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LA MANOVRA CHE INSEGNA AD EMIGRARE

DI MARCO DELLA LUNA
marcodellaluna.info

Il rifacimento 30.08.11 della manovra-bis di risanamento dei conti pubblici conferma il mio già più volte enunciato teorema, secondo cui la classe politica italiana non può tagliare, nemmeno in situazioni di emergenza, nemmeno per rilanciare l’economia in recessione, la spesa improduttiva (inutile, parassitaria, clientelare), perché è quella da cui dipende per arricchirsi e ancor prima mantenere il potere, e ne dipende tanto più rigidamente, quanto peggio amministra – perché quanto peggio amministra, tanto meno riceve sostegno fisiologico, e tanto più deve procurarselo in via clientelare e ladresca.

Il caso Penati non è un’eccezione, ma la regola: ciò di cui lo si accusa è semplicemente ciò per cui e con cui operano i partiti. E’ la regola, non l’eccezione criminale. E’ lo strumento della produzione del consenso, quindi della legittimazione politica, anche se per la legge formale è illecito.Il rifacimento della manovra era stato, per l’appunto, imposto dalle esigenze degli apparati dei partiti, i quali non possono rinunciare alla spesa degli enti locali perché da essa mangiano e traggono le risorse per ottenere i voti e le sponsorizzazioni. La nuova e stravolta versione della manovra è stato un rifacimento per salvare la greppia della casta. Per la medesima ragione i partiti non possono rinunciare alle 25.000 poltrone di consiglieri di amministrazione di enti misti, dove mangiano ancora di più. Non è possibile, per la nostra classe politica e burocratica cessare queste pratiche, perché da esse dipende la sua stessa esistenza. Non è possibile che essa si metta ad amministrare bene, perché l’unica cosa per cui si è selezionata e formata è quella pratica, quindi manca delle necessarie competenze tecniche per fare buona amministrazione. Infatti, non sa nemmeno far quadrare i conti sulla carta. Davanti al mondo si comporta in un modo grottescamente contraddittorio, convulso, indecoroso. Accecata e indementita dalla sua avidità, angosciata dal rischio di perdere le sue posizioni, è completamente appiattita sulla divorante esigenza di assicurare a se stessa i soldi e le risorse pubbliche con cui preservarsi nell’immediato, e a tal fine spreme il paese con ulteriore pressione fiscale, a costo di precipitarlo nella recessione. Del rilancio economico e del medio-lungo termine neanche si dà pensiero. E ciò non vale solo per il centro-destra, ma pure per il centro-sinistra, la cui contro-proposta arrivava a 1/10 della copertura e, come quella del centro-destra, non aveva reali strumenti per il rilancio economico.  

E così il suddetto rifacimento, seguito all’ondata di proteste suscitata dalla sua prima versione, sta abortendo già il giorno stesso del suo esultante annuncio da parte di Berlusconi e Bossi: fallisce sia nel paese (perché l’ondata di rifiuto monta come contro la precedente versione), che sui mercati finanziari, perché lo spread Btp-Bund si è impennato e il FMI ha tagliato le previsioni sul pil (i mercati si sono accorti che la manovra non ha copertura, che tra qualche giorno bisognerà fare un’ulteriore manovra, che è incostituzionale, che consiste più di promesse lontane che di fatti tangibili, come il dimezzamento dei parlamentari e la soppressione delle province). Per non parlare delle palesi illegittimità del togliere diritti per i quali i cittadini hanno già pagato (riscatto degli anni di laurea) o del discriminatorio mantenimento del c.d. prelievo di solidarietà sui soli redditi degli statali. Mi chiedo se Tremonti avrebbe mai sottoscritto una manovra di tale livello, prima che l’affaire Milanese lo indebolisse e lo rendesse, come alcuni dicono, più disponibile all’ascolto delle ragioni degli altri.

A questo punto è chiaro a tutti – a tutti gli operatori stranieri, se non a tutti gli Italiani – che la vera stortura, il vero male da tagliare, è la stessa classe politico-burocratica italiana, e che se essa non viene eliminata il paese continuerà ad andare allo sbando e poi alla rovina. Poiché essa, internamente solidale nonostante gli scontri di facciata, detiene e domina tutti gli spazi politici e le istituzioni, non è possibile eliminarla per via elettorale – e in effetti non è mai stata eliminata, nonostante le molte elezioni e i molti cambi di maggioranza. In teoria, una simile casta dovrebbe essere eliminata con una rivoluzione popolare, che la tolga di mezzo fisicamente. Ma gli Italiani sono codardi, incapaci di organizzarsi e di fidarsi e di comportarsi lealmente, quindi non faranno alcuna rivoluzione – e in effetti non ne hanno mai fatte. E, ancora più importante, essi tradizionalmente concepiscono il rapporto con l’uomo politico di riferimento come una complicità, un allearsi per fare i propri interessi a spese della cosa pubblica. Mangiare insieme. Infatti le preferenze più numerose le prendevano i politici più bravi in quest’arte. Quindi la classe politico-burocratica italiana è un’espressione antropologica degli Italiani reali,  non un qualcosa di sovrapposto alla società italiana, che possa essere rimosso per liberare quella società da un parassita. Forse non bastano secoli per cambiare la mentalità di una popolazione. Diverse civiltà del passato si sono accorte di essere in decadenza, e hanno cercato di porvi rimedio, ma nessuna vi è riuscita. Hanno tutte continuato a decadere finché sono state spazzate via o sottomesse da altri popoli.

Di tutto questo, della deriva alla rovina, dell’impossibilità di correggere, dell’inutilità dello strumento elettorale, della infattibilità di una rivoluzione, la gente ha oramai una percezione diffusa. E questa percezione si traduce in comportamenti realistici, ossia emigrare, delocalizzare, preparare i propri figli per andare a studiare e lavorare all’estero. Anche a studiare, ovviamente, perché la scuola italiana, soprattutto l’università, è degradata e dequalificata come tutto il sistema-paese, quindi una buona formazione è, con poche eccezioni, possibile solo all’estero. Perché sforzarsi di cambiare le cose, di debellare la partitocrazia, di organizzare una rivoluzione o una secessione? Queste sono tutte opzioni incerte, lunghe, faticose, pericolose. Antieconomiche. Emigrare è molto più semplice, rapido, sicuro. Emigrare, ossia uscire non solo dall’Italia, ma anche e soprattutto da un popolo e da un sistema sociale programmati per stagnare e marcire.

Marco Della Luna
Fonte: http://marcodellaluna.info
Link: http://marcodellaluna.info/sito/?p=624

31.08.11

Pubblicato da Davide

  • oriundo2006

    Verissimo…la situazione attuale però ha qualche punto di contatto nel nostro passato che ci serva di consolazione o di comprensione, almeno ? A me viene in mente, non so perchè, un lontano episodio oramai dimenticato della nostra storia, quando i longobardi arrivarono in Italia. Erano una turba lacera, sporca, magra e patita, e sopratutto molto affamata: e vedendo qual bel Paese fosse allora l’Italia, campi ubertosi, ville ben tenute, mandrie di bovini grassi e succulenti, fecero una cosa sola: divorarono tutto con entusiasmo, senza freni e senza darsi cura del domani. Che però venne. Di fronte alla catastrofe e all’impossibilità di rimpinguare in fretta le risorse oramai dilapidate senza preveggenza non trovarono di meglio che massacrarsi a vicenda, in un’orgia di sangue che percorse la penisola. Finirà così ? Non a caso tutte le manovre si curano SOLO del prelievo, non del ristabilire le condizioni della crescita della ricchezza, sia individuale che collettiva. Di ciò non ci si dà peso. Viene considerata una cosa naturale, come la crescita del vello delle pecore. Preleviamo, tassiamo, incassiamo, tagliamo, riduciamo: infine, puniamo gli italiani così ricchi immeritatamente…( come se i politici fossero poi un’altra ‘razza’ o casta che dir si voglia ). E poi ?

  • angryentitywantschange

    Ah ma che delusione, in questo pezzo Marco Della Luna si allontana dalla figura del mitico Ron Paul [The last hope for America in 2012 – che mi ricordavaalquanto nel suo precedente articolo sull’euro, la sovranità monetaria, la costituzione…] per tuffarsi in considerazioni che in una maniera o nell’altra già sono state tracciate innumerevoli volte, a parte l’invito finale a lasciare tutto e emigrare all’estero, orientamento che non è certo stato stimolato pesantemente dall’ennesima farsa di questa ridicola classe politica ma che esiste già da molto tempo! Come on, molto meglio il Ron Paul Italiano, più stimolante ed accattivante, nonchè educativo!

  • amensa

    già…. tutto vero, però…. però …. come se negli altri paesi fosse diverso….. magari s trovano un po’ prima nella curva di questo degrado che da noi è ormai evidente, ma le cause ci sono tutte, dappertutto…… solo che noi , stavolta, siamo tra i primi !!!

  • illupodeicieli

    il punto , manovra o meno, è quello del lavoro, dei posti di lavoro che non ci sono e non si pensa a crearli. Se andate in spiaggia qui a Cagliari, di sicuro troverete, in alcuni stabilimenti balneari, diverse persone che lavorano in nero. Ma almeno stanno lavorando. E non parlo dei venditori di colore o di granite o di cocco fresco: ma di camerieri e barman. E’ chiaro che il datore di lavoro vorrebbe averli in regola,ma non può permetterselo:c’è chi sceglie, perchè può scegliere, di non assumere nessuno e non incorrere in casini con gli uffici del lavoro e del fisco in genere, chi è costretto a rischiare perchè non può cucinare e servire a tavola o al banco o portare un ombrellone o consegnare un pedalò…il tutto da solo. Pochi possono lavorare da soli. Detto questo penso che sia chiaro ,e lo dico in rete dal 2005, che i politici e i loro accoliti pensano solo a far quadrare i conti, salvo scoprire buchi, e non hanno la capacità nè il desiderio di creare posti di lavoro: primo perchè non è nel loro dna, trattandosi per lo più di persone che (senza offesa) vengono da professioni che non hanno a che fare ,quasi mai, con la concorrenza …pur essendo remunerative, come può esserlo quella di commercialista o di avvocato o medico. L’altra motivazione è che permettendo agli altri di affrancarsi e di non aver più bisogno di loro e del loro aiuto e della loro tutela, nè perdono il controllo in termini di voti, di percorsi del denaro pubblico, di influenza su assunzioni e lavori che ,per come sono sempre stati abituati, possono richiedere tangenti. I pochi nomi di imprenditori che si sono affacciati alla politica ,spesso, sono persone che hanno avuto aiuti di stato o sono titolari di aziende che lavorano in regime di monopolio: ma non hanno mai faticato se non nella ricerca di aiuti o di business facili. Mi dispiace leggere o vedere in tv che si parla della manovra ma non di nuovi posti di lavoro. L’altra cosa curiosa è la lotta all’evasione e all’elusione: chi saranno mai gli evasori? Immagino chi,dopo averti preparato un cono gelato non ti rilascia lo scontrino. Ecco perchè la nazione sta andando male. Peccato che andasse male anche prima che aprisse quella gelateria. Sarà che le cose andavano male,anche prima, per colpa del padre o del nonno del gelataio?
    Chissà perchè quando si parla di evasione fiscale non si indica dove e come si evade: un giorno è colpa dei negozianti,un altro è colpa delle merci contraffatte e vendute ,di solito, da ambulanti o venditori per strada. Poi viene il turno dei dentisti ,degli idraulici, dei meccanici e carrozzieri: per alcune di queste categorie vale quanto detto per i titolari di stabilimenti balneari, ovvero non sono in condizioni di assumere per via del costo del lavoro. Le cose stanno,più o meno, così.

  • cardisem

    La mia memoria mi riporta ad un consiglio analogo che già negli sessanta o settanta, non ricordo bene, Giulio Andreotti dava ai giovani italiani senza lavoro e prospettive in Italia: “fare fagotto”. Era questa l’espressione riportata dai giornali. E mi parse allora assai cinica. Naturalmente, il contesto è qui piuttosto diverso, ma identica la soluzione. Anche io ho fatto una esperienza di emigrazione: non è stata piacevole e indolore…

  • spartan3000_it

    Emigrare mi sembra inutile: ormai dovrebbe essere chiaro che “tutto il mondo e’ paese”…

  • borat

    emigrare.. e qual è il problema?

    prendi mio cuggino per esempio: ingegnere con 20 anni di esperienza nell’industria oli & gas

    ha fatto un contratto di lavoro come expat, africa e golfo persico, dove capita insomma…

    quello che guadagna lo mette tutto via e in italia torna solo se ha bisogno di andare dal medico o per fare le vacanze

    e quando aumenta il petrolio aumentano le sue possibilità di guadagnare di più col lavoro

    a proposito mio cuggino sono io

  • dino23

    Giusto ! Un paese, sempre più piccolo…… e più “birichino”.
    Tempi interessanti, in arrivo.

  • dana74

    la verità fa male, sì emigrare è davvero brutto, allora o ci arrendiamo al clientelismo o lo si combatte stando ben attenti agli “infiltrati” più impensati, non della polizia attenzione, ma dei vari agnelli travestiti da lupi (che lavorano per le cosche) che vogliono “combattere anche loro a vs fianco e bla bla…”

    Dai che ora con l’Operazione Indignati di Airaudo si fa la rivoluzione eh..
    abbiate fede…eh eh
    Sei indignato? Marcia con airaudo anche tu….a far che non si sà (Op gatekeeping) ma fidati…