L' orditoio tessile è sordo
tesse lunghi capelli, ruota in continuazione,
la grande fresa sua compagna ha bocca grande
senza cuore reclama gli effetti personali,
in coppia ingrassano fatturati, divorano la mente,
il pulsante d'emergenza lo sputano.
Si arrestano un giorno di neve tra le righe dei giornali con i nomi e l'età.
L'elisoccorso ha le ali bianche senza piume scrivono: "Deceduti"
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L’autrice Rosaria Munafò operaia e poetessa, vuole rendere omaggio a tutti coloro che ancora nel 2021 muoiono sul lavoro. E’ un’opera di denuncia sociale, perche' quello che e' successo a queste persone puo' succedere a ognuno di noi. Questo e' inaccettabile e vergognoso.
Analisi di Patrizia Ligabo'
Nel primo verso le macchine tessili della fabbrica si fermano in un silenzio di tomba. La catena di montaggio, fatta di strumenti ed esseri umani, si paralizza e si immobilizza nel tempo. L’allarme è assordante, lo shock tremendo, non sembra reale. Nonostante sia primavera inoltrata, improvvisamente ritorna l’inverno, il manto di neve immaginario rappresenta lo stupore che immobilizza, così come la neve che ricopre tutto, e smorza i rumori. E lì nell’immobilità non sembra vero di vedere i nomi dei nostri colleghi scritti sui giornali, persone con cui abbiamo riso, condiviso, e discusso. Eppure sono lì, sono proprio loro! Non sembra vero! La parola deceduti, deceduti, deceduti rimbomba ed è categorica. Essa scende come una mannaia che ci inchioda nel presente, le lacrime sgorgano dagli occhi degli astanti, ed un enorme dispiacere ed una fitta al costato invade tutti. Non li vedremo più varcare i cancelli con noi, noi che resteremo su questa Terra ancora un po'. La fabbrica però non può attendere nella fretta della produzione, e noi dobbiamo tenere il ritmo, non abbiamo scelta. Il lavoro così sporadico ormai, non si può perdere. Noi tutti non li dimenticheremo, come i loro cari che li hanno persi.
La notizia della tragedia di Luana D'Orazio riportata da "La Nazione" di Prato: https://www.lanazione.it/prato/cronaca/incidente-lavoro-montemurlo-1.6317433
di Patrizia Ligabo' pubblicato da Giulio Bona per ComeDonChisciotte.org
danone 25 luglio 2021
Bisognerebbe scrivere un trattato sull'argomento.
Purtroppo la sintesi mi farà essere un pò pressapochista sui concetti, ma spero comunque che mi si capisca.
Non sono riflessioni estemporanee, ma riflettute parecchio alla luce dei fatti.
Il lavoro dignitoso è alla base di una comunità libera, rispettosa e civile.
Ma non si creda che per arrivare alla comunità libera, si debba garantire prima il lavoro dignitoso, è il contrario.
Per poter garantire a tutti un lavoro veramente dignitoso, bisogna saper già edificare delle comunità libere.
Una comunità libera è fatta di uomini liberi in quanto consapevoli, che decidono di aggregarsi liberamente, formando un gruppo, perchè le tante incombenze fisiche naturali e i bisogni primari individuali, si possono soddisfare con più facilità e meglio, stando insieme, insieme ci si può aiutare.
Noi uomini di oggi non conosciamo il vero volto di una comunità libera, perchè da sempre, nella nostra storia, abbiamo vissuto e partecipato a comunità che, in mano alla forza degli interessi del più forte, si sono edificate ed hanno sempre campato sfruttando gli altri individui membri più deboli ed indifesi.
Ci hanno fatto credere che dobbiamo essere noi a sacrificarci per la comunità, la società esiste solo se ognuno di noi mette qualcosa di sè, da il suo contributo, per forza si deve togliere al singolo, limitando la libertà e sottraendo risorse, se no come può esistere società?
Premesso che non esiste comunità senza il contributo dei membri che la compongono, è fondamentale capire che è impossibile che sia l'individuo il primo a contribuire alla società, prima che la comunità stessa abbia provveduto a sostenere l'individuo.
Questo pensiero, che debba essere il membro a sostenere la comunità, senza prima ricevere lui il sostegno necessario, è una totale aberrazione, che deriva dalla propaganda dei poteri elitari, che si nascondono da secoli dietro le menzogne del pensiero liberale e progressista, alla base delle nostre società moderne neo-liberiste, in realtà totalmente illiberali e schiaviste, come si vede bene oggi.
Ciò che non viene compreso ed è volutamente taciuto da chi sa ed ha interesse al mantenimento dello status quo predatorio, è che il primo contributo del singolo, che crea la società, è la libera scelta stessa, che l'individuo fa, di appartenere alla comunità.
Senza questa scelta, che dobbiamo riconoscere come sacra e libera e nelle piene disponibilità consapevoli, riconosciute per diritto di nascita ad ogni individuo, non può esistere nessuna comunità.
Ecco che così capiamo che la comunità, quando esiste, è già in debito, parte già in debito con l'individuo membro che la compone, decidendo liberamente di partecipare all'edificazione della vita comunitaria.
Partecipando alla vita collettiva, gli individui garantiscono a loro stessi maggior facilità di sopravvivenza, ma contemporaneamente, garantendosi il soddisfacimento dei propri bisogni primari, garantiscono anche il lavoro a tutti gli altri, che potranno contribuire col loro lavoro, sia al proprio mantenimento che a quello di tutta la comunità.
Ecco perchè il reddito di cittadinanza-appartenenza garantito a tutti, deve diventare quell'elemento necessario e indispensabile, che parifica il debito che la comunità ha nei confronti di tutti i membri che la compongono. Sappiamo che la moneta fiat non ha vincoli di scarsità, si crea al bisogno.
Solo col reddito di appartenenza garantito a tutti, si può uscire dalla legge della giungla del più forte, perchè si può garantire alle persone, la libertà ed il tempo di decidere che lavoro scegliere e fare nella vita, formandosi come si deve oltretutto, senza deciderlo nell'ansia e nella fretta mangia anima, del vincolo della sopravvivenza, che produce sempre sfruttamento e lavoro degradato, perchè il più forte, nelle condizioni di necessità e di bisogno, come un parassita predatore, ne approfitta sempre per sottomettere il più debole. Garantendo un reddito di base a tutti, che ricompensa l'appartenenza, noi garantiamo più facilmente che le persone trovino e sviluppino le loro vocazioni.
Il lavoro vocazionale è la più alta forma di lavoro sia produttivo che creativo, perchè produce altissima qualità di tutto ciò che viene creato e costruito, con il minimo spreco possibile fra l'altro, insieme al piacere della realizzazione di se stessi in libertà, edificando uomini soddisfatti di sè, in grado di auto-determinarsi, e non schiavi abbruttiti dal degrado dello sfruttamento.
Questo è il vero paradigma di qualità a cui dare fiducia, necessario per sviluppare comunità libere e civili, e condizioni di lavoro finalmente dignitose.