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ESPERIMENTI SUI PRIMATI: LA DOLOROSA REALTA’

FONTE: ANIMAL AID

In uno scioccante nuovo dossier, l’associazione inglese Animal Aid rivela le modalità secondo le quali vengono fatte soffrire, per poi essere uccise, le scimmie nei laboratori britannici, oltre alle “ragioni” addotte a sostegno della loro morte.

Tutti gli esperimenti rivelati nel dossier sono stati eseguiti in Gran Bretagna (a parte uno, eseguito invece negli USA ad opera di uno scienziato britannico) negli ultimi due anni e pubblicati nel 2006. Si tratta di esperimenti su alcune scimmie il cui cervello è stato deliberatamente danneggiato e che sono state successivamente spaventate per poterne valutare le reazioni, e un macaco di 16 anni, al quale è stato somministrato un farmaco che provoca tremori, rigidità e inabilità.

Ogni anno nei laboratori europei vengono utilizzati circa 10.000 primati, un terzo dei quali impiegato per esperimenti nei laboratori britannici. Questi dati fanno della Gran Bretagna la capitale Europea dell’uccisione delle scimmie. Oltre alla sofferenza fisica, le scimmie provano paura, soffrono di solitudine, frustrazione e grave stress, semplicemente per il fatto di essere tenute in cattività.Ora, esiste la possibilità di porre fine agli esperimenti sui primati attraverso una legislazione che si sta facendo strada presso il Parlamento Europeo. La direttiva 86/609 ha lo scopo di aggiornare le leggi sul benessere degli animali nei laboratori, ma non porterà alla cessazione di tutti gli esperimenti sugli animali. In ogni caso, essa offre la possibilità di proibire l’uso dei primati. La richiesta di un divieto di questo tipo ha già ottenuto ottenuto il sostegno di quasi 250 legislatori in tutta Europa, cosi come quello di eminenti ricercatori universitari, scienziati e di 95 gruppi per la tutela degli animali.

Oxford: Danni al cervello nelle scimmie incrementano la loro paura dei serpenti giocattolo

Un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Studi Psicologici Sperimentali dell’Università di Oxford ha studiato gli effetti dei danni al cervello sul comportamento sociale di nove macachi.

Le scimmie sono state divise in tre gruppi – in ognuno delle quali le scimmie presentavano differenti tipi di danneggiamento provocati chirurgicamente in aree diverse del cervello. Una volta riacquisita conoscenza, gli animali venivano studiati per osservarne la reazione a varie situazioni di minaccia. Fra esse l’esposizione a serpenti di gomma e allo sgurdo fisso di volti umani sconosciuti.

Esperimenti simili, eseguiti in precedenza dagli stessi ricercatori, avevano dimostrato che maggiore è il danno al cervello, minore è la socievolezza delle scimmie fra loro. I ricercatori non hanno rivelato quale sia stata la sorte delle scimmie dopo l’esecuzione degli esperimenti.

In conclusione, i ricercatori hanno tacitamente ammesso la mancanza di utilità della loro stessa ricerca. Hanno affermato che gli stessi test eseguiti su soggetti umani (per i quali sono stati usate apparecchiature non invasive di scansione) erano sostanzialmente più complessi di quelli che era stato possibile eseguire sulle scimmie.

Rudebeck M, Buckley MJ, Walton ME, Rushworth MFS. Science 2006; 313:1310-1312. ‘A role for the macaque anterior cingulate gyrus in social valuation.’

Manchester: i cervelli delle scimmie sono unici

Gli scienziati della Facoltà di Scienze Naturali dell’Università di Manchester hanno eseguito una serie di esperimenti per mettere a confronto l’organizzazione delle cellule nei cervelli delle scimmie marmoset con quella dei cervelli dei macachi. Quattro marmoset sono stati anestetizzati, e gli e’ stata scorticata la pelle e i muscoli dalla testa, per metterne a nudo i crani. Su ciascuno di essi è stato fissato, con del cemento dentale, uno strumento di registrazione in acciaio inossidabile.

Le scimmie anestetizzate sono state sottoposte ad una serie di esperimenti ottici della durata di circa 60-72 ore, durante le quali sono state alimentate mediante fleboclisi. Al termine degli esperimenti, tutti gli animali sono stati uccisi con un’iniezione letale.

I ricercatori sono arrivati alla conclusione che ci sono sia somiglianze che differenze nel modo in cui sono distribuite le cellule nell’area visiva del cervello dei marmoset rispetto ai macachi. L’utilità di tale ricerca per la salute umana resta ignota.

Parzialmente finanziato dalla Wellcome Trust.

McLoughlin N, Schiessl I. NeuroImage 2006; 31:76-85. ‘Orientation selectivity in the common marmoset (Callithrix jacchus): the periodicity of orientation columns in V1 and V2.’

Port Down: Scimmie marmoset usate dal Ministero della Difesa britannico per smentire la “Sindrome da Guerra del Golfo” (GWS).

A seguito del servizio in zona di combattimento durante la Guerra del Golfo nel 1991, un certo numero di veterani britannici iniziò ad accusare una serie di sintomi di diverso tipo, universalmente noti come Sindrome da Guerra del Golfo (GWS). Nonostante gli accertamenti ufficiali del 2004 da parte del Comitato Consultivo di Ricerca americano, che collegano la Sindrome da Guerra del Golfo all’esposizione a sostanze chimiche, il Ministro della Difesa britannico continua a negare tale connessione, basandosi in larga parte sui risultati di alcuni esperimenti sugli animali finanziati dal governo.

Questi studii – condotti a Port Down nel 2005 – sottoposero 48 marmoset a un intenso programma di esami del sangue, operazioni chirurgiche e somministrazione di agenti anti-gas nervino, vaccinazioni multiple, test cognitivi quotidiani e test di resistenza settimanali.

Gli esperimenti durarono 21 mesi, al termine dei quali le scimmie furono uccise per analizzarne i tessuti. Le ricerche furono completate soltanto su 32 di esse – rispetto al numero originario di 48. Della sorte degli altri 16 marmoset non vi è traccia.

Finanziato dalla Veterans Policy Unit.

Stevens D, Scott EAM, Bowditch AP, Griffiths GD, Pearce PC. Pharmacology, Biochemistry and Behaviour 2006; 84:207-218. ‘Multiple vaccine and pyridostigmine interactions: effects on cognition, muscle function and health outcomes in marmosets.’

GSK, Harlow, Essex: Scimmie vive in salamoia

I ricercatori del King’s College di Londra, in collaborazione con la GlaxoSmithKline (Harlow, Essex) hanno utilizzato 8 marmoset per studiare il morbo di Parkinson. Agli animali è stata somministrato un farmaco chiamato MPTP durante un periodo di 18 mesi precedente all’inizio degli esperimenti veri e propri. La MPTP è una sostanza chimica che provoca artificialmente dei tremori simili a quelli del Parkinson. A seconda della dose, le scimmie sperimentano vari livelli di inabilità, tremori, rigidità e perdita di movimenti volontari del corpo.

Al termine degli studi, tutte e otto le scimmie sono state uccise per eseguire i test di laboratorio. La metà di esse è stata uccise con un’iniezione letale. Le altre quattro sono state anestetizzate e “messe in salamoia” mentre erano ancora vive, attraverso l’iniezione di un fluido per imbalsamazione, altamente tossico, che alla fine le ha uccise. Questo metodo di conservazione degli animali sfrutta il fatto che il cuore, battendo ancora, riesce a far circolare meglio il fluido per l’imbalsamazione attraverso tutto il corpo.

Finanziato dalla GlaxoSmithKline Pharmaceuticals and Rosetrees Trust.

Zeng B-Y, et al. European Journal of Neuroscience 2006; 23:1766-1774. ‘MPTP treatment of common marmosets impairs proteasomal enzyme activity and decreases expression of structural and regulatory elements of the 26S proteasome.’

Oxford, Cambridge e Newcastle: Scimmie cerebrolese costrette a guardare i pesci.

Gli scienziati delle Università di Oxford, Cambridge, Newcastle e della Western Ontario University (Canada), hanno collaborato a uno studio a lungo termine sui comportamenti cerebrali di due macachi. Entrambe le scimmie sono state sottoposte a un’operazione chirurgica al cervello per l’impianto di elettrodi al fine di registrarne l’attività cerebrale. L’impianto era fissato da viti d’acciaio inossidabile, un bullone da testa e del cemento dentale.

Le scimmie sono state messe in una stanza insonorizzata, adagiate su una “sedia di contenzione” appositamente costruita – un apparecchio che limita i movimenti del corpo. Durante ogni sessione di sperimentazione la scimmia, costretta in quella posizione, veniva sottoposta alla visione a una serie di immagini in successione. Il suo compito consisteva nel tenere lo sguardo fisso fino a quando non vedeva un pesce. Tutte le registrazioni sperimentali sul cervello e sugli occhi venivano monitorate da un computer, e anche la consegna di un succo di frutta come premio era automatica. Uno sguardo sbagliato, o l’assenza di reazione da parte delle scimmie risultava nella mancata consegna del premio. Le scimmie sono state sottoposte a un totale di 67 sessioni di esperimenti. Non vi è traccia alcuna della loro sorte dopo questi esperimenti.

Everling S, Tinsley CJ, Gaffan D, Duncan J. European Journal of Neuroscience 2006; 23:2197-2214. ‘Selective representation of task-relevant objects and locations in the monkey prefrontal cortex.’

Edimburgo: Scimmie uccise per dimostrare che il latte artificiale a base di soia è sicuro

Un gruppo di scienziati dell’Università di Edimburgo ha compiuto delle ricerche sugli effetti che le formulazioni artificiali di latte per l’infanzia a base di soia producono sullo sviluppo sessuale dei maschi a cui viene somministrato.

Gruppi diversi di cuccioli gemelli di scimmia marmoset sono stati alloggiati con i propri padri, con la possibilità di vedere le madri, ma da esse separate per mezzo di una rete metallica, così da impedire il normale allattamento al seno.

In ogni coppia di gemelli, uno veniva stato nutrito con una formulazione artificiale a base di latte di mucca, mentre all’altro veniva somministrata la formulazione a base di soia, per un periodo di 30-40 giorni. I piccoli marmoset rimanevano nei loro nuclei familiari fino all’età di 18 mesi, durante i quali ciascun maschio veniva messo in gabbia con una femmina adulta.

Alle coppie di maschi e femmine era permesso di rimanere insieme (anche con eventuali cuccioli nati nel frattempo) fino all’età di 120-138 settimane; a quel punto, venivano uccisi con un’iniezione letale per poterne studiare gli organi in laboratorio.

Il latte artificiale a base di soia è stato dichiarato innocuo per le scimmie. Molti cuccioli d’uomo vengono nutriti con il latte di soia artificiale. Nella conclusione, i ricercatori suggeriscono che, negli esseri umani, per ottenere la vera risposta a qualsiasi dubbio relativo agli effetti del latte artificiale a base di soia, non occorre altro che un’analisi del sangue.

Finanziato dal Medical Research Council

Tan KAL, Walker M, Morris K, Greig I, Mason JI, Sharpe RM. Human Reproduction 2006; 21(4): 896-904. ‘Infant feeding with soy formula milk: effects on puberty progression, reproductive function and testicular cell numbers in marmoset monkeys in adulthood.’

University College di Londra e Università di Rochester, New York: Scimmie cerebrolese premiate con del succo di frutta

In uno studio in collaborazione fra scienziati britannici e americani all’Università di Rochester (New York), due macachi adulti sono stati studiati per valutare la loro reazione a 367 diversi tipi di richiami di altre scimmie. Entrambe gli animali erano stati precedentemente sottoposti a un’operazione chirurgica per l’impanto di elettrodi nel cervello. Inoltre, ad uno di essi è stata anche impiantata una spirale ottica – uno strumento utilizzato per la registrazione dei movimenti dell’occhio, che viene applicato chirurgicamente dietro la congiuntiva (la delicata membrana che ricopre la parte anteriore del bulbo oculare e riveste la parte interna della palpebra).

Le scimmie sono state addestrate, usando del succo di frutta come premio, a focalizzare l’attenzione su un punto centrale, mentre venivano sottposte all’ascolto di vari suoni – compresi i richiami delle scimmie – emessi da aloparlanti. I ricercatori hanno registrato l’attività di cellule cerebrali associate all’udito.

Finanziato dal National Institute on Deafness e dalla Schmitt Foundation

Averbeck BB, Romanski LM. The Journal of Neuroscience 2006; 26(43):11023-11033. ‘Probabilistic encoding of vocalizations in macaque ventral lateral prefrontal cortex.’

University College di Londra: esperimenti del 1983 sugli occhi delle scimmie, ripetuti nel 2005

I ricercatori del Wellcome Laboratory di Neurobiologia dello University College di Londra, hanno condotto esperimenti su delle scimmie, per poter identificare esattamente quali cellule cerebrali siano responsabili del riconoscimento delle sfumature dei colori. Sono stati utilizzati sei macachi maschi. I test sono stati eseguiti su quattro animali anestetizzati e su due coscienti.

Le scimmie sono state abituate a sedersi su una “sedia di contenzione” – un apparecchio che limita fortemente i movimenti del corpo. Sotto anestesia, è stato loro impiantato nel cranio uno strumento di registrazione, usando viti di acciaio inossidabile e cemento dentale.

Dopo aver riacquisito conoscenza, sono state immobilizzate sulla sedia e addestrate a fissare lo sguardo su un punto preciso di uno schermo posto loro di fronte, il cui sfondo cambiava colore.

Esperimenti simili sono stati eseguiti sulle quattro scimmie anestetizzate, i cui occhi riuscivano ancora a trasmettere e far registrare deboli onde. Tutti e sei gli animali sono stati uccisi per studiarne i cervelli.

Gli autori hanno ammesso che gli stessi risultati sulla funzione delle cellule erano stati ottenuti durante alcuni esperimenti sulle scimmie condotti nel 1983.

Finanziato dalla Wellcome Trust.

Kusunoki M, Moutoussis K, Zeki S. J Neurophysiol 2006; 95:3047-3059. ‘Effect of background colours on the tuning of colour-sensitive cells in monkey area V4.’

Oxford: Ricercatori delibitano una scimmia di 16 anni

Un gruppo di ricercatori dell’Università di Oxford ha condotto esperimenti su un macaco di 16 anni, come parte di uno studio in corso relativo ai disordini motori associati al morbo di Parkinson.

La scimmia, in età ormai avanzata, è stata sottoposta a un intervento chirurgico per l’impianto in profondità di un elettrodo cerebrale, connesso ad un pacemaker, che poteva essere attivato o disattivato da un comando a distanza. In esperimenti successivi, l’animale è stato reso inabile, attraverso la somministrazione dell’MPTP – una sostanza chimica che danneggia il cervello e compromette seriamente il controllo dei movimenti del corpo.

I ricercatori hanno poi eseguito esperimenti con la combinazione di un comune medicinale utilizzato per il trattamento di questa malattia (L-DOPA) e l’attivazione o disattivazione del pacemaker.

E’ stato scoperto che i due trattamenti per il Parkinson (L-DOPA e la stimolazione elettrica attraverso l’elettrodo impiantato in profondità nel cervello) insieme, nel complesso davano il miglior risultato.

Studi equivalenti condotti su pazienti umani suggeriscono che questa informazione era già nota almeno dal 1999. Il numero di esperimenti a cui questa scimmia sedicenne era stata precedentemente sottoposta, così come la sua sorte dopo gli studi su di essa condotti, non sono stati resi noti.

Finanziato dal Medical Research Council, dalla Templeton Foundatione e dalla Charles Wolfson Charitable Foundation

Jenkinson N, Nandi D, Oram R, Stein J, Aziz T. Neuroreport 2006; (17) 6: 639-641. ‘Pedunculopontine nucleus electric stimulation alleviates akinesia independently of dopaminergic mechanisms.’

Hull, Bristol, Nottingham e Newcastle: nove scimmie uccise per esperimenti ripetuti alla vista

In questo studio, gli scienziati delle università di Hull, Bristol, Nottingham e Newcastle hanno condotto esperimenti alla vista su nove marmoset. Gli animali sono stati anestetizzati e poi è stata somministrata loro una sostanza paralizzante. L’uso di tale sostanza è di particolare importanza, perché puo’ impedire alle scimmie di esprimere qualsiasi sensazione di dolore.

Nel cervello di questi animali sono stati impiantati chirurgicamente degli elettrodi, in modo da registrare l’attività delle cellule cerebrali. Inoltre, nei loro occhi sono state applicate delle lenti a contatto e poi sono stati esposti a fasci di luce di diverse frequenze.

Alla fine degli esperimenti, tutti e nove i marmoset sono stati uccisi per iniezione letale. I loro cervelli sono stati rimossi per studi di laboratorio.

Gli autori sono giunti alla conclusione che i loro risultati si avvicinavano moltissimo a quelli di alcuni studi sugli animali eseguiti 13 anni fa. Hanno ammesso che recenti studi sulla formazione delle immagini condotti con tecniche non invasive sugli esseri umani avevano già contribuito ad importanti informazioni agli studi in questo campo.

Finanziato dalla Wellcome Trust, dal Biotechnology e dal Biological Sciences Research Council (BBSRC)

Barraclough N, Tinsley C, Webb B, Vincent C, Derrington A. Visual Neuroscience 2006; 23:815-824. ‘Processing of first-order motion in marmoset visual cortex is influenced by second-order motion.’

Oxford: Scimmie danneggiate cerebralmente per renderle indecise

Un gruppo di scienziati dell’Università di Oxford ha compiuto studi sul comportamento del processo decisionale di nove macachi adulti. Tre scimmie sono state sottoposte a interventi chirurgici, durante i quali è stata loro deliberatamente danneggiata l’area del cervello ritenuta importante per il processo decisionale.

Tutti e nove i macachi sono stati costretti ad eseguire vari compiti con la promessa di un premio. Sono stati ammaestrati a manipolare un joystick per 150 volte al giorno, per cinque giorni consecutivi. Gli animali dovevano conseguire un risultato positivo per 25 volte di seguito, dopo le quali il livello di frustrazione aumentava, in quanto i ricercatori richiedevano loro un diverso tipo di risposta “corretta”.

Basandosi sul confronto fra scimmie normali e scimmie cerebrolese, il gruppo di ricerca è arrivato alla conclusione che la parte del cervello danneggiata è “essenziale per l’apprendimento del valore delle azioni”.

Finanziato dal Medical Research Council, dal Clarendon Foundation, dal Wellcome Trust e dalla Royal Society.

Kennerley SW, Walton ME, Behrens TEJ, Buckley MJ, Rushworth MFS. Nature Neuroscience 2006; 9:940-947. ‘Optimal decision making and the anterior cingulate cortex.’

Versione originale:

FOnte: www.animalaid.org.uk
Link: http://www.animalaid.org.uk/h/n/CAMPAIGNS/experiments/ALL/1505/

Versione italiana:

Fonte: http://www.agireora.org
Link: http://www.agireora.org/info/news_dett.php?id=193

Pubblicato da Davide

  • Tao

    Lottiamo per Felix, prigioniero nei laboratori di vivisezione della Oxford University

    La campagna Speak lancia un appello per Felix, un macaco imprigionato nei laboratori di vivisezione della Oxford University, che dovra’ subire per almeno due anni esperimenti invasivi e cruenti: ha inizio cosi’ l’iniziativa “Lottiamo per Felix”, che ha lo scopo di far liberare l’animale per potergli ridare una vita degna di essere vissuta.

    Dall’Italia, non potendo partecipare ai presidi organizzati nel Regno Unito, n on si potra’ fare molto, ma, man mano che vi saranno iniziative a cui partecipare via mail, le segnaleremo. Invitiamo per intanto a guardare il video:
    http://www.speakcampaigns.org/Felix/fighting_for_felix_video.php
    e firmare la petizione:
    http://petitionthem.com/default.asp?sect=sign&pet=3793

    Diffondete la petizione il piu’ possibile! Per compilarla dovete riempire i campi in giallo, inserendo, nell’ordine: nome e cognome; un breve commento, se volete; il vostro indirizzo email; il vostro indirizzo; la citta’; il CAP; poi c’e’ un campo in cui dovete ricopiare le lettere e i numeri che vedrete nell’immagine sopra il campo stesso; poi c’e’ un campo da cliccare se NON volete che il vostro nome appaia pubblicamente tra i firmatari; e infine premete il bottone “Sign It!”.

    Ed ecco la descrizione dell’iniziativa “Lottiamo per Felix” e la triste storia di questo povero animale…

    Lottiamo per Felix

    Per la prima volta, uno stabilimento di vivisezione ci ha dato il nome, le fotografie, i video dell’animale che intendono sfruttare per diversi anni. Ci hanno anche detto a quale tipo di maltrattamento sara’ sottoposto.

    Il termine latino Felix significa “Felice”. Crediamo abbiano fatto apposta a dare questo nome a una scimmia che verrà imprigionata e torturata sistematicamente dai vivisettori dell’Università di Oxford.

    Felix è il nome scelto dal Dottor Tipu Aziz per un macaco, destinato a subire esperimenti e torture nei prossimi anni. Non è difficile notare l’ironia che si cela dietro alla scelta di questo nome. Tipu Aziz è dichiaratamente insensibile alle torture inflitte agli animali, eppure ha dato un nome a un animale che userà come schiavo. Aziz lo ha ammesso tranquillamente: se fosse per lui, ucciderebbe gli animali per sottoporli a sperimentazioni cosmetiche, e ritiene inoltre che si dovrebbero usare in laboratorio anche le grandi scimmie.

    E’ ormai da tre anni che SPEAK lotta contro il progetto di costruzione di un nuovo laboratorio di vivisezione alla Oxford University. Finora abbiamo combattuto contro un concetto astratto, mattoni e cemento, insomma.

    In questa lotta ora entra Felix, un essere vivente. Non stiamo lottando contro un edificio in costruzione sulla South Park Road, ma contro l’uso che se ne farà a spese degli animali che li’ verranno imprigionati, torturati e infine uccisi. Il centro di ricerca sterminerà migliaia di animali non umani come Felix.

    Felix è la scimmia apparsa di recente nel documentario “Le scimmie, i ratti ed io”, trasmesso dalla BBC2 il 27 novembre 2006, in cui si mostra il volto accettabile della vivisezione che i ricercatori vogliono presentare al pubblico.

    Il filmato ha mostrato Felix tenuto su una sedia di contenzione, pronto a essere condizionato dai visettori della Oxford University per la sua futura vita di tortura. La telecamera mostra che il “condizionamento” di Felix avviene “volontariamente”. I ricercatori non hanno forzato Felix nella sedia di contenzione ne’ a uscire dalla sua gabbia, se si mostrava restio. Chi e’ stato testimone della dura realtà della vita in laboratorio, come infiltrato, e ha pubblicato la sua storia e mostrato le prove al pubblico, direbbe che questa è solo una rappresentazione mistificata di ciò che succede nei laboratori, e che la presentazione ai media e’ palesemente di parte.

    Felix durante un addestramento, mentre gli insegnano a cooperare con le stesse persone che presto gli infliggeranno (sempre che non abbiano gia’ iniziato) inimmaginabili crudeltà e una morte orribile, se non le fermiamo subito.

    Dato l’ovvio squilibrio di potere, e la vulnerabilità della vittima (per non parlare del fatto che il tempo e’ denaro, il che rende la collaborazione da parte delle vittime essenziale), e’ piuttosto chiaro che per avere il controllo occorre esercitare un certo potere e una certa autorità. E’ in questo modo che si addestrano gli animali. Attraverso controllo e deprivazione. Non può mai essere un atto di cooperazione, ma deve sempre derivare dal controllo.

    Non dimentichiamo che nessuna scimmia, cane, gatto o altro animale, noi compresi, si presterebbe mai volontariamente a essere mutilato o macellato o avvelenato. Si tratta, in sostanza, di andare contro l’istinto di sopravvivenza, che serve in generale ad evitare il dolore, la sofferenza e ovviamente la morte. Per poter esercitare il controllo, l’oppressore deve disporre di una vittima collaborativa. Il potere di un vivisettore o di un tecnico di laboratorio sta nella paura che riesce a infondere nelle sue vittime. La realta’ della vita di Felix e’ che non gli verranno mai concesse gentilezze, mai avra’ dignita’, ne’ ricevera’ rispetto da parte dei suoi torturatori. Gli verra’ insegnato ad avere paura.

    Qui non si tratta di fantasiose affermazioni propagandistiche degli oppositori alla vivisezione, bensì di fatti ben documentati. Si tratta di fatti già da noi evidenziati in un articolo pubblicato sul sito di SPEAK, in cui si riporta il contenuto di un modulo di richiesta (fattoci pervenire di nascosto dal Ministero degli Interni) di un importante vivisettore dell’Università di Oxford, che richiede al Ministero di effettuare vivisezione sui primati.

    Tra tutti i documenti che ci sono pervenuti, ce n’erano alcuni che dimostravano che il metodo standard usato per costringere una scimmia all’obbedienza con lo scopo di facilitare gli esperimenti era di prenderla per fame. Si puo’ certamente affermare che questo non sia molto “umano”, ne’ che si tratti di un addestramento in cui gli animali collaborano “volontariamente”. E’ un esercizio di brutalita’, che Felix si è trovato a subire e continuerà a subire fino alla sua morte.

    Quando il documentario della BBC2 e’ stato girato, Felix doveva essere sottoposto a un intervento chirurgico al cervello. Questo intervento invasivo al cranio di Felix potrebbe non essere ancora avvenuto, ma potrebbe aver luogo da un momento all’altro. Nei prossimi due anni Felix sarà confinato in isolamento, in una piccola gabbia, e dovrà sopportare una lunga serie di test. Non verra’ legato alla sedia di contenzione per farlo divertire, ma per seviziarlo.

    Attualmente non siamo in grado di dire per quanto tempo Felix verrà lasciato vivere. La sua vita potrebbe assomigliare a quella degli “Oxford Two”, due macachi cerebralmente lesi da un intervento chirurgico e forzati a subire 15 anni di sevizie, incarcerati nei laboratori della Oxford University. Una cosa è comunque certa: se non agiamo ora, Felix non sarà più in grado di riaffacciarsi sul mondo esterno e vedere i suoi simili. Felix vivrà, sotto tortura e alla fine morirà senza aver conosciuto la libertà, un suo diritto fondamentale.

    Ricordiamo George, reso cieco e ridicolizzato da un ricercatore della Oxford University; lo stesso riercatore e’ stato indagato con accuse di crudeltà inflitte a un macaco di nome Jez. Ricordiamo anche Bjee, un’altra vittima dei vivisettori di Oxford.

    E’ di vitale importanza non dimenticare Felix. E’ la sua unica possibilita’ di sopravvivenza al verdetto sentenziato dai suoi maltrattatori. E’ imperativo combattere per Felix e per il suo diritto alla vita! Per il diritto a una vita senza sofferenze… Felix non è un numero. E’ un individuo, proprio come gli altri animali tenuti prigionieri e torturati alla Oxford University.

    Non permettiamo che Felix venga trasfromato in un altro ricordo come George, Jez, Bjee e gli Oxford Two!

    Sappiamo che era troppo tardi per gli Oxford Two, ma non è ancora troppo tardi per Felix. La Oxford University non può liquidarci dicendo di averlo ucciso, come ha fatto per gli Oxford Two. Sappiamo che vogliono tenere Felix vivo per sfruttarlo il più a lungo possibile, ma dobbiamo agire adesso, se vogliamo avere qualche probabilità di salvargli la vita. Non deve passare la sua vita incarcerato nei laboratori-fortezza della Oxford University a soffrire e morire in solitudine. La sua vita appartiene a lui e non a Tipu Aziz o alla Oxford University.

    Gli Oxford Two, George, Jez e Bjee hanno sofferto e sono morti per mano dei loro tormentatori. Tuttavia, Felix è ancora vivo, sta subendo sevizie adesso e continuerà a subirne per almeno due anni. Aiutaci a combattere per Felix! Tutti coloro a cui davvero importa qualcosa della sofferenza di Felix si uniscano a noi nell’iniziativa “Lottiamo per Felix”. Mandiamo un messaggio chiaro e forte alla Oxford University: gli daremo del filo da torcere, se pensano di torturare Felix nei prossimi anni e alla fine ucciderlo!

    SPEAK ha un messaggio per la Oxford University.

    Sappiamo che i vostri piani di sperimentazione su Felix dureranno due anni o forse più. Se per qualunque ragione riterrete nel vostro interesse uccidere Felix prima di quanto dichiarato, pensateci due volte. Se Felix muore misteriosamente, vi raccomandiamo di pensare molto seriamente alla vostra linea d’azione. L’opinione pubblica britannica disapproverà fortemente questa condotta, e SPEAK non la dimenticherà.

    Ci vuole un raro coraggio in una persona per liberarsi dall’indottrinamento istituzionale di un sistema che fa credere alla gente che non ci sia altra valida alternativa, per il progresso della conoscenza, se non continuare ad aggrapparsi a una cattiva scienza vecchia di cento anni o più.
    Campagna SPEAK

    Fonte
    Campagna Speak, Fighting for Felix
    http://www.speakcampaigns.org/Felix/felix.php

    Fonte: http://www.agireora.org
    Link: http://www.agireora.org/info/news_dett.php?id=197
    5.04.07