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Pensare altrimenti? Altrimenti pensare. Critica figosofica.

DI GIANNI PETROSILLO

conflittiestrategie.it

Ho compulsato l’ultimo libro di Diego Fusaro, Pensare altrimenti. Più adatto sarebbe stato il titolo Altrimenti pensare, proprio quello che questo filosofo, principe della mediocrazia contemporanea, come direbbe Alain Deneault, proprio non vuole fare. Sono stato attirato sul testo in questione dalla polemica della scrittrice Michela Murgia. La Murgia ha in comune col nostro Figosofo la supercazzola. Ho pensato, pertanto, che la stroncatura potesse essere catalogata come concorrenza tra ispettori tombali che si contendono lo scappellamento, in questo caso a sinistra o in qualsiasi altro luogo di finta contestazione, dove scalpitano simili tromboni.

Vi faccio subito un esempio per farvi capire il livello di questi soggetti:

“L’identità collettiva è un costrutto immaginario; fondare una comunità politica su di essa innesca continui processi di disconoscimento dell’altro, perché nessun cittadino reale possiede in toto i marcatori culturali che gli consentirebbero di essere perfettamente identico al modello dell’inesistente cittadino ideale”. Michela Murgia

“…Avviatosi con ‘l’autoposizione’ corrispondente alla fase tetico astratta e proseguito con l’antitesi della contraddizione della fase dialettica, il processo fenomenologico può così dirsi giunto alla sua ultima figura (non è infatti ipotizzabile alcuno stadio ulteriore di sviluppo), a quella fase sintetica che segna l’emersione di un capitalismo assoluto-totalitario o speculativo. Per poter essere corrispondente al proprio concetto (begriffsmassig), il capitalismo deve transitare per il negativo della fase dialettica, superarlo, e, in tal maniera, raggiungere – hegelianamente – una condizione ‘speculativa’, senza più opposizioni interne e contrasti di alcun tipo, saturando ogni poro del”esistenza umana e paralizzando ogni istanza critica…”. Diego Fusaro

Come dire, due bei tipi come se fosse antani, molto prematurati e di una certa confraternita pulitina abbastanza ristretta ed esclusiva.

Nel frangente di che trattasi, la Murgia ha accusato Fusaro di essere sostanzialmente un reazionario perché oppositore dell’evoluzione dei diritti civili, in particolare di quella riguardante i generi e gli orientamenti sessuali. Come immaginavo, la scrittrice sarda se l’è presa col povero Figosofo proprio sul punto in cui egli ha un po’ non dico di ragione ma di motivazione nel criticare una certa ideologia gender che ha letteralmente scassato la sbiriguda. Il piagnisteo di gay e transessuali, nonché degli eterosessuali semicolti che vi speculano sopra, serve a distrarre l’attenzione dalla drammatica situazione socio-politica che vorrebbe essere aggirata ricorrendo ad un surplus di inutili diritti individuali o categoriali, non intaccanti i concreti rapporti sociali e di forza tra dominati e dominanti. Come scrive bene Deneault, il liberal-sinistrismo della Murgia è quella cosa per cui “contano soltanto le interazioni tra individui, rivestite e gestite da una simbologia dei privilegi che domina su tutto e su tutti, e soltanto quest’ultima diventa oggetto di critica. Ci si preoccupa delle istituzioni politiche e sociali soltanto affinché integrino gli individui secondo i criteri intersezionali di età, razza, nazionalità, sesso, orientamento sessuale, e l’appartenenza a una di queste categorie sociali si sostituirà eventualmente agli antichi principi di legittimità. Così, l’istituzione pubblicitaria non va combattuta: ci si augura piuttosto che le figure di solito emarginate possano apparirvi degnamente, per vendere del sa-pone. Poco importa che l’università funzioni come uno stabilimento di salsicce, fintantoché professori e dottorandi si vedono garantire il riconoscimento delle loro specificità. Essere liberale-ma-di-sinistra significa praticare una militanza del tipo: possedere un’auto, ma piccola; bere latte di mucca, ma di una mucca felice; cedere al consumismo, ma «equo e solidale»; applicare le teorie del management, ma con uno stampo conviviale; vendere con atteggiamento aggressivo la merce, ma che sia merce di prestigio; prendere l’aereo, ma forniti di carbon credits; votare per un partito capitalista, ma liberal. Lo slogan preferito: Se soltanto tutti facessero come me… Della politica si prende solo quel che viene dal proprio partito di riferimento, il quale appare sotto la luce dell’etica personale. Liberando il proprio io da tutte le mediazioni sociali che lo soffocano, l’individuo appare in realtà come una vittoria sulla storia. E questo sebbene l’individualismo non sia affatto opera di singoli individui, ma una costruzione ideologica resa possibile grazie a un mimetismo da poveri. Questa concezione di sé, che non emana da sé e non va da sé, tende a produrre un soggetto che cerca per forza di cose di salvare se stesso coltivando il narcisismo della piccola differenza. Sostenere un orfanotrofio da lontano o collezionare teiere cinesi saranno attività al centro di una distinzione più importante di qualunque altra cosa. In un’epoca simile diventerà comunque tassativo costruirsi un io forte, e colmare l’assenza di giustizia sociale rivolgendosi a comunità fondate su un denominatore sociologico un tempo emancipatore: il «genere», la razza, la religione, l’orientamento sessuale… È a partire da questi criteri incrociati che il soggetto tesserà la sua singolarità in un’unica trama. Emergerà infine quello che fa l’ipseità della sua persona, e dunque il suo senso. Sarà compito delle pagine personalizzate dei social media, vere agenzie di stampa dell’io, propagare la buona novella”.

Tornando a Fusaro dobbiamo dire, invece, che merita sicuramente la stroncatura ma per ben altro. Questo è un saggio chiarificatore che, finalmente, ci svela i veri padrini intellettuali del Figosofastro. Per quanto il giovine sia molto erudito e cerchi di mascherare la verità dietro Artistotele, Platone, Spinoza e, persino, Schmitt, e per quanto dichiari il suo debito filosofico verso Preve, in realtà, il suo autentico nume ispiratore si chiama Jovanotti. Sentite qua:Dissentirono Cromwell in Inghilterra, i movimenti americani contro le guerre del Vietnam e della Corea, e Marx e Lenin contro le leggi del capitale. Dissentirono gli antifascisti in Italia e Pasolini contro il nuovo fascismo della civiltà dei consumi, i rivoluzionari nella Francia del 1789 e i russi nel 1917; ma, poi, ancora i dissidenti sovietici verso il comunismo mal realizzato e Nelson Mandela verso la segregazione, Martin Luther King, Che Guevara e, semplicemente disobbedendo, Gandhi”.

Insomma, esiste “una sola una grande chiesa [del dissenso] che passa da CHE GUEVARA e arriva fino a MADRE TERESA passando da MALCOM X attraverso GANDHI e SAN PATRIGNANO arriva da un prete in periferia che va avanti nonostante il Vaticano”, come cantava Lorenzo Cherubini in “Io penso positivo”. Infatti, anche Fusaro aggiunge: “Il rifiuto è il primo momento della dialettica del dissenso, il cui ulteriore viluppo, in positivo, consiste nell’affermazione del negato, dell’ostacolato, del represso, del disatteso e dell’ignorato, proposti come correttivo o come alternativa rispetto a ciò che c’è”. Che bella cagata di dissenso, senza né capo né coda, prodotta da cantanti e filosofi commerciali che giocano a fare i rivoluzionari. Però Fusaro, oltre a Jovanotti, vanta pure tra i suoi maestri anche Negri Toni. Non Toni Negri, sia chiaro. Quest’ultimo parlava di potere costituente, il Figosofo, rovesciando il cattivo maestro, ci rifila, diversamente, il potere destituente che sarebbe la cifra peculiare del dissenso (mentre la cifra del filosofo pagato a puntata non ci è stata fornita) . Toni Negri si calava il passamontagna per sentire il calore della classe operaia ma non ci teneva proprio a costituirsi. Infatti, fuggì in Francia dopo essersi fatto eleggere in Parlamento coi radicali. Chissà se Negri Toni  alias Fusaro, invece, ci farà il favore di evitare a noi la pena e di finirla con questi sragionamenti destituiti di qualsiasi fondamento e rigore scientifico.

 

Gianni Petrosillo

Fonte: www.conflittiestrategie.it

Link. http://www.conflittiestrategie.it/pensare-altrimenti-altrimenti-pensare-critica-figosofica

20.02.2017

Pubblicato da Davide

  • cristina cappugi

    Molto sgradevole questo malignare e sparlare, brutto per chi scrive l’articolo. Tradisce invidia ed insofferenza per il successo altrui, solo questo

  • Gino

    Articolo pessimo scritto solo per screditare qualcuno e per farlo si prendono stralci decontestualizzati commentati con una ignorante ironia. Mezzucci comunicativi da dilettanti!

  • PietroGE

    Come si fa a commentare una recensione dove l’autore dell’articolo sceglie gli estratti dai libri degli autori per dimostrare la sua tesi? Che tesi sarebbe poi? Che Fusaro è un filosofo pop che si fa spirare dalle canzonette? Boh

  • paolo72

    Non sono certo un “esperto” ma il libro di Fusaro io lo ho letto tutto e mi è anche piaciuto

  • GioCo

    Con tutto l’impegno, non riesco a capire perché Petrosillo consideri “una cagata” la frase di Fusaro nella chiusa dell’articolo.
    Forse perché è un ovvietà dire che il rifiuto è il primo atto di un dissenso? Forse perché manca la parte dedicata al pensiero che non è solo opposizione ma anche “ragionamento” con un portato differente? Ammetto i miei limiti, mi sfugge del tutto il motivo dello sfogo e registro per ciò che chi scrive ritiene la sua un evidenza che non ha bisogno di spiegazioni … a dire il vero non è un buon modo di presentare un ragionamento compiuto.

    Della Murgia e di Fusaro lamento l’astrattezza del linguaggio che mi annoia. Certo, ci vuole anche un impegno allo studio per stare nell’uso sciolto del vocabolario più ricco, ma certi temi se si vuole che siano pubblici, bisogna anche non scadano nel triviale, cioè nell’eccesso opposto. Ogni critica può stare nei binari dell’analisi costruttiva utile a chi legge a patto che chi scrive non deragli emotivamente (come anche linguisticamente).

    Questo non vuol dire che l’emozione non sia benvenuta: credo sia impossibile per l’uomo l’esperienza in vita priva d’emozione ed è evidente che i migliori scritti sgorgano dalla passione per la scrittura. Vuol dire solo che prima di scrivere bisognerebbe capire bene se per noi l’obbiettivo è l’individuo o il pensiero, l’uomo o il suo comportamento. Con ciò (io credo) si differenzia lo stolto dal saggio che non è un individuo, ma noi ogni momento, di tanto in tanto nei panni dell’uno o dell’altro.

  • furibondius

    Ho avuto modo, tempo fa, di assistere ad una conferenza organizzata da una lista civica nel mantovano, in cui l’ospite relatore era Diego Fusaro.
    Indubbiamente coinvolgente con la sua dialettica e le argomentazioni politico filosofiche in materia di sfruttamento da parte dei nuovi capitalisti nei confronti delle masse asservite e senza più diritti, ad un certo punto Fusaro ha citato l’esempio della scomparsa, sui luoghi di lavoro, del registro degli infortuni; in quel momento ha preso la parola una donna nel pubblico, precisando che in realtà il registro c’è ancora ma in forma elettronica…….. Da quel momento si è assistito ad una specie di psicodramma del filosofo che di fronte ad una evidenza pratica vedeva demolito tutto il costrutto meraviglioso che fino a quel momento lo investiva del ruolo di profeta della verità assoluta che attraversa ogni tempo e spazio; all’improvviso a disagio, smascherato e privo di sicurezza, tutto sommato per un dettaglio, la negazione del quale però l’ha portato a consultare per qualche minuto, nell’ imbarazzo generale ma soprattutto suo, lo smartphone alla ricerca di una conferma che non poteva esserci; era l’emblema della teoria che, senza il sostegno solido di qualcosa di pratico e palpabile, vale quasi esclusivamente come masturbazione cerebrale, talvolta condivisa, che sfocia nel nulla; nell’occasione il Diego ha dimostrato la sua debolezza e l’incapacità di reagire, magari anche solo con una battuta, alla “dialettica dei fatti”.
    Le teorie che “dialogano” portano poco lontano, e non è certo il frappè indigesto di “critiche” di Petrosillo all’elegante filosofo del san raffaele a portarci oltre.

    • Filippo Gregoretti

      Interessante…

  • Tonguessy

    Facciamo così. Vi do tre estratti e voi dovete capire chi sia 1- il cazzaro 2-l’informato 3-l’invidioso. Ci tengo a precisare che possono essere 3 cazzari o invidiosi o informati con tutte le combinazioni del caso. Procediamo.
    1- costruzione ideologica resa possibile grazie a un mimetismo da poveri.
    Questa concezione di sé, che non emana da sé e non va da sé, tende a
    produrre un soggetto che cerca per forza di cose di salvare se stesso
    coltivando il narcisismo della piccola differenza.
    2-nessun cittadino reale possiede in toto i marcatori culturali che gli
    consentirebbero di essere perfettamente identico al modello
    dell’inesistente cittadino ideale
    3-Per poter essere corrispondente al proprio concetto (begriffsmassig), il capitalismo deve transitare per il negativo della fase dialettica, superarlo, e, in tal maniera, raggiungere – hegelianamente – una condizione ‘speculativa’

    Una cosa di sana l’ha detta Fusaro (tra le tante supercazzole che ama propinare al prossimo): lo scontro invece che verticale è diventato orizzontale. Non si cerca più il mandante, quello che abita i piani alti della scala sociale; ci si scontra contro il vicino, colpevole di avere una qualche affinità con il mandante (stessa cravatta o stesso colore dei capelli).
    Per fortuna c’è Petrosillo a ricordarci quanto sia semplice attuare questa strategia.

  • Tonki

    Putroppo Fusaro parla in un modo talvolta esagerato. E’ giusto esperimersi come si vuole, e anche rianimare espressioni oramai desuete, ma la frequenza con cui talvolta lo fa lo rende illeggibile a chi, come l’autore di questo testo, non riesce a capirlo vuoi per mancanza di volontà, vuoi per irritazione, vuoi per mancanza di strumenti intellettuali. Gramsci, che fusaro cita molto, sicuramente non andava nelle fabbriche ad istruire gli operai parlando un lessico tanto inessenziale e pomposo.

    Per cui fa bene l’autore a deriderlo da un punto di vista lessicale. In quanto agli argomenti, non mi pare ve ne siano altri in questo articolo un po’ penoso e persino offensivo nel voler accostare Jovanotti, vagamente citato quasi per sbaglio, agli altri nomi che sicuramente hanno formato Fusaro.

  • Filippo Gregoretti

    Non capisco dove l’autore abbia trovato il riferimennto a Jovanotti. Non capisco neanche il significato dell’inversione Toni Negri, Negri Toni (o se vuole essere un esercizio d’ironia). Nonostante sia un ignorante, capisco con più facilità Fusaro. Da questo punto di vista, l’autore sembra ben più supercazzolaro e astratto. Articolo fallito.

  • sotis

    Petrosillo chi è? Boh! Veramente un articolo di parte e molto ma molto scadente…..ma purtroppo questo è il livello dei nostri giornalisti . Se non la pensiamo come loro o spesso chi li paga siamo “supercazzola”.. Povera Italia! Basta vedere grazie a questi scribacchini dove siamo arrivati : 77 ^ su libertà di stampa. Se la smette di scrivere non ne sentiremo la mancanza….anzi.

  • MarioG

    Si vorrebbe chiedere alla Murgia su cosa fonderebbe lei una “comunità politica”…

    Riguardo a Fusaro, se l’estratto scelto dal Petrosillo è un campione rappresentativo di tutto il libro, beh la parodia a base di “supercazzola” è centrata e sacrosanta. La libertà di stampa qui c’entra come i cavoli a merenda.

  • Niccolò Tacconi

    madonna quanti sostenitori del Fusaro..a me l’articolo è piaciuto molto e secondo il mio modesto punto di vista (tengo a precisare modesto, perchè tanti commentatori sputano veleno puntando il dito contro chi secondo loro sputa veleno, parlando di screditare ma screditando) è interessante e mette ben in luce come sia arrivata alla deriva non solo la “sinistra liberal” (con tutte le sue contraddizioni del caso) ma anche la società stessa, ben rappresentata da questi personaggi pubblici. I nostri filosofi contemporanei: Cacciari e Fusaro. Ho detto tutto.

    • Gino

      guarda che si può benissimo sostenere che l’articolo fa schifo (perchè lo fa) senza essere sostenitori di Fusaro nè di nessuno e si puo pure pensare con la propria testa e trovarsi d’accordo a volte anche con Fusaro. Mentre noto che la maggiorparte della GGENTE tende proprio ad essere PRO o CONTRO. Quindi secondo questa stramba (ma ormai normalmente diffusa) idea, se dico che l’articolo fa schifo allora difendo Fusaro e se domani Fusaro dice delle vaccate io, da sostenitore, lo dovrò difendere anche contro ogni evidenza!. Mi spiace ma non mi interessa il gioco. Posso concordare con una cosa e discordare con un’altra. Sono capace di avere un pensiero mio che si puo evolvere confrontandosi e scoprendo cose nuove. Non mi è mai interessato restare un blocco di granito ottuso .

      • Niccolò Tacconi

        ma certamente è una tua opinione e come tale va rispettata… non era comunque diretto a te ha rivolto a certi utenti che mi sembrano molto di parte e soprattutto che hanno una certa tendenza a scrivere i commenti come sopra ho descritto… a me Fusaro non piace anche se a volte mi sono trovato d’accordo con quello che dice ma questo non vuol dire nulla… come detto ho apprezzato l’articolo anche perché spesso lui ed altri personaggi pubblici si riempiono di fuffa..Ciao!!

        • Gino

          So che non era rivolto a me. Ma posso rispondere solo per me. Ciao a te.

  • Claudio Cecchetti

    L’articolo fa un’analisi superficiale e parziale del pensiero di Fusaro, prendendo in considerazione solo i paragrafi peggio scritti per dileggiare invece che criticare.
    Suona più come uno sfogo di invidia.
    Mi pare che la critica più grande a Fusaro, è quella di non essere troppo divulgativo.
    Un peccato perdonabile.
    Sono invece buone ed apprezzabili le sue critiche al meccanismo dell’emissione dell’Euro. Uno dei pochi che invece di ridare semplicemente frasi fatte contro l’Europa, riesce a argomentare, numeri alla mano, come l’Euro si possa chiamare uno dei peggiori crimini contro l’umanità.
    Mi pare che di questo l’articolista non parli e mi piacerebbe sapere il suo parere a riguardo.