CHI E' IL VERO COMICO ?

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Italian actor Roberto Begnini poses for photograph silvio berlusconi fa le corna GELATO RENZI

DI ROSANNA SPADINI

comedonchisciotte.org

Quando il dramma di un popolo si consuma e si compie, spesso accade che la tragedia si volga in comicità, come diceva un’arguta battuta di Ennio Flaiano: “La situazione politica in Italia è grave ma non è seria”. Torna alla mente Mussolini che scappava con la Petacci, travestito da tedesco e con “l’oro di Dongo” nella borsa, scena tragica e comica insieme.

Stavolta il riferimento riguarda una vicenda che pesa meno, il semplice debutto su rai tre del programma “Ballarò”, condotto per la prima volta da Massimo Giannini, che apre la nuova stagione televisiva autunnale, di un’Italia sull’orlo di una crisi di nervi, e perfino anche di un possibile commissariamento da parte della Troika.

Massimo Giannini, glassato e rauco, espressione dell’informazione mainstream firmata Repubblica, inaugura il programma con tono mansueto e patetico, tipico dei nostri migliori maggiordomi al servizio del potere, rivolgendo elogi di cerimonia alla Rai, a Floris, ma dichiarando con forza la propria autonomia e indipendenza di giornalista, e il proprio impegno alla ricerca della “verità”, rivolto ai soli veri azionisti di riferimento, cioè ai cittadini, gli unici che hanno il diritto di sapere e conoscere nell’essenza i fatti accaduti (lui dice), perché quando non c’è verità la democrazia ne soffre, e dato che il “Secolo breve” si è portato via le ideologie, ma per fortuna è rimasto il buon giornalismo, onesto e indipendente (cioè il suo), le prospettive non potranno che migliorare (il migliore dei mondi possibili).

È lui il comico migliore? Forse sì. ma forse anche Prodi, anche stavolta immobile come un semaforo (da una famosa gag di Corrado Guzzanti) che ha partecipato all’inaugurazione del programma (come poteva mancare?), ha ricevuto una standing ovation da parte del pubblico (naturalmente a comando), e ha cominciato a dibattere sull’Europa (era stato invitato proprio per questo), e dietro alle incalzanti, ma premeditate domande di Giannini, lui, pacioso e rubizzo rispondeva: “La crisi l’hanno provocata gli USA, colpa loro, poi loro ne sono usciti (ah sì?) e noi siamo rimasti impantanati nel guado, perché siamo divisi, però l’Europa potrebbe essere il continente più dinamico, ma ha paura del futuro, dovrebbe avere una leadership unica, forte e autorevole, invece si manifestano violente tendenze indipendentiste (come mai?), la Scozia, la Catalogna, e d’altro canto non si può uscire dall’euro, perché sarebbe un trauma economico insostenibile, perché saremmo completamente travolti dalla Cina.”

Nel frattempo è arrivato un altro comico, Roberto Benigni, a dare un’accelerata al “fogno europeo”: “Saluto Romano Prodi e i suoi 101 ospiti in studio...” “Sono un grandissimo fan di Ballarò , da quando lo conduce Giannini non ho perso una puntata”, “gli 80 euro rimangono, anche se non c’è stipendio, Renzi le promesse le mantiene”, e anche: “Il Pd è l’unica vera opposizione a Renzi”. “Fa cose incredibili (…) uno che è riuscito a far vincere il PD è capace di tutto"

“Berlusconi? I suoi consensi sono calati un pochettino. Lo sappiamo che dopo un ventennio succede... Il patto del Nazareno? Quando lo fecero molti a sinistra storsero il naso. Ma come?, uno di destra che va nella sede del più importante partito di sinistra... e infatti poi arrivò Berlusconi”. “Bisogna dare fiducia a Renzi, sta facendo cose incredibili, il piano dei mille giorni, vorrebbe fare una riforma al mese.” Poi qualche riferimento inevitabile al malaffare politico dell’Emilia Romagna (ma anche al Mose e all’Expo): “...bisogna stare attenti a tutta questa criminalità al nord, perché c’è il rischio che scenda al sud” (la tv serve appunto a rigenerare le fibre del sistema politico traviato e putrefatto, un po’ come lavare i panni nella “centrifuga dell’informazione” con messaggi subliminali depistanti).

Il Pd? “Il Pd esiste, è l’unico partito che riesce a fare opposizione a Renzi...”. “C’è un futuro meraviglioso da costruire insieme. Ognuno facendo la sua parte. Ricordatevi del futuro, è questa la frase con cui saluto gli italiani”. “L’Italia del 2020? La vedo come un paese felice, dove la gente lavora. Un paese pulito e rispettoso della natura.... E questa è la Svizzera. L’Italia, invece, la vedo ancora meglio. Se noi italiani riprendiamo la nostra natura, quella imprevedibile e generosa siamo, imbattibili. Se costruiamo qualcosa insieme, siamo capaci di “subire” tutte le regole dell’Europa e del governo (un’esortazione all’autoflagellazione?)”.

“Però anche le banche sono in crisi, anche la Bce, la gente poi è molto inquieta, meglio così che troppo addormentati, finché sono inquieti si può stare tranquilli, dovremmo dare tutto in mano a Draghi, che è il mio preferito, è l’italiano più estroso, è il più italiano dei tedeschi, il destino ce l’ha nel nome (infatti nome omen, rettiliano e squalo di nascita), grazie a lui il costo del denaro è sotto zero, uno prende 100 euro e ne restituisce 50, è un Supermario come Balotelli, io sono stato da sempre europeista, ancora prima di Carlo Magno, certo l’euro è una moneta senza stato, ma dobbiamo sforzarci di costruirgli uno stato intorno, perché in Europa ci sono 28 paesi che la pensano diversamente, quindi se uno cede un po’ di sovranità è un sogno, l’Europa ci dà la pace nel mondo, dobbiamo “rassegnarci” a diventare mondo” (sic! sic! e poi ancora sic!).

Ma come, proprio Roberto Benigni che ha titolato anni fa un suo programma “La Costituzione più bella del mondo”, incita gli italiani a tradire quella Carta? Gli italiani dovrebbero obbedire cecamente ai diktat di Bruxelles e Francoforte senza ribellarsi ad un organismo sovranazionale che per sua natura è antidemocratico, cupola di potere delle lobbies finanziarie globali, che impongono i loro trattati capestro ai popoli europei, per saccheggiare il loro benessere? I prossimi saranno Ttip (tutela giuridica delle multinazionali) , Erf (totale abdicazione delle residue sovranità nazionali), dopo Maastricht e Lisbona. Gli italiani dovrebbero cedere tutta la loro sovranità politica, dopo aver già ceduto quella monetaria ed economica, secondo quanto ha detto l’altro comico italiano, Mario Draghi? Confondersi in quel magma viscido e untuoso del potere transnazionale, affidandosi completamente alla gestione amministrativa antidemocratica e rapace dell’UE?

Infatti il venerabile “Gran Maestro dell’Ordine di Templari” Mario Draghi, il 7 agosto scorso lancia un proclama dall’Iperuranio: “Per i Paesi Eurozona è il momento di cedere sovranità all’Europa”. Il presidente della Bce ammonisce poi Renzi e Padoan: "Gli investitori stranieri sono scoraggiati da assenza di interventi risolutivi nella Penisola. I Paesi che li hanno fatti hanno registrato dei miglioramenti e l’occupazione è aumentata. Non per tutto ci vuole tanto tempo". Il premier: "Sono d'accordo. Dobbiamo rimettere in ordine l'Italia."

Ma il Venerabile Gran Maestro non sa che la nostra Costituzione è assolutamente incompatibile con il Liberismo dei Chicago Boys? Non sa che il nostro modello costituzionale è stato tradito completamente su due presupposti fondamentali, nella sua parte economica e nella sua potenzialità sovrana, e che noi non siamo più un paese sovrano, che non vede solo limitata la propria sovranità, ma l’ha proprio ceduta.

Non sa che l’art.1 definisce la Repubblica “fondata” sul lavoro, o forse la pensa come il ministro Fornero del governo Monti, che sosteneva che il lavoro non era nemmeno un diritto? Il Venerabile Gran Maestro non sa che la nostra Costituzione sposa un modello necessariamente keynesiano che impone allo stato il deficit al fine di ottenere la piena occupazione, che è l’unico obiettivo del Paese? E ancora non conosce l’art. 3 “L’ordinamento costituzionale considera compito fondamentale della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese”. Non sa che il modello costituzionale non è comunista (orrore, orrore), ma un modello dove il libero mercato è pacificamente riconosciuto, ma deve necessariamente soccombere di fronte all’interesse pubblico, quindi la Carta assegna la prevalenza alla necessità di salvare i cittadini, che dovrebbero essere sovrani (art.1), Infatti l’obiettivo del Paese non dovrebbe essere il libero mercato, ma è la difesa della piena sovranità dei cittadini.

Quindi quando Draghi chiede di cedere cessioni di sovranità compie un illecito legale, infatti la Costituzione prevede che la sovranità possa essere “limitata”, non “ceduta”, e la collaborazione con altre nazioni è subordinata ad un preciso “vincolo di scopo”, cioè ai fini della tutela della pace e della giustizia. Invece in Europa l’introduzione del vincolo fisso e delle rigide norme dei trattati hanno indotto spudorate politiche devastanti del tessuto sociale e produttivo dei Paesi del Sud e stanno compromettendo la giustizia e la pace all’interno dell’Eurozona.

Insomma la lista dei tragi/comici italiani è piuttosto lunga, ma per non annoiarvi ulteriormente vi nominerò l’ultimo esemplare della serie: Maurizio Landini. “Il segretario della Fiom ha intrecciato da diverso tempo un rapporto più che cordiale con il presidente del Consiglio, trovando un punto di intesa nella comune sfida all’establishment politico, economico e sindacale tradizionale. La “strana coppia” Renzi-Landini sembra però sul punto di scoppiare sul tema più delicato, ovvero la riforma del lavoro annunciata ieri dal presidente del Consiglio nella sua informativa davanti al Parlamento sul “programma dei 1000 giorni”.

Landini dunque sembra svegliarsi di fronte all’attentato all’articolo18, ma l’attentato al mondo del lavoro, alla produttività delle aziende italiane, ai rapporti indeterminati di lavoro, alla sicurezza del posto di lavoro, alla tenuta del potere d’acquisto dei salari è già avvenuto da tempo, semplicemente con l’introduzione dell’euro, perché secondo una legge chiave delle politiche monetarie: “Se non svaluti la moneta devi svalutare per forza i salari”. E in un sistema di cambio fisso, in cui la Bce si preoccupa di controllare solo l’inflazione (bassa per la Germania che fa protezionismo, poco più alta per noi) la moneta non può essere svalutata. Dov’era Landini quando è stato introdotto l’euro? Durante questi lunghi anni di crisi non gli è mai venuto in mente di leggersi un testo di economia keynesiana? Se vuole glielo posso consigliare. Dunque il segretario della Fiom, il sindacato più “agguerrito” nella difesa dei posti di lavoro e del diritto al lavoro, non ha capito che la moneta unica è stata l’arma di distruzione di massa introdotta ad arte dagli squali della finanza, per saccheggiare il benessere dei lavoratori italiani? Alla faccia della lucidità mentale! Speriamo che sia solo “distrazione” e non anche interesse parassita sulla pelle dei lavoratori!

Infine per non piangere un aforisma comico.

Si chiamava Libertà. Un giorno scese per strada e prese a interrogare la gente che incontrava. Le risposte che ebbe furono di questo genere: «Fatevi i fatti vostri. – Non te ne incaricare. – Impicciati per te. – Lascia perdere. – Chi te lo fa fare? – Te l'ha ordinato il medico? – Ti pagano per questo? – Sei stanca di campare? – Ti puzza di vivere? – Attacca l'asino dove vuole il padrone. – Non fare la stupida. – Non ti mettere nei guai. – Gli stracci vanno per aria. – Passata la festa gabbato il santo. – L'oro non si macchia. – Sta' coi frati e zappa l'orto». Libertà disse: «Questa gente è molto saggia, non ha bisogno di me». Infatti cominciò a uscire meno e un giorno annunciò che se ne andava. Ai giornalisti che l'assediavano per conoscere i motivi della sua decisione rispose in modo alquanto enigmatico. Disse sorridendo: «La libertà va tenuta in continua riparazione» (Ennio Flaiano)

Rosanna Spadini

Fonte: www.comedonchisciotte.org 18.09.2014

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Commenti (77)

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    1. Primadellesabbie 22 settembre 2014

      Tutti noi ci sentiamo (e siamo) potenzialmente borghesi, ma anche proletari (e altro all'occasione) e pochi rinuncerebbero a questa possibilità. Questo rende difficile attribuire le categorie.


      Inoltre tutti siamo sfruttati e contemporaneamente sfruttatori, in solido.

      Non possiamo definirci, come vorremmo, una libera società, perché siamo legati gli uni agli altri e dipendenti gli uni dagli altri e dall'insieme come non mai.

      Ciascuno di noi contribuisce sostanzialmente a dare la forma al mondo che vorrebbe abbattere, al quale attribuisce la propria infelicità.

      Se anche riuscissimo, il tempo di scattare una foto, a tenere tutto immobile e distinto, un attimo dopo sarebbe di nuovo tutto confuso e sfuocato.

      Guardiamoci attorno, tutti cerchiamo "sicurezza" ma nessuno accetta un ruolo e tutto quello che ne consegue. Tutti hanno delle riserve, tutti si sentono, o vogliono poter essere, altro da quello che sono (e ci sono delle fondate ragioni per essere così).

      Non riesco a immaginare un'appropriata un'azione politica che non tenga conto di questa caratteristica della società e dell'uomo contemporanei.
    1. Georgios 22 settembre 2014

      Sono insofferente verso posizioni che non promuovono l'obiettivo verso il quale puntiamo. Cioè non promuovono l'unione ma il pessimismo piagnucolante. Non sono insofferente in generale. E soprattutto non sono insofferente con te. Poco ma sicuro, fidati.

      Che la lotta di classe e' sempre esistita non lo ha sostenuto Marx. E' esistita e basta.

      E che lo squalo mangia il pinguino, anche nella lotta di classe e' vero. Solo che lo squalo non si identifica sempre con la classe dominante. Infatti spero che lo squalo sta volta siamo proprio noi.

      Calorosi saluti.


    1. Rosanna 22 settembre 2014

      Scusami, ma sono stata impegnata fino ad ora, volevo solo dirti che non mi hai offesa, però negli ultimi tempi sei piuttosto insofferente nei confronti di altre posizioni ed altri punti di vista, non mi sembra il caso, perché anche se abbiamo idee diverse, l'obiettivo cui tendiamo è lo stesso, quindi credo sia inutile e insensato "litigare" tra di noi.

      Tutto qui. Io cerco di mantenere sempre la calma, di rispondere con pazienza, poi se faccio una citazione o un'analisi politica vengo aggredita. Come se uno che fa un'analisi del fascismo fosse accusato di essere fascista, quindi nominare il darwinismo sociale non vuol dire condividerne la pratica o l'applicazione, ma constatarne l'esistenza.

      Sembra essere legittimo dire che la lotta di classe è sempre esistita, perché lo ha sostenuto Marx, poi invece è sbagliato dire che in questa lotta di classe ci sono gli squali che si mangiano i pinguini.

      Scusa ma non trovo alcuna differenza.

    1. Teopratico 21 settembre 2014

      Quando ho visto per caso la trasmissione ho pensato a Rosanna Spadini e al suo prossimo articolo che puntuale è arrivato, come sempre lucido, mirato e sempre interessante. I commenti che seguono ne stanno diventando il sale poi, tutti da leggere.

    1. Georgios 21 settembre 2014

      Mi va bene tutto.

      Posso suggerire "popolo"?

    1. GiovanniMayer 21 settembre 2014

      Aggiungo che il m5s potrebbe essere una buona base da cui partire, ma dovrebbe essere rivoluzionato, specie in un'ottica di post-grillo di cui si comuncia a parlare, dandogli questo famoso programma di politica interna, estera ed economica. Questo difficilmente può avvenire dall'interno, ma può essere chiesto a gran voce dall'esterno in modo da sperare di condizionare il già citato post-grillo.

      Oppure un partito che nasca da zero, che, ripeto, veda unite tutte le forze antagoniste e larghe fette della restante popolazione (che non ho ancora capito come poter chiamare senza creare fraintendimenti controproducenti), e che abbia il solito programma di separazione netta dal sistema capitalistico occidentale (o comunque lo si voglia chiamare).
      E non vale dire la rivoluzione comunista, perché, senza entrare nel merito, è oggettivamente impraticabile. Almeno come primo eventuale step.

    1. Georgios 21 settembre 2014

      Ti assicuro Rosanna che non ce l'ho con te. Al contrario continuo a pensarla proprio allo stesso modo con il quale la pensavo da quando avevo apprezzato il tuo primo articolo che avevo letto e continuo cosi fino ad ora. E devo dire che quello che apprezzo di più nel tuo modo di esprimerti e' la tua sincerità e la tua onestà intellettuale.

      Ogni critica che faccio o questione che sollevo si riferisce sempre a dei concetti e non a persone.

      Come in questo caso del Darwinismo "sociale". Potrebbe essere un'idea e ognuno e' libero di condividerla (come anche di criticarla). Il fatto però e' che la legge della giungla non può essere applicata nella società umana. Non perché noi "non siamo delle bestie" (in realtà possiamo diventare ben peggio delle povere bestie) ma perché in noi c'è qualcosa che non può mai manifestarsi nelle bestie.

      L'interesse calcolato e non istintivo di fare del male non per sopravvivere ma per assoggettare e sfruttare i nostri simili. Questo ha la sua causa nella capacità di intelletto che può essere origine di cose meravigliose ma anche di cose orribili.

      Se accettassimo una specie di Darwinismo sociale, cioè di superiorità di alcuni sopra gli altri per via naturale (la giungla) il passo alle idee naziste di superiorità razziale diverrebbe breve. Voglio dire che il fenomeno dello sfruttamento di umani da parte di altri umani, per alcuni, e' "naturale". E' la natura che ha deciso cosi, "vedi gli animali" ti dicono. "Il leone e la gazzella". Ma gli animali non sfruttano. Devono semplicemente magiare e sopravvivere povere bestie.

      Se invece cercassimo di spiegare il fenomeno dello sfruttamento in termini di interesse di classi di persone verso altre classi di persone (classi in termini di interesse economico) allora lo sfruttamento troverebbe la sua interpretazione logica (solo gli umani possono usare questa frase nel regno animale) anche se spiacevole.

      Ecco perché non dobbiamo accettare questa realtà. Non perché non ci piace ma perché realtà non e'.

      E poi non ti ho mai dato del nazista, per carità. Oltre che pesantemente maleducato e volgarmente offensivo sarei anche semplicemente squilibrato. Una cosa e' dire "queste cose puzzano di razzismo" nei termini dialettici che usiamo discorrendo, un'altra accusare qualcuno di razzismo.

      Ma, in ogni modo, se ti ho offeso mio malgrado, ti chiedo sinceramente scusa.

    1. GiovanniMayer 21 settembre 2014

      Concordo in pieno, quello dovrebbe essere solo uno dei primi passi

    1. Rosanna 21 settembre 2014

      Caro Georgios, non capisco perché negli ultimi tempi ce l'hai con me, io stavo facendo un'analisi sociale molto imparziale, prendendo spunto da Giovanni Verga, che con le sue opere, Rosso Malpelo, I Malavoglia, Mastro Don Gesualdo, analizza appunto gli strati sociali della sua epoca e dice quello che ha appena detto Laertino, cioè che la società è purtroppo (non vuol dire essere razzisti, ma osservare con obiettività quello che succede) regolata dalla legge della giungla, l'animale più forte mangia il più debole, il pesce più grosso mangia il pesce più piccolo, questo è quello che lui chiama "Darwinismo sociale".

      Questa dura realtà che governa da sempre la società non piaceva a Giovanni Verga, come non piace a me, ma purtroppo è la vera realtà che oggi dobbiamo subire sulla nostra pelle, e che ha da poco confermato anche Laertino. Questo non mi sembra voglia dire essere razzisti, o leghisti o nazisti.

      Per di più cercare di tenerci uniti non vuol dire pensarla allo stesso modo, ma confrontare in maniera dialettica e costruttiva le nostre idee, per raggiungere un obiettivo comune. Se tu la pensi diversamente da me, Georgios, io non ti dico: mi sembri un po' razzista, cerchiamo di restare uniti.

      O no? Cerco di risponderti in maniera dialettica, cordiale, democratica.

    1. GiovanniMayer 21 settembre 2014

      Il video lo guardo appena possibile.

      Per quanto riguarda il m5s, senza entrare in sterili polemiche, mi pare che non abbia un preciso programma politico-economico né tantomeno un preciso programma di politica estera che preveda il distacco da questo sistema (NATO, FMI, WTO ecc.). Ha solo quello che io definisco un programmino di politica interna dove, va bene, facciamo pulizia, ma poi la linea generale è sempre quella "occidentale" (o usate qualsiasi altro termine renda l'idea) di dipendenza da agenti esterni. Speto di sbagliarmi, ma allora qualcuno me lo faccia vedere.
    1. Georgios 21 settembre 2014

      Certo. Quello dell'abolizione del glass steagal act e' stato uno dei loro primi passi verso l'arbitrarietà finanziaria.

      Ma, voglio dire, se si farà qualcosa, credo valga la pena mirare molto più in alto che ripristinare il mondo di prima che prima o poi ci porterà di nuovo nei guai. E' sua natura.

    1. Rosanna 21 settembre 2014

      Il progetto c'è Giovanni ed è quello dei 5S, come ha detto anche Georgios, però come ha detto anche qualcun altro (non dico chi è se non mi bastonano) l'uomo talvolta inciampa nella verità, ma poi si rialza e procede oltre.

    1. Georgios 21 settembre 2014

      Hai ragione: "Diamogli pure il nome che vogliamo".

      Non e' questo l'importante.

      Non vorrei esprimere una "tesi teorica" ma, secondo me, non e' tanto il progetto che manca quanto l'organizzazione di pari passo con una tolleranza ideologica tra la gente.

      Per esempio, se io porto come esempio questo

      http://www.youtube.com/watch?v=vmQ2KxiFqAQ

      (non e' la prima volta che lo faccio e chiedo scusa se qualcuno si sente scocciato, ma l'ho sottotitolato in greco perché l'avevo ritenuto importante)

      chi si sentirà pronto a elaborarlo e chi invece comincerà col dire "sì, ma hai visto poi quello e poi quell'altro, che hanno combinato? niente!" oppure "sono degli opportunisti magari anche dei fascisti".

      Quando i primi supereranno i secondi il clima sarà già cambiato.

    1. Georgios 21 settembre 2014

      Scusami Rosanna, ma le leggi della natura non c'entrano niente nel discorso. E il Darwinismo sociale e' un'invenzione di, perlomeno, dubbia origine. Puzza di roba razziale.

      Piuttosto, secondo me, il discorso andrebbe fatto sulle dinamiche di alleanza tra gli ex antagonisti di fronte ad un "nuovo" nemico che intende sopraffare tutti. Ho espresso il mio punto di vista quando ho scritto quell'articolo sulle Rivoluzioni.

      Cerchiamo di tenerci uniti.

    1. GiovanniMayer 21 settembre 2014

      Ben venga l'intervento a gamba tesa. Ma fatto da chi? Per essere efficace occorre la partecipazione di quella che alcuni non vogliono chiamare piccola borghesia e altri non chiamano ceto medio, fatto sta che si intende il, diciamo, 70/80% della popolazione, quelli che in un modo o nell'altro stanno subendo da questo sistema, ma sono immobili. Diamogli pure il nome che vogliamo. L'unica speranza di smuoverli è dar loro un'idea, un progetto. UNO. Non è del tutto errato dire che mettere a punto questo progetto è una perdita di tempo, infatti avrebbe dovuto già esserci. Il problema è che, penso, senza questo progetto non si smuova nessuno.

    1. Georgios 21 settembre 2014

      Alcuni giorni fa alla Fiera Internazionale di Salonicco che tradizionalmente rappresenta in Grecia un luogo "ufficiale" da dove i leader politici annunciano i loro programmi, Alexis Tsipras ha presentato il programma di SYRIZA per questa Grecia ridotta allo stato di colonia senza le più elementari regole democratiche, con la disoccupazione al 27 e passa per cento, con quasi mezzo milione (per lo più giovani) all'immigrazione forzata, colla capacità d'acquisto familiare giù del 30% in 5 anni, con nessuna garanzia sulla proprietà privata dei cittadini etc etc, ma, evidentemente, ancora con qualche strato di grasso da consumare per una certa parte della popolazione. Il ceto medio naturalmente. Che in Grecia e' ipertrofico.

      Quest'ultimo fatto non e' dovuto ad una casuale ricchezza dei greci ma e' una conseguenza diretta del modo forzato in cui la nostra economia si e' sviluppata dal dopoguerra in poi. Il settore edilizio infatti e' stato uno dei pochi che non faceva concorrenza agli interessi del capitale internazionale. Per farla breve i greci oggi hanno una delle più alte percentuali in Europa come proprietari della propria casa e non sono pochi quelli che posseggono anche la casa in campagna sia come eredità o perché l'hanno costruita. Tutto questo naturalmente senza essere ricchi nel vero senso del termine ma diciamo che, chi più chi meno, sono degli agiati. Almeno fino a qualche anno fa.

      Dall'altra parte il mondo operaio (come lo si intende in Europa e senza scomodare il termine del proletario che anche in Europa ormai e' praticamente inesistente) in Grecia, per le stesse ragioni esposte prima, come numero e' insignificante e anche loro spessissimo sono anche proprietari della propria casa per cui almeno come mentalità ma anche nei fatti possono essere inclusi in questo ceto medio.

      Risultato della crisi e delle varie "misure": il ceto medio greco e' disperato e aspetta come un regalo dal cielo l'avvento di SYRIZA al potere cosa che questo partito ha cercato di ritardare il più possibile.

      Personalmente, e questo l'ho denunciato varie volte qui su CDC, non direi che nutra grandi speranze su questo partito e il suo segretario. E lo dico in modo molto garbato. Eppure quando ho sentito Tsipras mi si sono rizzati i capelli. Perché mi ha ricordato il discorso analogo del quisling Papandreou nel 2009 poco prima della sua vittoria elettorale nell'autunno di quell'anno.

      Il signor Tsipras sta preparando il terreno per l'ulteriore svendita del paese e la neutralizzazione tramite promesse vaghe ed economicamente irrealizzabili di questo ceto medio. La terapia con la narcosi del paziente fino alla sua eutanasia.

      Cerco di spiegare cosa succede nel mio paese e non di demoralizzare. Infatti io credo fermamente che il giorno in cui i greci reagiranno incazzatissimi non e' lontano. L'unico problema, ridotto all'osso, e' lo stesso con quello che avete anche voi. L'intossicazione partitica.

      E' alla disintossicazione che bisogna puntare ed e' per questo che io credo che il "fenomeno" 5s possa diventare risolutivo per voi. Intendo la gente di 5s non i "nomi". Se fate l'inizio voi e' molto probabile che la reazione diventi a catena in tutta Europa.

      Più però il tempo passa, più il M5S diventa un "partito", più si cercano le varie teorie economiche, più si perde tempo in chiacchiere e litigi su Grillo, più difficile e dolorosa sarà la strada.

      Bisogna proprio entrare a gamba tesa nel mondo "beato" della politica e buttare tutto per aria. Dal basso. In massa.

    1. Laertino 21 settembre 2014

      I Ciompi erano gli operai operai, non sottoproletari, addetti alla lavorazione della lana e, il tumulto dei Ciompi, fu uno delle prime rivolte per motivi economici e politici: più di uno sciopero ma meno di una rivoluzione.

      Poi, non tiriamo in ballo le leggi della natura, o il darwinismo sociale. La lotta di classe non è una variabile delle dinamiche sociali (orribile come concetto).
      La lotta di classe è una guerra tra due o più nemici, i cui interessi sono, in ultima analisi, inconciliabili. Nemici, non controparti di una disputa storica.
      Sarà spiacevole, sarà brutale ma è così.
      Poi noi, come intellettuali possiamo passare il tempo a tessere le lodi della classe che ci è più congeniale. Ma gli intellettuali non hanno mai fatto la storia, l'hanno scritta e descritta, dall'ottica di chi li pagava.
    1. Rosanna 21 settembre 2014

      Certo la rivolta dei Ciompi è un esempio di quella lotta di classe da sempre presente all'interno delle dinamiche sociali , dove il sottoproletariato veniva in qualche modo sfruttato dalle classi borghesi fin da allora. Legge di natura? Darwinismo sociale. La società ideale non è mai esistita.

    1. Laertino 21 settembre 2014

      Una sola domanda: e la rivolta dei Ciompi?

    1. Laertino 21 settembre 2014

      Il "Ceto medio" non esiste. Nasce come definizione in contrapposizione alle "classi", in un momento storico in cui c'era illusione di una ricchezza diffusa, in una società (quella occidentale) che credeva che il suo dominio, sulle fonti delle materie prime, era assoluto ed eterno.

      Il "ceto medio" era quelo che partecipava, chi più chi meno, al bengodi garantito dal capitalismo: una maniera per convincere le masse lavoratrici di essere legate a filo doppio con la sopravvivenza del suo nemico naturale, il capitalismo.
      Poi tutto è finito, e l'attacco alle classi lavoratrici, classe operaia in primis, è ridiventato il modo consueto con cui la borghesia (d'accordo, la grande borghesia), tenta di uscire dalla crisi.
      L'alleanza con i ceti medi è quindi un'alleanza con il nulla, un'alleanza con l'aria fritta.

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