tirare i remi in barca” per i naufraghi intrappolati nella scialuppa di salvataggio, di resettare tutto e scendere dai vari piedistalli dei grandi sistemi universali, che tutto vorrebbero comprendere e spiegare, ma che invece appaiono sempre più chiaramente come relitti di precedenti naufragi.

E’ tempo insomma di ripartire da zero, dai fondamentali che Madre Natura ci ha fornito alla nascita, il nostro più prezioso patrimonio ereditario.

Il tempo zero coincide col rigetto di questa realtà, imposta da un alto che è tanto potente materialmente quanto basso spiritualmente, e che sarebbe troppo semplicistico concludere che non ci rappresenta. Meglio riconoscere che quello che chiamiamo tiranno malevolo è in realtà frutto di tutte le nostre debolezze accumulate in ogni luogo e in ogni tempo, difetti di giudizio e di comportamento, di compromessi illeciti, che in larga misura fanno parte della nostra umana esperienza, e che hanno consentito di spianare le strade distopiche poi divorate a grandi passi dai peggiori, come è nell’ordine delle cose.

Arrendersi a questa evidenza non significa affatto colpevolizzarsi, assumersi le responsabilità dei malvagi, dei mostri e dei criminali, giustificandone l’operato. Al contrario significa riconoscere i propri limiti non per “superarli”, che non vuol dire niente, ma per dominarli, affinché questi limiti non dominino noi, con la conseguenza di assistere alla continua creazione di nuovi mostri, interpreti del peggio del possibile, un possibile orrendo che va combattuto ben sapendo che non è eliminabile una volta per tutte, che non ci può essere una vittoria definitiva contro il male, un tempo infantile e favolistico del “vissero tutti felici e contenti per sempre”. Se la vita è guerra, che sia questa la guerra da scegliere, fino a che c’è vita.

Ai fratelli e sorelle che invece non possono e non vogliono uscire dallo stato ipnotico mediaticamente assistito, che temono di affrontare questo tempo zero, che si affidano ciecamente al sistema ed al mainstream che lo interpreta, possiamo solo dire che va bene anche così, ma solo per loro, ed al più ci dispiace, se almeno la tolleranza rimane su un piano di reciprocità.

La nostra guerra non è direttamente contro di loro, ma per far crescere il numero e la qualità dei risvegliati, in una sorta di agonismo, di gara contro i nostri limiti, non di guerra contro noi stessi.

Sappiamo bene che alla fine del viaggio, del nostro compagno di viaggio più o meno ingombrante, il nostro ego, non rimarrà più nulla, mentre la parte spirituale, il nostro più autentico “chi”, si trova da sempre in un’altra dimensione, intangibile dalle logiche terrene. Anche per questo rimane impigliato nella memoria di chi ci ha conosciuto, e nell’eredità più preziosa per quelli che verranno dopo, che proseguiranno il cammino e la loro guerra personale per non perdere la retta via.

Si parla spesso di codici e regole morali, ma il senso vero è quello vissuto al presente il più autenticamente possibile, quello sentito profondamente, che ci fa indignare a fronte del sopruso, dell’ingiustizia, del male in generale, quando lo vediamo con i nostri occhi, l’unico vero punto di vista che ci è concesso e che un sistema marcito ci vuole continuamente sottrarre per sostituirlo col suo punto di vista avariato.

Quindi siamo sempre lì, a verificare ogni volta il prerequisito fondamentale, con un semplice test: Io chi?

Di Alberto Conti, ComeDonChisciotte.org

05/08/2022

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