Hamas, il Golan e il rave Abkhazo

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Di Luca Pingitore per ComeDonChisciotte.org

 

La oramai secolare questione israelo-palestinese è tornata tragicamente alla ribalta nelle ultime settimane. Il 7 ottobre 2023 le Brigate Al-Qassam di Hamas si rendono infatti protagoniste di operazioni al di fuori della striscia di Gaza. Strategia studiata, effetto sorpresa, libertà di movimento che hanno messo in tilt apparati di sicurezza di uno Stato ad alto tasso tecnologico, Israele, nonchè difeso da uno dei servizi di ricerca informazioni, il Mossad, più spregiudicato al mondo.
Lo sgomento mediatico causato da quelle azioni inaspettate quanto fulminee ha riportato alla mia memoria un paio di aneddoti legati a due differenti esperienze. Una proprio in quell’area, sulle Alture del Golan, l’altra nel Caucaso meridionale.

Le Alture del Golan

Le Alture del Golan sono una zona montuosa racchiusa tra il lago di Tiberiade in Israele e Giordania, Siria e Libano. La cima più alta, il Monte Hermon con i suoi 2184 metri è ubicato proprio nel punto di incrocio tra tre dei quattro Stati citati (la Giordania si trova infatti più a sud).

La zona faceva parte della Siria fino a quando, nel 1967 con la “Guerra dei Sei Giorni”, Israele l’annesse salvo poi rilasciare una piccola parte del territorio nel 1973 dopo la cosiddetta “Guerra dello Yom Kippur”. Da allora l’area è formalmente contesa tra Israele e Siria ed è stata imposta una forza militare ONU in una sorta di zona cuscinetto tra i due paesi. In pratica il grosso della Alture è rimasto sotto il controllo israeliano mentre la parte dei territori occupati e poi rilasciati non sono mai tornati ufficialmente alla Siria ma è stata lì creata una zona di nessuno, sede di basi militari, in modo che i due confini praticamente non si tocchino. La zona è quindi la sede della missione UNDOF (United Nations Disengagement Observer Force), forza che osserva il disimpegno tra le forze israeliane e siriane concordato appunto nel 1973. Camp Ziouani è il campo che gestisce l’unico valico di frontiera tra Israele e Siria ma che in realtà è un passaggio chiuso. Passano solamente gli abitanti locali con un permesso speciale di lavoro o familiare. Ma non entrano direttamente in Siria, perché una volta superato l’accesso di Camp Ziouani si trovano nella zona cuscinetto gestita dalla missione Undof, una striscia di terra con qualche villaggio abitato dalla popolazione di etnia drusa. La località fantasma di Quneitra è assunta a simbolo della situazione in stallo oramai da cinquant’anni e rimasta da allora distrutta e abbandonata se non dai pochissimi che decisero subito di rientrare nelle loro dimore seppur in condizioni ambientali estreme. [Dal 2011 questa è purtroppo anche la situazione in cui versa gran parte della Siria. N.D.R.] Quneitra ricorda la vicenda della cittadina di Qarabaq in Nagorno – Karabakh oramai ex Artsakh, storia simile motivazioni diverse. Camp Ziouani segna quindi il limite sul lato israeliano. Sul lato siriano si trova invece Camp Faouar, la base più grande, la “capitale” della missione delle Nazioni Unite e collocata appunto sulla linea di demarcazione tra la zona cuscinetto e la Siria vera e propria.

I Drusi sono i veri abitanti dell’area delle Alture del Golan. Prima erano drusi con passaporto siriano, dopo sono diventati drusi all’interno di Israele (non mi dilungo qui sulla questione dei passaporti e della cittadinanza). I Drusi, alla stregua dei Curdi per fare un esempio simile, vivono quindi a cavallo tra paesi diversi. Entrambi i popoli risiedono in due diverse porzioni di Siria.

I Curdi frammentati anche tra le confinanti Turchia, Iraq ed Iran mentre i Drusi sono divisi anche nei territori con riconoscimento internazionale ufficiale occupati da Israele e nella striscia controllata de facto dalla missione Undof.

Qualche anno fa, nel corso di un girovagare con alcuni compagni di viaggio tra le montagne ed i villaggi delle Alture del Golan, ci recammo “in visita” alla base di Camp Ziouani. Imboccando una strada di campagna anonima intersecante terreni incolti con cartelli segnalanti “campo minato” arrivammo fin sotto la base, parcheggiammo la nostra auto, passeggiammo, scattammo alcune foto. Nessuno ci fermò. Sia la base che la zona sembravano completamente deserte. Non notammo neanche sistemi di videosorveglianza anche se si sa, l’apparenza spesso inganna. Corremmo quindi il rischio di poter ricevere poi strane visite la notte in hotel o, in fase di rientro a casa, di esser inviati a colloquio serrato in un qualche ufficio dell’aeroporto di Tel Aviv.

Ho qualche esperienza di frontiere e di punti strategici ma in quella zona l’atmosfera risultò surreale. Restammo per questo un po’ perplessi del fatto di trovarci in uno dei punti più cruciali dello Stato forse più sospettoso del mondo con totale libertà di movimento.

Abkhazia

Nel 2008, dopo un intervallo di circa quindici anni, scoppiò un nuovo conflitto nel Caucaso del Sud. Il breve ma cruento scontro vide protagonisti l’Ossezia del Sud e l’Abkhazia, coadiuvati in loro soccorso dalla Russia, e la Georgia che non accettava l’indipendenza de facto di entrambe. [La disputa è ancora oggi in corso e per molti aspetti simile alla “questione del Donbass” N.D.R.].

Riferendoci in questa circostanza all’ Abkhazia, dopo quei giorni di guerra, il confine con la Georgia si attestò nuovamente sull’ubicazione originale dei primi anni ’90, la linea naturale costituita dal fiume Ingur. La situazione è rimasta da allora congelata e, per la precisione, sulla parte costiera della zona in questione la foce del fiume ricade interamente nella repubblica georgiana.

E proprio in quelle poche centinaia di metri che partono dalla riva nord dell’Ingur ed arrivano al confine abkhazo, nella località di Anaklia, anni fa pensarono di organizzare ogni estate uno dei più conosciuti festival di musica elettronica. Un’area verde ricavata dal nulla, bella, pulita, ordinata su un lungomare moderno al quale si accede tramite un futuristico ponte in legno e plexiglass che sovrasta la foce del fiume. Il GEM Festival nasce sulle ceneri del più famoso Kazantip, festival che ogni estate si teneva nella zona di Evpatoria in Crimea. Nel 2014 in seguito al passaggio della Crimea alla Russia, il festival, organizzato da giovani ucràini, fu annullato e spostato nella “sorella” Georgia senza però mietere lo stesso successo. Era solo l’anno zero. L’ idea infatti fu ripresa da alcuni georgiani che nel 2015 reinventarono il festival ribattezzandolo con l’acronimo GEM (Georgian Electronic Music). Ed ecco che in pochi metri quadrati migliaia di ragazzi, fino all’avvento della pandemia [nel 2020 fu organizzato in Grecia e poi negli anni successivi ma in termini differenti in altra località della Georgia. N.D.R.], hanno ballato e fatto festa con alcuni dei migliori dj di caratura internazionale accorsi a proporre i loro esaltanti dj set in questo angolo sperduto del Caucaso. Si ballava per un mese esattamente sotto la barriera di alluminio che si estende dal mare per alcuni chilometri verso l’interno della Georgia e che segna materialmente il confine con l’Abkhazia. Si faceva festa sotto lo sguardo attento dei militari abkhazi che controllavano l’area sottostante dalle torrette di avvistamento. Si accendevano falò sulla spiaggia pietrosa dove il filo spinato delimita il territorio dei due Stati. Un festival organizzato appositamente sul confine. Per sbattere in faccia il divertimento sfrenato, la “modernità”, il sogno tipico di “oltre confine”, che già andava tanto in voga nella Berlino divisa in due, ai giovani della popolazione abkhaza. Oppure organizzato in quella location in segno di pace, secondo la versione ufficiale degli organizzatori, che estesero ad ogni edizione l’invito con tanto di biglietti gratis ai ragazzi abkhazi. I quali puntualmente non lo prendevano neanche in considerazione. Erano ancora non emarginate le ferite della guerra e degli anni di vessazioni ed embargo che hanno dovuto subire. E che ancora oggi persistono.

L’oramai celebre Universo Parallelo Rave svoltosi a circa cinque chilometri di distanza dalla recinzione che delimita la cosiddetta Striscia di Gaza mi è risultato, come location, del tutto simile come situazione allo Gem georgiano. Gesto provocatorio o intento di pace? Anche se i ragazzi abkhazi non sono per tradizioni quelli palestinesi e la Striscia è un unicum mondiale in ambito politico – geografico. Inoltre Anaklia in Georgia era ed è comunque un piccolo luogo di villeggiatura, il deserto tra il kibbutz di Reim ed il confine con Gaza invece è un luogo alquanto improvvisato. Certo, per chi conosce questo tipo di eventi, anche restando nell’ambito di quelli legali come l’Universo Parallelo, sa che si svolgono per definizione in località dismesse e lontane dalla civiltà.

Resta comunque singolare la scelta della porzione a ridosso di Gaza del deserto del Negev. Un deserto non sabbioso ed atipico per costituzione dove spesso l’autostrada che collega il nord di Israele con il sud sul Mar Rosso è costeggiata da terrapieni artificiali. Da dove, in alcuni punti, batterie di carri armati dell’esercito di David guardano già pronti il recinto di Gaza che si dipana più vicino rispetto all’orizzonte.

Ed ecco quindi che le azioni svolte da Hamas ad inizio ottobre scorso hanno fatto affiorare in me il ricordo di questi personali aneddoti. “A pensar male si fa peccato, ma molto spesso ci si azzecca”, diceva qualcuno.

Lungi da me però pensar male. Raccontare tutto ciò è solo la scusa per correre con la memoria ad alcune esperienze di viaggio e poter così riportare insignificanti dettagli vissuti in prima persona in complicati ed intricati contesti in aree di confine.

Di Luca Pingitore per ComeDonChisciotte.org

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