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LE BANCHE DI ALLAH

DI RAFFAELE RAGNI
Rinascita

Il 25 settembre 2007 Adnan Yousif, presidente dell’Unione delle Banche Arabe (Uab), ha firmato un memorandum d’intesa con l’Associazione Bancaria Italiana (Abi) per l’apertura in Italia, entro la fine del 2008, di uno sportello ispirato ai principi del Corano, in linea con quanto sta avvenendo in altri Paesi europei. È passato un anno, durante il quale si è discusso di tante problematiche legate alla presenza crescente di musulmani in Italia – apertura di moschee, matrimoni misti, studio del Corano nelle scuole, uso del velo in luoghi pubblici – ma nessuno ha seriamente approfondito i vantaggi, che avrebbero gli imprenditori e i risparmiatori italiani, se potessero rivolgersi, invece che ai soliti usurai, anche alle banche di diritto islamico. Se vogliamo davvero liberalizzare il nostro sistema finanziario, allora dovremmo aprirci a tutte le banche, non solo a quelle ispirate al modello americano.

La caratteristica più nota del sistema bancario islamico è il divieto di addebitare interessi. Il Corano (sura 2, versetto 275) vieta la riba sul denaro prestato. Il termine si riferisce non solo all’usura, cioè ad un tasso d’interesse eccessivo, ma a qualsiasi corresponsione d’interessi su mutui e depositi. Secondo la shari’ah, che è la legge islamica, soltanto il lavoro dell’uomo può giustificare l’arricchimento, sia sul piano etico che giuridico. Non è lecito percepire alcun interesse, neanche minimo, perché esso rappresenta un guadagno del creditore collegato al semplice decorrere del tempo.

L’Islam consente solo un tipo di prestito – chiamato qard-el-hassan, che letteralmente significa buon prestito – dove il prestatore non addebita alcun interesse o importo addizionale alla cifra prestata. Il creditore offre il prestito per ottenere la benedizione di Allah e si aspetta una ricompensa solo da Allah. Le risorse per questo tipo di operazione sono prelevate da un fondo di solidarietà, detto decima legale (zakat), formato dai contributi volontari che tutti i musulmani versano a favore dei poveri e che vengono gestiti dalle banche per conto delle comunità locali o dei governi. Il denaro erogato come buon prestito viene usato a scopo di consumo o per l’acquisto di beni di prima necessità.

La condanna dell’usura deriva dal fatto che la moneta è considerata unità di misura e mezzo di pagamento. Non avendo alcun valore intrinseco, non può generare altra moneta tramite il pagamento d’interessi. Il lavoro umano, lo spirito di iniziativa e il rischio insito in un’attività produttiva, sono più importanti del denaro usato per finanziarli. I giuristi musulmani considerano la moneta come capitale potenziale, piuttosto che come capitale in senso stretto, nel senso che essa diventa capitale solo quando viene investita in un’attività economica. Di conseguenza, il denaro anticipato sotto forma di prestito è considerato un debito dell’impresa e non un capitale. In quanto tale, non dà diritto ad alcun profitto. Il suo potere d’acquisto non può venire usato per creare direttamente maggiore potere d’acquisto, ma deve passare attraverso una fase intermedia che la compravendita di beni e servizi.

Partendo da questa visione della moneta, la finanza islamica si fonda sull’idea che prestatore ed utilizzatore di moneta devono spartire in ugual misura il rischio d’impresa, affinché tutta la comunità, e non soltanto una categoria di operatori economici, ne tragga beneficio. Ciò vale per fabbriche, aziende agricole, società di servizi o semplici operazioni commerciali. Tradotto in termini bancari, significa che tutti i soggetti coinvolti – il depositante, la banca, il debitore – devono dividere i rischi e i guadagni derivanti dal finanziamento di una certa attività. É il principio del profit-loss sharing, conosciuto ma scarsamente applicato nel sistema bancario occidentale, che invece obbliga il debitore a restituire l’ammontare del prestito ricevuto, insieme all’interesse imposto, indipendentemente dal successo o dal fallimento della sua impresa.

Tecnicamente la condivisione del rischio d’impresa si sostanzia in varie forme di finanziamento, di tipo associativo o partecipativo. Col murabaha la banca acquista un macchinario per conto del cliente e lo rivende al cliente stesso ad un prezzo più alto. Col mudaraba la banca investe fondi per conto del cliente e prende una percentuale sui profitti derivanti dall’investimento. I depositi bancari sono generalmente accettati in tale forma. Col musharaka la banca e il cliente costituiscono una società, o acquistano una partecipazione societaria, condividendo profitti e perdite derivanti dall’operazione.
La legge islamica proibisce anche la gharar, parola che significa incertezza, rischio, speculazione. Le parti contraenti devono essere perfettamente a conoscenza dei controvalori che sono scambiati come risultato delle loro transazioni e non possono predeterminare un profitto garantito. I cosiddetti futures – che sono promesse di futuri acquisti o vendite – sono considerati strumenti finanziari immorali, così come le transazioni finanziarie in valuta estera, perché i tassi di cambio sono determinati dai differenziali dei tassi di interesse. Molti studiosi islamici disapprovano anche l’indicizzazione del livello d’indebitamento tramite l’inflazione.

Tuttavia alcune transazioni sono considerate eccezioni al principio del gharar, come le vendite con pagamento anticipato (bai’ bithaman ajil) e il contratto di leasing (ijara). In ogni caso esistono precisi requisiti legali affinché questi contratti siano stipulati e conclusi in modo da minimizzare qualsiasi rischio. Ad esempio, nel leasing islamico – che consente alla banca di acquistare un bene per un cliente ed affittarglielo per un certo periodo, al termine del quale il cliente può acquistare il bene medesimo – la somma d’acquisto deve essere pari al totale delle rate, maggiorata soltanto della remunerazione del servizio prestato dalla banca.

Bisogna infine considerare che uno dei pilastri dell’Islam è la donazione (zakat), basata sull’idea di una purificazione della propria ricchezza tramite una parziale redistribuzione, che assume la forma di una tassa religiosa. Ad essa sono soggette le stesse banche e milioni di credenti, anche quelli emigrati. Si tratta di cifre enormi, difficili da valutare, che costituiscono un flusso ininterrotto di risorse impiegate per l’assistenza ai più bisognosi, ma anche una forma di finanziamento per la difesa e la diffusione della fede.

La prima banca islamica nacque in Egitto nel 1963, ma solo dopo la crisi petrolifera dei primi anni settanta cominciò il vero sviluppo della finanza islamica. Nel 1975 fu decisa l’istituzione di una banca pubblica, la Islamic Development Bank, con la partecipazione di 44 Paesi membri dell’Organizzazione della Conferenza Islamica (Oci), creata fin dal 1969. I principali azionisti sono l’Arabia Saudita (26%), la Libia (16%) e il Kuwait (13%). Il suo compito è quello di favorire il commercio tra nazioni musulmane, finanziare operazioni di leasing e vendite in acconto, creare fondi speciali per progetti di sviluppo.

Nello stesso anno nacque la Dubai Islamic Bank, la prima banca privata islamica, e nel 1978 fu insediata in Lussemburgo la prima banca islamica occidentale, denominata allora Islamic Banking System ed ora Islamic Financial House. Nel 1979 il Pakistan decretò l’islamizzazione di tutto il settore bancario.
Lo stesso avvenne in Sudan ed Iran nel 1983. Attualmente esistono 166 banche islamiche, che concentrano circa un 80% della raccolta in Medio Oriente ed il resto in altri Paesi musulmani, principalmente Malaysia e Indonesia. I gruppi più importanti sono quattro: Dallah Albaraka Group (Arabia Saudita), Dar al Maal al Islami Trust (Arabia Saudita), Alrahj Group (Arabia Saudita) The Islamic Investor (Kuwait).
Negli ultimi anni sono stati lanciati fondi azionari islamici che seguono criteri rigorosi nella scelta dei titoli. Sono escluse le imprese di settori immorali (bevande alcoliche, tabacco, pornografia, carne di maiale, armi), quelle che hanno un debito superiore al 33% della capitalizzazione, quelle che commerciano con Israele e quelle che praticano l’usura, cioè tutte le banche ed assicurazioni di diritto occidentale. In tutto il mondo esistono ben 144 fondi islamici che distribuiscono utili crescenti sotto forma di obbligazioni (sukuk) che, a differenza dei bond occidentali, non pagano interesse in senso stretto, ma sono cedole rappresentative di quote di profitti legate alle attività delle imprese selezionate.

Il primo sukuk fu emesso nel 1990. Dieci anni dopo avvenne la seconda emissione, solo 3 sukuk per 336 milioni di dollari. Nel 2003 sono aumentati a 37 per un ammontare di 5,7 miliardi di dollari. Nel 2006 sono stati emessi ben 199 sukuk, per oltre 27 miliardi di dollari, altri 206 nel 2007 per quasi 47 miliardi di dollari, ed infine 44 nel 2008 per altri 2,4 miliardi. La finanza islamica non ha risentito della recente crisi dei mutui subprime americani. Essendo vietati il prestito ad interesse e la commercializzazione dei debiti, gli investitori musulmani non corrono il rischio di acquistare prodotti complessi, come le famigerate collaterized debt obligations, che hanno scatenato la crisi.

L’autorevole agenzia di rating Moody’s stima che gli asset delle banche islamiche, in un solo anno, sono aumentati del 20% raggiungendo quota 500 miliardi di dollari. Parallelamente sottolinea i rischi legati alla credenza che tali istituti servano a finanziare il terrorismo internazionale. Evidentemente il sistema usuraio occidentale non ha altra strategia per arrestare l’avanzata delle banche di Allah se non alimentare questa credenza e fomentare il cosiddetto scontro di civiltà, col fantasma di Bin Laden che periodicamente appare per pronunciare rivendicazioni e minacce.

Per gli italiani, che non sono musulmani ma sono stanchi di subire il potere usuraio, l’attrattiva della finanza islamica si spiega soprattutto in rapporto alle disfunzioni della finanza globale. Ciò vale soprattutto per il Mezzogiorno, il cui divario rispetto alle regioni del Nord, si misura anche in termini di costo del denaro. Ma in generale, è tutta l’economia italiana ad essere ostaggio di un sistema bancario che privilegia i profitti dei creatori di moneta, cioè le banche, rispetto ai bisogni degli utilizzatori di moneta, cioè imprese e famiglie.

La banca senza banchieri. Questo è il cardine del socialismo islamico. Nel capitalismo occidentale esiste invece un conflitto strutturale tra imprese bancarie, che producono moneta dal nulla e lucrano sul tempo, ed imprese industriali e commerciali, che faticano a produrre lavoro perché schiacciate da interessi e garanzie vessatorie imposte dall’usurocrazia globale. Sarebbe riduttivo considerarlo un conflitto interno alla classe capitalista, poichè esso rappresenta la vera lotta di classe: lavoro contro usura, imprenditori ed operai contro banchieri.

Raffaele Ragni
Fonte: www.rinascita.info
Link: http://www.rinascita.info/cc/RQ_Analisi/EkkEyVZullbnkrgtkn.shtml
17.09.08

Pubblicato da Davide

  • nessuno

    Finalmente qualcuno spiega il perché tutti i media sono sempre pronti a parlar male dell’Islam.
    Pensate se aprisse in Italia una banca islamica e si diffondesse la voce che non vogliono interessi.
    Sarebbe la fine del sistema bancario italico.
    La propaganda usa contro l’islam e fatta per difendere il loro sistema che ,ora, è finalmente al collasso.
    Speriamo in una nuova guerra civile americana che si scannino fra di loro e che l’america diventi un cumulo di macerie.

  • Lif-EuroHolocaust

    Faccio notare all’utente Nessuno che gli USA non sono in guerra contro l’islam, ma contro quei Paesi maomettani reputati utili, tenendoli a bada o portandovi il caos, per fini geo-politici ulteriori. Non a caso, non solo gli USA sono in pace con i Paesi della Penisola Arabica, ma stanno vendendo il vendibili a questi (si sa, in periodi di crisi economica…). La retorica dello scontro di civiltà è servita ad un identico scopo, applicato su due versanti: ossia, isolare le scorie integraliste dal mondo maomettano alleato dell’Occidente e permettere la creazione di leggi e pratiche liberticide in Occidente, al fine di controllare i cittadini europei e nordamericani.

    Le banche islamiche non sono una novità in Europa. Basta controllare un po’ su internet per trovare numerosi articoli riguardanti l’apertura o il relativo progetto di apertura di banche islamiche in questo o quel Paese. Che lo scontro di civiltà sia una messa in scena è testimoniato non solo dalla facilità di penetrazione islamica in Gran Bretagna, con tanto di accettazione di corti islamiche (un po’ come quelle ebraiche), ma anche dalla forte presenza finanziaria e bancaria nella City londinese.

    Lascia perciò un po’ perplessi questo esaltare le banche islamiche, se non limitandosi a desiderarne il “nocciolo a-religioso”, ossia la pura e semplice assenza di interessi (più qualche altro dettaglio). Anche perchè banche islamiche significa penetrazione economica di società non solo meno libere di quelle europee, ma anche comunque alleate di quello stesso Occidente che a parole si depreca. Rischiando di creare, appoggiandosi ad esse, una nuova dipendenza, magari da un lato meno gravosa (per gli interessi assenti), ma costretta dalle regole aliene della religione maomettana (e poi mi si dovrebbe spiegare perchè criticare la Chiesa Cattolica, per finire col mettere tutti i risparmi in mano di realtà maomettane).

    Perplessità che aumenta considerando che esistono realtà alternative europee che andrebbero incoraggiate, sia perchè libere da interessi, sia perchè più libere socialmente, sia perchè strutturate in maniera “territoriale” e locale e non internazionale (come comunque sono anche le banche maomettane). E’ il caso delle banche JAK, originarie della Svezia, è costituite da associazioni di aderenti, il cui scopo è permettere depositi e prestiti bancari, senza interessi di alcun tipo (e senza lacciuoli religiosi alieni, detto en passant).

    Sarebbe il caso che ci si informasse più su simili realtà cooperative, piuttosto che finire a dare i propri soldi a qualche emirato.

    http://www.jakbankitalia.it/

    http://jak.se/

  • nessuno

    Faccio notare all’utente Lif-EuroHolocaust che gli usa sono in guerra non solo con l’islam ma anche di quelli che non gradiscono la loro ingerenza negli affari
    interni (leggi america del sud) gli stati uniti sono lo stato canaglia per eccellenza
    un paese governato e amministrato da DELINQUENTI.
    Le cronache odierne ci danno ampia dimostrazione di questo.
    In quanto alle sue dottissime disquisizioni sulle banche islamiche ecc.:
    tagliamo corto i soldi non possono generare altri soldi.
    Il sistema bancario in vigore nel nostro paese è una truffa e mi auguro che imploda lasciando i braghe di tela tutti gli speculatori e gente come geronzi profumo berlusca & associati.
    Non darli agli emirati (i soldi) ma manco agli ebrei caro signore

  • reza

    CHIUNQUE crede di poter parlare dell’Islam usando i termini e le parole del commentatore precedente , o non conosce l’Islam, o è sotto l’effetto della propaganda sioniosta anti islamica.
    Intanto la guerra di Bush&Co è all’Islam, poiché gli amici dell’Usraele nel mondo islamico sono i falsi musulmani quali wahabiti e salafidi.
    Ma la cosa principale è che, l’usura costituisce la base dell’economia sionista che controlla il mondo attualmente , mentre è solo ed unicamente l’Islam che vieta l’usura e quindi, gli interessi bancari.
    Questa di divieto dell’usura (anche gli interessi bassi lo sono per l’Islam)fa parte del SISTEMA ECONOMICA ISLAMICA e quindi, non può riuscire senza il sistema a cui appatttiene.
    Questo vale anche per il JAK.
    Oggi ci troviamo di fronte ad una cambiamento epocale, il SISTEMA SIONISTA sta strangolando il mondo e interi popoli, tra cui e in primo luogo quelli occidentali, e quindi; l’economia e la finanza mondiale non ha altre alternative che adottare il SISTEMA ISLAMICO, il quale, al contrario della solita propaganda anti islamica che si nota anche nel commento precedente, e’ molto più liberale e democratico rispetto al sistema sionista.
    Non cé alternativa al fatto che il mondo deve iniziare a conoscere l’Islam al di fuori della propaganda sionista e questa sapienza si trova presso i musulmani e non presso i solti “islamisti” che sono tutti sionisti.

  • Hassan

    Il signor Lif-Heruoclast si definisce da solo quando usa termini come “maomettani”, che non significano un bel niente. Il bello è che questi replicanti cresciuti con gli articoli di Magdi Allam e di Giuliano Ferrara (o più volgarmente con quella capra-ignorante della Fallaci), si presentano come “esperti di Islam” eppure fanno sfoggio della loro crassa ignoranza usando termini incorretti, sbagliati, e di cui non conoscono nemmeno il significato.

    Come dice Franco Cardini, parecchi “occidentali”, che prima dell’11 Settembre 2001 erano in completa CRISI D’IDENTITA’, dopo l’attacco alle torri gemelle si sono formati in fretta e furia una loro identità spicciola e messa in piedi alla bell’e meglio, basata su un “antislamismo” isterico e irrazionale, e su una presunta “unità metafisica dell’occidente” (che non esiste) da usare come fondamenta per le loro neo-identità di ricotta. E’ la cosiddetta “Identità Reattiva”, che si costruisce solo davanti ad un presunto “nemico esterno” (i terribili musulmani, o “maomettani”, come incorrettamente li chiama Liv-Eunuchlast). Prima a cercare di tenere in piedi questo aborto di “identità” erano i “terroni”, poi fu il turno degli “immigrati”, e adesso è il turno dei “musulmani”.

    Per quanto riguarda le banche basate sulla legge Coranica, sarò ben felice se verranno implementate anche nel nostro sistema bancario corrotto e usuraio.

  • Lif-EuroHolocaust

    L’articolo parla di “socialismo islamico”. Credo che il socialismo, non islamico, ma arabo sia stato distrutto manu militari dagli statunitensi. Invece, giorni fa, tanto per dire, più di venti persone sono morte nella calca causata dalla distribuzione di spiccioli, da parte di una famiglia ricca, ad una folla di povera gente in Indonesia. “Socialismo islamico”? Ma per favore!

    Socialismo è, in realtà, la banca svedese JAK, perchè oltre a non essere usuraria è anche cooperativa e associativa. Inutile che gli altri utenti si mettano o a sbraitare, invocando non si sa quale lesa maestà, o a confondere quello che ho scritto con le cretinate dell’uomo della CIA dalla taglia forte. L’utente Nessuno dice nè emirati nè ebrei. Giusto, anzi aggiungo anche nè protestanti, nè cattolici, dato che anch’essi partecipano molto attivamente al festino di sangue. Ma, porca miseria, se invoco una banca come la JAK, perchè mi si deve puntualizzare che non bisogna stare dalla parte dell’usurocrazia? E’ già evidente la mia posizione (e peraltro ho parlato della JAK già alcuni giorni fa nel mio blog, così come altri l’hanno fatto giorni fa sul forum di Comedonchisciotte, così come l’ha fatto tempo la trasmissione Report di Rai3).

    L’utente Hassan si dia una calmata, invece di invocare nomi ben poco interessanti per me e diffati assenti dal mio blog e dai miei interventi su questo sito.

    Per finire, l’utente Reza, il quale fa solo pura e semplice propaganda: dire che l’unico sistema anti-usurario è quello maomettano è una dichiarazione senza fondamento. La banca JAK, non-islamica, è anch’essa non-usuraria, ma notevolmente più democratica, essendo creazione dal basso, con controllo “orizzontale” e con norme che impediscono avventure speculative.

    Inoltre, continuare con argomenti del tipo “wahabiti infedeli”, per giustificare l’alleanza tra parti del mondo arabo-maomettano e mondo “occidentale”, non solo non parte da nessuna parte, ma è anche sospetto. C’è poco da fare: la City londinese è islamica, tanto quanto ebraica, tanto quanto cristiana. E non essendovi autorità suprema del sunnismo, invocare patenti di aderenza alla tradizione è alquanto arduo. In realtà la religione maomettana è funzionale al controllo globale, così come ebraismo e cristianesimo (soprattutto secolarizzati) sono funzionali al dissolvimento delle identità e delle culture. Grave che non si arrivi a comprenderlo, senza cadere nella trappola della contrapposizione (quanto autentica) tra “fallaciani” e no.

  • reza

    Questo tizio non si vuole rendere conto della realtà in cui viviamo oggi.
    Il mondo è implicato in una guerra tra due sistemi: uno sionista usuraio e criminale di cui l’esempio è Israele, l’altro è invece l’Islam che per colpa dei sionisti è stato sotterrato per quasi 1400 anni , ma che si sta riprendedno sin dall’1979 quando la Rivoluzione Islamica iraniana ha rovesciato il sistema monarchico in Iran.
    Quel sistema monarchico era alleato con il sionismo.
    Nessuno al mondo conosce bene i sionisti se non proprio l’Islam.
    I sionisti non sono per gli ebrei, sfruttano le disgrazie di questi e la loro debolezza, ma non sono ebrei, poiché i sionisti non hanno nessuna religione se non il denaro.
    I sionisti infilterati nelle posizione chiave dell’impero britannico hanno introdotto il wahabismo tra i sunniti e hanno fatto altretanto con il bahaismo tra gli sciiti, appropriandosi delle posizioni importanti nella Russia zarista, ma la Rivoluzione Islamica ha rovesciato la struttura che avevano creato nel medioriente, costringendo i sionisti a ripetute ritirate e portandoli al fallimento quasi totale in cui si trovano oggi.
    Quando Olmert dichiara che “il sogno del grande Israele è finito” , ciò deve essere interpretato solo in questi termini; che il sionismo sta alla fine della sua vergognosa e criminale strada.
    L’epicentro economico e finanziario del mondo si sta spostando altrove e non sarà più Wall street e la City Bank di Londra, dove regnano i sionisti.
    Voglio proprio sapere fino a quando quei traditori illusionisti che si sono impadroniti della politica in occidente, intendono coprire la loro vera faccia con la maschera della “democrazia”, mentre sono solo servi del sionismo internazionale che è un organizzazione mafiosa, criminale e strangolatore dei popoli ?
    Il “contratto sociale” che il nuovo ordine mondiale basata sulla finanza islamica stipulerà, sarà bene diverso da quello degli strangolari sionisti che si sono impadroniti sia della destra che della sinistra e del centro, dell’arena politica occidentale.
    Il socialismo, il comunismo, il liberalismo e infine, il liberismo e tutti gli altri “ismi”, ivi compreso il TERRORISMO , sono usciti dai laboratori ideologici del sionismo, e tutto ciò che questi hanno causato oggi è di fronte agli occhi del mondo intero, quindi, è inutile che la loro propaganda cerchi ancora di creare un’immagine negativo dell’Islam presso i popoli, poiché i popoli del mondo sono diventati, in parte dei consumatori e l’altra parte degli sfruttati e poveri, ma comunque tutti trattati da bestie e ingannati, solo per colpa del sionismo che è una ideologia nazista e criminale di cui il simbolo, quale è Israele, è odiato presso tutti i popoli del mondo.
    Bisogna ricordare al sig, Olmert che , non è finito solo il sogno del grande Israele, è finito per il sionismo.
    Se qualcuno cerca di indetificare gli ebrei con Israele e il sionismo, questo è solo un servo del sionismo, poiché il sionismo sfrutta tutti egualmente, ivi compreso i governi corrotti in molti paesi islamici e i governi e politicanti nei paesi occidentali, che siano loro cristiani o non e atei o non, oppure laici.
    Se qualcuno accusa le mie parole con l’antisemitismo e/o razzismo, questo è un ipocrita e traditore dei valori dell’umanità scirtti anche nella carta dell’ONU, poiché appoggia i crimini del sionismo anche contro il proprio popolo, da qualunque parte del mondo provenga.
    Il regime aparthaid del Sudafrica era sostenuto dai sionisti e rappresentava il riflesso dell’aparthaid di Israele, questi due regimi; sudafricano e israeliano, erano fieri alleati e rappresentavano un asse di criminalità fino a pochi anni fa, ma la lotta per la libertà del popolo sudafricano ha causato il rovesciamento del regime di aparthaid in Sudafrica e quindi , la lotta e la erica resistenza del popolo palestinese appoggiata da più di un miliardo di musulmani e da tutti gli uomini liberi del mondo, rovescerà l’aparthaid israeliano.
    I sionisti e i loro servi si nascondono dietro all’olocausto degli ebrei per nascondere il loro vero volto criminale, ma le prime vittime loro sono proprio gli ebrei che a causa proprio di Israele subiscono ancora nel 2008 e con il mondo globalizzato , il razzismo da parte dei gruppi neonazisti che disegnano le svastiche sulle mure delle città occidentali, mentre i sionisti vanno a Colonnia, a braccetti con i nazisti, a manifestare contro l’Islam.
    Chi sostiene Israel , sostiene anche tutti i crimini che il sionismo commette ogni istante della vita del mondo contro i civili palestinesi.
    Chi unisce la propria voce al sionismo per sfruttare l’olocausto degli ebrei a favore dei sionisti, mettendo con insistenza i campi di concentramento nazista di fronte agli occhi dell’opinione pubblica occidentale, è un criminale e cerca solo di ingannare tutti i popoli, poiché intende solo coprire l’esistenza del più grande campo di concentramento, reale , documentata ed odierna, quale è GAZA che contiene oltre un milione e mezzo di esseri umani assediati dal sionismo internazionale.
    Se anche cancelliamo l’intera storia del mondo, basta guardare a questo istante ed a oggi, per capire che Israele e il sionismo sono il male assoluto, poiché Israele e il sionismo si basano sul crimine e sull’inganno, sulla violenza e sull’usura, uccidendo gli esseri umani innocenti a sangue freddo e rubando le possibilità economiche di interi popoli con l’usura.

  • nessuno

    La banca JAK, e una sola non fa sistema.
    Occhio al saimin

  • Lif-EuroHolocaust

    La JAK ha presenze in Danimarca e Germania. Se nessuno fa conoscere e crescere certe realtà, ovviamente non si va da nessuna parte. Le società sunnite, cioè quelle che si stanno espandendo attualmente in Europa attraverso immigrazione ed economia, non sono società libere, non nel senso “individualistico”, ma più in generale anche nel senso socialista europeo. Quelle banche maomettane che “fanno sistema”, come tu dici, sono per la maggior parte espressione della finanza araba, ossia dell’Arabia Saudita, degli EAU, ecc. Quindi: buoni rapporti con Washington e Londra, capitalismo inteso come perenne costruzione artificiosa della realtà (i mille alberghi e grattacieli di città come Dubai), emiri potenti e masse popolari anonime (quando va bene). Vogliamo dar soldi a costoro (perchè questo significherebbe)? O preferiamo guardare a realtà, certo piccole, ma europee, realmente cooperative e anti-globaliste.

    Rispondo qua a Reza: il lungo testo di risposta che hai messo non serve a nulla. Ti permetti di presumere mille cose immotivatamente, distogliendo il discorso dal nocciolo centrale (i sistemi bancari alternativi a quello anglo-americano). Come sospettavo: solo propaganda ideologico-religiosa.

  • reza

    Ti invito a leggere “IL CROLLO DELLA CIVILTA’ CAPITALISTICA OCCIDENTALE ?” , ma sono sicuro che al massimo ti troverai contrario, mentre a me che dico le stsse cose stai dando del “propagandista”!
    Complimenti, continua cosi.

  • reza

    E’ vero o no che, in Israele il divario tra ricchi e poveri si è incrementando tanto che in molti scappano via da quel “paradiso” ?
    Secondo un articolo di Ian S. Lustick, i Palestinesi hanno resistito agli Ebrei fino al punto che sono più gli Ebrei che lasciano la loro patria di quelli che vi arrivano e che coloro che rimangono si vanno radunando sempre più intorno a Tel Aviv come oasi sicura.

  • Lif-EuroHolocaust

    Se io dico che per l’Europa è meglio la banca JAK piuttosto che la maomettana e tu non discuti di questo, ma fai una tiritera su “islam unico baluardo”, allora sì, fai propaganda. Anche perchè sono anch’io contro il sistema capitalistico occidentale, ma questo non sembra importartene.