I rapporti tra gli USA, la Russia e la Cina nell’era Biden – Gianfranco La Grassa

Francisco La Manna intervista Gianfranco La Grassa

 

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Nel 1989 crolla in maniera repentina l’intero campo socialista europeo e nel 1991 si dissolve l’Unione Sovietica, a conclusione di un periodo, che va dalla fine della seconda guerra mondiale fino a questo evento geopolitico, contraddistinto sostanzialmente da un bipolarismo tra il blocco statunitense e quello sovietico. A questo punto, apparentemente, sembra che la sfera d’influenza globale sia dominata da un monocentrismo americano, anche attraverso un capitalismo di tipo manageriale. Sono gli anni in cui si vede affermare nei paesi cosiddetti industrializzati occidentali il neoliberismo.

Gli anni avvenire saranno caratterizzati da un susseguirsi di crisi economico-finanziarie sintomo di superficie di sconquassi che accadono nel profondo delle dinamiche sociali. Sono anni in cui anche gli assetti geopolitici cambiano con una inversione di tendenza che va verso quello che si può definire multipolarismo, in cui paesi come la Russia e la Cina hanno ripreso a contendersi posizioni di privilegio nello scacchiere mondiale.
Le ultime elezioni americane, che hanno decretato Biden come successore alla Casa Bianca dopo Trump, sono lo spunto di riflessione per questa chiacchierata con il prof. Gianfranco La Grassa.

Buona visione

 

 

4 Commenti
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VincenzoS1955
VincenzoS1955
8 Marzo 2021 6:08

Si, sono d’accordo, però: «’E chiacchier fann ‘e chierchie, e maccaruni legnan ‘a panz!».
Le chiacchiere fanno venire un buco nello stomaco, i maccheroni riempiono la pancia!
(Vecchio detto napoletano).

danone
danone
8 Marzo 2021 8:31

Bella intervista, bravo anche il conduttore.
Credo che la geo-politica per come la conosciamo, dopo l’era covid, debba essere rivista, non so bene neanch’io come, ma osservo chiaramente che la narrazione geo-politica che ci viene proposta, ricordiamoci anch’essa da canali mainstream, e l’ Agenda mondialista, che dobbiamo sostanzialmente dedurre, tendano sempre più a divaricarsi, facendo palesare le narrazioni ufficiali geo-politiche come narrazioni paravento, sempre più evidenti.

merolone
merolone
8 Marzo 2021 12:52

Stupisce che uno come La Grassa non abbia le idee chiare su come sia crollata l’URSS, io agli inizi degli anni novanta frequentavo scienze politiche e visto l’enorme impatto dell’avvenimento mi documentai su di un’enorme volume di Storia dell’URSS, mi pare di Geller e Nekric, che però si fermava almeno per l’edizione di allora alla morte di Breznev. Considerando che tra l’inizio dell’avventura in Afghanistan e l’ascesa alla segreteria del giovane Gorbaciov era passato solo un lustro, e che tra la sua elezione e la fine del blocco sovietico ne è passato appena un altro, viene il sospetto che la decisione nel 1985 fosse già stata presa. Dato che Gorbaciov era il delfino di Andropov forse la decisione era stata presa da costui, e Gorbaciov l’ha solo realizzata. La situazione economica dell’URSS studiata a posteriori non era così cattiva, c’era una certa penuria però pure gli USA erano messi piuttosto male, gli americani erano in deficit commerciale da oltre un decennio e la disoccupazione era a due cifre, pare che le riserve auree di Fort Knox fossero esaurite, mentre l’URSS aveva enormi risorse naturali, la popolazione dal 1945 al 1989 era cresciuta di 100 milioni di abitanti, le armi sovietiche… Leggi tutto »

danone
danone
Risposta al commento di  merolone
8 Marzo 2021 13:28

Ciao Merolone, apprezzo sempre le tue analisi. Scrivi..

“Gorbaciov forse non si è reso conto delle conseguenze di un crollo repentino, avrebbe potuto ad esempio avviare una nuova NEP e magari far rientrare nelle Federazione Russa tutte le aree di lingua russa, comunque è stato troppo precipitoso e i danni fatti sono stati incalcolabili.”

Se fosse stato un uomo libero, sicuramente sarebbe stato nel loro interesse (Urss) fare come scrivi, purtroppo Gorbaciov faceva parte dei clubs mondialisti, mero esecutore di ordini caduti dall’alto, con l’obiettivo di demolire il polo sovietico-comunista, per liberare nel blocco capitalista, gli spiriti animali del neo-liberismo mondialista, e gli stampatori pazzi di moneta, che dal 71, con lo sgancio oro-dollaro, scalpitavano per sviluppare l’economia finanziaria speculativa in ogni dove. Il modello europeo del Welfare-State fu permesso proprio dell’equilibrio geo-politico della guerra fredda e le economie pubbliche si sono potute sviluppare all’ombra delle garanzie di Stato, al riparo dalla concorrenza liberista predatoria. Crollato il muro, l’economia mondiale è potuta esplodere negli aspetti speculativi-finanziari e il Welfare-State è evaporato sotto la pressione della politica, che ha sposato, tutta, il modello neo-liberista dell’economia, e della propaganda asfissiante (le Riforme, fate presto) delle lobbies usuraio-mondialiste.