Clima di odio nei confronti dei sanitari reintegrati. Replica Dott. Manera: “Pericoloso chi cura una polmonite con paracetamolo e vigile attesa”

di Valentina Bennati
comedonchisciotte.org

Il decreto legge n.162 approvato dal nuovo esecutivo il 31 ottobre u.s. considera scaduti gli obblighi di vaccinazione a partire dal primo novembre anziché dal 31 dicembre 2022, come precedentemente stabilito; di conseguenza il personale sanitario non vaccinato sospeso è stato reintegrato anticipatamente e molti professionisti sono potuti tornare al proprio  lavoro. 

Un atto atteso e dovuto, vista la realtà dei fatti, che tuttavia in molti hanno contestato. Subito, infatti, c’è stata una levata di scudi sui principali media e c’è stato chi ha criticato questa scelta del Governo come un favoritismo, una pratica “diseducativa” che, in sostanza, andrebbe a premiare chi “ha disubbidito”.

Proprio la parola “diseducativa” è stata usata da Nino Cartabellotta, della Fondazione Gimbe, che in questi due ultimi anni e mezzo si è adoperata per fornire costantemente a istituzioni e testate giornalistiche informazioni sull’emergenza covid. Un’organizzazione che si definisce indipendente e senza scopo di lucro ma che, come si può leggere all’interno del suo stesso sito, riceve numerose fonti di finanziamento e vanta, tra le tante collaborazioni, anche quelle con alcune case farmaceutiche produttrici dei vaccini anti-covid come Astrazeneca, Janssen e Pfizer.
Dello stesso tenore le dichiarazioni del Prof. PierLuigi Viale, direttore del Dipartimento di Malattie Infettive del Sant’Orsola a Bologna, che ha definito il rientro degli operatori sanitari non vaccinati “uno schiaffo alla Scienza, ma anche all’educazione civica”.

Contro il provvedimento del Consiglio dei Ministri si è scagliato anche Pierino di Silverio segretario nazionale dell’Anaao Assomed, il sindacato dei medici ospedalieri maggiormente rappresentativo, che si è detto perplesso dalla decisione dell’esecutivo “soprattutto per il deficit comunicativo da parte del governo”  e che si è preoccupato di sottolineare che “questi medici e sanitari non vaccinati reintegrati non vengano assegnati a reparti ad alto rischio” noncurante delle stesse recenti ammissioni di Pfizer all’Unione Europea e, soprattutto, in barba ai dati concreti emersi fin dai primi mesi della campagna vaccinale che hanno evidenziato come la somministrazione dei vaccini anti-covid non ha effetto alcuno nel controllo della trasmissione del virus e quindi del rallentamento dei contagi. Neppure dopo tre dosi, dal momento che è fatto ormai notorio che i soggetti vaccinati con ciclo completo e successive dosi booster oltre a contagiarsi, si ammalano pure. Il che, obiettivamente, non rende un medico vaccinato migliore e più sicuro per i pazienti fragili rispetto a un altro che non lo è. 

In polemica è entrato anche Alfio Amato, segretario nazionale SINSEC, il quale ha detto che il reintegro dei sanitari che si sono rifiutati di farsi vaccinare “è offensivo nei confronti sia dei pazienti sia nei confronti di tutti gli altri medici che hanno lavorato in condizioni drammatiche” e non sono mancate, ovviamente, le esternazioni di Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’Irccs Galeazzi del capoluogo Lombardo, uno dei tanti virologi televisivi che in questi due lunghi anni hanno parlato ininterrottamente su giornali e TV, che non ha perso tempo dichiarando che “i medici no vax dovrebbero fare un corso tipo quelli che si fanno quando perdi la patente, così almeno scoprirebbero le indicazioni della scienza”.

Anche gli ultra noti Bassetti, Crisanti, e vari altri personaggi del mondo sanitario e della politica hanno colto l’occasione per soffiare ancora sul fuoco della discriminazione e della disinformazione, così come certi volti televisivi che, dalle proprie poltrone in prima serata, continuano a non farsi problemi a utilizzare il servizio pubblico, cioè pagato da tutti i cittadini, per esternare i propri discutibili e anche gravi pensieri: “Io se mi viene a curare un medico che era contro il vaccino lo vorrei sapere”,  ad esempio ha detto ridendo Giovanni Floris, nel corso della puntata di domenica 30 ottobre di ‘Che tempo che fa’ su Rai 3. “Anch’io” – ha rincarato Fabio Fazio–  “trovo che sia un aspetto fondamentale dei diritti dei cittadini e dei pazienti sapere se un medico che ti cura crede nella scienza e nelle cose che ti prescrive”. “Quanto meno che creda nell’aspirina, nella Tachipirina”, ha insistito Floris con la sua aria placidamente divertita.  “Eh sì”, ha sottolineato Fazio. E infine la surreale chiusura dell’economista Tito Boeri che, con tono convinto, ha sentenziato: “Perché hanno tante vite umane sulla loro coscienza, questi medici no vax, morti che potevano essere evitati”.

Ecco, se le prime sono dichiarazioni personali – e molto opinabili peraltro perché, ad esempio, piuttosto che sapere se il medico che ti prende in cura sia vaccinato o meno, ti può premere capire se sia competente o meno – riguardo l’ultima affermazione ci si chiede, con sgomento, come possano essere ancora propinate agli italiani tali pericolose menzogne dal momento che, al contrario di quel che è stato detto, sono proprio i medici catalogati come ‘no vax’ quelli che, con le cure precoci, hanno salvato migliaia di malati dall’intubazione.
E ci si domanda anche quali siano, al contrario, i dati scientifici a supporto delle gravi dichiarazioni fatte e, soprattutto, perché l’Organo di Vigilanza dell’informazione pubblica o la Magistratura continuino a non intervenire dal momento che la diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose atte a turbare l’ordine pubblico può configurare titolo di reato secondo l’articolo 656 del Codice Penale.

Nell’attesa che qualcosa si muova sul versante giuridico, merita senz’altro pubblicazione la replica del Dottor Stefano Manera, uno dei tanti medici additati come ribelli che, però, in questi due anni e mezzo di follia Covid hanno fatto quel che un Medico vero di norma fa: visitare, curare, confortare chi si trova in stato di necessità. Uomini e  donne che hanno mantenuto la propria autonomia professionale e la propria coscienza sanitaria e che meritano il rispetto di tutti.

* * * 

(LA REPLICA DEL DOTTOR STEFANO MANERA)

 

Questo è il tenore del dibattito intellettuale da salotto in Italia.

Eccoli qui i fedeli sostenitori della vigile attesa (ovvero del nulla) a sbeffeggiare chi i pazienti li ha curati davvero. L’ultimo esemplare di idiota a cui viene data la parola sostiene che i medici che hanno criticato il vaccino anti Covid hanno sulla coscienza molti morti: che infame mistificatore.

Questi ultimi anni finiranno nella storia come il più grande fenomeno di manipolazione del consenso a cui l’umanità abbia mai assistito. Il più grande esperimento di massa che ha visto convivere la manipolazione delle conoscenze scientifiche, dell’informazione e delle coscienze.

Ci hanno fatto credere che l’unico valore, non negoziabile, che la civiltà riconosce è la sopravvivenza biologica del singolo e in nome di questa hanno imposto ogni genere di sacrificio, limitando tutte le altre dimensioni dell’esistenza. 

In tutto questo, il dissenso è stato ampiamente ed espressamente perseguitato e combattuto. Le strategie di comunicazione si sono organizzate militarmente per isolare chi portava visioni e quesiti fuori dal pensiero comune, o manifestava il proposito di non omologarsi alla volontà generale in nome di valori che, fino al giorno prima, erano condivisi da tutti, se non addirittura considerati fondamentali.

Il violento scontro ideologico ha avuto come risultato, come abbiamo visto, una crescita della radicalità delle posizioni, un’assoluta mancanza di dialogo e un incremento delle tensioni sociali, il tutto funzionale per permettere e legittimare forme di repressione in nome della presunta necessità di mantenere ordine e coesione sociale.

Il governo ha rispolverato il paternalismo di stato basato sulla paura e sul puro istinto di sopravvivenza biologica.

Complici di tutto questo, i cosiddetti intellettuali politicizzati hanno discriminato, isolato e sbeffeggiato chiunque abbia rifiutato i ricatti di Stato.

Il loro progetto di discriminazione prosegue senza sosta perché a loro non importa nulla della scientificità dietro le scelte del governo, infatti non si oppongono al reintegro dei medici sospesi perché costituiscono un pericolo per l’incolumità dei pazienti o perché negano studi supportati da evidenze scientifiche, ma perché essi si oppongono al disegno sovranazionale attuale e dominante neoliberista, che pone sopra a tutto gli interessi dei mercati imposti tramite dogmi fideistici e questo per loro è assolutamente inaccettabile.

E insistono, nonostante l’evidente fallimento di tutto ciò che hanno difeso in questi due vergognosi anni.

Non tacciono e anzi sbraitano più di prima, colmi di osceno risentimento verso chi ha fatto scelte diverse e, sfortunatamente per loro, è ancora vivo e vegeto.

Il drammatico paradosso è constatare che per loro curare e guarire le persone sono diventati atti ciarlatani da combattere, così come il ragionamento e il dubbio (da sempre humus del pensiero) sono diventate attitudini pericolose, da vietare e punire.

Questa classe di individui non è più definibile “intellettuale” (classe ormai davvero rara e in via di estinzione) e potrebbe essere benissimo etichettata, dopo questa drammatica deriva di cervelli, con la più giusta definizione di “ciarpame prezzolato”.

Badate bene, oggi non abbiamo vinto nessuna guerra. Accogliamo il reintegro con gioia, ma anche con grande attenzione.

L’armata degli odiatori e dei nemici della libertà sta affilando i coltelli, pronta a scatenare l’inferno pur di far tornare lo status quo precedente.

A meno che non si compia un risveglio profondo e definitivo delle coscienze, ho ben pochi dubbi su come andrà a finire, del resto abbiamo visto benissimo che dignità, diritti, libertà e autodeterminazione per costoro sono semplicemente parole con cui riempirsi la bocca, per muovere a loro piacimento masse inerti e utilizzabili persino per mercanteggiare il nostro bene più prezioso: la salute.

In questa brutta e pericolosa situazione né i professionisti della comunicazione né i medici vogliono entrare realmente nel merito.

Qui ricerca, dati e metodo scientifico non c’entrano più nulla, è evidente.

La questione è nel messaggio lanciato, nel fatto che i medici dissidenti, cioè coloro che hanno scelto di non vaccinarsi, non “credono” nelle istituzioni e non appartengano alla maggioranza. Questo è stato detto chiaramente dal fisico Alessandro Vespigniani interpellato in diretta da Alessandro Formigli, durante il confronto col medico Dario Giacomini.

Un’altra interessante dichiarazione è stata quella del giornalista David Parenzo che ha ammesso senza mezzi termini che “è risaputo da tempo che il vaccino non immunizza, ma protegge chi lo fa”, eppure ciò che è stato detto per convincere gli italiani era proprio il contrario, ovvero che il vaccino immunizzava (e questo lo si trova ancora scritto in molti decreti) e che proteggeva dal contagio.

A tal proposito le parole agghiaccianti pronunciate dall’ex presidente del consiglio Mario Draghi furono emblematiche: “Non ti vaccini, ti ammali, muori. Oppure fai morire. Non ti vaccini, contagi, lui o lei muoiono.”

Parole non vere, basate sul nulla, dirette semplicemente alla pancia della gente.

È nota a tutti la dichiarazione di Janine Small, responsabile per i mercati internazionali di Pfizer: “Non abbiamo testato il vaccino per fermare la trasmissione del virus”.

È stato reso noto a tutti questo grande inganno, persino a quelli come Parenzo che per più di un anno dicevano che dovevamo vaccinarci per gli altri perché il vaccino avrebbe fermato l’avanzata dell’epidemia, salvando gli anziani e le categorie deboli.

Ascoltare in questi giorni decine di “intellettuali”, giornalisti e politici che si strappano le vesti perché i medici dissidenti sono stati riammessi, sventolando la loro antiscientificità, è imbarazzante e avvilente, soprattutto dopo l’evidenza che si è palesata in tutta la sua drammaticità.

Loro non si farebbero curare da chi ha deciso di non farsi vaccinare, dicono.

Mi domando, lecitamente, se si farebbero curare da un medico dipendente dalle benzodiazepine, o fumatore, o cocainomene, o obeso, o affetto da qualche disturbo psicologico, o anaffettivo, o totalmente privo di empatia.

Oppure, più semplicemente, c’è da chiedere loro se si affiderebbero a un medico che cura una polmonite o una malattia fortemente infiammatoria con il paracetamolo e la vigile attesa.

Perché tutto questo è stato l’altissimo livello scientifico che fino a ieri ci è stato proposto come dogma unico in cui credere.

Stefano Manera*

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*Stefano Manera è medico, scrittore e docente. È specialista in anestesia e rianimazione, esperto di medicina funzionale, omeopatia. È istruttore di mindfluness e assistente spirituale nel fine vita.

 

 

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