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LA PROPAGANDA MEDIATICA DELLA GUERRA CONTRO LA DROGA

DI GARRY LEECH

La settimana scorsa [1], i corrispondenti dei più importanti media (mainstream) di base in Colombia hanno servito per l’ennesima volta la propaganda della sedicente guerra contro la droga condotta da Washington in Colombia.

Dopo la morte, il mese scorso, di 29 militari uccisi dalle Forze armate rivoluzionarie Colombiane (FARC) [2], il presidente Alvaro Uribe era deciso a mostrare ai Colombiani e al mondo che il suo governo si appresta a vincere la guerra civile e la guerra contro la droga.
Tuttavia, affinché il suo messaggio arrivasse al pubblico in modo efficace, Uribe aveva bisogno della collaborazione dei media internazionali. Nessun problema. Tutto quello che doveva fare era semplicemente pianificare un’offensiva anti-droga e far organizzare dai militari un press junket [3] per trasportare i corrispondenti stranieri da Bogotá alla zona delle operazioni. Inevitabilmente i lusingati giornalisti avrebbero citato gli ufficiali dell’esercito incaricati delle operazioni e presentato, ben inteso, una sola versione della faccenda.Il 19 gennaio l’esercito colombiano organizzò un press junket per alcuni giornalisti di Reuters e dell’Associated Press perché testimoniassero l’eliminazione manuale delle piante di coca all’interno del Parco Nazionale della Macarena, nel sud-est della Colombia. I due giornalisti informarono in maniera compiacente del lancio dell’operazione, benché apparentemente essi non fossero d’accordo sul numero di militari implicati (3 000 soldati secondo AP, e 1 500 soldati e poliziotti secondo la versione di Reuters). I due articoli riportarono soltanto il punto di vista dell’esercito colombiano su quest’operazione.

Il giorno dopo più di 50 articoli di stampa nel mondo, tra cui molte di quotidiani statunitensi, resero conto di questi due dispacci. Il titolo imparziale di Reuters era il seguente: « Colombia Starts Clearing Coca from National Park » (« La Colombia inizia a sradicare la coca dal Parco Nazionale »). Quanto al titolo della versione AP, aveva lo stesso tono di un comunicato del governo colombiano o dell’ambasciata statunitense : « Colombia Reclaiming Coca-Infested Region » (« La Colombia si riappropria di una regione infestata dalla coca »).

In nessun punto dei due articoli i militari o i rappresentanti del governo che hanno organizzato il press junket spiegano quel che il governo fa, ammesso che faccia qualcosa, per i circa 5 000 agricoltori i cui unici mezzi di sussistenza sono stati distrutti. Da nessuna parte compare la minima citazione dell’opinione dei contadini che seminano la coca. Questo avrebbe potuto aiutare il lettore a capire fino a che punto quest’operazione influisce sui contadini e sulle loro famiglie, e ciò che essi pensano dell’operazione militare. E in nessun punto, infine, viene riportata la minima dichiarazione delle Forze armate rivoluzionarie Colombiane (FARC), in cui essi spieghino il loro punto di vista sull’operazione, che si suppone comprometta le fonti di finanziamento di quest’organizzazione guerrigliera [4].

I press junkets ufficiali, organizzati regolarmente dal governo colombiano e dall’ambasciata statunitense, sono un metodo pratico, per i corrispondenti di base a Bogotà, di visitare le lontane zone rurali interessate dal conflitto interno. Il problema tuttavia è che i giornalisti vengono trasportati in aereo in modo che essi possano trascorrere qualche ora con i funzionari, che offrono loro un articolo preconfezionato. Inevitabilmente, nel resoconto domina la linea ufficiale.

Da parte loro, il governo colombiano e l’ambasciata statunitense sono perfettamente consapevoli della situazione di totale dipendenza dei principali media dalle fonti ufficiali. Di conseguenza, essi tengono regolarmente delle conferenze stampa e inviano dei funzionari ai principali avvenimenti pubblici, come l’apertura di una nuova fabbrica, o in occasione di una nuova operazione militare. I rappresentanti del governo sanno perfettamente che i media copriranno questi avvenimenti in maniera disciplinata perché essi costituiscono dei soggetti comodi, e ci sono poche possibilità che un funzionario dica qualcosa che esuli dal quadro prestabilito.

Tutti i corrispondenti stranieri di base in Colombia si presentano spesso ai medesimi avvenimenti per non correre il rischio di essere i soli a non dar conto di una «notizia», il che significa che l’indomani compariranno delle versioni pressoché identiche dello stesso reportage. I funzionari del governo sanno che se essi occuperanno quotidianamente i media con delle notizie preconfezionate che mostrino il governo sotto una luce benevola, i giornalisti saranno troppo occupati perché possano fare del vero giornalismo d’indagine, che potrebbe sollevare domande preoccupanti su temi davvero importanti.

Il resoconto del conflitto colombiano e di altre questioni importanti non dovrebbe essere fatto in questo modo. I giornalisti dovrebbero lavorare in modo più indipendente, e non accettare passivamente di lasciarsi influenzare dai funzionari governativi. Due, tre, quattro o anche cinque corrispondenti esteri che informino sulla conferenza stampa dell’ambasciatore statunitense, per esempio, non possono che pubblicare cinque articoli pressoché identici. In alternativa, un solo giornalista potrebbe dar conto di un avvenimento come la conferenza stampa (o anche nessuno, se il governo non riesce a convincere i giornalisti che in essa si tratterà di argomenti significativi), mentre gli altri corrispondenti sarebbero liberi d’indagare su altre questioni. Di conseguenza, il pubblico godrebbe di un’informazione molto più completa sulla Colombia. L’eccessiva dipendenza dei principali media dalle fonti ufficiali è una delle ragioni che fanno sì che i giornalisti indipendenti e alternativi si concentrino su questi punti di vista e su storie ignorate di solito dai loro omologhi delle imprese mediatiche.

Nel caso delle pubblicazioni di Reuters e AP, la settimana scorsa, i giornalisti non avrebbero dovuto basare totalmente i loro articoli sul press junket. Avrebbero dovuto raggiungere la regione con mezzi propri e fare un’inchiesta più minuziosa e completa sull’operazione, anziché limitarsi a recitare la parte di servizio di propaganda dei governi colombiano e statunitense. Un tal modo di fare avrebbe permesso loro di parlare ai contadini cocaleros [5] su cui l’operazione ha avuto forte influenza, d’interrogare dei membri del FARC (se questi ultimi fossero stati d’accordo, naturalmente) e di valutare la situazione sul terreno, al di là dei limiti imposti dalla loro guardia militare ufficiale.

Sebbene i press junkets offrano un accesso rapido, facile e sicuro a una notizia, essi sviliscono la responsabilità giornalistica, che è di indagare in profondità su un tema, e di evitare di dipendere da un’unica fonte. Benché lavorare in maniera indipendente possa talvolta essere pericoloso in un paese, come è il caso della Colombia, interessato da un conflitto, la verità è che i giornalisti di stanza in questo paese dell’America del Sud sono dei corrispondenti di guerra, e hanno quindi la responsabilità di informare del conflitto in tutti i suoi aspetti. Un articolo basato quasi esclusivamente su due ore di presentazione ufficiale preconfezionata non può essere considerato come rilevante, dal punto di vista giornalistico. Esso infatti non rappresenta nient’altro che propaganda ufficiale.

NOTE:

[1] [NDLR] Articolo pubblicato su http://www.colombiajournal.org/ il 23 gennaio 2006.
[2] [NDLR] Principale gruppo guerrigliero del paese.
[3] [NDLR] Sorta di «avvenimento stampa» organizzato a beneficio dei media. Si usa notoriamente quest’espressione per, nel caso del cinema, lanciare la promozione di un film, con attori che rilasciano interviste in un albergo di lusso; o, in questo caso, in Colombia, l’organizzazione di un viaggio di giornalisti organizzato dall’esercito e dalle autorità per recarsi a «rendersi conto» di un’operazione sul territorio.
[4] [NDLR] Sui legami tra FARC e il traffico di droga, leggere Frédéric Lévêque, Isabelle Dos Reis, Colombie: lutte armée et réalités d’un conflit – Entretien avec Maurice Lemoine, RISAL, 9 maggio 2005.
[5] [NDLR] Contadini coltivatori di coca.

Garry Leech è giornalista esperto della Colombia, responsabile del sito web Colombia Journal, Stati Uniti.

Fonte: http://risal.collectifs.net/
15.03.06

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ALICE

Pubblicato da redazione