L’Albero di Cristo Bambino

Si avvicina la ricorrenza più importante dell’anno il 25 dicembre la nascita di Gesù.

L’Albero di Cristo Bambino

di Patrizia Pisino

Si avvicina la ricorrenza più importante dell’anno, il 25 dicembre, la nascita di Gesù.

Il giorno 8 dicembre segna una data importante: inizia il periodo dell’Avvento e del Natale. Giorno scelto non a caso in quanto l'8 dicembre del 1854, con la bolla Ineffabilis Deus, Papa Pio IX sanciva il dogma della Immacolata Concezione della Madre di Gesù, preservata dal peccato originale sin dall'atto del concepimento.

In questa data la tradizione vuole che venga dato avvio agli addobbi, ed in particolare a quello dell’Albero di Natale, sia nelle abitazioni che nelle piazze e nei luoghi pubblici.

Ma da dove deriva questa antica usanza? Simbolicamente l’abete è un albero sempreverde e per questo viene associato alla vita; decorarlo con le luci risale ad una antica usanza che rappresentava la discesa dello Spirito Santo sulla Terra con la nascita del Bambin Gesù. La leggenda associa il primo Albero di Natale o Albero di Cristo Bambino a San Bonifacio che nel 724, presso le popolazioni germaniche, fece decorare un abete con candele accese. Si narra infatti che il Santo fermò il sacrificio di alcuni bambini sotto la “Quercia del Tuono di Geismar”, sacra al dio Thor. Alla vista di quella atrocità San Bonifacio gridò:

«Questa è la vostra Quercia del Tuono e questa è la croce di Cristo che spezzerà il martello del falso dio Thor».

Presa un’ascia, iniziò a colpire la quercia. Ecco allora che un forte vento si abbatté sull’albero, che cadde e si spezzò in quattro parti. Al di là della quercia, c’era un giovane abete verde. San Bonifacio, visto l’alberello, di nuovo si rivolse ai pagani:

«Questo piccolo albero, un giovane figlio della foresta, sarà questa notte il vostro sacro albero. È il legno della pace, poiché le vostre case sono costruite di abete. È il segno di una vita senza fine, poiché le sue foglie sono sempre verdi. Osservate come punta diritto verso il cielo. Che questo sia chiamato l’albero di Cristo Bambino; riunitevi intorno ad esso, non nella selva, ma nelle vostre case; là non si compiranno riti di sangue, ma doni d’amore e riti di bontà».

Si diffuse così in Germania il culto di Gesù Bambino, del Natale e dell’albero di Cristo Bambino.

Nel XVII secolo e agli inizi del secolo successivo diventò una pratica comune in tutte le città della Renania di religione protestante, ma solo nel XIX secolo si diffuse nei paesi cattolici:

- nel Regno Unito, per opera della regina Vittoria e del marito di origine tedesca Alberto di Sassonia-Coburgo, che diedero un notevole impulso a questa usanza;

-in Italia l’albero arrivò nella seconda metà dell’Ottocento e si affermò soprattutto grazie alla regina Margherita, moglie del re Umberto I, che prese l’abitudine di allestirne uno al Quirinale.

Ma per essere riconosciuto ufficialmente dal Vaticano bisogna arrivare al 1982, quando un contadino polacco trasportò a Roma un abete, che Papa Giovanni Paolo II (anch'egli di origine polacca) fece collocare nel centro del colonnato del Bernini, nella piazza San Pietro.
Queste le parole del Papa:

«Accanto al presepe, come in questa Piazza San Pietro troviamo il tradizionale albero di Natale che “… è un’usanza anch’essa antica, che esalta il valore della vita perché nella stagione invernale, l’abete sempre verde diviene segno della vita che non muore».

Da questo momento ogni anno si ripete questa tradizione a ricordo della Natività di Gesù: un presepe viene allestito ai piedi dell’obelisco e alla sua destra viene eretto l’albero di Natale, donato ogni anno da una regione montana diversa dell’Europa. Quest’anno proviene dal comune piemontese di Macra, in provincia di Cuneo. Da quando l’albero di Natale è entrato nella nostra cultura è stato oggetto di rappresentazioni pittoriche e letterarie. Molti artisti, soprattutto dell’Europa del nord, si sono cimentati nella sua rappresentazione, come il danese Viggo Johansen (1851-1935, appartenuto al gruppo dei Pittori di Skagen, una corrente pittorica che si ispirava agli impressionisti), con uno dei quadri più famosi: “Girotondo intorno all’albero di Natale”.

La scena rappresenta un salotto di una qualunque casa dove è collocato un albero di Natale che, con le sue luci, rischiara la penombra della stanza in cui sono immersi i personaggi: i bambini e una donna, forse la madre, allegramente tenendosi per mano fanno un girotondo intorno all’albero. La sensazione che si prova è di pace e tranquillità, tanto che vorremo anche noi giocare con loro al fantastico gioco del Natale ed ascoltare le loro voci festanti. Ma chissà cosa cantano?

Forse solamente nel silenzio dell’anima è possibile scoprirlo. È qualcosa che oggi stiamo inesorabilmente perdendo nella triste commercializzazione di un evento sacro che dovrebbe invece farci riflettere per aprire il nostro cuore all’amore e alla gioia del dono, che non è un obbligo commerciale ma il piacere della condivisione e del rispetto. Ricordiamo che i doni assumono significati diversi sia per chi li offre che per chi li riceve.

I tre Sapienti Re Magi donarono al Bambino Gesù l’oro, che simboleggia la regalità, l’incenso che simboleggia la divinità e la mirra che esprime il sacrificio e l’umanità di Gesù. Sono doni di amore e rispetto, non è importante il valore commerciale ma l’atto d’amore, quando anche un semplice abbraccio diventa una dono importante se viene dato a chi ne ha bisogno.
I figli di Babbo Natale” è una novella dalla raccolta “Marcovaldo ovvero Le stagioni in città“, scritta da Italo Calvino e pubblicata per la prima volta nel novembre 1963 che consiglio di leggere o rileggere, dove la genialità dell’autore racchiude l’essenza del Natale. Un padre povero che si veste da Babbo Natale, per cercare di guadagnare qualche soldino, consegnando dei pacchi regalo alle famiglie ricche, ma che non riesce a portare nessun dono ai propri figli.

È emblematico il bambino ricco che riceve regali costosi ma per lui inutili, con cui non riesce a giocare e finisce per restare triste ed imbronciato davanti all’albero di Natale sommerso dai pacchi regalo. Solo grazie alla generosità dei bambini poveri, che gli donano tre oggetti semplici come un martello, un tirasassi e dei fiammiferi, riesce a giocare, divertendosi un mondo a distruggere la casa dei suoi genitori. Il racconto si chiude con una bella immagine del lupo e del leprotto che corrono nella neve e
questo mi richiama alla memoria un quadro del pittore tedesco Franz Kruger (1797-1857) “Taglio dell’albero di Natale”.

La scena è ambientata in un bosco innevato dove un uomo taglia un abete; con lui ci sono un bambino e un cane, si percepisce il silenzio, l’aria fredda, la candida neve che rende tutto soffuso e magico tanto da sentirci pieni di pace ed armonia, facendoci entrare nella fiaba di Natale, ispirandoci la sacralità della notte.
Così, se scegliete di farvi accompagnare da un abete per tutte le feste natalizie, assaporate il suo profumo illuminiamolo di luci splendenti, appendiamo palle colorate che richiamano il frutto dell’Eden, posiamo intorno i doni che provengono dal nostro cuore e forse la Magia del Natale ci farà viaggiare verso dolci pensieri.

Patrizia Pisino per ComeDonChisciotte
Revisione editoriale di CptHook in accordo con l'Autrice.

Commenti (43)

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Mostra commenti 43 caricati
    1. Ghisa 11 dicembre 2023

      Capisco l'ansia secolare di relegare le simbologie sacre al dominio del mito, ma una piccola ricerca su google permetterebbe di essere informati che l'albero di natale è un immagine che si riferisce as esperienze supersensibili che si sperimentano nelle pratiche di addestramento esoterico (i misteri di una volta per intenderci...).

      Per quanto ci compiaciamo nel pensare che gli uomini di 1000 anni fa (o anche solo 200) fossero degli zotici ignoranti, dovremmo fare un piccolo di umiltà e rifletere sul fatto che mentre ci siamo seduti sulle nostre comodità tecnologiche, abbiamo contemporaneamente perso il contatto con la nostra anima (non parliamo poi di spirito).
      Ha provato a spiegarcelo Shakespeare ma noi niente...

      Ci sono più cose in cielo e in terra Orazio...

    1. GioCo 8 dicembre 2023

      Questa "tradizione", relativamente recente se ci si ferma all'Italia, ha molto, ma molto poco di "religioso", nell'Unire le genti (tutte). Almeno così si è affermata nel Mondo, coerentemente al significato latente: laicamente e trasversalmente, come un rito che i cattolici hanno (al solito) incorporato e reso religioso, appropiandosene. Mi domando perché non l'hanno ancora fatto con il totem, ma guardando i "ca%%i" della paciamama bergogliani, direi che i tentativi non mancano. Tra l'altro la natività ortodossa russa, ad esempio, coincide (circa) con la nostra befana e la festa religiosa che da noi è il 25, da loro coincide con capodanno ed è laica.
      Comunque, l'albero rimane certamente simbolo di rinnovamento e di vita da sempre e ovunque, nonché punto di unione non solo famigliare, da quando abbiamo memoria. Ma il pino fruttifica in via simbolica esattamente consapevolezza. Sarebbe ora di esplicitarlo...

    2. Akritis 9 dicembre 2023

      Attenzione per la quasi totalità della Cristianità il Natale viene festeggiato il 25 dicembre. Le Chiese ortodosse di Russia, Georgia, Serbia più gli arabi ortodossi di Gerusalemme seguono il calendario Giuliano - Costantiniano che ha 13 gg di differenza rispetto a quello Gregoriano. Questo spiega il Natale "russo" a ridosso dell'Epifania "latina" . L'unica Chiesa che non segue questo computo è quella Armena pre Calcedonese . Per loro che pure seguono il calendario riformato del Papa di Roma Gregorio, il Natale è la vigilia dell'Epifania . Unica Chiesa a mantenere questa usanza antichissima .

    3. GioCo 9 dicembre 2023

      Certo, in ogni caso preciso. La natività è un concetto complesso non esclusivo della cristianità e l'albero è un altro principio che se appartiene alle confiere e non alle querce, ne ha un altro ancora. Non specificare significa fare confusione. Ergo, messo e non concesso che in palestina crescano abbondanti le conifere e non i cactus, il titolo dell'articolo è abbastanza ridicolo se riferito all'albero
      del natale.

    1. Fedeledellacroce 8 dicembre 2023

      Fangala jesus y compañia...pure l'albero.....
      Felice Sol Invictus a tutti!

    1. gianB 8 dicembre 2023

      Sembra che Patrizia sia stata toccata dall'adagio "a Natale siamo tutti più buoni". Da parte mia mi chiedo perché dobbiamo ricorrere a taluni ipotetici simbolismi, fantastiche narrazioni, costruzioni metaforiche al fine di dichiarare la bontà che alberga nelle persone?(Al netto della dichiarazione di apertura del "Black Friday natalizio continuato" e delle "fantastiche narrazioni istituzionalizzate"). Ma perché non trovare un modo per estendere allora a 365 giorni questa dichiarazione di bontà? Non è possibile essere sempre buoni? Sarebbe come dire che a Natale possiamo essere buoni o "più buoni" solo perché gli altri giorni non lo siamo o siamo "meno buoni". Se così fosse vorrebbe dire che il Natale è una sorta di "regolatore annuale della bontà". Tanto varrebbe allora fare un'esperimento e tenere accese le lucine colorate tutto l'anno (sempre al netto delle "fantastiche narrazioni istituzionalizzate").

    2. ric 8 dicembre 2023

      natale .il giorno della pace.....
      domani e' un altro giorno e festeggiamo Marte...

    3. sbregaverse 8 dicembre 2023

      Magari a Natale, Beniamino, farà un fioretto per sentirsi più buono, buttando a Gaza la metà delle bombe che aveva in programma .

    4. absitiniuriaverbis 8 dicembre 2023

      Si dai, la metà delle bombe.
      Si, ma ognuna col peso doppio.
      Vuoi mettere?

    5. fiurdesoca 8 dicembre 2023

      a natale siamo più buoni perché il resto dell'anno siamo più buoi...

    6. Dico no 8 dicembre 2023

      Fiurdesoca (che nome!), è vero, un altro anno del quale non andare affatto fieri.

    1. Bertozzi 8 dicembre 2023

      Torniamo ai giusti valori di una volta e celebriamo tutti insieme la verginità della Madonna e le palle sugli alberi.

    2. sbregaverse 8 dicembre 2023

      C'è qualcuno in ascolto lassù altolocato?
      A fra Bertoz lo si permette a me no .
      (sì ,è vero, lo am^metto in vas debitum, la mia venuta, assssgghh arsssssuzzzz assssss,
      ha destabilizzato il sito)

    3. ric 8 dicembre 2023

      si confonderebbero con le palle che ci racconta la fuori di Melone..

    4. Bertozzi 8 dicembre 2023

      ...si permette cosa Fra sbrega?
      (Non vedo insulto né turpiloquio né smodate avances...)

    5. Nonso 8 dicembre 2023

      Verginità è una parola che a Sbrega crea dei sussulti.

    6. Nonso 8 dicembre 2023

      Lo posso am^mettere anche io, senza problemi

    7. sbregaverse 8 dicembre 2023

      Non ti sembra che le palle sugli alberi siano così innaturali mentre quelle nella borsa(non sto parlando di palazzo Mezzanotte)naturalissime , mi vengano ,arccchissss arscsssssh ashhhh,
      censurate?!?
      Si scherza mio vicino di cella,si scherza; ma qualcuno mi ritiene troppo borde^llo^rline.

    1. sbregaverse 8 dicembre 2023

      Si avvicina la festa più importante dell'anno:
      la festa dell'AMORE.
      Vi ricordate quando eravate bambini innocenti ?!
      Sì, bene, continuate così come bambini.
      ( Ma innocenti non lo siete più.)

    2. gianB 8 dicembre 2023

      Avrei scommesso che l' "appendiamo palle colorate che richiamano il frutto dell’Eden" avrebbe stimolato la tua creatività. Forse la "magia del Natale" ti ha distratto.

    3. sbregaverse 8 dicembre 2023

      Macchè magia : trattasi di CONSIGLIO con sottostante bannatio in aeternum.

    1. Jimbo 8 dicembre 2023

      Ho sempre inteso il Natale come la Festa dei bambini, anche quando ero debolmente cristiano; ma di tutti i bambini.
      Bambini che vengono attaccati da tutte le direzioni, dal veleno dei vazzini alle assurditá che provano a propinargli a scuola, e compresi laggiú i bombardamenti in testa e i prematuri morti appositamente di fame negli ospedali.
      E dire che laggiú, proprio laggiú si dice che ....

    1. sarah 8 dicembre 2023

      Peccato che ormai sia solo il simbolo di uno sfrenato consumismo, un' immagine pubblicitaria da abbinare alla vendita di qualsiasi prodotto. Convive, il nostro albero di natale, con messaggi aggressivi di marketing che spesso sono indicati come responsabili della dissoluzione valoriale che è in atto. Fa bene l'autrice ad evocare il suo senso originale ed è pur vero che esso qua e là rallegra i bambini e può creare un piacevole senso di festa, molto effimero e precario, tra l'altro. Se poi lo si vede come un simbolo della cultura occidentale, chiaramente si dice una cosa corretta ma appunto, pur sempre, un simbolo di consumismo. Persino ora in tempi di relative ristrettezze, esso resiste ma solo per svolgere il compito chiave: spingere il più possibile agli acquisti. Né la chiesa, che di recente lo ha voluto sul sagrato di San Pietro, fa granché per ricondurlo al significato originale. Anzi, di fatto asseconda lo status quo ricorrendo ad una predica morale sciatta e superficiale nonché limitata alle apparenze. Poi tutti fuori a fare shopping. Povero albero di natale, scusate la critica.

    2. absitiniuriaverbis 8 dicembre 2023

      Mi permetto ma 'perché scusate la critica'?
      Tu credi in quello che credi, quindi lo difendi e con garbo e sollecitudine e passione.
      Fai quello in cui credi. Chapeau.

    3. sarah 8 dicembre 2023

      Grazie, absitiniuriaverbis. Era un modo per concludere un commento fatto a caldo ad un articolo così ispirato ma che tanto, tanto stride con la realtà dei fatti. Richiami ad acquistare qualsiasi cosa, viaggi e vacanze e quant'altro sono l'imperativo da mettere in atto in questi giorni per dimostrare di appartenere appieno a questa società. E chissenefrega di bombe, sofferenza e povertà. Al massimo si dedica loro qualche frasetta di circostanza con il cuore e la mente altrove. In un periodo in cui poi spesso, per come è organizzata la nostra società, differenze, esclusione e solitudine si accentuano. È vero, siamo adulti e queste cose le abbiamo già "imparate" ma se proprio dobbiamo soffermarci a riflettere...

    4. absitiniuriaverbis 8 dicembre 2023

      Forse è chiaro che, come da miei precedenti commenti, io appartenga ad altra stirpe per così dire ma, quello che mi pace del tuo commento è la sincerità del sentire e l'ardire del confermare, con le dovute maniere, il proprio pensiero.

    5. sarah 8 dicembre 2023

      Lo capisco ed è per questo in particolare che l'ho ringraziata. Ho pieno rispetto anch'io per le sue opinioni, quelle che posso intuire dai suoi commenti. Sulla mia critica alla chiesa, beh, forse non so neppure io in cosa credere o in cosa ho pensato a lungo di credere. Indipendentemente dal clima natalizio. Senza dubbio i fatti di questi ultimi anni hanno scosso le convinzioni di molti e li hanno portati a riconsiderare a fondo questioni che si davano per scontate.

    1. oriundo2006 8 dicembre 2023

      Gentile Patrizia, si rende pienamente conto che sta trattando un mitologema come se fosse reale e certo ? Nel 2023 ? Dopo secoli di critica testamentaria ? E tutto il resto ?
      Buon natale...pagano però: Navatman induista e Kubjika, sua paredra, le inviano i migliori auguri per le feste del Solstizio d' Inverno.
      Ciao

    2. logos 8 dicembre 2023

      Suvvia Oriundo, non essere così duro con la Signora. Disse G.K. Chesterton che "Le favole, non insegnano ai bambini che i draghi esistono, "loro" lo sanno già che esistono. Le favole insegnano ai bambini che i draghi "si possono sconfiggere". Dunque ammettiamo pure che tu avessi ragione, non è affatto da escludere (nonché ovvio agli occhi di chi non crede), che dunque parliamo di una "favoletta" della buonanotte, o peggio, di un tentativo di imporre un codificato sistema di manipolazione avente fine una ampia forma di controllo. Ammettendo l'ultima sia la Verità, dovremmo cancellare dalla nostra memoria tale "Favoletta"? E poi cosa? Cappuccetto rosso e la piccola fiammiferaia? Mi segui? Il Cristianesimo ha portato violenza e discriminazione, alcune sue correnti hanno spinto a calpestare vecchie tradizioni. Tuttavia, ha anche ispirato buoni sentimenti, unione, educato all'abnegazione, alla carità, posto le basi della nostra civiltà. È la radice indiscutibile dell'occidente odierno di cui fai parte, pur non più fisicamente magari, per il solo fatto che commenti in lingua italiana, piaccia o meno tant'è. Scommetto che i tuoi nonni erano Cristiani. L'albero è un simbolo. Non so se hai notato ma ultimamente stanno buttando giù tante statue e simboli in generale. Diamo (loro) una mano a finire il lavoro? Calpestiamo la NOSTRA (non loro) memoria? l. Ps: non rinnegherò i miei antenati, ne oggi, ne in futuro, indifferente dalla evoluzione del mio pensiero.

    3. logos 8 dicembre 2023

      Poi è chiaro che gli "uomini" possono essere "educati", mentre gli "animali" vanno "addestrati". Se credi nel darwinismo devi accettare il tentativo (oggi più duro che mai) dei nostri "signori" di addestrarci. In fondo siamo scimmie plus no? l. Ps: non intendo provocare, solo ragionare con te. Questo è un modo chiaro per esprimerti la mia stima.

    4. absitiniuriaverbis 8 dicembre 2023

      Però lo stesso Darvin si dichiarava non convinto dell'applicabilita' della sua teoria agli umani. Se ben ricordo risulta da una sua lettera autografa.

      Sul perché poi gli avi credessero quello che proclamavano, andrebbero fatti un mucchio di distinguo che vanno dai roghi alla caccia alle streghe alle inquisizioni... agli stermini, alla convenienza al quieto vivere etc etc. incluso, perché no, qualche sincero credente.
      Insomma esseri umani ed accettabili ma non per questo esenti da critiche.

    5. logos 8 dicembre 2023

      Tutto può, anzi deve, essere criticato a fini costruttivi. In mia opinione il problema più grande della nostra civiltà, ad oggi, è proprio l'abbandono dello spirito critico "pro bono". Rispetto al dietro front, o magari è più corretto dire, revisione teorica di Darwin sul darwinismo non ero a conoscenza. Io ragionavo più in termini spiccioli. Oggi, come spesso accade ho imparato qualcosa. l.

    6. gianB 8 dicembre 2023

      Credo che sarebbe da chiederti logos: ma tu chi sei? Chi sei veramente? Cosa il tuo sentire profondo ti dice che sei? Sei ciò che ti è stato detto che sei al momento della tua nascita? Sei ciò che la società in cui vivi ti dice che sei? Al di là di ogni tua opinione e volontà? O sei ciò che tu scegli di essere, consapevole del tuo pensiero, della tua valutazione sul giusto e sullo sbagliato, consapevole della storia, tua personale e dell'umanità? Se sei il secondo, ben capirai che non c'è bisogno di alcuna "favoletta", non ora né in passato né in futuro.
      Se San Francesco era una simile persona, sarebbe esistito anche se non fosse esistito il cristianesimo.
      Se logos è una simile persona non c'è bisogno di alcun cristianesimo per indicargli la strada del giusto e dello sbagliato.
      E cercare di dare un' opportunità ai propri simili per la costruzione della propria consapevolezza è un' azione giusta.

    7. logos 8 dicembre 2023

      Se avessi aperto i miei occhi per la prima volta, che so, in Turkmenistan, oggi probabilmente difenderei l'eredità spirituale Musulmana, poiché tradizione della mia famiglia. Ma non è detto che vi avrei aderito, così come, nonostante il profondo rispetto, non posso dirmi un "vero" praticante Cristiano. Rispetto in misura massima la figura di Gesù Cristo. Condivido molto della filosofia Cristiana, e negli ultimi anni, sto cercando di comprenderne qualche nozione di Teologia, mantenendo la distanza necessaria al fine di non esserne eccessivamente influenzato (impresa ardua, una volta immersi). Quando mi riterrò soddisfatto, prenderò in mano il Corano, e ne cercherò di comprendere la filosofia e magari qualche accenno di teologia. Poi sarà la volta del Buddismo (per fare un esempio), o magari del Confucianesimo. Se queste "correnti umane" hanno nel corso della storia caratterizzato la cultura di grandi popoli, voglio comprenderne almeno un "pezzettino", per essere testimone di un "pezzettino" dell'anima di quei popoli stessi. Fatta questa lunghissima e doverosa premessa, rispondo alla tua domanda. Noi possiamo scegliere la "Via", non la nostra "essenza". Possiamo influenzare il nostro agire, non il nostro carattere. Plasmare il nostro pensiero pratico, non quello spontaneo. Modellare la nostra Volontà, non i nostri più profondi desideri. Possiamo stabilire cosa per noi è "giusto" in maniera arbitraria, ma se ciò è in contrapposizione con la nostra natura di base, l'unico modo per convincersi di tale concetto di "giusto" è ingannare se stessi. Da quí la domanda vera. Esistiamo in maniera astratta sul piano materiale o "Siamo"? E se "Siamo", perché? E una volta trovato il perché, SOLO ALLORA, dovremmo preoccuparci attivamente del come. l. Ps: avrei argomentato più chiaramente se non mi trovassi al momento impossibilitato, spero sia passato almeno in parte, ciò che volevo comunicare. Mi scuso in caso di errori ortografici ma è un "buona la prima" e purtroppo al momento non ho il tempo di rileggere quanto ho scritto.

    8. logos 8 dicembre 2023

      Dimenticavo, CIT:"Se San Francesco era una simile persona, sarebbe esistito anche se non fosse esistito il cristianesimo." - Vero, solo non sarebbe stato San Francesco. Solo Francesco. Il ché non gli avrebbe tolto nulla sul piano umano. Solo che noi oggi, probabilmente, non lo avremmo conosciuto.

    9. gianB 8 dicembre 2023

      Agiamo e pensiamo comunque solo all'interno dei nostri limiti e. .... Non preoccuparti... non c'è alcuna fretta. Namastè

    10. gianB 8 dicembre 2023

      Certamente, era solo per far capire di chi stavo parlando.

    11. logos 8 dicembre 2023

      E chi può dirlo? Vita spontanea o Vita concessa? Se si guarda un fiore che spunta dall' asfalto si direbbe spontanea, se si pensa alla complessità degli ecosistemi, o solo dello "spicciolo funzionamento macchina umano" non ne sono più convinto. Un teorico famoso diceva che pensare che la Prima cellula si fosse formata per caso era paragonabile al credere che un tornado infuriato in uno sfasciacarrozze avesse potuto assemblare un Boeing. Fa riflettere. l. Ps: era un fisico.

    12. gianB 8 dicembre 2023

      Anche il fisico ha i suoi limiti (per quanto teorico famoso). Se si pensa si possa agire al di fuori dei propri limiti ..... il problema diviene ..... diciamo, grosso.. o complicato, scegli tu.

    1. fiurdesoca 8 dicembre 2023

      ieri in un supermercato la radio disse: la magia del natale ti travolgerà.
      commentai: se sei rapido la schivi.

    2. Bertozzi 8 dicembre 2023

      Svelato finalmente il significato di: "verranno tutti travolti"!
      Grazie!

    3. logos 8 dicembre 2023

      Ogni riferimento è puramente casuale? ;) l. Ps: Se sono rapidi schivano.

    4. absitiniuriaverbis 8 dicembre 2023

      Mi ricordi il 'una mela al giorno leva il medico di torno'.
      Ci vuole buona mira, da una parte e
      riflessi lenti dall'altra. .

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