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epa06821367 German Chancellor Angela Merkel (R) and French President Emmanuel Macron attend a press conference during the German-French Minister Meeting in front of the German government's guest house Meseberg Palace in Meseberg, near Berlin, Germany, 19 June 2018. German and French ministers meet for an one day meeting to discuss bilateral topics, including Foreign, Defence and Security politics. EPA/FILIP SINGER

Gli economisti italiani insistono a chiedere all’Europa, ma quelli esteri dicono che l’Italia può crearsi una sua moneta

DI GIOVANNI ZIBORDI

cobraf.com

Tre degli economisti più noti in Italia, Francesco Giavazzi, Lucrezia Reichlin e Luigi Zingales, hanno scritto una lettera al Presidente del Consiglio Conte sulla “dichiarazione di Meseberg” della settimana scorsa, in cui Macron e la Merkel avrebbero concordato delle proposte che rafforzino l’Euro e l’Eurozona secondo quello che leggi sui giornali.

I nostri economisti chiedono nella loro lettera al nuovo governo “populista” di eliminare “ogni dubbio sull’impegno dell’Italia” per restare nell’Euro, di apprezzare lo sforzo franco tedesco e avanzare anche proposte da parte dell’Italia.

Non menzionano però che la proposta che è più cara agli economisti e partiti fedeli all’Euro in Italia, i famosi “eurobonds” (titoli di stato comuni tra tutti gli stati), di cui da anni sentiamo parlare come la soluzione ai problemi di spread e default, la “dichiarazione di Meseberg” li esclude.

Nonostante la Commissione UE li abbia in qualche proposti, la Germania li ha esclusi in modo fermo a Meseberg, come ha notato il Financial Times ad esempio. che Giavazzi, Reichlin e Zingales forse non leggono perchè elegantemente glissano sullo smacco.

Riguardo all’altro punto cruciale della “solidarietà” europea, il bilancio comune per gli investimenti e altra spesa comune per far convergere le economie, non c’è nella proposta franco-tedesca nessun numero e dettaglio specifico.

Come si sa, per ora il budget comune comunitario è l’1% del PIL e negli USA il 22% del PIL per cui è irrilevante in termini di politica economica.  Anche qua, se leggi la stampa finanziaria inglese, impari che Olanda, Finlandia e Austria e altri governi minori (12 in totale) hanno già detto che sono contrari, per cui la Germania si può permettere vaghe dichiarazioni di intenti perchè sa che poi i suoi alleati si incaricano di bloccare il budget comune. Se c’erano altri dubbi, il Ministro delle Finanze ha subito detto “Il bilancio dell’Eurozona ha un certo valore simbolico e comunicativo, ma non uno sostanziale. Bene ha fatto la cancelliera a dare il suo sostegno”  cioè, è solo un gesto simbolico.

Anche il Wall Street Journal ha sintetizzato “Macron è tornato a mani vuote”. Giavazzi, Reichlin e Zingales si dilungano su altre cose secondarie, ma senza mettere in comune parte del debito pubblico (come appunto si proponevano gli “eurobonds”) e senza mettere in comune un bilancio pubblico di spesa, il piano franco-tedesco è vuoto di contenuto per l’Italia.

Ricordiamo allora qual’è il problema vero dell’Austerità e dell’Euro. L’Italia, negli ultimi dieci anni, ha perso un 20% della produzione industriale, gli investimenti sono calati del 25% circa, ci sono 180 mld di crediti marci nelle banche italiane, il reddito medio pro capite è calato dell’8-9% (e per alcune fasce più deboli del 20%, con 5 milioni di persone in povertà assoluta), la natalità degli italiani è crollata ai minimi del mondo, 300mila figli l’anno, mentre i decessi sono 620 mila e 110mila giovani l’anno emigrano. Questo è il mondo reale in cui la maggioranza degli italiani vivono.

Forse per i segmenti di popolazione italiana garantiti qualche gesto “simbolico” come dice Schauble, lodato negli editoriali di Giavazzi, che era consigliere economico della Commissione UE fino al 2010 e  Lucrezia Reichlin che era capo economista alla BCE quando imponevano l’austerità e che ora siede nel CdA di Unicredit, sono sufficienti per rassicurarsi.

C’è intatti una fascia di popolazione garantita, ad esempio chi ha ricchezza finanziaria l’ha mantenuta grazie al fatto che ad esempio i Btp hanno reso in media circa un 70% tra cedole e apprezzamento, grazie alle politiche della BCE di acquisto massiccio di circa 700 miliardi di Btp.

 

Ma questi rendimenti enormi dei Btp sono stati pagati con l’Austerità che serve a garantire i creditori. La BCE ha infatti comprato e fatto comprare alle banche italiane e Bankitalia 700 miliardi di Btp, solo a condizione che il governo di Monti e poi Renzi imponesse l’austerità, che ha prolungato la depressione in cui versa gran parte dell’economia italiana.

Il mondo in cui vivono i prof. di economia, che siedono anche nei consigli di amministrazione di banche, assicurazioni, grandi aziende o hanno incarichi presso la UE e firmano le lettere sul Corriere è diverso dal mondo reale in cui vivono la maggioranza degli italiani, quelli che hanno votato e mandato al governi Salvini e Di Maio.

E li hanno mandati al governo perchè hanno promesso di ridurre le tasse e spendere per 130 miliardi in più, come indicato nei programmi della Lega e del M5S e riaffermato nel loro “contratto”. Ma per farlo occorre che l’italia esca dai vincoli dell’Euro. Il modo più pratico, come ha scritto proprio in questi giorni un altro economista dal’’America, Joseph Stiglitz, è che “con la Lega al potere, Matteo Salvini, può mettere in pratica, quello che altri governi più deboli hanno avuto paura di fare.

L’Italia è abbastanza grande come economia e ci sono abbastanza economisti creativi, da essere in grado di gestire una un uscita de facto, istituendo una seconda moneta a cambio flessibile e riportando così la prosperità. Questo sposterebbe l’onere di un eventuale uscita de iure con tutte le sue conseguenze su Francoforte e Bruxel e l’Italia potrebbe contare su una situazione di paralisi della UE per evitare la rottura finale (e continuare con una seconda moneta”.

Giovanni Zibordi

Fonte: http://cobraf.com

Link: http://cobraf.com/forum/forum/economia-europea-249/topic/il-problema-%C3%A8-leuropa-20093/?post=1073739#1073739

29.06.2018

 

 

Pubblicato da Davide

Un commento

  1. Di cose come queste, di cui ha scritto Zibordi, si vuole sentire parlare : purtroppo si deve sentire e leggere solo articoli e pensieri e convinzioni di chi, come i professori/economisti riceve un lauto stipendio più annessi e connessi. A questo punto da un lato si continua e continuerà a parlare di migranti e attaccare la Lega , dall’altra si attaccherà sia la Lega che i 5 Stelle perché non solo non attuano il programma , e quindi non rispettano il contratto e sono o sarebbero inaffidabili, ma anche perché non si avrebbero le famose coperture per attuarlo. E intanto i 5 milioni di poveri diventeranno 10 o anche di più, fermo restando che eventuali aiuti e volontari ci saranno, ma per i migranti, non certo per gli indigenti o per dare una mano alle imprese e le persone vittime della crisi (di liquidità e di lavoro in senso lato). E giustamente ti rimarcano che ci saranno (oramai ci sono già) aumenti per luce e gas, senza parlare del caro carburanti al distributore. Volendo si può anche aggiungere altra carne al fuoco: come sardo potrei parlare di continuità territoriale che esiste e funziona in tutta Europa tranne che in Sardegna. I sardi sono sempre fottuti, becchi e bastonati, cornuti e mazziati… fate voi. E in questi casi che ci sentiamo dire: perché non vi ribellate, perché non fate niente? Perché siamo scemi e ci affidiamo, anche noi come altri, alle elezioni: e dire che abbiamo avuto sottosegretari alla Marina Mercantile e ai trasporti…pensa se non li avessimo avuti, e senza parlare dei presidenti della Repubblica. Quindi, e chiudo, fa bene Zibordi a ricordare che ci sono cose da fare e da guardare da un’altra angolazione, ma poi, come ricordava proprio lui poco tempo fa, vanno fatte.