Fine del capitalismo democratico

Aspetti sociali del capitalismo democratico e della sua distruzione

Fine del capitalismo democratico

Di Rachele Foschi

Nella prima metà del secolo scorso si stavano delineando i presupposti per un capitalismo “moderato”, in cui era centrale un benessere che fosse diffuso e che costituisse l'aspirazione di chi ancora non vi accedeva, ma il profitto di singoli pochi privati non era sfrenato e deregolamentato (come all'inizio e come sta tornando ad essere ora). Lo scorso secolo ha visto l'unico periodo storico in cui il popolo non fosse esclusivamente una massa sfruttata, senza coscienza, istruzione e condannata ad una vita di stenti. Quella che, soprattutto in questo periodo, abbiamo chiamato “normalità”, è stata una parentesi di pochi decenni nel corso di millenni di storia umana.

Probabilmente, se si fosse mantenuta questa moderazione del capitalismo, senza portare all'esasperazione bisogni e consumi, una forma economica del genere avrebbe prosperato per altri secoli, continuando anche a generare benessere collettivo.

La durata di un sistema basato su bisogni e consumi, non avrebbe comunque potuto essere infinita. Già da decenni erano presenti i segnali di una accelerazione della dinamica e quindi di una forzatura verso il crollo, segnali che si possono identificare nell'ostilità, con conseguente pacifica eliminazione, della classe “media”; avversione alla staticità del denaro, quindi al risparmio, soprattutto delle famiglie, e alla famiglia stessa; riconversione del sistema di istruzione, da istituzione che crea cittadini autonomi e consapevoli, in struttura di propaganda, indottrinamento e addestramento a mansioni specifiche (la scuola che deve preparare al lavoro).

La classe media, demonizzata e diffamata, è in realtà un volano economico e sociale della nazione. Uno Stato che agevolasse la classe media si avvicinerebbe al paradigma di Stato fichtiano (adoperarsi per rendersi inutile), rendendo i cittadini indipendenti da aiuti ed elemosine di stato, ma in grado di dare e trovare lavoro e migliorare la propria posizione sociale, non più vincolato a classi chiuse (di fatto, se è troppo difficile uscirne). La classe media, in uno stato migliore di quella bassa, ma non chiusa e inarrivabile come quella alta, unitamente ad una scuola selettiva aperta a tutti e all'istituzione della famiglia, è il motore che permette la realizzazione dell'ascesa sociale, intesa come miglioramento delle condizioni di vita. Che si tratti di piccoli imprenditori o dipendenti con uno stipendio più elevato di quello necessario alla sussistenza, la classe media crea lavoro: il piccolo imprenditore assume dipendenti, ma anche chi ha un surplus di stipendio può impiegarlo per “assumere” (donna delle pulizie, babysitter,...), per acquistare beni o beneficiare di servizi non essenziali, che vanno a retribuire il lavoro di qualcun altro (libri, musei, palestra,...). Assume anche il ruolo di motore (sia come modello a cui si aspira, sia per la diffusione di ricchezza) per il miglioramento delle condizioni di vita delle classi più basse da una generazione all'altra. Nel secolo scorso il risparmio delle famiglie e una scuola ancora somigliante a quella voluta dalla riforma Gentile, aperta a ogni ceto sociale al fine di selezionare i capaci e meritevoli nell'ambito di tutta la popolazione e non solo della classe agiata, hanno permesso l'accesso dei figli della classe più bassa a gradi di istruzione via via superiori e a posti di lavoro migliori e meglio retribuiti, innescando un circolo virtuoso, sia sociale (maggior diffusione della cultura), sia economico.

L'economia incentrata sulla classe media è stata boicottata nell'ultimo mezzo secolo. Un'idea distorta di vicinanza ai lavoratori ha sempre premiato politicamente chi proclamasse di voler aiutare con assistenzialismi ed elemosine di stato (gravanti sulle tasse dei lavoratori) la classe più disagiata, rendendo l'aspirazione alla ricerca di un “lavoro migliore” sempre più debole, sia per la differenza di retribuzione sempre più sottile, sia per la tassazione sempre più elevata di reddito e risparmio.

La differenza di retribuzione tra lavori poco qualificati e altamente qualificati non deve tener conto infatti solo del tipo di lavoro in sé, ma anche dell'investimento (anche ad alto rischio) fatto dall'individuo o dalla sua famiglia nell'impiegare degli anni in studio non retribuito. Appiattire le retribuzioni implica rendere l' “investimento in istruzione” non redditizio e quindi non accessibile a persone che cercano di far uscire i propri figli da una condizione di sussistenza o che ne sono appena fuori.

La propaganda degli ultimi 70 anni ha lavorato molto sull'associare l'aiuto di stato alla classe più bassa a un concetto di altruismo, di carità e bene, e l'aiuto alla classe media all'egoismo di chi già ha e vuole di più, non tenendo conto del fatto che l'aiuto alla classe media tipicamente è una tantum o consisterebbe semplicemente nel non massacrare di tasse persone che comunque vivono del loro lavoro (che non sono parassiti della società, come si vorrebbe far credere), ma il benessere di tale classe trascinerebbe fisiologicamente verso il benessere anche la classe bassa; l'aiuto alla classe bassa deve essere invece sistematico, perché un aiuto una tantum non ha alcun effetto benefico di “rimessa in piedi” e va a gravare su chi lavora, innescando un circolo vizioso. Ultimo esempio di questa politica è stato il reddito c.d. di cittadinanza: un aiuto a disoccupati e poco più che nullatenenti che doveva servire a tenere alto il salario minimo e a rimettere in moto l'economia e che invece al massimo è stato impiegato dai destinatari per pagare beni di prima necessità. Chi cerca di “rimettere in moto l'economia” elargendo elemosine non è diverso da uno che cerca di spostare una macchina spingendo a mano le ruote anziché fare benzina e accendere il motore.

Anche gli attacchi a scuola (e sistema di istruzione in generale) e famiglia si sono susseguiti e compenetrati: chi volesse oggi “sostenere le famiglie”, dovrebbe imprescindibilmente agire prima drasticamente sulla scuola. Il lockdown del 2020 è stato solo il colpo di grazia a queste tre istituzioni fondamentali della società aperta: classe media (e lavoratrice), scuola, famiglia.

La distruzione della classe media è stata evidente, soprattutto per quanto riguarda commercianti e piccole aziende: lo stato ha vietato lo svolgimento dell'attività lavorativa, rimborsando cifre irrisorie (meno di un reddito di cittadinanza); anche nell'immediato il risultato è stato consegnare i piccoli imprenditori al lavoro dipendente poco qualificato e sottopagato offerto dalle grandi aziende. I dipendenti non sono stati risparmiati: seppure bersaglio dell'odio, in quanto “hanno potuto mettere tutto da parte”, il lockdown ha messo in luce quanto il potere d'acquisto di buoni stipendi fosse puramente convenzionale.

Quel che rimaneva della scuola è stato diligentemente riconvertito in una fabbrica di automi. Roccaforte del pensiero unico lo era già, ma al suo interno vi si trovavano ancora spazi per acculturarsi, per allenarsi al pensiero autonomo, al dibattito, al conseguente isolamento che ne derivava, senza dover temere per la propria incolumità fisica. La famiglia è stata ridefinita come “focolaio” anziché “focolare”, sempre più divisa, dal momento che durante il lockdown era vietato addirittura andare a trovare fratelli o genitori, anziani, soli e magari in difficoltà: per la prima volta abbiamo visto l'obbedienza alle regole dello stato passare avanti alle leggi naturali della devozione filiale. Quando fu dato il permesso a nonni e nipoti di rivedersi, politica di tante famiglie fu di non abbracciarsi e tenere la mascherina, praticamente di non riconoscersi più.

Tutto questo porta a chiedersi se la “pandemia”, sicuramente premeditata e non evento esogeno rispetto alle dinamiche economiche, si collochi in un continuo, che nell'occasione del lockdown ha raggiunto una “soglia di percezione”, oppure interrompa bruscamente la costanza dei provvedimenti presi fino ad allora, per accelerare il crollo in maniera discontinua.

Di Rachele Foschi

Professore Associato presso il Dipartimento di Economia e Management

Università di Pisa

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Pubblicato da Jacopo Brogi, ComeDonChisciotte.org

Commenti (32)

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Mostra commenti 32 caricati
    1. Tizio8020 22 gennaio 2022

      Sei sicuro? A me risulta che il NSDP fu messo su dagli industriali!! Risulta che i vari Ford/GM etc non solo finanziarono i nazi, ma anzi mantennero la proprietà delle loro fabbriche che "casualmente" non furono mai danneggiate dai bombardamenti!

    1. Urogallo 21 gennaio 2022

      Anche Jeff ed elon erano classe media..
      Se posso dire timidamente la mia, mentre noi popoli cosidetti occidentali vivevamo una situazione di relativo benessere, in altri punti del pianeta si creavano delle iniquità e condizioni di vita inaccettabili. Negli ultimi anni poi il sistema capitalistico "moderato" è arrivato ad un punto critico anche a causa dello sfruttamento sfrenato e folle delle risorse e l' inquinamento inarrestabile ed ormai onnidiffuso.
      L' abilità dei padroni è stata quella di rigirare a proprio vantaggio la situazione in modo da motivare il cambiamento epocale in atto, del resto le riforme (ce lo chiede l'europa !) son giustificate e motivate non dall'epidemia, che rimane un mezzo, ma da emergenze ambientali e di risorse. Probabilmente han convinto i progressisti con i bulbi fetta-prosciuttati, non son cosi convinto invece che abbiano in pugno i giovani ambientalisti ,al momento fetta-pancettati.
      Il mio è un ragionamento quasi banale ma resta il fatto che un cambiamento drammatico doveva arrivare.

    1. PietroGE 21 gennaio 2022

      L'ideologismo anticapitalista serve solo a chi vuol mantenere il capitalismo prevalente oggi in occidente, cioè quello in mano alle lobby finanziarie e ridotto a speculazione e gioco d'azzardo. L'ultima vera alternativa, reale e radicale, al capitalismo è finita nel 1991. Ieri la Germania nazista e oggi la Cina sono l'esempio di come si può usare il capitalismo anche per aumentare il benessere delle masse. I cinesi, da quando hanno buttato a mare la retorica anti capitalista e mantenuto del comunismo solo la struttura di potere, sono passati dall'economia di sussistenza a competere con la superpotenza mondiale. L'avviso di non buttare via il bambino con l'acqua sporca è in sostanza quello che dice l'articolo, cioè il capitalismo va riportato a servire l'economia reale, mentre ora serve la finanza speculativa, gestita dai soliti noti.

    2. Tizio8020 22 gennaio 2022

      Il Capitalismo NON può "servire l'economia reale" . Se lo facesse non sarebbe "Capitalismo"!
      Il sistema migliore era quello che avevamo noi fino al 1981. Lo Stato direttamente o indirettamente proprietario.
      Ci stanno provando, a raccontar cazzate alle nuove generazioni, ma chi c'era sa bene "cosa era" l'Italia! Fino al 1981 abbiamo accumulato ricchezze, e tutto sommato si stava bene!. Una vecchia ricerca pubblicata su "Il Venerdì di Repubblica" n° 1036 del 25 gennaio 2008 mette a confronto ipoteri d'acquisto degli Italiani nelle varie decadi, confrontando i prezzi di svariati beni.
      Beh, ne esce un quadro desolante: una Fiat 127 negli anni '70 costava l'equivalente di 3,71 (TRE, settantuno) stipendi di un operaio. Una Fiat Punto, negli anni '90, costava l'equivalenbte di 8,53 (OTTO, cinquantatre) stipendi dello stesso operaio.
      E tutto il resto in proporzione...

    3. PietroGE 22 gennaio 2022

      Beh, sino al 1981 noi avevamo un sistema capitalista, solo che era mediato dallo stato con aziende pubbliche o a partecipazione dello stato. Anche il ceto medio basso e quello operaio potevano ad esempio acquistare un appartamento e diventare proprietari. Quello che è successo è stato la globalizzazione e la trasformazione del capitalismo ad economia reale in quello finanziario speculativo. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.

    4. Tizio8020 22 gennaio 2022

      Un momento: il "nostro" Stato" possedeva oltre la metà delle Aziende, direttamente e tramite Partecipazioni. Dopo la Nazionalizzazione delle Industrie Elettriche dei primi anni '60 aveva praticamente il Monopolio di energia/siderurgia/chimica. Vero, c'erano ancora Edison/Montecatini, ma e Fiat, ma poco altro.Il famoso "divorzio" del 1981 ci fu venduto come un passo avanti: togliendo la stampante magica dalle mani della politica si fece credere che sarebbero finite le ruberie. Fu esattamente il contrario...e secondo me lo sapevano benissimo.

    1. Arthur 21 gennaio 2022

      Rispondo a svariati commenti anti-capitalistici.

      Ok, il Capitalismo ha una tendenza ad esprimersi in pratiche predatorie.
      Va quindi necessariamente incanalato in un alveo nel quale scorrere senza straripare, grazie ad argini solidi ovvero regole da definire che lo tengano a bada onde evitare degenerazioni.

      Ma attenzione allo Stato.
      La tirannia si annida anche dietro lo strapotere dello Stato e soprattutto di chi ne fa le veci mediante i suoi apparati.
      Lo stiamo sperimentando.

      Occorrono soluzioni equilibrate e, soprattutto, stare molto ma molto attenti a come si struttura il "potere" in una nazione e come si (re)distribuiscono i "poteri".

      E poi ci sarebbe da affrontare il problema di come vengono selezionati i soggetti che dovrebbero avere il compito di controllare la legalità costituzionale.
      Mi riferisco, cioè, a magistratura e forze dell'ordine.

      Le cose sono più complesse di quanto si possa immaginare.
      Credo che l'Italia paghi anche, e molto, il prezzo di non aver mai avuto una Rivoluzione.
      La ghigliottina in azione rimane scolpita nella memoria per generazioni...

    2. Arian Van Heisen 21 gennaio 2022

      " Ma attenzione allo Stato."
      Lo Stato, lo puoi cambiare attraverso le Elezioni e la Politica se non riesci democraticamente perchè la corruzione è nei suoi gangli ci vuole un Leader seguito dal popolo che esegua il cambiamento.
      la Rivoluzione un popolo che non le ha mai fatte non può fare il cambiamento, ma solo aspettare che qualche altro lo faccia.
      Aspettiamo ora cosa succede in primavera in France, anche se non ho molta fiducia.

    3. Tizio8020 22 gennaio 2022

      Eh no: quello che ora ci sta vessando NON è "lo Stato". Lo Stato prevede Leggi e Regole che "SE" rispettate impedicono proprio le prevaricazioni. Ora sta succedendo l'opposto: vengono calpestate TUTTE le Leggi. Lo Stato prevede prima di tutto la separazione dei Poteri, ognuno deve controllare l'altro. Qui sono tutti riuniti!

    4. Tizio8020 22 gennaio 2022

      No. Tu potresti pure vincere le Elezioni con il 99% dei voti...ma se hai contro il PdR, la Magistratura e tutti i funzionari...non conti nulla!

    5. Arian Van Heisen 22 gennaio 2022

      Scusa , ma comprendi quello che ho scritto ? lo ripeto :

      " Lo Stato, lo puoi cambiare attraverso le Elezioni e la Politica se non riesci democraticamente perchè la corruzione è nei suoi gangli ci vuole un Leader seguito dal popolo che esegua il cambiamento con la rivoluzione."

      Detto questo, in Italy anche se una forza Politica raggiungesse il 55 % dei consensi non cambierebbe, la prima motivazione è l' art. 67 della Costituzione perchè in virtù di quell' art. parte degli eletti verrebbero cooptati dai potentati economici per non cambiare la Costituzione relativa alla responsabilità civile dei Magistrati, la divisione dei poteri e l' indipendenza tra di loro.

    1. Arian Van Heisen 21 gennaio 2022

      " Nella prima metà del secolo scorso si stavano delineando i presupposti per un capitalismo “moderato”, in cui era centrale un benessere che fosse diffuso e che costituisse l’aspirazione di chi ancora non vi accedeva, ma il profitto di singoli pochi privati non era sfrenato e deregolamentato (come all’inizio e come sta tornando ad essere ora) "

      " L’economia incentrata sulla classe media è stata boicottata nell’ultimo mezzo secolo "

      Questo articolo fornisce degli spunti interessanti e allora chiedevo ai soloni del sito con più esperienza di quanto ne abbia io :
      1° quale forza politica nella nella prima metà del secolo scorso aveva delineando i presupposti e realizzato il capitalismo moderato ?
      2° perchè stranamente il boicottaggio, è coinciso con lo smembramento di una nazione e la demonizzazione di tale Politica .

      Probabilmente, se Das Dritte Reich avesse vinto la IIW.W. questa moderazione del capitalismo sarebbe stata mantenuta o sbaglio ?

    2. BrunoWald 24 gennaio 2022

      Nemmeno se riuscissero a comprenderlo (e sono sicuro che i più lucidi almeno il sospetto ce l'hanno...) ammetterebbero mai che la 2GM è stata vinta dalla parte sbagliata.

      Più che un capitalismo moderato, il "male assoluto" rappresentò probabilmente un tentativo di conciliare l'esistenza del capitalismo con quella della civiltà. Il suo fallimento aprì la strada che porta all'abisso che abbiamo di fronte.

    1. Eugiorso 21 gennaio 2022

      Non scriverei "capitalismo democratico", perché la democrazia è il sistema di governo (ancor oggi, da esportare con guerre, destabilizzazioni e distruzione di interi paesi) predelitte dall'élite finanz-globalista-giudaica e dai suoi molti servi occidentaloidi.
      Parlerei, semmai, di capitalismo keynesiano, di dirigismo statale e di "economia mista", cose che sono orami finite.
      Lasciate stare la demmokrazzia, paroletta propagandistica che serve per inc***re gli imbecilli.

      Cari saluti

    2. Arian Van Heisen 21 gennaio 2022

      Il " capitalismo democratico " non esiste perchè alla base ci sta il profitto
      può esistere solo un capitalismo buono , utile sotto il controllo dello Stato.

    1. Arthur 21 gennaio 2022

      Articolo condivisibile.
      Ma il Capitalismo Democratico non è morto.
      Certe élites sioniste, cabalistiche, massoniche, clerical-moderniste, liberal-comuniste, gnostico-sataniche e malthusiane, vorrebbero la sua fine, ma si sono scavati la fossa da soli.

      Se si vende la propria anima e la propria vita al diavolo, questo prima o poi passerà a chiedere il conto e reclamare ciò che è suo poiché gli è stato ceduto.

    1. Primadellesabbie 21 gennaio 2022

      Ecco qui un buon esempio di uno che non ha capito proprio nulla, nonostante, o a causa, della prestigiosa collocazione.

    2. Arian Van Heisen 21 gennaio 2022

      Potrebbe argomentare ? non è chiaro a cosa si riferisce nel commento.

    3. Primadellesabbie 21 gennaio 2022

      È la celebrazione delle cause che ci hanno portato al punto in cui siamo, sulla quale ognuno depone le sue, evidentemente irrinunciabili, fisse.

      Ci sarebbe da riprendere ogni sillaba a cominciare dall'ascensore sociale e fino al molto ipotetico ruolo positivo della classe media con qualche baiocco in saccoccia.

      Il capitalismo non può in alcun modo, se non nei danni, anche materiali, che provoca, essere democratico, qualunque valenza si possa dare a questo termine.

      Il capitalismo è, nella contemporaneità, lo strumento anti tradizionale per eccellenza.

      Le realizzazioni dirompenti del capitalismo rampante, che possiamo individuare e ammirare nelle grandi capitali che lo hanno ospitato e subito, custodiscono e svelano le stesse arbitrarietà asociali che caratterizzano l'ultima libera iniziativa imprenditoriale di rilievo, che chiamiamo pandemia.

      Inutile girarci intorno per cercare di recuperare i trucioli.

    4. Arian Van Heisen 21 gennaio 2022

      " Il capitalismo è, nella contemporaneità, una iattura " sono d' accordo.

      Il capitalismo dovrebbe essere limitato e controllato sempre dallo Stato e solo in determinati ambiti e di per sè non può essere democratico, perchè alla base ha il profitto.

    5. Primadellesabbie 21 gennaio 2022

      Non lo so, ma non credo che uno stato possa maneggiare il capitalismo senza rimanerne vittima.

      Gli esempi non mancano e comprendono ogni impostazione politica.

    6. Arian Van Heisen 21 gennaio 2022

      Ci hanno provato ed in effetti ne sono rimasti vittime .

    7. oriundo2006 21 gennaio 2022

      Concordo. Di per sè è un' arma formidabile per lo sviluppo: guardare in anni recenti la Cina. Centinaia di milioni di individui cavati fuori dal buco della loro storica povertà ... ed è servita in questo anche la finanziarizzazione dell' economia, ovvero la proiezione nel tempo futuro della ricchezza: una scommessa sul funzionamento del 'mercato'. Che per funzionare ha bisogno dello stato...ovvero di una direzione certa, razionale, prevedibile, dunque 'democratica', ed intelligente delle forze umane applicate allo sviluppo del 'sistema'. A noi è semplicemente mancato questo. E' stato tutto stornato per finalità politiche di direzione della società in una direzione voluta e programmata unilateralmente da piccolissimi gangli di potere, orientati al grande monopolio del grande capitale. Al resto della società le briciole, che peraltro ci stanno già togliendo. Una cannibalizzazione 'interna' allorquando questo capitalismo predatore lo ha sempre fatto all'esterno, cosa oggi impossibile ( Russia e Cina hanno detto di NO ... ovviamente ). Su questo si innesta poi la ricerca di una nuova 'economia' e di una nuova 'società' che, se resta in queste mani, sarà solo una società di cannibali.

    8. Primadellesabbie 21 gennaio 2022

      È la solita storia di cercar di nobilitare la perversione dato che "porterebbe ricchezza".

      Non sono per niente su questa linea, il capitalismo dilapida risorse per rendere fruibile una frazione della ricchezza che distrugge a chi accetta di sviluppare questa logica.

      Poi c'è da considerare la deriva umana e sociale che innesca e sostiene, fino alle conseguenze più deprecabili che, a questo punto, è vano fingere di non cogliere.

    1. JA 21 gennaio 2022

      Purtroppo però, nella società capitalista che per questo secoli fa hanno creato, questi viscidi e servili usurai tornano sempre a galla come gli str***, fino a che non si cambierà paradigma politico.

    2. Arthur 21 gennaio 2022

      "fino a che non si cambierà paradigma politico"

      Cambierà, fidati.
      Destra USA e Russia non ne possono più.
      Saranno schiacciati come vermi.

    1. PietroGE 21 gennaio 2022

      D'accordo con la sostanza dell'articolo. Bisognerebbe un po' precisare :
      -Non si tratta di capitalismo più o meno moderato il problema è la finanziarizzazione dell'economia capitalista e l'apertura indiscriminata dei mercati (e delle frontiere) a merci e persone che hanno costituito un dumping inarrestabile per le economie occidentali e un transfer di ricchezza reale verso i Paesi asiatici, con conseguente proletarizzazione della classe media, colonna portante della società dei consumi.
      -La scuola deve ovviamente servire a formare cittadini con una identità culturale ma anche a preparare al lavoro, le due cose non possono essere in contraddizione.
      -D'accordo con il giudizio negativo sul RdC. Il carattere più nocivo di questo sussidio è il suo scollamento dal lavoro. Se fosse stato un aiuto a trovare lavoro sarei d'accordo. Così è una Cassa per il Mezzogiorno riveduta e scorretta, cioè la solita distribuzione a pioggia del denaro pubblico.

    2. PietroGE 21 gennaio 2022

      Dimenticavo di aggiungere che un capitalismo 'moderato', ma forse il termine giusto sarebbe : centrato sul lavoro più che sul profitto, è stato quello tedesco dei nazionalsocialisti, capace di assorbire milioni di disoccupati e di dare un discreto benessere distribuito tra i ceti sociali e di perseguire l'innovazione tecnologica. Questo esempio però è stato preso come anatema da chi controllava (e controlla anche oggi) il credito, le conseguenze sono note : il boicottaggio economico, la guerra e la 'bollatura' come 'male assoluto'. Le condizioni di allora non sono ovviamente paragonabili a quelle di oggi, però la concezione di un capitalismo centrato sul lavoro rimane, secondo me, un obiettivo degno di essere perseguito anche oggi.

    1. JA 21 gennaio 2022

      "Pandemia creata per scongiurare il collasso della finanza [ed il capitalismo privato]” Maurizio Blondet
      "Paradigma Covid: collasso sistemico e fantasma pandemico
      Se colleghiamo i fatti sopracitati, emerge un’ipotesi riassumibile nel modo seguente: i lockdown, e dunque la sospensione globale delle transazioni economiche, hanno permesso alla Fed di inondare i mercati finanziari di denaro fresco di stampa arginando il rischio iperinflazione, che si sarebbe scatenata se quella massa di denaro avesse raggiunto l’economia reale. Tra settembre 2019 e marzo 2020 la Fed ha pompato più di 9.000 miliardi di dollari nel sistema interbancario, pari a più del 40% del PIL statunitense.
      John Titus, che da anni vigila sulle operazioni della banca centrale americana, non ha dubbi: “La pandemia virale è la narrazione di copertura [cover story] che ha permesso alla Fed di dare il via al piano BlackRock con un’ondata di acquisti massicci e del tutto senza precedenti.” Altri sono arrivati alla medesima conclusione.
      La vulgata del mainstream andrebbe dunque rovesciata: la finanza non è crollata perché è stato necessario imporre i lockdown; piuttosto, è stato necessario imporre i lockdown perché la finanza stava crollando. Il congelamento delle transazioni commerciali ha infatti drenato la circolazione del denaro e la richiesta di credito. Ciò ha permesso la ristrutturazione dell’architettura finanziaria attraverso manovre monetarie straordinariamente aggressive, possibili solo all’ombra di un’economia bloccata. E se oggi si comincia a riaprire, lo si fa con estrema cautela, evocando ‘varianti’ che andrebbero interpretate come sintomi dissimulati del rischio inflazionistico, autentica spade di Damocle da cui non si capisce come potremo liberarci.
      Oggi la classe dominante fa capo ai tre maggiori fondi di investimento al mondo: BlackRock, Vanguard e State Street Global Advisor. Questi giganti, posizionati al centro di un’enorme galassia di entità finanziarie, gestiscono una massa di valore vicina alla metà del PIL globale, e sono i maggiori azionisti in circa il 90% delle società quotate in borsa. Attorno a loro gravitano istituzioni transnazionali come il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale, il Forum Economico Mondiale, la Commissione Trilaterale, e la Banca dei Regolamenti Internazionali, la cui funzione è coordinare il consenso all’interno della costellazione finanziaria. Non è difficile ipotizzare che in tale ambito vengano prese tutte le principali decisioni strategiche, non solo di carattere economico ma anche politico e militare.
      Per chi non lo sapesse, in Europa il passaporto sanitario digitale era stato programmato nel 2018, con attuazione prevista per il 2022."
      https://www.lafionda.org/2021/06/22/paradigma-covid-collasso-sistemico-e-fantasma-pandemico/

    2. Arthur 21 gennaio 2022

      Ricostruzione credibilissima.
      Credo però che gli usurai siano al capolinea.
      Si prepara una gigantesca "sostituzione" del sistema finanziario.

      NWO, Deep State & Co... l'inferno vi attende.

    3. JA 21 gennaio 2022

      Ripeto succederà come in URSS (capitalismo pubblico con gli stessi usurai) e in tutti i sistemi marci: pensando di riformarli ne accelerano la distruzione. :)

    4. Cachafaz 21 gennaio 2022

      Per lo meno ora, dopo che abbiamo visto che la narrazione sta' cambiando da quasi tutte le parti(ma non in Italia), si puo' coltivare una speranza...un articolo fresco su Dolcino di un valido geo politico/economista, descrive lo scontro in atto tra Davos e chi si oppone, cioe' una parte degli Usa, parla soprattutto del ruolo dell'inflazione che potrebbe rovinare i piani della cricca(il motivo ovvio farebbe esplodere l'Ue). Purtroppo dura un'ora , l'ascolto e' comunque piacevole. https://www.mittdolcino.com/2022/01/21/intervista-a-gianmarco-landi/
      come ho scritto l'italia e' in ostaggio, stanno picchiando duro cio' serve a Davos per patteggiare i nuovi rapporti di forza dopo lo scontro(se il proseguo le sara' sfavorevole).

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