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GENERALI AMERICANI PREOCCUPATI PER POSSIBILI DISORDINI

LEGATI ALLA CRISI DELL’EURO

A CURA DI AFP.COM

Un funzionario militare USA di alto livello, il Generale Martin Dempsey ha detto venerdì di essere “straordinariamente preoccupato” per la stabilità dell’euro a causa della possibilità di disordini civili e della rottura dell’Unione Europea.

“L’eurozona è a grave rischio”, ha detto ai giornalisti il comandante del Consiglio degli Stati Maggiori [Joint Chiefs of Staff N.d.t.], affermando che non è chiaro se le misure intraprese sino a oggi “riusciranno a essere la colla che tiene assieme i pezzi”.

“Siamo straordinariamente preoccupati per la salute e la stabilità dell’euro perchè in parte siamo esposti per via di contratti, ma anche per la possibilità di disordini e della rottura dell’unione che è stata forgiata su di esso,” ha aggiunto Dempsey.Il suo commento è giunto mentre i leader UE si riunivano per appoggiare misure di rinforzo economico, con 26 dei 27 membri che hanno dichiarato la loro volontà a far parte di una “unione fiscale” per risolvere la crisi.

Ma la spinta franco-tedesca per varare nuove regole fiscali in un trattato europeo modificato è fallita quando la Gran Bretagna (fuori dall’unione monetaria) si è rifiutata di dare il suo appoggio.

Le forze armate USA stanno rivedendo la loro strategia per adattarsi ai tagli di budget volti a ridurre il deficit in crescita degli USA. Dempsey, presidente del consiglio militare supremo, ha dichiarato la propria preoccupazione per l’euro mentre discuteva i rischi strategici posti da diverse zone del mondo.

In uno studio pubblicato giovedì, il Council on Foreign Relations ha messo l’eurozona tra le maggiori minacce per gli Stati Uniti.

Esso ha indicato il rischio di una “intensificazione della crisi europea del debito sino al crollo dell’euro che innescherebbe una ricaduta nella recessione USA e un ulteriore limite delle risorse finanziarie”.

Altri paesi identificati come priorità per gli interessi nazionali USA sono Cina, Iran, Corea del Nord, Messico, Pakistan e Arabia Saudita.

Titolo originale: ”

Top US General Worries About Euro, Potential Unrest”

Fonte: http://www.afp.com/afpcom/en/
Link
09.12.2011

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da ALCENERO 

Pubblicato da Das schloss

  • Tao


    Gli Usa studiano i pericoli dello scenario peggiore

    Disordini di piazza, rischi diretti per truppe e civili americani ma anche cancellazione di importanti commesse militari: sono questi i timori che il Pentagono nutre guardando ad un’Europa afflitta dalla crisi del debito fino al punto da poter precipitare in una «situazione di frattura». Ad alzare il velo sulle analisi redatte dai pianificatori della Difesa è il generale Martin Dempsey che da settembre ricopre l’incarico di capo degli Stati Maggiori Congiunti – il più alto delle forze armate degli Stati Uniti – e in tale veste è il più importante consigliere militare del presidente Barack Obama. Invitato a parlare a Washington davanti alla platea del centro studi dell’«Atlantic Council», viene incalzato dalle domande dell’editorialista del «Washington Post» David Ignatius.

    Dempsey svela così di essersi incontrato la scorsa settimana con Ben Bernanke, presidente della Federal Reserve, per «discutere di questioni economiche sulle quali ammetto di non essere molto preparato». L’incontro «durato due ore» si è reso necessario per approfondire una situazione di potenziale emergenza strategica che Dempsey riassume con questa espressione: «L’Eurozona è in una situazione di grande rischio». Il motivo è la sovrapposizione fra crisi del debito sovrano, violente proteste di piazza come quelle avvenute ad Atene o Roma, e problemi di bilancio in nazioni alleate con le quali che gli Stati Uniti condividono il mantenimento della struttura militare della Nato. L’accordo raggiunto al Consiglio europeo di Bruxelles rassicura Dempsey fino a un certo punto: «So che hanno adottato delle misure e i 17 partner dell’Eurozona tenteranno di allineare meglio le politiche monetarie e fiscali ma non è chiaro, almeno non lo è a me, se questo accordo si rivelerà sufficiente per tenerli assieme» evitando il collasso della moneta unica. Ciò significa che la valutazione del patto di Bruxelles è positiva ma resta in bilico perché lo spettro di una spaccatura dell’Eurozona non è del tutto allontanato.

    E’ in tale cornice che Dempsey parla degli aspetti prettamente militari conseguenti all’eurocrisi: «Parte della mia preoccupazione è che il personale militare americano in Europa possa trovarsi esposto a rischi potenziali dovuti a disordini civili ed alla rottura dell’Unione». In ogni situazione di crisi il Pentagono redige piani tesi a fronteggiare possibili rischi e nel caso dell’Eurozona, secondo gli esperti militari, questi concernono tre aspetti in paticolare: rivolte di piazza, fallimento delle banche dove i militari hanno i depositi e sospensione delle forniture di servizi alle basi, dall’elettricità fino all’acqua. Sebbene si tratti solo di scenari potenziali, il Pentagono non può ignorarli schierando in Europa un totale di 80 mila truppe e circa 20 mila dipendenti civili, spesso accompagnati da famigliari. Ma non è tutto perché l’ultimo elemento di preoccupazione citato da Dempsey è in realtà il più concreto: la sorte del programma F-35 ovvero il Joint Strike Fighter progettato per diventare l’aereo del XXI secolo per l’Alleanza atlantica. Si tratta del programma più costoso intrapreso dal Pentagono, la cui realizzazione è in corso in più località di Stati Uniti, Gran Bretagna e Italia nell’impianto piemontese di Cameri. Dempsey teme che se le difficoltà economiche dell’Eurozona aumenteranno «gli alleati potrebbero essere spinti a ricollocare altrove le risorse destinate al F-35».

    Come dire, l’Italia potrebbe dover rinunciare agli investimenti per la costruzione così come altre nazioni europee potrebbero trovarsi a rivedere l’impegno preso ad acquistare esemplari dell’avveniristico velivolo «se inflazione, svalutazione o altre previsioni negative relative ad un possibile collasso dovessero avverarsi» conclude Dempsey, trasmettendo una sensazione di incertezza.

    Maurizio Molinari
    Fonte: http://www.lastampa.it/
    Link: http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/finestrasullamerica/grubrica.asp?ID_blog=43&ID_articolo=2278
    11.12.2011

  • Petrus
  • cris79

    Anche noi europei siamo straordinariamente preoccupati

    L’economia statunitense stà colando a picco come il titanic. Per noi invece è assolutamente chiaro che grazie alle vostre lobby e corporation di merda, le misure intraprese sino a oggi non riusciranno a essere la colla che tiene assieme i pezzi”.

    “Siamo straordinariamente preoccupati per la salute e la stabilità degli stati uniti perchè in parte siamo esposti per via di contratti, ma anche per la possibilità di disordini e della rottura dell’unione che è stata forgiata su di esso,”

    tanti auguri anche a voi!

  • geopardy

    Negli Usa la situazione in certi stati è peggiore di quella greca, ma la copertura mediatica, che è una moderna arma di distrazione (con conseguenze che portano alla distruzione) di massa, non permette che trapeli sui grandi media.
    Ci sono molte contee che subiscono continui black out della corrente elettrica, forze di polizia senza più soldi e non più in grado di assicurare un minimo di ordine, ma lo leggi soltanto in qualche news momentanea.
    In Europa ancora nessun luogo è interessato da questi eventi e loro si preoccupano per noi, mi facciano il piacere!
    Come se la loro crisi non fosse alla base anche della nostra.
    L’inerruzione dei finanziamenti alla Nato sarebbe un’ottima manovra finanziaria, ma guai, la dittatura del Pentagono, che ormai è l’ufficio commerciale dell’industria della guerra, non lo permette.
    Ci stiamo inimicando tutti i nostri vicini afro-asiatici, con i quali dovremmo accordarci, invece, ne va del nostro futuro e tutto ciò a furia di bombe e interventi Nato, contrari a tutta la nostra l’impostazione di politica etera dell’ultimo mezzo secolo.
    Quello che avremmo dovuto fare noi europei, cioè, finanziare lo sviluppo dei paesi del terzo mondo, lo sta facendo la Cina e ne racoglierà enormi vantaggi.
    Invece di prenderci l’Eurofighter (tanto per restare in tema, che probabilmente è anche migliore) ci compriamo gli F-35, ma dove vogliamo andare?
    Tutte risorse pubbliche che dovrebbero restare in Europa, invece se ne vanno oltreoceano.
    Il macabro destino dell’Europa di oggi non l’ha creato l’euro, ma la decisione di non scioglere la Nato dopo il crollo del muro, il resto è tutta una conseguenza di sudditanza alle lobbies nordamericane, compreso il modo di come funziona la moneta unica, probabilmente.
    Ciao
    Geo

  • geopardy

    Negli Usa la situazione in certi stati è peggiore di quella greca, ma la copertura mediatica, che è una moderna arma di distrazione (con conseguenze che portano alla distruzione) di massa, non permette che trapeli sui grandi media.

    Ci sono molte contee che subiscono continui black out della corrente elettrica, forze di polizia senza più soldi e non più in grado di assicurare un minimo di ordine, ma lo leggi soltanto in qualche news momentanea.

    In Europa ancora nessun luogo è interessato da questi eventi e loro si preoccupano per noi, mi facciano il piacere! Come se la loro crisi non fosse alla base anche della nostra.

    L’interruzione dei finanziamenti alla Nato sarebbe un’ottima manovra finanziaria, ma guai, la dittatura del Pentagono, che ormai è l’ufficio commerciale dell’industria della guerra, non lo permette.

    Ci stiamo inimicando tutti i nostri vicini afro-asiatici, con i quali dovremmo accordarci, invece, ne va del nostro futuro e tutto ciò a furia di bombe e interventi Nato, contrari a tutta la nostra l’impostazione di politica etera dell’ultimo mezzo secolo.

    Quello che avremmo dovuto fare noi europei, cioè, finanziare lo sviluppo dei paesi del terzo mondo, lo sta facendo la Cina e ne racoglierà enormi vantaggi.

    Invece di prenderci l’Eurofighter (tanto per restare in tema, che probabilmente è anche migliore) ci compriamo gli F-35, ma dove vogliamo andare?

    Tutte risorse pubbliche che dovrebbero restare in Europa, invece se ne vanno oltreoceano. Il macabro destino dell’Europa di oggi non l’ha creato l’euro, ma la decisione di non scioglere la Nato dopo il crollo del muro, il resto è tutta una conseguenza di sudditanza alle lobbies nordamericane, compreso il modo di come funziona la moneta unica, probabilmente.

    Ciao

    Geo

  • rutzboy

    non capisco la relazione crollo dell’euro=disordini o guerriglia. i disordini ci saranno se sti vampiri ci continueranno a succhiare il sangue, e se non mandiamo a fanculo le borse e la finanza, fatto cio che crolli pure l’euro non accadra nulla. ricordate il motto massonico ordo ab chao, andate a cercare cos’e’ l’OKTPOR, e intuirete perche i disordini li VOGLIONO e faranno di tutto per crearli. lascio a voi le conclusioni…

  • rutzboy

    OTPOR SCUSATE

  • Truman

    Articolo incoerente. Se gli USA fossero seriamente preoccupati per la stabilità dell’euro, essi non lascerebbero la Gran Bretagna libera di votare per il suo affossamento.

    Più credibile il contrario: gli USA sono molto soddisfatti per essere riusciti a mettere in crisi l’euro, anche grazie all’aiuto del loro principale alleato in Europa, la Gran Bretagna, che compie il lavoro sporco dall’interno dell’Europa.

    Comunque la situazione è più complessa, agli USA fa comodo un serio indebolimento dell’euro, ma probabilmente non conviene la sua sparizione, che andrebbe a vantaggio di rublo, yuan, yen e altre monete orientali.

  • dana74

    “In uno studio pubblicato giovedì, il Council on Foreign Relations ha messo l’eurozona tra le maggiori minacce per gli Stati Uniti.”
    mannaggia, da continente occupato a continente “canaglia”.
    Le avete addestrate bene i soldatini di Eurogenfor?
    Ma se l’euro si sgretola, chi paga poi gli interventi di Eurogenfor? La Bce?