L’età moderna non finisce mai

L’età moderna non finisce mai

Di Riccardo Donat-Cattin per ComeDonChisciotte.org

Focault spiegò molto bene come l'abuso del concetti di scientifico e di razionale rappresentassero il più potente strumento di oppressione nelle cosiddette società liberali, le cui istituzioni si arrogano il diritto di definire ciò che è razionale, e quindi ciò che è normale, accettato, dove chiunque vada contro è potenzialmente tacciabile di malattia mentale. Gli scritti di Focault fecero da detonatore per quella che prese poi nome di prospettiva postmoderna, attraverso cui possiamo sintetizzare gli ultimi secoli in una sequenza di rivoluzioni.

Tra il ‘700 e l’800, la rivoluzione francese (sociale) e la rivoluzione industriale (produttiva), trasformano il mondo.

Prima ancora Galileo dice che la terra gira attorno al sole: nega l’evidenza. È la rivoluzione culturale. Se piove non è colpa di un dio che è arrabbiato con noi, ma un fenomeno che può essere spiegato con la fisica. Si definisce il pensiero razionale. Comincia l'era moderna. Secondo i teorici della postmodernità, l'ascesa del pensiero razionale prosegue nei secoli fino al suo picco nella seconda parte del secolo scorso, inciampando proprio sul più bello, in quella che sarebbe la fine della modernità e l'inizio di una nuova epoca.

Due momenti sono stati suggeriti come simbolo della fine di quell’epoca: nel 1984 a Bophal esplode uno stabilimento di insetticidi della Union Carbide, muoiono a migliaia in pochi minuti e innumerevoli successivamente; nel 1986 scoppia un reattore nucleare a Chernobyl, stessa sorte. E accade a meno di vent'anni dall'evento che può invece essere interpretato come l'apice dei successi del pensiero razionale: lo sbarco sulla luna, 1969.

In realtà intoppi importanti si erano già verificati nei decenni precedenti, in ambiti diversi dalla chimica e dalla fisica, ma di comparabile gravità. Li aveva già profetizzati Max Weber a inizio secolo osservando lo sviluppo delle burocrazie negli stati nazione, che a quel tempo rappresentavano le istituzioni con maggior potere. L'organizzazione scientifica dell'amministrazione statale avrebbe creato una macchina di un efficienza spaventosa, dando la possibilità a chi sta nella stanza dei bottoni di azioni di una portata prima impensabile. Si pensi all'efficienza della macchina nazista. Weber non solo ammonì riguardo alla deriva pericolosa delle macchine organizzative statali, ma descrisse anche la successiva problematica dell'invecchiamento della burocrazia, che si sarebbe ritrovata, superato il suo apice di efficientismo, a diventare lenta e macchinosa, popolata da lavoratori in preda anch'essi a quella mancanza di senso che Marx chiamava alienazione. E così durante il trionfo del boom economico queste macchine perdono smalto e credibilità. Le esplosioni di stabilimenti chimici e di centrali nucleari rappresentano esempi plateali di come l'organizzazione scientifica di qualsiasi apparato possa finire con errori di calcolo e lavoratori non in grado di gestire le responsabilità, e basta un incidente per mettere in discussione l'intero istituto.

Chernobyl e Bhopal rappresentano come i rischi delle nostre società siano cambiati. Lo sviluppo del welfare state ottocentesco era una risposta a rischi noti: salute, disoccupazione, malattia, povertà, vecchiaia. Ora ci sono dei rischi nuovi.

L’anno dopo Chernobyl in Italia ci fu un referendum sull’energia nucleare, vinto dai contrari. Le poche centrali esistenti furono smantellate. I favorevoli sostenevano, e sostengono tutt’ora, che quel referendum fu il frutto di scelte irrazionali: la razionalità economico-scientifica degli italiani sarebbe stata condizionata dalla loro paura. Ciò è probabile, ma non per questo hanno avuto torto: fu il segnale dei limiti della razionalità. Non è stato un ritorno alla stregoneria, ma un cambiamento di prospettiva. La prospettiva di chi non intende delegare più, almeno non incondizionatamente.

Esiste chi vuole decidere autonomamente

La ricerca di autonomia di pensiero diventa una capacità nuova del cosiddetto uomo postmoderno. Mettere in dubbio l'energia nucleare, per fare un esempio, diventa lecito. Ma secondo questa logica dovrebbe essere lecito anche decidere se iniettarsi qualcosa in corpo oppure no. La violenza con cui ha reagito una grande parte della popolazione contro coloro coloro che rifiutano il vaccino dimostra evidentemente che di postmoderni in giro ce ne sono ancora pochi. E sebbene si possa sperare che un giorno ci si riconosca il diritto a scegliere se iniettarci roba in corpo oppure no, per adesso l'autonomia di pensiero non è né un diritto, né un valore riconosciuto.

In epoca moderna la razionalità si traduceva in oggettività. Per la medicina moderna il malato non è una persona, è la malattia portata a spasso da un corpo. La malattia è oggettiva: “Abbiamo un diabete in sala quattro”. Se il medico deve curarti il fegato, che il fegato sia dentro la tua persona o no, non è rilevante. Questo riduzionismo delle persone in organi da operare diventa oggetto di critica, almeno per chi manifesta caratteristiche dell'uomo postmoderno.

La medicina moderna ha goduto senz'altro di ottimo credito. Il successo crescente di medicine alternative può considerarsi un sintomo che la sua autorità possa essere discussa, e questa storia del coronavirus può rappresentare un punto di rottura importante, perchè o si dà il voto di fiducia all'autorità, oppure si sta dall'altra parte, sebbene confusi e privi di identità politica, almeno per ora. Che si stia da questa o da quell'altra parte, il contesto sembra minacciato da diverse derive distopiche, su tutte quella in cui il controllo digitale diventa lo strumento principe per la risoluzione di qualsiasi problema pubblico o privato. E si può dire che in questa dinamica ci stiamo già dentro con tutti e due i piedi.

Il fatto che ora non ci si possa più sentire a proprio agio a parlare liberamente perchè ci sono cellulari nella stanza pronti a registrare tutto ciò che dici è il risultato di un processo di disciplinamento sociale che intacca gravemente la libertà della nostra espressione. Ma questo percorso è iniziato ben prima dell'avvento dei cellulari e dei computer. "Guardando alla genesi storica, agli albori della modernità, di manicomi, ospedali, caserme, scuole, penitenziari e fabbriche, Focault mostra con chiarezza di documentazione il nesso tra l’affermarsi delle discipline scientifiche e l’opera di disciplinamento sociale da cui prende forma l’organizzazione della società moderna."

Foucault vedeva le moderne istituzioni burocratiche "come se trasudassero uno spirito di razionalità, competenza scientifica e preoccupazione umana, ma in realtà equivalevano a un esercizio arbitrario di potere da parte di un gruppo su un altro". Descrisse chiaramente come l'architettura di questo potere fosse già visibile nelle istituzioni sanitarie, e come l'ambizione del controllo fosse la vera alimentazione del sistema moderno, dove lo sviluppo tecnologico fornisce soluzioni prima inconcepibili. La rivoluzione digitale, che Focault per fortuna sua non vide, ha portato questo vizio di sistema a livelli mai sperimentati prima. Il green pass rappresenta un nuovo trofeo per questi dannati moderni che la libertà, ai poveri esseri umani, non la vogliono proprio concedere. Chi è sottoposto allo sguardo controllore dell'autorità, che sia il green pass o il microfono di un cellulare, «è visto ma non vede», è «oggetto di una informazione, mai soggetto di una comunicazione». Non è forse in questi termini che dovremmo misurare la nostra libertà?

"Non vi capirò mai"

Una delle cose che mi ha maggiormente stupito della situazione che viviamo è come l'idea del vaccino sia stata accettata con tanta leggerezza dalla maggior parte delle persone adulte che che conosco. E più volte mi sono trovato di fronte a persone (anziane) che pacificamente dichiaravano di non riuscire minimamente a concepire e quindi giustificare la posizione no-vax. Diversi mi hanno detto: “Non vi capirò mai”, e mi hanno dato sempre l'impressione che si trattasse di una critica sincera.

La prospettiva postmoderna ha il suo fascino, e personalmente sarei felice se diventasse maggioritaria. Ma quando si guarda cosa è accaduto sulla scena pubblica dopo ogni crisi che abbiamo affrontato, ci si rende conto che del postmoderno il potere, al momento, se ne frega. Infatti ogni santa volta che la crisi scoppia si stendono i tappeti rossi a tecnici. Basta guardare agli ultimi decenni del nostro povero paese: prima gli esperti in tagli del governo tecnico di Monti, poi la squadra di super tecnici capitanata da Colao, ora l’infallibile Draghi. Piacciono. Sono legittimati. E son riusciti a farci mandar giù di tutto. E chi è contro alle misure del governo ora è un imbecille, oltre che pericoloso.

I no green pass potrebbero sociologicamente essere identificati come un branco di post moderni, un gruppo di persone che non vogliono essere obbligate a fidarsi di qualcuno o di qualcosa. Non si fidano del controllo, dell'autorità statale, non si fidano dell’organizzazione scientifica. Ne sono fuori. Sono non specialisti che vogliono le proprie opinioni rispettate. Un gruppo di individui che si schianta contro quegli apparati di potere moderni che resistono.

I poteri dell’età moderna non mollano l’osso, e non lo molleranno. Se proprio vogliamo fare gli ottimisti possiamo sperare che prima o poi questa identità politica di noi altri venga fuori, quando troveremo il modo per non essere più "oggetti di informazione", ma "soggetti di comunicazione", allora quel giorno il vento potrebbe cambiare.

Di Riccardo Donat-Cattin per ComeDonChisciotte.org

Nota bibliografica

La storia del controllo e lo sviluppo delle istituzioni liberali è analizzata nell'intera opera di Focault. Il testo di riferimento, da cui alcuni passaggi di questo articolo sono tratti, è Sorvegliare e punire, 1975. Parte dell'analisi svolta e alcune delle frasi citate sono tratti dall'analisi di Focault proposta da Ota de Leonardis, Istituzioni, 2001. La prospettiva storica postmoderna è tratta delle lezioni di sociologia del prof. Willem Tousjin all'università di Torino nel 2010.

Commenti (28)

Per commentare accedi all area riservata con un account abilitato.

Mostra commenti 28 caricati
    1. Primadellesabbie 23 febbraio 2022

      "...La ricerca di autonomia di pensiero diventa una capacità nuova del cosiddetto uomo postmoderno. ..."

      Mi sembra che l'articolo sia pensato attorno a questa considerazione, l'autonomia di pensiero è un passo avanti rispetto allo scetticismo e, se dovesse prendere piede, costituirebbe un bel problema per chi dirige le danze.

    1. Hospiton 23 febbraio 2022

      Ho postato in un articolo recente "La crisi del mondo moderno" di Guenon, una mente preparata e perspicace come la sua aveva perfettamente colto -forse in maniera più incisiva di Spengler- già oltre un secolo fa la malattia dell'Occidente moderno-borghese, ottimista, positivista, scientista, con la sua mania catalogatrice ai fini del controllo, con la pretesa di dominio totalizzante su tutti e tutto, di assoluto, di esser sempre dalla parte giusta della storia (negli anni '90 uscì un film che consiglio, "Giocando nei campi del Signore", oggi semidimenticato ma istruttivo: in 3 ore l'epitome dell'arroganza dell'uomo civilizzato, a volte in aperta malafede, a volte ammantato di una pericolosissima pseudo-umiltà che produce danni in egual misura). E questa follia l'abbiamo voluta esportare e imporre a tutti gli altri popoli del pianeta, compresi quelli - la maggior parte - che stavano per i fatti loro da millenni... ora è tardi per fermare il processo, la malattia si è diffusa in aree pericolose* e ne paghiamo le conseguenze, travolti da masse organizzate (cinesi), vitali, affamate (legioni di africani), eppure, evidentemente non paghi, continuiamo a combinare disastri ed affidarci a ciarlatani di ogni tipo. Tanta pseudo-scienza, tanto progresso tecnologico per mascherare una pochezza umana e sociale da brividi, ben rappresentata da gente che afferma "non vi capirò mai", senza degnarsi di porsi una domanda sull'inconsistenza delle basi di pastafrolla su cui ha eretto la propria esistenza (e per farsi tale domanda non c'è bisogno di aver Guenon come maestro)

      *Guenon si chiedeva: "attraverso lo spirito moderno, l'Oriente subirà soltanto una crisi passeggera e superficiale o l'Occidente trascinerà nella sua caduta l'intera umanità?"...negli anni '20 del XX secolo la domanda era legittima, l'Oriente era una landa contadina, l'industria e la finanza rappresentavano un futuro apparentemente lontano con poche eccezioni (il Giappone, che su pressione americana si era avviato verso una parziale modernizzazione già nel tardo ottocento), oggi temo si possa dire che si sta realizzando la seconda ipotesi prospettata dallo studioso. Chi ne è consapevole dovrà lavorare con tutte le sue forze affinché la situazione si riequilibri, e non sarà affatto semplice.

    1. catgarfield 23 febbraio 2022

      La frase-chiave è proprio "Io non vi capirò mai". La difficoltà che hanno le persone è accettare che per poter capire occorre innanzitutto pensare, possibilmente un po' a lungo. Pensare costa energia e fatica, perché farlo quando c'è già chi ti presenta un pensiero già pronto e confezionato e che ti può far apparire colto e sapiente? La biologia predispone al massimo risultato con il minor sforzo. Per sovvertire questa legge naturale occorre che il soggetto sperimenti un risultato disastroso o sviluppi la consapevolezza di sottostimare lo sforzo.

    1. LuxIgnis 23 febbraio 2022

      Io comunque non ci vedo nulla di moderno, post-moderno ed altro. Io vedo sempre la stessa vecchia storia.
      Quello che cambia è la nuova tecnologia che permette cose con più facilità di prima.
      Il telefonino ed internet permettono un più facile controllo, ma permettono anche un accesso alle informazioni e allo scambio delle stesse (oltre a un sacco di belle e bei pupi in mostra 😁) come mai era stato prima.
      Le differenze tra persone sono solo più visibili ed evidenti ma ci sono sempre state.
      Questi discorsi per me lasciano il tempo che trovano. Non sono male, non mi fraintendete, ma non portano da nessuna parte. La solita analisi che poi alla fine non spiega nulla e non da soluzioni.
      Io credo che la domanda che ci dovremmo fare tutti noi è questa:
      Che vogliamo fare da grandi?

    1. Eugiorso 23 febbraio 2022

      Scusate ma ... Donat-Cattin mi ricorda qualcosa, qualcuno, un altra epoca storica dell'Italia ... E' discendente?

      Cari saluti

    1. Nestor Halak 23 febbraio 2022

      Non credo che sia una questione di mentalità moderna o postmoderna, magari la gente fosse razionale. La maggioranza crede semplicemente nella propaganda dell'autorità, purché non sia obsoleta e corrisponda allo spirito del tempo.
      I ciarlatani televisivi, infatti, non invitano a considerare la situazione razionalmente, al contrario esortano ad "avere fede nella scienza", il che è evidentemente un ossimoro: se c'è qualcosa che si fonda sul dubbio, è proprio la scienza.
      I preti, in un certo senso, erano più onesti, dicevano chiaramente che occorreva aver fede al di la di qualsiasi evidenza contraria.
      Fatto sta che raramente è possibile verificare in proprio, il più delle volte siamo costretti a "credere" e meno razionalità mettiamo nello scegliere in cosa credere, più siamo soggetti ad essere presi in giro.
      Tendo a pensare che quando finirà la follia covidiana, la maggioranza si convincerà in buona fede di non averci mai davvero creduto, tanto è rara l'onestà intellettuale.
      Al massimo diranno, come succede guardando una vecchia foto, ma come facevano a vestirci in quel modo? Eravamo così ridicoli!
      A proposito: chi mai avrebbe detto nel 1972 che per cinquant'anni mai più nessuno avrebbe messo piede sulla luna?

    2. Rnamessaggero 23 febbraio 2022

      "Fatto sta che raramente è possibile verificare in proprio, il più delle volte siamo costretti a “credere”...

      Credere in chi ti dice che chi non si è sottoposto all' esperimento genico genocida, non è più italiano è pericoloso per la comunità, non può lavorare ecc. ma può donare sangue.

      Verificare in proprio non è mai stato così semplice direi.

    3. danone 23 febbraio 2022

      Anch'io ti sollecito su quella frase Halak..
      il più delle volte siamo costretti a “credere”

      Non siamo mai costretti a credere, nemmeno sotto tortura a rischio della pelle, quando affermi il falso perchè ti conviene dirlo, dentro di te comunque non sei convinto che è diventato vero il falso, continui a non crederci, lo affermi solamente.

    4. LuxIgnis 23 febbraio 2022

      Io credo che Halak, intendesse una cosa come "nessuno nasce imparato".
      Tutti crediamo in delle stronz@te megalitiche finché non ce ne rendiamo conto. Ma non tutti hanno la fortuna o la capacità di capirle in breve tempo.
      E questo vale per tutti: "normali", "diversi", "vaccinati" o "non". "alieni" e belle pupe delle Hawaii.
      Per me ha ragione tutti noi siamo costretti a credere perché non possiamo fare altrimenti.
      E per questo il credere è sbagliato ed è invece sano essere scettici e pieni di dubbio verso ogni cosa. Ogni cosa, non quella che ci fa più comodo.
      Questa capacità ce l'hanno in pochi devo dire. Ma per il resto siamo tutti più o meno cechi di fronte alla realtà delle cose.
      Non è poi così male essere cechi, il male nasce quando i cechi credono di vedere.

    5. danone 23 febbraio 2022

      Perdonami Lux, ma è proprio impossibile costringere qualcuno a credere, nel senso che se ci credi ci credi di tuo, se non ci credi non ci credi, poi puoi certamente affermare il falso, oppure convincerti che un qualcosa di falso sia vero, ma in questo caso nessuno ti ha costretto, ti sei costretto da solo.

    6. Nestor Halak 23 febbraio 2022

      Forse non ci siamo capiti. Per esempio credete che esista la città di Ulan Bator in Mongolia? Io ci credo fermamente, ma non ci sono mai stato: non ho mai verificato di persona. Credete che la luce viaggi nel vuoto a quasi trecentomila chilometri al secondo? Io ci credo, ma giuro che non l'ho mai misurata.
      Molte cose le crediamo (in questo senso siamo costretti a crederle), senza poter verificare.

    7. LuxIgnis 23 febbraio 2022

      Non non è impossibile e se ci pensi bene capisci.
      Non sto parlando solo di persone che ti costringono a credere ma di situazioni, esperienze di vita, ambiente di vita, fino ad arrivare addirittura a Dio se vogliamo.
      Potremmo essere non costretti solo se avessimo la piena libertà, anche se questa, anche nella migliore delle ipotesi non esiste: la materia è comunque una prigione.
      Anche se pensi di aver fatto una scelta, come il credere od il non credere, questa è stata comunque influenzata da migliaia di cose.
      Quindi in questo senso siamo tutti costretti a credere, perché non sappiamo mai veramente nulla.
      Ed è in questo che il miglior compagno di vita è il dubbio, e la sicurezza che ne viene. Se ho dubbio sono molto più libero che se io credo, quindi più sicuro di me. Ed ho una valutazione migliore di quello che mi è intorno.

    8. danone 23 febbraio 2022

      E va bè, ho capito anch'io, ma se scrivi costretto a credere, non vuol dire credere a qualcosa perchè sei ignorante della verità.
      Rispondo anche a Lux.
      Il dubbio è fondamentale come dice Lux, proprio perchè chi sa di non sapere, non alimenta più i suoi credere e nessuno lo può costringere più a farlo.
      Uno che non sa è ovvio che crede a tutto quel che vuole, ma non è la condizione del costretto.
      L'ignoranza non ti costringe a credere a qualcosa, proprio perchè esiste il sacro dubbio, credere è sempre una scelta, inconsapevole spesso, ma rimane una scelta non una costrizione.

    9. sbregaverse 24 febbraio 2022

      Dai per scontato il libero arbitrio ?
      Dove,anche il bravissimo Brizzi, ciurla nel manico !

    1. danone 23 febbraio 2022

      L'analisi di Donat-catten è condivisibile, a parte l'eccessivo uso dell'etichetta di uomo postmoderno, riferita ai tipi come noi.
      Ma quale postmoderno, lo vai a dire a tua sorella postmoderno, ciccio :-))
      Visto come è messo l'uomo moderno, non mi immagino il post, quindi lascia stare amico con queste targhe mentali che non dicono niente.
      E poi quei tre eventi presi a paletti di demarcazione dell'epoca del pensiero razionale, le due tragedie di Bopal e Chernobil come fine e l'allunaggio come l'apice.

      Due momenti sono stati suggeriti come simbolo della fine di quell’epoca: nel 1984 a Bophal esplode uno stabilimento di insetticidi della Union Carbide, muoiono a migliaia in pochi minuti e innumerevoli successivamente; nel 1986 scoppia un reattore nucleare a Chernobyl, stessa sorte. E accade a meno di vent’anni dall’evento che può invece essere interpretato come l’apice dei successi del pensiero razionale: lo sbarco sulla luna, 1969.

      Ma quando mai donat, cambia suggeritore, va là.
      L'allunaggio è dubbio quanto l'esistenza dello stesso pensiero razionale nel Sapiens, quindi parlare dell'apice del suo successo, è leggermente eccessivo, a meno che non si intenda del successo della manipolazione mediatica sistemica, e allora certo, lo sbarco sulla Luna fu un grandissimo show, uno dei successi migliori di tutti i tempi del mainstream mediatico, e infatti ancora è ritenuto da tutti un evento reale ed è completamente scemo chi lo ritiene una straordinaria manipolazione.
      Una vera e propria arte mediatica di propaganda, forse iniziata proprio dall'allunaggio, e che avrebbe continuato a devastare gli intelletti e gli immaginari collettivi da lì in poi, fino ad oggi compreso.
      Per quanto riguarda le due tragedie, dico solo che è dal dopo guerra che ci sono guerre in ogni dove, scatenate dalla civiltà dei razionali, contro milioni di non buon selvaggi, per cui non mi focalizzerei proprio lì, in quelle due bruttissime vicende per determinare chissà cosa, ad essere sincero, gli esempi di irrazionalità su sto pianeta sono costanti e permanenti.

    2. Hospiton 23 febbraio 2022

      Ciao Danone, a proposito dell'allunaggio ti consiglio questo recente intervento di Bizzi; la puntata è incentrata su Marte (tra le più interessanti che abbia seguito), naturalmente la consiglio per intero ma, dato il cenno alla famosa missione del '69, volevo segnalartela soprattutto per l'importante passaggio sulle missioni lunari dal minuto 22.40 circa

      tempo fa vidi il documentario su Kubrick ma non mi convinse, perciò le parole di Bizzi non mi hanno spiazzato più di tanto

    3. danone 23 febbraio 2022

      Ciao caro, si l'ho vista e concordo con lui, l'uomo è andato sulla Luna, su Marte e forse anche oltre, il problema è capire con quale tecnologia ha viaggiato, di sicuro non quella degli Apollo.
      Quando dico che l'allunaggio è falso intendo lo show che ci hanno presentato, non che non siamo mai stati lassù.

    4. Primadellesabbie 23 febbraio 2022

      Bisogna capire chi ce li ha portati.

      Avete visto questi 10', Biglino/von Däniken?

    5. Hospiton 23 febbraio 2022

      Ormai non mi stupirei neanche se Bizzi rivelasse che è stata utilizzata un'astronave simile alla "Lewis and Clark" del bellissimo film "Punto di non ritorno"...
      https://it.wikipedia.org/wiki/Punto_di_non_ritorno_(film)
      mi tengo pronto a tutto!

    6. danone 23 febbraio 2022

      Io mi tengo pronto all'incontro di venerdì sera sempre nel canale di Lamberti, fra Bizzi e Malanga, chissà i meteoriti che pioveranno :-))

    7. danone 23 febbraio 2022

      Si Prima, visto :-))

    8. BrunoWald 25 febbraio 2022

      Ho stima per Bizzi, il problema è che lui ed altri tendono a fare affermazioni categoriche, come quelle sull'esistenza di basi e astronavi aliene sulla luna, o le basi tedesche in Antartide (vedi Tom Bosco) senza fornire nessun riscontro oggettivo, e quindi a mio parere di nessuna utilità concreta. La Kulturkampf contro il materialismo e il globalismo deve essere condotta con armi intellettuali impeccabili, e concentrarsi su ciò che è possibile dimostrare, altrimenti prestiamo il fianco a critiche di ogni genere.

    9. Hospiton 25 febbraio 2022

      Vero, soprattutto l'ho notato nel caso di Bosco (che infatti non sto più seguendo, sparate a volte davvero eccessive). Per Bizzi ho grande stima dal punto di vista storico-politico, puntate come quelle sul Risorgimento e su Tangentopoli sarebbero da mostrare nelle scuole e lì disponiamo anche di buona documentazione in merito...quando parla di tematiche come quella marziana ovviamente si entra in un campo minato, argomento che mi affascina ma ciò che apprendo in merito lo tengo per me o ne discuto solo in determinati spazi o con persone con adeguata apertura mentale, Bizzi invece ha deciso di rendere tutto pubblico; potrebbe essere un errore, come sottolinei tu, o magari al punto drammatico in cui siamo ha deciso di fregarsene delle prevedibili critiche. Forse aveva ragione Valentino Bellucci, uno studioso di religioni orientali che si era schierato risolutamente contro l'attuale regime (e che purtroppo è morto poco tempo fa): le squadre sono già fatte, chi ha retto sinora all'impatto della propaganda è immune ai suoi effetti, è mentalmente libero, gli altri purtroppo saranno un ostacolo (se in malafede o comunque ottusi, e penso che Bizzi non si preoccupi più di queste categorie) o al massimo rimarranno in una sorta di limbo, ininfluenti. Io sarei stato più prudente ma non ho gli agganci e le conoscenze di Bizzi, ed ho l'impressione che egli disponga di ulteriori informazioni ancora non divulgabili.

    1. Rnamessaggero 23 febbraio 2022

      Il concetto di postmodernità non lo digerisco, è subdolo. L' uomo che inventò la ruota era moderno, quando è iniziata quindi la postmodernità ?
      Dice che è post moderno chi ragiona con la propria mente e la cosa mi fa pensare ai semi di mela, venduti dal cinese, col potere di far diventare furbi. Uno ne compra 4 a 5 euro l' uno, li mangia e poi pensa e dice che con 20 euro poteva comprarsi chili di mele. A quel punto il cinese interviene e risponde: "lo vedi che sei diventato furbo ?"
      Il postmoderno è il cinese o il mangiasemi ?
      Vabbéh, scusate.

    1. alfvanred 23 febbraio 2022

      Lo sbarco sulla Luna? Ma davvero?

    2. BrunoWald 25 febbraio 2022

      Infatti, "l’apice dei successi del pensiero razionale" è più che altro l'apice dei successi dell'illusionismo propagandistico.
      Anche la foto dell'articolo è un falso abbastanza evidente, ma la fede nella TV è più potente di qualsiasi evidenza.

    1. R66 23 febbraio 2022

      Cito: "E più volte mi sono trovato di fronte a persone (anziane) che pacificamente dichiaravano di non riuscire minimamente a concepire e quindi giustificare la posizione no-vax. Diversi mi hanno detto: “Non vi capirò mai”, e mi hanno dato sempre l’impressione che si trattasse di una critica sincera."

      Se fossero svegli, scusate... se fossero un tantino meno allocchi, la domanda da porre sarebbe: "Come mai io non vi capisco ma voi capite me?". 🙂

    1. JA 23 febbraio 2022

      Già Nietzsche profetizzò il pericolo per l'Uomo ocidentale nel becero scientismo moderno dei meschini operai della ricerca.

Visualizzati 28 di 28 commenti approvati.