I dipendenti pubblici italiani, tra miti e leggende

dipendenti pubblici

Di Massimo Russo per ComeDonChisciotte.org

Quante volte vi è capitato di sentire che l’Italia ha come grande problema quello di avere come zavorra il numero spropositato di dipendenti pubblici? Non come gli altri Paesi europei, dove tutto è privato e, si sa, privato è bello, onesto (Ponte Morandi docet) ecc. D’altronde, il battage pubblicitario dei giornali di proprietà neoliberista non può che essere in questa direzione: più settore pubblico può voler dire meno soldini per i loro proprietari. Vogliamo credergli sulla fiducia oppure facciamo come San Tommaso e andiamo a vedere se i numeri ci raccontano la stessa storia? Domanda pleonastica naturalmente: visto che i numeri ci sono, andiamo ad abbeverarci direttamente alle fonti ufficiali.

Il pubblico impiego in numeri

Curiosando tra le informazioni messe a disposizione dalla Banca Dati delle Amministrazioni Pubbliche, scopriamo che, dati di fine 2021, abbiamo circa 3.200.000 lavoratori pubblici, tendenzialmente attempati ma con un buon livello di istruzione. Il settore è anche molto politicamente corretto, avendo una netta predominanza di donne.

Le retribuzioni medie, visto i tempi di magra, possiamo non considerarle male ma, come si sa, la media di Trilussa è sempre dietro l’angolo a combinare scherzi per cui, quando vi mettete in mano a un fisioterapista del settore pubblico, sappiate che, nel momento in cui si applica a farvi manipolazioni muscolo scheletriche, dovesse pensare al suo magro stipendio di 1.500 euro netti, forse fareste meglio a rimandare la terapia per evitare potenziali danni, se non tiene sotto controllo la frustrazione.

Come vedete, non possiamo certo considerare, al netto degli aspetti trilussiani, i dipendenti pubblici dei nababbi, anche considerando l’anzianità di servizio mediamente alta nel settore. Per quanto riguarda la distribuzione nelle varie funzioni, come si nota facilmente dal grafico riportato sotto, la parte del leone la fa la funzione pubblica legata al settore Istruzione. Anche per le altre, comunque, si tratta di tutte funzioni molto importanti per il benessere dei cittadini, e per alcune delle quali la nostra Costituzione garantisce l’accesso come diritto.

Fin qui, una panoramica sintetica dei numeri per inquadrare la questione nella sua realtà e non sul sentito dire.

La leggenda

Entriamo ora nella leggenda: il numero esorbitante di dipendenti pubblici in Italia e la loro supposta inettitudine totale rispetto agli altri Paesi europei. Per capire se trattasi o meno di panzana, dobbiamo quindi addentrarci nei confronto con gli altri Paesi UE che, sempre, ci vengono portati come esempio: la mitica Germania produttiva e la cugina Francia molto appassionata ai nostri gioielli di famiglia (anche se l’ultimo relativo alla rete TIM le è sfuggito di mano, perché abbiamo ceduto al fascino americano che, evidentemente, ha comunque il suo perché). Di seguito i grafici relativi ai due Paesi, confrontati con l’Italia e la media UE a 27:

Anche senza lente di ingrandimento, le cose che saltano immediatamente all’occhio sono tre:

  1. L’Italia è abbondantemente sempre sotto rispetto alla media dei Paesi UE.
  2. I Paesi che ci portano ad esempio come virtuosi sulla spesa pubblica, sono sempre abbondantemente sopra.
  3. La Germania cresce nel numero di dipendenti pubblici, mediamente più di Italia e Francia.

Possiamo quindi affermare che l’Italia sicuramente non ha un problema di numero eccessivo di dipendenti pubblici ma semplicemente un problema globale di lavoro, o meglio, di disoccupazione e di precarietà, che fa si che il cittadino medio italiano vada in un corto circuito mentale che gli fa vedere i dipendenti pubblici come dei privilegiati che campano sulle nostre spalle, non riuscendo più a focalizzare quali conseguenze questa carenza di organici pubblici porta al Paese.

Mi spiego meglio con un esempio: quasi tutti avranno fatto esperienza di quanto sia difficile accedere a ricoveri in termini di tempo ragionevoli o quanto occorra attendere in un pronto soccorso. Secondo voi, è conseguenza di un destino cinico e baro o piuttosto di una carenza di investimenti pubblici ? Anche qui, anziché affidarci ai sentito dire, parliamo di numeri facendoci supportare dai dati di una Sanità che, a detta dei nostri politicanti, ci invidiano anche su Marte.

Al 1998, i posti letto disponibili in Italia erano circa 311.000 per passare, nel 2017, a circa 191.000: in sostanza siamo passati, viva l’Unione europea, da 5,8 posti letto a 3,6 nel 2017 (nel 2019 sono scesi a 3,2; sia mai fossero troppi). E i posti in rianimazione, nello stesso periodo, sono diminuiti da 575 per 100.000 abitanti a 275. D’altronde, ce lo chiedeva prima l’Europa per poter entrare nell’Eldorado e poi la UE perché gli italiani, si sa, sono degli spreconi inefficienti. Cospargiamoci quindi il capo di cenere, chiediamo perdono per la nostra colpa e guardiamo ai tedeschi super efficienti per imparare; peccato che la Germania abbia quasi il triplo dei nostri posti letto. Come vedete, basta andare a leggersi i dati per capire quanto tutti i parlatori nei talk show o non sappiano nulla o ci prendano in giro deliberatamente.

Ma qualche lettore potrebbe accusarmi di avere fatto il furbo e di aver preso il dato del rapporto tra dipendenti pubblici e totale della popolazione perché più favorevole alla tesi che i dipendenti pubblici siano meno in rapporto alla media UE e ai Paesi virtuosi. E quindi perché non affidarci invece al rapporto lavoratori pubblici vs lavoratori totali, dove magari i numeri potrebbero invece essere più favorevoli ad altre tesi ? La risposta è, principalmente, questa: quest’ultimo rapporto sconterebbe il problema della disoccupazione che la UE ci impone con le sue cervellotiche regole di austerità, e che i nostri governanti si affannano a rispettare per farsi dire bravi dalla Commissione europea. Credo sia abbastanza chiaro a tutti che in termini di qualità dei servizi, avere il 10% di dipendenti pubblici con un tasso di partecipazione al
lavoro dell’80%, sia molto diverso che averne sempre il 10% rispetto a un tasso di partecipazione del 67%. E se lo Stato segue la via della privatizzazione completa e dell’assenza di investimenti pubblici per affidarsi esclusivamente ai privati, sarà ben difficile aumentare questo tasso di occupazione e, per chi lo avesse a cuore, migliorare il rapporto debito pubblico/PIL.

Ma anche volendo cadere nella provocazione, guardiamo questi numeri sempre per Germania e Francia e dilettiamoci con un po' di aritmetica. Di seguito i dati presi sempre dalla stessa fonte dei grafici.

Come potete notare, il ragionamento non cambia, anche se si evidenzia una supposta maggiore efficienza tedesca in relazione al costo (colonna Spesa Dipendenti PA/PIL%). Ma questo è semplicemente l’effetto di un maggior PIL dovuto alle politiche germano-centriche della UE a spese della nostra industria e portata avanti con il ricatto dello spread, ricatto a cui siamo sottoposti da quando siamo entrati nella gabbia Euro. Per rendersene conto, basta analizzare come si è formato il nostro debito pubblico degli ultimi trent’anni; ma questa è un’altra storia.

Conclusioni

I miti e le leggende hanno sempre affascinato gli uomini. E questo non è necessariamente un male: la vita ha bisogno anche di questo. Ma un conto sono le leggende e i miti eroici, un conto le bufale metropolitane. Per quanto riguarda il numero di dipendenti pubblici stratosferico dell’Italia rispetto agli altri Paesi UE, direi che i dati portano a delle conclusioni esattamente contrarie. C’è da chiedersi perché il mainstream abbia convenienza a portare avanti questa menzogna. Che sia perché l’Italia colonizzata è un laboratorio sperimentale perfetto per gli ordo-liberisti, per capire fino a dove possono spingersi con le loro pratiche? Molto probabilmente sì.

Di Massimo Russo per ComeDonChisciotte.org

Riferimenti:

https://openbdap.rgs.mef.gov.it/

https://it.tradingeconomics.com/

Commenti (10)

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    1. serizzo 16 dicembre 2023

      articolo settario,nn parla dei privilegi degli statali. nei 3.200000 sono conteggiati anke i forrestali ,solo in sicilia sono 19000
      sono conteggiati i dipendenti provinciali a bergamo sono 666

    1. GioCo 13 dicembre 2023

      Lungi da me seguire il contorcimento serpentino dei catto~aschenzi che mi risulta alieno tanto quanto uno extragalattico. Però il Cosmo segue principi e quelli almeno si possono "leggere". Non stiamo parlando di individui attratti dal principio sperimentale. Il fine (chiuso ad anello) è confondere ed estrarre valore, non altro. Si fa con l'inganno e per ingannare. Cosa che da sempre fanno in modo eccellente, anche senza contributo "scientifico". La migliore efficacia del mezzo tecnico poco cambia l'equazione. I metodi sono sempre gli stessi e funzionano. Purtroppo. Perché per incepparli c'è bisogno di vederli e se non li vedi significa che funzionano. L'Italia è un epicentro della volontà molochiana. Qui abbiamo l'occhio di Sauron... Che pochi vedono. Giocoforza anche il peggio da cui tutto procede. Da sempre. L'America non è stata "scoperta" da inglesi e non è diventata ciò che è oggi per caso. Georgetown insegna...

    2. natascia 13 dicembre 2023

      Non esiste salvezza…

    3. Dico no 13 dicembre 2023

      L'azione disonesta - poiché priva di autenticità strutturale e valore intrinseco - è, appunto, confondere.

      Per essere finalmente chiari: la semplicità è complessa, ma fruibile su più livelli.
      La complicatezza è invece la sovrastruttura a sostegno dell'incosistenza della minzogna, a fruibilità targetizzata.

    4. serizzo 16 dicembre 2023

      ergo ke vuoi dire

    1. JHON 13 dicembre 2023

      Giuste considerazioni da parte dell' autore dell' articolo, la casistica di Trilussa non contempla tutte le anomalie, che si vorrebbero evidenziare. Parlo per me stesso e se dovrei fare un paragone con un dipendente pubblico che come me ha iniziato il suo percorso lavorativo nello stesso anno che ho iniziato a lavorare, tirando le somme a fine carriera, avrebbe un vantaggio il mio "avversario" di parecchi Km. Lavorare nel privato è tutta un altra cosa, rispetto al pubblico, primo la sicurezza del posto di lavoro. Se privato, puoi perdere il posto in qualsiasi momento, come puoi cambiarlo nello stesso modo, quello è vero, ma a differenza dello Stato che garantisce il posto fisso, il privato deve giocarselo tutti i giorni. La CIG non esiste nel pubblico, mentre sul fronte opposto, molteplice cause possono accedere a questo strumento di sussidio mortificante. Orario di lavoro, nettamente a favore del pubblico 5x8= 40 oppure 7x4= 28 oppure 4x8= 32. Insomma una serie infinita di vantaggi che generano divisioni fra lavoratori, però stranamente a quella massa enorme di dipendenti pubblici, vengono rinnovati i contratti di lavoro in un men che non si dica, senza neanche scioperare, cambiano i governi ma gli "intoccabili" restano ai loro posti. Per superare tutte queste incongruenze, secondo il mio parere, sarebbe sufficiente equiparare il pubblico al privato, stesse categorie, stessi scatti di anzianità, stesso trattamento a fine rapporto di lavoro. Concludo con un episodio che mi è capitato personalmente, riguardante le misure che alcuni capi reparto, adottavano per reprimere i dissidenti, Uno di questi mi sorprese un giorno mentre fischiettavo allegramente, davanti al mio macchinario, la famosa canzone di Orietta Berti: "Fin che la barca va", al che il richiamo: disturbi gli altri con il tuo fischiettare,( da notare che mediamente in quel reparto il rumore superava di media 90/100 decibel) di rimando rispondo: sono già pagato per il lavoro, il fischio te lo concedo gratuito.

    1. LuxIgnis 13 dicembre 2023

      È interessante notare come questo articolo in fin dei conti ha dei collegamenti con l'articolo precedente sulla schizocrazia.
      In quell'articolo di diceva:

      [...]nella Guerra a qualsiasi cosa… al terrorismo islamico, all Russia, a Trump, alla disinformazione, al razzismo, ai discorsi d’odio, alle teorie del complotto, all’antisemitismo, ai no-vax, ai transfobici, ai comunisti, ai marxisti culturali, ai woke radicali, al Culto di Musk, ai neo-Covidiani, ai Sionisti, ai negazionisti del cambiamento climatico, agli stupratori di bambini decapitati… non ha molta importanza. Sceglietevi un nemico e unitevi all‘Orgia Romana dell’Odio!

      Ci possiamo aggiungere benissimo, nel suo piccolo, anche i dipendenti pubblici.
      È la vecchia strategia del "dividi et impera" nelle sue varie forme. Che funziona benissimo perché alle persone conviene sempre avere un "nemico" su cui scaricare le proprie frustrazioni e le proprie impotenze. Che poi il nemico sia reale o immaginario non importa. Tanto anche se glielo spieghi che non è vero quello che si dice, come fa quest'articolo, non serve a nulla. Una volta creato è per sempre.
      È molto facile, e molto da vigliacchi, essere così superficiali e addossare le colpe a qualcun'altro ma mai prendersi le proprie responsabilità.
      Troppa fatica.
      Così va il mondo.

    1. Eugiorso 13 dicembre 2023

      Articolo molto lineare, direi "divulgativo", che smonta pezzo per pezzo la retorica del sistema sull'impiego pubblico, in corso da molti, troppi anni, inserita in un piano perverso dei poteri esterni, che ci dominano, per comprimere la spesa sociale complessiva a tutto danno della popolazione italiana.

      Ricordiamo da almeno due/ tre decenni le "guerre fra poveri" scatenate dalla propaganda menzognera dei collaborazionisti locali dei poteri esterni: i lavoratori anziani, privilegiati, contro i giovani disoccupati, la produttività del lavoro insufficiente (sempre insufficiente, nonostante le perdite di salario e diritti), e poi anche il pubblico contro il privato "efficiente" ... Tutta propaganda per ottenere risultati devastanti e negativi, a beneficio dell'élite, che hanno impoverito e piegato l'Italia.

      Cari saluti

    2. Brule 13 dicembre 2023

      Quando sento parlare di produttività, mi scompiscio sempre dalle risate, e suggerisco (in genere sono giovani rampanti o bauscia brianzoli) di assumere persone produttive, magari provenienti dalla Francia, o meglio dall'Olanda o Danimarca.
      (Questi poi danno tanta soddisfazione).
      A parte le risate sulla negoziazione della retribuzione, mi piace immaginarli con la solita faccia scura, quando annunciano un imprevisto (sempre alle 17 o 18, del venerdì), stile emergenza da triage ("adrenalina, presto, sennò lo perdiamo!") e chiedono uno sforzo extra, oppure che sensazioni hanno in quelle riunioni tipiche del nostro management, ispirate senza dubbio al teatro di Beckett, in cui dopo un po' non sai più che in che anno ci si trova.
      ("Chi siamo, che facciamo, dove andiamo, ma poi... vogliamo veramente andare?")

    1. natascia 13 dicembre 2023

      I dipendenti pubblici sono la forza del paese, baluardi di un sogno chiamato Nazione. Inconsapevoli del grande potere di cui dispongono, si lasciano strumentalizzare dagli inetti sgherri che via via passano al governo. Penso a infermieri e medici che avrebbero dovuto ribellarsi in massa nella gestione della vergogna pandemica. Penso a poliziotti e carabinieri che dovrebbero bloccare il ministero degli interni per la mancanza di fondi e per gli sfregi alla giustizia che sono costretti a vedere. Penso alla scuola, iper burocratizzata, immobile e succube di folli esperimenti sociali odiati dal popolo. Potrei continuare, ma mi limito a dire grazie. Grazie per farci credere che non tutto sia profitto, che stiate ancora dalla nostra parte e che infine risponderete a noi.

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