L’ipocrisia di Confindustria: “Serve un tetto al prezzo del gas. Se l’Ue non vuole, dobbiamo farlo da soli”

Le parole di Carlo Bonomi (presidente di Confindustria) sulla necessità di un tetto al prezzo del gas, sconfessano 30 anni di teorie economiche sbagliate che Confindustria ha sostenuto insieme ai governi del nostro paese. Una ipocrisia che ha il costo di una generazione perduta che ancora sta pagando.

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Di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani) per ComeDonChisciotte.org

Improvvisamente Confindustria, per voce del suo Presidente Carlo Bonomi, si accorge che occorre l’intervento dello Stato per salvare la nostra industria dal completo fallimento in conseguenza del caro-prezzi dell’energia.

Ma non erano quelli da sempre sostenitori del liberismo sfrenato? Del famoso motto: “il privato è meglio” e del  principio: “il mercato si autoregola” (laissez faire). Addirittura sono arrivati a sostenere assurdità come: il mercato crea da sé un suo equilibrio economico e sociale. La giustizia sociale, nell’economia liberista, è regolata dal profitto; precisamente dall’iniziativa economica privata, l’unica ammissibile e legittima nelle dinamiche economiche.

Insomma, siamo in presenza della classica storia di quello che è il principio tribale della convenienza: il liberismo è bello solo quando lo eserciti e mai quando lo subisci.

Il liberismo piace a Confindustria solo quando serve a premere su chi ha una salario, non è vero Bonomi? Però quando ti aumenta il costo medio unitario e ti tira giù i profitti, allora ti metti ad invocare il prezzo calmierato ovvero il prodromo dello statalismo centralizzato, delle corporazioni, della programmazione, quindi l’esatto opposto del liberismo di cui la “tua” Confindustria si è fatta per un trentennio cassa di risonanza.

Bonomi, con estrema ipocrisia, non solo si spinge a rinnegare trenta anni di “dogmi” che hanno fatto la storia dell’organizzazione da lui attualmente presieduta, ma addirittura indica al nostro governo di staccarsi dall’Europa, qualora gli altri paesi membri non intendano seguire la strada del “tetto” al prezzo del gas:

“Se l’Ue non vuole, dobbiamo farlo da soli”[1]

 

Quindi, apprendiamo con piacere, che se conviene ai poteri di Confindustria, l’Italia può anche fare a meno di questo tipo di Europa, ritenuta indispensabile ed indissolubile per anni, quando invece è stata, ed è, un flagello per le piccole-medie imprese e le famiglie.

“Una scelta per difendere le aziende italiane che è fattibilissima”, grida con forza Bonomi, indicandone il percorso: “L’Arera, l’autorità dell’energia, convoca le imprese importatrici di gas e chiede trasparenza sui loro contratti. Può farlo. Dobbiamo sapere quanto pagano il gas e conoscere la durata dei contratti. Non credo che gli importatori comprino tutto il gas ai prezzi di mercato, impazziti, di queste settimane. A quel punto capiremo come applicare un price-cap e quali sono i profitti sull’elettricità. Quest’ultima viene rivenduta a tariffe che riflettono l’altissimo prezzo di mercato attuale del gas: vedremo se c’è chi specula” – “Noi vogliamo intervenire a monte, sul prezzo del gas all’import. Ma c’è chi si avvantaggia oltremodo dei rincari”. 

Le parole di Bonomi, non solo confermano come la speculazione messa in atto dalle imprese energetiche, sia la principale causa del fenomeno caro-prezzi, ma con la frase: “noi vogliamo intervenire a monte” – certifica che il governo ha tutti i mezzi e le autorità per porne fine.

Quindi niente “è stato Putin” – in un messaggio diretto al governo Draghi ed ai suoi sostenitori (Enrico Letta in primis, stante le sue dichiarazioni di pochi giorni fa), direttamente dalle colonne del Corriere, il presidente di Confindustria sottolinea con forza, che la difesa dell’industria è un fattore di sicurezza nazionale, perché crea reddito e lavoro.

Come potete ben vedere, se allo stallo della BCE e alle mani legate da parte dei governi, aggiungiamo il grido di allarme di Confindustria, che addirittura spinge il governo ad una politica nazionale sull’energia, in antitesi con quella europea…. beh, tutto questo dovrebbe veramente far pensare che la situazione ha raggiunto il punto di non ritorno.

La BCE non può fare niente per controllare e gestire il fenomeno inflattivo senza l’intervento della politica fiscale dei governi e si limita a dare un calcio al barattolo, per spostare sempre più avanti la richiesta (da parte del main-stream), di un aumento dei tassi. Fermo restando che a Francoforte, non sono affatto stupidi, sanno perfettamente che una ripartenza della curva dei tassi, non solo aggraverebbe il fenomeno inflattivo, ma porterebbe direttamente alla disgregazione del sistema euro e della sua moneta unica.

La moneta euro è di fatto un morto che cammina ed i nostri governanti sono seduti immobili sul fiume in attesa di vederne passare il cadavere insieme alle macerie della distruzione che si porterà dietro. E’ solo questione di tempo ed in che modo – che sia per il prospettato shock inflattivo del settore alimentare oppure per un escalation del conflitto in corso, questo non possiamo saperlo – ma, a meno di un impensabile e drastico cambio di rotta, Draghi ed i sostenitori del suo governo, ci stanno portando volutamente e coscientemente, dentro il tunnel della stagflazione.

Di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani) per ComeDonChisciotte.org

NOTE

[1] Carlo Bonomi: “Serve un tetto al prezzo del gas. Se l’Ue non vuole, dobbiamo farlo da soli” – HuffPost Italia (huffingtonpost.it)

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