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LEHMAN LA TOSSICA

DI PETER MORICI
Counterpunch

Perchè dobbiamo gioire per questo fallimento

Lehman Brothers [è] destinata alla liquidazione e ciò potrebbe affrettare le riforme di cui c’è bisogno Wall Street.

Sforzi per trovare un compratore o smembrare l’azienda in modo ordinato sono falliti questo weekend per le stesse ragioni per cui la precedente proposta dell’amministratore delegato Richard Fuld per riorganizzare la Lehman aveva generato poco entusiasmo.

Lehman ha un valore netto negativo. Qualunque resoconto che avesse detto il contrario allo scopo di favorire un accordo sarebbe stato una fantasia di banchieri di Wall Street che rifiutavano di riconoscere tutta l’ampiezza del problema.

Fuld aveva proposto di vendere i titoli tossici poggiati sui mutui e gli immobili della Lehman in cambio di una enorme svalutazione, e vendere la sua lucrativa unità di gestione investimenti, che include Neuberger Berman, per compensare tali perdite.

Ciò avrebbe lasciato intatto il settore bancario di investimenti della Lehman.

Una banca di investimenti in realtà, possiede solo tre cose: capitale di lavoro, finanzieri furbi e fiducia da parte dei clienti.

A seguire “I Tempi Sono Maturi” di Jim Kunstler, Clusterfuck Nation, e “Crisi finanziaria/ Dopo Lehman e Merrill Lynch prossime prede AIG e Washington Mutual” di Luca Spoldi, Affaritaliani.it
Il capitale può essere costruito e le scuole americane di economia educano molte menti acute. La fiducia è molto più difficile da trovare.

Nel mondo delle unioni e delle acquisizioni, delle offerte di obbligazioni e di capitale iniziale e cose simili, i clienti spesso navigano attraverso transazioni complicate e pericolose che richiedono una piena fiducia nell’integrità dei banchieri incaricati dei loro investimenti.

Dopo tutte le follie di Fuld nel mercato immobiliare e nelle obbligazioni poggiate sui mutui, solo un amministratore delegato pazzo si fiderebbe della Lehman per gestire il suo prezioso portafoglio titoli. Perciò, la banca di investimenti Lehman non vale molto nelle mani della sua attuale gestione.

Tolti i suoi beni tossici nel mercato immobiliare e la sua unità di gestione investimenti, l’unico reale valore della Lehman sono le sue relazioni con i clienti. Queste, per avere un qualche valore, devono essere trasferite ad una società più degna di fiducia.

Nessun altra grande azienda potrebbe comprare la Lehman tutta intera—i suoi beni e le sue obbligazioni tossiche nel mercato immobiliare sono troppo difficili da valutare. Solo un matto penserebbe di poter stabilire correttamente il loro valore, a meno di assegnare loro un valore pari a zero.

Gran parte delle maggiori banche è proprietaria di beni tossici simili. Se un’altra grande società finanziaria si ritrova in ristrettezze simili a quelle della Lehman, cosa probabile, la seconda vendita di emergenza richiederebbe un valore nominale delle azioni della Lehman basate sui mutui più basso di quello che potrebbe essere assegnato ora.

Ciò spiega perché una delle soluzioni che sono state offerte è rimasta bloccata: grattare via, per venderle, il settore di investimenti e l’unità di gestione degli investimenti, creando un’altra società contenente i beni tossici, e sostenere quest’ultima con iniezioni di liquidi provenienti da altre banche.

Gran parte delle altre banche hanno bisogno di tutto il denaro che hanno a disposizione per coprire i loro beni cattivi, e qualunque denaro mettessero in una società marcia probabilmente sarebbe semplicemente perso.

Prestiti della Federal Reserve a tale azienda avrebbero portato a dover salvare banche e finanziarie con sussidi fino a $ 400 miliardi. In generale diverse società di Wall Street sono, probabilmente, insolventi quanto la Lehman, e il suo fallimento potrebbe annunciare una più ampia ristrutturazione del settore finanziario.

Domenica, la International Swaps and Derivatives Association ha tenuto una speciale giornata di scambi per aiutare le banche e le società a scaricare i loro accordi di contropartita con la Lehman. Rimane da vedere quanto siano stati efficaci questi sforzi, ma certamente ne seguirà una turbolenza nel mercato azionario. Nondimeno tale turbolenza è un costo necessario per costringere positive riforme nel settore finanziario Usa.

I dirigenti della Lehman troveranno difficoltà a riprodurre altrove i loro generosi compensi, ma un riaggiustamento dei compensi bancari a livelli più realistici e a schemi più responsabili è necessario per ritornare ad uno stato di salute a Wall Street.

Pratiche di compensi basati sulle prestazioni alla Lehman e in tutta Wall Street, che paga grandi bonus quando i banchieri scommettono bene ma che impongono le perdite agli azionisti quando scommettono male, ha propagato quel genere di manipolazione finanziaria tossica che ha causato il disastro dei mutui, una crisi generale del credito e un’esperienza di quasi-morte per molte banche e brokers di Wall Street.

Pagare i banchieri in modo più ragionevole è tanto necessario per restaurare la normale operatività dei mercati del credito quanto la generale riduzione del leveraggio di cui parla Ben Bernanke.

Tristemente, Vikram Pandit della Citigroup, John Thane della Merrill Lynch, e altri, non riusciranno ad allontanare l’illusione che i loro MBA trentacinquenni [Master of Business Administration] valgano tanto quanto l’interbase dei New York Yankee Derek Jeter, e che loro, a loro volta, valgono multipli di quella cifra.

Il denaro degli azionisti, che loro hanno distrutto, allontana tale conclusione.

Mentre la Lehman esce di scena, l’attenzione si volge verso AIG e Merrill Lynch. Probabilmente verranno riorganizzate, comparate, spezzate o faranno bancarotta.

Prima o poi, dopo che saranno caduti abbastanza pezzi del domino, le pratiche sui compensi e sugli affari torneranno a norme più conservatrici rispetto al 10, o 20 anni fa. Solo in quel momento la crisi del credito sarà risolta e l’economia sarà ad una distanza accettabile da un pieno recupero.

Peter Morici è professore presso la School of Business della University of Maryland ed ex capo economista della U.S. International Trade Commission.

Titolo originale: “Toxic Lehman – Reasons to Cheer the Fall of a Giant

Fonte: http://www.counterpunch.org
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15.09.2008

I TEMPI SONO MATURI

DI JAMES H. KUNSTLER
Clusterfuck Nation

Si è scoperto che il vero uragano la scorsa settimana si è scatenato a Wall Street, non a Galveston. Questa mattina, Manhattan è coperta sino al collo dalle rovine del sistema bancario e in questo momento (7 a.m.) nessuno sa quanto lontano e quanto in profondità si diffonderà il danno. La paura, naturalmente, è che siamo testimoni di una classica situazione a “castello di carte” o a “domino”, e che la morte di Lehman Brothers e Merrill Lynch si ripercouoterà in un collasso generalizzato di tutto il consenso di valori che supporta i mezzi di scambio.

Almeno una cosa dovrebbe essere chiara: tutto ciò è avvenuto a causa della negligenza e della inettitudine dolosa delle autorità regolatrici, cioè del partito repubblicano, e che tutto il clamore che circonda oggi Sarah Palin dovrebbe essere spazzato via rivelando questo gruppo per quello che in realtà è: il partito che ha fatto naufragare l’America. Spero che uno o due funzionari della campagna elettorale di Barack Obama stiano leggendo questo blog. Potete iniziare la ridefinizione dell’opposizione in questo esatto momento. I repubblicani devono essere chiaramente identificati come il partito che ha fatto naufragare l’America.

Molte cose che stanno per accadere questa settimana saranno interessanti da vedere e ascoltare, ma una domanda estremamente importante che già possiamo farci è: com’è possibile che Bank of America compri Merrill Lynch per $ 50 miliardi dopo essersi assunta le passività di quel fantoccio di pezza noto come Countrywide? Ma questo piccolo dettaglio potrebbe venir perso nel rumore assordante, mentre altre banche o organizzazioni simili iniziano a schiantarsi come alberi di sequoia in un parco nazionale.

Vorrei proprio sapere se questo spettacolo di rovine darà una risposta alla domanda se l’America entrerà in una iperinflazione o in una implacabile deflazione, ma l’effetto finale sarà comunque che il denaro lascerà il sistema a cumuli. E se non sarà il denaro di per sé, sarà quella rappresentazione del denaro fatta di certificati, contratti, contropartite e gentlemen’s agreement. Questo è il giorno in cui l’America si ritrova un paese molto più povero. Il capitale che pensavamo fosse lì, se n’è andato.

Gran parte di esso è stata in realtà trasformato negli anni in ville ad Hampton, jet Gulfstream e altri giocattolini che adesso finiranno su Ebay o su qualcosa di simile, mentre ci trasformeremo nella nazione-svendita-da-cortile con una liquidazione generale dei beni rimanenti. Naturalmente, il problema in una situazione come questa, dove assolutamente chiunque sta cercando di sbarazzarsi delle azioni, è che ci sono davvero pochi compratori sulla scena, perciò i prezzi di tutte queste cose vanno giù giù giù. Tutto è in vendita e nessuno ha denaro.

Questo era essenzialmente lo stato di cose nella Grande Depressione degli anni 30, e l’unica via di fuga da quella situazione si rivelò essere la mobilitazione per la guerra. E subito dopo quella terribile guerra noi eravamo l’unica nazione industriale che non era stata bombardata sino a essere ridotta in rovine. Per di più avevamo a nostra disposizione davvero una bella fornitura della materia primaria dell’industria, il petrolio. Perciò spendemmo i successivi trent’anni facendo mucchi di belle cose e vendendole alle persone di altri paesi (prestando loro il denaro necessario all’acquisto) sino a che queste nazioni non si furono risollevate e furono in grado di pagare i debiti. E dopo il 1975, il club degli industriali prese un gruppetto di nuovi membri e tutti iniziarono a farci le scarpe.

Perciò, mentre la nostra base industriale svaniva, e le nostre fabbriche diventavano vecchie e cadenti, e la nostra forza lavoro veniva sempre scavalcata da forze lavoro più economiche, ci imbarcammo alla ricerca della “nuova economia”. Questa fu rappresentata, in momenti successivi, come l’economia dell’informazione, l’economia dei consumatori, l’economia dell’ high-tech, eccetera. Erano tutte balle il cui scopo era nascondere la verità—cioè che eravamo diventati una società che non produceva più cose di valore e non generava più autentica ricchezza. L’atto finale di questa farsa è stato quello della cosiddetta “industria finanziaria”.

Tale industria si rivelò essere più sinceramente devota alla produzione di complesse truffe. Queste truffe erano così accuratamente progettate che sono serviti 20 anni per rivelarle, ed erano attaccate alle cose principali con cui l’opinione pubblica americana costruisce la propria identità: case-e-alloggi. Perciò gran parte della gente si ritrova con il reale pericolo di diventare senzatetto e fallita.

In genere riconosciamo che un qualche maligno e massiccio trasferimento di ricchezza è avvenuto nel processo del fiasco dei mutui, ma rimane da vedere se un qualche residuo di questa ricchezza può essere veramente trattenuto sotto forma di valuta, contratti e presunti titoli. Il generale regolamento dei debiti che sta avvenendo ora potrebbe lasciare una terribile quantità di queste cose totalmente priva di valore.

Dovremo essere spaventati dalle implicazioni politiche di questa Grande Implosione di presunta ricchezza. Un qualche gruppo di persone dovrà fare pulizia in questo caos. Andando verso un’importante elezione, è difficile immaginare che il popolo americano dia il compito di fare pulizia allo stesso gruppo che ha creato il caos—non importa quante faccette buffe riesca a fare in televisione Sarah Palin. Entrambi i partiti, sino ad oggi, hanno fatto in modo di ignorare la crescente crisi del sistema bancario e della valuta, ma non possono ignorare le sequoie che si schiantano attorno alle loro caviglie e scuotono la terra su cui si trovano.

In gioco ora sarà la questione della credibilità, in tutte le sue dimensioni sociali umane. Il nostro denaro è credibile? L’autorità dei nostri funzionari eletti è credibile? I nostri valori e le nostre idee sono credibili? Queste sono le domande che determineranno il genere di futuro in cui ci troveremo.

Perciò, per iniziare questo processo e per chiarire la situazione,vorrei spingere i lettori di questo blog a identificare il partito repubblicano con il suo nuovo marchio: il partito che ha fatto naufragare l’America. Almeno allora potremo restaurare un valore cardinale nella tremante struttura di ciò che affermiamo credere: che le azioni hanno delle conseguenze, che non si può semplicemente truffare e saccheggiare una società e andarsene via con il malloppo.

Spargete la parola, cambiate il tono di questa campagna elettorale e continuate a mettere i vostri commenti. Questa sarà una settimana importante.

Titolo originale: “A Ripe Moment”

Fonte: http://jameshowardkunstler.typepad.com
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15.09.2008

Traduzioni per www.comedonchisciotte.org a cura di ALCENERO

CRISI FINANZIARIA: DOPO LEHMAN E MERRIL LYNCH, PROSSIME PREDE AIG E WASHNGTON MUTUAL

DI LUCA SPOLDI
Affaritaliani.it

A cosa servono le crisi finanziarie ed economiche in genere, ve lo siete mai chiesti? A snellire il corpo dell’economia di uno o più paesi, “ingrassato” durante le fasi espansive. Si ricalcolano costi e benefici, si elimina il personale in eccesso, si introducono nuove tecnologie produttive e modelli organizzativi più al passo coi tempi. Ma certo a volte si rischia di esagerare nello zelo, a solo vantaggio di chi la crisi è in grado di evitarlo avendo messo da parte per tempo liquidità a sufficienza per affrontare il periodo senza troppi travagli.

E’ il caso in queste ore del settore finanziario negli Stati Uniti: alla notizia del fallimento di Lehman Brothers, fino all’altro ieri quarta maggiore banca d’affari a stelle e strisce ma che né i coreani di Kdf, né gli inglesi di Barclays, né gli americani di Bank of America si son sentiti di acquistare per richieste eccessive o mancanza di garanzie, ha fatto eco il passaggio di mano di Merrill Lynch, ossia la terza maggiore banca d’affari Usa, acquisita con uno scambio carta contro carta del valore di 50 miliardi di dollari dalla stessa Banc of America.

La quale in precedenza, val la pena di ricordare, aveva acquisito per 2,5 miliardi di dollari in contanti e titoli Countrywide Financial pochi mesi fa e (nel luglio 2007) Us Trust Corp per 3,3 miliardi in contanti. Banc of America perde oggi il 15% ma vista la buona fama di ristrutturatore del suo numero uno, Ken Lewis, molti analisti sono pronti a scommettere che a medio termine l’operazione farà la felicità degli azionisti del terzo gruppo finanziario americano, ormai alle spalle solo di Goldman Sachs e Citigroup.

Ma se per Lehman e Merrill Lynch la partita appare chiusa, come ormai è chiusa (grazie alla discesa in campo del Tesoro, che invece non ha voluto aiutare Lehman Brothers) la crisi di Fannie Mae e Freddie Mac, il mercato si è subito chiesto chi possa essere la prossima vittima. Gli indiziati sono due principalmente: la statunitense AIG, prima compagnia assicurativa mondiale, il cui titolo perde in queste ore metà del valore dopo che si è saputo della richiesta avanzata d’urgenza, domenica sera, alla Federal Reserve di poter accedere a un finanziamento straordinario da 40 miliardi di dollari.

A differenza di Paulson poche ore prima, Bernanke dovrebbe accordare il prestito, altrimenti anche AIG rischia per mancanza di liquidità di dover finire in Chapter 11 (l’amministrazione controllata appena chiesta da Lehman Brothers), con pesanti riflessi sul mercato dei mutui immobiliari e quindi su un settore ritenuto vitale per l’eventuale ripresa dell’economia Usa. Se non dovesse arrivare il soccorso di Bernanke AIG potrebbe peraltro contare sull’offerta d’acquisto, finora rispedita al mittente, avanzata da Jc Flowers per il 100% della compagnia.

Altra candidata a passare di mano è Washington Mutual: il titolo cede attorno al 17% oggi a Wall Street, ma nell’ultimo anno il titolo, che ormai oscilla sui 2,28 dollari per azione, ha perso il 93,5% (valeva 35,53 dollari il 14 settembre 2007). Come dire che il mercato la considera già fallita e aspetta solo che qualcuno si faccia avanti, eventualmente, per rilevarne le spoglie.

Se tutto questo basterà o ci saranno ripercussioni in Asia ed Europa è presto per dirlo, certo fin dalla mattinata di oggi è stato un susseguirsi di dichiarazioni come quella di Axa, che tramite il proprio asset management detiene il 9,46% di Lehman, che ha subito precisato di aver operato “per conto di propri clienti” e dunque di non essere esposta direttamente. Per il gruppo francese i danni non dovrebbero superare i 300 milioni di euro, di questi tempi è già qualcosa.

Fonte: http://www.affaritaliani.it
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15.09.2008

Pubblicato da Das schloss

  • alcenero

    I broker di Lehman senza lavoro. New York perde 50 mila posti,

    “Ho perso tutto, compreso l’80% dell’ultimo stipendio. Posta elettronica in tilt”

    “I miei sogni in uno scatolone
    la smania di vendere ci ha fregati”

    MARIO CALABRESI, Repubblica.it

    NEW YORK – Il venditore di caffè e ciambelle all’angolo tra la Settima Avenue e la Cinquantesima Strada da questa mattina sarà senza clienti. Dovrà trainare il suo baracchino da qualche altra parte: i ragazzi di Lehman Brothers non esistono più. Pieno di rabbia ha attaccato un cartello scritto a pennarello sopra il termos fumante: “Non si servono giornalisti”. Non ha dubbi: “Hanno creato il panico, fatto scappare gli azionisti e ucciso una banca che si poteva salvare”.

    Il palazzo è assediato dalle telecamere, dieci camion con l’antenna satellitare si sono piazzati durante la notte lungo i marciapiedi, i turisti fanno la fila per farsi fotografare davanti al simbolo della fine di un’altra epoca del capitalismo. I diecimila dipendenti di questo grattacielo entrano in silenzio, hanno l’ordine di non parlare. Domenica sera, quando il sito internet del New York Times per primo aveva dato la notizia della bancarotta, hanno capito che era davvero finita.

    Quando molti già dormivano, prima di mezzanotte sono arrivate due e-mail: la prima diceva di presentarsi regolarmente al lavoro lunedì mattina, la seconda spiegava che sarebbe stata una “giornata normale”: bisognava tenere vive le attività e occuparsi dei clienti. Cercare di dare spiegazioni.

    Ma non è stata una “giornata normale”, anche perché tutti sapevano che sarebbe stata l’ultima: “Non ci sono state scene di panico o di disperazione ma molta compostezza, nella tradizione della banca c’è una cultura dell’onore e dell’appartenenza che non è venuta meno nemmeno ora che stiamo affondando. Ma in verità ognuno ha pensato al futuro, al passato, a dove ha sbagliato: chi ha fatto gli scatoloni, chi ha passato le ore a spedire curriculum, chi calcolava e ricalcolava il disastro finanziario personale”. Per farsi raccontare cosa accade al centro del terremoto finanziario mondiale bisogna allontanarsi, trovare qualcuno disposto a camminare fino a Central Park e a sfogarsi davanti al laghetto.

    “Ho 36 anni – comincia a scandire con metodo il nostro broker che vuole restare anonimo – , sono un senior vice-president e guadagnavo tra 750mila e un milione di dollari all’anno. Ma oltre l’ottanta per cento del mio stipendio è composto dal bonus che arriva a gennaio e non lo vedrò mai: ho lavorato oltre otto mesi per niente, è sfumato tutto. Certo prendevo un sacco di soldi, ma per vivere qui, per pagare le scuole dei figli, le assicurazioni, affitti da 10mila dollari al mese quella è la cifra che devi prendere. Se vuoi vivere bene a Manhattan non puoi guadagnare meno di mezzo milione. E poi organizzi la tua vita contando che quei soldi arriveranno, c’è chi aveva comprato casa aspettando di saldare a gennaio e ora si trova senza nulla in mano. Il contratto d’affitto va pagato finché non scade e bisogna subito fare i conti di quanto si può sopravvivere a New York senza stipendio, cercando un altro posto. Quelli della mia età si sono messi subito a cercare, ma chi ha cinquant’anni è disperato, non ha mercato”.

    Racconta di un collega di scrivania di 55 anni entrato a Lehman nel 1983, un quarto di secolo di vita per la compagnia, tutti i guadagni investiti in azioni e un pacco incredibile di stock options: “Ha visto svanire 15 milioni di dollari in un fine settimana, il tesoro su cui contava per andare in pensione”.

    E’ l’ultimo giorno di lavoro e da domani c’è solo da provare a cercare un nuovo posto, non ci sono liquidazioni, cassa integrazione o la mano pubblica. Il team in cui lavora il nostro broker è composto da dieci persone, sono andati a lavorare anche durante il fine settimana anche se sapevano che non avrebbero più visto un dollaro, volevano parlare con i clienti, farsi coraggio e pensare insieme a come affrontare il futuro: “Il nostro capo ci ha proposto di provare a venderci come squadra, abbiamo preso contatti con altre banche offrendo la possibilità di prendere un team che è affiatato e ha un portafoglio clienti non indifferente. Nello stesso tempo però ognuno corre per conto suo, non c’è tempo da perdere”.

    Alle dieci di mattina la dirigenza della banca ha deciso di bloccare il server della posta elettronica: il traffico in uscita aveva toccato un picco record e si era diffuso il timore che stessero uscendo documenti, dati, elenchi di clienti. Di certo stavano uscendo curriculum. “Dopo un attimo di incertezza sono tutti passati sui loro indirizzi di posta privata e hanno ripreso a cercare lavoro. E’ una gara a chi è più veloce, elastico e flessibile: restare a New York, puntare sull’Europa o trasferirsi a Singapore piuttosto che a Dubai. E poi prima di sera bisognerà fare uno scatolone con gli effetti personali e lasciare la scrivania vuota”.

    Così ieri sera, dopo 158 anni di vita Lehmans Brothers ha spento le luci. Sulla facciata del palazzo poco a nord di Times Square, dove si era trasferita dopo essere sopravvissuta all’11 settembre, aveva messo degli immensi schermi a cristalli liquidi che trasmettevano giorno e notte immagini bucoliche: prati, montagne, campi di grano. Ora tutto diventerà buio e la città sa che il buco nero si allargherà a cerchi concentrici. Solo nei 32 piani di questo grattacielo lavoravano 10mila persone, con loro resteranno a casa i colleghi delle altre quattro sedi sparse tra Manhattan e il New Jersey e più di 20mila dipendenti in eccesso dall’unione tra Bank of America e Merrill Lynch.

    New York ha perso, in uno dei fine settimana più neri della sua storia, 50mila posti. E non finisce qui: ogni lavoro del distretto finanziario si teorizza ne crei altri quattro in città, sono portieri, posteggiatori, autisti, cuochi, camerieri, baby sitter, sarti, commessi, fattorini. I conti, molto arbitrari, ci dicono che altre 200mila persone da ieri mattina sono entrate in crisi.

    Il sindaco Bloomberg ha già calcolato le mancate entrate fiscali e non ha nascosto che dovrà fare tagli al bilancio o alzare le tasse. Poi ha cancellato un viaggio in California: è meglio restare, la città è nervosa.

    A sera la processione dei dipendenti che escono con i loro scatoloni in braccio è mesta. Hanno ancora tutti la cravatta, anche il nostro broker che ha l’abito blu, le scarpe nere e la camicia bianca con i gemelli d’oro: “Abbiamo rispettato il codice di comportamento fino all’ultimo: bisogna portare sempre la cravatta e la si può allentare, slacciando l’ultimo bottone, solo dopo le cinque o se a Wall Street c’è una seduta davvero pesante.

    Quest’estate ci hanno detto che potevamo toglierla il venerdì pomeriggio e molti l’hanno letto come un segno della crisi, come un modo per risollevarci l’umore”. Non ha niente in mano: “Avevo soltanto due spazzolini e un tubetto di dentifricio, esco pulito così come ero entrato”. La sera lascia spazio alla tristezza e anche alla consapevolezza che ad aver distrutto tutto è stata la smania di inventare sempre nuovi strumenti finanziari e di piazzare sul mercato spazzatura travestita da occasione: “Forse era giusto che finisse così, per ricordare a Wall Street che la furbizia non vince sempre, che non si può pretendere di vendere qualunque cosa solo perché si è capaci di impacchettarla bene. Forse è un atto catartico, forse può servire a ripartire più sani”.

    La processione si allunga: le segretarie sono quelle che hanno le scatole più grosse, piene di foto, cartoncini, pupazzetti, erano loro a rendere l’ambiente un po’ più umano, sono quelle che domani faranno più fatica di tutti a sopravvivere. Insieme ai cuochi e ai camerieri che, in guanti bianchi, servivano i direttori e i loro clienti nelle salette riservate nell’attico spettacolare del 32esimo piano. Non hanno mai preso i bonus e i ristoranti di Manhattan non cercano personale: da P. J. Clarke’s, da 125 anni il tempio delle bistecche e degli hamburger, sabato non c’era coda e per la prima volta dall’11 settembre tre tavoli sono rimasti vuoti per tutta la sera.

    (16 settembre 2008)