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LA GUERRA LUNGA DELL’AMERICA

DI SIMON TISDALL E EWEN MACASKILL

La Guerra Lunga dell’America

La settima scorsa, i comandanti della Difesa USA hanno reso pubblico il loro piano per contrastare l’estremismo globale Islamista. Hanno previsto un conflitto combattuto in dozzine di paesi e per decadi a venire. Oggi prendiamo in analisi questo spostamento sismico del pensiero strategico USA, e cosa questo comporterà per la Gran Bretagna.
Il messaggio del Generale Peter Pace (nella foto), il comandante dei capi di Stato Maggiore congiunti degli Stati Uniti, è stato apocalittico: “Noi siamo ad un punto critico nella storia di questo grande Paese e ci troviamo sfidati in maniera che non ci saremmo mai aspettati. Noi abbiamo davanti un nemico spietato, che tenta di distruggere il nostro modo di vivere, e per noi si prospetta un futuro incerto.”

Il Gen. Pace ha dato la sua approvazione alla relazione strategica quadriennale del Pentagono, presentata al Congresso la scorsa settimana. Il rapporto presenta un piano per proseguire in quello che il Pentagono descrive nella prefazione come “La Lunga Guerra”, che rimpiazza la “guerra al terrorismo”. La “guerra lunga” rappresenta molto di più che un puro slittamento verbale: riflette lo sviluppo in corso del pensiero strategico degli Stati Uniti, innescato dagli attacchi dell’11 settembre.

Andando con lo sguardo oltre i campi di battaglia in Afghanistan e nell’Iraq, i comandanti Statunitensi immaginano una guerra, senza limiti di tempo e di spazio, contro l’estremismo Islamista globale. “La lotta…potrà sicuramente svilupparsi in dozzine di paesi, simultaneamente e per molti anni a venire”, così recita il documento. Viene messo in rilievo che ci si sta spostando da operazioni militari, convenzionali, su larga scala, come l’invasione dell’Iraq del 2003, verso rapidi dispiegamenti di forze di grande mobilità, spesso sotto copertura, con compiti di contro- terrorismo.

Fra le specifiche misure proposte troviamo: un aumento del 15% delle forze per operazioni speciali; un personale supplementare di 3.700 unità, un aumento quindi del 33%, per operazioni psicologiche e per dirimere questioni civili; quasi il raddoppio del numero degli aerei droni telecomandati; la trasformazione dei missili nucleari Trident lanciabili da sottomarini per l’uso nei combattimenti tradizionali; nuove risorse navali da usarsi per gli sbarchi ad alta velocità; squadre speciali addestrate per rilevare e mettere in sicurezza armamenti nucleari in modo rapido e in ogni parte del mondo; e una nuova forza di bombardieri a largo raggio.
Il Pentagono non puntualizza le regioni individuate come aree future di operazioni, ma queste si estenderanno oltre il Medio Oriente, fino al Corno d’Africa, al Nord Africa, all’Asia Centrale e al Sud-Est Asiatico e al Nord Caucasico.
La guerra fredda aveva dominato il mondo dal 1946 al 1991: la “lunga guerra” potrebbe determinare la natura del mondo per i prossimi decenni. Il piano si regge profondamente su un più alto livello di cooperazione e di integrazione con la Gran Bretagna e gli altri alleati della NATO, e su un accresciuto reclutamento di governi regionali attraverso l’uso di mezzi economici, politici, militari e di sicurezza. Viene raccomandato agli alleati di potenziare le loro capacità “per condividere i rischi e le responsabilità delle sfide complesse dell’oggi”.
Il rapporto indica che il Pentagono deve assumere esperienza nell’operare con i Ministri dell’Interno, come pure della Difesa. Questo viene descritto come “un sostanziale spostamento nell’urgenza del momento, che richiede autorizzazioni legali più estese e più flessibili e meccanismi di cooperazione… Portare tutti gli elementi della potenza USA al conseguimento della vittoria nella lunga guerra, richiede il superamento dell’appoggio tradizionale che viene dall’esterno e l’esportazione delle leggi e delle attività di controllo.”

Approccio non convenzionale

Il rapporto, le cui conseguenze stanno per essere valutate nelle capitali Europee, puntualizza: “Questa guerra richiede che l’esercito degli Stati Uniti adotti metodologie non convenzionali e indirette.” Ed aggiunge: “Noi abbiamo adattato la posizioni di forza USA nel mondo, apportando correzioni da lungo tempo necessarie, per porre la basi di un allontanamento dalla difesa statica di presidi obsoleti della guerra fredda, e ponendo attenzione sulle potenzialità di balzare in avanti rapidamente verso i punti caldi del pianeta.”
La strategia rispecchia in molti aspetti un recente riaggiustamento del pensiero strategico della Gran Bretagna, ma su una scala decisamente più vasta, che si basa su una richiesta di bilancio per la Difesa USA, fino ed oltre il 2007, che supera i 513 miliardi di dollari$.

Oltre a questi grandi progetti di spesa, il documento esige: investimenti nelle comunicazioni e per l’assemblaggio di intelligenze umane, fondamentalmente di spie; finanziamenti per un centro di fusione di tutti i servizi segreti della NATO; il potenziamento delle strutture radar spaziali; l’espansione di una griglia di informazioni nel mondo (una rete di spionaggio protetta); e una strategia di distribuzione delle informazioni “per guidare le operazioni in modo coordinato con i partners federali, statali, locali e della coalizione.” Inoltre, verrà data una spinta propulsiva per alimentare le capacità linguistiche delle forze armate, con attenzione particolare all’Arabo, al Cinese e al Persiano.
Il piano USA, progettato al Pentagono da uno staff militare e di civili in concerto con altre sezioni del governo USA, svilupperà l’interesse per inasprire lo “scontro di civiltà” e per il rispetto accordato al diritto internazionale e ai diritti umani. Per ingaggiare la lunga guerra, il rapporto fa urgenza sul Congresso, che accordi al Pentagono e alle sue agenzie la possibilità di espandere in modo permanente l’autorità legale sul modello messo in atto in Iraq, con assegnazione ai comandanti USA di estesi e pieni poteri.
Il rapporto recita: “ Lunga durata, operazioni complesse che vedranno impegnato l’esercito USA, altre agenzie governative e partners internazionali che saranno ingaggiati simultaneamente in molteplici regioni del mondo, che faranno assegnamento su una combinazione di approcci diretti (visibili) ed indiretti (clandestini). Tutto questo richiederà una sorveglianza persistente e migliori servizi segreti più estesi per individuare le risorse e il personale del nemico. Verrà quindi richiesta mobilità globale, attacchi rapidi sostenuti da armamenti non convenzionali, difesa all’esterno e all’interno, potenzialità contro il terrorismo e le insurrezioni. Verrà richiesta la capacità di mantenere la presenza delle forze USA, per lungo tempo e a bassa visibilità, in molte zone del mondo dove tradizionalmente non hanno mai operato.”

Il documento espone la pura e semplice ambizione degli USA di diventare la mente direttiva della sicurezza del pianeta. “Gli USA si adopereranno per assicurare che tutte le potenze più importanti e quelle emergenti siano integrate come attori costruttivi e fiduciari nel sistema internazionale. Inoltre cercheranno di garantire che nessuna potenza esterna possa imporre i termini della sicurezza, sia in ambito regionale che globale.”

Costruzione di partnerships

“Si cercherà di dissuadere qualsiasi competitore militare da sviluppare risorse distruttive che possano produrre egemonie regionali o azioni ostili contro gli USA e i paesi loro alleati.”
Ad un incontro con i giornalisti a Washington, Ryan Henry, un funzionario per le politiche del Pentagono, ha affermato: “ Quando noi facciamo riferimento alla guerra di lunga durata, pensiamo ad una guerra contro l’estremismo terrorista e le ideologie che lo informano, e questo è qualcosa che porteremo avanti per decenni.” Ed ha aggiunto che la strategia punta a dare risposte alla natura di “incertezza e di imprevedibilità” di questo conflitto. “Noi del Dipartimento della Difesa siamo abbastanza sicuri che le nostre forze saranno impegnate nel prossimo decennio in quelle parti del mondo dove di solito non sono state mai ingaggiate, ma non abbiamo idea di dove potrà avvenire, quando o in quali circostanze dovranno essere impegnate.
Ci rendiamo conto che in quasi tutte le circostanze altri saranno in grado di fare il lavoro in modo meno dispendioso di noi, dato che noi abbiamo la tendenza ad avere una forza a costi veramente pesanti. In più, tante volte gli altri saranno in grado di assolvere i compiti in modo assai più efficace, dato che possono comprendere gli idiomi locali, i costumi locali, perché culturalmente più preparati e più abili a fare cose con più esperienza di quello che possiamo fare noi. Quindi, la costruzione di potenziali alleanze è una indispensabile lezione da imparare.
Per questo, il dominio delle operazioni non sarà necessariamente l’Afghanistan e l’Iraq; piuttosto, esistono vaste aree del mondo che ci vedono coinvolti e dove oggi noi siamo impegnati. Effettivamente, noi siamo impegnati dalle Filippine al Corno d’Africa, e vi sono problemi nella regione pan-Sahel del Nord Africa.”

Simon Tisdall e Ewen MacAskill
Fonte: www.guardian.co.uk
Link: http://www.guardian.co.uk/usa/story/0,,1710062,00.html
15.02.06

(Traduzione a cura CURZIO BETTIO di Soccorso Popolare di Padova)

Commento di Soccorso Popolare di Padova

L’articolo dell’inglese “Guardian” sulla “Long War”, la Lunga Guerra, come ora viene definita dagli Americani, o la “Prima Guerra Globale”, come a noi piace definirla, presenta le strategiche valutazioni del comandante americano, il generale PACE – nome significativo a quel tal Tacito, “Hanno fatto un deserto, e lo hanno chiamato PACE…”
Il comando Americano, per bocca del suo massimo comandante militare, il capo del centro della Falange, il vero cervello di tutta questa guerra, giudica la situazione degli USA gravissima. La scorsa settimana, il Generale Peter Pace, capo degli stati maggiori congiunti delle armate americane di terra, di cielo e di mare, ha dichiarato: “Siamo a un punto critico della storia degli USA e ci troviamo contrastati in maniera che non ci aspettavamo. Abbiamo di fronte un nemico che vuole distruggere il nostro modo di vivere. Il nostro futuro è incerto.” E presenta un piano pluriennale per portare avanti quella che adesso viene chiamata “Long War”, la Guerra Lunga, che sostituisce la “guerra contro il terrorismo”.
Gen. Pace was endorsing the Pentagon’s four-yearly strategy review, presented to Congress last week. The report sets out a plan for prosecuting what the the Pentagon describes in the preface as “The Long War”, which replaces the “war on terror”.

“Verrà quindi richiesta mobilità globale, attacchi rapidi sostenuti da armamenti non convenzionali, difesa all’esterno e all’interno, potenzialità contro il terrorismo e le insurrezioni.” Washington intende portare a termine missioni di pulizia, dovunque nel pianeta si manifestano fenomeni individuati dagli strateghi come “disordine”, che metta in pericolo gli interessi Statunitensi. Per gli USA, il mantenimento dell’ “ordine” è un compito da esercitare in sede locale, nazionale ed internazionale.
“Il piano USA, progettato al Pentagono da uno staff militare e di civili in concerto con altre sezioni del governo USA, svilupperà l’interesse per inasprire lo scontro di civiltà…”. E lo scontro di civiltà viene già innescato! La campagna delle vignette sataniche, ideata dai Neoconservatori Americani e portata avanti dai loro amici Danesi, (liberal-conservatori con ascendenze filonaziste, com’è oramai a tutti noto) e da loro rotelline di scorta e arnesi da guerra opportunamente sistemati nei media, ha bene infiammato la prateria, come era nell’intenzioni di questo piano, e sta mietendo vittime a piene mani.
Sono attuali le notizie ampiamente riportate dalla stampa internazionale di morti negli scontri in Pakistan, in Libia, in Nigeria, in Iraq. È stato scatenato un vero bombardamento mediatico in preparazione a reali conflitti sul terreno, la guerra si intensifica e si preparano nuovi scontri. Risulta dunque chiarissimo il disegno di provocare attraverso questa campagna mediatica le masse Islamiche, per creare le condizioni adatte allo sviluppo della attuale fase di guerra.
“Partners internazionali …saranno ingaggiati simultaneamente in molteplici regioni del mondo”, e si farà “assegnamento su una combinazione di approcci diretti (visibili) ed indiretti (clandestini)”.
Il Generale Pace traccia un piano che ci riguarda da vicino e che vedrà implicato in pieno il nostro paese, l’Italia, base di partenza delle più importanti delle previste spedizioni convenzionali e “unconventionals”, non convenzionali. La guerra infatti sarà di tipo nuovo, cioè ancora più ributtante, con il reclutamento di massa di “civili”, con operazioni sporche di ogni tipo, e a largo raggio, in ogni parte della terra, dovunque, con plurimi scenari di guerra, ecc..
Allora, a nostro parere, è in pieno svolgimento il bombardamento mediatico di preparazione all’attacco americano-sionista contro l’Iran.
In particolare, per quel che ci riguarda, per il territorio italiano, la campagna è stata innescata direttamente dal portabandiera Statunitense “Libero”, con il pronto allineamento del presidente del Senato Pera, del Ministro dell’Interno Pisanu, e sviluppata dal leghista Calderoli. Questa campagna in casa nostra ha come obiettivo quello di allinearci tutti al seguito di quegli Amore & Psiche che sono Ferrara & Berlusconi.
Ma è necessario che si recluti anche la “sinistra” italiana. E, a questo riguardo si sono già ottenuti dei risultati importanti con le dichiarazioni di Prodi su Ferrando (la Palestina laica e multiconfessionale e multietnica: parole folli e sbagliate), e la costrizione al ritiro della sua candidatura al Senato Italiano, pur conoscendo da sempre il pensiero di questo esponente politico, sempre coerente con se stesso, che sono un successo per gli Americani. (Forse si è colta l’occasione di eliminare Ferrando come parlamentare, visti gli ultimi sondaggi che danno al Senato una sostanziale parità fra gli schieramenti: vanno eliminate tutte le voci di possibili o potenziali dissidenti, in modo da fornire serenità…di governo, senza franchi tiratori, a Prodi e Bertinotti regnanti? Miserie!).
Un altro rilevante successo per la campagna mediatica è stata la dissociazione del PRC dalla manifestazione per la Palestina di sabato 18 febbraio, a Roma, tramite la dichiarazione di quel G.Migliore, già altre volte distintosi come zelante amico di Israele. Così Bertinotti, pacifista e non violento, sgancia i cattivi, aggressivi e terroristi Palestinesi. Sarebbe interessante sentire adesso il commento del… compagno Rashid, il “candidato palestinese”. “La solidarietà con la Palestina non significa appoggiare il terrorismo, e criticare Sharon e il suo governo non è antisemitismo”: così si esprime il Dr. Yousef Salman, delegato della Mezza Luna Rossa Palestinese in Italia.

Il “caso Ferrando”, dunque, usato nella campagna di schieramento dell’ala sinistra della vasta armata per la guerra di civiltà. Vanno bene anche le pittoresche e instabili truppe bertinottiane, dalemiane, prodiane, perché la situazione è grave.
Il “caso Ferrando” serve da cartina di tornasole e da campagna per la raccolta di adesioni alla nuova guerra.
Altro che Ferrando! Hanno dei seri problemi di equilibrio mentale quelli che si dicono democratici, e di sinistra, e stanno portando il paese allo sfascio e alla guerra. Non lottando contro la guerra e il suo motore, la società del profitto, ci consegnano alla deriva. Le forze imperialiste, fasciste, approfitteranno della timidezza di questa “sinistra istituzionale tremebonda” per riorganizzarsi. Esse sono già organiche ai comandi imperiali, lo sono da un pezzo, da Piazza Fontana, dalla strage di Bologna, etc.
Quello che il generale americano non dice, ma che noi sappiamo benissimo, (basta chiederlo a un qualsiasi vecchietto della Val Susa), è che il modello americano di vita si basa sul superconsumo di pochi supernutriti, che conduce alla distruzione assicurata del pianeta. Questo superconsumo americano è fondato sulla prepotenza, sulle armi, sulla guerra, prova ne sia il bilancio USA, tutto destinato agli armamenti.
Ma i popoli non accettano più questo stato di cose e cominciano a ribellarsi. Per questo il Generale americano prevede l’estensione degli scontri in “dozzine di paesi”.
Allora, che senso ha, per la “sinistra italiana”, imbarcarsi in questa nave di pirati e malfattori? Che senso ha stare con le sette sorelle e altre cugine Occidentali del petrolio, con le 400 atomiche di Israele, con i nazisti delle vignette sataniche? Che senso ha stare con questo modello economico e di vita, che ci porta allo sfascio, alla distruzione dei territori, solo nell’interesse di grandi gruppi affaristici riuniti? Che senso ha stare contro tutte le Resistenze, perché definite violente, che si stanno levando in Asia, America Latina, Africa? Che senso ha concedere lo spazio italiano alle basi della lunga guerra imperialista, la “Prima Guerra Globale”? Che senso ha schierare l’Italia in questa guerra? Che senso ha volere Israele nella Nato? Che senso ha dire che si vuole il rispetto della Costituzione, e mettere il Paese al servizio della guerra sporca americana?

Sono tempi duri e difficili, dove coloro che sono nella ragione e con la ragione, vengono aggrediti ed attaccati.
Tutto è perduto dunque? Pur ridotte a mal partito, le forze popolari hanno cominciato a resistere da sole, e dal basso, come in Val Susa, e altrove. Là, in basso, c’è l’unica speranza, come si diceva ai tempi di un’altra Resistenza, come affermava Concetto Marchesi, da tanti, da troppi, rimosso o dimenticato …Se tutti coloro che sono convinti della forza della ragione, della solidarietà e dell’appoggio ai popoli che lottano in ogni parte del mondo per la loro libertà e l’autodeterminazione riusciranno a resistere, allora si vincerà questa campagna mistificatrice ed ingiusta.
Chi vivrà, vedrà!

22.02.06

Pubblicato da Davide