CHI E' IL VERO COMICO ?

Italian actor Roberto Begnini poses for photograph silvio berlusconi fa le corna GELATO RENZI

DI ROSANNA SPADINI

comedonchisciotte.org

Quando il dramma di un popolo si consuma e si compie, spesso accade che la tragedia si volga in comicità, come diceva un’arguta battuta di Ennio Flaiano: “La situazione politica in Italia è grave ma non è seria”. Torna alla mente Mussolini che scappava con la Petacci, travestito da tedesco e con “l’oro di Dongo” nella borsa, scena tragica e comica insieme.

Stavolta il riferimento riguarda una vicenda che pesa meno, il semplice debutto su rai tre del programma “Ballarò”, condotto per la prima volta da Massimo Giannini, che apre la nuova stagione televisiva autunnale, di un’Italia sull’orlo di una crisi di nervi, e perfino anche di un possibile commissariamento da parte della Troika.

Massimo Giannini, glassato e rauco, espressione dell’informazione mainstream firmata Repubblica, inaugura il programma con tono mansueto e patetico, tipico dei nostri migliori maggiordomi al servizio del potere, rivolgendo elogi di cerimonia alla Rai, a Floris, ma dichiarando con forza la propria autonomia e indipendenza di giornalista, e il proprio impegno alla ricerca della “verità”, rivolto ai soli veri azionisti di riferimento, cioè ai cittadini, gli unici che hanno il diritto di sapere e conoscere nell’essenza i fatti accaduti (lui dice), perché quando non c’è verità la democrazia ne soffre, e dato che il “Secolo breve” si è portato via le ideologie, ma per fortuna è rimasto il buon giornalismo, onesto e indipendente (cioè il suo), le prospettive non potranno che migliorare (il migliore dei mondi possibili).

È lui il comico migliore? Forse sì. ma forse anche Prodi, anche stavolta immobile come un semaforo (da una famosa gag di Corrado Guzzanti) che ha partecipato all’inaugurazione del programma (come poteva mancare?), ha ricevuto una standing ovation da parte del pubblico (naturalmente a comando), e ha cominciato a dibattere sull’Europa (era stato invitato proprio per questo), e dietro alle incalzanti, ma premeditate domande di Giannini, lui, pacioso e rubizzo rispondeva: “La crisi l’hanno provocata gli USA, colpa loro, poi loro ne sono usciti (ah sì?) e noi siamo rimasti impantanati nel guado, perché siamo divisi, però l’Europa potrebbe essere il continente più dinamico, ma ha paura del futuro, dovrebbe avere una leadership unica, forte e autorevole, invece si manifestano violente tendenze indipendentiste (come mai?), la Scozia, la Catalogna, e d’altro canto non si può uscire dall’euro, perché sarebbe un trauma economico insostenibile, perché saremmo completamente travolti dalla Cina.”

Nel frattempo è arrivato un altro comico, Roberto Benigni, a dare un’accelerata al “fogno europeo”: “Saluto Romano Prodi e i suoi 101 ospiti in studio…” “Sono un grandissimo fan di Ballarò , da quando lo conduce Giannini non ho perso una puntata”, “gli 80 euro rimangono, anche se non c’è stipendio, Renzi le promesse le mantiene”, e anche: “Il Pd è l’unica vera opposizione a Renzi”. “Fa cose incredibili (…) uno che è riuscito a far vincere il PD è capace di tutto”

“Berlusconi? I suoi consensi sono calati un pochettino. Lo sappiamo che dopo un ventennio succede… Il patto del Nazareno? Quando lo fecero molti a sinistra storsero il naso. Ma come?, uno di destra che va nella sede del più importante partito di sinistra… e infatti poi arrivò Berlusconi”. “Bisogna dare fiducia a Renzi, sta facendo cose incredibili, il piano dei mille giorni, vorrebbe fare una riforma al mese.” Poi qualche riferimento inevitabile al malaffare politico dell’Emilia Romagna (ma anche al Mose e all’Expo): “…bisogna stare attenti a tutta questa criminalità al nord, perché c’è il rischio che scenda al sud” (la tv serve appunto a rigenerare le fibre del sistema politico traviato e putrefatto, un po’ come lavare i panni nella “centrifuga dell’informazione” con messaggi subliminali depistanti).

Il Pd? “Il Pd esiste, è l’unico partito che riesce a fare opposizione a Renzi…”. “C’è un futuro meraviglioso da costruire insieme. Ognuno facendo la sua parte. Ricordatevi del futuro, è questa la frase con cui saluto gli italiani”. “L’Italia del 2020? La vedo come un paese felice, dove la gente lavora. Un paese pulito e rispettoso della natura…. E questa è la Svizzera. L’Italia, invece, la vedo ancora meglio. Se noi italiani riprendiamo la nostra natura, quella imprevedibile e generosa siamo, imbattibili. Se costruiamo qualcosa insieme, siamo capaci di “subire” tutte le regole dell’Europa e del governo (un’esortazione all’autoflagellazione?)”.

“Però anche le banche sono in crisi, anche la Bce, la gente poi è molto inquieta, meglio così che troppo addormentati, finché sono inquieti si può stare tranquilli, dovremmo dare tutto in mano a Draghi, che è il mio preferito, è l’italiano più estroso, è il più italiano dei tedeschi, il destino ce l’ha nel nome (infatti nome omen, rettiliano e squalo di nascita), grazie a lui il costo del denaro è sotto zero, uno prende 100 euro e ne restituisce 50, è un Supermario come Balotelli, io sono stato da sempre europeista, ancora prima di Carlo Magno, certo l’euro è una moneta senza stato, ma dobbiamo sforzarci di costruirgli uno stato intorno, perché in Europa ci sono 28 paesi che la pensano diversamente, quindi se uno cede un po’ di sovranità è un sogno, l’Europa ci dà la pace nel mondo, dobbiamo “rassegnarci” a diventare mondo” (sic! sic! e poi ancora sic!).

Ma come, proprio Roberto Benigni che ha titolato anni fa un suo programma “La Costituzione più bella del mondo”, incita gli italiani a tradire quella Carta? Gli italiani dovrebbero obbedire cecamente ai diktat di Bruxelles e Francoforte senza ribellarsi ad un organismo sovranazionale che per sua natura è antidemocratico, cupola di potere delle lobbies finanziarie globali, che impongono i loro trattati capestro ai popoli europei, per saccheggiare il loro benessere? I prossimi saranno Ttip (tutela giuridica delle multinazionali) , Erf (totale abdicazione delle residue sovranità nazionali), dopo Maastricht e Lisbona. Gli italiani dovrebbero cedere tutta la loro sovranità politica, dopo aver già ceduto quella monetaria ed economica, secondo quanto ha detto l’altro comico italiano, Mario Draghi? Confondersi in quel magma viscido e untuoso del potere transnazionale, affidandosi completamente alla gestione amministrativa antidemocratica e rapace dell’UE?

Infatti il venerabile “Gran Maestro dell’Ordine di Templari” Mario Draghi, il 7 agosto scorso lancia un proclama dall’Iperuranio: “Per i Paesi Eurozona è il momento di cedere sovranità all’Europa”. Il presidente della Bce ammonisce poi Renzi e Padoan: “Gli investitori stranieri sono scoraggiati da assenza di interventi risolutivi nella Penisola. I Paesi che li hanno fatti hanno registrato dei miglioramenti e l’occupazione è aumentata. Non per tutto ci vuole tanto tempo”. Il premier: “Sono d’accordo. Dobbiamo rimettere in ordine l’Italia.”

Ma il Venerabile Gran Maestro non sa che la nostra Costituzione è assolutamente incompatibile con il Liberismo dei Chicago Boys? Non sa che il nostro modello costituzionale è stato tradito completamente su due presupposti fondamentali, nella sua parte economica e nella sua potenzialità sovrana, e che noi non siamo più un paese sovrano, che non vede solo limitata la propria sovranità, ma l’ha proprio ceduta.

Non sa che l’art.1 definisce la Repubblica “fondata” sul lavoro, o forse la pensa come il ministro Fornero del governo Monti, che sosteneva che il lavoro non era nemmeno un diritto? Il Venerabile Gran Maestro non sa che la nostra Costituzione sposa un modello necessariamente keynesiano che impone allo stato il deficit al fine di ottenere la piena occupazione, che è l’unico obiettivo del Paese? E ancora non conosce l’art. 3 “L’ordinamento costituzionale considera compito fondamentale della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese”. Non sa che il modello costituzionale non è comunista (orrore, orrore), ma un modello dove il libero mercato è pacificamente riconosciuto, ma deve necessariamente soccombere di fronte all’interesse pubblico, quindi la Carta assegna la prevalenza alla necessità di salvare i cittadini, che dovrebbero essere sovrani (art.1), Infatti l’obiettivo del Paese non dovrebbe essere il libero mercato, ma è la difesa della piena sovranità dei cittadini.

Quindi quando Draghi chiede di cedere cessioni di sovranità compie un illecito legale, infatti la Costituzione prevede che la sovranità possa essere “limitata”, non “ceduta”, e la collaborazione con altre nazioni è subordinata ad un preciso “vincolo di scopo”, cioè ai fini della tutela della pace e della giustizia. Invece in Europa l’introduzione del vincolo fisso e delle rigide norme dei trattati hanno indotto spudorate politiche devastanti del tessuto sociale e produttivo dei Paesi del Sud e stanno compromettendo la giustizia e la pace all’interno dell’Eurozona.

Insomma la lista dei tragi/comici italiani è piuttosto lunga, ma per non annoiarvi ulteriormente vi nominerò l’ultimo esemplare della serie: Maurizio Landini. “Il segretario della Fiom ha intrecciato da diverso tempo un rapporto più che cordiale con il presidente del Consiglio, trovando un punto di intesa nella comune sfida all’establishment politico, economico e sindacale tradizionale. La “strana coppia” Renzi-Landini sembra però sul punto di scoppiare sul tema più delicato, ovvero la riforma del lavoro annunciata ieri dal presidente del Consiglio nella sua informativa davanti al Parlamento sul “programma dei 1000 giorni”.

Landini dunque sembra svegliarsi di fronte all’attentato all’articolo18, ma l’attentato al mondo del lavoro, alla produttività delle aziende italiane, ai rapporti indeterminati di lavoro, alla sicurezza del posto di lavoro, alla tenuta del potere d’acquisto dei salari è già avvenuto da tempo, semplicemente con l’introduzione dell’euro, perché secondo una legge chiave delle politiche monetarie: “Se non svaluti la moneta devi svalutare per forza i salari”. E in un sistema di cambio fisso, in cui la Bce si preoccupa di controllare solo l’inflazione (bassa per la Germania che fa protezionismo, poco più alta per noi) la moneta non può essere svalutata. Dov’era Landini quando è stato introdotto l’euro? Durante questi lunghi anni di crisi non gli è mai venuto in mente di leggersi un testo di economia keynesiana? Se vuole glielo posso consigliare. Dunque il segretario della Fiom, il sindacato più “agguerrito” nella difesa dei posti di lavoro e del diritto al lavoro, non ha capito che la moneta unica è stata l’arma di distruzione di massa introdotta ad arte dagli squali della finanza, per saccheggiare il benessere dei lavoratori italiani? Alla faccia della lucidità mentale! Speriamo che sia solo “distrazione” e non anche interesse parassita sulla pelle dei lavoratori!

Infine per non piangere un aforisma comico.

Si chiamava Libertà. Un giorno scese per strada e prese a interrogare la gente che incontrava. Le risposte che ebbe furono di questo genere: «Fatevi i fatti vostri. – Non te ne incaricare. – Impicciati per te. – Lascia perdere. – Chi te lo fa fare? – Te l’ha ordinato il medico? – Ti pagano per questo? – Sei stanca di campare? – Ti puzza di vivere? – Attacca l’asino dove vuole il padrone. – Non fare la stupida. – Non ti mettere nei guai. – Gli stracci vanno per aria. – Passata la festa gabbato il santo. – L’oro non si macchia. – Sta’ coi frati e zappa l’orto». Libertà disse: «Questa gente è molto saggia, non ha bisogno di me». Infatti cominciò a uscire meno e un giorno annunciò che se ne andava. Ai giornalisti che l’assediavano per conoscere i motivi della sua decisione rispose in modo alquanto enigmatico. Disse sorridendo: «La libertà va tenuta in continua riparazione» (Ennio Flaiano)

Rosanna Spadini

Fonte: www.comedonchisciotte.org 18.09.2014

Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte comedonchisciotte.org e l’autore.

77 Commenti
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Primadellesabbie
Primadellesabbie
19 Settembre 2014 6:57

Brava Rosanna, come si fa a distinguere un comico dagli altri?

Il pacco dell’€ é stato messo in atto quando erano sicuri che eravamo fatti di consumismo e avevamo abbassato la guardia del controllo su chi ci comanda che dovrebbe essere ossessivo, in piazza un giorno si e uno no, e non in punta di forchetta.
Ci siamo vergognati del comportamento dei più discoli, abbiamo preso le distanze dai facinorosi e…zac. Ci hanno infilzati.
Delle due dobbiamo rassegnarci a una, dobbiamo scegliere: o rinunciamo allo stile di vita, che costituisce un’arma nelle mani di chi sappiamo, o lo difendiamo attivamente e ossessivamente ogni giorno.
Prima di cominciare i distinguo ideologici.
Marshall
Marshall
19 Settembre 2014 9:11

L’Italia è un paese colonia da ormai 60 anni a questa parte quindi non è mai stato libero e le votazioni ?!?? democratiche ?!?! non ci sono mai state. Tutti quelli che abbiamo avuto ieri o oggi sono solo delle marionette, buffoni, in mano al vero potere quello americano che controlla tutto economia, magistratura, politica, media e decide tutto. Quando qualcuno da fastidio lo fanno fuori vedi Mattei (Eni vs 7 Sorelle), Moro (Compromesso Storico in anticipo di una buona decina di anni) o Craxi (Sigonella affronto al grande impero).

Aironeblu
Aironeblu
19 Settembre 2014 9:20

Benigni chi? Il premio oscar "La Shoa è bella"?, quello che ha girato "il mostro" all’epoca dei delitti di Firenze? Quello che ha celebrato il Fedele d’Amore Dante Alighieri con la lettura della Divina Commedia? Quello che a comando ha recitato i suoi show elettorali contro Berlusconi (e a favore di Prodi)… È da decenni che Benigni si presta a veicolare nei suoi spettacoli la propaganda dei poteri ombra, cosa che gli ha sempre garantito i riflettori mediatici; questa volta il messaggio, esplicito esplicito, è di cedere la nostra sovranità e rassegnarci a diventare Mondo, un Nuovo Mondo Ordinato, ci pensa Supermario Draghi per noi.

Servus
Servus
19 Settembre 2014 9:49

Sappiamo come sono alti i cachet di Benigni, e quindi questo pover’uomo per farsi pagare deve rivolgersi per forza a chi i ha molti soldi, anzi a chi governa i nostri soldi.

Nauseato
Nauseato
19 Settembre 2014 9:59

Chi sia il comico in questo paese non lo so. Non si sa. Direi.

So però che più (per mia sfortuna) leggo, sento, vedo il signor Renzi, più non lo sopporto. È qualcosa di inaggirabile. Ma, alla fine, Renzi è quello che è.
Chi tollero ancora meno perché infinitamente peggiori, sono i suoi supporter. I renziani più renziani di Renzi. I suoi sostenitori diretti e indiretti. Questi sono peggio ancora.
Nota.
Sta girando su FB una foto geniale a suo modo; foto di Berlusoni con il testo: INDAGATO PER BANCAROTTA FRAUDOLENTA IL PADRE DI RENZI… (ops, scusate ho sbagliato foto). 
Tetris1917
Tetris1917
19 Settembre 2014 10:58

Benigni è morto (artisticamente) più o meno quando è morto fisicamente Massimo Troisi, solo che Massimo vive ancora e vivrà, mentre Benigni emana calci dalla sua bara (il PD) dove è sepolto.

GiovanniMayer
GiovanniMayer
19 Settembre 2014 11:49

Ci sono solo due vie per ottenere un cambiamento, o anche solo un ritorno al rispetto della Costituzione del ’48: la via della rivoluzione o la via istituzionale. La rivoluzione è impensabile, dovrebbe essere fatta da un popolo di borghesi, borghesucci o imborghesiti, che non fanno neanche più il servizio militare e l’unico contatto con guerra, guerriglia o combattimenti vari, ce l’hanno solo con videogiochi o palestre da fighetti. Ci sarebbero forse solo gli ultras, ma oltre ad essere relativamente pochi, sono solitamente di estrema destra, quindi mediamente stupidi e storicamente una delle armi più utilizzate dal sistema per i suoi scopi destabilizzanti. Inoltre bisognerebbe combattere con forze dotate di addestramento militare avanzato e armi che "basta schiacciare un bottone che ti esplode l’i-phone". L’altra via, quella istituzionale, è oggi sostanzialmente impraticabile, non tanto perché manca un partito vero o un leader carismatico vero con idee vere sintetizzate in un programma vero, ma soprattutto perché mancano gli eventuali elettori/sostenitori di quel partito che non c’è. Per capirlo basta vedere la quantità di siti o blog antisistema e leggerne i commenti: sono tutti "contro" ma nessuno la pensa uguale, non si perde occasione di metter su polemiche sul fatto che con… Leggi tutto »

glab
glab
19 Settembre 2014 12:54

penso che la domanda preliminare da porsi sia:

chi è il più subdolo?
glab
glab
19 Settembre 2014 12:57

ovvero:

chi è più parassita con i suoi simili?
ps: per simili intendo i viventi contemporanei.
Primadellesabbie
Primadellesabbie
19 Settembre 2014 13:53

Giovanni, perché non metti questo pezzo in un forum?

Potrebbe sollecitare qualche discussione.
Cataldo
Cataldo
19 Settembre 2014 13:56

Purtroppo una guerra con gli scopi della seconda guerra mondiale sarebbe una soluzione abbastanza inutile, sarebbero ben pochi a godersela, stante le capacità distruttive sviluppate dalla tecnologia negli ultimi decenni, pertanto anche la palingenesi guerresca non ha più modo di esistere nel dibattito. Io vedo segnali di ottimismo, nella consapevolezza dei problemi siamo ad uno stadio molto più avanzato di qualche anno addietro, quando certe argomentazioni erano veramente discusse tra pochissimi, adesso vedo più consapevolezza, grazie anche alla crisi, al posto del prosciutto in faccia ora per troppi c’è solo una esile fetta di mortadella sempre più trasparente 🙂 La politica non si cambia nei modi radicali da te giustamente proposti se non dal basso verso l’alto, ma prima c’è una piena consapevolezza, con una elaborazione culturale di base, e dopo la politica, a mio avviso noi siamo in mezzo al guado della prima fase. Purtroppo nel frattempo l’alterazione costituzionale sta demolendo le vie istituzionali dell’espressione politica, pertanto quando si arrivera alla piena fase della consapevolezza rischiamo di non avere più strade istituzionalmente percorribili per tradurre l’ìelaborazione in politica, ecco perche il garzoncello fiorentino ha tanta fretta di chiudere i giochi delle riforme, perchè i suoi padroni sanno bene che… Leggi tutto »

Rosanna
Rosanna
19 Settembre 2014 14:00

Infatti secondo me il più comico di tutti è Landini, che fa lo sguardo feroce quando va a Ballarò, poi "baci e abbracci" con Renzi, accordi sottobanco, concertazione e via di seguito.

Ma quegli scioperi duri degli anni ’70 dove sono finiti? Oggi si fa sciopero per 4 ore e poi si chiede scusa per aver recato disagio al Paese.

E poi possibile che non sappia niente dell’euro? Possibile che caschi dalle nuvole tutte le volte che se ne parla nei vari talkshow?

Rosanna
Rosanna
19 Settembre 2014 14:02

Caro Marshall, mi sto convincendo sempre più che hai pienamente ragione. Forse negli Usa sono più avanti di noi, non ci vanno proprio a votare. 

Rosanna
Rosanna
19 Settembre 2014 14:10

Hai ragione, è la perfetta espressione dell’ideologia dominante, il giullare di corte, che pugnala i concittadini alle spalle pur di garantirsi il successo, e usa la propaganda neoliberista per consolidare il potere in carica.

Laertino
Laertino
19 Settembre 2014 14:18

Avete mai fatto caso che i più grandi comini (Petrolini a Totò in Italia. Kar Valentin in Germania),  sono vissuti sotto sistemi autoritari? 

Dire che la comicità è per principio contro il potere, è una grande fesseria. Un popolo che ride è un popolo che non passerà mai all’azione: soddisfatto di sentirsi, attraverso la risata, moralmente superiore a chi ha il potere.
Vogliamo vedere la cosiddetta "Commedia all’italiana"? Senza questa sarebbe stato difficile, per la borghesia italiana, conservare per quarant’anni l’egemonia culturale e sociale.
Solo apparentemente (ed eccezionalmente), gli uomini di potere sembrano non tollerare la comicità.
Fortebraccio, corsivista dell’Unità degli anni sessanta/ottanta, riceveva un numero spropositato di telefonate, da politici di primo piano,  che si lamentavano di non essere stati oggetto delle sue satire.
La satira di Benigni su Berlusconi? stucchevole e limitato a quello che succedeva nelle sue mutande.
Quella su Bersani, o D’Alema? pateticamente ambigua, fatta solo per dovere d’ufficio.
Benigni, e quelli come lui, non sono dei comici, ma dei giullari, il cui compito è fare divertire il re, la corte e tutto il castello.
Che poi Dario Fo dica delle strafalcionate sui giullari (pardon, ciullari) e sulla commedia dell’arte, non fa che confermare quanto detto prima.  
Rosanna
Rosanna
19 Settembre 2014 14:22

D’accordissimo con Cataldo, gli squali hanno molta fretta, in tre anni tre governi diversi, anche Renzi sta vivendo alla giornata, perché non appena l’andamento economico entrerà in crisi, e le avvisaglie sono tante, verrà sostituito direttamente dalla Troika.

Infatti perché tanta frenesia di propaganda eurista? Gli spot della Rai, Ballarò che parla di Europa, Benigni e gli altri comici, perché sono così ansiosi di difendere l’UE ? Le elezioni europee non sono già passate?

Rosanna
Rosanna
19 Settembre 2014 14:26

Interessante l’analisi che fai, "Ci sono solo due vie per ottenere un cambiamento, o
anche solo un ritorno al rispetto della Costituzione del ’48: la via
della rivoluzione o la via istituzionale."

Non capisco però la tua avversione per Grillo e invece la tua fiducia in Barnard (il quale elogia le importazioni, quando invece una delle cause scatenanti della crisi sono proprio le eccessive importazioni, secondo quanto sostiene la teoria del "Ciclo di Frenkel".

Rosanna
Rosanna
19 Settembre 2014 14:33

Bravissimo Laertino, senza dimenticare Crozza, il giullare per antonomasia, sembra denunciare la corruzione, incidere sulla carne viva del potere, invece ne garantisce continuamente la sopravvivenza,
divertendo il pubblico di massa e consentendogli di sfogare la propria rabbia in una risata.

Questi sono i veri giullari del regime.

GiovanniMayer
GiovanniMayer
19 Settembre 2014 15:12

L’avversione per Grillo, che votai alle politiche, nasce dal fatto che il m5s ha un "programmino" di politica interna che in gran parte non condivido e per la restante parte sarebbe utile solo in una situazione politico-economica italiana stabile o fiorente. Oggi invece servirebbero posizioni, o meglio un programma, di politica estera ben delineato, cosa che il m5s non ha. Per quanto riguarda Barnard, credo che la "sua" MMT sia l’unica proposta alternativa concreta e praticabile senza eccessivi stravolgimenti sociali, presente nello scenario italiano e forse europeo. Con alternativa intendo diametralmente opposta al sistema vigente e non il solito "capitalismo leggermente limitato" che non risolve il problema ma lo rallenta soltanto. Nell’articolo hai parlato di keynes, beh tutto l’impianto MMT è basato su keynes e il suo massimo divulgatore in Italia è Barnard. Poi che sia piuttosto antipatico non lo metto in dubbio, forse c’è anche da rivedere qualche dettaglio di teoria economica, ma la via che traccia pare quella giusta. Basta vedere gli obiettivi che si propone di raggiungere: piena occupazione e pieno Stato sociale in un mondo più umano. In ogni caso ci vuole più compattezza tra le forze "antagoniste". Invece vedo che spesso ad ogni articolo di… Leggi tutto »

GiovanniMayer
GiovanniMayer
19 Settembre 2014 15:18

Non ho parlato di stessi scopi della seconda guerra mondiale, ma di una sua replica, ovvero noi come Italia, da paese politicamente insignificante quale siamo da sempre, attenderemo gli esiti per sapere chi sarà il nostro nuovo padrone, sperando che sia migliore di questo. 

Fedeledellacroce
Fedeledellacroce
19 Settembre 2014 15:36

Premetto che questo commento non é una critica a te o ai tuoi post che condivido e apprezzo molto "Ma quegli scioperi duri degli anni ’70 dove sono finiti? Oggi si fa sciopero per 4 ore e poi si chiede scusa per aver recato disagio al Paese." Negli anni ’70 la classe operaia aveva le palle.Erano pronti a perdere il lavoro e talvolta la libertá per ribadire i propri dirtti.Attualmente gli "operai" e la classe salariata si attaccano al loro stipendio, si sentono fortunati, non possiamo dargli tutti i torti……..Oggi dovrebbero scioperare i disoccupati, che sono milioni……Ma non é esatta la terminologia, giacché per scioperare bisogna avere un lavoro.E allora sarebbe una mobilitazione.Si, potremo mobilitarci ed impedire ai lavoratori di andare al lavoro occupando strade, autostrade, metro e stazioni. Uno sciopero indotto.Ma purtroppo operai, salariati, disoccupati, studenti, fancazzisti, tutti, la sera a casa si guardano la tivvú.Tivvú che hanno comprato e pagato, per poi pagare abbonamenti mensili. Se di fatto la televisione é uno strumento di propaganda, perché ce l’avete tutti?Perché guardate i talk-show?Fosse gratis capirei, ma si fanno pagare per lobotomizzarci.Una forma di rivollta efficace potrebbe essere quella di buttare le tivvú e distruggerne quante piú possibile. Stile inquisizione, quando… Leggi tutto »

GiovanniMayer
GiovanniMayer
19 Settembre 2014 15:52

Non sono molto abile e non saprei dove metterlo, ma, se vuoi, puoi farlo tu…magari citando la fonte, ma non è fondamentale. Comunque grazie.

GiovanniMayer
GiovanniMayer
19 Settembre 2014 16:07

Dimenticavo…per quanto riguarda le importazioni, bisognerebbe parlarne in un contesto completamente dedicato, comunque, più che altro, Barnard è contro ad una politica economica BASATA sull’export (quindi abbassamento costo del lavoro, quindi disoccupazione gestita in tal senso) e a favore di una basata su piena occupazione e Stato sociale (poi la produzione in eccesso si esporterà, ma solo dopo aver pensato agli interessi sociali interni).

Rosanna
Rosanna
19 Settembre 2014 16:20

Buona idea, guardare i talk-show è diventato insopportabile, sentirsi ripetere ogni sera le stesse fandonie da politici "morenti" o da giornalisti "maggiordomi" mette a dura prova la capacità di sopportazione di chiunque abbia un minimo di consapevolezza.

Quindi ben venga una rivolta iconoclastica delle tivvù, sarebbe una censura al contrario, Winston che distrugge il "Grande Fratello": peccato che in 1984 Winston alla fine rimanga lobotomizzato.

Speriamo che la realtà risulti più avveniristica della fantasia.

Rosanna
Rosanna
19 Settembre 2014 16:30

Barnard non mi è antipatico, anzi io apprezzo la sua passione politica e la sua voglia di cambiare le cose, per di più condivido in gran parte quello che dice e le sue proposte keynesiane, però c’è un punto debole nelle sue teorie, ed è l’appoggio ad una politica economica che privilegia le importazioni, quando invece, come ti dicevo, il "Ciclo di Frenkel" le considera la causa scatenante della crisi: http://www.ilsole24ore.com/articlegallery/finanza-e-mercati/2013/ciclo-frenkel-/ Da sei anni l’Europa e in particolare l’area euro sono in crisi. Europeisti ed euroscettici non concordano sulle cause della crisi. Cresce però il numero di economisti ed esperti che concordano con le ipotesi dell’argentino Frenkel che spiega la crisi in sette, semplici, passaggi. di Vito Lops 1. Il ciclo di Frenkel può spiegare la crisi dell’Eurozona? [www.ilsole24ore.com] 2. Ciclo di Frenkel, prima fase: liberalizzazione di capitali [www.ilsole24ore.com] 3. Ciclo di Frenkel, seconda fase: inizia l’afflusso di capitali esteri verso i Paesi periferici [www.ilsole24ore.com] 4. Ciclo di Frenkel, terza fase: aumenta il Pil e diminuisce il debito nei Paesi della "periferia" [www.ilsole24ore.com] 5. Ciclo di Frenkel, quarta fase: cresce l’inflazione nella "periferia" [www.ilsole24ore.com] 6. Ciclo di Frenkel, quinta fase: uno shock (interno o esterno) fa scoppiare la bolla del… Leggi tutto »

Simulacres
Simulacres
19 Settembre 2014 17:27

Ogni volta che l’irrefutabile boccaccia benigniana risuona… sono preso dalla collera; il buonumore mi si diventa malumore, il riso pianto e la pagliacciata una soffocante, opprimente e insopportabile tragedia. 

In quanto alla tragicomica di Landini & Co.. E’ non senza un doloroso intenerimento che essa scaturisce naturalmente come il calore da certe mescolanze chimiche. 

Cosicché gli sia permesso di ubriacare i servi della gleba per guarire dall’ubriachezza il padrone.

GiovanniMayer
GiovanniMayer
19 Settembre 2014 17:34

Ti ho risposto in privato ma non so se è partito il messaggio. Sii così gentile da confermarmelo…

Rosanna
Rosanna
19 Settembre 2014 17:38

SÌ è arrivato, adesso ti rispondo se ci riesco perché sono fuori casa e posso usare solo il cellulare, grazie.

Albertof
Albertof
19 Settembre 2014 19:54

Rosanna non voglio assolutamente mettere becco su una materia che conosco ancora poco tuttavia, se non ho capito male, è vero che la MMT distingue tra esportazioni=negative ed importazioni= positive ma principalmente tende a ripristinare la domanda interna  che viene , di fatto, depressa dalle esportazioni. Tra l’altro lo stesso Mosler spiega, con argomenti che mi sembrano abbastanza convincenti, il perchè le importazioni, nonostante l’opinione di molti economisti mainstream, siano da preferire.

http://www.youtube.com/watch?v=4MMipUgjyZQ  

Rosanna
Rosanna
19 Settembre 2014 20:08

Prova a confrontare questa teoria con quanto dice Vito Lops, quando spiega il "Ciclo di Frenkel", tieni presente che Frenkel ha studiato la crisi argentina: Il ciclo di Frenkel (noto anche come ciclo di ‘Frenkel-Neftci’ fin dalla sua prima citazione in letteratura) è una teoria dell’economista argentino Roberto Frenkel [it.wikipedia.org] che descrive ciò che avviene quando un Paese economicamente meno sviluppato si aggancia alla valuta di un’area più forte [1] [it.wikipedia.org], ed in assenza di interventi politici che compensino gli squilibri; quindi una situazione di area valutaria ottimale [it.wikipedia.org] inefficiente, o non ottimale. Il modello, inizialmente formulato con riferimento alla dollarizzazione dell’Argentina (vedi anche crisi economica argentina [it.wikipedia.org]) durata fino al 2001 [it.wikipedia.org], viene ora talvolta citato [2] [it.wikipedia.org] per spiegare la crisi in corso in Europa [it.wikipedia.org] in seguito all’adozione della moneta unica [it.wikipedia.org] [3] [it.wikipedia.org] Il ciclo si svolge in sette fasi: Il Paese accettando l’unione monetaria, liberalizza i movimenti di capitale. Affluiscono i capitali esteri, che trovano conveniente investire in un Paese dove i tassi di interesse sono più alti, ma è venuto meno il rischio di cambio. Il flusso di liquidità fa crescere consumi e investimenti, quindi crescono Pil e occupazione. Tuttavia aumentano anche l’inflazione e… Leggi tutto »

Giovina
Giovina
19 Settembre 2014 23:25

Io la tv non la guardo mai.
E sono operaia.
Attenzione a come parli amico.
Baci e abbracci.

yakoviev
yakoviev
20 Settembre 2014 1:18

E’ da un pezzo che ho cominciato anch’io a pensarla come te. Tutto sommato la satira legittima il potere o comunque, se serve, serve a regolare conti interni al potere, anzi ultimamente qualche volta è servita addirittura a sputtanare voci che parzialmente erano fuori dal coro. Se uno è veramente incazzato, indignato, schifato etc. ha poca voglia di ridere, anzi fare battute vuol dire sminuire la gravità della situazione.

Nauseato
Nauseato
20 Settembre 2014 7:25

Esatto. Crozza infatti più di tanto non mi è mai andato particolarmente a genio. Anzi… 

Laertino
Laertino
20 Settembre 2014 11:14

Hai colto perfettamente il senso del ridicolo insito nella frase: "una risata vi abbatterà. 

Diceva Eric Hobsbawn: "Ridere della borghesia è facile, è talmente facile che anche la borghesia ride della borghesia; il difficile è abbatterla.
Marshall
Marshall
20 Settembre 2014 13:13

L’astensione, per noi è una novità degli ultimi anni (non indifferente per altro visto che dal 70/80 per cento di votanti costanti siamo passati al 40/50 per cento), per gli americani è ormai consolidata ma questo non pare muovere tanto gli animi dei nostri sovrani. Si limitano a prenderne atto, ogni tanto colpevolizzano i non votanti che non svolgono un dovere civico e vanno avanti. Credo che anche se andassero solo eletti e parenti degli eletti a votare al sistema andrebbe bene e alla fine comincerebbero a truccare i numeri di chi è andato a votare. Tanto alla fine la democrazia è cosa loro e i cittadini non capiscono nulla e devono essere educati perchè noi sappiamo cosa è giusto fare per il vostro bene e voi…..

Rosanna
Rosanna
20 Settembre 2014 13:58

Infatti l’astensionismo non preoccupa minimamente la classe dirigente, anzi la favorisce, tanto chi stabilisce qual è la "soglia di sbarramento" per definire "democratiche" le elezioni?

Quindi  anche un’affluenza del 40% dei votanti basta e avanza per riconfermare i soliti noti.

Georgios
Georgios
20 Settembre 2014 18:59

In linea di principio, in disaccordo con la tua tesi non potrei essere. Vorrei però far notare che la cosiddetta rivoluzione non e’ soltanto quella cosiddetta: Armi in pugno contro il nemico. La gente, pian piano nel corso degli anni, si e’ abituata ad abbinare la rivoluzione con degli atti violenti dove il sangue scorre. Credo non sia esattamente cosi. O almeno, non sempre. La violenza e’ una componente che si manifesta nelle guerre civili e nelle controrivoluzioni, quando cioè chi ha perso il potere tenta di riprenderlo. E’ allora che si può arrivare anche alla guerra civile ed e’ allora che il sangue scorre effettivamente. O, ancora, quando una massiccia protesta del popolo che mette alle strette un governo o un regime, viene manipolata da una forza "parallela" al popolo con secondi fini non tanto democratici. Le proteste in Ucraina contro Yanukovych e ancora di più quelle in Egitto contro Morsi erano delle rivoluzioni in atto indipendentemente da chi in seguito approfittò della situazione per mancanza di organizzazione popolare. La guerra di liberazione in Grecia, dopo la fine della 2a GM, ha chiaramente assunto caratteri rivoluzionari senza in sostanza spargimento di sangue. Oppure re Ottone di Grecia e’ stato… Leggi tutto »

Marshall
Marshall
20 Settembre 2014 20:46

Il problema, ammesso che sia possibile riformare un sistema marcio dal suo interno con le migliori intenzioni di un candidato (non credo in questa opzione e sono dell’idea che quando il cancro è troppo esteso o taglio o morte e questo è il caso dell’Occidente tutto), supponendo però che se ci fosse qualcuno all’altezza sarebbe possibile, è che tutti i candidati appaiono essere i soliti noti. Quindi se non voti li riconfermi tanto quanto se voti perchè l’alternativa non esiste. Almeno prima ti davano la parvenza di diversità sostanziali fra l’una e l’altra parte. Oggi abbiamo sinistre guerrafondaie e turboliberiste come quella di Blair, Obama e lo stesso Renzi cosa che prima della caduta del muro sarebbe stata impensabile. Diciamo che è caduta anche la foglia di fico ora il re è veramente nudo.

Laertino
Laertino
20 Settembre 2014 21:35

Ma di cosa stiamo parlando? Su Ottone di Grecia (da Wikipedia):  Inizialmente Ottone si rifiutò, ma presto le truppe tedesche vennero espulse dal regno e venne intrapreso un colpo di stato. Il 3 settembre  1843 [it.wikipedia.org], la fanteria comandata dal colonnello  Dimitri Kalergis [it.wikipedia.org] e dal rispettato capitano rivoluzionario  Ioannis Makriyannis [it.wikipedia.org], si insediò in una piazzaforte ad Atene. In quanto alla Grecia dopo la 2° Guerra mondiale,il Partito Comunista, costretto dalla politica agressiva degli inglesi e dalle provocazioni della monarchia, continuò la sua resistenza armata. Alla sua sconfitta militare, seguì una repressione ferocissima, sia da parte dei monarchici che degli inglesi. Quando si parla della violenza, bisognerebbe farlo con molta prudenza teorica.  Anzitutto evitare gli assolutismi, tipo la violenza è sempre un male, mentre la non violenza è sempre un bene. Per quanto ne sia nefando l’uso, la violenza è uno strumento, così come lo è la non violenza. Sono i rapporti di forza e le condizioni storiche, che determinano l’uso dell’uno o dell’altro strumento. La borghesia non cederà mai pacificamente i suoi privilegi e il suo potere; a costo di imitare Sansone. La violenza ha una sua morale, il problema e non rifiutarla a priori, in nome della purezza d’animo… Leggi tutto »

Rosanna
Rosanna
20 Settembre 2014 22:34

E’ vero, "la violenza ha una sua morale", quando deve liberare un popolo dal dispotismo, anche finanziario, ma la storia insegna che la violenza è stata strumentalizzata spesso dal potere, per poi screditarla agli occhi dell’opinione pubblica, oppure addirittura falsificata da false flag.

Vedi la fine che hanno fatto le Brigate Rosse, utilizzate per demolire definitivamente la sinistra e strumentalizzate dai servizi segreti Usa.

Quindi l’uso della violenza è molto rischioso, perché può travolgere i principi cardine da cui è partita la volontà di ribellarsi e vanificare completamente le strategie sovversive.

Laertino
Laertino
21 Settembre 2014 11:54

La violenza è sempre strumentalizzata dal "potere", e l’esempio delle BR è illuminante.

La violenza è indispensabile per conquistare, e mantenere saldamente, il potere. Per quale altro motivo, lo Stato si arroga il monopolio della violenza? Così come pretende di avere il monopolio della Giustizia? 
Dietro al poliziotto che spara al ragazzo in motorino, c’è una struttura basata sull’esercizio continuo della violenza, delegata alla difesa dell’ordine imperante. Come ignorare scene da paese occupato da una forza straniera, come in Vale di Susa. O plotoni di esagitati, vestiti come ninja, scatenati a massacrare donne, bambini, vecchi e lavoratori, come a Genova e a Napoli.
Altro che "Il maresciallo Rocca", o "Distretto di Polizia": serial televisivi prodotti per umanizzare, e renderci simpatici, le strutture repressive dello Stato.
La violenza è parte costitutiva del nostro quotidiano,  l’ossatura di questa società borghese. Violenza di classe, naturalmente.
Se questa violenza pervasiva e legalizzata, si possa sconfiggere solo con sit in, o con marce della pace (a quella tra gli stati, consegue quella sociale) è un desiderata molto diffuso, ma chissà quanto adeguato?
Primadellesabbie
Primadellesabbie
21 Settembre 2014 12:04

"serial televisivi prodotti per umanizzare, e renderci simpatici, le strutture repressive dello Stato."


Questa roba negli US esiste da quel dì, ed ha di tutto evidenza, in modo trasparente, lo scopo indicato da Laertino.

Quando é apparsa da noi ne ho parlato in giro e sono stato preso per un visionario, non solo, piaceva anche!
Rosanna
Rosanna
21 Settembre 2014 12:29

Giusto tutto quello che dici Laertino, e sai anche evocare scenari coinvolgenti, descritti con abilità comunicativa e intellettualmente valida, l’unica riflessione che mi viene da fare però è la seguente:

la classe sociale appartenente al ceto medio, dipendenti pubblici, privati, liberi professionisti, commercianti, ecc. non appartiene alla piccola borghesia? Non ha contribuito con la propria seria professionalità alla costruzione democratica del paese? non è borghesia anch’essa?

Dunque quando tu usi il termine "borghesia" a quale delle tante borghesie ti riferisci? forse all’establishment politico finanziario che detiene il potere, immagino.

Georgios
Georgios
21 Settembre 2014 12:33

Stiamo parlando di storia: The 3 September 1843 Revolution ( Greek [en.wikipedia.org]: Επανάσταση της 3ης Σεπτεμβρίου 1843, NS [en.wikipedia.org] 13 September), was an uprising by the Greek Army [en.wikipedia.org] in Athens, supported by large sections of the people, against the autocratic [en.wikipedia.org] rule of King Otto [en.wikipedia.org]. The rebels, led by veterans of the Greek War of Independence [en.wikipedia.org], demanded the granting of a constitution and the departure of the Bavarian [en.wikipedia.org] officials that dominated the government. The revolution succeeded, ushering the period of constitutional monarchy in Greece. http://en.wikipedia.org/wiki/3_September_1843_Revolution Per più dettagli sarebbe utile poter leggere qui http://el.wikipedia.org/wiki/%CE%95%CF%80%CE%B1%CE%BD%CE%AC%CF%83%CF%84%CE%B1%CF%83%CE%B7_%CF%84%CE%B7%CF%82_3%CE%B7%CF%82_%CE%A3%CE%B5%CF%80%CF%84%CE%B5%CE%BC%CE%B2%CF%81%CE%AF%CE%BF%CF%85 siccome però e’ in greco penso sia un po’ difficile. E’ stata una rivoluzione e non un colpo di stato. Non ci stavano delle "truppe tedesche" in Grecia allora anche perché, all’epoca, non esisteva ancora uno stato tedesco. C’erano dei dignitari di corte bavaresi che occupavano i punti chiave dell’amministrazione dello stato e succhiavano il sangue del popolo. Quelli sono stati cacciati. Stesso discorso sulla seguente frase "il Partito Comunista, costretto dalla politica agressiva degli inglesi e dalle provocazioni della monarchia, continuò la sua resistenza armata" che e’ del tutto antistorica e nella sua "certezza" almeno provocatoria e irritante. Se si vuole… Leggi tutto »

Georgios
Georgios
21 Settembre 2014 13:03

Le classi sociali non sono degli stereotipi che si tramandano immutati nei secoli. Questi sono concetti da missionari.

La classe dominante oggi e’ una plutocrazia internazionale, lo indica non solo la realtà quotidiana ma anche le statistiche.

Per cui o la smettiamo con le definizioni del passato e schiacciamo la testa al serpente ognuno in casa propria oppure andiamo a finire in uno scenario che oggi e’ meglio descritto osservando il continente africano, specie le sue parti centrali.

Laertino
Laertino
21 Settembre 2014 13:19

Quanti morti avrebbe fatto l’ancien regime senza la rivoluzione, e quanti morti avrebbe fatto la Russia zarista? 

Basta con questi giudizi storici scritti con la penna di un becchino.
Georgios
Georgios
21 Settembre 2014 13:31

Tu non hai capito un’acca.

La risposta alle due domande e’ che in pratica le morti di questi due eventi colossali per la storia dell’umanità sono state minime. Per la prima praticamente le morti di Bastiglia (in molti casi innocenti ma che gli eventi storici possono "comprendere"), per la seconda qualche guardia messa a difesa del palazzo d’inverno, in un certo senso innocenti anche loro ma che non superarono le dita di una mano.

Laertino
Laertino
21 Settembre 2014 13:40

Sono d’accordo con Georgios, le classi sociali non sono stereotipi, ma analitiche categorie interpretative. 

Mentre non mo definizioni come "ceto medio" o "plutocrazia" (o, peggio ancora demoplutocraziegiudaicomassoniche), perché non sono definitorie, ma ognuno ci mette dentro chi vuole.
Ceto medio è poi orribilmente vago.
Le categorie non decadono per anzianità, ma perché non sono più ottimali come strumento di analisi.
L’uso della categoria "borghesia" è duplice: definisce la posizione dei gruppi sociali rispetto alla divisione del lavoro e alla proprietà dei mezzi di produzione; esprime l’insieme dei valori e dei comportamenti che sono dominanti in una società capitalistica.
Negli ultimi anni abbiamo assistito a un, sia pure lento, processo di proletarizzazione della piccola e media borghesia. Ciò per un costante e notevole spostamento della ricchezza verso l’alta e altissima borghesia (industriali, manager e grandi azionisti), facendole diventare una classe di voraci e instancabili "prenditori".
Un fenomeno, del resto, non solo tipico dell’Italia.
I dipendenti, privati o pubblici, appartengono alle classi lavoratrici; i liberi professionisti, commercianti ecc., sono sulla via della progressiva proletarizzazione.
Laertino
Laertino
21 Settembre 2014 13:43

Hai ragione, non avevo capito.

Georgios
Georgios
21 Settembre 2014 13:51

E’ un piacere dialogare con delle persone intellettualmente oneste.

Rosanna
Rosanna
21 Settembre 2014 14:06

Perfetto, d’accordissimo con quanto hai detto, allora non ti sembra "orribilmente generico" definire il presente regime come "la volontà di potenza della borghesia"?

Concordate con me dunque che anche il termine borghesia è molto ampio e comprende varie categorie sociali, tra le quali molte sono risultate proprio vittime sacrificali del regime plutocratico massonico ora dominante.

Io parlerei di alta borghesia industriale/finanziaria/ massonica, ben rappresentata dal Gruppo Bilderberg, Commissione Trilateral, Anpen Institute …

GiovanniMayer
GiovanniMayer
21 Settembre 2014 16:43

Come ha detto ĺ’amica Rosanna, c’è la distinzione tra alta borghesia e piccola borghesia, che penso possa coincidere col ceto medio. Il nemico è l’alta borghesia e la missione più difficile è farlo comprendere alla piccola borghesia – o ceto medio, o maggioranza del popolo – indifferente (in senso gramsciano). Faccio mia la definizione che il grande Victor Hugo dà della borghesia (evidentemente quella "piccola"): La borghesia è semplicemente la parte accontentata del popolo, il borghese è l’uomo che, ora, ha il tempo di sedersi. Ma una sedia non è una casta. Cito anche l’ex presidente francese Chirac verso la fine del suo ultimo mandato. Frase pronunciata in un contesto ecologico, ma molto sibillina. Frase che calza a pennello se rapportata all’oggi: “Questa è l’ora della rivoluzione. La rivoluzione delle coscienze. La rivoluzione dell’economia. La rivoluzione della politica.” Merita spazio anche questa citazione dell’amico Georgios: "Dobbiamo forse rivedere la concezione che molti di noi hanno sui soggetti politici in gioco? Perché di lotta di classe e’ indubbio che si tratti. Ma tra chi? Tra capitale e proletariato o tra un’alleanza interclassista di quasi tutto il popolo contro gli aspiranti eredi della classe dei nobili del tempo feudale? Rispondere a questa… Leggi tutto »

GiovanniMayer
GiovanniMayer
21 Settembre 2014 16:53

I mercati finsnziari ovviamente è meglio di no, ma intanto occorrerebbe assolutamente il ripristino di leggi, come il glass steagall act, che separino le ban he commerciali (meglio se pubbliche o vincolate all’interesse pubblico) da quelle finanziario-speculative. 

GiovanniMayer
GiovanniMayer
21 Settembre 2014 17:15

Ok, ho seguito il tuo consiglio.

Laertino
Laertino
21 Settembre 2014 17:45

I massoni direi di lasciarli perdere, meno del tre per cento delle élite economiche mondiali, appartengono alle logge massoniche dei vari riti.

Sul termine "borghesia", devo dirti che mi piace usarlo perché ha una componente analitica in più: la storia.
Il capitale, e la sua espressione transustanziata (il capitalismo), hanno capacità mimetica con la realtà che esso stesso produce. Appare sempre con un volto nuovo, moderno, salvifico; ma rimane sempre, in ultima analisi, quello che era agli esordi: un sistema di produzione e riproduzione del capitale. Costi quel che costi (per inciso, una frase prediletta da Renzi la "sola").
 Ovvero, al capitalista (padrone), non interessa il valore d’uso di quello che produce, ma solo il valore di scambio. Quello è vissuto in esclusiva relazione subordinata con questo. 
Il termine "Borghesia" comprende anche questo, quella storia che non dobbiamo mai dimenticare, al di là di tutte le trasformazioni camaleontiche.
Non ci sono solo il Gruppo Bilderber, la Commissione Trilateral, Anpen Institute; ma anche i Riva, i De Benedetti e gli Agnelli.
"Borghesia" comprende loro e anche quella cultura e quella visione del mondo che ne cementifica il potere.
 
Rosanna
Rosanna
21 Settembre 2014 17:54

Avevo già scritto un lungo pistolotto di risposta, poi siccome sono al cellulare tutto è saltato e ho perso il testo , comunque ti rispondo quando torno a casa stasera.

Rosanna
Rosanna
21 Settembre 2014 18:14

Ecco allora perchè non ci siamo capiti subito, perchè tu hai una visione storico ideologica della borghesia , io invece ne ho una visione storico letteraria, per me infatti la borghesia è quella che nasce nel medioevo all’interno dei Comuni dell’Alta Italia e che si afferma anche in letteratura con le novelle del Boccaccio la poesia del Dolce stil novo e purtroppo anche le lotte intestine tra Guelfi e Ghibellini.

La borghesia è quella classe laboriosa colta e molto attiva che diventa Terzo Stato rivoluzionario con la rivoluzione francese, per difendere per la prima volta i propri diritti contro le altre due classi dominanti e parassitarie, il clero e la nobiltà.
Oggi la borghesia è stratificata in mille contesti e sta per essere socialmente demolita dalla classe finanziaria dei banksters , dalla cupola della finanza internazionale e delle multinazionali. 
Laertino
Laertino
21 Settembre 2014 18:28

Il "Ceto medio" non esiste. Nasce come definizione in contrapposizione alle "classi", in un momento storico in cui c’era illusione di una ricchezza diffusa, in una società (quella occidentale) che credeva che il suo dominio, sulle fonti delle materie prime, era assoluto ed eterno. 

Il "ceto medio" era quelo che partecipava, chi più chi meno, al bengodi garantito dal capitalismo: una maniera per convincere le masse lavoratrici di essere legate a filo doppio con la sopravvivenza del suo nemico naturale, il capitalismo.
Poi tutto è finito, e l’attacco alle classi lavoratrici, classe operaia in primis, è ridiventato il modo consueto con cui la borghesia (d’accordo, la grande borghesia), tenta di uscire dalla crisi.
L’alleanza con i ceti medi è quindi un’alleanza con il nulla, un’alleanza con l’aria fritta.
 
Laertino
Laertino
21 Settembre 2014 18:32

Una sola domanda: e la rivolta dei Ciompi?

Rosanna
Rosanna
21 Settembre 2014 18:41

Certo la rivolta dei Ciompi è un esempio di quella lotta di classe da sempre presente all’interno delle dinamiche sociali , dove il sottoproletariato veniva in qualche modo sfruttato dalle classi borghesi fin da allora. Legge di natura? Darwinismo sociale. La società ideale non è mai esistita.

Laertino
Laertino
21 Settembre 2014 18:59

I Ciompi erano gli operai operai, non sottoproletari, addetti alla lavorazione della lana e, il tumulto dei Ciompi, fu uno delle prime rivolte per motivi economici e politici: più di uno sciopero ma meno di una rivoluzione.

Poi, non tiriamo in ballo le leggi della natura, o il darwinismo sociale.  La lotta di classe non è una variabile delle dinamiche sociali (orribile come concetto). 
La lotta di classe è una guerra tra due o più nemici, i cui interessi sono, in ultima analisi, inconciliabili. Nemici, non controparti di una disputa storica. 
Sarà spiacevole, sarà brutale ma è così. 
Poi noi, come intellettuali possiamo passare il tempo a tessere le lodi della classe che ci è più congeniale. Ma gli intellettuali non hanno mai fatto la storia, l’hanno scritta e descritta, dall’ottica di chi li pagava.
Georgios
Georgios
21 Settembre 2014 19:11

Alcuni giorni fa alla Fiera Internazionale di Salonicco che tradizionalmente rappresenta in Grecia un luogo "ufficiale" da dove i leader politici annunciano i loro programmi, Alexis Tsipras ha presentato il programma di SYRIZA per questa Grecia ridotta allo stato di colonia senza le più elementari regole democratiche, con la disoccupazione al 27 e passa per cento, con quasi mezzo milione (per lo più giovani) all’immigrazione forzata, colla capacità d’acquisto familiare giù del 30% in 5 anni, con nessuna garanzia sulla proprietà privata dei cittadini etc etc, ma, evidentemente, ancora con qualche strato di grasso da consumare per una certa parte della popolazione. Il ceto medio naturalmente. Che in Grecia e’ ipertrofico. Quest’ultimo fatto non e’ dovuto ad una casuale ricchezza dei greci ma e’ una conseguenza diretta del modo forzato in cui la nostra economia si e’ sviluppata dal dopoguerra in poi. Il settore edilizio infatti e’ stato uno dei pochi che non faceva concorrenza agli interessi del capitale internazionale. Per farla breve i greci oggi hanno una delle più alte percentuali in Europa come proprietari della propria casa e non sono pochi quelli che posseggono anche la casa in campagna sia come eredità o perché l’hanno costruita. Tutto questo… Leggi tutto »

GiovanniMayer
GiovanniMayer
21 Settembre 2014 19:32

Ben venga l’intervento a gamba tesa. Ma fatto da chi? Per essere efficace occorre la partecipazione di quella che alcuni non vogliono chiamare piccola borghesia e altri non chiamano ceto medio, fatto sta che si intende il, diciamo, 70/80% della popolazione, quelli che in un modo o nell’altro stanno subendo da questo sistema, ma sono immobili. Diamogli pure il nome che vogliamo. L’unica speranza di smuoverli è dar loro un’idea, un progetto. UNO. Non è del tutto errato dire che mettere a punto questo progetto è una perdita di tempo, infatti avrebbe dovuto già esserci. Il problema è che, penso, senza questo progetto non si smuova nessuno.

Georgios
Georgios
21 Settembre 2014 19:35

Scusami Rosanna, ma le leggi della natura non c’entrano niente nel discorso. E il Darwinismo sociale e’ un’invenzione di, perlomeno, dubbia origine. Puzza di roba razziale.

Piuttosto, secondo me, il discorso andrebbe fatto sulle dinamiche di alleanza tra gli ex antagonisti di fronte ad un "nuovo" nemico che intende sopraffare tutti. Ho espresso il mio punto di vista quando ho scritto quell’articolo sulle Rivoluzioni.

Cerchiamo di tenerci uniti.

Georgios
Georgios
21 Settembre 2014 19:50

Hai ragione: "Diamogli pure il nome che vogliamo".

Non e’ questo l’importante.

Non vorrei esprimere una "tesi teorica" ma, secondo me, non e’ tanto il progetto che manca quanto l’organizzazione di pari passo con una tolleranza ideologica tra la gente.

Per esempio, se io porto come esempio questo

http://www.youtube.com/watch?v=vmQ2KxiFqAQ

(non e’ la prima volta che lo faccio e chiedo scusa se qualcuno si sente scocciato, ma l’ho sottotitolato in greco perché l’avevo ritenuto importante)

chi si sentirà pronto a elaborarlo e chi invece comincerà col dire "sì, ma hai visto poi quello e poi quell’altro, che hanno combinato? niente!" oppure "sono degli opportunisti magari anche dei fascisti".

Quando i primi supereranno i secondi il clima sarà già cambiato.

Rosanna
Rosanna
21 Settembre 2014 19:55

Il progetto c’è Giovanni ed è quello dei 5S, come ha detto anche Georgios, però come ha detto anche qualcun altro (non dico chi è se non mi bastonano) l’uomo talvolta inciampa nella verità, ma poi si rialza e procede oltre.

Georgios
Georgios
21 Settembre 2014 20:05

Certo. Quello dell’abolizione del glass steagal act e’ stato uno dei loro primi passi verso l’arbitrarietà finanziaria.

Ma, voglio dire, se si farà qualcosa, credo valga la pena mirare molto più in alto che ripristinare il mondo di prima che prima o poi ci porterà di nuovo nei guai. E’ sua natura.

GiovanniMayer
GiovanniMayer
21 Settembre 2014 20:07

Il video lo guardo appena possibile.

Per quanto riguarda il m5s, senza entrare in sterili polemiche, mi pare che non abbia un preciso programma politico-economico né tantomeno un preciso programma di politica estera che preveda il distacco da questo sistema (NATO, FMI, WTO ecc.). Ha solo quello che io definisco un programmino di politica interna dove, va bene, facciamo pulizia, ma poi la linea generale è sempre quella "occidentale" (o usate qualsiasi altro termine renda l’idea) di dipendenza da agenti esterni. Speto di sbagliarmi, ma allora qualcuno me lo faccia vedere.
Rosanna
Rosanna
21 Settembre 2014 20:11

Caro Georgios, non capisco perché negli ultimi tempi ce l’hai con me, io stavo facendo un’analisi sociale molto imparziale, prendendo spunto da Giovanni Verga, che con le sue opere, Rosso Malpelo, I Malavoglia, Mastro Don Gesualdo, analizza appunto gli strati sociali della sua epoca e dice quello che ha appena detto Laertino, cioè che la società è purtroppo (non vuol dire essere razzisti, ma osservare con obiettività quello che succede) regolata dalla legge della giungla, l’animale più forte mangia il più debole, il pesce più grosso mangia il pesce più piccolo, questo è quello che lui chiama "Darwinismo sociale". Questa dura realtà che governa da sempre la società non piaceva a Giovanni Verga, come non piace a me, ma purtroppo è la vera realtà che oggi dobbiamo subire sulla nostra pelle, e che ha da poco confermato anche Laertino. Questo non mi sembra voglia dire essere razzisti, o leghisti o nazisti. Per di più cercare di tenerci uniti non vuol dire pensarla allo stesso modo, ma confrontare in maniera dialettica e costruttiva le nostre idee, per raggiungere un obiettivo comune. Se tu la pensi diversamente da me, Georgios, io non ti dico: mi sembri un po’ razzista, cerchiamo di restare… Leggi tutto »

GiovanniMayer
GiovanniMayer
21 Settembre 2014 20:34

Concordo in pieno, quello dovrebbe essere solo uno dei primi passi

Georgios
Georgios
21 Settembre 2014 21:24

Ti assicuro Rosanna che non ce l’ho con te. Al contrario continuo a pensarla proprio allo stesso modo con il quale la pensavo da quando avevo apprezzato il tuo primo articolo che avevo letto e continuo cosi fino ad ora. E devo dire che quello che apprezzo di più nel tuo modo di esprimerti e’ la tua sincerità e la tua onestà intellettuale. Ogni critica che faccio o questione che sollevo si riferisce sempre a dei concetti e non a persone. Come in questo caso del Darwinismo "sociale". Potrebbe essere un’idea e ognuno e’ libero di condividerla (come anche di criticarla). Il fatto però e’ che la legge della giungla non può essere applicata nella società umana. Non perché noi "non siamo delle bestie" (in realtà possiamo diventare ben peggio delle povere bestie) ma perché in noi c’è qualcosa che non può mai manifestarsi nelle bestie. L’interesse calcolato e non istintivo di fare del male non per sopravvivere ma per assoggettare e sfruttare i nostri simili. Questo ha la sua causa nella capacità di intelletto che può essere origine di cose meravigliose ma anche di cose orribili. Se accettassimo una specie di Darwinismo sociale, cioè di superiorità di alcuni sopra… Leggi tutto »

GiovanniMayer
GiovanniMayer
21 Settembre 2014 23:02

Aggiungo che il m5s potrebbe essere una buona base da cui partire, ma dovrebbe essere rivoluzionato, specie in un’ottica di post-grillo di cui  si comuncia a parlare, dandogli questo famoso programma di politica interna, estera ed economica. Questo difficilmente può avvenire dall’interno, ma può essere chiesto a gran voce dall’esterno in modo da sperare di condizionare il già citato post-grillo.

Oppure un partito che nasca da zero, che, ripeto, veda unite tutte le forze antagoniste e larghe fette della restante popolazione (che non ho ancora capito come poter chiamare senza creare fraintendimenti controproducenti), e che abbia il solito programma di separazione netta dal sistema capitalistico occidentale (o comunque lo si voglia chiamare).
E non vale dire la rivoluzione comunista, perché, senza entrare nel merito, è oggettivamente impraticabile. Almeno come primo eventuale step.
Georgios
Georgios
21 Settembre 2014 23:36

Mi va bene tutto.

Posso suggerire "popolo"?

Teopratico
Teopratico
21 Settembre 2014 23:46

Quando ho visto per caso la trasmissione ho pensato a Rosanna Spadini e al suo prossimo articolo che puntuale è arrivato, come sempre lucido, mirato e sempre interessante. I commenti che seguono ne stanno diventando il sale poi, tutti da leggere.

Rosanna
Rosanna
22 Settembre 2014 0:19

Scusami, ma sono stata impegnata fino ad ora, volevo solo dirti che non mi hai offesa, però negli ultimi tempi sei piuttosto insofferente nei confronti di altre posizioni ed altri punti di vista, non mi sembra il caso, perché anche se abbiamo idee diverse, l’obiettivo cui tendiamo è lo stesso, quindi credo sia inutile e insensato "litigare" tra di noi.

Tutto qui. Io cerco di mantenere sempre la calma, di rispondere con pazienza, poi se faccio una citazione o un’analisi politica vengo aggredita. Come se uno che fa un’analisi del fascismo fosse accusato di essere fascista, quindi nominare il darwinismo sociale non vuol dire condividerne la pratica o l’applicazione, ma constatarne l’esistenza.

Sembra essere legittimo  dire che la lotta di classe è sempre esistita, perché lo ha sostenuto Marx, poi invece è sbagliato dire che in questa lotta di classe ci sono gli squali che si mangiano i pinguini.

Scusa ma non trovo alcuna differenza.

Georgios
Georgios
22 Settembre 2014 0:39

Sono insofferente verso posizioni che non promuovono l’obiettivo verso il quale puntiamo. Cioè non promuovono l’unione ma il pessimismo piagnucolante. Non sono insofferente in generale. E soprattutto non sono insofferente con te. Poco ma sicuro, fidati.

Che la lotta di classe e’ sempre esistita non lo ha sostenuto Marx. E’ esistita e basta.

E che lo squalo mangia il pinguino, anche nella lotta di classe e’ vero. Solo che lo squalo non si identifica sempre con la classe dominante. Infatti spero che lo squalo sta volta siamo proprio noi.

Calorosi saluti.

Primadellesabbie
Primadellesabbie
22 Settembre 2014 11:05

Tutti noi ci sentiamo (e siamo) potenzialmente borghesi, ma anche proletari (e altro all’occasione) e pochi rinuncerebbero a questa possibilità. Questo rende difficile attribuire le categorie.

Inoltre tutti siamo sfruttati e contemporaneamente sfruttatori, in solido.
Non possiamo definirci, come vorremmo, una libera società, perché siamo legati gli uni agli altri e dipendenti gli uni dagli altri e dall’insieme come non mai.
Ciascuno di noi contribuisce sostanzialmente a dare la forma al mondo che vorrebbe abbattere, al quale attribuisce la propria infelicità.
Se anche riuscissimo, il tempo di scattare una foto, a tenere tutto immobile e distinto, un attimo dopo sarebbe di nuovo tutto confuso e sfuocato.
Guardiamoci attorno, tutti cerchiamo "sicurezza" ma nessuno accetta un ruolo e tutto quello che ne consegue. Tutti hanno delle riserve, tutti si sentono, o vogliono poter essere, altro da quello che sono (e ci sono delle fondate ragioni per essere così).
Non riesco a immaginare un’appropriata un’azione politica che non tenga conto di questa caratteristica della società e dell’uomo contemporanei.