Guillaume Pitron: “IL LATO OSCURO DELL’ENERGIA VERDE”

REPORTAGE SULLA GUERRA DEI METALLI RARI

Di Federica Tonani, ComeDonChisciotte.org

A quale Guerra allude Guillaume Pitron nel suo libro?

I Metalli Rari, ossia materie  prime reperibili in quantità ridotte nelle profondità terrestri,  sono l’elemento chiave per l’attuazione della cosiddetta Transizione energetica  e digitale verso un’Energia pulita, che consentirà all’umanità di interrompere in modo definitivo la dipendenza dai combustibili fossili e perseguire una crescita più sostenibile e sempre meno basata sullo sfruttamento di risorse finite.

Questo nasconde però “un lato oscuro”!

La Transizione Verde, lungi dall’essere indolore, sta creando uno scontro crescente di natura Geopolitica e Ambientale tra le Nazioni coinvolte nell’estrazione, raffinazione e sfruttamento economico ed industriale dei prodotti derivanti dall’impiego di questi Metalli scarsamente reperibili.

In questa intervista l’autore, vincitore nel 2017 del prestigioso premio Erik Izraelewicz del quotidiano Le Monde per il giornalismo economico d’inchiesta, ci rivelerà questo e molto altro visto negli anni di indagine trascorsi nel nord della Cina.

Un libro ed un’intervista imperdibili per approfondire e ribaltare una visione narrata, spesso, in maniera troppo semplicistica.

L’intervista nasce dalla collaborazione con Sottosopra ed Osservatorio Globalizzazione.

Buona visione.

 

Di Federica Tonani, ComeDonChisciotte.org

Un grazie speciale a Sottosopra e Osservatorio Globalizzazione per la gentile concessione.

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LA GUERRA DEI METALLI RARI
Federica Tonani intervista Guillaume Pitron – TRASCRIZIONE

F. Federica Tonani
G. Guillaume Pitron

F. Bentrovati sul canale di Sottosopra, io sono Federica Tonani e sto per introdurvi l’ospite di oggi che è l’autore del libro “La guerra dei metalli rari, il lato oscuro della transizione energetica e digitale”. Siamo particolarmente lieti di porre alla vostra attenzione questo libro che evidenzia tre aspetti fondamentali:

1. La transizione energetica verde non è per nulla verde
2. I rischi geopolitici sul tema delle terre rare
3. Aumento del disastro ecologico che l’estrazione e la successiva raffinazione dei metalli rari e delle terre rare comportano per l’ambiente

Il nome dell’autore è Guillaume Pitron, che è già collegato con noi. E’ un giornalista e documentarista francese, vincitore nel 2017 del prestigioso premio Erik Izraelewicz, del quotidiano Le Monde per il giornalismo economico d’inchiesta.

Buongiorno Guillaume, benvenuto e grazie per aver accettato il nostro invito. Ho appena presentato il suo libro che tratta molti argomenti importanti. Le farò la prima domanda. Cosa sono i metalli rari o terre rare? In quali aree geografiche trovano la massima concentrazione e qual è il loro impiego nella tecnologia e nell’industria?

G. In Natura si trovano quelli che vengono chiamati metalli abbondanti come: ferro, zinco, rame alluminio, che sono presenti concentrati nella crosta terrestre. Poi ci sono anche i metalli che si chiamano rari perché sono più rari dei metalli abbonanti. Li troviamo in concentrazioni che sono da 1000, 2000, 3000 volte inferiori a quelle dei metalli abbonanti.

I metalli rari sono circa una trentina, tra essi: cobalto, tungsteno, indio, antimonio, gallio e le terre rare. Quest’ultima è una famiglia di metalli rari che comprende diversi elementi, ad esempio il neodimio, che è 1000 volte più raro del ferro. Da una miniera di ferro, per ogni chilogrammo di ferro estratto, si ottiene un grammo di neodimio. Per tale motivo li chiamiamo metalli rari.

Perché questi metalli si dicono rari? Perché nelle miniere ne troviamo pochissimi mentre invece ne troviamo molti nelle miniere di superficie e in tanti depositi sul pianeta. Di fatto è possibile estrarli ovunque sulla superficie della Terra. Ne troviamo in Asia, in Africa, in America Latina. Anche sul fondo degli oceani troviamo giacimenti di terre rare e di metalli rari e, se un giorno decideremo di estrarli, li potremo produrre queste terre rare per la nostra attuale industria. Insomma, sono rari e nello stesso tempo non rari. Comunque per rispondere alla domanda ci sono dei Paesi nei quali se ne trovano in maggiore concentrazione rispetto ad altri. Non necessariamente perché questi paesi posseggono tutte le riserve di metalli rari ma perché oggi essi accettano di produrli per il resto del mondo.

Troviamo queste produzioni concentrate in alcuni Paesi come, ad esempio: il Congo Kinshasa, in Africa, per il cobalto, oppure il Kazakistan, per il cromo. Il Brasile produce un metallo raro chiamato Niobio. La Cina produce la gran parte dei metalli rari: il tungsteno, le terre rare, il gallio, l’antimonio, ecc.

F. Quali conseguenze si configurano per l’ambiente e per la società umana durante la fase di estrazione e successiva raffinazione di questi metalli?

G. Per rendersene conto si deve viaggiare. E’ necessario recarsi sul posto per vedere cosa sta succedendo. Per vedere cosa succede, i giornalisti possono essere utili. Come giornalista mi interessa vedere cosa succede, così mio sono recato sul posto più volte, durante l’anno scorso, e ho potuto raccogliere informazioni recenti. Sono andato soprattutto in Cina perchè in Cina, come ho detto, troviamo l’essenziale ossia la gran parte dell’estrazione e della raffinazione di questi metalli rari.

F. Mi scusi, in quale parte della Cina?

G. Precisamente a Baotou. Una citta che si trova a 800 km a nord ovest di Pechino e precisamente nella provincia autonoma della Mongolia interna. Perché proprio lì? Perché lì siamo nella capitale mondiale delle terre rare. Come ho già detto, le terre rare sono una specifica classe di metalli rari estremamente strategica, perché le tecnologie verdi si basano proprio su di essa.

A Baotou si estraggono circa i tre quarti della produzione mondiale di terre rare. Nella regione di Baotou ci sono miniere inaccessibili, estremamente difficili da visitare, perchè strategiche. Mentre è più facile avere accesso agli impianti di raffinazione e alle aree industriali, dove si raffinano le terre rare. In particolare, è possibile vedere i luoghi dove si trova l’acqua satura di sostanze chimiche estremamente inquinanti perché, dopo la raffinazione, vengono scaricate direttamente nei bacini di scarico tossici che sono situati a pochi chilometri da Baotou. E’ qui che vale la pena di recarsi per vedere un enorme lago nero; una discarica a cielo aperto e un deposito selvaggio dei rifiuti di terre rare mescolate all’acqua. Oggettivamente è una visione apocalittica. Si possono trovare persone che parlano di cancro, di malattie delle ossa di vetro (caratterizzata da un’elevata fragilità ossea e da una ridotta densità ossea) di cui soffrono anche i contadini. In realtà, le persone stanno migrando perché le loro terre perdono di fertilità e loro si trovano improvvisamente ad essere dei rifugiati a causa delle terre rare. Esse ti spiegano che vivono di meno perché hanno perso il lavoro e ti spiegano anche di quali malattie soffrono. Questo è ciò che accade. Persino un esperto cinese di terre rare mi ha rivelato che la Cina ha sacrificato il suo ambiente per fornire le terre rare al resto del mondo.

Non parlo solo di terre rare ma anche di cromo, di litio, che non sono rari ma sono comunque importanti, oppure di cobalto; tutti metalli che hanno indubbiamente un pesante impatto ambientale nei Paesi in cui vengono prodotti, per il resto del mondo.

F. La piena realizzazione delle tecnologie verdi, prevista a livello mondiale entro il 2040, ha in sé, come ha indicato nel suo libro, un “lato oscuro”. In che senso e con quali implicazioni a livello politico, economico e sociale?

G. In effetti c’è un lato oscuro, come ho appena accennato, perché quando si parla di tecnologie pulite si tratta di tecnologie che contengono questi metalli. Per realizzare le tecnologie che si dicono non inquinanti occorre produrre le terre rare che si ottengono con processi inquinanti. C’è un paradosso che credo sia importante che venga ben compreso dal grande pubblico.

Come se non bastasse, stiamo accelerando verso la transizione verde, che sarà sempre più veloce e si svilupperà sempre di più orientandosi verso i pannelli solari, le turbine eoliche, le auto elettriche, che circoleranno sempre di più. Sono tutte tecnologie che utilizzano i metalli più o meno rari. Inoltre, non ci sono solo i metalli rari nelle turbine eoliche ma, ad esempio, c’è anche il rame, che è un metallo abbondante ma la cui estrazione è causa di problemi. Ha implicazioni ambientali, sociali e necessariamente anche economiche, oltre che politiche.

Circa le implicazioni, è una grande domanda. E’ importante capire che noi occidentali abbiamo bisogno dei metalli rari per la nostra transizione e dobbiamo andare a cercarli in Cina, soprattutto in Cina; perché è la Cina che può produrli per noi. La Cina non vuole venderci questi metalli a poco prezzo ma, detto francamente, vuole trarne profitti. Non le interessa vendere i metalli ma l’auto elettrica, che incorpora quei metalli. Per aumentare la catena del valore, fa quello che da sempre hanno fatto gli altri paesi nella storia. Vende un prodotto trasformato con del valore aggiunto intrinseco. Se vende l’auto elettrica o i pannelli solari o le turbine eoliche e non solo i metalli allora la Cina può sperare di generare una bilancia commerciale molto redditizia. Viceversa, per noi occidentali, è deficitaria, con le relative implicazioni politiche in quanto la Cina si stia chiaramente arricchendo con i metalli rari e soprattutto con le tecnologie verdi che contengono i metalli rari. La Cina non vende solo i metalli ma i prodotti finiti. D’altro canto noi cosa otteniamo? Noi perdiamo i posti di lavoro verdi, i “green job” della transizione energetica, che vengono trasferiti in Cina. Non li abbiamo ancora persi del tutto. Ne creeremo alcuni qui da noi, però non tanti quanti potremo sperare perché sarà la Cina a comandare il gioco.

Inoltre esiste la questione politica su come negoziare con la Cina al giorno d’oggi. La Cina è una grande potenza che tornerà ad essere la prima potenza mondiale; un paese con immense ambizioni geopolitiche. Noi occidentali vogliamo contare di più ed ecco le necessità delle relazioni diplomatiche internazionali.

Come spuntarla, però, se abbiamo di fronte un paese che detiene la maggior parte della produzione delle materie prime strategiche; che detiene il petrolio del XXI secolo, e anche i metalli rari. In questa situazione di squilibrio con il resto del mondo nella produzione dei metalli rari, la Cina ha intensificato la sua influenza diplomatica su scala internazionale.

F. La Cina risulta essere il primo produttore di minerali del pianeta ma è anche il primo consumatore. Infatti il 45 % della produzione mondiale viene inghiottita dal fabbisogno interno cinese. Come ha già anticipato, analizzando i fatti in una prospettiva geopolitica, la consapevolezza di questo predominio che effetti sta producendo sulla politica estera cinese?

G. Come ha appena detto, la Cina sta cercando di intensificare l’estrazione delle materie prime e lo fa per il proprio mercato interno. In Cina, la domanda di energia verde e la domanda di autoveicoli elettrici è molto forte. Il 2030 è una data diffusamente riconosciuta in cui il 60% delle auto elettriche prodotte nel mondo saranno cinesi. Quindi, come è stato dichiarato dalla Cina, l’estrazione dei materiali serve principalmente per i suoi interessi, piuttosto che per gli interessi occidentali. Ha correttamente citato questo dato del 45 %. E’ importante capire che questi metalli serviranno per fabbricare auto cinesi che verranno utilizzate in Cina o che verranno vendute al resto del mondo.

La Cina conserva la produzione dei metalli rari per un consumo industriale interno. Questo, però, non significa che, una volta prodotte, le autovetture circoleranno solamente in Cina e quindi saranno acquistate unicamente dai cinesi. Potranno essere esportate in Europa o negli Stati Uniti.

In pratica, per la Cina si tratta di proteggere la produzione dei metalli rari a favore delle proprie industrie e di vendere in tutto il mondo la loro produzione, sotto forma di tecnologia innovativa e, in particolare, di auto elettriche. Un problema che oggi in Europa è estraneo ma che, un domani, diventerà un problema di grande attualità.

Inizia ad emergere un nodo politico perchè quando osserviamo la potenza cinese: industriale, tecnologica, economica e soprattutto in ricerca e sviluppo per l’economia verde, riconosciamo che avrà un impatto e genererà crescenti tensioni con il resto del mondo. Sta accadendo con la guerra commerciale, del 2017, che Trump ha ingaggiato con la Cina, per colpa degli squilibri nella bilancia commerciale tra Cina e Stati Uniti, che è a favore della Cina. Infatti, la Cina vende al resto del mondo più di tutti gli altri paesi e, in particolare, vende tecnologia verde ad elevato profitto. Si vede l’urgente conseguenza politica di una guerra commerciale a causa dalla scalata cinese alla catena dei valori, con le relative implicazioni diplomatiche.

F. L’impiego delle Terre rare nei magneti, messi a punto nel 1983, ha permesso la crescente miniaturizzazione dei dispositivi elettronici e ha dato origine ad un’autentica rivoluzione nell’elettronica moderna. Anche in questo caso, la Cina ha trovato una posizione di primo piano intuendo rapidamente le enormi potenzialità e proponendosi come unico produttore a basso costo, sottraendo il primato ad altre potenze industriali, come: il Giappone, la Francia. Quali effetti ha prodotto questa delocalizzazione nell’industria mondiale?

G. Ha spiegato molto bene che la Cina produce minerali, metalli e gli elementi usati nella produzione dei magneti, che sono merci effettivamente più evolute. Gli effetti, di cui abbiamo già parlato sono concretamente i seguenti: tutti i posti di lavoro nell’industria europea ed americana, ma anche giapponese ed australiana, che dovevano produrre questi componenti per l’elettronica o per le tecnologie verdi, sono stati trasferiti dall’Europa, dagli USA, ecc., insomma dal mondo intero, alla Cina. I posti di lavoro che sono stati guadagnati da una parte sono stati persi dall’altra.

E’ importante capire che la transizione verde verso le energie rinnovabili, che è auspicabile, anzi è necessaria per abbandonare il petrolio, è una trasformazione nella localizzazione dei posti di lavoro dal mondo occidentale verso la Cina. E’ un ribaltamento geografico; le tradizionali zone di produzione industriale in Europa lasciano il posto a nuove aree di produzione verso il Regno di Mezzo (la Cina). L’effetto, in Europa, è ben noto: si chiama deindustrializzazione. Abbiamo deindustrializzato le nostre economie.

La deindustrializzazione è avvenuta per molti motivi. Non solo abbiamo preso l’occasione di produrre i metalli e i magneti ma abbiamo perso gli impieghi relativi a gran parte delle tecnologie verdi e in molti altri settori. La tecnologia verde si aggiunge a questo fenomeno e accelera il fenomeno di deindustrializzazione in Europa, con le conseguenze sociali e politiche che conosciamo. Se esiste un aumento del populismo in Europa è anche per colpa della deindustrializzazione e per l’impoverimento delle classi medie, che hanno meno posti di lavoro anche se sono in parte guadagnati nel settore dei servizi. La deindustrializzazione ha parzialmente distrutto la classe media in Francia e ugualmente in altri paesi europei, dove si sono create tensioni politiche. Questo è quello che sta succedendo.

F. Anche in Italia stiamo vivendo la stessa situazione. Il problema è in Francia, in Italia e anche in tutta l’Europa. La delocalizzazione è un grande problema.

G. Bisogna capire che non è colpa dei Cinesi. Siamo noi che abbiamo accelerato la nostra deindustrializzazione perché volevamo mantenere i vantaggi dei servizi e, contemporaneamente, deindustrializzare per non inquinare, visto che l’industria è inquinante. In Europa e questo vale anche per gli altri paesi del mondo occidentale, sono trenta o quaranta anni che abbiamo voluto sbarazzarci dell’inquinamento e dei suoi problemi. Abbiamo voluto arricchirci inquinando di meno l’ambiente. Di fatto, abbiamo delocalizzato le nostre industrie inquinanti e le abbiamo ricollocate in altri paesi, ben contenti di accettarle perché avevano bisogno di arricchirsi senza preoccuparsi del loro ambiente. E’ altresì importante capire che i cinesi hanno beneficiato di questo gioco economico e di regole economiche che noi occidentali volevamo che loro sviluppassero. Siamo responsabili di ciò che sta accadendo.

F. Un’ultima domanda. Di tutta la complessa ricerca da lei svolta, per la completezza della quale le rivolgiamo i nostri complimenti, quali elementi l’hanno maggiormente colpita? Quali scenari, a suo parere, potrebbero delinearsi dal punto di vista geopolitico, economico e sociale, a livello globale?

G. Per quanto riguarda la prima domanda, le racconto solo un esempio che però, alla fine, conferma e illustra tutto quello che ci siamo detti. Ricordo una fabbrica di terre rare ubicata negli Stati Uniti settentrionali, a Valparaiso (Indiana), non lontano da Chicago. La fabbrica produceva magneti high-tech per l’industria militare statunitense; componenti che erano impiegati nella fabbricazione delle bombe, di missili intelligenti, di aerei da caccia, ecc. e che rappresentavano veramente dei punti di forza per l’industria statunitense. Poi, questa industria ha dovuto chiudere (racconto tutta la storia nel mio libro) e sapete da quale attività è stata sostituita? Ebbene, il fabbricato è stato adibito ad asilo per cani. Questa immagine mi ha veramente sconvolto. Pensi che stiamo parlando di una fabbrica high-tech con posti di lavoro altamente qualificati che, alla fine, è stata convertita in un asilo nido per cani, con un valore aggiunto certamente inferiore a quello dell’attività precedente. E’ un esempio lampante.
Per quanto riguarda la seconda domanda: quale può essere lo scenario geopolitico? Innanzitutto, ciò che accadrà è che noi europei avremo sempre più bisogno di queste materie prime. Cosa potremo fare. Si possono individuare tre scenari.

Primo scenario. Acquistare i metalli rari dalla Cina, continuando pertanto a dipendere da essa, nella speranza che ce li fornisca. In questo caso, ci dovremo sottomettere al gioco cinese e quindi la Cina rafforzerà la sua posizione; una posizione economica e politica che indebolirà la posizione europea. Quindi questa non è una soluzione praticabile.

Secondo scenario, seconda soluzione. Cercare altrove i metalli rari e sviluppare collaborazioni commerciali con società minerarie di tutto il mondo, di altri paesi produttori. E’ quello che si inizia a fare in Europa, che sta cercando in America latina dove si trovano molti metalli rari e anche non rari ma di grande importanza strategica. Uno, ad esempio, è il Litio: un elemento di cui abbiamo bisogno per costruire le batterie delle auto elettriche. Per sviluppare queste collaborazioni serve una nuova geopolitica. Significa avvicinarci ad alcuni paesi come la Bolivia, il Cile, l’Argentina, l’Indonesia, la Guinea equatoriale, il Sud Africa, il Kazachistan, la Turchia; tutti stati che ci possono rifornire di queste materie prime.

Quali saranno gli equilibri geo politici in un modo post petrolio? O in un mondo dove ci sarà meno bisogno di petrolio? L’importanza del Medio Oriente sarà inevitabilmente indebolita perché avremo meno bisogno dei petrolio ma sempre più bisogno dei metalli rari, per le tecnologie verdi. Insomma, si dovrà sviluppare e consolidare una geopolitica delle energie verdi.

Terzo scenario. Produrre noi stessi queste materie prime. Nel pieno della crisi del Coronavirus, si parla tanto di essere sovrani nel rifornimento delle mascherine e dei medicinali, ebbene allo stesso modo dobbiamo parlare della sovranità mineraria; della sovranità sulle forniture di metalli rari per le tecnologie verdi.  Quindi, cosa produrre sul suolo europeo? L’Europa può produrre il litio? Sì. L’Europa può produrre le terre rare: Germanio, Antimonio? Sì, possiamo essere produttori.
Vogliamo realizzare questo terzo scenario e diventare gradualmente produttori, giusto per essere indipendenti. E’ quello che sta accadendo negli Stati Uniti. L’amministrazione Trump afferma che si debbono produrre terre rare e realizzare gli stabilimenti per raffinare le terre rare e costruire le fabbriche per produrre i magneti. Oggi c’è un movimento, una dinamica politica. Promossa dai repubblicanti, negli USA, per rilanciare di fatto la catena di produzione e valorizzazione delle terre rare, recuperando ciò che è stato distrutto negli ultimi 30 anni, a vantaggio della Cina. Dobbiamo recuperare per tornare ad essere indipendenti dalle forniture cinesi. Questo è uno scenario importante, che si andrà consolidando nel prossimo futuro.

F. Grazie Guillaume per la sua disponibilità. Prima di salutarci vorrei chiederle qualcosa sul suo prossimo progetto.

G. Il mio prossimo progetto sarà un film, un documentario che presto andrà in onda. Sarà l’adattamento del libro, che si potrà visualizzare su Al Jazeera English, in inglese. Si intitolerà “il volto nascosto delle energie verdi”. Non conosco ancora la data della sua possibile uscita in Italia ma so già che una televisione italiana è interessata.

F. Le dico che noi, di Sottosopra, siamo molto interessati.

G. Sarà un vero piacere. Poi c’è un secondo progetto, in realtà ne ho molti di progetti. Si tratta di un fumetto; è un progetto di fantascienza, già terminato, che uscirà ad aprile, in Francia. Nel fumetto, ci proiettiamo al 2043 ed immaginiamo come sarà un mondo verde al 100 %. Sarà un mondo immaginario, fantascientifico, favoloso. Con ambienti urbani puliti, totalmente privi di inquinamento, perché la produzione, con le tecnologie verdi genererà meno CO2. Come può ben immaginare, sarà molto critico con tutti i tipi di inquinamento. Non avremo più cercatori di petrolio ma cacciatori di metalli rari che dovranno estrarre gli ultimi grammi di metalli rari necessari per permettere al nostro mondo di essere ancora più verde. Sarà un fumento di fantascienza, che uscirà ad aprile in francese. Sono molto emozionato di vedere il risultato finale.

F. Molto interessante. Grazie mille e arrivederci a presto

G. E’ stato un piacere.

F. E’ stato un piacere anche per me. Buona giornata e ancora grazie.

10.11.2020
Trascrizione intervista a cura di Carlo Marazzi

Pubblicato da Jacopo Brogi per ComeDonChisciotte.org