Il cinema disarciona il capofamiglia maschio: l’esempio di “Duel” di Steven Spielberg

Di Tomaso Pascucci per ComeDonChisciotte.org

A volte, rivedere una pellicola d’antologia può riservare alcuni imprevisti, come nel caso del film Duel, uscito nel 1971, per la regia di Steven Spielberg. Non ho nessuna difficoltà ad ammettere che la prima volta che lo guardai, da adoloscente, la parte cosciente del mio cervello elaborò esclusivamente il contenuto palese del film, ovvero la caccia all’uomo braccato, la mostruosità del camion auto-cisterna inseguitore, l’apparente follia umana, i ritmi ansiogeni ed il paesaggio inospitale attraversato dal protagonista. Quale non è stata la mia sorpresa quando l’altra sera l’ho rivisto cogliendonone aspetti totalmente ignorati la prima volta. Non mi dilungherò, qui, ad illustrare la trama di un film straconosciuto, che ha lanciato la carriera di Steven Spielberg, anche perché, dal punto di vista della qualità artistica, resta un prodotto notevole. Mi limiterò a mettere in risalto alcune scene o dialoghi del film che un occhio (o spirito) disattento potrebbe giudicare come accessori, senza particolare valenza, ma che quasi certamente hanno rivestito una grande importanza agli occhi dei produttori del film.

La prima sfumatura, rispetto ad una lettura del film unicamente in chiave thriller, è resa dai contenuti diffusi dalla radio che il protagonista ascolta in macchina, poco prima (e al momento) di imbattersi nel camion assassino. Il protagonista potrebbe benissimo guidare senza ascoltare la radio, oppure i contenuti della radio potrebbero fungere da mero sottofondo, senza che lo spettatore sia in grado di captare precisamente ciò che le onde trasmettono. Invece, la regia, e non l’autore del romanzo da cui ha preso corpo il film (1), opta per una radio accesa, i cui contenuti sono chiaramente fruibili anche dallo spettatore del film. E che contenuti ! Se inizialmente la radio riverbera varie amenità, ed il protagonista procede col cambiare più volte stazione, ad un certo punto egli sintonizza la radio su un programma che lo accompagnerà per ben 4 minuti. Nel programma si tratta del modulo del censimento mandato a tutti gli Americani dall’Istituto di statistica. L’argomento viene affrontato per il tramite di una conversazione telefonica tra un “maschio” americano ed un’impiegata dell’Ufficio distrettuale del censimento, durante la quale emergono dettagli tutt’altro che anodini. All’origine della chiamata effettuata dal “cittadino americano”, che si definisce parte della “maggioranza silenziosa”, vi è il dubbio che lo attanaglia circa l’individuazione del capofamiglia, dal momento che nel modulo è formulata la domanda : “Lei è il capofamiglia ?”. Lui è indeciso, perché nei fatti, come racconta in diretta all’impiegata, ha perso il ruolo di capofamiglia nell’istante in cui si è malauguratamente sposato, 25 anni prima. Da quel momento, la moglie ha preso le redini della famiglia andando a lavorare, mentre lui è sempre rimasto a casa occupandosi dei figli e del focolare. Ecco spiegata la sua indecisione, perché se rispondesse che è lui il capofamiglia effettivo, non sarebbe sincero, ma questa realtà si scontrerebbe d’altronde con il fatto che è lui l’uomo di casa, anche se, come ammette lui stesso, “certe malelingue del vicinato dicono di no”. Per tutta risposta alla domanda del cittadino, l’impiegata gli consiglia di indicare nel modulo il nome della moglie come capofamiglia. Ne segue una specie di psicodramma, con il richiedente che pretende dall’impiegata ripetute rassicurazioni circa il fatto che nessuno del suo vicinato abbia accesso al suo modulo, altrimenti risulterebbe imbarazzante per lui, e con di contro l’impiegata che si spende in plurime rassicurazioni. Non pago delle ripetute conferme dell’impiegata sul carattere confidenziale dell’intera operazione, il richiedente esige un’ultima rassicurazione, in quanto :

 

Vorrei che si rendesse conto della situazione imbarazzante in cui mi trovo. Sono sicuro che i miei vicini hanno già capito qualcosa. Spesso mi hanno sorpreso con il grembiule addosso. E non mi vedono uscire regolarmente da casa, come fanno tutti coloro che hanno una regolare occupazione. Così ho sentito delle voci poco simpatiche sul mio conto, ecco.

 

Nel mentre si svolge questa conversazione trasmessa alla radio, la macchina del protagonista del film incontra per la prima volta l’orribile camion, la sua nemesi. Si sta quindi per ingaggiare l’epica caccia al topo, ma prima che l’inseguimento si manifesti allo spettatore in tutta la sua brutale carica ansiogena, a ques’ultimo è servito l’ultimo atto del psicodramma trasmesso alla radio. In risposta al monito dell’impiegata che lo incoraggia a farsi a valere nei confronti della moglie, il cittadino precisa :

 

Me lo dicono anche i miei amici, ma io ho quasi rinunciato a battermi, sono quasi rassegnato, perché non potevo proprio immaginare, è terrificante come le donne possono cambiare… Dopo la disgrazia, il matrimonio voglio dire, è diventata violenta, aggressiva e mi ha tolto tutto di mano e ha stroncato qualsiasi mia iniziativa […] Io, ora, ho paura di lei. Ho desiderato il divorzio fin dai primi mesi di matrimonio. Vidi subito che avevo fatto uno sbaglio, ma invece no, lei non ne vuol sentir parlare. Ma il modulo l’ho preso io, di nascosto, prima che lo vedesse lei. E voglio riempirlo io ! Quando si sposa, non diventi come quella carogna che ho sposato io. Me lo promette ?

 

Con quest’appello fatto dal cittadino all’impiegata, affinché non riproduca anch’essa le dinamiche familiari avvilenti da lui vissute, si conclude un psicodramma completamente gratuito ai fini della storia principale. Tuttavia, esso c’è, e nonostante rappresenti un elemento di contorno, non manca di raggiungere chiaramente le orecchie dello spettatore, agendo probabilmente sul suo subconscio.

A questo punto, ci si aspetterebbe che il proseguo della narrazione si concentrasse esclusivamente sul duello con il camion infernale, che ha appena fatto ingresso nella trama, abbandonando la tematica della castrazione. Non è così. Quel contenuto ricompare alla stazione di servizio dove il protagonista si ferma per fare benzina. Lì, il benzinaio si offre di dare una controllatina al motore della macchina del protagonista, accorgendosi che il manicotto del radiatore è ridotto male. Lo segnala al protagonista, il quale gli risponde che presto o tardi lo farà cambiare. Al che, il benzinaio replica : “Il padrone è lei”. Di altro avviso è il protagonista che, sospirando, dice : “Tranne che a casa mia”. L’evocazione della casa è uno spunto affinché l’ambiente domestico del protagonista s’inviti nella trama attraverso una telefonata che egli fa alla moglie casalinga, dall’interno della stazione di servizio. E cosa non si scopre su quell’ambiente domestico ! La telefonata si apre con le scuse del protagonista alla moglie per un fatto avvenuto il giorno prima, ma delle scuse la moglie non sa che farsene. Sulla difensiva, il protagonista replica : “Lo so, lo so cosa vorresti da me, vorresti che io, insomma… Secondo te, io dovrei andare a cercare Steve Anderson per prenderlo a cazzotti sul muso o roba del genere”. Cosa avrà fatto mai questo Steve Anderson per mettere il protagonista in una situazione imbarazzante, un’altra ? Ciò emerge dalla reazione della moglie, che nel scartare lo scenario dei cazzotti evocato dal marito, precisa comunque : “No, non dico questo, però credo che almeno ieri sera potevi dirgli qualcosa. Dopotutto, lui mi ha messo le mani addosso davanti a tutti gli invitati”. Esasperato, il protagonista se esce con un sintomatico : “Oh, andiamo tesoro !”.

Al pari del cittadino alla prese con il modulo del censimento, il protagonista del film si mostra incapace di incarnare quei ruoli sociali o quei comportamenti tradizionalmente inscritti nel campo maschile. Diversamente dal tizio del modulo, lui conserva ancora dei tratti del ruolo di capofamiglia, visto che è (ancora) lui ad uscire di casa per andare a lavorare, mentre alla moglie spetta il compito di accudire i figli e la casa. Nondimeno, egli è sotto attacco da parte della moglie che lo accusa, neanche troppo implicitamente, di essere un capofamiglia incompleto, nella misura in cui non assolve all’altro importante compito demandato al capofamiglia : quello di difendere il focolare dagli attacchi esterni, di preservare l’onore della domina. Se nel caso del tizio del modulo, l’emasculazione è gia avvenuta e il signore “con il grembiule addosso” ha già perso la lotta con le donne per la conquista del potere, nel caso del protagonista del film quei fenomeni si stagliano all’orizzonte del suo destino, o quantomeno all’orizzonte del destino del maschio americano in generale. Sì, perché queste due figure maschili rappresentano il maschio americano medio inesorabilmente ingaggiato, seppur con andamenti diversi all’interno della categoria, in un declino di potere a vantaggio della donna emancipata, o in via di emancipazione. Tale è, per lo meno, la realtà dipinta dal film, se non lo scenario verso il quale si vorrebbebero orientare gli spettatori per mezzo di messaggi subliminali.

Tecnicamente parlando, la sequenza della trasmissione radio e quella della telefonata alla moglie non rientrano nel campo del subliminale, in quanto il messaggio è, in entrambi i casi, posto in evidenza. Tuttavia, nell’economia del film il quale, è bene ricordarlo, viene venduto dal regista stesso come un thriller di paura e come una storia di “caccia al topo di suspense classica” (2), quindi non certamente come una metafora della castrazione maschile, quei messaggi o ricostruzioni dei rapporti uomo-donna rasentano l’impercettibile. Questo discorso vale ancora di più per quanto riguarda la trasmissione radio, che coinvolge “solo” l’udito dello spettatore e rientra apparentemente nel campo del marginale. Con molta probabilità, Duel persegue un intento di manipolazione e di condizionamento psicologico. Ufficialmente, racconta una storia di ordinaria follia e di un uomo che, per quanto inetto, riesce con l’astuzia a prevalere sulla forza bruta e sul “selvaggio nella jungla” (3). Alla fine del film, il camion auto-cisterna non si sfracela per caso in un dirupo per diretto intervento del protagonista ? Surretiziamante, il film veicola e promuove un’altra storia, quella di un’America che deve cedere terreno alle donne a scapito di un maschio smascherato nella propria impotenza. In questo, Duel partecipa a pieno allo spirito del tempo, o per meglio dire ai programmi della cupola della finanza che, all’epoca, valorizza il femminismo materialista e radicale impiantandolo nell’industria dello spettacolo e nelle aule universitarie. Si tratta di uno dei tanti grimaldelli attraverso i quali si è voluta operare la distruzione della famiglia.

E’ buffo come l’interpretazione di un film possa variare così tanto nel corso di una vita : da insospettabile capolavoro dei generi thriller e road movie a strumento di propaganda e di ingegneria sociale !

Di Tomaso Pascucci per ComeDonChisciotte.org

NOTE

(1) Il film Duel è tratto dall’omonimo breve racconto di Richard Matheson, apparso sulla rivista Playboy nel 1971. Nel breve racconto, la sequenza con la trasmissione alla radio del programma sul censimento non è presente.

(2) Il registra si esprime in questi termini nel corso dell’intervista contenuta nella versione Blu-ray del film (edito nel 2021), collocata nella 70s Collection I migliori film del decennio.

(3) E’ così che il protagonista definisce, nella scena del bagno alla tavola calda, il conducente dell’auto-cisterna.

 

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