OBAMA DICHIARA LA GUERRA AL PAKISTAN

Provocare il caos per dominare

DI WEBSTER G. TARPLEY
voltairenet.org

Così come ha detto nel suo discorso a West Point, il presidente Obama è disposto ad usare il conflitto militare in Afghanistan come pretesto per lanciare un attacco contro il Pakistan. Da quando è al potere sono aumentati considerevolmente la quantità e l’intensità dei raid nel nord del Pakistan, mentre si spinge per farli arrivare anche nel Belucistan. Secondo Webster G. Tarpley, l’obiettivo immediato della strategia del Grande Gioco, guidato da Obama nella zona, è la disfatta di entrambi i paesi, Afghanistan e Pakistan, incoraggiando rivolte separatiste tra i gruppi etnici su entrambi i lati del confine.

Il discorso di Obama del 1° dicembre [all’ accademia militare] a West Point svela niente meno che la brutale offensiva contro l’Afghanistan non è altro che una forma subdola per fomentare e portare sino al vicino Pakistan la guerra degli Stati Uniti [1].

E’ una nuova guerra, più aggressiva contro il Pakistan, un paese di 160 milioni d’abitanti, in possesso di armi nucleari. Secondo la strategia, si spera nella disintegrazione dell’Afghanistan. Non è più la guerra lanciata in passato dall’ amministrazione Bush e Cheney. E’ qualcosa di ancora più grande: il tentativo di distruggere il governo pakistano di Islamabad ed affondare il paese nell’ orrore della guerra civile, nella Balcanizzazione, nella divisione e nel caos generale. Questa strategia mira ad esportare la guerra civile afghana in Pakistan ed oltre, dividendo il paese in fasce etniche. Si tratta di una guerra indiretta, che si avvale del confronto della quarta generazione o delle tecniche di guerriglia per attaccare un paese nel quale gli Stati Uniti o i suoi alleati sanno di non essere abbastanza forti per lanciare un attacco diretto.

In questa guerra, i talebani vengono adoperati come rappresentanti degli Stati Uniti. Questa aggressione nei confronti del Pakistan non è altro che il tentativo di Obama di portare a termine il suo “Grande Gioco” (“Big Game” in inglese) contro i paesi più importanti dell’Asia Centrale, i paesi euro-asiatici o addirittura, al di là di essi.

L’Armamento nucleare pakistano dissuade l’aggressione di Washington

L’attuale guerra civile in Afghanistan non è altro che un pretesto, una storia di copertura progettata per fornire agli Stati Uniti una base, sulla quale lanciare una campagna destabilizzante in tutta la regione, che non deve venire allo scoperto. Nel mondo cinico ed spavaldo che caratterizza le aggressioni imperialiste alla Bush o alla Cheney, si potrebbe ideare un pretesto per attaccare direttamente il Pakistan. Ma il Pakistan è un paese troppo vasto e gli Stati Uniti sono in un momento di debolezza e con alle spalle un fallimento economico di dimensioni tali che non consente loro di svolgere tale scopo. Inoltre il Pakistan è una potenza nucleare con bombe atomiche e missili a medio raggio. Assistiamo a un nuovo caso di distensione nucleare in atto. Washington non può mandare una flotta d’invasione e non può neppure insediare basi aeree nei dintorni, giacché l’armamento nucleare pakistano potrebbe annientarle. Finora, gli sforzi di Ali Ghutto e di A.O. Khan per dotare il Pakistan di un potente deterrente sono stati efficaci[2].

Ma la risposta statunitense è quella di trovare altre forme di scontro, anche sulla soglia della convenzionalità nucleare. Ed è proprio qui che si spiega la tattica di esportare verso il Pakistan la guerra civile afghana.

L’artefice della guerra civile pakistana è Stanley McChrystal, generale delle Forze Speciali degli USA, già a capo della infame rete statunitense di camere di tortura in Iraq. I precedenti di McChrystal nel voler provocare la guerra civile in Pakistan, li ritroviamo nel ruolo che ebbe nell’aizzare sunniti contro sciiti, nella guerra civile irachena, creando “Al Qaeda in Iraq”, sotto l’infausta protezione del già scomparso agente doppio Zarkawi[3].

Se la società irachena avesse fatto fronte comune contro l’invasore statunitense, gli occupanti sarebbero stati sconfitti in breve tempo. Ciò non ebbe luogo grazie alla tempestiva controffensiva conosciuta come “Al Qaeda in Iraq”, con l’eccidio di sciiti e le massicce rappresaglie sotto forma di guerra civile[4].

Queste tattiche partono dal lavoro del generale britannico Frank Kitson, scritte nel suo libro “Operazioni a Basso Impatto”[5]. Se esiste un corrispettivo statunitense di Heinrich Himmler, non c’è dubbio che sia incarnato nella persona del generale McChrystal scelto direttamente da Obama.

Il Generale Petraeus, superiore diretto di McChrystal, vorrebbe essere il nuovo FedMaresciallo Vòon Hindenburg. In altre parole, egli aspira ad essere il prossimo presidente degli USA.

La vulnerabilità del Pakistan, oggetto dei desideri degli alleati degli Stati Uniti e della NATO, si può comprendere bene analizzando una mappa degli attuali gruppi etnici in Afghanistan, Pakistan, Iran e India. La maggior parte delle mappe odierne mostrano soltanto i confini politici, datati ai tempi dell’imperialismo britannico, e ovviamente non rappresentano i principali gruppi etnici della zona. Per fare chiarezza in questa analisi, dobbiamo prima identificare chi essi siano. In primo luogo troviamo i Pathan, localizzati soprattutto in Afghanistan e Pakistan, come i Sindhis. La famiglia Bhutto proviene della provincia sudorientale pakistana di Sind.

PASHTUNISTAN

La strategia degli Stati Uniti e della NATO inizia dai pathan, gruppo etnico e principale risorsa dei Talebani. I Pathan rappresentano un’ importante fetta della popolazione afghana, ma sono esclusi dal governo centrale di Kabul, con a capo il Presidente Karzai, marionetta degli Stati Uniti, pathan anche lui. Ciò ha a che fare con l’Esercito Nazionale Afghano, creato dagli USA dopo l’invasione del 2001.

I corpi d’ufficiali afghani sono in maggioranza d’origine Tayik e provengono dall’Alleanza del Nord, che fecero fronte comune con gli Stati Uniti contro i talebani pathan. I Tayiks parlano Dari, conosciuto anche come Persa orientale. Altri ufficiali afghani provengono dal popolo Hazara. E’ bene sapere che i pathan si sentono esclusi. La strategia di Washington può intendersi meglio come un sforzo mirato a inseguire, disturbare, dividere, attaccare, reprimere ed assassinare i pathan. I 40.000 soldati USA e Caschi Blu che Obama vorrebbe mandare in Afghanistan finiranno tutti nella provincia di Helmand e in altre zone a maggioranza pathan. L’effetto desiderato sarà l’aumento della ribellione dei feroci ed indipendentisti pathan contro Kabul e le truppe d’ occupazione, ed inoltre riuscire ad attivare molti di questi guerrieri muyahidin, da poco stabiliti lungo la frontiera col Pakistan, da dove possono far partire la guerra contro il governo centrale di Islamabad. L’aiuto statunitense arriverà direttamente ai signori della guerra e della droga, scatenando così forze centrifughe.

Da parte pakistana i Pathan sono altresì esclusi dal governo centrale. Islamabad e l’esercito li identificano come creature dei Punyabi, influenzati anche dai sindhis. Nella parte pakistana del territorio pathan, le operazioni statunitensi comprendono omicidi di massa da parte di aerei senza pilota, omicidi ordinati dalla CIA, e a parere di certi giornalisti, l’uso di cecchini della Blackwater, oltre ai massacri terroristici senza senso come quello accaduto da poco a Peshawar, del quale i talebani pakistani incolpano la Blackwater che ha lavorato in subappalto per la Cia.
Questi episodi sono intollerabili ed umilianti per uno stato sovrano. Ogni volta che i Pathan sono attaccati vengono incolpati i Punyabi di Islamabad dato il loro rapporto scuro con gli Stati Uniti, consci di tutto ciò che accade. Il traguardo primordiale di Obama nel territorio afghano-pakistano è promuovere la sommossa di tutto il popolo pathan, sotto il controllo dei talebani, il cui effetto sarebbe la distruzione dell’unità nazionale, sia a Kabul come ad Islamabad.

BELUCISTAN

L’altro gruppo etnico che il piano Obama cerca di portare alla disfatta sono i Baluki. Questo popolo prova dei risentimenti contro il governo centrale di Teheran, che credono sotto controllo persiano. Parte integrante della politica di Obama sono i voli mortali da parte dei predator della Cia e altri droni assassini, dirottati verso il Belucistan. Come scusante alludono al rapporto di Michael Ware, della CNN, che Osama bin Laden e il suo assistente del MI-6 Zawahiri si nascondono nella città di Quetta, a capo della “Quetta Shura”.

Le squadre della Blackwater non devono essere lontane. Nella parte iraniana del Belucistan, la CIA ha finanziato l’organizzazione criminale Jundullah, denunciata a Teheran per avere ucciso un gruppo di alti ufficiali della Guardia Rivoluzionaria Iraniana Pasdaran [6]. La rivolta in Belucistan sarebbe la fine dell’unità nazionale sia del Pakistan che dell’Iran, e così andrebbero in porto due dei principali bersagli della politica
USA.

La strategia Rube Goldberg* di Obama

Nota del traduttore: Rube Goldberg [1883-1970] era un famoso comico nordamericano, conosciuto soprattutto per le sue “macchine”, complessi e complicati meccanismi a scopi divertenti.

Persino Chris Matthews [conduttore nordamericano di telegiornali e commentatore politico] della televisione MSNBC, di solito sostenitore fedele di Obama, ritiene che la strategia statunitense così come è stata annunciata a West Point assomigli molto a uno dei marchingegni di Rube Goldberg. (Nel mondo reale, si ritiene “Al Qaeda” la fazione terroristica araba della CIA). Nel mondo mitologico ufficiale statunitense, i supposti nemici di “Al Qaeda” sono rimasti circoscritti in Afghanistan. Perché, allora – chiede Matthews- si concentrano le truppe statunitensi in Afghanistan, dove non si trova “Al Qaeda”, anziché portarle in Pakistan dove si suppone sia presente “Al Qaeda”?

Russ Feingol, senatore democratico del Wisconsin, fece critica durante una intervista televisiva, su questa discrepante controversia, dicendo “Nel Pakistan, nella zona confinante con l’Afghanistan, si trova forse l’epicentro [del terrorismo mondiale], anche se Al Qaeda è operante in tutto il mondo, nello Yemen, Somalia, nord Africa e stia avanzando anche nel sudest asiatico. Perché dobbiamo, allora, concentrare in Afghanistan più di 100.000 truppe in zone lontane dal confine? Da notare che questo spiegamento di forze armate ha luogo nella provincia di Helmand. Non è una zona vicina al Waziristan. Ed allora, mi domando: cos’è in sostanza questa strategia, se è un dato di fatto che la presenza di “Al Qaeda” è minima in Afghanistan, ma significativa in Pakistan? E’ una sfida al normale senso logico che questa smisurata presenza di truppe in un luogo dove non ce n’è bisogno, sia la strategia corretta. Per me, in realtà, non ha alcun senso”.

Il democratico per il Wisconsin fece notare che la politica di Washington adottata in Afghanistan, in realtà potrebbe condurre gli estremisti e i terroristi verso il Pakistan e, di conseguenza, destabilizzare ancora di più la zona: “Sai, ho fatto questa domanda al presidente della Giunta dei Capi di Stato Maggiori, l’ammiraglio Mullen e anche a Mr. Holbrooke, il nostro inviato nella zona, poco fa: C’è rischio che il massiccio raduno di militari in Afghanistan, spinga gli estremisti verso il Pakistan?” disse alla ABC.

“Non hanno potuto negarlo, e questa settimana, il Primo Ministro Pakistano Gilani ha detto giustamente che la sua preoccupazione sul raduno militare sia invece l’entrata in Pakistan di un maggior numero di estremisti; ovvero credo succeda il contrario, che questa politica militare alieni la popolazione ed spinga ancora di più i talebani a fondersi con Al Qaeda, cosa contraria al nostro interesse per la sicurezza nazionale”[7].
Chiaramente tutto ciò è intenzionalmente motivato per interesse di stato imperialista statunitense.

Malick: “Obama ha dichiarato guerra al Pakistan?”

Nel suo discorso, Obama ha fatto di tutto per non distinguere fra Afghanistan e Pakistan, che dopo tutto sono due stati sovrani e membri a tutti gli effetti delle Nazione Unite. Ibrahim Sajid Malick, inviato statunitense di Samaa TV, una delle principali emittenti del Pakistan, indirizzò l’attenzione pubblica su questo particolare: “Parlando ad una grande riunione di cadetti dell’ Accademia Militare di West Point, il presidente Barak Obama sembrava quasi di poter dichiarare la guerra al Pakistan”. Ogni volta che chiamava in causa l’Afghanistan, menzionava prima il Pakistan… io ero seduto dietro e quasi cado dalla sedia al sentire dire: “i rischi sono ancora maggiori in un Pakistan con armi nucleari, sappiamo bene che AlQaeda, come altri estremisti, vorrebbero impossessarsi di esse, e abbiamo ragione di credere che siano disposti ad usarle”. La cosa mi sorprese alquanto, perché certi ufficiali statunitensi avevano confermato recentemente che l’arsenale pakistano era un arsenale sicuro. [8]

Questo articolo s’intitola “Obama ha dichiarato guerra al Pakistan?”, possiamo allora annotare alla discrezione diplomatica il segno interrogativo. Nel corso delle sedute al Congresso alle quali parteciparono il generale McChrystal e l’ambasciatore statunitense Eikenberry, Afghanistan e Pakistan furono descritti come una sinistra organizzazione denominata come “Afpak” oppure “Afpakia”.

Nell’ estate del 2007 Obama, con la consulenza di Zbigniew Brzezinski ed altri controllori, diede luogo alla politica unilaterale statunitense di usare droni di tipo predator [ndr: aerei senza pilota] per commettere assassini politici in Pakistan. Questa politica del crimine conta per il suo sviluppo con l’appoggio militare: “Due settimane fa in Pakistan, cecchini della CIA ammazzarono otto persone sospettate di essere talebani di AlQaeda, ferirono altre due, in un piano che sembrava una manovra d’allenamento terroristico… la Casa Bianca ha autorizzato lo sviluppo del programma di droni della CIA in aree tribali incontrollate del Pakistan, che fonti informate, assicurano sia un anticipo della prossima decisione del Presidente… mandare in Afghanistan altri 30.000 soldati.

Funzionari statunitensi stanno negoziando col Pakistan la possibilità di attaccare militarmente il Belucistan, questione controversa, dato che è fuori dalle aree tribali, dove si presume si nascondano i leader talebani dell’Afghanistan. [9] Negli USA addestrano ora più operatori agli aeroplani predator che piloti da combattimento.

La Blackwater sotto accusa per il massacro di donne e bambini

La CIA, il Pentagono e le agenzie che contrattano le compagnie militari private, attuano un attacco omicida in tutto il Pakistan, colpendo pacifici villaggi e tranquille feste familiari. La Blackwater, che ha cambiato il suo nome in Xe Services and Total Intelligence Solutions [10], è molto coinvolta in tutto ciò: “In una base operativa segreta dipendente dal Comando di Operazioni Speciali (JSOC), nella città portuale di Karachi, in Pakistan, membri di una divisione d’elite della Blackwater portano avanti un piano per uccidere persone sospette di essere attivisti talebani o di Al Qaeda, [i rapimenti e sequestri] di personaggi chiave sono, secondo una ricerca di The Nation, alcune delle importanti attività dentro e fuori del Pakistan, che coinvolgono la Blackwater. I loro agenti aiutano nella raccolta di informazioni per i servizi d’intelligence, così come appoggiano una campagna militare di bombardamenti segreti con droni, in parallelo agli attacchi dei predator della CIA, il tutto ben documentato, secondo una fonte attendibile all’interno del servizio d’intelligence militare statunitense.[11]

Nonostante sia raccapricciante, il rapporto Scahill deve essere incompleto, in quanto non cita le costanti denunce sul fatto che gran parte dei bombardamenti su Peshawar ed altre città pakistane sono opera della Blackwater, come esposto da questo semplice comunicato stampa: “Islamabad, 29 Ottobre (Xinhua). Hakimullah Mehsud, leader dei talebani in Pakistan, accusa la controversa società privata statunitense Blackwater di aver fatto esplodere una bomba a Peshawar, uccidendo 108 persone, ha riferito giovedì l’agenzia locale di notizie NNI (News NNI, in inglese)”[12]. Questo è terrorismo a “occhi chiusi”, progettato per l’uccisione, senza ritegno, di donne e bambini.

Gli Stati Uniti sono in guerra anche con l’Uzbekistan?

Il rapporto Scahill parla anche dell’invasione segreta di Washington nell’ Uzbekistan, paese dell’era postsovietica, con 25 milioni d’abitanti, confinante col nord dell’Afghanistan: “Oltre ai bombardamenti chirurgici prestabiliti e alle operazioni contro Al Qaeda e i talebani nel Pakistan, da parte di JSOC e CIA, la Blackwater, nella città di Karachi, contribuisce assieme al Servizio d’Intelligence nordamericano, a pianificare le missioni di JSOC nell’Uzbekistan, contro il Movimento Islamico dell’Uzbekistan.

Secondo la stessa fonte, le ingerenze della Blackwater non si verificano direttamente, bensì sono messe in atto tramite la JSOC. “Ciò mi incuriosì e mi preoccupò perché nessuno ha mai detto di essere in guerra con l’ Usbekistan” disse. “Perciò, non ricordai di chiedere se Rumsfeld sarebbe tornato ad assumere il suo posto”[13]. Sono queste le speranze e le attese di cambiamento. Il ruolo dell’Intelligence USA nel promuovere la ribellione nel Belucistan, con l’obiettivo d’isolare il Pakistan, è confermata anche dal professor Chossudovsky: “Già nel 2005, in un rapporto del Consiglio d’Intelligence degli Stati Uniti e della CIA si leggeva “un finale per il Pakistan, come quello della Jugoslavia”, “nel giro di dieci anni, un paese diviso dalla guerra civile, distrutto dallo spargimento di sangue e dall’ antagonismo fra regioni, come abbiamo visto recentemente nel Belucistan”. (Energy Compass, 2 marzo 2005). Secondo gli stessi organismi, il Pakistan deve diventare uno “Stato fallito” verso il 2015, “a causa della guerra civile, la talebanizzazione e la lotta per il controllo totale delle sue armi nucleari.”[14]… Washington favorisce la creazione di un “Grande Belucistan” nel quale troverebbero posto regioni come le aree Baluki, altresì certe zone dell’Iran, possibilmente la parte sud dell’Afghanistan, così d’arrivare alla frattura politica di ambedue paesi.[15]

Gli iraniani, invece, sostengono che gli Stati Uniti compiono atti di guerra sul territorio del Belucistan: “Teheran, 29 ottobre (Xinhua)-Ali Larijani, portavoce del parlamento iraniano ha detto… che vi sono indizi concreti che mostrano il coinvolgimento degli Stati Uniti negli ultime esplosioni mortali nella provincia iraniana del Sistan-Belucistan, secondo l’agenzia ufficiale IRNA… L’attacco suicida effettuato dal gruppo sunnita ribelle Jundallah (Soldati di Dio) si è verificato il 18 ottobre nella provincia del Sistan-Belucistan, vicino al confine con il Pakistan, dove i funzionari locali si stavano preparando a una cerimonia d’incontro tra i leader tribali e i comandanti della Guardia rivoluzionaria iraniana (IRG).[16]

L’obiettivo di Washington: il taglio del corridoio energetico pakistano tra l’Iran e la Cina

Perché gli Stati Uniti sono così ossessionati dalla disintegrazione del Pakistan? Uno dei motivi è che questo paese è sempre stato un partner strategico ed economico della Cina, un paese al quale gli Stati Uniti e la Gran Bretagna fanno opposizione e desiderano escludere dalla scena internazionale. In particolare, il Pakistan potrebbe costituire un corridoio energetico che collegherebbe i campi di petrolio in Iran e Iraq e forse anche il mercato cinese attraverso un gasdotto che dovrebbe attraversare l’Himalaya nel Kashmir. Questa questione è chiamata “Dottostan” (Pipelinestan, in inglese). Ciò offrirebbe alla Cina una garanzia di approvvigionamento petrolifero su terreni che non sono soggetti alla superiorità navale anglo-americana, riducendo al tempo stesso di 12,000 miglia il viaggio delle petroliere intorno al bordo meridionale dell’Asia. Secondo recenti notizie di stampa: “Pechino esercita pressione su Teheran nel coinvolgere la Cina nel progetto del gasdotto e Islamabad ha accettato di firmare un accordo bilaterale con l’Iran, accogliendo con favore la partecipazione della Cina.”

Secondo le stime, il gasdotto dovrebbe beneficiare il Pakistan, con un totale compreso tra i 200 e i 500 milioni di dollari l’anno soltanto come pagamenti per il transito. Cina e Pakistan stanno già lavorando su un progetto di un gasdotto attraverso l’Himalaya, che porterebbe il petrolio dal Medio Oriente alla Cina occidentale. Il Pakistan offrirebbe alla Cina la rotta più breve possibile… il gasdotto che si estenderebbe dal porto meridionale di Gwandar in Pakistan, lungo la via del Karakoram sarebbe parzialmente finanziato da Pechino. I cinesi hanno costruito anche una raffineria a Gwadar. Le esportazioni attraverso l’oleodotto dovrebbero ridurre le importazioni di Pechino attraverso l’ insicuro Stretto di Malacca, che è attualmente utilizzato da questo paese per l’80 per cento delle sue importazioni di petrolio. Islamabad prevede inoltre di costruire una ferrovia che colleghi la Cina con Gwadar. Il porto è anche visto come la fase finale del progetto multimiliardario di gasdotti che partono dai campi del sud dell’ Iran e del Qatar, e dai campi del Daulatabad in Turkmenistan per esportare le risorse naturali ai mercati mondiali.[17] Questo sarebbe un tranquillo, pacifico e naturale accordo di cooperazione economica, che però britannici ed statunitensi vogliono fermare a tutti costi.

La fornitura di petrolio e gas naturale attraverso il gasdotto verso la Cina, fornirebbe energia al paese e costituirebbe anche tramite il trasporto di tali risorse, il sorgere di un’influenza economica della Cina in Medio Oriente, che indebolirebbe il dominio britannico e statunitense nel mondo, cosa che Londra e Washington non sono disposte a perdere nei loro piani di controllo globale.

La propaganda interna degli Stati Uniti presenta già il Pakistan come la nuova sede del terrorismo. Le quattro persone pateticamente arrestate e già in procinto di giudizio per il loro coinvolgimento nel presunto tentativo di bombardare una sinagoga a Riverdale, nel Bronx, New York, sono state già associate al misterioso e sospetto Jaish-e-Mohammad, presunto gruppo terroristico pakistano. Stessa cosa per i cinque musulmani del Nord Virginia, che sono stati recentemente arrestati nei pressi di Lahore in Pakistan.

India e Iran

Per quanto riguarda i paesi vicini, l’India, sotto la guida dello sfortunato Manmohan Singh, sembra voler dare un taglio netto nei confronti di Pakistan e Cina, a favore di Stati Uniti e Gran Bretagna. Questa è la ricetta per una tragedia colossale. L’India dovrebbe piuttosto raggiungere la pace permanente con il Pakistan, tramite la ripartizione della Valle del Cashmire, dove il 95 per cento della popolazione è musulmana e vorrebbe l’annessione al Pakistan. Se non si trova una soluzione a questo problema, non ci sarà più pace nel subcontinente.

Per quanto riguarda l’Iran, George Friedman, capo della sezione Stratfor della comunità d’intelligence, ha recentemente dichiarato a Russia Today [televisione russa, che trasmette in inglese] che la grande novità del prossimo decennio sarà l’alleanza degli Stati Uniti con l’Iran, uniti contro la Russia. In questo scenario, l’Iran avrebbe tagliato le forniture di petrolio alla Cina. E’ questa l’essenza della strategia di Brzezinski. E’ un obiettivo primario che il movimento contro la guerra negli Stati Uniti si riorganizzi e mobiliti contro il cinismo e l’ipocrisia della guerra e contro la politica di escalation per Obama, che ha già superato il numero di crimini di guerra di Bush e Cheney. In questa nuova fase del “Grande Gioco”, i rischi sono incalcolabili.

Webster G. Tarpley
Scrittore, giornalista, conferenziere e critico nordamericano sulle politiche interne ed estere degli Stati Uniti. I suoi ultimi libri sono: Obama, The Postmodern Coup, The Making of a Manchurian Candidate,
Barack Obama: The Unauthorized Biography, e 9/11 Synthetic Terror. E’ membro della Conferenza Aix for Pace.

Fonte: www.voltairenet.org
Link: http://www.voltairenet.org/article163397.html
26.12.2009

Traduzione per www,comedonchisciotte.org a cura di MARISA CRUZCA

NOTE

[1] “Discorso di Barak Obama, presso l’Accademia Militare di West Point” di Barack Obama, Reseau Voltaire, 1 Dicembre 2009.
[2] “Il Pakistan e il mito della ‘bomba islamica’” di Nicolas Tenez, Red Voltaire, 5 Agosto 2005.
[3] “Abu Musab al-Zarqawi, il supereroe del Male” di Vladimir Alexe, Red Reseau Voltaire, 5 agosto 2005.
[4] “Al Qaeda in Iraq: A chi credere? A George Bush o a i suoi generali?” Thierry Meyssan, Red Voltaire, 10 agosto 2009.
[5] “Low Intensity Operations: Sovversione, insurrezione e mantenimento della pace”, di Frank Kitson, Stackpole Books prima edizione (1971)
[6] “Terroristi Jundallah addestrati in Pakistan”, Reseau Voltaire, 20 ottobre 2009.
[8] “Obama dichiara guerra al Pakistan?”, Con Ibrahim Sajid Malick, Pakistan per pakistani blog, 2 dicembre 2009
[9] ”CIA vuole espandere l’uso di droni in Pakistan”, di Scott Shane, New York Times, 3 dicembre 2009. Vedi anche “Tra le righe, l’espansione in Pakistan”, di David E. Sanger e Eric Schimitt, New York Times, 1° dicembre 2009.
[10] Cfr. il nostro Xe (Blackwater).
[11] “The Secret U.S. war in Pakistan”, di Jeremy Scahill, The Nation, 23 novembre 2009.
[12] “Talebani in Pakistan colpa degli Stati Uniti Blackwater per l’esplosione mortale”, Xinhua Newa Agency, 29 ottobre 2009.
[13] Ibidem.
[14] Citato in Pakistan dall’ex Alto Commissario per il Regno Unito, Wajid Shamsul Hasan, Times of India, 13 febbraio 2005.
[15] “La destabilizzazione del Pakistan”, di Michel Chossudovsky, Global Research, 30 dicembre 2007.
[16] “L’Iran ha detto di avere prove del coinvolgimento degli Stati Uniti negli attentati suicidi”, Xinhua, 29 ottobre 2009.
[17] “Pakistan, l’Iran affronta i segni dei gasdotti” di Syed Fazl-e-Haider, Asia Times, 27 maggio 2009.

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