IL PAESE DI MERDA

Come Don Chisciotte - Informazione indipendente dal 2003

DI GIUSEPPE GENNA

L'esito del referendum è un'ulteriore prova che, al di là delle convinzioni delle singole persone, noi viviamo in un Paese di merda. Questa è una nazione che non capisce un cazzo in massa, snobba i minimali della strumentazione democratica, se ne fotte di problemi fondamentali quali ricerca scientifica e statuti della vita. E' un Paese il cui Sud persiste nel fare da zavorra elettorale di fronte ai momenti politicamente decisivi e il cui Nord è capitanato da idioti sfatti dal benessere crasso e da ragiunatt che chiedono il ritorno alla lira ma sognano la Cermhania. Questo è uno Stivale bucato, la portaerei nel Mediterraneo ormai in secca, una landa in cui si affittano le spiagge e, se non si affittano, è tutto un Riminiriccione identico alle spiagge affittate. E' una provincia vaticana che pensa che spettrali e ossuti ominidi, con la zucchetta color porpora in testa, ancora abbiano ragioni civili da esprimere. E' la melma dell'occidente e una disgrazia che l'oriente non si augura, quest'avanguardia del provincialismo e dello scazzo, che si sente invasa dalle scarpe cinesi ed è manipolata da lesbiche roche che nel tivvì spacciano spazzatura per realtà. Mi vergogno profondamente di viverci, in questa merda, a poche ore dall'esito dei referendum.Dice: erano quesiti troppo difficili, esposti in forme astruse, la gente non capisce. Come se la gente, quest'odiosa palta sociologica a cui si è ridotta la comunità, non avesse il dovere e il diritto di farsi un'idea di un tema tanto centrale, tanto pressante, tanto radicato nel cuore del futuro di ognuno di noi. Fecondazione assistita e ricerca con le staminali: orizzonti terapeutici e statuti filosofici e civili fondamentali. Ma la gente non ci ha la voglia, capisce solo i Costantini, le Melisse, i Valentinirossi che ciacolano le quattro regole di grammatica che hanno appreso e soloneggiano in un'azzurrina nullità. La gente è ignorante e allora non deve decidere sui limiti della vita, sui vantaggi e gli svantaggi della bioetica e della manipolazione sperimentale. Fare uno sforzo per leggersi una paginata di Corriere della Sera su che cavolo è un embrione? Macché. E' da settimane che vivo ogni mattina al bar situazioni da cappuccino mainstream e generalista, con gente che scambia embrioni per spermatozoi e chiude con battute chiaverecce. Non vivo a Milano, ma in una fiction con la Ferilli. Il disimpegno e il pressapochismo hanno raggiunto livelli sconfortanti. Anziché cogliere l'immensa possibilità di una decisione che, per una volta, sbaraglia le divisioni ideologiche, costringendo ammiratori dei gerarchi fascisti ad assumere posizioni superprogressiste ed ex bravi ragazzi radicali a esprimersi come Pio IX, questo Paese volta le spalle allo strumento della consultazione diretta, si accoccola nell'obnubilante torpore della parodia di democrazia a cui hanno ridotto mezzo continente. La dice lunga, la percentuale dei votanti al referendum, sulle chance di reinvenzione politica di questo Paese. Era una chance. Il risultato è che essa ha di fatto mostrato la pervicace inanità politica di ciò che si pretende trasversale e liberatorio, confermando al tempo stesso la funerea persistenza di punti di riferimento ormai sorpassati, schiacciati dal tempo e dagli errori commessi.
Questa sera un giornalista del servizio pubblico, che dovrebbe essere una persona dedita all'obbiettività, ha intervistato, con modulazioni che andavano dalla moquette allo zucchero filato alla prostrazione dei valvassini, un importante gerarca italiano della Chiesa cattolica. Questo cardinale, che è prossimo a essere sostituito dal nuovo Papa e non per colpa della prostata, enunciava logiche istituzionali che nulla hanno a che vedere con la fede e appartengono in toto a una prospettiva politica sull'esistenza. Del resto, questo è un Paese che, pur professandosi cattolico, non crede assolutamente più a paradisi e inferni e, se interrogato mediante sondaggi dal quorum assicurato, non è davvero in grado di dire se l'ostia che saltuariamente ingurgita sia simbolica o davvero la carne fisica del Cristo. La Chiesa di questo Paese è cieca e perennemente parkinsonizzata, cristallizzata al momento in cui aprirono la breccia di Porta Pia. I vescovi italiani si pronunciano sul calcio e sull'Alzheimer. E' una Chiesa che non capisce davvero cosa sia e cosa stia dicendo il suo Pontefice, al di là delle superficiali apparenze. E' una Curia con tanto di giornale e versamento delle tasse. Si dovrebbe dare a Cesare quel che è di Cesare, e a Dio quel che è di Dio, ma questi vogliono sia quel che è di Cesare sia quel che è di Dio. Dimenticano che per ogni Cesare c'è un Bruto.
Non si discute qui del "sì" e del "no". Si discute delle incredibili prese di posizione di vertici istituzionali che caldeggiano il non ricorso alle urne, che spacciano doveri elementari (su cui la democrazia si regge e attraverso i quali viene sentita propria) con diritti da zapping televisivo. Tatticismi, strategie minuscolissime rispetto all'enormità dei problemi affrontati, dinieghi a mezza voce, roboanti appelli da ex democristiani pronti a sfruttare una sconfitta totale dei cittadini, oltre che delle coppie sterili e dei ricercatori scientifici. Salvo poi, sulle stesse pagine che hanno imposto un martellamento surreale circa l'astensione (mai così prossima, in questo caso, all'astinenza) leggere le parole enfatiche di retori nazionalisti fuori tempo, che lamentano la fuga dei cervelli all'estero. Stiamo scherzando? Fossi un genetista, partirei stanotte per la California.

Considerazioni ulteriori che non vengono fatte o si fanno a voce bassissima, mentre si vocifera mediaticamente sullo storico pellegrinaggio ciellino per l'astensione. Anzitutto è una elementare questione di fantastico. E' mai esistito un frangente del fantastico in cui l'umanità, intravvedendo una possibilità pratica di intervenire sulla materia, se ne sia astenuta? La materia su cui si votava doveva essere il pane di scrittori, artisti, intellettuali: gente che, a diverso titolo, si dovrebbe occupare di fantastico. Il fantastico è lo spalancamento delle possibilità nella storia. L'assordante silenzio che in occasione del referendum la comunità intellettuale italiana ha fatto pervenire ai nostri padiglioni auricolari è sintomatico: non esiste una comunità intellettuale e, se esiste, è una comunità di gente che non si rende più conto che, in quanto intellettuali, ci si occupa precisamente di queste cose qui. Philip Dick se ne è occupato in tempi non sospetti, i nostri scrittori non se ne occupano manco in tempi sospetti.



Ancora. Il ruolo vicario della politica. E' plausibile che l'arco costituzionale venga terremotato da questioni tanto centrali? A cosa stavano pensando i rappresentanti politici quando stendevano o votavano quella legge? Uno può considerare la legge 40 infame o legittima, ma ha il diritto di chiedersi a cosa pensavano i rappresentanti del popolo, democraticamente eletti, mentre votavano quegli articoli. Farsi trovare così impreparati, così spensieratamente approssimativi costituisce un sintomo di assoluta gravità. E' incancrenita più che mai la macchina della rappresentanza. I richiami della retorica ciampista sono ridicoli o deleteri, rispetto a questa, che è una realtà di fatto. L'istituzionalizzazione diviene un meccanismo pericolosamente vuoto e incerto, quando è privo del sentimento di appartenenza, cioè di validità, cioè di rapporto tra popolazione e politica. Lo stato confusionale della classe cosiddetta dirigente, sovrapponibile a quello che ha còlto i rappresentanti della Chiesa rispetto a cosa sia Dio, è il segnale di una debolezza intrinseca del processo democratico. Nell'indifferenza, e non negli applausi, cresce il rischio del collasso delle repubbliche. La strategia tecnocratica, che prevede un progressivo allontanamento del citoyen dalla politica, vive in questo momento il suo buco nero. E', storicamente, il momento in cui si fanno sentire le pressioni dei lumpen e che queste vengono intercettate e reinterpretate dalle destre estreme. Lo scivolamento nel coma prepolitico da parte degli italiani è uno stato di incertezza cronica: dove sarà direzionata quest'inerzia, non si sa. Non si sa nemmeno se verrà direzionata. Certo è che non si tratta di un segnale di salute. La febbre della democrazia si sta rovesciando una febbre e basta. Urge una risposta di movimento.

E' a coloro che sanno cercare, scavare, reperire ragioni che, a questo punto, si può rivolgere un appello. La mobilitazione di immaginario deve crescere di gradiente. Deve commistionarsi, cogliere ogni possibilità e suggestione che offra la comunità, nazionale o internazionale. Non si può affidare all'elaborazione di un odontotecnico brianzolo l'enorme dimostrazione di civiltà che la Francia ha fornito in occasione di un altro referendum, quello sulla Costituzione europea. Bisogna comprendere che le battute grottesche degli odontoiatri brianzoli sono una sfida sul piano dell'immaginario, dell'interpretazione, della ricezione. Bisogna sottrarre terreno a chi direziona l'immaginario secondo traiettorie reazionarie. In quest'opera, noi di Carmilla ci proviamo, ci abbiamo provato, continueremo a provarci.

Giuseppe Genna
Fonte:www.carmillaonline.com
Link:http://www.carmillaonline.com/archives/2005/06/001421.html#001421
13.05.05

Commenti (10)

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    1. Amleto-il-danese 29 giugno 2005

      Padre Zecchini insegnava Etica e ha votato Sì al referendum



      . da La Repubblica del 28 giugno 2005, pag. 22

      di Roberto Bianchin



      Ha perso la cattedra al seminario, dove insegnava etica, un frate

      cappuccino di Verona, Rodolfo Zecchini, sollevato dall'incarico dal

      vescovo Flavio Roberto Carraro, per aver detto, sia in aula che in

      un'intervista, che avrebbe votato tre Sì, come poi ha fatto, nel

      referendum sulla fecondazione assistita. La motivazione del provvedimento:

      essersi posto fuori dalla posizione ufficiale della Chiesa, e non poter

      più, quindi, continuare a insegnare ai futuri sacerdoti. Ma padre Rodolfo,

      che è laureato in filosofia, non china la testa e non si pente. E'

      convinto che la Chiesa sia in errore e rivendica il diritto alle sue

      opinioni. Dal convento dove vive, quello dei frati cappuccini del Barana,

      accetta con serenità la sospensione decisa dal suo vescovo, frate anche

      lui, che non aveva mai assunto posizioni conservatrici e annuncia che

      continuerà senza polemiche, sia pure in altre forme, il suo sacerdozio.







      Al frate filosofo, autore di varie pubblicazioni e saggi per la Pontificia

      università gregoriana, centrati soprattutto sull'opera di Hans Georg

      Gadamer, "interprete di Platone, Aristotele ed Hegel", è arrivata la

      solidarietà del segretario radicale Daniele Capezzone: "La sospensione di

      padre Rodolfo, che ha pagata cara la propria libertà di coscienza, è una

      cosa che offende la coscienza dei credenti. Vediamo che cominciano

      purtroppo le misure punitive nei confronti dei cattolici che hanno votato

      sì al referendum".







      Padre Rodolfo, che cosa ha detto di tanto grave?



      "Ho espresso soltanto il mio pensiero, le mie opinioni, come sono solito

      fare, e non da oggi. E l'ho fatto attraverso un'intervista che ho

      rilasciato al quotidiano Il Corriere del Veneto tre giorni prima del

      referendum".







      Che tesi sosteneva?



      "Ho detto che avrei votato tre Sì ai primi tre quesiti del referendum

      perchè pensavo, e penso, che fosse giusto così. Ho detto che a mio parere

      la Chiesa sbagliava nel sostenere l'astensionismo. E ho aggiunto che

      sbagliavano coloro che sostenevano che l'embrione è una persona. Di fatto,

      secondo me, non lo è".





      E cosa è successo?



      "Che sono stato sollevato dal l'insegnamento".







      Glielo ha detto il vescovo?



      "Il giorno dopo che è uscita l'intervista sono stato convocato dal

      vescovo, padre Flavio, che tra l'altro è un mio confratello. Ci siamo

      parlati, con molta tranquillità, e abbiamo esposto le nostre ragioni. Alla

      fine del colloquio, che è stato molto cordiale, lui mi ha annunciato che

      sarei stato sospeso dall'insegnamento. Lunedì 13 mi è arrivata la lettera

      formale in cui mi si comunicava il provvedimento".







      Con quali motivazioni?



      "Che essendo io professore di etica al seminario teologico di San Zeno, ed

      essendomi espresso contro le posizioni ufficiali della Chiesa, non avrei

      più potuto continuare ad insegnare".







      Amareggiato?



      "Diciamo che non sono sorpreso. Quando una persona fa una scelta ne

      accetta anche le conseguenze. Capisco perfettamente la posizione del

      vescovo, non poteva fare che quello che ha fatto. La vicenda è chiusa".







      Quando ha lasciato l'insegnamento?



      "Subito, niancavano solo pochi giorni alla fine dell'anno scolastico".







      Insegnava da molti anni?



      "Da sei anni a S. Zeno. Avevo il corso di etica filosofica e una classe di

      24 studenti. Prima ho insegnato molti anni a Villafranca".







      Cosa farà adesso?

      "Di sicuro non insegnerò, per il resto si vedrà. Sono sempre un sacerdote,

      e non cambierò mestiere. Farò altre cose".



      --



      questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito



      http://www.gazzettamonferrato.it





    1. beatipaoli 17 giugno 2005

      Forza Italy

    1. tucano 16 giugno 2005

      Se ne son lette di tutte, davvero di tutte, a proposito di questo Referendum. C'è qualcuno di voi che crede realmente alla lezione del popolo nei confronti delle multinazionali farmaceutiche? Vi è qualcun'altro che pensi REALMENTE all'embrione come ad una persona? O più in generale ai VALORI che sono strombazzati a destra e a manca? Secondo me, nemmeno con la mobilitazione del Vaticano per il no, si sarebbe raggiunto il fatidico quorum. Ne ho la certezza. Il nostro è realmente un paese in via di disfacimento, non ho nessuna speranza per l'Italia. Purtroppo si è andati troppo pesante con l'ingegneria sociale e questi sono i risultati. L'effetto combinato dell'antropomorfizzazione del capitale, delle influenze nefaste dei reggenti dell'economia celeste (il vaticano) e della malavita organizzata degnamente rappresentata dalla nostra classe dirigente, hanno sfasciato il paese. Da un'indagine effettuata dagli studenti di un liceo della provincia di Brescia, il 25% dei ragazzi dai 14 ai 18 anni di una zona ad altissima densità operaia (rarità in italia) hanno dichiarato apertamente di essere razzisti. Incalzati dagli intervistatori (loro coetanei) hanno aggiunto che africani, albanesi e handicappati non dovevano avere i loro stessi diritti, a voi lascio immaginare le conseguenze di questo ragionamento. Ecco dove andare a scovare gli astensionisti, o almeno una buona parte. L'Italia è colpita dall'agghiacciante fenomeno dell'analfabetismo di ritorno in misura nettamente superiore al resto d'Europa. Non penso proprio che il 15-20 % di cattolici mediamente informati che hanno recepito il diktat ecclesiastico avrebbero potuto comportare un risultato simile. Permettere alla Chiesa di attaccare la legge sull'aborto sulla base di speculazioni ancora una volta assolutamente infondate (prete-stuose, lo dice la parola), non è una gran vittoria contro le multinazionali farmaceutiche. Si è perso tutti a parte i soliti avvoltoi ... questo non è il no all'Europa dei banchieri

    1. beatipaoli 15 giugno 2005

      sì.. torneremo (rectius: tornerete) al pleolitico.

    1. Truman 15 giugno 2005

      In questa storia dei referendum tutti mi appaiono aver fatto errori colossali, compreso Genna, che oggi sembra ragionare con i coglioni invece che con la testa.



      Intanto partiamo dall'istituto del referendum, che dall'assemblea costituente del 1948 fu pensato come un correttivo della democrazia parlamentare, ma mai fu pensato come un modo per dare potere legislativo al popolo, perchè le manipolazioni avrebbero potuto essere troppo facili.



      E invece il referendum fu usato ripetutamente in modo contrario a come l'avevano pensato i padri costituenti, arrivando all'assurdo di passare al sistema maggioritario con un referendum che alterava addirittura la costituzione materiale, portando poi alla designazione diretta del primo ministro e quindi ad un indebolimento della separazione dei poteri (tra legislativo ed esecutivo, entrambi eletti dal popolo).



      Da questo punto di vista appare gradevole il fatto che gli elettori si siano stancati di essere manipolati per prendere decisioni che non spettavano a loro. E questo indipendentemente dal tipo di referendum.



      Poi c'è la Chiesa, che dopo un pontificato conservatore come quello di Woytila, passa ad un papa reazionario che spinge verso il passato. Parte così una settima crociata, una crociata di tipo anomalo, dove l'ordine è quello di non fare, di astenersi. Tanto i rappresentanti della Chiesa hanno già provveduto tramite accordi a far emanare una legge che odora di Medioevo.

      Che la legge abbia qualche contenuto etico è indubbio, ma se la Chiesa decide di entrare prepotentemente nello stato laico dovrebbe almeno avere il coraggio di dibattere in pubblico i suoi motivi, non di puntare tutto sull'astensionismo e su slogan del tipo "La vita non si può mettere ai voti". Insomma, invece di dare a Cesare quello che è di Cesare, si intromettono nella vita secolare con i trucchi più sporchi della politica. Alla faccia dell'etica. Ci vuole molta faccia tosta a dire che hanno vinto.





      Infine ci sono i potentissimi gruppi d'interesse che vorrebbero privatizzare la vita per farne commercio. Hanno preso una solenne trombatura e questo sta bene. Cercheranno di recuperare, ma per ora sono fermi al palo.



      Vale forse la pena di parlare dei cosiddetti "esperti", quelli come Veronesi, che pochi mesi fa parlava del mais transgenico come qualcosa di assolutamente innocuo (ricordo che secondo lui il problema più grosso era invece il basilico). Dovrebbero smettere di parlare a nome dei gruppi d'interesse e cominciare ad avere un po' di coscienza, perchè la gente comincia a non credere più alle loro balle.



      Ah, il popolo, quello per tutti i partiti e gruppi d'interesse, e movimenti cattolici, e associazioni di "scienziati", citati in precedenza, è solamente popolo bove, da sfruttare per i propri fini. Bene ha fatto il popolo a non dare soddisfazione a nessuno.


    1. beatipaoli 15 giugno 2005

      d'accordo in tutto; sono già emigrato da quasi due anni; all'estero si sta molto meglio, soprattutto se vuoi stidiare e fare ricerca; come me altre migliaia di giovani; ADDIO ITALY, meriti il declino.



      A proposito di ricerca made in Italy, guardate qui:



      http://www.repubblica.it/speciale/2004/appelli/universita/firme_raccolte_1.html

    1. Barruel 15 giugno 2005

      Caro Tucano,



      sì, anche. E' stato detto chiaramente nei Comitati Scienza e Vita, almeno a Milano.



      Comunque hanno votato gli italiani, non la Chiesa, gli italiano "di merda" come suggerisce Genna.



      Non mettiamo la testa nella sabbia: sono in gioco le manipolazione delle radici della vita. E gli italiani "di merda" hanno detto no.



      Sussulto di buon senso. Ma gli operatori della morte sono già al lavoro. I Mengele delle multinazionali farmaceutiche, frullatori di embrioni, già si fregano le mani. Alla fine vinceranno loro. Troppi interessi in gioco.

    1. tucano 14 giugno 2005

      Grazie a barruel scopriamo che la chiesa ha ispirato la legge 40 e boicottato il referendum per contrastare le multinazionali farmaceutiche e che il vero problema del nostro paese sono gli intellettuali alla Genna (maestro del taglia e cuci, che almeno si è preso la briga di leggersi Debord e Vaneigem). Siamo in attesa di consigli sulle azioni da intraprendere ...

    1. Barruel 14 giugno 2005

      Intanto il voto al post: 1



      perché Genna è degno intellettuale del paese di merda. Non ha nessuna vergogna di far da megafono, schiumante di rabbia, alle multinazionali farmaceutiche e all'industria dei brevetti dell'eugenetica. Sta con gli "Espresso", i "Corriere della Sera", "La Repubblica" e tutti proprio tutti i giornali di regime. Ovvio, sennò gli tolgono il blog.



      Nessun coraggio, nessun rispetto per un popolo che si è espresso, che ha disertato le urne esattamente come successe due anni per il referendum sull'articolo 18, quando i DS CHIESERO l'ASTENSIONE. Sempre prendersela con la Chiesa cattolica che fa la Chiesa cattolica. I preti fanno i preti, i rabbini i rbbini, gli imam gli imam, i lama tibetani fanno i lama tibetani.



      Finché non avremo intellettuali coraggiosi resteremo un paese di Merda.



      Soprattutto dopo che i radicali della morta per l'ennesima volta ci hanno fatto spendere 700 miliardi per questo referendum che potevano essere impiegati per aiutare una comunità nazionale in difficoltà.

    1. tclimb 14 giugno 2005

      intanto il voto al post : 10

      poi non credo che si debba essere un genetista per lasciare l'italia, sono un informatico e credo, spero, di lasciare questo "paese di merda" presto, anche se non faccio ricerca, perche' in un paese del genere non vale la pena investire nemmeno un gatto per strada.

      infine, coloro che sanno cercare, scavare, reperire ragioni, sono andati a votare, qualunque fosse il loro voto, e' quindi inutile rivolgersi a loro con qualsiasi appello, loro hanno gia' risposto.

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