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LA DANZA DELLA PIOGGIA

DI MARCO D’ERAMO
Il Manifesto

Mai avremmo pensato che il nostro naso offrisse una presa tanto facile. È un
anno esatto che ogni mese ci ricantano lo stesso ritornello ogni volta
fiduciosi che noi ci cadiamo come broccoli. Ad agosto dell’anno scorso,
quando scoppiò la bolla dei mutui subprime, ci dissero che sì, segnali di
recessione erano innegabili, ma la crisi si sarebbe risolta presto, e
comunque sarebbe stata di bassa intensità. Poi qualcuno riesumò il termine
stagflazione, come fosse una parolaccia.

Di solito l’inflazione coincide con la crescita, mentre la stagnazione
economica va di pari passo con la deflazione: la stagflazione è l’aberrante
situazione in cui si hanno insieme stagnazione e inflazione. Nel novembre
2007, a New York giuravano che una stagflazione sarebbe stata impossibile
negli Usa perché le industrie straniere non avrebbero ricaricato sui clienti
americani la svalutazione del dollaro, ma avrebbero mantenuto i prezzi bassi
(avrebbero cioè fatto dumping) per non perdere quote di mercato; e che
comunque un crollo dei consumi in Usa avrebbe provocato un ribasso
generalizzato delle materie prime (dopo un anno l’inflazione è record e
l’economia Usa è in piena stagnazione): la stessa canzoncina ci è stata
fischiettata due settimane fa, quando il petrolio è sceso dai 147 dollari a
circa 110: ma ieri è già tornato sopra i 119, cioè sempre il 70% in più
rispetto all’agosto 2007.Quando poi a marzo la Federal Riserve (la Banca centrale Usa) intervenne per
salvare Bearn Sterns, «i mercati» (da declinare sempre al plurale)
sospirarono di sollievo, e vaticinarono che «la crisi era ormai alle
spalle». Da allora non si contano le profezie oracolari che ci predicono «il
peggio ormai passato», «una ripresa in vista», «la luce visibile alla fine
del tunnel».

Nel frattempo la super verde è a 1,45 euro al litro, la pasta è rincarata
del 30% nell’ultimo anno, i saldi estivi sono stati un flop, il turismo a
Roma ha segnato un – 20% di presenze, e chi più ne ha, più ne metta. Più le
previsioni incoraggianti si moltiplicano, più stiamo al verde. D’altronde
non è peregrino ricordare che in periodo di crisi si scatena sempre la
caccia al capro espiatorio. Fu così dopo il 1929; lo stesso sembra avvenire
nella felice Italia del 2008, con cacce a romeni e zingari e l’esercito per
le strade.

Come possono coesistere una situazione minacciosa e un discorso lenitivo,
quasi vasellinoso? La ragione principale è che in economia le aspettative
producono realtà e le profezie tendono ad autorealizzarsi: se pensiamo che
l’inflazione crescerà, ci precipiteremo a comprare merci prima che esse
rincarino, ma la stessa corsa agli acquisti provocherà un rialzo dei prezzi
e quindi quell’aumento dell’inflazione da cui voleva premunirsi; idem se c’è
un’attesa generale di recessione: se prevediamo che guadagneremo meno soldi,
tenderemo a risparmiare, a procrastinare o a limitare acquisti, e così
contribuiremo a rallentare l’economia provocando quella recessione che
temiamo. Ecco perché l’informazione sull’economia è la più filtrata,
manipolata e distorta. Perché l’informazione non riferisce sull’economia, ma
la crea. Se i guru ci convincono che le cose stanno migliorando, forse
aumenterà la nostra propensione a spendere, e quindi le cose miglioreranno
davvero. È lo stesso motivo per cui da anni ci mentono spudoratamente sul
tasso d’inflazione reale: ci vorrebbero convincere che, tra il 2001 e oggi,
l’inflazione ha viaggiato solo sul 3% annuo e cioè che in 7 anni i prezzi
sono aumentati meno del 25% in tutto: ma a chi la raccontano? Anche qui, la
menzogna non è innocente: diffondere il tasso d’inflazione reale inciderebbe
sui meccanismi di scala mobile, sul recupero del fiscal drag, sulla
rivalorizzazione delle pensioni, il che aumenterebbe a sua volta
l’inflazione.

La verità è che fino a oggi, con le banche centrali, «i mercati» si sono
comportati come rapinatori a mano armata: con la pistola puntata sulla
propria tempia hanno costantemente ricattato i governi: «O ci aiutate, o ci
facciamo saltare le cervella», cioè provochiamo nelle borse mondiali un
crollo da bomba H. Ogni due mesi si è ripetuta la stessa minaccia e ogni
volta i banchieri centrali sono corsi in soccorso a suon di centinaia di
miliardi di euro (milioni di miliardi di vecchie lire). Il soccorso è
avvenuto sotto tre forme: o 1) quella – usata soprattutto dalla Banca
centrale europea – che pudicamente viene chiamata «iniezione di liquidità»,
quasi che le economie fossero da intubare con flebo; oppure 2) un calo dei
tassi d’interesse (usato soprattutto dalla Fed), e quindi una svalutazione
in termini reali della propria moneta; o, infine, 3) il salvataggio vero e
proprio di banche e fondi, come hanno fatto la Banca centrale d’Inghilterra
con la Northern Rock o la Fed stessa con Bear Sterns. In ogni caso, i
soccorsi ai mercati sono stati, o sono, o saranno pagati dai contribuenti: e
una parte della crisi sta proprio in questo: che stiamo tutti pagando per la
folle bolla speculativa dei mutui edilizi. I tre strumenti usati dai
banchieri centrali rientrano nella più pura ortodossia monetarista che, come
dice la parola stessa, sostiene che l’unico intervento pubblico
nell’economia debba essere quello che incide sull’offerta di moneta,
attraverso il meccanismo dei tassi d’interesse o del mero conio
(«l’iniezione di liquidità»). Secondo Milton Friedman e la scuola di
Chicago, il mercato, cioè il moto statistico browniano di miliardi di
interessi ed egoismi individuali, costituisce infatti il metodo più
efficiente e più razionale di allocazione e sfruttamento delle risorse.
Ragion per cui qualunque azione statale di controllo o di regolamentazione
dei mercati tende semplicemente a renderli più irrazionali e meno efficaci:
da qui la grande fortuna del termine deregulation. La supply side economics
conquistò l’egemonia del pensiero economico negli anni ’70 quando la ricetta
keynesiana si rivelò incapace di risolvere i problemi creati dalla prima
crisi petrolifera, in particolare la stagflazione che ne seguì.

La crisi attuale consuma invece la vendetta postuma del keynesismo, poiché
le pure ricette monetariste si rivelano incapaci di risolvere una crisi che
combattono come un pugile che sale sul ring con un braccio legato. I
decisori mondiali delle politiche monetarie si sono rifiutati infatti fino a
oggi di ricorrere allo stimolo pubblico dell’economia: grandi opere,
ammodernamento delle infrastrutture, più investimenti statali
nell’istruzione e nell’innovazione tecnologica. La ragione per cui le
ricette monetariste sono del tutto inadeguate è che in precedenza le stesse
ricette hanno fatto sì che nei 7 anni scorsi, quasi ovunque nei paesi
ricchi, il potere d’acquisto delle famiglie è rimasto stagnante, quando non
è sceso in termini reali, pur in una fase di crescita economica. La terapia
monetarista ha eliminato ogni possibile spazio di manovra da poter sfruttare
invece oggi: ha cioè curato la malattia ma ucciso il paziente.

Ma la fede nel monetarismo e nella libertà «dei mercati» è così cieca, così
integralista, da impedire ai nostri politici persino di solo prendere in
considerazione misure alternative. E se qualcuno ci provasse, fosse pure
l’astuto Tremonti, ecco che subito lo fermerebbero gli austeri banchieri di
Francoforte (quelli stessi che tanto elogiavano Padoa Schioppa causandone la
rovina), ricordandogli che la nostra sovranità monetaria è limitata. Il
fondamentalismo liberista dei nostri governanti è la vera ragione per cui la
crisi continuerà a devastare le nostre povere, private finanze, nonostante
tutti i discorsi incoraggianti che ci ammanniranno con un bel sorriso
ipocrita, da «vu cumprà» dell’alta finanza.

Marco D’Eramo
Fonte: www.ilmanifesto.it
22.08.08

Pubblicato da God

  • brezzarossa

    …mi domando, sarebbe possibile una legge di iniziativa popolare per fare in modo che la emissione/il controllo della moneta, attraverso le relative “politiche”, sia portata sotto competenza (proprietà) statale?

    Anche a costo di uscire da questa Europa di mercanti/politicucci/cialtroni/malavitosi.

  • kant

    Non solo bisognerebbe uscire dall’Europa e riprendersi il controllo della moneta, ma anche uscire di corsa dalla NATO. Purtroppo non si vedono all’orizzonte politici che non siano venduti al “Grande Satana” americano, e il popolo vota al 90% PD, PDL e affini.

  • alnilam

    Il monetarismo alla Friedman altro non è che il lato evidente di un capitalismo finanziario arrogante ed oltremodo predatorio che si è manifestato pienamente con il neoliberismo imperante fatto proprio e dalla schiera di pazzi neo-con usa e dai britannici new labour per poi continuare fino in casa nostra! Certo, si dovrebbe prendere coscienza sul perchè la sovranità monetaria è stata drammaticamente limitata ad un organismo che guarda caso non é per nulla pubblico (ma ciò lo era anche per bankitalia..) e gli interessi che persegue sono ben lungi dal tutelare l’economia UE (stesso discorso dicasi per gli USA), ma fintantoché politici ed economisti illustri di ambo gli schieramenti (e qui ci metto anche colui che ha fatto quest’articolo sul manifesto) non arriveranno a focalizzare e mirare al cuore del problema (SOVRANITA’ MONETARIA in CAPO ad ISTITUZIONI REALMENTE PUBBLICHE) penso proprio che sia il solito refrain politico di disinformazione che nulla ha mai prodotto di buono e mai arriverà a chiarire le cose!
    saluti a tutti

  • reaudace

    La stranezza di queste presunte analisi della situazione economica forse risiede nell’ingegnoso tentativo di … scoprire l’acqua calda!
    Analoga considerazione per i commenti precedenti!
    Dunque?. Dando per scontate l’analisi e le critiche se la soluzione è nell’intervento monetario allora occorre impostare una soluzione coerente con la diagnosi.
    Primo. La moneta, si dice, è emessa da una banda di speculatori e non dal popolo? Bene! Soluzione?, il popolo emetta una “nuova moneta” a circolazione convenzionale libera non forzosa.
    Qualcuno può vietare questa soluzione? No
    E’ fattibile in Italia questa soluzione? Si.
    Secondo. Se la prima soluzione è fattibile esiste una strategia per utilizzarla? Si
    In cosa consiste?
    Nel mettere in circolazione un Buono di Solidarietà all’interno di comunità che lo scambiano.
    Esiste questo Buono in Italia,e come si chiama?
    Si. Si chiama SCEC: Solidarietà ChE Cammina.
    Esistono circuiti di scambio già attivi?
    Si. Sono parecchi e i buoni in circolazione ha raggiunto una discreto valore in termini nominali, con una velocità di circolazione significativa.
    Terzo. Questa strategia è disponibile per tutti?
    Si
    Attualmente sono stati richiesti contatti anche per esportare la strategia in ambiti internazionali.
    Prima conclusioni.
    La soluzione c’è perchè non sfruttare questa soluzione alla faccia dei banchieri, delle banche etiche, delle banche di credito cooperativo, delle banche popolari?
    Quanto costa questa strategia?
    Niente!
    Seconda conclusione.
    Perchè invocare una soluzione dalla politica e dai politici dipendenti della finanza speculativa?
    La soluzione a questo problema risiede solo nella tua volontà, se vuoi contattami o iscriviti al gruppo google “arcipelagomoneta”. Non scrivo questo messaggio per pubblicizzare ArcipelagoMoneta ma per spirito di servizio verso quanti sono interessati a risolvere radicalmente questo problema.

  • lino-rossi

    Caro Giuseppe, temo che tu abbia usato il termine “forzoso” in maniera inappropriata. E’ corretto invece il tuo invito ad aderire/approfondire allo/lo SCEC. Va però detto che lo SCEC si “appoggia” all’euro e quindi può si migliorare parecchie cose, ma non ha la possibilità di sostituire la moneta malata che ci propinano.
    la guarigione del sistema economico passerà attraverso la risoluzione dei problemi dell’euro (e del dollaro). ci vuole una nuova Politica Monetaria (che poi è quella che si faceva prima delle calamità friedman/volcker/greenspan/ciampi).
    E’ positivo che un giornale di sinistra pubblichi articoli come questo.
    Speriamo che continuino su questa strada.

  • korn

    Io già uso lo SCEC

  • Pausania

    Certo che finché continueremo a sentire panzane come “l’inflazione è l’aumento dei prezzi” e finché chiameremo “liberismo” la truffa del corso legale e della riserva frazionaria (questi idoli misteriosi) stiamo freschi.

    E come rimedio ci inventiamo la stampa di carta straccia.

  • Kartman

    MAGARA…!!! Diceva Mazzone

  • lino-rossi

    se con ciò intendi promuovere il gold exchange standard, dillo chiaramente e preparati a difendere questa barbarie, buona solo per schiavizzare il prossimo.

  • loco

    Come al solito quest’aritcolo, si limita a diagnosticare la malattia e a non prescriverne la cura. Da gionaletti come il Manifesto, non ho mai cavato nulla di buono e di realmente alternativo. E’un giornale che fa parte della c.d. “Disinformazione controllata”.
    Poi vorrei porre all’attenzione dei lettori una cosa: Possibile che la “Sinistra alternativa” non sa altro che copiare le cause degli altri, mutuare ( e per giunta in maniera confusa ed incompleta) analisi e alternative proposte da sempre dalla “Destra radicale”?!? Dalla politica Europea a quella Monetaria, dal ripensamento di politiche comunitarie fino alle politiche energetiche e dei nuovi assetti geopolitici la Sinistra c.d. alternativa, non ha saputo compensare il suo vuoto ideologico se non scopiazzando qua è là argomenti che “Nicchie” del pensiero libertario andavano proponendo sin dai primi anni 80. Basta con questi impostori!