Il Governo nasconde l’austerità

Il Governo nasconde l’austerità

Di ConiareRivolta.org

Il Governo è in difficoltà, è debole. Questo è il precipitato politico di un ragionamento che prende le mosse dalla scelta del Governo di approvare un Documento di economia e finanza (DEF) privo delle principali informazioni sulle tendenze della finanza pubblica e dei conseguenti effetti macroeconomici.

Il DEF è il principale strumento di programmazione economica del Governo, serve a definire il quadro della finanza pubblica per l’anno in corso e per il successivo triennio. In pratica, con il DEF il Governo è chiamato a mettere nero su bianco da un lato quanto spenderà per servizi pubblici, pensioni, sanità, infrastrutture, spesa sociale, scuola, università, ricerca, cultura, e dall’altro come finanzierà quella spesa, cioè a dire quale parte di quella spesa sarà coperta dalle tasse (e dunque dalle risorse tratte dalle tasche dei cittadini) e quale parte, invece, sarà coperta attraverso il debito pubblico, prendendo a prestito risorse.

Nel DEF approvato il 9 aprile dal Consiglio dei Ministri, tutte queste informazioni sono state omesse: il Governo ha deciso di affiancare al quadro tendenziale, che rappresenta le stime circa l’andamento macroeconomico del Paese a parità di condizioni (quindi senza un intervento correttivo del Governo), non un quadro programmatico attuale (che tenga conto quindi dei nuovi interventi di politica economica che il Governo stesso decide di porre in essere), bensì il quadro programmatico definito lo scorso settembre (sette mesi fa!) in occasione dell’aggiornamento del DEF del 2023, dunque una previsione datata, risalente ad un contesto economico e di finanza pubblica ormai superato.

È la prima volta nella storia che un Governo rinuncia a definire il piano programmatico della finanza pubblica per gli anni della sua legislatura.

Perché lo ha fatto?

La ragione ufficiale, una scusa di carattere tecnico-regolamentare, è tanto semplice da risultare banale. Lo avrebbe fatto, secondo il Ministro dell’economia Giorgetti, perché quest’anno entra in vigore il nuovo Patto di stabilità e crescita, il quale impone ai Paesi membri dell’Unione europea di definire a settembre, con un Piano strutturale nazionale di bilancio a medio termine (questo il nome del nuovo documento programmatico previsto dall’Europa), il percorso di rientro dal debito pubblico accumulato in passato sulla base di indicazioni che la Commissione europea pubblicherà solo in estate: per questa ragione, ci dicono, il Governo sarebbe costretto ad attendere settembre per chiarire il percorso della finanza pubblica in coerenza con le nuove regole europee.

Tuttavia, l’argomento non convince neanche un po’. Infatti, il nuovo Patto di stabilità e crescita entrerà effettivamente in vigore dopo l’estate. Solo a partire dal prossimo anno, dunque, questo Piano sostituirà a tutti gli effetti il DEF.

Peraltro, qualsiasi previsione elaborata nell’attuale DEF potrebbe essere utilmente integrata e aggiornata a settembre in coincidenza con la Nota di aggiornamento del DEF (NADEF), dunque vi è perfetta continuità tra la vecchia e la nuova programmazione: il Governo avrebbe potuto, in piena tranquillità, svelare le sue previsioni attuali e poi, a settembre, allinearle alle indicazioni della Commissione europea.

In pratica, ad oggi il DEF resta il principale tassello che il Governo deve definire per tracciare il quadro di finanza pubblica, cioè la sua politica economica.

Con la decisione di svuotare il DEF 2024 dei suoi contenuti principali, il Governo ha deliberatamente deciso di nascondere le sue scelte fondamentali di politica economica dei prossimi mesi e anni.

Per chiarire quali siano le reali ragioni che hanno spinto il Governo Meloni ad una scelta tanto singolare occorre mettere in fila almeno tre circostanze.

La prima la abbiamo già citata, ma solo come circostanza formale, mentre assume a nostro avviso tutti i connotati di un fattore sostanzialmente determinante: quest’anno tornano a funzionare – dopo l’eccezione dell’emergenza pandemica e degli anni di ripresa da quella crisi – le regole di bilancio dell’Unione europea, e tornano sotto una nuova veste, quella del nuovo Patto di stabilità e crescita, che impone a tutti i Paesi membri caratterizzati da elevato debito pubblico, in primis l’Italia, un rigido percorso di tagli alla spesa pubblica. È il ritorno della logica dell’austerità, che con i vincoli al debito pubblico impone la scarsità delle risorse finanziarie a tutti i Paesi dell’Unione europea per indebolirne lo stato sociale ed esporre la classe lavoratrice europea al ricatto del capitale: disoccupazione di massa, precarietà e povertà come pilastri necessari di una società tutta schiacciata sulla continua ricerca del profitto da parte di una minoranza di privilegiati.

Con il ritorno dei vincoli europei nella loro veste rinnovata, l’Italia sarà costretta nei prossimi anni a continuare e addirittura aumentare enormi tagli di spesa pubblica ogni anno ogni (fra i 12 e i 23 miliardi all’anno secondo alcuni), senza alcuna possibilità di varare misure di stimolo alla produzione e all’occupazione.

Questo è il primo fattore da prendere in considerazione, l’orizzonte di politica economica in cui si muove ogni Governo che scelga il campo della piena compatibilità con l’Unione europea, e sappiamo bene che il Governo Meloni ha sposato fin dall’inizio la linea della continuità con il Governo Draghi. Certo, lo ha fatto in una stagione, quella della sospensione delle regole di bilancio europee, in cui tutto era più facile, ma da quest’anno si torna sui binari dall’austerità e dunque alla necessità, per i Governi, di varare misure draconiane e impopolari per assicurare la prescritta riduzione del debito pubblico.

A questo fattore si deve aggiungere un altro elemento, non a caso ampiamente enfatizzato dal Ministro Giorgetti proprio in relazione alle più recenti tendenze di finanza pubblica, ovvero gli effetti fiscali del cosiddetto superbonus. Quella misura, che consentiva di ristrutturare casa senza spendere un euro, ma addirittura guadagnando un premio (il 10% del costo dell’intervento veniva aggiunto ai rimborsi, attirando così l’interesse delle banche nell’operazione), e che in misura preponderante ha favorito le classi agiate (ne hanno usufruito 73 mila condomini, 351 mila tra villette, edifici e unità abitative unifamiliari indipendenti e addirittura 6 castelli!) e le imprese del settore costruzioni, ha avuto un costo per le casse dello Stato che è stato sistematicamente sottostimato negli anni, sfuggendo al controllo dei Governi che si sono succeduti e oscillando secondo le stime (tra ecobonus e bonus facciate) fra i 150 e i 200 miliardi di euro dal 2020, quando la misura è stata introdotto in piena pandemia, ad oggi.

Il peso finanziario del superbonus, lievitato di anno in anno, si è allargato a macchia d’olio nel bilancio dello Stato, come dimostrano i dati relativi all’anno appena trascorso quando, a fronte di un deficit (la differenza tra le spese e le entrate dello Stato) stimato del 5,3% del PIL, l’inatteso costo del superbonus ha costretto il Governo a rivedere il dato del deficit a fine anno al 7,2%.

Il problema politico posto da questo fenomeno dovrebbe essere dunque evidente: il Governo si trova tra l’incudine della nuova disciplina di bilancio europea, che lascia margini minimi alle manovre fiscali degli Stati, ed il martello di una misura varata dal Governo Conte II, nel lontano 2020, che sta ancora dispiegando i suoi effetti sul bilancio dello Stato, erodendo qualsiasi margine di manovra.

La vicenda del superbonus è comunque utile per mettere in evidenza due ulteriori follie del sistema di regole di governance economica che ci siamo auto inflitti: in primo luogo, qualsiasi politica di spesa pubblica (a prescindere della sua “qualità”) si scontra prima o poi con il paradigma dell’austerità… ed è quest’ultima a vincere. In secondo luogo e di conseguenza, le scelte politiche passate condizionano la politica economica di qualsiasi governo in carica (che quindi ha gioco facile a dire che non può attuare le politiche promesse).

Tornando alla questione principale, se il Governo avesse inserito nel DEF 2024 le rilevanti informazioni circa la spesa pubblica, il deficit e il debito pubblico, avrebbe dovuto mettere nero su bianco che i conti non tornano, e dunque confessare la necessità di una manovra correttiva da attuare entro l’autunno per arginare l’emorragia del bilancio statale attraverso tagli allo stato sociale e alle pensioni ed aumenti delle tasse.

Attenzione però: l’opposizione parlamentare (ma anche buona parte della stampa) limita le sue critiche solo a questo aspetto, cioè al fatto che il Governo attraverso questo giochino nasconde “il reale stato dei conti”, condividendo però nella sostanza (come fosse un dato di natura) che da questo debba discendere un intervento lacrime e sangue. Insomma, nella sostanza, Governo e opposizione sembrano condividere che a questo punto ci sia una sola strada da seguire: austerità, austerità, austerità. Non si tratta a ben vedere solo di ipocrisia, ma viene a galla un punto politico fondamentale: il problema non è tanto (o meglio, non è solo) denunciare le conseguenze, ma svelare le cause profonde di tali misure, e quindi metterne in luce la componente politica, che non ha nulla di automatico né di “tecnico”.

Una storia che abbiamo visto tante volte, e che dunque non ci stupirebbe, ma che non poteva essere raccontata oggi, nel DEF. Perché, e veniamo alla terza ed ultima circostanza che vogliamo sottolineare, siamo prossimi ad un’importante scadenza elettorale, le elezioni europee di giugno, ed il Governo non ha alcuna intenzione di svelare quali siano le inevitabili conseguenze della sua adesione cieca alla governance europea per cittadini e lavoratori.

Tacendo sulle cifre più importanti del DEF, il Governo prova goffamente ad occultare la responsabilità politica delle sue scelte, nasconde agli occhi dei suoi elettori la prossima manovra lacrime e sangue, che è già scritta nei numeri del bilancio dello Stato e discende direttamente dalla volontà di assecondare l’austerità europea.

Ed è a partire da qui (e quindi dal rifiuto del paradigma economico europeo, vecchio e presunto nuovo) che deve partire la nostra azione. Un Governo che nasconde la mano con cui taglia sanità, spesa sociale, pensioni, infrastrutture, scuola, ricerca, cultura, è un Governo debole, questo è il dato politico da tenere a mente quando nei movimenti sociali e politici ci si attiverà per organizzare la resistenza alla prossima stagione di macelleria sociale che si profila all’orizzonte, ormai nitidamente.

Di ConiareRivolta.org

ConiareRivolta.org è un collettivo di economisti indipendenti.

11.04.2024

Titolo originale: Approvato il DEF: il Governo nasconde l’austerità

Fonte: https://coniarerivolta.org/2024/04/11/approvato-il-def-il-governo-nasconde-lausterita/

Commenti (10)

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    1. ric 21 aprile 2024

      non esiste un popolo italiano .

    1. ws 18 aprile 2024

      Perché lo ha fatto?

      Per tenere aperto il bilancio alle future " spese di guerra".

      In altre parole al governo sanno che dovranno spendere miliardi in armi e "sostegno" , ma si rifiutano di metterlo a bilancio fino a che bruxelles non rimuoverà " causa guerra " il solito "vincolo di bilancio" come fece nel 2021 per " la pandeminchia", "capestro " poi ristabilito nel 2023.

    2. oriundo2006 18 aprile 2024

      Vero...volevo dirlo io ma mi hai anticipato brillantemente !
      In realtà sperano dalle spese militari una espansione 'keynesiana' dell'economia, resa asfittica da anni di austerità 'pilotata' per mantenere in vita l'Est Eu ed i bilanci falsi delle banche tedesche, piene di spazzatura: ma non ne sanno nulla di economia questi cialtroni e sopratutto pensano di essere ancora a sessant'anni fa quanto ad organizzazione del lavoro ( lasciamo perdere la strsategia militare fallimentare ). L' effetto espansivo, se ci sarà, si scontrerà con una base produttiva fortemente ridimensionata da anni, l'assenza di R&S e con la AI che farà il resto. Ma non solo.
      Leggo adesso su Blondet ( https://www.maurizioblondet.it/draghi-also-sprach-faccia-di-merda/, titolo veramente hard per un commentatore cattolicissimo ):
      ''..L’Europa è sempre stata promossa ai cittadini dell’UE come un modo per proteggerli e come un modo per competere su larga scala contro altri giganti là fuori come gli Stati Uniti o la Cina.
      Si è invece trasformato in una macchina di concorrenza interna in cui i paesi dell’UE si indeboliscono a vicenda, senza strategie di competitività industriale e globale pan-UE coerenti..''.
      Certo: la strategia era affidata alla politica economica guidata da un Draghi & Co, come dire strategia finanziaria 'limata' 'destruens' e neppure uno straccio 'construens': tutto deciso nelle riunioni 'a latere' col cappuccio in testa.
      Assenza di strategie politiche vere di sviluppo, condivise e non solo annunciate mediaticamente oppure ordite in silenzio, assenza di una pianificazione reale dell'economia nei suoi fondamentali ( orrore per il liberismo parassitario e cannibale delle grandi centrali di investimento, quelle che vogliono loro fare politica economica ) e pure assenza di serietà nei bilanci contabili delle banche: qui Zibordi ( https://www.maurizioblondet.it/le-leggi-sulla-proprietta-sono-state-cambiate/ ) lo indica chiaramente.
      Un sistema tenuto insieme dalle chiacchiere e dalle toppe di bilancio: pubblico e privato, dx come di sx allo sbando totale.
      Se sperano di rimediare ai loro errori con la guerra aperta, come stanno dichiarando di continuo, finiranno assai male: non risolveranno i problemi e saranno travolti dalle stesse forze che hanno suscitato.
      Il Golem, quando si sveglia alla verità si autodistrugge.

    1. Jimbo 18 aprile 2024

      Ma certo che aspettano le elezioni con le quali verranno "premiati" dagli italiani che gli daranno il mandato per un pò di macelleria sociale, spingere l'industria bellica (per armare i vari terrorismi in giro, genocidi e guerre) e il green deal (per colpire la classe media), provare a costruire gli Stati Uniti di Europa (il fratello sgarruppato degli USA), metter su un esercito decoroso da dispiegarsi in Africa o dove promuovere conflitti).
      E gli italiani daranno loro il mandato.
      Il problema è sempre solo uno: gli italiani.
      Non i politici, i venduti, i traditori della Patria.
      Gli italiani.

    2. Giudice Holden 18 aprile 2024

      Sono abbastanza d'accordo... il problema vero sono gli italiani. Non tutti ovviamente ma una buona maggioranza che poi determina l'andazzo del paese. Parafrasando don Mariano, i popoli si dividono in cinque categorie: gli uomini, i mezz'uomini, gli ominicchi, i pigliainculo ed i quaquaraquà. Noi raggruppiamo le due ultime categorie.

    3. Jimbo 18 aprile 2024

      Certo, non tutti, ogni tanto occorre generalizzare.
      Però il vero problema è lì.
      Per una questione numerica.
      Se il popolo è d'accordo con tutto l'impianto economico-civile-industriale-militare ecc. fosse composto da 3-4 milioni è un conto.
      Se è invece sono 40 milioni è tutta un'altra cosa.

    1. Jimbo 18 aprile 2024

      I lavoratori, i disoccupati, i giovani e i pensionati voteranno in massa, quindi al 98% i partiti che sono poi tutti "di governo".
      Gli italiani in fondo sperano in gente come Draghi, sono per la NATO e l'UE.

    2. Jimbo 18 aprile 2024

      Vincenzo, voterá suppergiù il 50% (spero non di +).
      Se escludiamo le particelle (DSP e Santoro) sono tutti per la democrazia con le bombe, chiudere strutture pubbliche per vendere armi, colpire l'economia italiana per l'industria bellica, difendere Israhell sciogliendo bambini.
      Come fanno a non essere milioni?
      *Torno a dire: chi ci governa ha il mandato.
      Non c'è nessun golpe, semplicemente alla maggioranza degli italiani va bene così.

    1. Phantom 18 aprile 2024

      Inutile lamentarsi sempre,l'italiano è campione del mondo in questa specialità,salvo poi mettere mano al portafoglio.Basterebbe non pagare più nessuna bolletta,nessuna multa,nessuna tassa,togliere i risparmi dalle banche,allora si può sperare in un cambiamento,altrimenti sono solo belle parole al vento.Uniti si vince,altrimenti si è destinati a perdere.Ma tanto sappiamo come andrà a finire.Il banco vince sempre.

    1. maghi 18 aprile 2024

      Sempre la stessa storia: Tremonti con la sua finanza creativa (un genio dell'economia o un furbacchione?) riuscì a tenere in scacco Bruxelles per più di un anno, poi tutti sappiamo come finì. Ora la destra cerca di tenere in piedi il carrozzone in qualche modo. Fintanto che Meloni e soci non proveranno a mettersi di traverso, come fece il compianto Berlusca, il suo governo andrà avanti, poi ci metteranno nelle mani della sinistra o di un governo tecnico, se i sinistri non scapperanno a gambe levate come fece Prodi nel 2007 o Salvini nel 2019. Il peso politico di scelte impopolari è bene farlo portare a qualcun'altro, anche se nel 2011 toccò ad un Monti, che provò a mettere su un partitucolo, subito bocciato, e nel 2019 è toccato al Conte, il cui 5stalle resiste solo nel profondo sud, dove si aspettano di avere benefit pubblici in eterno.

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