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PAPA BENEDETTO E LA JIHAD DELLA CRISTIANITA’ OCCIDENTALE

DI COLIN BUCHANAN
End Empire

“Meglio il turbante del Sultano che il cappello del Cardinale”

Al di là della sinistra decisione di lanciare un attacco all’Islam in questo momento storico in cui è in bilico la suprema questione della guerra o della pace, vi è un aspetto piuttosto bizzarro nell’intera questione, cioè la curiosa decisione di citare la visione dell’Islam di un imperatore bizantino.

Bisanzio aveva provato sulla propria pelle la brutalità dei crociati occidentali che, aizzati dai preti cattolici, nel 1203 saccheggiarono la città in una delle più grandi atrocità della storia, resa ancora maggiore dall’immensa perdita culturale e intellettuale in quello che fu uno dei maggiori centri della civiltà mondiale. Questo scioccante atto di delinquenza superò di molto il sacco di Roma da parte dei Goti o il successivo e relativamente umano saccheggio di Bisanzio da parte dei Turchi. Ecco come venne registrato da uno storico bizantino:

A seguito, La controriforma di Bendetto XVI (Paolo Iervese; Umanità Nova) Quei prelati entusiasti che appoggiano le guerre imperialiste (Tariq Ali, Il Manifesto)“Nessuno tralasciò di compiere la propria parte nella devastazione. Nei vicoli, nelle strade, nei templi… proteste, pianti, lamenti, distruzione, i gemiti degli uomini, gli strilli delle donne, ferite, stupri, prigionia, la separazione tra coloro che erano più uniti. I nobili vagavano in uno stato vergognoso, persone di veneranda età in lacrime, i ricchi in povertà. Così era nelle strade, agli angoli, nel tempio, nei rifugi, perché nessun posto rimase salvo dagli assalti o fu capace di dare protezione ai supplicanti. Ovunque tutti i luoghi vennero riempiti da ogni genere di crimine. Oh, Dio immortale, quant’è grande l’afflizione degli uomini, quant’è grande la sofferenza!”

Lo storico bizantino Nicetas Koniates scrisse: “persino i musulmani sono umani e ben disposti, rispetto coloro che portano sulle spalle la croce di Cristo”

Manuele II Paleologo (l’imperatore citato da Benedetto) aveva ragione di temere i musulmani dal momento che Bisanzio era sempre sul punto di cadere nelle loro mani, come infatti successe nel 1453. Ma persino nel mezzo dell’assedio finale uno degli ultimi grandi uomini di stato della città fu sentito affermare: “meglio il turbante del Sultano che il cappello del cardinale”.

Infatti la distruzione o quanto meno il fatale indebolimento dell’Impero Bizantino fu uno dei maggiori risultati delle crociate, cui obiettivo nominale era la riconquista della Terra Santa. Sarebbe come se oggi la guerra contro l’Islam fosse davvero un indiretto tentativo di minare Europa e Russia in accordo con gli eterni obiettivi della politica estera britannica come vennero esposti da Mackinder, cioè che Europa e Eurasia debbano essere divise per sempre. (Questo potrebbe davvero essere il caso. Si può dimostrare che la svolta verso l’Iraq arrivò solo quando la campagna per destabilizzare la Serbia e poi la Russia raggiunse un empasse e persino il remissivo Yeltsin minacciò di usare le armi nucleari per difendere la Russia). Certamente, per quel che riguarda la profonda animosità tra la cristianità occidentale e il mondo ortodosso, la storia si è ripetuta e sotto l’occupazione del Kosovo da parte della Nato abbiamo visto ancora la distruzione delle bellissime chiese bizantine da parte dei terroristi favoriti di Tony e Bill, il KLA.

Grazie, Vostra Santità, per averci ricordato, senza volerlo, cose che Lei avrebbe preferito restassero dimenticate, la jihad della Cristianità Occidentale contro i suoi nemici, culminata nella distruzione della bellissima città di Bisanzio, riecheggiata quasi un millennio dopo dalla distruzione delle chiese del Kosovo.

Colin Buchanan
Fonte: http://endempire.blogspot.com/
Link: http://endempire.blogspot.com/2006/09/better-sultans-turban-than-cardinals.html
17.09.2006

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ALCENERO

Pubblicato da Das schloss

  • remo

    Non ci si può stupire di quello che è successo visto che gra parte di coloro che hanno criticato il papa compreso l’autore di questo articolo probabilmente non hanno mai:

    1: letto il discorso
    2: capito le parole del discorso
    3: riflettuto 10 secondi prima di aprire bocca.

    Dei musulmani è inutile parlare. Popolo e governanti hanno ancora una volta dimostrato la loro stupidità cronica; non stupisce che siano sotto lo schiaffo del militarismo anglo-israelo-americano. Diplomaticamente parlando tutti sanno come la Santa Sede sia uno dei pochi alleati in Occidente per quei paesi e popoli musulmani che si trovano giorno dopo giorno minacciati di bombardamento ed invasione. Eppure sono talmente stupidi (non può esserci altra spiegazione) che non solo non se ne rendono conto, ma offrono il fianco a chi non aspettava altro per creare il giusto clima mediatico per montare una nuova tensione. In Iran soprattutto, nel’occhio del mirino, stupisce leggere le dichiarazioni di certi mentecatti che evidentemente sono fin troppo sicuri che contro di loro non verrà sganciata nemmeno una bomba: poveri illusi.
    Tralasciamo anche il fatto che se qualcuno doveva sentirsi offeso da quelle parole, quelli erano i protestanti “storici”. Non a caso il discorso è stato pronunciato a Ratisbona dove il papa ha criticato in un discorso pienamente teologico e filosofico l’interpretazione delle Sacre Scritture secondo il principio Sola Scriptura, principio che radicalizza la fede e sconfina nel fondamentalismo. Accomunati da questo principio sono protestanti (polverizzati in gruppuscoli e sette che in USA possono definirsi anche fondamentaliste) e i musulmani che, contrariamente a quanto i commentatori ignoranti occidentali spesso ripetono, non hanno bisogno di una riforma “protestante”, in quanto già lo sono, ma di un “controriforma” in senso “cattolico”. Interpretando fatalisticamente e letteralmente, secondo scrittura, il Corano derivano nella violenza di gruppuscoli e sette (e di ignoranza di popolo).
    Il discorso dell’imperatore bizantino era stato citato per due motivi: primo per dimostrare come già allora si pensava al dialogo fra religioni visto che in quella conversazione si affrontavano l’imperatore stesso ed un eminente teologo islamico. In un periodo di guerre si trattava certo di una novità. Secondo per evidenziare come già allora si discuteva sul modo di interpretare la Sacre Scritture dove l’imperatore criticava Maometto per la doppia interpretazione delle stesse: la prima quando era solo e fuggitivo, la seconda, quella aggressiva, quando aveva conquistato il potere.
    Tralascerei anche l’ignoranza palese dell’autore che si arrocca sui comportamenti dei cristiani di quasi 1000 e dico 1000 anni fa, in cui volutamente distorce il significato storico degli eventi senza contare il fatto che i bizantini di allora, se qualcuno fosse rimasto in vita e glie lo avessero chiesto avrebbero tranquillamente combattuto fino alla morte per liberarsi dei turchi e ripristinare la loro ortodossia. Il Cattolicesimo non c’entra niente nel contesto in quanto l’aggressione armata verso Bisanzio fu stra-condannata dai papi di allora in maniera che oggi nessuno di sognerebbe di fare per episodi bellici in quanto si sperava, accorrendo in aiuto degi ortodossi (che avevano esplicitamente richiesto quell’aiuto) di riappacificare le due chiese (ma evidentemente non era il tempo).
    Vorrei invece sottolineare i forti attacchi della stampa americana neocon fatti al papa. Qualcuno poteva infatti immaginare che avrebbero fatto i salti di gioia per questa situazione invece si sono anche lanciati in sterili attacchi al pontefice…perchè? Forse per la dura condanna espressa dalla Chiesa di Roma in Terrasanta contro il sionismo cristiano? Ovvero quella miscela di false credenze e mistificazioni teologiche che giustificano la guerra armata condotta dai neocon di America e Israele? A me pare fin troppo ovvio. Da una parte si sfrutta la situazione per aizzare il fuoco negli animi e si scatenano i media di parte per suscitare odio e rancore e dall’altra si lanciano segnali per far capire chi tiene in mano, per ora, le redini della storia prossima.
    Ma queste cose possono essere capite, intuite, lette solo nel silenzio e nella riflessione, non certo nella vergognosa cagnara scatenata dagli ignoranti e dagli stupidi.

  • marzian

    LA CONTRORIFORMA DI BENEDETTO XVI

    Una chiesa militante

    DI PAOLO IERVESE
    Umanità Nova

    A poco più di un anno dall’inizio del suo pontificato, Benedetto
    XVI sembra mantenere le promesse di una caratterizzazione forte del
    proprio passaggio sulla cattedra di Pietro.
    Quello di “papa della transizione” non sembra proprio essere un ruolo
    ambito dal papa tedesco: dopo essere stato protagonista della linea
    conservatrice della curia romana sotto Giovanni Paolo II, oggi
    Benedetto XVI persegue una linea di governo caratterizzata da
    un’esigenza di riforma in senso ortodosso dei meccanismi ecclesiastici,
    pur continuando, nel contempo, a garantire la necessaria apertura verso
    le chiese giovani e verso la tanto agognata evangelizzazione dell’Asia.
    Ratzinger non si è trovato a governare la chiesa in un momento
    facile: la battaglia contro il referendum sulla procreazione assistita,
    i rapporti tesi con il governo cinese e con quello spagnolo, la
    necessità di rinnovare gli apparati curiali… Il papa ha
    dovuto far fronte a questioni importanti, la cui gestione politica
    caratterizzerà l’attività della chiesa per gli anni a
    seguire; rispetto a tutte queste difficoltà, Benedetto XVI ha
    mostrato di avere una linea decisa e convincente, capace di catalizzare
    gli umori di gran parte del mondo cattolico.
    La nuova linea papale è improntata, quindi, ad una riforma della
    chiesa in chiave “monastica”, che guardi più a Gregorio VII che
    non al Concilio Vaticano II, la cui eredità verrà
    ulteriormente smantellata, anche al di là di quella che è
    stata la linea seguita da Wojtyla.
    Quella di Ratzinger è e sarà sempre più una chiesa
    militante, coraggiosa, aggressiva, capace di schierarsi con forza
    contro il “relativismo della modernità”, ponendo degli aut aut
    inflessibili ai cattolici. Questi saranno costretti a scelte radicali,
    la cui ricaduta politica diverrà sempre più insostenibile
    per le forze sociali progressiste.

    Se oggi è ancora possibile far finta che gli appelli della
    chiesa siano “generali” e rivolti a tutti gli uomini di buona
    volontà, presto dovremo accorgerci che la linea della conferenza
    episcopale italiana (come quella di tutti i collegi vescovili del
    mondo) sarà linea di parte, cui potranno totalmente aderire solo
    i partiti della destra; le coalizioni “ambigue”, perché
    riformiste, verranno dilaniate dalle questioni che la chiesa
    metterà sul tappeto. I governi, i partiti, la società
    civile, tutti saranno costretti a schierarsi pro o contro le questioni
    morali che la chiesa militante di Ratzinger porrà (e sta
    già ponendo) con una forza e un livore inconsueti, pretendendo
    che diventino questioni di diritto.
    A questo punto solo i partiti di destra potranno dare totale
    rappresentanza politica all’antimodernismo cattolico, mentre le
    coalizioni progressiste saranno destinate a spaccarsi, potendo solo
    proporre compromessi che la curia romana ormai ritiene di non dover
    più accettare.
    Questa dinamica si è già mostrata devastante nel caso del
    referendum sulla procreazione assistita, in cui la convergenza tra la
    chiesa cattolica (schieratasi in maniera compatta) e i partiti di
    destra è stata totale; lo diventerà ancor di più
    nel tempo, quando la chiesa si farà sentire con le battaglie su
    famiglia, pacs, diritti civili.

    Il relativismo: il male che affligge la società

    L’elezione di Ratzinger è stato il colpo finale inflitto ai
    cristiani moderati e ai laici del dialogo: chi sperava in una chiesa
    conciliare, aperta, almeno moderata se non proprio progressista, si
    è dovuto amaramente ricredere.
    Durante il conclave, infatti, ha avuto facile gioco la linea imposta da
    Ruini e Ratzinger, improntata ad una vera “rivoluzione papale”, in cui
    il pontefice è capo di una chiesa non timida, ma in grado di
    difendere le proprie scelte perché fedele al mandato del suo
    fondatore.
    La corrente moderata, che ha come rappresentate di spicco il timido e
    “flessibile” Tettamanzi, è stata messa fuori gioco dalla forza
    della proposta conservatrice, il cui programma prevede, oltre
    all’affondamento del “modernismo”, un governo forte della chiesa, la
    sua ripulitura da elementi non desiderabili o nell’occhio del ciclone
    per il proprio comportamento inadeguato, il rafforzamento della
    formazione dottrinale e morale del clero, il rilancio della nuova
    evangelizzazione (cioè l’evangelizzazione delle terre da sempre
    cristiane e dell’Occidente in particolare) e dell’entusiasmo
    missionario.
    Ratzinger si è da subito presentato come il fustigatore del
    relativismo. Già nella “Missa pro eligendo pontifice” egli aveva
    dichiarato che contro questo “inganno degli uomini noi invece abbiamo
    un’altra misura: il Figlio di Dio, il vero uomo”, che è anche
    “la misura del vero umanesimo” e “il criterio per discernere tra vero e
    falso, tra inganno e verità… Questa fede adulta dobbiamo
    maturare, a questa fede dobbiamo guidare il gregge di Cristo”. E
    pazienza se “avere una fede chiara, secondo il Credo della Chiesa,
    viene spesso etichettato come fondamentalismo”.

    Lo zelo (contro)riformatore del pontefice ha portato ben presto i suoi
    frutti: la curia romana è stata epurata da alcuni elementi
    colpevoli di una politica troppo dedita alla concertazione e al
    buonismo di facciata.
    Una delle prime vittime del nuovo e più rigoroso corso vaticano
    è stato l’arcivescovo Michael Fitzgerald, presidente del
    Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, colpevole di una
    linea di eccessiva disponibilità nei confronti di alcuni leader
    musulmani che approfittavano del riconoscimento vaticano, pur portando
    avanti una politica fondamentalmente anticristiana.
    Vittima illustre del papa controriformatore è stato anche il
    cardinale Angelo Sodano, segretario di stato e “nemico” di Ruini, cui
    dal 15 settembre succederà Tarcisio Bertone, arcivescovo di
    Genova e aiuto di Ratzinger al tempo della sua presidenza alla
    Congregazione per la dottrina della fede.
    Sodano ha raggiunto i limiti di età, ma la sua sostituzione
    è sicuramente di carattere politico: egli, infatti, ha
    trascurato l’Asia, continente al quale la curia romana guarda con
    interesse almeno dagli inizi degli anni ’90 e che conta poco più
    del 2-3% di cattolici, a fronte di una immensa popolazione che
    Ratzinger vede molto bene come bacino di utenza per la prossima
    evangelizzazione clericale.


    La questione israelo-palestinese

    Inoltre Sodano è stato un grande ammiratore di Arafat ,
    mentre probabilmente il nuovo papa cercherà di avvicinarsi
    maggiormente allo stato di Israele, anche se l’Osservatore Romano
    continua a seguire con preoccupazione la crisi israelo-palestinese e i
    problemi diplomatici con Israele non mancano.
    La speranza di molti palestinesi è quella che il nuovo pontefice
    faccia propria la politica di Giovanni Paolo II, che ha sempre voluto
    Gerusalemme “città aperta”, con una sovranità condivisa
    da israeliani e palestinesi, cristiani, ebrei e musulmani. Inoltre
    Ratzinger porterà avanti anche l’idea per cui l’esistenza e la
    sicurezza di Israele possono essere un elemento di equilibrio della
    regione, purché compensate dalla soluzione del problema
    palestinese. Sicuramente questa posizione non muterà, ma
    è anche probabilmente vero che Ratzinger proseguirà
    questa linea distaccandosi dalla tradizionale politica diplomatica
    della curia romana (come già in parte aveva fatto Giovanni Paolo
    II) o, meglio, apportando profondi cambiamenti nella composizione della
    curia stessa.
    In ogni caso la preoccupazione principale del Vaticano è quella
    di ridare fiato alla presenza cristiana nella regione. Infatti in
    Palestina i cattolici rischiano di essere rappresentati sempre di
    più dall’archeologia biblica, piuttosto che da una reale
    presenza umana in quei territori.

    Nel 1948 a Gerusalemme vivevano 31 mila cristiani palestinesi, oggi sono solo poche migliaia.
    Quindi Ratzinger dovrà difendere la presenza della piccola
    comunità cristiana e al contempo dovrà proseguire nella
    politica del dialogo con i fratelli maggiori, gli ebrei. Come segnale
    di distensione Benedetto XVI ha già fatto affiancare il
    patriarca latino di Gerusalemme Michele Sabbah, filopalestinese
    convinto e patrocinato da Sodano, da un ausiliare più moderato
    che gli succederà tra due anni.

    Ripulire la sporcizia e riformare la liturgia (per riformare la chiesa tutta)

    Sodano, infine, ha difeso a spada tratta Marcial Maciel, fondatore
    dei potenti “Legionari di Cristo”, accusato di abusi sessuali sui suoi
    seminaristi e di violazione del sacramento della confessione. Maciel,
    non è stato sottoposto a processo canonico a causa dell’avanzata
    età e dei suoi problemi di salute, ma la Congregazione per la
    dottrina della fede, con approvazione del papa, gli ha imposto “una
    vita riservata di preghiera e di penitenza, rinunciando ad ogni
    ministero pubblico”.
    L’affondamento di Maciel, un potente dotato di forti protezioni nelle
    alte sfere, è uno degli atti di pulizia della “sporcizia” che il
    papa aveva promesso e, guardando quanto in alto il nuovo papa arrivi a
    colpire, non c’è proprio da dubitare sulle sue intenzioni
    riformatrici. Benedetto XVI sogna una rinascita “cluniacense” della
    chiesa, e per raggiungere il suo scopo è disposto a mettere in
    discussione anche le roccaforti della chiesa contemporanea.
    La necessità di un nuovo corso si intravede anche nell’esigenza
    di ripristinare una liturgia legata maggiormente alla tradizione: in
    questo caso Ratzinger sembra prender le distanze da Giovanni Paolo II.
    Il papa polacco, infatti, aveva ammodernato la liturgia, soprattutto in vista delle manifestazioni giovanili di massa.
    Proprio per andare incontro ai gusti dei giovani, l’organizzazione
    musicale che accompagnava le celebrazioni delle giornate mondiali della
    gioventù fu affidata a monsignor Giuseppe Liberto, nominato con
    il consenso di Wojtyla alla direzione del coro della Cappella Sistina,
    e molto più incline all’utilizzo della musica “popolare”. Ne
    fecero le spese monsignor Bartolucci (nominato direttore perpetuo della
    Cappella Sistina nientemeno che da Pio XII, nel 1956!) così come
    musica polifonica sacra e il gregoriano, da Bartolucci tanto amati, ma
    soppiantati dal giovanilismo imposto dalla “nuova evangelizzazione”
    voluta da Giovanni Paolo II.

    Ratzinger sembra non preoccuparsi delle forme moderne del suo
    predecessore (forme che, comunque, sottendevano un contenuto
    profondamente reazionario) e anche la riabilitazione del Maestro
    Bartolucci, restituito al suo incarico di Direttore della Cappella
    Sistina, testimonia della volontà del papa di restaurare una
    liturgia tradizionalista anche nelle forme. Una liturgia che meglio si
    presta a supportare il programma di controriforma antimodernista di
    Ratzinger: giovani cattolici e movimenti ecclesiali (neocatecumenali,
    in primis) sono pregati di adeguarsi senza discutere.

    Conclusione

    In questi ultimi mesi il papa ha dovuto gestire l’ennesima crisi con
    lo stato cinese, la cui Associazione Patriottica ha nominato due
    vescovi senza l’autorizzazione della Chiesa Romana. Come riferisce
    l’agenzia cattolica Asia News “secondo le informazioni ricevute,
    Vescovi e sacerdoti sono stati sottoposti – da parte di organismi
    esterni alla Chiesa – a forti pressioni e a minacce, affinché
    prendessero parte a ordinazioni episcopali che, essendo prive del
    mandato pontificio, sono illegittime ed, inoltre, contrarie alla loro
    coscienza. Vari Presuli hanno opposto un rifiuto a simili pressioni,
    mentre alcuni non hanno potuto fare altro che subirle con grande
    sofferenza interiore. Episodi di questo genere producono lacerazioni
    non soltanto nella comunità cattolica ma anche all’interno
    stesso delle coscienze”.
    Nello stesso tempo sta cercando di dare una spallata decisa al governo
    Zapatero, per ostacolare le riforme del quale già nel 2005, vivo
    Wojtyla, il Pontificio consiglio per la famiglia aveva organizzato il V
    incontro mondiale per le famiglie a Valencia.
    La politica del nuovo corso vaticano, dunque, si caratterizzata per un
    più radicale impegno dei cattolici nella società, impegno
    che, per ammissione dello stesso papa, è volto a scardinare le
    conquiste che tutti gli esseri umani hanno ottenuto (dove sono riusciti
    a scardinare il potere delle religioni) in termini di emancipazione e
    autodeterminazione. Il vaticano, dopo aver epurato gli elementi
    più moderati e modernisti presenti nella curia romana, è
    deciso a portare un attacco senza mezze misure alla modernità,
    appoggiandosi e pilotando le forze politiche reazionarie e costringendo
    i partiti di sinistra, già da tempo succubi della politica
    clericale, su posizioni difensiviste e sempre più ambigue.
    Sembra sempre più urgente l’organizzazione di una risposta
    laica, anticlericale e anarchica nei confronti di una politica
    violentemente reazionaria che, appoggiata dai partiti di destra e di
    centro, e subita passivamente dai partiti della sinistra, non
    potrà avere che negli anarchici e negli anticlericali degli
    oppositori decisi e coerenti. La posta in palio è alta,
    perché è forte la possibilità che il progetto
    teocratico neoconservatore blocchi l’emancipazione di tutti noi per gli
    anni a venire.

    Paolo Iervese
    Fonte: http://www.ecn.org/uenne/
    Link: http://www.ecn.org/uenne/archivio/archivio2006/un28/art4374.html
    Umanità Nova, n 28 del 17 settembre 2006, anno 86

  • Vorador

    Joseph Ratzinger è una persona intelligente, ex ministro della dottrina e della fede e soprattutto un teologo, mi pare impossibile che abbia fatto un errore del genere.

    Forse è una trappola studiata a tavolino dai teo-cons per trovare una casus belli per la guerra contro l’Iran!

    Se noi occidentali manipoliamo e traduciamo malamente dall’arabo le affermazioni di Ahmadinejad, potrebbero loro fare la stessa cosa con noi?

  • marcello

    Andate a monte, invece di “generalizzare dettagliando”. Maligni gli uni; non migliori gli altri. La storia si fa dalla base; gli episodi sono storia, ma non tutta la storia.
    Concordo in toto sul fatto che il vero problema del mondo islamico è l’ignoranza foraggiata dai soliti noti; ma nell’occidente non si sta meglio, se non dal punto di vista di un livello economico relativamente superiore.
    I neocon che l’hanno col papa perchè non si schiera apertamente con loro; e non potrebbe mai farlo, dacchè il sionismo non è appetibile e soprattutto non sfruttabile dalla chiesa, sia per questioni storiche (ebrei deicidi, a tutt’oggi, specie nel sottobosco popolaresco) che per fattori ben più prosaici. Ergo, è automatico che si critichi (non tanto decisamente, poi) l’attacco al Libano così come si criticò a suo tempo quello all’Iraq.
    Ora, in un periodo molto sospetto, dopo le prime tirade contro la Turchia-EU, eccovi questa dichiarazione sinceramente sconcertante, ma non disattesa. Tutto calcolato. Era tempo.

  • Tao

    L’ultima provocazione di Benedetto XVI è stata accidentale o deliberata? Il prelato bavarese è un religioso profondamente reazionario. Penso che, nel dire quello che ha detto, era ben cosciente di quello che stava per fare. Scegliere una citazione da Manuele II Paleologo, uno degli imperatori bizantini meno intelligenti, è stata probabilmente una mossa studiata, soprattutto alla vigilia di un viaggio in Turchia. Avrebbe potuto trovare citazioni più pregnanti e più vicine a casa. Forse si è trattato del suo unico tributo a Oriana Fallaci. Forse.

    Non c’è bisogno di ricordare al mondo musulmano, che ha due paesi – l’Iraq e l’Afghanistan – occupati da truppe occidentali, il linguaggio delle Crociate. In un mondo dominato dal neo-liberismo, che soffre per la degradazione ambientale, la povertà, la fame, la repressione, un «pianeta di bidonville» (secondo l’evocativa espressione di Mike Davis), il Papa sceglie di insultare il fondatore di una fede rivale.

    La reazione nel mondo musulmano era prevedibile, ma drammaticamente insufficiente. La civiltà islamica non può essere ridotta al potere della spada. È stato il ponte vitale tra il mondo antico e il Rinascimento europeo. È stata la chiesa cattolica a dichiarare guerra all’islam nella penisola iberica e in Sicilia. Espulsioni di massa, omicidi, conversioni forzate e una feroce Inquisizione per controllare un’Europa ripulita e arginare il nemico protestante: la furia contro gli «eretici» ha portato a bruciare villaggi catari nel sud della Francia. Ad ebrei e protestanti venne offerto un rifugio dall’impero ottomano; un rifugio che nessuno avrebbe offerto loro se Istanbul fosse rimasta Costantinopoli. «Schiavo, obbedisci al tuo maestro umano. Perché Cristo è il tuo reale padrone», disse San Paolo, stabilendo una tradizione di collaborazionismo che ha raggiunto l’apogeo durante la Seconda guerra mondiale, quando la leadership della Chiesa collaborò con il fascismo e non si pronunciò contro l’uccisione degli ebrei o le stragi nel Fronte orientale.

    L’Islam non ha bisogno di lezioni di pacifismo da questa chiesa. La violenza non è mai stata e non è prerogativa di una singola religione, come dimostra peraltro la persistente occupazione della Palestina da parte di Israele. Durante la guerra fredda, il Vaticano ha appoggiato, con rare eccezioni, le guerre imperialiste. Entrambe le parti ricevettero la benedizione durante la Prima e la Seconda guerra mondiale: il cardinale statunitense Spellman è stato in prima linea nelle battaglie per distruggere il comunismo durante le guerre di Corea e del Vietnam. Il Vaticano ha poi punito i teologi della liberazione e i preti-contadini dell’America latina. Alcuni furono scomunicati.

    Non tutti i cristiani parteciparono alle vecchie e alle nuove crociate. Quando papa Urbano ha lanciato la crociata, il re normanno di Sicilia si rifiutò di mandare truppe per evitare che musulmani siciliani fossero costretti a combattere contro altri musulmani più a est. Suo figlio, Ruggiero II, si rifiutò di appoggiare la seconda crociata. Nel far ciò mostrarono maggiore coraggio dei dirigenti dell’Italia contemporanea, che partecipano in modo entusiastico alle crociate imperialiste contro il mondo musulmano.

    «Per essere sicuri di essere sempre nel giusto», diceva il fondatore della Compagnia di Gesù Ignacio de Loyola, «dobbiamo sempre mantenere il principio che quello che vediamo bianco dovremmo considerarlo nero se così vorrà la gerarchia ecclesiatica». Oggi molti prelati cattolici (incluso il bavarese del Vaticano) e politici di centro-destra e di centro-sinistra ascoltano con devozione il vero papa, che vive alla Casa bianca e dice loro quando il nero è bianco. Amen

    Tariq Ali
    Fonte: http://www.ilmanifesto.it
    17.09.06