Home / ComeDonChisciotte / E' MORTO GIORGIO BOCCA. UN UOMO

E' MORTO GIORGIO BOCCA. UN UOMO

DI VIVIANA V.
beppegrillo.it

Giorgio Bocca ha avuto una vita lunghissima, 91 anni. Con una vita così lunga e un carattere estremo come il suo è facile fare degli errori. Nella sua vita ha preso alcune cantonate ma addebitargli solo quelle, soprattutto la sua posizione giovanile fascista, è una porcheria. A 20 anni nel ’40 erano tutti fascisti, non si può valutarlo solo per qualche articolo scritto allora. Tanto più che pochi anni dopo era tra i partigiani come combattente proprio contro i fascisti e in seguito si oppose al revisionismo di Pansa che voleva equiparare Fascismo e Resistenza. Un’altra cantonata fu travisare la Lega ai suoi albori, poi ne fu aspro critico e sarebbe ridicolo chiamarlo anche leghista. Per un po’ non credette alle BR, ma anche su questo si ricredette

Qualche errore è da scusare, secondo me resta uno dei più grandi e severi giornalisti italiani. Nel 2007 disse: “Morirò avendo fallito il mio programma di vita: non vedrò l’emancipazione civile dell’Italia. Sono passato per alcuni innamoramenti: la Resistenza, Mattei, il miracolo economico, il Csx. Non è che allora la politica fosse entusiasmante, però c’erano principi riconosciuti:i giudici fanno giustizia, gli imprenditori impresa. Invece mi trovo un Paese in condominio con la mafia. E il successo di chi elogia i vizi,i tipi alla Briatore”. Mi dispiace che sia morto.”

viviana v., Bologna
Fonte: www.beppegrillo.it
Link: http://www.beppegrillo.it/2011/12/e_morto_giorgio/index.html
26.12.2011

LEGGI ANCHE: SUL GIORNALISMO ITALIANO – INTERVISTA A MASSIMO FINI

Pubblicato da Davide

  • maremosso

    Molto spesso al momento giusto dalla parte sbagliata. Un giornalista sopravvalutato.

  • borat

    perlomeno prima di morire ha visto le dimissioni di B

    ma adesso noi come facciamo??

    voglio dire dopo scalfari, mauro, quello della stampa di cui mi sfugge il nome, e loretta, chi ci rimane?

  • tamerlano

    È morto Giorgio Bocca. Un uomo…

  • Mari

    E, come ha detto ieri Travaglio sul FattoQuotidiano: “” Giorgio Bocca, l’ultimo dei grandi”” … http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/25/giorgio-bocca-lultimo-grandi/179927/

  • Tao

    Siamo un popolo che non perdona, soprattutto i morti. La morte del Partigiano Giorgio Bocca lo ha ricordato meglio di quanto forse avrei desiderato. Fortuna vuole che almeno non sia stato accusato di pedofilia, o di strage. Tutto il resto ci sta, in quest’era di ignoranza o di cultura un tanto al kilo, assunta attraverso la wiki storia che fa risparmiare i libri e premia la pigrizia dei cervelli.

    Una volta ebbi uno scambio epistolare col grande Giorgio Bocca, e quando finimmo gli promisi che nella prossima vita lo avrei cercato e gli avrei chiesto di fidanzarsi con me. Mi piace immaginare che abbia sorriso.

    Questo il ricordo personale. Il ricordo della figura la lascio a chi ha più strumenti, più memoria e più emozioni da raccontare.

    Sì siamo un popolo che non perdona nessuno, tranne sé stessi. Bocca non era un comunista, questa pare essere la colpa più grave. E che importa se fino a ieri, l’accusatore magari accusava me di esserlo ancora, nonostante tutto, nonostante la storia che – dicono – ci ha cancellati?

    Ha fatto e non ha fatto, ma soprattutto quel che non si perdona a Bocca è quel che ha detto. In un Italia di muti accondiscendenti, ignavi e pusillanimi, è davvero paradossale; ma è tanto, tanto, italiano.

    Il Partigiano Bocca si è speso. In una lotta che ha liberato questo paese e che con tutta l’ingratitudine, e l’arroganza dell’ignoranza, l’ha poi consegnato al ventennio berlusconiano che probabilmente stiamo già scordando. Si è speso fino alla fine per consegnare alla storia la verità negata da chi della verità ha fatto burletta. Ha avuto il coraggio delle sue azioni, dei suoi pensieri, dei suoi scritti, guadagnandosi il diritto di essere libero di dire.
    Questo non ha capito chi non è in grado di imparare, di leggere e di pensare. Questo non comprende, chi non è abbastanza uomo da dire grazie, o chiedere scusa, o semplicemente riconoscere i limiti della propria esistenza.

    Ogni volta che muore un partigiano, noi perdiamo l’occasione di risvegliarci, di far memoria, di imparare per poter poi insegnare a chi verrà cosa è stato, e cosa non dovrà più essere.

    Ma seguendo col cuore stretto il linciaggio alla memoria di un uomo per bene, di un Partigiano, del giornalista Giorgio Bocca mi è venuto più chiaro in mente quanto siamo italiani, e per quanto tempo ancora dovremo esserlo … Pavidi e stupidi. Poveri. Tornerà berlusconi, magari avrà la gonna, e le tette, ma tornerà berlusconi, perché in fondo troppa gente ancora se ne merita un po’.

    Rita Pani (APOLIDE)
    Fonte: http://www.facebook.com
    26.12.2011

  • unodipassaggio

    Cavolo, senza un grande giornalista come Mauro sarà dura sopravvivere. Che paura.

  • unodipassaggio

    Ancora con Berlusconi. Vi stanno riducendo alla miseria e pensate a Berlusconi. Non vi meritate Berlusconi, vi meritate Monti.

  • francesco67

    Vale la pena sprecare parole per i sostenitori silenti del NWO?

  • FraDiavolo

    Gorgio Bocca è stato coerente nella sua lunga vita: in quella di essere stato costantemente razzista. Prima antiebreo e poi antimeridionale. Come quando, giovane fascista assieme a tanti altri gerarchi del regime e molti intellettuali dell’epoca, nel 1938, sottoscrisse “il manifesto della razza”, documento base delle leggi razziali fasciste contro gli ebrei. Contro gli ebrei prima e contro i meridionali dopo. Una costante razzista che ha caratterizzato da sempre la sua vita.
    Ecco quanto scrisse sul giornale “La Provincia Grande” nel lontano 4 agosto del 1942 in una articolo nel quale imputava il disastro della guerra alla congiura ebraica, scrivendo tra l’altro: “Questo odio degli ebrei contro il fascismo è la causa della guerra attuale. A quale ariano, fascista e non fascista, può sorridere l’idea di essere lo schiavo degli ebrei?”. Esattamente un anno dopo avere scritto queste ripugnanti frasi, e precisamente il fatidico 8 settembre del 1943, Giorgio Bocca avvertendo l’odore della sconfitta da fervente e convinto fascista fa il salto della quaglia e diviene partigiano, addirittura come comandante della decima divisione di ‘Giustizia e Libertà’ e poi, nei primi mesi del 1945, fa parte dei giudici dei tribunali del popolo, firmando, a guerra conclusa, la condanna a morte del tenente Adriano Adami e di altri 4 prigionieri della Repubblica Sociale Italiana, gente che in passato la pensava come lui e la qual cosa non andava perdonata.
    Ecco, dal Fascismo alla Resistenza, chi fu Giorgio Bocca, il fustigatore dei meridionali nei sui numerosi libri tra i quali il recente La neve sul fuoco (Feltrinelli) in cui definisce la gente del Sud orrenda e repellente, con particolare riferimento a due città – Napoli e Palermo – e con ciò suscitando la giustificata indignazione di tanti meridionali stanchi di essere offesi e vilipesi nelle loro tradizioni, nella loro storia e nella loro cultura

  • dana74

    un giornalista coraggioso fa l’esatto contrario, ovvero va controcorrente quando tutti stanno facendo i lecchini e viceversa.
    Altrimenti è solo uno dei tanti venduti per il pane.Inutile stare a “bollare” come inaccettabile ogni critica all’eroe.
    Questione di comodità

  • patrocloo

    Ah bhe, se l’ha detto Travaglio….

  • Tao

    Quando muore un giornalista di razza come Giorgio Bocca non si ha voglia di ricordare i suoi errori di gioventù né quelli senili. Di mezzo c’è la carriera di una grande giornalista

    Quando muore un giornalista di razza come Giorgio Bocca non si ha voglia di ricordare i suoi errori di gioventù né quelli senili. Tra i primi il razzismo antigiudaico di ventenne fascista, tra gli ultimi il razzismo antimeridionale (oltre l’estremo antiberlusconismo dopo aver lavorato nelle tv berlusconiane).

    Ma di mezzo c’è la carriera di una grande giornalista.

    Di lui vorrei ricordare quel che i giornali, in testa il suo gruppo editoriale, probabilmente dimenticheranno: il suo revisionismo storico. Nell’83 pubblicò un testo revisionista, Mussolini socialfascista, in cui il saggio più citato era stato scritto da un ventiquattrenne di destra (il sottoscritto). Poi dialogò in ampia sintonia con Almirante su Storia Illustrata.

    Poco prima dialogammo sull’Espresso e Bocca sostenne che la sinistra dovesse parlare alla destra e riconoscere le sue idee (Quelle due lettere aperte, sua e mia, furono accompagnate da un servizio «sdoganatore» di Paolo Mieli). Due anni dopo pubblicai in una collana di destra un libro a più voci sul fascismo a cura di Enzo Palmesano in cui Bocca il partigiano riconosceva a Mussolini e al fascismo di appartenere alla storia di famiglia del socialismo, di non essere stato razzista e totalitario, di essere assai diverso dal nazismo, di aver realizzato opere positive e di aver avuto un gran consenso popolare.

    Insomma, sembrava un seguace di De Felice e un precursore in revisionismo del suo conterraneo e compagno di testata Giampaolo Pansa.

    Che poi invece attaccò, con l’amaro in Bocca.

    Marcello Veneziani
    Fonte: http://www.ilgiornale.it
    27.12.2011

  • Giancarlo54

    Pessimo giornalista e fondamentalmente un cialtrone. Pace all’anima sua ma nessuna glorificazione postuma, almeno da parte mia.

  • greiskelly

    se l’ha detto lui vuol dire che di grandi ce ne sono molti altri