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IL SEGRETO DEL MIRACOLO ECONOMICO CINESE: IL GOVERNO POSSIEDE LE BANCHE

ANZICHE’ IL CONTRARIO

DI ELLEN BROWN
webofdebt.wordpress.com

Le banche; cosa difficile da credere in un momento in cui abbiamo di fronte una crisi economica che sono state le banche stesse a creare – sono ancora la lobby più potente di Capitol Hill. Praticamente sono i proprietari del posto”

(Dick Durbin, senatore USA, capogruppo del Partito Democratico, 30 aprile 2009)

Mentre gli Stati Uniti spendono trilioni di dollari per salvare il sistema bancario, lasciando languire l’economia, si parla della Cina come di un “miracolo economico” che è riuscito a sganciarsi dal resto del mondo. Mentre il resto del mondo affonda nella peggior recessione mai vista dagli anni ’30, la Cina ha mantenuto un fenomenale tasso di crescita annua dell’8%. Questo almeno secondo i rapporti, ma i commentatori nutrono dei dubbi. Si chiedono infatti come sia possibile una crescita simile in un momento in cui altri paesi la cui economia era fondata sulle esportazioni hanno sofferto vistosi cali e si trovano ancora in fase di depressione. L’economista Richard Wolff osserva con tono scettico:

“Oggi il mondo si trova in una situazione di crisi capitalistica globale. Dappertutto i consumi calano. Dappertutto la gente acquista meno beni, inclusi quelli cinesi. Com’è possibile che in una società così dipendente dall’economia mondiale si possa avere oggi una crescita esplosiva? Il loro mercato azionario si trova oggi ad un livello 100 volte più alto del suo minimo. Non esiste nulla di lontanamente paragonabile in nessuna altra parte del mondo, certamente non negli Stati Uniti e in Europa. Com’è possibile? Se dovessimo credere a ciò che dicono i cinesi, dovremmo anche credere che nell’arco di pochi mesi, al massimo un anno, non di più, essi sarebbero stati in grado di trasformare la loro economia da centrale fondata sulle esportazioni a meccanismo industriale basato sul consumo interno. In nessun paese del mondo una cosa del genere ha mai richiesto meno di alcuni decenni”.

Com’è possibile che il progetto cinese di ripresa economica funzioni così bene, mentre i nostri non funzionano per nulla? Forse la risposta è semplice: la Cina non ha mai permesso al proprio sistema bancario di sottomettere l’economia produttiva. Le banche cinesi lavorano per il popolo, anziché il contrario. Così afferma Samah El-Shahat, conduttrice del network inglese di Al Jazeera con una laurea in economia all’Università di Londra. In un articolo del 10 agosto intitolato “In Cina il popolo viene prima delle banche”, scrive:

“Quella cinese è l’unica grande economia in cui il fossato – la separazione tra il settore finanziario e il mondo abitato dalla gente comune e dalle loro imprese – non esiste. Entrambi i mondi stanno attraversando una nuova fase di boom economico e questo grazie al modo in cui il governo ha saputo gestire le proprie banche. La Cina non ha permesso al proprio settore bancario di diventare così potente, così influente, così enorme da poter dettare legge e poter imporre salvataggi. In parole povere, il governo ha preferito interessarsi del proprio popolo e anteporre le sue esigenze a quelle di qualsiasi altro gruppo d’interessi. E’ per questo che le banche cinesi continuano a prestare denaro alle persone e alle loro imprese in quantità record”.

Ciò che Wolff chiama “crisi capitalista globale” è in realtà una crisi del credito: ma in Cina, a differenza che negli Stati Uniti, il credito continua a fluire liberamente, non solo verso il settore finanziario, ma verso l’industria e le amministrazioni locali. Le banche di proprietà dello Stato hanno massicciamente incrementato i prestiti, e le amministrazioni locali e le aziende di Stato li ricevono su larga scala. La Banca Popolare della Cina stima che l’ammontare complessivo dei prestiti nella prima metà del 2009 sia stato di 1,08 trilioni di dollari, il 50% in più dei prestiti erogati nel 2008. Anche la Federal Reserve americana ha erogato prestiti record, ma essi sono stati destinati principalmente al salvataggio del settore finanziario, lasciando Main Street all’asciutto. Scrive la El-Shahat:

“In Inghilterra e negli Stati Uniti il settore finanziario è in fase di boom, mentre il mondo della gente normale sembra andare di male in peggio, la disoccupazione cresce, gli affari ristagnano e i pignoramenti immobiliari non si fermano. Sembra quasi che Wall Street e Main Street esistano su diversi pianeti. E ciò dipende in larga parte dal fatto che le banche continuano a non prestare denaro alla gente comune. In Inghilterra e negli Stati Uniti le banche si sono appropriate del denaro dei contribuenti e del denaro facile proveniente dagli alleggerimenti quantitativi delle banche centrali. Lo utilizzano per sostenere se stesse e per ripulire i propri bilanci, piuttosto che per prestarlo alla gente. Le banche si sono appropriate di quel denaro e i nostri governi non hanno fatto assolutamente nulla per impedirlo. Anzi, sono stati complici nel consentire che ciò avvenisse”.

 

Crepe nella muraglia cinese?

L’economia cinese non è perfetta. La spinta verso il profitto, soprattutto ad opera di capitali d’investimento stranieri, ha incoraggiato gli azzardi speculativi, con investimento di grandi quantità di denaro in appartamenti di lusso e altri tipi di beni immobiliari che la maggior parte delle persone non può permettersi. I lavoratori cinesi si lamentano oggi del troppo capitalismo, visto che sono ora costretti a pagare per l’abitazione, per le cure sanitarie e per l’istruzione superiore, tutte cose che un tempo venivano fornite dallo Stato. E benché si stiano facendo degli sforzi per rendere disponibili una maggior quantità di prestiti alle piccole e medie aziende, le industrie di Stato e le grandi corporazioni ricevono ancora la maggior parte dei prestiti erogati. Questo perché alle banche è stato ordinato di restringere i propri standard per l’accesso al credito, e naturalmente le grandi aziende comportano rischi minori.

Wolff è convinto che il “miracolo” cinese sia una bolla destinata a scoppiare con conseguenze catastrofiche. Storicamente, tuttavia, ogni volta che una bolla economica è scoppiata all’improvviso ciò è avvenuto perché era stata punta dagli speculatori. Quando nel 1990 scoppiò la bolla del mercato giapponese, e quando altri paesi asiatici seguirono lo stesso destino nel 1998, ciò avvenne perché gli speculatori stranieri riuscirono ad aggredire le loro valute con derivativi esotici. Le vittime tentarono di difendersi acquistando le proprie valute nazionali con le riserve in valuta estera, ma le riserve andarono ben presto esaurite. Oggi la Cina ha accumulato una tale quantità di riserve in dollari che sarebbe molto difficile agli speculatori fare la stessa cosa con il mercato azionario cinese. Un declino graduale del mercato azionario dovuto a forze naturali del mercato stesso è qualcosa che un’economia può agevolmente sopportare.

 

Inversione dei ruoli economici?

Almeno per il momento, il piano di ripresa cinese sta funzionando molto meglio di quello americano e inglese; e il principale motivo per cui sta funzionando meglio è il fatto che il governo tiene in pugno il proprio settore bancario. Il governo può manovrare il meccanismo del credito bancario in modo da favorire le imprese pubbliche e il commercio, poiché realmente possiede le banche o buona parte di esse. Ironicamente questa caratteristica dell’economia cinese avrebbe consentito alla Cina di avvicinarsi all’ideale capitalistico americano degli inizi ancor più degli stessi Stati Uniti. La Cina viene spesso definita comunista, ma non è mai stata comunista nel senso inteso dai libri di testo, e oggi lo è ancor meno di prima. Deng Xiaoping, leader del Partito Comunista Cinese, che dopo il 1978 aprì la Cina agli investimenti stranieri, disse una volta che non importa di che colore sia il gatto, purché riesca ad acchiappare i topi. Quale che sia la definizione appioppata all’economia cinese, resta il fatto che essa fornisce oggi un’impalcatura che incoraggia efficacemente l’imprenditoria.

Jim Rogers è un investitore e analista finanziario americano espatriato, che oggi ha la propria base a Singapore. Nel 2004 scrisse un articolo intitolato “L’ascesa del capitalismo rosso”:

“Alcuni dei migliori capitalisti del mondo vivono nella Cina comunista… Non importa per quanto tempo ancora i leader cinesi insisteranno a definirsi comunisti, essi sembrano assai indaffarati a creare l’economia capitalista che dominerà il mondo”.

Nel frattempo gli USA sono sprofondati in ciò che Rogers chiama “socialismo per ricchi”. Quando le normali aziende americane fanno bancarotta, esse vengono lasciate sole ad affrontare la giungla d’asfalto; ma se vanno in bancarotta banche considerate “troppo grosse per fallire”, allora siamo noi contribuenti a dover pagare le perdite, mentre ai proprietari delle banche viene consentito di tenersi i profitti e di continuare ad utilizzarli per le loro speculazioni. Il salvataggio di Wall Street con denaro dei contribuenti rappresenta una radicale violazione dei princìpi del capitalismo, una violazione che ha cambiato volto all’economia americana. Il capitalismo che ci insegnavano a scuola parlava di Mamma e Papà negozianti, di fattorie a conduzione familiare, di piccoli imprenditori che potevano competere su un livello di parità. Il ruolo del governo era quello di definire le regole e di assicurarsi che ognuno giocasse rispettandole. Ma non è questa la storia del capitalismo che vediamo oggi. Mamma e Papà negozianti sono stati stritolati da gigantesche catene di ipermercati e mega-industrie; le piccole fattorie a conduzione familiare sono state rilevate dalle multinazionali dell’agro-business; e le banche di Wall Street sono diventate così potenti che oggi i deputati si lamentano per il fatto che sono le banche ad essere proprietarie del Congresso. I colossi bancari e le corporazioni hanno riscritto le regole per i propri fini. La sana competizione è stata rimpiazzata da una forma di capitalismo predatorio in cui il pesce piccolo viene sistematicamente inghiottito dagli squali. Il risultato è un gap sempre più ampio tra ricchi e poveri che rappresenta il più colossale esempio di trasferimento della ricchezza della storia.

La soluzione cinese, di fronte a un sistema bancario finito in bancarotta, sarebbe quella di nazionalizzare le banche stesse, non soltanto i loro debiti. Se anche gli USA adottassero un simile approccio, noi, il popolo, potremmo davvero ottenere qualcosa di valido in cambio del nostro investimento: un sistema bancario stabile e affidabile che appartenga alla gente. Se la parola “nazionalizzare” sembra poco americana, sostituitela con “di proprietà pubblica e operante nel pubblico interesse”, come le biblioteche pubbliche, i parchi pubblici e i pubblici tribunali. Dobbiamo togliere i nostri dollari a Wall Street e restituirli a Main Street e possiamo farlo solo spezzando questo monopolio bancario privato finito fuori controllo e riaffidando il controllo sul denaro e sul credito al popolo stesso. Se i cinesi possono avere il meglio dei due mondi, possiamo averlo anche noi.

Versione originale:

Ellen Brown
Fonte: http://webofdebt.wordpress.com
Link: http://webofdebt.wordpress.com/2009/08/18/the-secret-of-china’s-miracle-economy-the-government-owns-the-banks-rather-than-the-reverse/
17.08.2009

Versione italiana:

Fonte: http://blogghete.blog.dada.net/
Link: http://blogghete.blog.dada.net/archivi/2009-08-18
18.08.2009

Traduzione a cura di GIANLUCA FREDA

Pubblicato da Davide

  • radisol

    Avendo anche lavorato per decenni in ambito bancario sono un convinto sostenitore del fatto che le banche, al pari delle aziende che producono ed elargiscono generi di prima necessità ( acqua, energia, telecomunicazioni, sanità, scuola), debbano essere pubbliche o almeno pubbliche in larghissima maggioranza …

    Una volta detto questo, però – pur conoscendo poco nel dettaglio la realtà economico/sociale cinese – avrei dei dubbi a sostenere che i successi economici cinesi ( o almeno il risentire meno della crisi da parte della Cina rispetto al cosiddetto “mondo occidentale avanzato” ) sia esclusivamente la conseguenze dell’avere un sistema bancario pubblico.

    Credo, peraltro da convinto comunista ( sia pure molto “eretico”), che il fatto di operare in sistema economico sostanzialmente liberista ma al tempo stesso avendo una società dominata in modo dittatoriale da un partito che ancora si definisce comunista faciliti molto le scelte, anche assai dolorose sul piano sociale e delle libertà individuali, di chi governa quell’immenso Paese ….

    Le banche pubbliche sono solo una delle tante conseguenze di questa situazione …. la domanda casomai è un’altra …. quanto reggerà questa situazione ? quanto, a fronte di una crescita economica così forte ed anche della scelta di propagandare, per chi ovviamente può permetterselo, un consumismo esasperato …. potrà tenersi in piedi questo strano binomio tra liberismo e ferrea dittatura formalmente ispirata ai principi del marxismo ?

    Certo una popolazione superiore al miliardo di persone quasi appena affacciatasi al “mercato”, rappresenterà ancora per decenni appunto un immenso “mercato” in continua espansione …. ma tutto questo fa a pugni con le coscienze …. anche al di là delle forti contraddizioni rappresentate dalle minoranze etniche e/o religiose …. credo che prima o poi ci sarà fatalmente qualcuno che si porrà il problema di chiedere ai governanti cinesi la fatidica domanda “Va bene la crecita economica, va bene l’ espansione, ma il socialismo quando arriva ?” … ed allora, saranno altrettanto fatalmente cazzi per chi governa …. contraddizioni simili mica si possono risolvere solo coi carri armati … può andare bene per un pò ma poi ……

  • paudos

    la pacchia durerà sino a che sarà possibile sisattendere le regole sul lavoro più elemtari a cui siamo soggetti in europa.
    ( orari di lavoro definiti, HACCP, ed infinite gabelle fiscali)

  • Boero

    Il segreto del miracolo economico cinese?Moneta svalutata artificialmente per sostenere le importazioni,con l’occidente che importa in maniera forte,delocalizzando lì le sue imprese, il 50% del pil cinese dipende dalle importazioni.

  • Boero

    Quanto all’azionario e ai dati sul pil(una delle voci indicizzate sul pil è appunto l’azionario) è quasi certamente la nuova bolla,l’indice p/e(price earnings,prezzo/utile è a 37 laddove il livello normale è 10) la crescita dello Shangai index,nonchè i dati sul pil non sono compatibili con il dato sul consumo elettrico che cala segnalando una contrazione della produzione industriale.
    I soldi prestati a basso tasso d’interesse lungi dal beneficiare la famosa ”economia reale” prendono la strada della speculazione,COME TUTTI I PRESTITI A UN TASSO ARTIFICIALMENTE BASSO,LE REGOLE CHE VALGONO PER L’AMERICA VALGONO ANCHE PER LA CINA.

    Articolo su intermarket and more
    Shanghai Index: la Cina a rischio bolla speculativa

    Tra i vari commenti letti nel week end, all’interno del post Bulls & Bears, ho avuto modo di apprezzare le sempre interessanti visioni grafiche dell’amico Bach, che con il suo trading system ci illustra la sua view sul mercato. E tra i tanti commenti (che vi invito a visionare) c’è anche una breve analisi sulla Cina, con la frase :“in Cina stanno tirando il grafico col righello”.

    Vero, verissimo, il grafico dell’indice Shanghai Composite è veramente “perfetto”, una tendenza quasi disarmante.
    Ma come ho accennato nel video di Trends di questa settimana, anche sul mercato Cinese è iniziato il momento di cominciare a valutare la situazione con più prudenza. Il motivo è da vedere, oltre che per i dati macroeconomici, anche per quello che sta succedendo all’interno della Cina stessa.
    Vi propongo a titolo esplicativo, questo grafico tratto da Bloomberg.

    Grafico PIL, prestiti ed immobiliare

    Come vedete da questo grafico, è evidente l’aumento dei prestiti, avuto nell’ultimo anno: sono praticamente triplicati. L’aumento di questi prestiti ha certamente influenzato la ripresa del PIL (non dimentichiamo anche gli stimoli attuati in questa direzione), un ritorno al mercato immobiliare e, nocciolo della questione, un incremento del mercato azionario. Si signori, mercato azionario, in quanto sembra proprio che i cinesi ultimamente abbiano ripreso (vista la costanza e la semplicità di fare soldi) ad indebitarsi per acquistare azioni.
    In effetti, in una fase recessiva, ritrovarsi con lo Shanghai Index a quasi +90% da inizio anno, beh, non è proprio normale, come non è normale che circa 1.100 miliardi chiesti in prestito, sia finito in Borsa anziché in attività produttive.
    Anche perché, oggi, è più facile guadagnare in un borsa “fatta col righello” che investendo in azienda, con tutti i problemi macro a livello globale.

    Morale, il Governo vuole intervenire, ha capito l’anomalia e vuole fare qualcosa. Intanto ultimamente i NUOVi prestiti sono scesi un pochino, ripeto sono scesi, ma continuano ad aumentare considerevolmente.

    La domanda che dobbiamo porci è la seguente: se il Governo cinese interverrà in modo deciso, riuscirà il mercato ciense a reggere e non registrare un tonfo epico, con una fuggi-fuggi di vendite che potrebbe essere devastante non solo per lo Shanghai index, ma anche per Hong Kong (Hang Seng) e gli altri indici, con ripercussioni a livello globale?

    Questa crescita dell’indice, che oggi naviga a P/E pari a 37, ovviamente, non è sostenibile, in quanto poggia su basi poco solide.

    Grafico Shanghai Index

    Tendenza chiara. Addirittura siamo usciti dal canale rialzista. E questo per certi versi mi mette ulteriori sospetti. Il MACD “è un righello”, l’RSI diverge ma dal punto di vista tecnico occorre ammettere un’assoluta serenità del trend rialzista. Quindi, in virtù di quanto detto sopra, mettiamo le cinture di sicurezza e alziamo gli stop profit: eccellente, a mio parere, l’utilizzo della MM 21 giorni come livello di “supporto naturale”.

    Conclusioni
    Tutto questi ci fa ragionare intermini di massima prudenza, e quantomeno ci indice ad iniziare a sottopesare, in attesa di una bella correzione, la Cina in primis, ma anche i Mercati Emergenti, da sempre molto ben voluti e stimati anche dal sottoscritto.
    Quindi io da oggi inizio a prendere profitto.
    E credo che la performance accumulata possa comunque dirsi, fona ad oggi, più che soddisfacente in un mercato che, come sapete, fa acqua da tutte le parti.

    STAY TUNED!

  • Boero

    Anche Nouriel Roubini non crede ai numeri di crescita del pil forniti dal governo cinese.
    Per Roubini anche la Cina è in recessione.

    The Chinese Devil Wears Prada: Why 0% Growth is the New Size 6.8%
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    Delicious Digg Facebook reddit Technorati Nouriel Roubini | Jan 22, 2009
    The Chinese came out today with their 6.8% estimate of Q4 2008 growth. China publishes its quarterly GDP figure on a year over year basis, differently from the U.S. and most other countries that publish their GDP growth figure on a quarter on quarter annualized seasonally adjusted (SAAR) basis.

    When growth is slowing down sharply the Chinese way to measure GDP is highly misleading as quarter on quarter growth may be negative while the year over year figure is positive and high because of the momentum of the previous quarters’ positive growth.

    Indeed if one were to convert the 6.8% y-o-y figure in the more standard quarter over quarter annualized figure Chinese growth in Q4 would be close to zero if not negative.

    Other data confirm that China was in a borderline recession in Q4 and that it may be in an outright recession in Q1: production of electricity plunged 7.9% in y-o-y basis; the Chinese PMI has been below 50 and close to 40 for five months now.

    And with manufacturing being about 40% of GDP , manufacturing is certainly in a sharp recession (negative growth) and the overall economy may be close to a recession

    So the 6.8% growth was actually a 0% growth – or possibly negative growth – in Q4; and the Q1 figures look even worse. So China is in a recession regardless of what the highly massaged official numbers claim.

  • Davide71

    Ciao a tutti:
    secondo me la giornalista di Al-Jazeera ha scritto un articolo per fare contento il suo emiro che, oltre che proprietario delle banche, é probabilmente proprietario anche della televisione per cui lavora e di tante altre cose.
    Io sono d’accordo con quelli che pensano che i governi mentano continuamente e costantemente, per fare propaganda.
    La Cina ha invero maggiore possibilità di uscire dalla crisi rispetto a noi perché non ha ancora realmente avviato una politica di consumismo interno.
    Ma una volta che quel processo fosse completato essa si ritroverebbe nella nostra stessa situazione. Però questo permetterebbe al mondo di sopravvivere con gli stessi stili di vita per i prossimi 20-25 anni.
    Dopo di ché apriti cielo…

  • radisol

    Vero, concentrandomi sulla questione “interna” e su quanto potrà durare senza esplodere la contraddizione tra liberismo esasperato, lavoro trattato più o meno come schiavismo e formale “dittatura del proletariato” ( leggi più propriamente dittatura degli apparati di partito e dell’esercito), avevo trascurato il dato fondamentale delle esportazioni che rappresentano il 50% del Pil cinese …. mi sembra però che, anche tenendo conto di questo, il discorso che facevo rimanga, forse a maggior ragione, del tutto valido …. insomma, il controllo governativo delle banche cinesi ( che in sè non ha nulla di “socialista”, fino a 15-20 anni fa pure in Italia il 98% delle banche erano pubbliche) è certo un elemento di qualche importanza ma comunque secondario nello spiegare il fenomeno economico cinese …. Il problema vero e centrale rimane la contraddizione capitale/lavoro, aggravata dal formale e finto “socialismo” di cui il regime si ammanta, che presto o tardi esploderà fatalmente ….

  • LucaV

    La Cina: 1) Era fino a dieci anni fa nella preistoria 2) esporta in tutto il mondo perchè paga i lavoratori 1/100 di quello che costano qui 3) Ci sono gli USA che gli comprano oltre il 50% delle merci…indi se crollano gli usa crolla la cina

    La storia delle banche non c’entra un fico secco.
    Capisco che CDC sia schierato, ma almeno la raccontasse giusta.

  • Sassicaia

    I tuoi tre punti sono ampiamente condivisibili.

  • LonanHista

    poco a poco viene a galla quello che modestamente da sempre ho preconizzato e che cioè la finanza pura, le banche si sono impossessate dei governi(prodi libro paga goldmann sachsberlusconi no..e lo attaccano anche solo perché è puttaniere…l’economia usa è stata guidata da 15 anni a questa parte da uomini goldman sachs..rubin paulson etc…draghi in italia è uomo goldman sachs etc)….e hanno scaricato i loro debiti sui cittadini…..HANNO CREATO CIOè UNA BOLLA FITTIZIA CHE NON CORRISPONDEVA AD ALCUN BENE REALE…PERò HANNO TROVATO IL MODO DI MONETIZZARLA SCARICANDOLA SUI BILANCI DEI GOVERNI, QUINDI DEI CITTADINI….il problema, anzi i problemi sono 2….COME SI PAGHERà QUESTO DEBITO?——–e dove cazzo vanno a finire questi soldi————CHI SONO I BENEFICIARI DI QUESTI DEBITI CHE DOBBIAMO PAGARE?—————————-la cina………………………..come già detto anni fa, quando c’era chi diceva che la cina avrebbe fatto il botto dico la stessa cosa:LA CINA è COME IL MURATORE CHE SA COSTRUIRE CASE, MA VIVE IN UNA CATAPECCHIA………………fino a che ha costruito case per gli altri(esportazioni) ha continuato a lavorare e vivere in una catapecchia MA ACCUMULANDO UNA FORTUNA…..ADESSO CHE GLI ALTRI LE CASE NON LE VOGLIONO PIù(stop esportazioni)…la cina costruisce le case per se (MERCATO INTERNO)…………………………..inoltre con 2mila miliardi di dollari di riserve non c’è speculazione che possa mettere in crisi i cinesi…….SOPRATTUTTO PERCHé LE LORO BANCHE NON HANNO DEBITI…ED IL GOVERNO CINESE NEL NOVEMBRE 2008 HA VARATO UN PIANO DA 585MILIARDI DI DOLLARI A SOSTEGNO DELL’ECONOMIA…..e non come è successo ai governi occidentali che si sono dovuti indebitare per aiutare le banche lasciando l’economia reale in ginocchio……………………I CINESI QUINDI SFRUTTERANNO I SURPLUS PRODUTTIVI PER IL MERCATO INTERNO(addirittura incentivi per comprare televisori)…e il credito per aiutare pmi grandi imprese…e le varie regioni a costruire infrastrutture e riassorbire i 30 milioni di disoccupati che dalla costa sono tornati nelle campagne…………………………CIOè…LA CINA NON AVRà PROBLEMI DA QUESTA CRISI…ANZI NE APPROFITTERà PER STIMOLARE IL MERCATO INTERNO CON PIANI GOVERNATIVI E LOCALI PER ORGANIZZARE IN 2-3 ANNI SISTEMA SANITARIO GRATUITO, ISTRUZIONE GRATUITA………..RIAMMODERNARE TUTTE LE FABBRICHE E ALLA FINE TROVARSI PRONTI ALLA RIPRESE ECONOMICA DOVE DIVENTERANNO LA LOCOMOTIVA GLOBALE…….mentre l’occidente diverrà il terzo mondo…o meglio società in stile feudale con i ricchissimi che si sono comprati anche la vita dei poverissimi,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,

  • ericvonmaan

    Non dimentichiamo che in Cina la Banca Centrale è STATALE e i proventi del signoraggio vanno allo stato: non solo, la Cina ci guadagna due volte, incamerando i dollari e gli euro derivanti dalla vendita delle merci e sostituendoli per il mercato interno con la loro moneta, doppio guadagno infatti. Guadagno che non va ad arricchire i Rockefeller e i Rotschild della situazione ma lo STATO CINESE, il quale può permettersi di investire una marea di soldi in piani di sviluppo a lungo termine, SENZA INDEBITARSI CON NESSUNO. Cazzo ma perchè è così difficile da capire???
    Chi stampa i soldi HA IL POTERE ASSOLUTO.
    Se così non fosse chissà perchè da duecento anni le dinastie familiari più potenti del pianeta si fanno in quattro per mantenere il controllo della sovranità monetaria ovunque possibile… e fanno la guerra a chiunque provi a statalizzare l’emissione e il controllo della moneta… Hitler, Iran, Cuba… ma la Cina l’ha studiata bene, adesso ci tiene per le palle e non possiamo nemmeno fiatare. Ci sarà da ridere!!!

  • pietrodigennaro

    da anni ci stanno “economicamente” assorbendo …

    Scampia (noto quartiere di Napoli con 70.000 abitanti):

    6.600 imprese individuali, 5.100 società di capitali, 1.300 di persone. Due terzi di queste sono riconducibili ad imprenditori cinesi.

    fonte: http://www.contribuenti.it/news/view.asp?id=2942

  • dana74

    quello che non capisco è che lo scopo di una banca pubblica sia quello di “redistribuire” i profitti alla collettività sotto forma di servizi, ma i cinesi non mi sembra ne siano beneficiari, fanno gli schiavi.
    Intendiamoci, sono a favore che sia le banche che i servizi debbano essere pubblici in virtù che ogni cittadino abbia il minimo garantito, ma se avere una banca pubblica non migliora le condizioni di vita di tutto il popolo, che senso ha?

  • marcello1950

    penso che ti stai sbagliando di grosso, la cina ha ipotecato i mercati di america latina, africa ed Europa, quando svilupperà il mercato interno avrà gia’ ridotte a lumicino tutte le altre economie

  • marcello1950

    indipendemente dal fatto che le banche siano o meno possedute dal governo bisogna dire che i governanti cinesi non vengono comandati dai banchieri ne di casa ne dell’estero e questo fa la differenza, c’è ancora un interesse di sistema, un interesse POLITICO (sistema che ha perduto l’occidente essendo le centrali finanziarie a comandare e parassitare il sistema come se fossero un cancro) in questo modo rimane spazio perche venga fatta la scelta migliore per tutti . cosa che appunto l’occidente a perso, solo facendo fuori le goldman sachs and companies l’occidente puo tornare efficiente.