LETTERA DAL FONDO DELLO SFACELO

LETTERA DAL FONDO DELLO SFACELO

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

DI MARINO BADIALE E MASSIMO BONTEMPELLI

L’Italia, dopo tre decenni di decadimento civile e morale, è giunta ormai al suo sfacelo come nazione e come società. Il lavoro non vi ha più diritti, dignità, ascolto. Ogni legalità è travolta dal potere delle mafie, dalla regolazione dei rapporti economici e professionali attraverso la corruzione, grande o piccola, e da costi e tempi, per molti insostenibili, del ricorso al sistema giudiziario. L’avvelenamento dei suoli, dei corsi d’acqua e delle catene alimentari è oltre il livello di guardia. Istituzioni come la scuola e l’università, fondamentali per il paese, sono ormai distrutte, nella sostanziale indifferenza dell’opinione pubblica. Le città sono soffocate da una circolazione automobilistica insensata, che sequestra le strade e avvelena l’aria. Mancano servizi che rispondano a esigenze reali, talvolta drammatiche. I rapporti tra le persone sono imbarbariti. E su tutto questo si è abbattuta la crisi economica mondiale che sta mettendo in questione, per larghi settori dei ceti subalterni, anche livelli minimi di benessere.Di questo sfacelo, effetto di un meccanismo economico esclusivamente volto al massimo profitto di breve periodo, è responsabile in prima battuta l’attuale casta politica, che è la facilitatrice di quel meccanismo, e che dimostra, nella sua interezza, di disinteressarsi sia dello stato drammatico del paese sia della crisi economica, e di essere unicamente interessata ai propri interni e interminabili giochi e controgiochi di potere. Ma corresponsabile dello sfacelo è anche chi vota per uno qualsiasi dei raggruppamenti interni a tale casta, e quindi anche chi alle prossime elezioni regionali darà il suo voto ad una delle sue liste. Basta infatti un po’ di onestà intellettuale per prendere atto dell’evidenza, e cioè che, se la casta berlusconiana è l’espressione di quanto di peggio c’è in Italia, il restante arco politico, dal centro alla cosiddetta sinistra radicale, contribuisce a generare quel peggio. Il ceto politico di centro, centro-sinistra e sinistra non si preoccupa infatti minimamente di fare qualcosa contro lo sfacelo del paese, non dà mai ascolto al mondo esterno alla casta politica, fa prendere le decisioni riguardanti la vita collettiva a burocrati di partito emersi da squallidi giochi di potere, agisce soltanto sulla base di opportunistiche motivazioni di breve periodo. I politicanti di centro, centro-sinistra e sinistra, insomma, non risolvono nessun problema, per cui la loro opposizione a Berlusconi si riduce ad una pantomima nella quale conta l’apparenza e non la realtà, mentre i meriti vengono mortificati e le speranze spente. Tutto ciò contribuisce a creare individui intellettualmente e moralmente degradati, interessati al mondo fittizio delle immagini anziché ai problemi reali del paese, e dunque predisposti ad apprezzare e seguire qualsiasi irresponsabile cialtrone abile nel vendere illusioni.


Abbiamo dimostrato nei nostri scritti la necessità storica della comparsa di questa casta politica priva di progetti e del tutto autoreferenziale. Tale necessità è insita nella configurazione dei rapporti tra poteri economici, funzioni statali e attività politiche derivate da ben individuabili trasformazioni del capitalismo e scelte della sinistra tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Novanta del secolo scorso. I ceti politici attuali e i loro difetti sono quindi espressione di fondamentali dinamiche storiche, e la loro incapacità di risolvere i problemi reali e di esprimere dirigenti che non siano assolute mediocrità non rappresenta quindi un errore politico o di selezione dei gruppi dirigenti, ma esprime la loro essenza, il loro codice genetico. Pensare di liberarsi del settore peggiore della casta votando quello meno peggiore (o che in un certo momento appare tale, magari solo perché è all’opposizione), è quindi, nella migliore delle ipotesi, un’autoillusione politicamente poco intelligente, e deplorevole per i danni che contribuisce ad arrecare all’Italia. La scelta del male minore, infatti, risulta, in questa fase storica e rispetto a questa casta politica, la via che alimenta e rende vincente il male maggiore, perché non corregge minimamente la tendenza storica al continuo peggioramento della realtà sociale, tendenza a cui l’intera casta politica è omogenea. La storia recentissima lo rivela nella maniera più evidente a chi abbia l’onestà di ricordarla per quello che è stata. Berlusconi, vinte le elezioni nel 2001, ha governato nella maniera più rovinosa per il paese fino al 2006, ma cominciando a perdere vistosamente consensi a partire dal 2004. E’ sembrato quindi relativamente facile e molto ragionevole, all’opinione pubblica antiberlusconiana, cacciarlo definitivamente votando per la coalizione di centro-sinistra guidata da Prodi. E infatti quest’ultimo vince le elezioni del 2006, sia pure di strettissima misura (vi è infatti una sorprendente rimonta del centro-destra per l’effetto congiunto della potenza illusionistica ed alienante delle televisioni berlusconiane e dell’insipiente povertà del messaggio prodiano), ma guadagnando comunque il premio di maggioranza previsto dalla legge elettorale.


Facciamo ora un esperimento mentale. L’immagine che il medio elettore di sinistra ha di Prodi è probabilmente quella di un ex-democristiano sostanzialmente onesto. Proviamo però a pensare che tale elettore abbia avuto il coraggio morale di informarsi un po’ meglio su chi sia Prodi, e sia venuto quindi a conoscenza della tante tracce che fanno sospettare un Prodi meno onesto di quel che si vuol far sembrare, e del fatto accertato che si tratta di un uomo della Godman Sachs, la potentissima banca speculatrice , dalla quale è stato per anni lautamente stipendiato, con conseguenti conflitti di interessi messi in luce, per esempio, dalla stampa britannica. Immaginiamo inoltre che il medio elettore di sinistra si sia reso conto che un uomo così organicamente legato alla grande finanza speculatrice internazionale non potrà mai, per la contraddizion che nol consente, governare a vantaggio del lavoro, della legalità, dell’indipendenza nazionale, dell’ambiente. Immaginiamo infine che, avendo in tal modo capito che un governo Prodi sarebbe stato un “male minore” troppo malefico, non lo abbia votato alle elezioni del 2006. Avrebbe allora vinto il “male maggiore”, Berlusconi, ma un Berlusconi con un consenso popolare decrescente, che avrebbe incontrato nella società opposizioni sempre più consistenti, da cui avrebbe potuto prendere avvio una ricostituzione del tessuto civile e morale del paese, unico presupposto per superare con il tempo il berlusconismo (la sconfitta del berlusconismo nel breve periodo è comunque illusoria, perché si tratta del precipitato di un decadimento della fibra morale del paese che sopravviverà alla stessa ingombrante presenza dell’uomo).


Torniamo ora dall’immaginazione alla storia reale. Nelle elezioni del 2006 Prodi ha sconfitto Berlusconi. Il suo governo non ha fatto nulla per restituire dignità e diritti al lavoro: l’immensa ricchezza concentrata nei grandi patrimoni non è stata minimamente toccata, di conseguenza nulla è stato restituito ai lavoratori, né sotto forma di servizi sociali, né sotto forma di un diminuito prelievo fiscale, mentre il promesso cuneo fiscale è stato fatto a profitto delle imprese, senza nessun beneficio per i lavoratori, vittime nello stesso tempo dei tagli di bilancio in funzione del risanamento finanziario. Il governo Prodi non ha fatto nulla per ristabilire in Italia un minimo principio di legalità, e basti menzionare a questo proposito, per evitare un discorso di dettaglio che sarebbe lunghissimo, Mastella nominato ministro della Giustizia, De Gennaro commissario straordinario per la Campania, Pollari consulente governativo, Pomicino nella commissione antimafia, e l’indulto esteso ai reati di corruzione. Il governo Prodi non ha fatto nulla per invertire la tendenza al progressivo degrado ambientale. Quanto poi all’indipendenza nazionale, il servilismo verso gli Stati Uniti è stato totale, con il rifinanziamento della missione di guerra in Afghanistan, l’acquisto di sistemi d’arma offensivi, l’autorizzazione all’ampliamento della base di Vicenza, ed il moralmente vergognoso segreto di Stato opposto da Prodi, a conferma di quanto già fatto da Berlusconi, all’indagine sul rapimento in Italia di Abu Omar, spedito dagli americani verso le torture egiziane, in spregio alle leggi italiane. Nulla, insomma, è venuto dal governo Prodi che potesse far percepire ai lavoratori un’attenzione ai loro interessi e, più in generale, una sollecitazione alla rinascita etica e culturale del popolo italiano. Il risultato è che, ad un popolo sempre più degradato, la grigia realtà di Prodi ha fatto dimenticare una disaffezione a suo tempo iniziata verso Berlusconi, ed ha reso preferibili le illusioni vendute dal grande illusionista mediatico. Berlusconi è così tornato a governare, nel 2008, con un consenso e una forza che non avrebbe avuto se avesse direttamente vinto le elezioni del 2006.
Chi voglia abbandonare viltà e rassegnazione, e cercare di trarre insegnamenti dalla storia, non può avere dubbi sul fatto che affidarsi ai settori di centro, centro-sinistra e sinistra della casta politica per sconfiggere il berlusconismo è come cercare di distruggere una mala pianta coprendola del concime che la fa crescere. Il berlusconismo è una mentalità degradata profondamente attecchita nella società italiana dopo un lungo periodo di decadenza iniziato negli anni del craxismo. Non ci sono scorciatoie politicistiche di breve periodo per sconfiggerlo, tanto meno scorciatoie che pretendano di utilizzare pezzi di casta superficialmente in opposizione ad esso, ma nel profondo imbevuti della sua stessa incultura, della sua stessa separazione fra parole e fatti, tra propaganda e realtà, e solo dotati di stile retorico e comportamentale generalmente meno rozzo.


L’impegno ad ampio spettro e di lunga lena per sconfiggere il berlusconismo non può dunque esprimersi altro che in un contrasto duro ed intransigente contro l’intera casta politica cialtrona, corrotta, incolta, parassitaria, parolaia e prepotente che occupa le istituzioni statali e locali, senza far caso alle sue distinzioni e contrapposizioni interne di potere e di affari.


E’ facile a questo punto aspettarsi la tipica domanda polemica, figlia della viltà e della rassegnazione: chi dovrebbe andare a sostituire i politici attuali? Qual è l’alternativa? Che è come dire, dal chiuso di un edificio saturo di gas che ci sta soffocando fino alla morte: ma se usciamo, chi c’è fuori ad accoglierci? Dove troveremo le prime cure? Evidentemente coloro che così obiettano non si sentono abbastanza soffocati dallo sfacelo attuale, perché vi si sono per certi versi adattati, sono anch’essi un po’ imbevuti, senza saperlo, di berlusconismo. La risposta è che un’alternativa non nascerà mai se prima non si inizia la lotta contro l’intera casta politica, in funzione di ciò di cui c’è oggettivamente bisogno.


Per uscire dal baratro sociale e spirituale nel cui fondo attualmente ci troviamo non basta assolutamente cacciare Berlusconi con tutta la sua cerchia di disgustosi manutengoli e profittatori, e non basta neppure cambiare qualcuno degli obiettivi che si propongono i ceti politici di destra, centro e sinistra. Ciò di cui c’è urgente, disperato bisogno per non affondare sempre più è l’inversione stessa della logica che oggi guida tutte le scelte politiche. C’è bisogno di smettere di colmare i deficit di bilancio tassando in maniera esorbitante e macchinosamente oppressiva il lavoro, le professioni e la piccola impresa, e di cominciare a prelevare risorse da tre fonti: tassando duramente i grandi patrimoni nati dalla speculazione finanziaria ed immobiliare e dall’evasione fiscale, eliminando tutte le missioni militari all’estero e l’acquisto dei connessi sistemi d’arma, riassorbendo le rendite della corruzione attraverso l’eliminazione della medesima. Un mezzo indiretto ma importante per sconfiggere la corruzione e nello stesso tempo per allargare le entrate statali senza incidere su salari e servizi, sarebbe quello di una tassazione di tutte le inserzioni pubblicitarie alla televisione e negli spazi pubblici. Con tutti questi mezzi si otterrebbero risorse immense, di cui c’è bisogno per creare, o ricreare, una serie di servizi sociali gratuiti sostitutivi di quelli di mercato, aumentando per questa via le disponibilità dei lavoratori senza neanche bisogno di aumentarne le retribuzioni monetarie, e riassorbendo la disoccupazione con tutto il personale necessario a farli funzionare, contro la logica attuale di produrre disservizi riducendo dovunque il personale. C’è bisogno di scegliere non più secondo la logica affaristica e mercantile, ma secondo la logica di ristabilire e tutelare i diritti del lavoro e della salute. C’è bisogno di scegliere quali opere costruire secondo la logica di evitare il consumo ulteriore del territorio e di proteggerne l’integrità, concentrandosi sulla manutenzione costante e sui piccoli aggiustamenti delle infrastrutture esistenti, e bloccando quindi tutte le cosiddette grandi opere, che servono soltanto a mettere in moto appalti, tangenti e corruzione, spesso a vantaggio delle mafie. C’è bisogno di una logica di contrasto intransigente della corruzione, accentuando i controlli di legalità della magistratura mediante procedure semplificate e rapida esecutività della sentenze. E il discorso potrebbe e dovrebbe continuare.


Per poter impostare un simile rivolgimento rispetto alle logiche attuali, bisogna in sostanza abbattere il regime della casta politica, con i suoi addentellati nei media, nell’economia, negli apparati statali. Non sembri eccessivo definire l’attuale realtà politica italiana come “regime”. Si può parlare di regime quando il sistema politico è guidato da un’unica logica, e i portatori di logiche alternative sono emarginati dalle istituzioni e nella società civile e non hanno accesso se non occasionale a nessun tipo di tribuna. La nozione di “regime” è logicamente indipendente dal fatto che il sistema politico ammetta oppure no pluralità di partiti. L’Ungheria di Horthy presentava pluralità di partiti, ma si trattava di un regime, perché i vari partiti esprimevano la stessa logica. Mentre la Germania guglielmina non era un regime: benché il potere reale fosse saldamente i mano ai ceti dominanti, i socialisti, portatori, almeno per una fase, di una logica alternativa rispetto ai ceti dominanti, erano presenti in parlamento e avevano mille ramificazioni nella società civile.


In Italia siamo in presenza di un regime, e questo lo si vede da come siano emarginate o assenti, nel dibattito pubblico, posizioni che esprimano logiche davvero alternative, come quelle sopra ricordate. Lo si vede anche da come ormai tutti i percorsi professionali non dipendano mai da meriti e da regole trasparenti, ma dipendano invece dal patrocinio di qualche partito che conta. Proprio come all’epoca del regime mussoliniano la tessera del partito fascista era la condizione per far carriera, così è oggi, con la sola differenza che il partito benefattore e corruttore non è unico, ma plurale. Ma se si accetta questo punto, il fatto cioè che l’Italia è oppressa dal regime di una casta politica che sta portando il paese allo sfacelo, è chiaro che ciò di cui c’è bisogno è un nuovo CLN, una nuova lotta di liberazione nazionale.


Le forze per dar vita a questa lotta ci sono, e fanno riferimento a tre aree, che si distinguono dall’istanza principale sulla quale si focalizzano: da un parte l’area che si ispira a principi di giustizia sociale (più o meno l’area di chi, fuori dalla casta, si definisce ancora “comunista”), poi l’area di chi mette al centro il problema della legalità (“popolo viola”, “grillini”, “Il fatto quotidiano”), infine l’area degli ecologisti (ovviamente quelli veri, estranei alla piccola burocrazia del partito verde). Queste forze sono per il momento bloccate da alcuni ostacoli. Il primo, più evidente ma meno importante, sta nel loro essere minoritarie: è un dato di fatto, ma non è così importante perché tutti i grandi rivolgimenti partono sempre da minoranze. Il secondo e più serio ostacolo sta nel fatto che queste tre aree tendono ad essere divise ed anche in opposizione tra loro. Questa divisione è un errore grave, perché nella situazione italiana attuale ciascuna delle istanze sopra indicate si completa nel riferimento alle altre due, e separarle significa indebolirle e votarle alla sconfitta.


Ad esempio, chi lotta contro la casta in nome della giustizia sociale e dei diritti dei lavoratori spesso è diffidente nei confronti delle istanze di legalità. Ma in questo modo non si rende conto che la corruzione della casta non è un dato marginale e poco interessante, ma è l’espressione dell’asservimento della casta stessa ai poteri economici interni e internazionali che richiedono la distruzione dei diritti dei lavoratori. La corruzione, cioè, è la forma specifica che assume in Italia l’asservimento del paese ai poteri economici interni e internazionali. Infatti un ceto politico che difendesse i diritti dei lavoratori dovrebbe lottare contro potentissime forze interne e internazionali. E’ pensabile che una qualsiasi delle bande di corrotti che costituiscono l’attuale ceto politico possa farlo? Ovviamente no, appunto perché sono corrotti e i corrotti non hanno né il desiderio né la forza di lottare contro chi li foraggia. Ma se questo è chiaro, lottare contro la corruzione della casta significa appunto lottare contro lo strumento politico di quel potere economico che distrugge i diritti del lavoro, e il controllo di legalità è l’arma migliore per questa lotta.


Dall’altra parte, chi difende il principio di legalità ignorando la giustizia sociale e i diritti dei lavoratori commette un doppio errore. In primo luogo un errore di analisi, perché non vede come l’attacco alla legalità sia strettamente legato alle dinamiche del capitalismo contemporaneo. In secondo luogo, di conseguenza, un errore politico, perché non capisce che l’appello alla legalità può vincere solo se si collega alla forza sociale dei ceti subalterni che lottano contro il degrado cui li condanna l’attuale sistema economico, mentre se li ignora o li considera con diffidenza l’appello alla legalità resta un tema minoritario. Analoghi discorsi valgono per le tematiche dell’ecologismo e della decrescita.


Per iniziare una lotta di liberazione nazionale dalla casta che ci soffoca, occorre dunque che queste tre aree superino gli ostacoli che le dividono e trovino un linguaggio comune. Condizione preliminare e irrinunciabile è però la rottura totale con l’intero arco della casta politica. Occorre rompere ogni contiguità rispetto alla casta, occorre rinunciare completamente all’idea di influenzare questo ceto politico. I militanti onesti dell’IdV devono abbandonare il partito, dato che l’ultimo congresso ha segnato con chiarezza il suo ingresso nella casta. Gli ecologisti onesti devono abbandonare al suo destino il ceto politico “verde”. Chi difende i diritti del lavoro deve rompere ogni contiguità col ceto politico “comunista” che non sa fare altro che contrattare con la casta principale un proprio piccolo ruolo come casta di scorta.


Per ritornare alle prossime elezioni regionali, in mancanza di una forza politica che esprima una logica alternativa a quella della casta, occorre cercare di capire quale sia il modo migliore per danneggiare il più possibile la casta stessa.
L’astensionismo sarà una scelta obbligata dovunque non siano in campo che le liste della casta: PDL e alleati, UDC, PD e alleati, sinistra. Meglio sarà, laddove siano presenti, il voto per liste che diano sicure garanzie di contrapposizione alla totalità della casta. In quest’ultimo caso non bisogna dare troppo peso al fatto che i programmi di tali liste presentino contenuti non condivisibili, perché se davvero esse rifiutano ogni contiguità con la totalità della casta non avranno la possibilità di attuare i loro programmi. Il voto per tali liste danneggerebbe però la casta per due motivi: in primo luogo farebbe diminuire le percentuali di voti guadagnati dai suoi partiti, che sono gli unici dati elettorali che ricevono attenzione, in secondo luogo gli eletti di tali liste potrebbero rappresentare un piccolo ostacolo alla casta proprio per la loro estraneità ad essa. La scelta migliore, possibile purtroppo soltanto in pochi casi, sarebbe comunque quella del voto a liste di cittadini impegnati su temi di difesa della legalità, dell’ambiente, della solidarietà sociale, e conseguentemente in contrapposizione totale ed intransigente all’intera casta politica istituzionale.
In ogni caso bisogna avere chiaro che le elezioni resteranno un fatto interno al regime finché non nascerà una forza politica che contesti la logica di fondo delle attuali scelte politiche e si faccia portatrice di una logica alternativa. Far nascere una simile forza politica deve essere l’obiettivo principale di chi voglia lottare contro lo sfacelo del nostro paese.

Marino Badiale, Massimo Bontempelli

10.03.2010

Commenti (64)

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    1. cesare52 13 marzo 2010

      @anonimomatremendo. Compiti da fare a casa. Ricercare l'esatto significato del termine marxiano :"Fare indagine e trarne il bilancio e la verifica della realtà" . Trascrivere più volte.

    1. cesare52 13 marzo 2010

      @anonimomatremendo. "...della teoria scientifica...la teoria riguardante l'universo umano..."Appunto trattasi della teoria naturalmente "scientifica" riguardante l'universo umano più complessa e articolata che la storia abbia mai conosciuto, tu dici. Senza nessun senso del ridicolo e delle proporzioni.E lo spocchioso sarei io. Naturalmente in questa cosa che l'allegra compagnia di cavernicoli ed ibernati chiama "marxismo scientifico" non c'è nessuno spazio nè pietas per l'uomo. E' una teoria cosidetta scientifica autoprodotta, contro tutti e tutto, anche la decenza, che ha perso il senso finale della sua esistenza: l'esistenza e la possibilità di speranza e riscatto della stragrande massa dell'umanità ridotta ad non avere nanche l'acqua potabile in un Mondo la cui tecnica potrebbe non solo limitare al minimo la giornata lavlorativa ma addirittura eliminare la fame etc etc. Ma che schifo di gente siete che mostrate più interessati alla costruzione astratta di una teoria astratta che si autoalimenta nell'isolamento dalla realtà ed espellonde qualsiasi cosa che odori di umano, di concreto, di vita insomma? A chi dovrebbe servire questa teoria cosidetta scientifica di cui v autoproclamate proprietari non avendo mai fatto un cazzo nella vita che chiacchierare col culo al caldo? Ripeto "Ci sono più cose in cielo ed in terra di quanta ne possa contenere la tua filosofia, oh Orazio." Diceva Amleto. Tu, mentre tenti di passare per un marxista mentre secondo me assomigli più ad un testimone di Geova fai finta di non capire, da quell'orecchio non ci vuoi proprio sentire, quanto ti ho esposto, forse troppo generosamente, che ci vuole una teoria e prassi nuova della liberazione e riscatto per e con la stragrande massa dell'umanità, i tre quarti. Perchè il fine ultimo di qualsiasi teoria rivoluzionaria è fare la rivoluzione non far giocare con le parole i signorini e le signorine come te. La rioluzione diceva qualcuno non è un pranzo di gala, ci si può fare male, ohibo ti potresti anche spettinare.

    1. anonimomatremendo 12 marzo 2010

      Guarda,non so che idea ti sei fatto del comunismo e della teoria scientifica che impropriamente prende il nome da Marx,che per semplificare chiamiamo"marxismo",ma mi sembra di dedurre dai tuoi discorsi che per te i paesi autoproclamatesi socialisti in un modo o nell altro socialisti lo erano,perlomeno perché lo credevano in miliardi,o perlomeno perché qualcosa hanno fatto,senza comunque specificare cosa.E´ un criterio curioso il tuo,davvero.mi sembra di dedurre inoltre che consideri il "marxismo"cosa superata un pó perché vecchio,un po perché non ci crede piú nessuno,un po perché tutti hanno da dire la loro bisticciando sul pelo dell uovo,un po´ perché tutti i tentativi sono falliti,e quindi ,falliranno sempre.Questo insomma é tutto quello che hai da dire rispetto alla teoria riguardante l´ universo umano piu´complessa e articolata che la storia abbia mai conosciuto?Complimenti per la spocchia.

    1. cesare52 12 marzo 2010

      @anonimomatremendo. E già c'è "almeno" e quindi...penoso vedere una anguilla che cerca di arrampicarsi sugli specchi. Come dicevo, dagli anni 30 in poi niente e successo di rilevante nel marxismo, tutti tradimenti od infiltrati. Una esperienza che nel bene e nel male è durata per 70 anni ed ha coinvolto qualche miliardo di persone beh non vale perchè io qui nel 2010 al calduccio dietro il computer do le pagelle "hai sbagliato quindi il tema non vale" e chi lo dice? "Io perchè sto dietro la cattedra che mi sono autoprodotto e ti dico che in base al tezo rigo del quarto capitolo dell'edizione in italiano del Capitale tu sei passibile di alto tradimento" Quanta somiglianza ai chierici medievali ed alle varie sette d'oggi! Ed il resto, compreso tre quarti dell'umanità a cui oltre al pane e l'acqua anche la speranza di un futuro migliore? E non è questa la dimostrazione, la prova provata che il marxismo leninismo ha perso ogni possibilità di essere una speranza. Ieri lo era. Oggi non lo è più. Ma queso ai moderni chierici e chierichetti divis in tante piccole sette, più autoreferenziali e supponenti quanto non solo inutili ma a vocazione ultraminoritaria questo gli scivloa addosso. Loro si nascondono dietro "Almeno". Furbetti e paraculi si, ma senza dignità ne pietà.

    1. anonimomatremendo 12 marzo 2010

      Nessun tentativo di instaurare il socialismo...almeno dalla salita al potere di Stalin.Ma sai leggere???Se per te lo stalinismo ha rappresentato in un modo o nell altro istanze socialiste(nel senso marxista ,si intende),davvero siamo su pianeti differenti.Ciao

    1. cesare52 12 marzo 2010

      @anonimomatremendo. Compiti da fare a casa. Prendere il vocabolario aprire alla lettera "S" , cercare il termine "scolastico" e si vedrà che il termine non indica solo la scuola ma in filosofia e più in genere le scienze sociali compresa la sociologia vuol dire...mi fermo qui altrimenti il pupo non mi studia. Ricopia e poi mi parla a pappagallo, cioè senza capirci un tubo ma parlando ad alta voce di qualcosa che non ha capito. Quando le corde vocali sostituiscono il cervello...

    1. cesare52 12 marzo 2010

      @anonimomatremendo. "In russia e nel resto del mondo caduto sotto la sua nefasta influenza ideologica non ci fu nessun tentativo di instaurare il socialismo..." Ecco liquidato, insieme alla decenza, anche Lenin e la rivoluzione di Ottobre. Inneffabile. Certo è comodo con una frasetta trachant senza spiegazioni si rimettono le cose a posto. Fa la pari con quella di un altro militante stavolta di Scientology "La chiesa non ha mai tentato di applicare la parola di Cristo in nessuna parte del Mondo. Mai. Si sono passati 2000 e passa anni ma la vera fede te la do io. Sta tutto scritto qui" E ti presenta un libro in cui c'è la "vera fede". Naturalmente qualsiasi persona con un pò di buon senso gira alla larga. Insomma come non prendo nemmeno in mano quel libro così me ne guardo bene di dare retta a link vari che vengono esposti in codesta manera. Dopo quasi 150 anni dalla promulgazione del Manifesto tocca sentire qualche imbecille che ti dice "...non ci fu nessun tentativo di instaurare il socialismo..." A roma questo è un caso di scuola per usare la scurrile ma efficace denominazione che fa così "In c...o ti entra in testa no" Oppure " A coso qui co me hai sbajato, vaccce a prova sul 64" Che sarebbe il bus preferito dai borsaglioli perchè partendo dalla Stazione e passandoper S.Pietro è sempre affolato da turisti non sempre attenti al portafoglio.

    1. anonimomatremendo 12 marzo 2010

      In Russia e nel resto del mondo caduto sotto la sua nefasta influenza ideologica non ci fu nessun tentativo di instaurare il socialismo,almeno dalla salita al potere di Stalin(leggiti i suoi programmi:"socialismo" in un solo paese,partecipazione alle guerre imperialiste,coesistenza pacifica ,emulazione tra potenze,mercato socialista,stakanovismo,mito della Patria e del lavoro , della famiglia,culto della personalitá,progressismo gradualista...).Se questo non lo capisci,nemmeno con l´ intuito,non so che farci.Ovviamente tu i link non li hai nemmeno aperti altrimenti sapresti che la nostra corrente non ha nulla a che vedere col marxismo accademico e universitario,ma ovviamente tu parti per preconcetti e non c´é niente da fare.Ciao.

    1. cesare52 11 marzo 2010

      @Anonimomatremendo. PS. Quando dicev "idealista" io mi riferivo non al marxismo ma proprio a te ed alla tua lettura della realtà che mi pare più inteessata alla filosofia, all'astratto che agli uomini ed alle donne che popolano il nostro pianeta. Lettura consigliata da fare a casa : rileggere "La sacra famiglia" e "La questione ebraica" di K Marx. Sono letture piacevoli anche letterariamente. Aiutano a combattere lo stress della vita moderna. Combattono sia la "politique politiquen" che la supponenza.

    1. cesare52 11 marzo 2010

      @anonimomatremendo. "Sarebbe l'ora di finirla di correre dietro come pecoroni alle mode del momento..." Ben detto. Parole sante. Soprattutto quando codeste mode sono ultraminoritarie (si badi bene, ho detto ultraminoritarie non in minoranza) e derivano dal cosidetto "marxismo universitario e scolastico". Una corrente di buontemponi cavernicoli o speleologi che essendo stati ibernati fino ad adesso ritiene che niente di rilevante nel marxismo sia avvenuto dagli anni '30 ad oggi. Ed invece la caduta del muro di Berlino e delle republiche socialiste sovietiche cioè di 72 anni di tentativo di instaurare in un terzo del mondo un altro sistema di produzione, di socialità, cultura , modo di vivere etc stanno lì testardamente ed implacabilmente davanti a chiunque sia contro il capitalismo e l'imperialismo. Quella teoria degli anni 30, il marxismo leninismo applicato oggi non serve più. Anzi è proprio morto. Lasciamolo agli storici, non serve oggi alla stragrande periferia del mondo da quella del Cairo o dei campi profughi insieme a quella di Città del Meswico o di Bombay, cioè di tre quarti dell'umanità si agira tra le grandi discariche dove lotta per strappare ai ratti ed ai cani qualcosa di mangiabile. Tu dici che "non è colpa del marxismo" scambiando quello che abusivamente e furbescamente salvi del marxismo leninismo scambiandolo per la riflessione di Marx, io, traducendo dai giri di parole che usi invece traduco e leggo "non mi interessa, perchè non è imputabile a me ed a quello in cui credo" ed io capisco come e perchè i cuori e le menti della sterminata periferia del Mondo comprese quelle arabe siano più interessate ad Al Queda che ad un progetto di liberazione come fu il marxismo. Per il concetto di "grande narrazione" beh anche qui fai il furbetto, fingendo di non capire. Mi viene da dirti: "il sordo dell'osteria della comare, non ci sente solo quando c'è da pagare". Tu sai bene a che mi riferisco: all'idelogia ed alle sua costruzione di una visione del mondo narrata in certa maniera in cui l'esposizione è anche la validazione della stessa. Una volta si diceva "ad usum delphini", intendendo il corso di studi appositamente costruito per l'erede al trono di Francia (il delfino appunto) che serviva non per fargli imparare qualcosa ma per mettergli in testa e confermargli con il pretesto della "grande narrazone" che la sua futura corona era volere di Dio. Per il resto...ho sempre simpatia per gli estremisti e per i dogmatici. Lo sono stato per moltissimi anni. Quando era possibile farlo con una certa decenza e probabilità di verità. Oggi mi pare assolutamente ridicolo. Quasi una fuga davanti a qullo che sta succedendo. Che siamo soli senza una teoria nè una prassi di cambiamento che dobbiamo ricostruire ex novo. Marx riportato a questo: un formidabile laboratorio di costruzione di teoria e prassi da prendere come esempio e non come religione nè per carità di Dio come scienza, ci serve. I dogmi ed i dogmatici non servono. Ieri hanno provocato le guerre di religione oggi fortunatamente fanno solo ridere. Questo ti dovevo.

    1. anonimomatremendo 11 marzo 2010

      un´ultima cosa,sarebbe l ora di finirla di correre dietro come pecoroni alle mode del momento.

      Il fatto che una "narrazione"sia "grande" non vuol dire che non sia valida.La cosmologia e l evoluzionismo non sono forse delle grandi narrazioni? .O vorresti negare che i pianeti, le stelle ,la vita abbiano avuto quel corso storico evolutivo descritto da queste scienze?Come al solito,se le religioni sono "grandi narrazioni" non vuol dire che tutte le "grandi narrazioni" siano religione.Pensarlo sarebbe cadere in una trappola sillogistica.Ma si sa,i post-modernisti sono campioni a disseminare trappole e trabocchetti.

    1. anonimomatremendo 11 marzo 2010

      1.come fai a dire che proprio il marxismo sia idealista ,ossia non tiene conto delle condizzioni reali d´esistenza.Ma sai di cosa parli?

      2.IL marxismo scienza dell occidente?E perché mai,forse perché é nato qui?Guarda che anche la meccanica newtoniana é nata qui,ma ció non vuol dire che altrove i corpi agiscano in modo diverso.

      3.Le fabbriche come noi le intendiamo nei paesi del terzo mondo non esistono?Noi chi?Noi occidentali vorresti dire?Ma questo lo dici tu,sei tu che affermi che il marxismo non sia scienza universale bensi´ scienza adatta solo al nostro mondo occidentale,come se altrove i rapporti capitalisti fossero di altra natura.Insomma,davvero pensi che nel terzo mondo le fabbriche(come TU le pensi o meno poco importa) non esistano?Ne sei proprio sicuro?Sicuro sicuro?

      4.guarda ,se mezzo mondo vive come sovrappopolazione relativa, di cui il Capitale non sa che farsene, il problema non é del marxismo,che questo fenomeno lo aveva descritto e previsto,ma del capitalismo.

      Non sono solo slogan,sono accenni che invitano a conoscere una teoria che la borghesia ha sempre cercato d sabotare in tutti i modi piegandola ai propri interessi ,come é sato con lo stalinismo che ha scavato talmente a fondo nelle coscienze che tutti credono che col Muro di Berlino e il crollo del URSS sia crollato il comunismo,quando invece é esattamente l opposto:a esserre crollato é il capitalismo di stato russo ,o meglio,la sua maschera "socialista",ed é crollato proprio grazie al "movimento reale che abolisce lo stato di cose presente" ossia il comunismo.Di la veritá,a te il comunismo in quanto divenire e principio propulsore come da accezione originaria, semplicemente non piace,troppo difficile vero?Ti fa comodo pensare che quel mostro osceno e orripilante crollato come una pera marcia fosse sul serio cio´che che tutti credono?Peccato che prioprio Marx invitava a giudicare un´epoca non da ció che essa pensava di se,ma dai fatti materiali,e in russia,caro mio,esiteva capitalismo a tutti gli effetti,e la nostra corrente lo avvertí da subito,unica al mondo ad aver previsto con largo anticipo il crollo della "maschera". Comunque,se vuoi aprofondire...

      http://www.quinterna.org/

      http://sinistra.net/

    1. cesare52 11 marzo 2010

      @anonimomatremendo. Ecco la maniera più efficace di ...non farsi nè capire nè leggere. Dietro c'è una concezione idealistica, cioè tutto parte dalla coscienza e non dalla materia ovvero il Mondo come rapresentazione di ciò che si pensa, a priori insomma. Ed ancora... c'è anche una concezione del marxismo come scienza dell'Occidente che ignora i tre quarti del Mondo in cui la "estorsione di plusvalore" non è applicabile così meccanicamente come si sostiene, per il semplice motivo che l' le fabbriche come le intendiamo noi occidentali semplicemente ...no ci ono. Insomma il temino marxista leninista non è applicabile. La tua è "una grande narrazione" che non funziona. Questo che scrivi oggi non solo non tiene onto della caduta del muro di Berlino ma neanche che dagli anni 30 sono passati 80 anni. E' finito lo sfruttamento? Certo che no, visto che , per fare un esempio, tre quarti del Mondo vive al limite della sopravvivenza ed un miliardo non ha ancora accesso all'acqua potabile. Ma c'è bisogno di una riflessione nuova nion di slogan. Insomma "ci sono più cose in terra ed in cielo di quanto ne possa contenere la tua filosofia, oh Orazio" dice Amleto. Ed attenzione il ridicolo può anche significare parlare solo a se stessi e con gli slogan. Della serie "mi ha spiegato le mie idee ma senza farmele capire" oppure "Signora mia , io nun ci ho capito gnent, ma come parla bene, si vede che è fijo de famija che ha andato a scola ed è studiato" Insomma non ci facciamo sempre riconoscere

    1. prodomo 10 marzo 2010

      tutto bello, ma cos'hai contro sesso perverso e serate da sballo?

    1. ottavino 10 marzo 2010

      Caro Cesare52, mi fa piacere che lei abbia trovato qualcosa di buono nel mio scritto. Dovremmo ripensare tutta la nostra civiltà, anche se come dicevo, la vedo dura. In ogni caso la comunanza dei cuori vale più di una stupida, arrogante civiltà. Saluti.

    1. anonimomatremendo 10 marzo 2010

      La "deposizione delle armi" é diretta conseguenza della concezione partigianesca e frontista della lotta di classe,ossia del subordinarsi a un ordianmeto borghese,ritenuto"progressista", in guerra contro l ´altro ,ritenuto "reazionario",barattando cosí l´internazionalismo proletario e il suo futuro di soggetto politico autonomo che lotta senza soluzione di continuitá per i propri esclusivi interessi e,implicitamente, per il futuro della Specie,in cambio di un effimera "pace sociale" interclassista garantita dalla redistribuzione forzata del plusvalore estorto dagli operai ,chiamati ad assumere sempre piu´un ruolo di responsabilitá rispetto all´economia del Paese,quindi del capitalismo nazionale,a fronte di sempre maggiori rinuncie e sacrifici.Adesso che l epoca d´oro della ricostruzione post-bellica ce la siamo definitivamente lasciata alle spalle,con la conseguente messa a nudo della crisi storica del capitalismo senile,incapace di riprodursi senza passare attraverso devastanti crisi economiche e guerre distruttive ,qualche smemorato vorrebbe rifare di nuovo lo stesso percorso che ha portato alla situazione attuale,ossia ripercorrere ostinatamente la via del riformismo e della lotta partigiana,che altro non é che la continuazione del riformismo con altri mezzi,principale attrezzo ideologico della borghesia e delle altre classi parassite studiato apposta per inculcare nelle mase proletarie il rispetto delle sue regole e il timore reverenziale nei confronti delle sue istituzioni.

    1. esca 10 marzo 2010

      Astensione al voto non significa speranza di cambiamento bensì PROTESTA. Si dicono tante cose ma la realtà è che ognuno fa sentire la sua voce nel modo che più gli si addice. Fare casino non serve, le proteste silenziose sono più fastidiose. Se poi si va ad intaccare gli interessi di chi ha ridotto la società ad un caos fregandosene delle conseguenze meglio ancora: in tal senso, di proteste silenziose se ne possono fare un'infinità.

    1. anonimomatremendo 10 marzo 2010

      Ben detto!

    1. anonimomatremendo 10 marzo 2010

      Se le elezioni politiche rappresentano per i proletari il diritto di scegliere ogni cinque anni chi deve gestire il loro sfruttamento generale, quelle amministrative sono una farsa del tutto inutile anche dal punto di vista del capitalismo stesso. La rappresentanza politica nell'amministrazione locale è ancora più inutile che nell'amministrazione nazionale, se si pensa che localmente sarebbero più che sufficienti i funzionari, i tecnici e gli amministratori salariati, così come succede, senza che nessuno trovi da ridire, nel mondo della produzione.

      In ogni caso, dal parlamento ai comuni, ogni amministrazione potrà affrontare i problemi posti dalla complessa macchina sociale odierna soltanto adeguandosi alle leggi che regolano il capitalismo. D'altra parte, sfruttamento del lavoro salariato e produzione di plusvalore per il Capitale sono l'unica legge fondamentale cui tutte le altre fanno capo. Perciò in questa società la migliore amministrazione, che sia di destra o di sinistra, è quella che meglio garantisce lo sfruttamento e l'utilizzo delle risorse che da esso scaturiscono.

      Se le amministrazioni "elette dal popolo" avessero effettivamente il potere di "decidere" dal punto di vista tecnico sulle cose da fare, non perderebbero il novantanove per cento del tempo disponibile in chiacchiere tra fazioni. Ma nel meccanismo elettorale ciò che è inutile per l'umanità diventa fondamentale per i politici; essendo la loro "produzione" misurata in quantità di chiacchiere, queste ultime diventano la giustificazione della cosiddetta rappresentanza democratica.

      Parlamentari e consiglieri locali sono i primi a fregarsene della democrazia. Il mito del "buon governo", su cui essi hanno sbraitato in campagna elettorale, finisce là dove incominciano le esigenze dei gruppi d'interesse nelle varie sfere della produzione o dell'amministrazione capitalistica. Tutti sanno che governi e giunte sono semplicemente cinghie di trasmissione di questi interessi, ai quali ogni deputato o consigliere si piega senza che qualcuno glie lo richieda, per il semplice fatto che il meccanismo deve corrispondere alle esigenze di questa forma sociale. Chi decide di essere un ingranaggio di tale meccanismo, lo fa già sapendo di servire il Capitale, comprese tutte le mafie di varia natura che da esso partoriscono in continuazione.

      La superiore forma sociale comunistica che sostituirà il capitalismo non avrà bisogno di rappresentanze che non rappresentano un bel nulla: in essa vi sarà soltanto un unico grande piano sociale da cui scaturiranno i tecnici e gli esperti per armonizzare la produzione e la distribuzione con le esigenze di una vita finalmente umana.

    1. speranza 10 marzo 2010

      concordo pienamente con te mikaela, barnard lo va dicendo da tempo ma forse quello che dice lui risulta scomodo a tanti, entrano in gioco molti fattori in una presa di coscienza simile e l'italiano medio non ha la capacità e l'interesse di cambiare.

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